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"In famiglia devono dominare l'amore e il rispetto"

Così era solita predicare mia nonna Pina -no, non quella delle tagliatelle, un'altra-

Sicuramente è questa  la base di un matrimonio durato più di cinquant' anni.

Questo e il fatto che mia nonna era una gran bigotta, per cui se le cose non fossero andate bene non avrebbe comunque contemplato l'idea del divorzio.

Nonostante le idee radical-cattoliche, quando penso ai miei nonni capisco che in realtà erano una coppia molto affiatata, nel senso moderno del termine.

In casa vigeva una certa divisione non scritta del lavori domestici, per cui a mio nonno spettava il compito di accendere il fuoco, arrotare coltelli, eseguire piccole riparazioni e "menare" la polenta o fare le caldarroste.

La Pina si guardava bene dal superare questi taciti confini. Dal canto suo sovrintendeva alla normale preparazione dei pasti, soprattutto dei dolci.

E della pulizia della casa, sa va sans dire, coadiuvata da uno stuolo di aiutanti, prevalentemente manodopera infantile, anche se ho visto in talune occasioni mio nonno con una ramazza in mano.

C'erano però delle faccende che i miei nonni compivano assieme e, cascasse il mondo, nessuno aveva il permesso di intromettersi, neppure io, la nipote prediletta.

Una di queste era preparare gli gnocchi.

In ogni famiglia dello stivale che si rispetti esistono ricette che si tramandano di generazione in generazione, di solito in linea matriarcale.

Ecco, la ricetta degli gnocchi non rientra tra queste.

Per meglio dire, ingredienti e procedimento sono stati messi nero su bianco su foglietti svolazzanti più e più volte e corrispondono in tutto e per tutto a quelle ricettucole che si possono reperire su un manuale di cucina qualsiasi.

Ma nessuno, quando i miei nonni hanno smesso di preparare gli gnocchi, è stato in grado di replicarli.

"Capirai che un uomo è quello giusto quando sarete capaci di  preparare assieme gli gnocchi", sentenziava la Pina tra il serio e il faceto.

Io la guardavo con gli occhi sgranati, ben lungi dal capire a cosa alludesse realmente.

Il giorno degli gnocchi era un dì di festa.

Il nonno ci mandava a prendere le patate che riposavano da mesi al buio nel sottotetto.

Del resto, si sa, per fare gli gnocchi servono patate vecchie.

Erano delle belle patatone che provenivano direttamente dal nostro orto.

Era compito di noi nipoti dissotterrarle quando era ora di raccoglierle e non ci pesava affatto, anzi.

Ce ne stavamo tutti lì, nel piccolo campicello, con i pedi nudi nella terra secca e compatta a scavare con le mani, portando alla luce quei deliziosi tuberi.

A sera eravamo in condizioni pietose: le dita scorticate con le lunette nere, le ginocchia e i piedi che recavano segni di sporcizia e il terriccio perfino nelle orecchie.

Sfatti ma felici venivamo presi in consegna da mia mamma e da mia zia che si incaricavano di ripulirci.

A questo scopo ci trascinavano al lavatoio comune (ora non se ne vedono più), in riva al fiume, e ci buttavano nella fontana sfregandoci a forza con una spazzola di saggina e un bel pezzo di sapone di Marsiglia, incuranti delle nostre proteste e dei nostri gemiti di dolore.

Ne uscivamo lindi, con la pelle arrossata e gli occhi lacrimanti.

Dicevo, quindi, le patate.

Forse gli gnocchi non sono più venuti bene proprio per via delle patate.

I nonni cominciavano in silenzio a lavare le patate sotto l'acqua corrente e poi le buttavano in un grosso pentolone a bollire.

Quando erano pronte, uno da una parte e l'altro dall'altra, sollevavano il paiolo e scolavano le patate bollite.

In religioso silenzio, le sbucciavano incuranti della temperatura che arrossava loro la pelle della mani, assottigliata dagli anni.

Il nonno, nonostante il fisico mingherlino, schiacciava ininterrottamente chili e chili di patate servendosi di un vecchio e pesante schiacciapatate, residuo prebellico.

La polpa veniva sospinta lievemente verso la Pina che, come un alchimista o una fattucchiera, gettava farina, sale e noce moscata all'interno di una grossa terrina di ceramica bianca.

