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Ho detto più volte che sono una persona ottimista e che tendo a vedere il bicchiere mezzo pieno.

Di fondo, cerco sempre di vedere il lato positivo delle cose e di vivere le difficoltà da una prospettiva differente, come delle opportunità.

Ma non ci sono nata così.

Ho fatto un lungo percorso che mi ha portato a vedere e sentire il mondo in modo positivo.

Perché il mio fine ultimo è arrivare alla felicità ogni giorno della mia vita.

Lo sappiamo tutti che il mondo può essere davvero un brutto posto, pieno di insidie, di pericoli e di malvagità.

I massmedia sono i primi a ricordarcelo ogni giorno, proponendoci una lunga sequela di fatti orribili e raccapriccianti, dalle guerre agli omicidi.

Questa ovviamente è anche una strategia, perché per uno strano meccanismo contorto noi esseri umani siamo più affascinati dalle cattive notizie che da quelle buone.

Per cui tutto quello di buono che accade ogni giorno in qualsiasi angolo della Terra passa sotto silenzio, a meno che non si tratti di qualcosa di veramente eclatante.

La bontà non fa notizia.

Siamo quindi bombardati dalla negatività.

A questo aggiungiamo che, lo sappiamo bene, nella vita non tutto è sempre rose e fiori: ognuno ha i suoi problemi, le sue paturnie, i suoi fantasmi.

Eppure esiste la possibilità di scelta.

Si può continuare a piangersi addosso, a pensare sempre male del prossimo, a ritenersi le persone più sfortunate del pianeta, a lamentarsi per qualsiasi cosa.

Oppure si può scegliere di cambiare. Si può scegliere di essere felici o almeno di tentare di esserlo.

Un buon punto di partenza è imparare ad essere grati di ciò che abbiamo, non solo a livello materiale: la salute, un amico caro, uno sconosciuto che ci saluta per strada...

Le piccole cose quotidiane, se guardate con occhi diversi, trasformano una giornata da negativa a positiva.

Non è una ricetta magica, non è la soluzione a tutti i problemi.

E' solo un mood, una modalità comportamentale che si può allenare e che alla lunga diventa una buona abitudine, un passo importante per farci sentire più felici.

E una persona felice è una persona più appagata, più soddisfatta, più naturalmente portata ad aiutare gli altri.

La felicità è contagiosa.

Ma solo voi potete scegliere di essere felici.

Io l'ho fatto. Io ho scelto di essere felice.

Sono consapevole che certi eventi non sono direttamente controllabili, ma posso decidere come viverli.

Il mondo del web è pieno di iniziative che vi possono aiutare nel percorso della felicità.

Oggi ve ne segnalo due:

  • scintille di gioia è l'iniziativa ideata dalla mamma blogger Silvia Fanio, che propone di postare ogni lunedì sul blog o sui social tre momenti felici della settimana precedente utilizzando l'hashtag #scintilledigioia;
  • solo cose belle invece è il suggerimento di Maria Chiara, mamma blogger creativa, che propone di creare un percorso tramite i nostri scatti, suddiviso per mesi utilizzando gli hashtag #solocosebelle #solocosebelle(nome del mese).

Se siete al corrente di altre iniziative del genere, potete lasciare i riferimenti qui sotto.

Mi raccomando, scegliamo di essere felici e diffondiamo la felicità!

PS: se vuoi sapere quale immagine ho scelto questo mese, seguimi su IG, utilizzando l'hashtag #datemiunam.

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Oh, boy! E' proprio vero che spesso i libri per ragazzi sono sottovalutati.

La mia osservazione nasce da anni di letture di quei romanzi il cui target spesso imposto dalle case editrici più che dall'autore è quello che negli ultimi anni si definisce "young adult".

Ne ho avuto prova con il famoso libro "Wonder" di R.J.Palacio e ne ho avuto conferma con il romanzo di cui vi voglio parlare oggi.

"OH BOY!" DI MARIE AUDE MURAIL

"Oh boy!" mi è stato passato da un'amica assieme ad altri romanzi.

Devo ammettere che mi ha conquistato subito dal titolo, così particolare, e dalla copertina.

