IL SILENZIO E’ D’ORO #SILENZIO #AEDI DIGITALI

Quando si diventa genitori, si sa, la vita cambia drasticamente (vi prego, diffidate da chi vi dice il contrario, ché generalmente è uno che di figli non ne ha o ha a disposizione fior di tate diurne e notturne).

Ci sono cose che quando si diventa mamme si sognano ad occhi aperti: bagni rilassanti dalla durata pressoché infinita, cene gustosissime consumate tete-a-tete a lume di candela con il vostro partner, una fuga ai Caraibi, una casa che si autopulisce….

Personalmente a me, che sono una donna pratica, basterebbero tre cose: dormire almeno cinque ore di fila, andare a fare la pipì da sola e trovare la casa silenziosa quando torno dal lavoro.

La mia realtà lavorativa è spesso caotica, gente che strilla, telefoni che squillano, fax e stampanti in sottofondo. Per cui sì, mi piacerebbe arrivare a casa e poter far riposare le orecchie.

E siccome a volte i desideri si realizzano, ieri sono stata accontentata.

Al mio ritorno da un corso, ho trovato la casa immersa in un incredibile, fantastico, meraviglioso, stupefacente SILENZIO.

La famiglia dormiva sparsa qua e là: il divano ospitava il corpo pesante del papà, la bimba giaceva scompostamente sul tappeto avvinghiata al gatto grande, il piccolo spuntava a mala pena dal groviglio di lenzuola del lettone, la gatta era acciambellata sulla sedia e la coppia di criceti ronfava beatamente nella propria tana.

Ho camminato in punta di piedi per non svegliare nessuno, mi sono furtivamente infilata nel bagno e ho fatto la pipì. In pace, da sola, senza bambini attorno che vogliono raccontarmi qualcosa di vitale importanza proprio in quel momento. Perché, si sa, la privacy per i bambini è un concetto sconosciuto.

Poi il dubbio: tiro lo sciacquone o no? Se lo tiro, c’è il rischio che il rumore dell’acqua svegli qualcuno. O magari tutti. Oddio, no che non lo tiro. Lo farò dopo. D'altronde dicono che per risparmiare acqua si può aspettare che anche gli altri facciano la pipì e tirare lo sciacquone solo una volta….

E la doccia? La faccio oppure no? Con la porta chiusa in soggiorno non dovrebbero sentirmi, ma il pupo dorme nella camera di fronte al bagno, magari poi il rumore arriva, anche se attutito. E se apre gli occhi solo per un secondo e vede la luce filtrare da sotto la porta, capace che non si riaddormenta più. Non si può mica fare la doccia al buio però, devo anche sfoltire la foresta che mi è cresciuta sulle gambe, già a volte con la luce lascio qualche ciuffo qua e là, figuriamoci al buio! Via, stasera saltiamo. Tanto non siamo in estate e non ho neanche le ascelle pezzate. Poi non era Napoleone che  aveva detto alla sua bella Giuseppina di non lavarsi che stava tornando a casa?

Va bene, allora direi che magari passo. Adesso però urge mangiare qualcosa: non ho cenato perché avevo fretta e lo stomaco brontola. Mi avvio in cucina a passi felpati.          La luce del lampione stradale entra dalla finestra e conferisce ai mobili un aspetto sfumato, indefinito. Nel chiarore crepuscolare apro l’anta del mobile e prendo il sacchetto del pane. Un fragoroso fruscio mi fa subito desistere. Trattengo il fiato e mi guardo attorno. Stavolta mi è andata bene, ma devo stare più attenta. Potrei mangiare uno yogurt. Devo aprire il frigorifero però e questo è un problema. Lo sportello è duro e bisogna tirare forte. Quando si apre fa lo stesso rumore di una ventosa staccata  dal vetro contro la sua volontà. Improponibile. Pensierosa, muovo la mano lungo il mobile e le mie dita urtano il cestino della frutta. Sì, frutta va bene. Trovo una banana e me la mangio avidamente. Non ci penso nemmeno a buttare la buccia nell’umido. La abbandono sul piano di lavoro, ripromettendomi di buttarla la mattina seguente. Del resto se non è sul pavimento non può essere pericolosa…

Perfetto, un’intera serata tutta per me. Beh, intera si fa per dire. E’ quasi mezza notte ormai. La stanchezza della giornata mi pesa sulle spalle. Forse è meglio andare a dormire. Le sei e mezza arrivano presto.

Torno in soggiorno, procedendo guardinga. Il pavimento è un campo minato cosparso di giocattoli. Non vorrei ritrovarmi una lego sotto il piede o, peggio!, non vorrei pestare o urtare qualche diavoleria sonora.

Tutto è ancora come prima, tutti dormono tranquilli. Il ritmo regolare del  loro respiro è l’unico suono che si sente in quel silenzio profondo. Papà e bimba sembrano i personaggi di un quadro bucolico dedicato alla pace campestre. E ’un peccato svegliarli. Mando loro un bacio sulla punta delle dita.