Una volta rimaneggiato, l'impasto veniva steso fino a formare lunghi biscioni bianchi.

Mentre la Pina formava chilometrici cilindri tutti perfettamente uguali, il nonno partiva da un'estremità della lunga tavola di quercia, che poteva ospitare comodamente fino a venti commensali, e tagliava gli gnocchi con un piccolo coltello luccicante totalmente senza filo.

Infine, la Pina li agguantava uno per uno e li passava sui rebbi di una forchetta.

I nonni lavoravano così, per ore, instancabili, senza intralciarsi e senza fare un movimento di troppo, silenziosamente, in perfetta sintonia.

Sembravano due danzatori che mettevano in scena una vecchia coreografia, provata e riprovata per anni, che aveva oramai raggiunto la perfezione.

Infine gli gnocchi erano pronti. La Pina li  lanciava in larghi vassoi infarinati che giacevano lì accanto.

A questo punto, noi bambini spuntavamo quatti quatti da sotto il tavolo e allungavamo le nostre avide mani per rubare quanti più gnocchi possibile.

Il bottino spariva subito nelle nostre  bocche, sempre affamate.

Dovevamo fare attenzione alla Pina però: quella donna mite sapeva assestare violenti colpi con un vecchio mescolo di legno sulle mani dei più incauti.

Quando il nonno morì, la Pina smise semplicemente di preparare gli gnocchi.

"Non ha più senso farli" rispondeva, quasi scusandosi, quando noi le chiedevamo se poteva prepararli.

"Senza il nonno, non vengono buoni". E stirava la labbra in un  mesto sorriso, malinconico e misterioso.

Credo di avere capito cosa volesse dire realmente solo anni e anni dopo.

L'amore e il rispetto sono i pilastri della vita familiare.

Ma se non c'è sintonia tra i membri della famiglia, soprattutto tra moglie e marito, si perde il gusto delle cose e anche la pietanza più buona diventa scialba, insapore.

Ogni nucleo familiare deve trovare la ricetta magica per la propria perfetta sintonia.

Quando l'avrà trovata, i suoni della vita si accorderanno, creando una sinfonia unica e ineguagliabile.

E tale sintonia si rispecchierà in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il più semplice, come quello di  preparare gli gnocchi.

(Questo post partecipa al tema della settimana #sintonia, scelto da Arianna del Blog dei Bonzi per gli #aedidigitali)

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Siamo ormai in pieno clima natalizio, facciamocene una ragione.

In città si cominciano a montare le prime luminarie, su qualche balcone e in qualche giardino fanno la loro timida apparizione i primo alberi luccicanti, nei supermercati c'è una vera e propria invasione di panettoni e leccornie natalizie.

I bambini, nella nostra zona, sono in trepidante attesa per il momento più magico dell'anno: l'arrivo di Santa Luciache, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, passerà con il fido Castaldo e l'amico asinello a lasciare giochi e dolci ai bambini meritevoli.

Ecco, il problema di queste ultime settimane è che i miei bambini mi sembrano ben lungi dall'essere meritevoli.

Non so se sia dovuto alla stanchezza, ma, anche confrontandomi con altre mamme, ho come l'impressione che i nostri bambini stiano vivendo, anzi, ci stiano facendo vivere un periodo difficile.

La Ninfa è in piena fase di regressione. Mi chiede aiuto per qualsiasi cosa: mamma infilami la maglietta, mamma pettinami, mamma coprimi, mamma qui e mamma là.

Quando mi spazientisco e le dico che può benissimo farlo da sola, irata controbatte che "però LUI lo aiuti", ove "lui" sta per suo fratello.

Respiro uno due tre quattro volte e le spiego che lui purtroppo non è ancora capace di farlo ma che se lei comincia a dare il buon esempio Ringhio impara prima.

Il suo sguardo risentito mi trafigge la schiena, mentre infilo il pigiama ad un recalcitrante treenne.

I suoi borbottii mi accompagnano per tutta la preparazione della cena, mentre siede a gambe incrociate, in mutande e canottiera, sul freddo pavimento al centro della sala.

Il suo pigiama rosa e lilla giace lì accanto, scomposto, le calzine antiscivolo spuntano da sotto la sedia.

