AMORE FRATERNO

La Ninfa e Ringhio hanno ventitré mesi di differenza, lei è di gennaio 2013 e lui di dicembre 2014 ( a vedere solo le date sembra che siano nati a un anno di distanza, ma sono quasi due anni).

Quando abbiamo deciso che eravamo pronti per avere un secondo figlio, mi aspettavo che le cose fossero più semplici.

Non ero ancora uscita dal tunnel pannolini e co. con la Ninfa e pensavo quindi che un altro neonato non mi avrebbe dato molti problemi.

Ovviamente sbagliavo. Su tutta la linea. La Ninfa usava ancora il pannolino e doveva essere seguita sotto alcuni aspetti, ma per il resto era già molto autonoma.

Il rapporto mamma-papà- Ninfa era ancora in via di sviluppo, ma ne avevamo già gettato le basi: c'erano giochi e momenti che ognuno di noi dedicava alla pupa, altri comunitari e altri in cui lei era libera di autogestirsi.

La Ninfa non è mai stata una bambina morbosamente attaccata a mamma e papà, si è sempre adattata bene ai nostri ritmi e, seppur con le sue stravaganze e il suo carattere lunatico, siamo riusciti insieme a trovare una routine in cui perfino io riuscivo a ritagliarmi del tempo libero.

E' superfluo dire che Ringhio ha destabilizzato tutto questo, vero? Mica per colpa sua, povera creatura (o forse sì, visto il carattere non troppo accomodante).

Ricominciare da capo con un neonato quando si sta seguendo una bimba già praticamente grande è faticosissimo.

La Santa Trinità del neonato, pappa-nanna-cacca, torna a scandire le tue giornate.

Nella fattispecie:

  1. allattare un pupo voracissimo minimo dieci volte al giorno, notte compresa;
  2. cambiare suddetto neonato che produce tonnellate di pupù maleodorante che a volte stravolgendo qualsiasi legge fisica riesce a risalire fino alle spalle;
  3. tentare con qualsiasi mezzo di far addormentare suddetto frugoletto ( e quando dico qualsiasi intendo qualsiasi).

E in più seguire la tua primogenita tentando di mantenere le stesse abitudini di prima, per non incrinare il suo equilibrio e ridurre al minimo il rischio di gelosia.

Abbiamo sempre lavorato partendo dal presupposto che Ringhio doveva essere inserito nel menage familiare con il minimo sconvolgimento delle abitudini degli altri membri, soprattutto della pupa, senza farlo diventare il fulcro principale dell'intera routine.

Insomma, una faticaccia e per molti aspetti anche una pia illusione!

Ora siamo quasi fuori dal tunnel, manca la fase spannolinamento di Ringhio e poi tutto sarà più facile (mamme di figli grandi, vi prego, non disilludetemi).

E tutto questo per avere due bambini con una differenza d'età minima, perché "se i fratelli non hanno tanti anni di differenza il loro rapporto è più forte e simbiotico".

Non so se sia vero o no.

Li osservo spesso in questi ultimi mesi, quando giocano assieme.

Ci sono momenti in cui se ne stanno pacifici a costruire casette o torri con le lego salvo poi cominciare a litigare perché si trovano in disaccordo su dove collocare quel mattoncino.

Altre volte invece la Ninfa gioca in solitaria, presa nel suo mondo di fate cattive, unicorni e dinosauri e Ringhio le va dietro cercando di imitare ogni sua più piccola mossa.

Spesso la Ninfa pretende di giocare con Ringhio come se fosse un suo subordinato: lei gli ordina cosa fare e poi si arrabbia quando lui non ubbidisce. Insomma, lo schiavizza e lo mena se non ci sta.

Ma la sorpresa più grande l'ho avuta qualche giorno fa.

Approfittando dei saldi, siamo andati in un centro commerciale alla ricerca di scarpe per CF.

All'interno di questo centro c'è uno spazio adibito a far giocare i bambini. Niente di ché, solo una specie di corridoio delimitato da morbidi sedili imbottiti al cui interno sono stati messi in successione tre grossi materassoni con dei cubi di varie dimensioni, tutti colorati.

Per i bambini è meglio del luna-park. Entrano senza scarpe e cominciano a correre e saltare come dei matti. Ci sono decine di bambini di ogni nazionalità e di ogni età. Un vero pandemonio.

Io ero lì a tenerli d'occhio dal perimetro. Li guardavo saltare, correre, buttarsi per terra.

La Ninfa oramai agile che faceva capriole e che tentava di imparare a fare la ruota dalle bimbe più grandi.

Ringhio che si lanciava impavido dai cubi atterrando anche di testa.

Ho notato che il piccoletto però si sentiva perso se non aveva sott'occhio la Ninfa. Le volte in cui non riusciva a vederla tra la folla dei bambini cominciava a vagare con uno sguardo allarmato e smarrito, finché non riusciva ad individuarla.

La Ninfa si trova bene con tutti, sia grandi che piccoli. Se i più grandi sono fonte di ispirazione, verso i bambini piccoli ha un atteggiamento molto protettivo.

C'erano due o tre bimbe di un anno circa, con il loro ciuccio in bocca, che tentavano di stare in piedi in mezzo a quel caos di bambini che correvano e saltavano. La Ninfa si è avvicinata, le ha prese per mano e le ha fatte sedere al bordo del tappeto. Poi ha cominciato a giocare con loro, a raccontargli favole e canzoncine.

Le mamme delle bimbe erano stupite e le hanno fatto dei video (alla faccia della privacy, eh!).

Poi è arrivato Ringhio, che si è buttato addosso alla sorella e ha cominciato a baciarla, quasi volesse dire "Ehi bimbe, giù le mani, questa è mia sorella, capito?"

Dopo questa esibizione d'affetto, se n'è tornato ai suoi salti.

Anche la Ninfa dal canto suo dimostra di tenere al fratellino. Lo ha difeso quando un bambino più grande ha spinto Ringhio giù dal cubo, ne ha sgridato un altro quando non voleva farlo giocare e l'ha sempre tenuto d'occhio.

Io invece, a parte verificare che non si facessero male e che non ne facessero agli altri, me ne sono sempre stata in disparte. Volevo solo osservare come si comportavano in mezzo agli altri bambini e posso ritenermi soddisfatta da quello che ho visto.

Anche se spesso litigano e a volte si picchiano, sono una il punto di riferimento dell'altro. Non sono bimbi che se ne stanno solo tra di loro, ma socializzano volentieri con gli altri.

Allo stesso tempo però hanno ben chiaro che il rapporto che li lega è speciale e unico, diverso da quello che li unisce agli altri bambini.

Vedendoli così, mi sono fatta i complimenti da sola. Perché allora non sono proprio la più incapace delle madri, eh!

 

 

 

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