Non ditemi che una copertina così non incuriosirebbe anche voi, vero?

"Oh boy!" narra di tre fratelli di 14, 12 e 5 anni che rimangono orfani dopo il suicidio della madre.

I Morlevent sono bambini particolari.

Simeon, il primogenito, è un bambino prodigio che sta per prendere la maturità.

Morgane, apparentemente insignificante, è una ragazzina molto, forse troppo, sensibile.

E la piccola Venice, l'unica dei tre ad aver ereditato i capelli biondi e gli occhi azzurri dal padre, è la bambina che tutti vorrebbero.

Parcheggiati momentaneamente in un orfanotrofio, i tre fratelli cercano un modo per restare uniti.

Simeon, il genio di casa, trova un escamotage da proporre al giudice che si occupa di decidere riguardo alla loro custodia: esistono ancora due Morlevent al mondo che potrebbero occuparsi di loro, frutto di un precedente matrimonio del padre.

Il primo è Bart, il vero fratellastro degli orfani. La seconda è Josiane, sorellastra di Bart ma non dei tre fratelli, perché nata da una relazione precedente a quella tra la madre e il padre di Bart.

Tra Bart e Josiane c'è un odio profondo che risale ancora alla loro infanzia.

Josiane è una donna pratica, arrivata, con un bel lavoro e un matrimonio stabile, ma purtroppo senza figli.

Bart invece è un omosessuale scapestrato, egoista ed apparentemente così sciocco da risultare quasi irritante.

Tuttavia la situazione si va man mano trasformando, anche a causa della leucemia che viene diagnosticata a Simeon.

"Oh boy!" è solo apparentemente un romanzo leggero.

In realtà le sue circa 200 pagine nascondono sotto un tono colloquiale, cinico e dissacrante grosse questioni come quelle legate alle malattie, all'abbandono, al suicidio, all'accettazione.

"Oh boy!" oltre ad affrontare tematiche attuali è a pieno diritto un romanzo di formazione  e di crescita personale, ma non solo dei tre ragazzi, anche e soprattutto di Bart e Josiane.

Nel complesso "Oh boy!" è un libro adatto non solo ai ragazzi, ma sicuramente propone ottimi spunti di riflessione anche agli adulti.

Come ogni settimana, un grande ringraziamento va a Paola, di Homemademamma, creatrice del #venerdìdellibro

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Cinque anni fa nasceva mia figlia.

No, non preoccupatevi, non ho intenzione di scrivere un post mieloso e zuccherino su quanto sia cresciuta, su cosa le auguro per il futuro e, sì, anche su quanto a volte vorrei che il tempo tornasse indietro per riassaporare alcuni momenti particolari.

Oggi voglio affrontare un argomento spinoso che sta un po' sullo stomaco a tutti i genitori: la famigerata festa di compleanno.

La festa di compleanno dei nostri figli scatena accesi diverbi in famiglia.

Il dibattito parte con la decisione festa sì-festa no.

E se prima l'abbiamo sempre sfangata con la scusa che la Ninfa era ancora piccola, per cui abbiamo sempre festeggiato in casa con i parenti più stretti, quest'anno ci è risultato impossibile esimerci.

La Ninfa ha cominciato a fare confronti con le sue amiche.

"Mamma, lo sai che Tizia e Caia si sono trovate dopo l'asilo da Sempronia per fare merenda? Possiamo invitarle qui anche noi?"

"Tesoro, lo sai che sono al lavoro e non possiamo pretendere che la nonna inviti a casa sua delle bambine che non conosce neppure. Troppe responsabilità"

Inutile dire che alla lunga ci si rimane male.

Quindi quando ci ha chiesto la festa per il suo compleanno non me la sono sentita di dirle di no.

Ho sempre considerato sbagliato fare feste di compleanno fastose e megagalattiche per i bambini, che poi arrivano ai diciotto anni e chissà cosa pretendono.

CF poi è contrario a qualsiasi evento sociale che implichi invitare gente estranea alla sua cerchia.

Ma è possibile organizzare una festa di compleanno memorabile senza spendere un patrimonio.