Mentre apparecchio le ripeto ininterrottamente, come una cantilena: "Dai vestiti che prendi freddo, forza vestiti, su vestiti".

Ma la Ninfa resta lì, trincerata in un ostile silenzio, immobile come una statua di sale.

Finché ovviamente a cedere sono io. Mi accoccolo vicino a lei, la stringo lenta in un abbraccio, oh! quanto mi costa non stritolarla come un boa constrictor, e pian piano le metto il pigiama.

Lei si rialza, tranquilla, mi sorride, sul viso una smorfietta che dice chiaramente "Ci voleva tanto, mamma?".

Il teatrino si ripete anche la mattina e ogni qualvolta io abbia l'ardire di aiutare Ringhio a fare qualunque cosa.

Ringhio, da parte sua, non si fa benvolere. Le ruba i giochi, le fa i dispetti e, soprattutto, la imita in tutto e per tutto, anche negli atteggiamenti negativi.

Razionalmente lo so che la loro è una muta, ma neppure tanto, richiesta d'attenzione.

Il problema è che la mia risposta non è sufficiente, non sono abbastanza reattiva, non capisco bene cosa si aspettano da me.

Non mi piace punire, non mi piace minacciare. Ma l'altra volta, boccaccia mia, mi è proprio sfuggito:

"Se non la smettete di fare i capricci, chiamo la Santa e le dico di non portarvi nulla!"

Sguardi allibiti, bocche cucite, mani a posto per una sera.

Già dalla mattina dopo la situazione era tornata quella di sempre.

E ora che faccio?

Oramai l'ho detto, per una questione di coerenza e rispetto dovrei far trovare loro del carbone, altro che giochi e dolcetti!

Ma so bene quanto il giorno di Santa Lucia sia importante per i bambini, mettiamoci pure che la mattina sarò al lavoro e quindi già mi macero nel senso di colpa (ma quando sei una lavoratrice dipendente e ti concedono le ferie solo il pomeriggio non puoi farci molto), non me la sento proprio di rovinare loro la giornata più magica dell'anno.

Quindi, avete consigli da darmi per levarmi da questo scomodo impasse?

 

 

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In questo lunedì novembrino, reduce da un fine settimana particolare di cui vi parlerò in seguito, voglio cogliere l'occasione e condividere con voi alcuni momenti felici della scorsa settimana.
Scelgo di farlo in una giornata importante e significativa soprattutto per noi genitori: la giornata universale dei diritti dei bambini
Ogni mamma e ogni papà che si rispettino desiderano il meglio per i loro figli.
Spesso, però, ci si perde nella ricerca di beni e oggetti, dando per scontato che la felicità ha le sue basi in ricchezze che non sono certamente materiali.
Parlare dei diritti del fanciullo con i nostri bambini, specialmente se piccoli, può sembrare un'impresa difficile, ma non lo è affatto.
Ogni cosa che facciamo con loro durante la giornata, ogni attività che loro sono abituati a svolgere, ogni pretesto anche apparentemente banale può fornirci lo spunto per iniziare a spiegare i bambini i diritti dei bambini.
Non ci credete? Vi faccio un esempio. Ieri sera ho fatto un gioco con loro.
Sdraiata a letto per la seduta di coccole quotidiana, ho chiesto loro di dirmi tre momenti in cui sono stati felici.
Ed ecco qua le loro scintille di gioia:
  1.  Quando sabato scorso con la mamma siamo andati in biblioteca a scegliere i libri e la bibliotecaria ci ha fatto la tessera, una per uno: così possiamo tornare là e prendere tutti i libri che ci piacciono e guardarli con la mamma e il papà. (Quale miglior incipit per spiegare loro che nel mondo tanti bambini non sanno leggere, scrivere e non hanno nemmeno i libri?)
  2. Quando la nonna G. ci ha preparato il gelato al caffè per merenda ("Sapete che tanti bambini non hanno nulla da mangiare, nemmeno il pane? E che non hanno neanche una famiglia?)
  3. Quando abbiamo scritto la letterina a Santa Lucia che così ci porta i giochi e i dolci e possiamo giocare anche con la mamma e il papà (non serve che ve lo dica, vero? Non tutti i bambini sono così fortunati da poter giocare).

Ogni santo giorno ci sono milioni di momenti e milioni di modi per ricordarci quanto siamo fortunati e per cominciare a insegnarlo anche ai nostri figli.

