BAMBINI REMISSIVI E BAMBINI PREPOTENTI

Mi piace guardare i bambini giocare.

Quando i bambini giocano, a modo loro, ci insegnano sempre qualcosa.

Al parco, in spiaggia, nelle zone gioco dei centri commerciali è bello vedere i bambini interagire tra di loro anche se non parlano la stessa lingua.

Istintivamente, i bambini sanno che per giocare le parole non sono indispensabili.

Domenica scorsa siamo andati in montagna per passare una giornata sulla neve.

Vicino a noi c'era un gruppetto di bambini di circa sei, sette anni. Si vedeva che i pupi si conoscevano tutti.

Giocavano con i loro bob, su e giù, su e giù.

Ad un certo punto uno ha deciso che era stufo.

"Dai, cambiamo gioco" ha proposto.

Si notava che gli altri non erano convinti. Nonostante questo, hanno comunque lasciato perdere i loro bob.

I bambini si sono seduti sulla neve e sono stati a parlottare tra di loro.

Non sapevano cosa fare, che gioco inventare.

All'improvviso, lo stesso bambino che prima aveva deciso di smettere di giocare con i bob ha preso una manciata di neve e ha gridato:

"Giochiamo a tirare la neve addosso a Giovanni"

E Giovanni in un minuto si è trovato ricoperto di neve dalla testa ai piedi.

Non rideva, Giovanni. Se ne rimaneva lì, docile, a farsi ricoprire, anche si si vedeva chiaramente che era infastidito.

Dopo un po' i bambini si sono stufati anche di questo "gioco" e sono corsi via.

Giovanni si è rialzato, si è ripulito alla bell'e meglio e li ha seguiti.

Si vedeva che era abituato a questo genere di trattamenti.

Mi si è stretto il cuore.

Perché so molto bene come si è sentito Giovanni.

A chi non è capitato di sentirsi così almeno una volta nella vita?

Ho guardato i miei figli che stavano trainando il loro bob sulla salita.

Ho ripensato a come li stiamo educando. Se stiamo o no facendo la cosa giusta.

Perché io non voglio ritrovarmi con due bambini prepotenti ma neppure con il Giovanni di turno.

Ho sempre insegnato alla Ninfa e a Ringhio a rispettare tutti: genitori, insegnanti, amici.

Insisto ogni giorno con le regole della buona educazione: per favore, grazie, prego...

Spiego loro che devono essere generosi e imparare a condividere le loro cose anche con gli altri.

Mostro loro, io per prima, che aiutare gli altri soprattutto chi si trova in difficoltà è un nostro dovere, che ci costa poco o niente.

E insegno loro come difendersi dai bambini prepotenti.

Non sono una che pratica la violenza, non credo che le punizioni corporali siano efficaci, anche se ogni tanto purtroppo qualche sculacciata è scappata anche a me.

Non sono una mamma interventista di quelle che quando i bambini tornano dall'asilo graffiati o morsicati fa il diavolo a quattro per scovare il colpevole e corre dai genitori a pretendere giustizia.

Ma, ecco, alla massima "porgi l'altra guancia" preferisco di gran lunga "occhio per occhio, dente per dente".

Non venite a fare i falsi buonisti con me, per favore, che ho sperimentato cosa vuol dire avere a che fare con i bulli per anni e anni.

Non puntate il dito dicendo che "bisogna insegnare ai bambini ad essere assertivi".

Che poi voglio capire come può un bambino di tre anni spiegare a uno che gli sta rubando il gioco o che lo sta importunando che non si deve fare, che rubare è una cosa brutta, che piacerebbe a te che io ti rubassi il gioco.

Credetemi, essere assertivi può servire quando chi ti sta di fronte è una persona dotata di raziocinio, cioè della capacità di fare e seguire un ragionamento.

E nella maggior parte dei casi non è così.

Non insegno ai miei figli che, quando hanno bisogno di un aiuto, devono correre a cercarlo dalla mamma, dal papà o dalla maestra.

I grandi non ci saranno sempre.

Semplicemente insegno ai miei figli che purtroppo in certe situazioni devono sbrigarsela da soli.

A volte si può lasciar perdere e andare via, a volte invece no.

Non educo i miei bambini alla violenza. Trovo intollerabile che si alzino le mani, anche se tra di loro lo fanno (e io non intervengo, sia chiaro).