COME ORGANIZZARE UNA FESTA DI COMPLEANNO: CONSIGLI PER MAMME NEGATE

La primissima cosa da fare è stabilire un budget che sia realistico e veritiero, vale a dire che bisogna avere in linea di massima delle informazioni riguardo ai prezzi, dalla location alla torta.

Presa la mia, ehm,  nostra decisione, ora serviva capire dove farla, sta benedetta festa di compleanno.

Escluso a priori il soggiorno di casa, visto che la nostra abitazione è abbastanza minimal.

Quindi ci siamo orientati, come fa la maggior parte delle famiglia, sugli oratori che affittano stanze a prezzi simbolici.

Sono riuscita a trovarne una libera solo per una botta di fortuna, perché chi l'aveva prenotata aveva disdetto.

"Signora, per fare la festa di compleanno a fine gennaio di solito si prenota a novembre!"

A novembre?! Ma è una festina per una bambina, mica un party per il diciottesimo della figlia di un VIP!

Risolto il problema della location, siamo passati agli invitati.

La Ninfa è stata categorica sulle persone da invitare: amiche e compagni d'asilo, per un totale di circa una ventina di bambini scatenati.

Anche qui il numero poi varia logicamente a seconda dello spazio a disposizione.

Tenete in considerazione che, a meno che non siate in strettissimi rapporti, anche i genitori dei piccoli invitati si fermeranno a festeggiare.

Per velocizzare la cosa, siccome non dispongo di tutto il tempo che vorrei, ho mandato un messaggio tramite cellulare a tutte le mamme pregandole ovviamente di confermare entro una certa data, bypassando lo step della distribuzione degli inviti cartacei.

"Non lo so, ti faccio sapere"

"Dovremmo esserci, ma sai gli imprevisti"

"Se non succede niente veniamo"

"Ho un impegno, se riesco a spostarlo volentieri"

Nella vita le certezze sono davvero poche, eh!

Quando finalmente ho avuto un numero se non definitivo quanto meno indicativo dei partecipanti, siamo passati al cibo.

CF aveva già escluso categoricamente che io mi occupassi della preparazione.

"Dai, lavori tutto il giorno quando prepari le cose?"

No, ma io lo so che in realtà è perché non si fida di me.

E fa bene: i dolci sono il mio tallone d'Achille.

Per cui ho prenotato salatini, pizzette, pasticcini, frittelle e torta in una buona pasticceria dei dintorni.

A questo ho aggiunto dei panini con prosciutto e salame, delle patatine e le immancabili caramelle.

Ho preso le bibite in un normale supermercato, pensando non solo ai bambini ma anche agli adulti, per cui sì a succhi di frutta, acqua, thè deteinato ma anche birre, spumante e bibite gasate.

A questo punto siamo passati all'allestimento vero e proprio.

Non sono una fan delle feste a tema e siccome la Ninfa non ha espresso alcun desiderio se non sulla torta ho scelto altro.

Ma sono comunque convinta che anche l'occhio vuole la sua parte.

L'allestimento per la festa di compleanno si è basata su due colori: il fucsia e il verde acido.

E' bastato prendere delle tovaglie a rotoli di una tonalità rosa pastello e giocare sull'alternanza dei due colori con bicchieri, piatti, tovaglioli, forchettine e suppellettili varie.

Per dare un tocco più chic e femminile, ho utilizzato un'alzatina e una tortiera con la cupola di vetro e delle graziose ciotoline di cristallo, oltre a piatti da portata trasparenti.

Ho disposto tutto il cibo su vassoi e piatti eliminando i cabaret di cartone, ho cosparso il tavolo di caramelle colorate e...Voilà!

Per fare una sorpresa alla Ninfa, ho  comperato un palloncino di quelli gonfiati con l'elio a forma di  numero 5 che ho appoggiato con il suo pesetto sulla tavola.

Ho messo le bibite per grandi e piccini tutte su un lato, ben lontane dal cibo, così in caso di malaugurata caduta non si sarebbe rovinato nulla.

Devo dire che la tavola così allestita ha fatto la sua bella figura, con una spesa minima e uno sforzo minimo.