Parlando con Ringhio e con la Ninfa mi sono resa conto di quanto questo sia possibile, prendendo spunto proprio dalla nostra vita quotidiana e da qui gesti a cui non diamo più il giusto peso: disegnare, lavarsi i denti, riposarsi...

Colgo quindi il suggerimento della bravissima e super positiva Silvia del blog "Scintille di gioia" e vi invito a indicarmi tre momenti felici della passata settimana.

Se poi siete interessati, potete anche:

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividere con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il blog "Scintille di gioia" e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviate a Silvia i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non se ne perda nemmeno uno!
Se siete curiose e volete sapere a chi ho chiesto di partecipare, date un'occhiata su FB!
Con questo vi lascio. Attendo i vostri preziosi momenti felici e vi auguro una buonissima settimana.
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I libri, secondo me, sono uno dei regali più belli da fare ad un bambino.

Se poi i bambini sono ancora piccoli, le possibilità di scelta sono pressoché infinite.

Visto che Natale sta arrivando, oggi vi presento un libro particolare, perché non è fatto di parole, ma solo di immagini.

Oggi parliamo dei wimmelbuch.

COSA SONO I WIMMELBUCH

A differenza dei libri indirizzati a un pubblico pre-scolastico che si caratterizzano per illustrazioni vivide e sgargianti rappresentate generalmente su un unica pagina, il libro per immagini di cui vi parlo oggi ha come pubblico possibile anche lettori più grandi, perfino adulti, se vogliamo.

Si intitola "Guardiamo insieme" ed è un wimmelbuch.

Sono sicura che tanti di voi sapranno già di cosa si tratta. Io prima di trovarlo a ben € 2,95 su una bancarella di libri usati non sapevo neppure della loro esistenza.

I wimmelbuch sono libri cartonati di grandi dimensioni e si caratterizzano per la totale assenza di parole.

A parlare sono le immagini, affascinanti e ricche di dettagli, in cui il lettore può perdersi per ore.

Spesso vengono associati ai "silent books", ma vi è una lieve differenza: i silent books di fatto narrano una storia attraverso l'uso di disegni, per cui c'è un protagonista ben riconoscibile che agisce e quello che fa o quello che vive viene rappresentato attraverso le immagini.

Nei wimmelbuch  invece non c'è una vera e propria storia.

Ci sono queste bellissime tavole che sembrano davvero dei quadri piene zeppe di personaggi che ritraggono una scena quotidiana legata a vari temi, per esempio una giornata al parco o un giorno in città.

COME UTILIZZARE UN WIMMELBUCH

Un wimmelbuch è una porta verso l'infinito.

Possiamo perderci nella pura contemplazione del disegno, ma anche divertirci con i nostri bambini a giocare a "cerca e trova".

Io per esempio chiedo a Ringhio di trovare tutte le macchinine o alla Ninfa di cercare tutte le cose di una stessa forma.

Oppure si possono utilizzare i wimmelbuch per allenare la memoria: con il mio nipotino di otto anni circoscrivo un riquadro della pagina, gli lascio un minuto di tempo, poi chiudo e gli chiedo per esempio: "Di che colore era il vestito della signora in bicicletta?".

In questo modo i bambini imparano anche a visualizzare le cose e allenano la memoria fotografica.

Nessuno vi impedisce poi di utilizzarli alla stregua di un silent book: scegliete magari un personaggio ricorrente e inventate una storia da raccontare ai piccoli, oppure, se più grandicelli provate a chiedere  loro di raccontarvi una fiaba traendo ispirazione da quello che vedono.

Concludendo, i wimmelbuch sono libri versatili, adatti a grandi e piccini, che, grazie alle loro bellissime illustrazioni vi faranno volare assieme ai vostri figli sulle ali della fantasia.

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola, di Homemademamma per aver inventato il #venerdìdellibro.

Chi di voi conosceva già i wimmelbuch e i silent book? Oltre ad Amazon, conoscete qualche altro posto dove si possono reperire?

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ANIMALI DOMESTICI E NEONATI

L'arrivo di un neonato è un evento che sconvolge gli esseri umani, tanto la sua portata è immensa e ricca di sfumature, figuriamoci poi gli animali che condividono la loro esistenza con noi.