Anche la situazione in camera è rimasta invariata: dalle lenzuola sporge solo il piedino nudo del pupo. Trattengo a stento l’istinto di mordicchiargli il tallone. Escludo subito l’idea di dormire nel mio letto: il pavimento della camera è di parquet e scricchiola alla minima pressione.

Dirotto verso la camera dei bimbi e mi stendo, immensamente felice, sul letto della bimba. Chiudo gli occhi e mi preparo ad una bella e rigenerante dormita. Morfeo, sono pronta, vieni a prendermi!

Dopo un’ora sono ancora lì ad aspettare. Forse il dio del sonno aveva un impegno, magari  arriverà più tardi. Oramai mi sono girata e rigirata come una polpetta, il letto è tutto disfatto. Fosse capitato in una sera qualsiasi, mi sarei alzata e sarei andata a preparare una tisana o una tazze di latte tiepido, poi magari avrei letto un libro in soggiorno aspettando il momento giusto per tornare a dormire.

Ma stasera no, impossibile! Rompere quel silenzio perfetto mi sembra un atto sacrilego, quasi irriconoscente nei confronti della sorte che mi ha fatto quel regalo. Provo a contare le pecore, a visualizzare quei soffici erbivori che saltano la proverbiale staccionata. Uno, due, tre…centoventotto, centoventinove, centotrenta…Niente da fare, urge nuovo metodo. Sto cominciando a innervosirmi, è già l’una e mezza e sono ancora sveglia.

Provo con le sciarade e gli scioglilingua, ma recitarli mentalmente non ha lo stesso effetto che dirli ad alta voce.  Ho anche sete, ma non voglio aprire quel maledetto frigo o usare l’acqua del rubinetto.

Tento con il training autogeno, come facevo alla fine della lezione di yoga: parto dalle dita dei piedi e risalgo lentamente fino alle testa. Rilassa le dita dei piedi, rilassa la caviglia col polpaccio, rilassa la coscia… Inutile, tutto superfluo. Invece che addormentarmi mi sento più arzilla di un grillo.

Da piccola per prendere sonno ascoltavo i rumori della notte, ma qui a parte il rombo attutito delle auto sulla strada in lontananza stanotte non si sente proprio nulla.

Neanche i latrati dei cani o il miagolio dei gatti. Neppure lo scoppio della marmitta del motorino del solito teenager  che passa a tutto gas alle due di notte. Niente di niente.

Quel silenzio tombale comincia ad opprimermi. Mi sembra di essere sola al mondo, l’ultima sopravvissuta  ad una qualche pestilenza che ha decimato l’intero pianeta.

Punf! Oddio, che è? Saranno mica gli zombie?! Aiuto!

Macché, è solo la mia gattina che è venuta ad accoccolarsi accanto a me. Il nervosismo e la stanchezza cominciano ad avere il sopravvento e l’autosuggestione  cavalca a briglia sciolta. Accarezzo la micia e le fusa partono in automatico.

Ronn, ronn, ronn…Quel suono celestiale mi culla, le palpebre si fanno pesanti, sempre più pesanti Driiiiiiiinnnnnnnn! Un attimo dopo squilla la sveglia! No, non può essere vero, mi sembra di aver appena chiuso gli occhi.

Barcollando vado in camera da letto e sbatto contro lo stipite della porta come la pallina di un flipper. Nel tentativo di spegnere quell’aggeggio maledetto faccio cadere sul pavimento la torre di libri che mi riprometto di leggere da almeno un mese.

Mugugnando senza ritegno, vado in bagno e mi faccio la doccia, mi asciugo i capelli col phon e alzo le tapparelle. Poi corro in cucina e comincio a preparare la colazione. Aziono il microonde, tosto il pane e apparecchio. Le stoviglie sbattacchiano allegramente, il caffè gorgoglia nella moka, il telegiornale riporta le stesse notizie del giorno prima.

I criceti stanno facendo footing sulla loro ruota, i gatti stanno mangiando.

Piano piano tutti si svegliano. Belli, freschi e riposati. Perfino la bimba che ha passato la nottata sul tappeto.

Io invece sono ridotta uno straccio. Panda, fatti da parte che non c’è storia!

Sono troppo stanca perfino per arrabbiarmi. Vengo sommersa da un’ondata di autocommiserazione. Me tapina, ho sprecato una notte magica e perfetta, una notte in cui potevo finalmente dormire almeno sei ore e sottolineo ben sei ore di seguito a rigirarmi senza sosta in un letto.

Mi viene in mente un vecchio film d’animazione, in cui il pozzo dei desideri diceva: “Pensa bene a ciò che desideri, perché potrebbe avverarsi.”

Silenzio traditore! Mai un desiderio è stato così sprecato.

Con questo post partecipo al tema della settimana proposto da Aedi digitali.

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Un pensiero su “IL SILENZIO E’ D’ORO #SILENZIO #AEDI DIGITALI

  1. Martina

    Sono rimasta col fiato sospeso per tutto il tuo racconto!

    Peccato per l'epilogo! 😉

    Ma guardiamo il lato positivo: almeno tutti gli altri componenti della tua famiglia hanno passato un'ottima nottata rigeneratrice...

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