Per far giocare i bambini non servono animatori: i bimbi sanno giocare benissimo senza un grande che li coordini.

Tutt'al più, in caso di emergenza, anche la mamma o il papà più negati possono proporre di giocare a ruba bandiera o giochi simili.

E' bastato uno stereo con la musica, un tavolo con colori e fogli e una marea (letteralmente) di palloncini colorati gonfiati dallo zio e dal papà per farli divertire.

Dopo il taglio della torta e la canzoncina di rito un'ipereccitata Ninfa ha aperto i regali, uno più bello dell'altro.

Siamo riusciti a convincerla ad aspettare la fine della festa per provarli a casa ed evitare che pezzi vari andassero persi nella confusione dei festeggiamenti.

Per distogliere l'attenzione dai giocattoli nuovi, ho proposto di uscire all'aperto per far volare il palloncino con il numero 5.

La festeggiata, tra cori e battimani, ha lasciato andare un po' a malincuore il suo palloncino fucsia.

Tutti i bimbi hanno seguito il volo del palloncino, naso all'aria, finché è diventato un piccolo puntino indistinguibile.

Ed è stato allora che ho tirato fuori la mia arma segreta: le bolle.

Ho comperato ventiquattro bolle da distribuire ad ogni bambino che aveva partecipato alla festa di compleanno, per ringraziarlo della compagnia e del regalo.

Nonostante il freddo, i bambini sono stati entusiasti di fare le bolle, gareggiando tra di loro a chi faceva la bolla più grande.

Per finire, quando oramai l'orario di tornare a casa si avvicinava, abbiamo dato ad ogni piccolo invitato una forchettina con cui scoppiare i palloncini rimasti.

Mai visto bimbi così felici!

Dopo aver ringraziato bimbi e genitori per la compagnia e aver sistemato e pulito, siamo tornati a casa stanchi ma grati per essere sopravvissuti alla nostra prima festa di compleanno.

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La colazione, oramai si sa, è il pasto più importante della giornata.

Secondo le indicazioni dei nutrizionisti dovrebbe coprire il 20% del fabbisogno energetico giornaliero.

La colazione è il mio momento sacro, nel senso che rinuncerei volentieri a pranzo e cena, ma non toccatemi la colazione!

Se organizzare un menù settimanale per tutta la famiglia è incompatibile con il nostro stile di vita, mi sono detta però che con la colazione potevo anche riuscirci.

Per cui ho studiato sette tipi di colazione da proporre ai miei bambini (Cf è escluso, lui fa colazione solo la domenica...).

Entusiasta, appendo in cucina il mio menù settimanale, vergato a mano, con i sette modelli della colazione dei campioni.

Ho cominciato lunedì e, siccome il primo giorno della settimana è già tragico, ho deciso di introdurre solo un piccolo cambiamento.

Latte e cereali, quelli con la frutta dentro, anziché fette biscottate con marmellata, con aggiunta di abbondante caffè per la mamma (che, come dice mia figlia, finché non bevo il caffè non sono umana).

La Ninfa e Ringhio hanno fatto lavoro di squadra: lei ha mangiato tutti i pezzettini di frutta, lui ha mangiato tutti i cereali.

Tempo perso impiegato: quasi quaranta minuti.

Livello di isterismo della mamma: duecento su una scala da  una a cento.

Martedì quindi gioco d'anticipo e programmo la sveglia un'ora prima.

Metto sul tavolo yogurt greco con frutta fresca e frutta secca accompagnati da una bella cucchiaiata di miele.

I bimbi, che già sanno di cosa si tratta, mangiano volentieri.

Ringhio fa il bis e poi finisce quello che la Ninfa ha avanzato.

Soddisfatta, mi do una pacca sulla spalla.

Mercoledì, cioè stamattina, decido che sono pronti per il pezzo da novanta: la colazione salata.

Sul tavolo accuratamente preparato la sera prima per risparmiare tempo (sono una mamma organizzata, io!) si trovano piccoli e morbidi panini da imbottire con ricotta e prosciutto crudo, accompagnati da mandorle e spremuta d'arancia.