Come ho già accennato in precedenza, la mia convivenza con gli animali risale a quando ero piccola.

Anche CF vanta una varia esperienza nei rapporti con gli animali, soprattutto cani e cavalli.

Quando siamo andati a vivere assieme, abbiamo deciso di comune accordo che volevamo continuare questa tradizione.

La nostra casa è piccola ma abbiamo un giardino sfruttato dal cane dei genitori di CF, di cui ci occupiamo comunque noi, per cui abbiamo preferito optare per altri animali.

Nostri compagni di avventura dell'epoca erano un criceto e un'acquario di pesci tropicali.

Con me ho traslocato la mia vecchia gatta che ci ha lasciato dopo pochi mesi.

Da quando viviamo lì molte cose sono cambiate: l'acquario di pesci tropicali è diventato un acquario di acqua dolce che ha poi lasciato il posto a una boccia di pesci rossi.

I felini sono diventati due, un maschio e una femmina e la criceta è andata nel paradiso dei roditori mesi or sono.

Quando abbiamo deciso di avere dei bambini, francamente non ci siamo soffermati troppo a pensare a cosa questo avrebbe significato per i nostri animali, soprattutto per i gatti e il cane.

Fare in modo di far accettare il neonato ai nostri amici a quattro zampe non è stato affatto un problema insormontabile.

Certo, ci sono dei trucchetti e degli stratagemmi che possono sempre far comodo.

Ecco quindi cosa posso consigliare a chi vuole allargare la propria famiglia ma trema all'idea di come possano reagire gli amati pets all'arrivo di un bebè.

Pesci

I pesci sono gli animali che dal punto di vista dell'interazione con i bambini non mi hanno mai preoccupato.

Del resto, loro stanno dentro un acquario o una boccia e i pupi stanno fuori.

Che siano pesci tropicali o pesci d'acqua dolce, non si accorgeranno nemmeno del nuovo membro della famiglia. A loro basta avere un habitat adatto e nutrimento a sufficienza.

I pesci tropicali generalmente sono più appariscenti di quelli d'acqua dolce, ma sono anche più delicati.

Informatevi sempre bene prima di decidere se un acquario fa per voi. Personalmente se non siete esperti vi consiglio di provare prima con pesci più resistenti.

I miei figli sono sempre stati affascinati dagli acquari.

Quando erano piccini secondo me il rumore delle bolle in qualche modo li riportava al grembo materno, tant'è vero che nei pressi dell'acquario si tranquillizzavano più facilmente.

Quando sono cresciuti, ho notato che seguire i movimenti dei piccoli animali acquatici era davvero un toccasana.

Guardare nuotare i pesci anche all'interno di una boccia ha un effetto rilassante sui bambini, meglio ancora del barattolo della calma montessoriano.

Quando i bambini cominciano a volervi aiutare nella cura dei pesci, potete insegnare loro come dargli da mangiare: pochi pizzichi del loro mangime e il gioco è fatto.

Per quanto riguarda invece la pulizia è una fase che è meglio che siate voi a gestire, onde evitare splaccicamenti involontari degli animaletti sul pavimento.

Criceti

Esistono cinque specie di roditori che la legge consente di tenere in casa:

  • criceto russo
  • criceto siberiano
  • criceto di Roborowskij
  • criceto dorato
  • criceto Cinese

Le altre specie sono protette e quindi la legge ne vieta la vendita e il possesso.

I criceti sono animaletti buffi che di primo acchito risultano subito simpatici, soprattutto ai bambini, anche abbastanza piccoli.

Allevare uno di questi roditori non è particolarmente impegnativo.

Basterà tenere conto di una cosa: i criceti sono animaletti territoriali, quindi vale la regola una gabbia un roditore.

Mettere due o più criceti nella stessa gabbia, a meno che non sia molto grande o su più piani, scatenerà vere e proprie battaglie che si concluderanno in un bagno di sangue.

I criceti sono animali che amano la pulizia e l'ordine. Ricordatevi di pulire la gabbietta una volta al giorno e di non lavarli mai: i criceti si puliscono da soli e lo fanno davvero spesso e bene.

Ogni criceto suddivide la propria gabbia in varie zone: zona notte, zona pappa, zona gioco e zona bisogni.