La Ninfa e Ringhio sanno che se picchiano qualcuno senza motivo finiscono in castigo.

Perché picchiare è una cosa che non si fa.

Ma anche subire le angherie degli altri non ci fa stare bene, a meno che non siamo votati al martirio.

Il primo anno d'asilola Ninfa era stata presa di mira da una bambina più grande di lei. Tornava a casa ogni giorno con qualche "ricordo".

Le maestre non sempre potevano accorgersene, del resto ad una maestra che deve vigilare su venti bambini a volte qualcosa può sfuggire.

Dopo qualche settimana, ho detto alla Ninfa che poteva difendersi.

"Se la bimba ti picchia, tu prima chiama la maestra. Ma se la maestra non fa niente perché non ha visto, allora anche tu picchiala. E se qualcuno ti dice qualcosa, digli che la tua mamma ti ha detto di fare così".

Nel giro di pochi giorni, l'altra bambina ha smesso di tormentare mia figlia.

Non dico di aver fatto la cosa giusta in assoluto.

Dico che in quel momento quella era l'unica soluzione possibile.

Se la Ninfa non avesse reagito, la situazione si sarebbe protratta per l'intero anno lasciando sicuramente degli strascichi anche sulla Ninfa stessa: ansia, insicurezza, magari anche il terrore di andare alla materna.

Quello che intendo dire è che non è mai tutto bianco o tutto nero.

Scusare la violenza sempre e comunque, incentivare l'aggressività naturale dei bambini può essere disastroso.

Ma allo stesso tempo anche insegnare ai bambini a non reagire, a reprimere l'istinto di auto-conservazione, a non rispondere in modo attivo alle provocazioni dei bambini prepotenti può fare grandi danni: li fa sentire deboli e insicuri.

Bisogna spiegare ai nostri figli che in certe situazioni non si può essere passivi.

Insegnare ai bambini a difendersi non significa trasformarli in bambini prepotenti o in bulli.

Significa semplicemente fargli capire che anche loro sono sullo stesso piano dell'avversario, che non devono farsi sminuire o sentirsi deboli, perché non è così.

Purtroppo le parole non sempre bastano. E la violenza non sempre genera altra violenza.

La violenza non risolve i conflitti, ma a volte basta rispondere per le rime per disinnescare un comportamento che in altri modi non si sarebbe fermato.

Vi siete mai trovate ad affrontare situazioni di questo genere?

Come vi siete comportate?

 

 

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4 pensieri su “BAMBINI REMISSIVI E BAMBINI PREPOTENTI

  1. L'angolo di me stessa

    Devo dire che per ora siamo stati fortunati e cose del genere non sono mai successe. Per ora.
    Anzi devo dire che con il Vitellino sono sempre stata attenta al contrario, non che sia prepotente, ma è un maschio ed è pure grosso per la sua età. Ma di cuore è proprio buono, anzi è quello che difende di solito i più piccoli. Però quando si trova a rugby dove gli altri picchiano non si tira indietro. E tu vagli a spiegare che non si picchia, non si fa la lotta quando tutti gli altri lo fanno e le mamme generalmente pensano "E vabbè son maschi!"

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    1. Priscilla

      Ah santo rugby! Almeno con lo sport può indirizzare le energie. Poi il rugby ha una filosofia di fondo anti-violenza che a me piace moltissimo. Ho scritto anche un post su questo sport 😉 E spero che pure Ringhio possa considerarla una valida opzione quando verrà il suo momento.
      Per ora placca sua sorella, poverina!

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  2. Hermione

    A mio figlio ho detto più o meno le stesse cose. Se qualcuno gli dà fastidio deve dirgli di smetterla, se non funziona deve rivolgersi alla maestra e se la maestra non può/riesce allora è legittimato a farlo smettere in altri modi.
    A mia figlia non ho detto niente: lei è quella che già all'asilo mordeva e graffiava chiunque cercasse di prendere le sue cose (ed era la più piccola della classe) e che si è fatta restituire le figurine che dei bambini avevano preso a suo fratello. Purtroppo ognuno ha il suo carattere, ma soprattutto i secondogeniti, per nascita, sono abituati a sgomitare per farsi strada.

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    1. Priscilla

      Sono sollevata nel sapere che anche altre mamme condividono la mia idea. Purtroppo in un mondo dove vince la legge del più forte, non sempre è possibile risolvere le questioni in maniera civile. Nemmeno se si è bambini

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