La Ninfa mi guarda stranita. Lentamente afferra un panino e comincia a dissezionarlo: lo apre, toglie il prosciutto che allunga fulminea al gatto il quale, come potete immaginare, gradisce, e non poco.

Poi la pupa lecca via tutta la ricotta con una certa soddisfazione ed infine passa le due metà del pane umidicce e insalivate al fratello, che in un paio di morsi le fa sparire nel suo stomaco senza fondo.

Inutile dire che Ringhio invece mangia tutto, voracemente e a tempi di record.

In viso mi si stampa un ghigno soddisfatto, mi sento la mamma migliore del mondo.

And the winner is...

La tragedia però non tarda ad arrivare.

Ringhio osserva la tavola e cerca con lo sguardo la sua tazza di latte.

"Che cosa stai dicendo, mamma?! Mica posso cominciare la giornata senza la mia tazza di latte intero microfiltrato leggermente intiepidito con aggiunta di una punta di miele. Lo sai che poi non carburo!"

Questo in sintesi quello che mi ha comunicato con uno sguardo assassino.

Io ho nicchiato mentre sparecchiavo.

Ma Ringhio è un cane da polpaccio, metaforicamente parlando: se si fissa su qualcosa non lo distogli, inutile, proprio come quei piccoli bastardi che quando azzannano non mollano più.

Ha cominciato a ronzarmi attorno.

"Mamma, non fingere di non vedermi. Voglio il mio latte".

Io ho seguitato a far finta di niente e mi sono diretta in bagno.

Lui si è accucciato sul tappetino, mentre con una mano mi infilavo la scarpa e con l'altra tentavo di non accecarmi con lo scovolino del mascara.

Il dialogo muto prosegue, spostandosi in sala, mentre faccio i codini alla Ninfa.

"Insomma, questo latte arriva o non arriva?"

Io impassibile comincio a infilarmi la giacca e poi la infilo ai pupi.

E lì parte la sirena: lacrimoni grossi come le gocce di pioggia ad agosto, quelle dure e pesanti dei temporali estivi, singhiozzi e ansimi degni di una prefica, urla strazianti da bambino agonizzante.

Ma io non cedo, che se mollo ora son perduta.

La coerenza, si sa, per un genitore è tutto.

La Ninfa mi segue in silenzio, rassegnata, mentre carico un disperato Ringhio in macchina.

"Latte, latte, latte" Una delle poche parole che sa.

"Latte, latte, latte" ripete quello, tra i singhiozzi strozzati.

Arriviamo alla materna e Ringhio non si è ancora placato.

Con la sua voce trillante, garrula, la Ninfa elargisce spiegazioni non richieste alla maestra.

"Sta piangendo perché la mamma non gli ha dato il latte per colazione, poverino!"

La maestra, dal canto suo, mi guarda come solo le maestre sanno guardare.

Io mi faccio piccola piccola e con aria colpevole tento di snocciolare una spiegazione.

"Sa, la colazione di oggi non lo comprendeva, il latte. Il menù..E' mercoledì, lei capisce..."

Mi impantano miseramente. Opto per la soluzione più ovvia.

"Scappo che è tardi!" E infilo la porta con quel briciolo di  dignità che mi è rimasta.

Poco fa la nonna mi ha informata che Ringhio ha pianto un sacco.

Le maestre non sapevano come consolarlo, non ha smesso neppure quando la sua insegnante preferita l'ha preso in braccio.

Finché la bidella  l'operatrice scolastica non gli ha allungato un cracker.

"Dica alla mamma che la colazione è importante, soprattutto per i bambini. Non si può portare qui un bambino senza avergli dato qualcosa da mangiare, almeno un goccio di latte".

Ecco, appunto.

Colpita e affondata: bollata come la mamma degenere che affama i figli.

Domani col cavolo che mi alzo prima per preparare le crepes dolci!

Da domani pane e acqua, ehm, facciamo latte che è meglio!

 

 

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L'ultima tappa del nostro mini-viaggio in Francia si è conclusa a Strasburgo.

Strasburgo è il capoluogo dell'Alsazia, ma cosa ancor più importante è la sede del Parlamento Europeo e della Commissione Europea per i Diritti Umani.