Ricordatevi di rifornirli di cibo (ci sono mangimi ben bilanciati a base di frutta, verdura e semi vari da offrire loro) ma senza esagerare e di cambiare spesso l'acqua nell'abbeveratoio  e procurargli una piccola tana con tanto cotone.

I criceti non vanno in letargo e adorano giocare.

Sono sicura che la prima immagine che vi si è presentata alla mente alla parola "criceto" è quella del piccolo animaletto che gira sulla ruota.

Perché effettivamente lo fa. Giorno e notte. E si arrampica dappertutto.

I criceti generalmente non sono aggressivi se si abituano fin da piccoli ad avere contatti con le persone che li accudiscono.

Olivia, la mia piccola peste, si faceva tranquillamente prendere in mano e coccolare anche sotto gola e pancia.

A volte l'ho portata in giro all'interno della mia tasca o in una piccola borsetta.

Ma quando mia suocera ha avvicinato il dito per accarezzarla, lei veloce come un fulmine le ha morsicato il polpastrello.

Per cui non fate avvicinare i bambini con le mani alla gabbia, spiegate loro che il criceto si può guardare ma non toccare e soprattutto dite loro che non devono fare rumori assordanti nei pressi della gabbia, perché il nostro piccolo amico si spaventa moltissimo.

Col tempo potete insegnare ai vostri figli a dare semi o pezzettini di frutta all'animaletto che avrà modo di familiarizzare con loro.

CANI

Come ho accennato all'inizio del post, la mia esperienza nell'ambito canino è abbastanza recente.

I genitori di CF sono i proprietari di una cockerina di ormai otto anni, ma la maggior parte delle volte ce ne occupiamo noi.

La cagnolina non è stata allevata da me e, come dice spesso il veterinario, mi considera una compagna di branco con cui giocare e bighellonare.

Infatti andiamo a spasso insieme, ci coccoliamo e giochiamo come due matte.

Le porto la pappa, l'acqua e la tengo pulita.

Ogni tanto le faccio un bel bagno, cosa che non gradisce per niente.

Ma mi ubbidisce di rado e solo se sa che poi le allungo una ricompensa.

Come la maggior parte dei proprietari di cani, la preoccupazione più grande per l'arrivo dei nostri bambini era proprio lei.

Su consiglio del veterinario, appena nata la Ninfa, ho subito portato una sua tutina alla cagnolina in modo da farle sentire e conoscere il nuovo odore.

Pian pianino, quando uscivamo, abbiamo fatto in modo che si avvicinasse alla neonata e le abbiamo premesso di annusarla.

Siccome è un cocker agitato, la premiavamo con un bel biscottino quando riusciva a stare seduta ferma vicino a noi senza tentare di salire in braccio quando c'erano la Ninfa e Ringhio.

Pian pianino abbiamo allungato il tempo passato assieme, senza costringerla a stare con noi se lei non voleva.

Man mano che i bambini crescevano, anche lei cambiava atteggiamento nei loro confronti: il suo fare circospetto ha lasciato posto ad una gioia irrefrenabile quando li vede.

Ciò nonostante, spesso bisogna tenere a bada la sua esuberanza, perché, non appena vede Ringhio e la Ninfa, il suo primo istinto è quello di balzar loro addosso e di leccarli tutti.

Da parte loro anche i pupi devono essere frenati, perché come tutti i cuccioli -e i bambini non fanno eccezione- di primo acchito si mettono a correre e lei ovviamente li insegue e poi finiscono tutti a rotolarsi nell'erba o sul porfido.

Se all'apparenza sembra un rapporto idilliaco, non nasconde però dei rischi.

Il nostro cane non è abituato a stare con la gente per cui non a volte interpreta male alcuni gesti.

In più ha delle abitudini ben radicate: la pappa ad una certa ora servita in un determinato modo e diventa aggressiva se qualcuno prova a portargli via il cibo, anche per gioco.

La stessa cosa capita con la sua copertina e con alcuni dei suoi giochi.

Io e CF abbiamo spiegato tutto questo ai bambini, ma non lasciamo mai i pupi e il cocker da soli per prevenire spiacevoli incidenti.

Si gioca assieme, si fanno le coccole, si sta in braccio a turno (sì, pure lei), si mangia il biscotto se ci si comporta bene (sì, pure lei).

Babbo Natale e Santa Lucia lasciano sempre qualcosa anche a lei e il giorno del suo compleanno, arbitrariamente scelto in Luglio, riceve un piccolo regalo.

Anche se non ha il permesso di entrare in casa (no, non è perché ho paura che sporchi, ma perché in casa ci sono i gatti), di fatto lei è un membro della nostra famiglia a tutti gli effetti.

GATTI

Infine, veniamo al mondo gatto.

I gatti sono gli animali con cui ho più familiarità e quelli di cui era più facile per me prevedere le reazioni all'arrivo dei bambini.

Sfatiamo subito un mito: i gatti non sono animali indipendenti.

I mici come tutti gli altri animali domestici dipendono da noi per i loro bisogni primari: cibo, acqua, cure sanitarie e pulizia.

Non è affatto vero che i gatti non hanno bisogno di coccole, anzi: sono tra gli animali più coccoloni con cui ho avuto a che fare.

Ci sono esemplari che sopportano la solitudine meglio di altri, ma quello dipende dall'indole del felino.

I gatti sono territoriali, per cui se ne volete più di uno è meglio prenderli assieme, quando sono cuccioli, per evitare problemi e difficoltà di inserimento più avanti.

In questo caso territoriale si riferisce allo spazio fisico ma anche alle persone.

La mia attuale gatta, così come quella vecchia che mi aveva seguito nell'avventura a due, è molto possessiva nei miei riguardi: tollera la presenza degli altri membri della famiglia ma ha ben chiaro chi è la sola persona che può permettersi di coccolarla.

Il gatto, invece, è un pezzo di pane: buono fino all'esagerazione si fa coccolare e a volte anche malmenare da tutti.

I gatti hanno capito subito che sarebbe cambiato qualcosa fin da quando ero incinta.

Vivere a contatto con loro, nonostante non fossi immune alla toxoplasmosi, non ha mai rappresentato un problema:  i gatti vengono controllati e vaccinati periodicamente e ho sempre seguito le usuali norme igieniche per cambiare la lettiera.

Un piccolo consiglio: sarebbe meglio avere una cassettina per ogni gatto.

I gatti sono animali con la puzza sotto al naso: non amano gli ambienti sporchi e con odori troppo forti, non mangiano dove fanno i loro bisogni, per cui pappa e acqua lontano dalle cassettine.

Odiano essere sporchi e disordinati e passano gran parte del loro tempo a leccarsi e a sonnecchiare.

In più, fin da piccini i miei mici sono stati abituati a farsi lavare e non temono l'acqua (l'asciugacapelli invece li fa imbestialire).

Questi piccoli felini sono prevalentemente notturni, per cui è facile che si scatenino in corse pazze e giochi rumorosi durante la notte, specialmente quando sono giovani.

Per i gatti l'arrivo di un bebè può essere davvero destabilizzante, soprattutto se si da loro l'impressione di essere trascurati.

Per questo fate in modo di coccolarli più di quanto facevate prima, spazzolate il loro pelo e ricompensateli spesso.

Quando il bimbo nasce, lasciate che il gatto si avvicini pian piano e secondo le sue tempistiche per valutare il nuovo venuto.

Inizialmente il gatto farà l'indifferente, magari anche l'offeso, ma è solo apparenza. In realtà muore dalla curiosità.

Le difficoltà più grandi si hanno quando i bambini cominciano a muoversi e a gattonare in autonomia.

A questo punto vedono il gatto come un bel giocattolo peloso a cui tirare la goda e i baffi.

Cosa che il micio non ama per niente. Se il vostro gatto è placido come il mio, lascerà correre e al massimo vi lancerà sguardi da martire mentre il vostro pupo gli strapperà una vibrissa.

Se invece il vostro gatto è bisbetico come la mia, potrebbe sfoderare gli artigli e graffiare il piccolo.

Proprio per questo vi suggerisco per prima cosa di tenere sempre le unghie dei gatti tagliate e curate (non è vero che ai gatti fa male tagliare gli artigli, semplicemente non amano essere immobilizzati mentre lo fate).

In più, se avete a che fare con gatti non molto accomodanti, fate in modo che i bambini non si avvicinino troppo.

Credetemi, di solito i gatti sono i primi a defilarsi se ritengono i bambini pericolosi.