Il centro storico è stato proclamato Patrimonio dell'Unesco molti anni fa.

Ho visitato la città diverse volte, ma sempre durante la primavera e l'estate.

Vedere Strasburgo in inverno, in pieno periodo natalizio, è come vedere una città diversa.

Noi abbiamo avuto a disposizione solo una giornata per visitare il capoluogo dell'Alsazia ma siamo riusciti a vedere le cose più rappresentative.

COSA VEDERE A STRASBURGO IN UN GIORNO

Siamo arrivati a Strasburgo a metà mattina e ci siamo diretti immediatamente all'hotel Ibis, in posizione centralissima, per depositare il nostro misero bagaglio.

Da lì al centro storico della città ci è bastato attraversare uno degli innumerevoli ponti.

Strasburgo infatti è attraversata dal fiume III (non ridete, si chiama veramente così) che si ramifica in diversi canali.

Una delle cose meravigliose da fare è esplorare la città servendosi dei battelli che, grazie all'ingegnoso sistema di dighe e chiuse, toccano i più importanti luoghi di interesse.

Noi abbiamo iniziato la visita a Strasburgo partendo dal quartiere caratteristico della Petite France.

Caratteristiche case a graticcio del quartiere storico Petite France

La Petite France è il cuore della città vecchia. Costruita su un isolotto, vi si accede grazie ad una serie di ponti.

Qui troneggiano maestose le case a graticcio che si rispecchiano nei canali.

Vista dal Pont Sant Martin, Petite France

E'anche il luogo più animato sia durante il giorno che durante la sera, grazie ai molteplici locali tipici che attirano gli innumerevoli turisti.

Se volete fare la foto di rito sul Pont Sant Martin preparativi a stare in coda: la lunga fila per uno scatto in uno dei punti più rappresentativi di Strasburgo vale però la candela.

Proseguendo la nostra visita al centro storico, chiamato Grande Ile, arriviamo alla piazza principale dove svetta l'imponente Cattedrale di Notre Dame.

Facciata della Cattedrale di Notre Dame

La cattedrale, in stile gotico, è stata iniziata nel XI secolo ma, come accade per tutti gli edifici di una certa entità, è stata terminata solo tre secoli dopo.

Oltre all'importanza architettonica, Notre Dame ospita un artefatto curioso: un orologio astronomico di epoca rinascimentale, un piccolo capolavoro di ingegneria meccanica riportato in funzione nel 1842 da Jean Baptiste Schwilgué.

Cattedrale di Notre Dame

La piazza di Notre Dame, fulcro delle attività natalizie, è sottoposta a stretta sorveglianza.

Ogni accesso è presidiato da due militari che perquisiscono ogni persona che entra: fanno aprire le giacche e frugano nelle borse e negli zaini.

Durante la visita a Strasburgo abbiamo visto diversi drappelli di soldati armati di tutto punto e, se questo da una parte è rassicurante, dall'altra però può risultare anche inquietante.

La piazza di Notre Dame non ospita solo la Cattedrale, ma anche numerosi altri edifici storici.

Uno dei più caratteristici è la Maison Kammerzell, la cui parte superiore tutta in legno è decorata con animali, guerrieri e altre figure, anche se devo dire che si perdevano un po' in mezzo alle pesanti decorazioni natalizie.

Dopo la visita alla cattedrale gotica siamo tornati sui nostri passi e ci siamo soffermati in Place du Marchè, che è la piazza principale, sede del municipio.

Place de Marché

Visitare Strasburgo in un giorno è un'impresa fattibile, se si escludono però i musei, quelli di Palazzo Rohan, situato vicino all'imbarcadero e quello di Arte Moderna, nella parte nuova della città.

Noi avevamo deciso di non visitarli per mancanza di tempo e abbiamo preferito immergersi nell'atmosfera cosmopolita di Strasburgo, in bilico tra modernità e antichità.

Strasburgo è anche la città in cui si respira maggiormente il clima a metà tra tradizioni tedesche e francesi: nell'aspetto urbano è chiaramente teutonica, ma nella cura e nei particolari si avverte l'influsso francese, un po' meno rigido e più chic.