Con il tempo poi i bambini capiranno che i mici non sono giocattoli, ma animali che possono essere coccolati.

La Ninfa corre a farsi consolare dal mio gatto se io la sgrido e, quando è triste, passa ore e ore ad accarezzarlo.

Dal canto loro i gatti si abitueranno ai nuovi venuti e smetteranno di fare di tutto per evitarli: si siederanno vicino a loro e andranno a strusciarsi sulle loro gambe quando rientreranno a casa.

COME FAR CONVIVERE BAMBINI E ANIMALI

Spero che questo post sia servito a rassicurare tutte quelle coppie che si preoccupano di come far accettare il neonato al proprio animale domestico, soprattutto al cane e al gatto.

Con qualche piccolo accorgimento e un po'di pazienza i vostri amici animali si abitueranno a convivere serenamente con i nostri bambini.

 

 

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Crocchette di patate, anzi super crocchette, quelle di cui parliamo oggi nel secondo appuntamento della rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini".

Le super crocchette sono nate dalla mente di CF ieri sera, perché "quando la crocchetta chiama bisogna rispondere".

Così il nostro baldo uomo con la'aiuto dei pupi ha deciso di unire a casaccio sapientemente alcuni ingredienti accuratamente selezionati che avevamo in dispensa e ha dato vita a queste crocchette veramente buonissime, soprattutto per i bambini (non a caso: il tonno è tra i loro alimenti preferiti).

SUPER CROCCHETTE PATATE E TONNO AL FORNO: LA RICETTA

Ingredienti per circa 25 crocchette

  • Un Kg di patate
  • 300 gr. di tonno ben sgocciolato
  • due uova
  • sale
  • pepe
  • maggiorana
  • scamorza a dadini
  • olive tritate
  • pangrattato

Procedimento

Si comincia dalle patate: sfregatele sotto l'acqua corrente e fatele bollire con la buccia per circa quaranta minuti.

Capirete che sono pronte facendo la prova forchetta: se i rebbi penetrano all'interno della patata senza difficoltà allora le patate sono pronte.

A questo punto scolatele e lasciatele sotto il getto dell'acqua fredda: in questo modo togliere la buccia risulterà più facile.

Una volta terminato di pelare le vostre patate, avete due possibilità: potete utilizzare uno schiacciapatate oppure schiacciarle con l'aiuto di una forchetta.

Raccogliete la polpa dei tuberi in una capiente ciotola e aggiungete tutti gli altri ingredienti ad eccezione del pangrattato.

Lavorate il composto con un cucchiaio di legno fino a quando non sarò cremoso come un puré.

Se lo vedete troppo sodo, potete aggiungere un goccio di latte se, invece, lo vedete troppo asciutti potete mischiare un poco di farina bianca.

Assaggiate la purea ed eventualmente correggete di sale e pepe.

Prendete la leccarda del forno, stendete uno strato di carta forno e procedete con la creazione delle super crocchette.

Con le mani umide prendete un po' di impasto, dategli la forma che desiderate (cilindrica, tonda, a polpetta...), inserite un bel dadino di scamorza e passatelo nel pangrattato.

Posizionate le super crocchette sulla leccarda e infornate a metà altezza, regolando la temperatura a 200°C per circa venticinque minuti.

Sfornate, cospargete eventualmente di sale e servite le vostre super crocchette.

Le poche superstiti della cena....

Possono andare bene come antipasto o come secondo. In questo caso magari potete accompagnare le vostre super crocchette con un'insalatina mista.

Vista la facilità del piatto e la velocità di realizzazione anche i vostri bambini possono contribuire alla preparazione delle super crocchette.

Mi raccomando, stasera accidentalmente lasciate la ricetta bene in vista in modo che il vostro partner la legga.

Oppure corrompete i vostri figli: in cambio magari di un dolcetto non sarebbe bello cucinare queste semplici super crocchette con il papà?

Non dimenticatevi di tornare a dirmi se vi sono piaciute.

Come sempre, attendo anche le ricette dei vostri cuochi in erba.

Se avete un blog, potete scrivere un post linkando il mio sito oppure potete fotografare i manicaretti preparati dalla vostra dolce metà e pubblicarli su IG o FB con i seguenti hashtag:  #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Gustatevi le vostre super crocchette e leccatevi i baffi!

 

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