Cf ad un certo punto, mentre mangiavamo in una delle birrerie tipiche (vi prego, non mangiate nella piazza di Notre Dame o nella Petite France, che è pieno di locali per turisti ma che non sono proprio rappresentativi della città), ha esclamato:

"Gli abitanti sembrano Tedeschi ma se la tirano come i Francesi".

Viva la sincerità!

Verso le sedici siamo tornati all'hotel per riposarci prima della visita di Strasburgo by night.

Notre Dame è ancora più suggestiva con il buio
La piazza principale by night

Se siete intenzionati a fare shopping, ricordatevi che le attività commerciali chiudono alle diciannove, mentre le bancarelle natalizie chiudono alle ventuno.

Gli orari dei mercatini natalizi sono molto ferrei, non importa se avete già i soldi in mano o siete in coda da mezz'ora per mangiare ed è il vostro turno.

"Fermè, fermè" , gridano i commercianti e  non c'è trippa per gatti.

Quando tutto chiude la città comincia lentamente a svuotarsi.

E noi abbiamo così concluso la nostra visita di un giorno a Strasburgo e abbiamo salutato la Francia.

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Finalmente sono riuscita a leggere l'ultimo libro della serie dedicata al fantastico Rocco Schiavone, pubblicata come sempre da Sellerio lo scorso anno.

Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini, è diventato famoso grazie al suo carattere burbero e schivo che lo ha reso così affascinante.

All'ispettore romano trapiantato contro la sua volontà ad Aosta è stata dedicata anche una serie televisiva (di cui, peraltro, non ho visto ancora un episodio, ma rimedierò presto).

PULVIS ET UMBRA di Antonio Manzini

"Pulvis et umbra" riprende il racconto là, dove si era interrotto in "7-7-2007".

Quello che ritroviamo è un Rocco tormentato dalle ombre del suo passato, in lotta tra i ricordi e le possibilità che il futuro sembra offrirgli, anche in campo amoroso.

Tra le passeggiate con Lupa, sua inseparabile compagna a quattro zampe, il rapporto quasi paterno con Gabriele, il figlio della sua vicina di casa e una nuova storia d'amore preannunciata da un po', Rocco deve far luce su due misteriosi omicidi.

Il primo si verifica ad Aosta, quando viene ritrovato il cadavere di un trans.

Le indagini ruotano attorno all'appartamento dove la donna lavorava e innalzano un terribile vespaio che coinvolge le sfere più in vista del nostro bel Paese.

Il secondo omicidio invece avviene a Roma e sul cadavere viene ritrovato un foglietto che riporta il numero di telefono dell'ispettore Schiavone.

Arrivare alla verità questa volta sarà dura e purtroppo Rocco si troverà a dover accettare dei compromessi poco piacevoli.

Ma la cosa più triste è che il nostro amato ispettore si trova a fronteggiare due tradimenti che gli lacerano l'anima nel profondo, lasciandolo più solo ed amareggiato di prima, quasi sconfitto.

Personalmente credo che "Pulvis et Umbra" sia il romanzo meno riuscito di Manzini.

La trama non fila liscia come negli altri romanzi, a volte sembra che certi avvenimenti vengano incastrati a forza, quasi con la pretesa di spiegare tutto ad ogni costo.

Mi è piaciuta molto invece la caratterizzazione di alcuni personaggi, come Caterina, che finalmente escono dall'ombra.

Il finale mi ha molto deluso: sembra quasi che l'autore provi un certo sadico piacere a far andare tutto storto nella vita privata di Rocco.

Orsù, un po' di felicità ogni tanto bisognerà pure fargliela trovare, a questo pover' uomo o finisce che prima o poi si suicida. E ne avrebbe tutte le ragioni davvero, il tapino.

Nel complesso quindi un romanzo sicuramente gradevole, anche se non al livello di quelli precedenti, che lascia però l'amaro in bocca.

Ora aspetto con ansia il seguito e speriamo che Manzini la smetta di seguire l'onda del "mai una gioia" e che Rocco possa finalmente raggiungere, se non la felicità, almeno la serenità.

Ringrazio Paola, di Homemademamma, la creatrice del #venerdìdellibro.

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