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L’amicizia ha due ingredienti principali: il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili. E il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi.
(Peanuts)

Ieri siamo andati a riprendere i pupi che dopo una vacanza con i nonni non vedevano l'ora di tornare a casa.

Questo è uno stralcio della conversazione filosofica su amicizia e affini avuto con la Ninfa.

-Mamma, stare al lago è stato bello. Ma sono contenta di tornare a casa con te e il papà e di vedere gli altri nonni.

-Bene, sono felice. Anche voi ci siete mancati molto.

-Anche tu mi si mancata. E sai cosa mi sono mancate anche? Tutte le mie scarpe!

-.......

-Sì, perchè tu mi hai dato solo i sandaletti e quelle da ginnastica che si alluminano e le ciabatte quelle coi buchi ma le altre no.

-Amore, non ti servivano le altre. Quando le mettevi?

-Le mettevo così per per giocare.

-Vabbè, dai, le userai a casa.

-Ma mamma domani  vai al lavoro?

-Sì, domani è lunedì. La mamma e il papà vanno al lavoro.

-E a me chi mi fa la guardia?

-Nessuno ti fa la guardia. Non sei un prigioniero. Domani tu e Ringhio farete compagnia ai nonni M. ed E.

-Ah, meno male! Ma mi portano alla scuola materna?

-No, tu sei in vacanza adesso ancora per tanti giorni.

- Uffa! Ma io volevo vedere i miei amici, perché anche loro mi mancano.

-Se vuoi, possiamo provare a sentire A. e F. e vedere se vengono a trovarti sabato, magari state in giardino a giocare con la piscinetta e prepariamo una merenda buonissima.

-Ma quanto manca a sabato?

-Ancora sei giorni

-Ma è tantissimo! Io voglio vedere le mie amiche adesso.

-Tesoro, mi spiace, ma adesso non è possibile. Se vuoi le chiamiamo al telefono, così le saluti.

-Sì, va bene.

"Sì, ciao sono la Ninfa. Posso parlare con A.? 

Ciao, A.! Come stai? Io sto tornando dal lago, ho fatto le ferie con i miei nonni e con Ringhio. Però adesso sto tornando a casa. Ho fatto il bagno in piscina e sono anche andata in montagna. Tu cosa hai fatto?

Sì, la mamma mi mancava. Anche tu mi mancavi perché potevo  giocare solo con Ringhio. Ma mi mancavano di più le mie scarpe.

Adesso ti saluto. Ciao"

Ecco, questo è quello che sono riuscita a trasmettere a mia figlia sul valore dell'amicizia.

"Volevo solo andare a letto presto" , oltre ad essere un desiderio comune a tante mamme, è il titolo dell'ultimo romanzo di Chiara Moscardelli, pubblicato qualche anno fa.

Non avevo mai letto nulla di questa autrice italiana che ho conosciuto tramite le recensioni pubblicate dalle amiche del venerdì del libro.

"Volevo solo andare a letto presto" è un libro leggero, piacevole e divertente.

La protagonista è la trentacinquenne Agata Trambusti che lavora per una casa d'aste a Roma.

Ipocondriaca, ossessionata dal controllo e cinica imposta la sua vita su binari sicuri: ogni singolo momento è rigorosamente pianificato.

Nella routine di Agata non c'è spazio per sentimentalismi inutili o dilemmi esistenziali.

Ma come capita sempre, la vita bussa alla sua porta pronta a sconvolgerle l'esistenza: un pomeriggio di pioggia come altri, la ragazza entrerà in una villa di Roma per discutere di quadri e si ritroverà, suo malgrado, catapultata in un'avventura ai limiti del surreale.

Tra pedinamenti, inseguimenti rocamboleschi, loschi figuri e un amore impossibile, Agata scoprirà lati di sé stessa che non immaginava neppure di avere.

"Volevo solo andare a letto presto" è un romanzo fresco, giovanile, in cui la storia d'amore un po' da telenovela va a braccetto con le componenti classiche del noir.

Il tutto condito con storie di crescita personale, di squarci di vita sui personaggi, ma anche di spunti di riflessione non troppo pretenziosi.

Lo stile narrativo è fluente e vivace, ad alto tasso di umorismo.

Però... C'è un però. Nonostante il libro nel suo complesso mi sia piaciuto, ho trovato le avventure di Agata decisamente sopra le righe.

Se inizialmente l'autrice cerca di creare una forte immedesimazione da parte dei lettori nella protagonista, questo viene vanificato dagli eventi descritti che risultano troppo esagerati.

Mi sento comunque di consigliarlo come lettura "da ombrellone": non è eccessivamente lungo, è spiritoso e leggero, prende quel tanto che basta per staccarti dalla realtà.

Conoscete quest'autrice? Io credo che leggerò anche gli altri suoi romanzi, magari stesa sotto il sole tra poche settimane...

Guardi che sbagliare fa bene. Si sbaglia sempre, per rabbia, per amore. Si sbaglia per imparare, per crescere e per maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani. Per cui sbagli, sbagli ancora!"

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Quando i bambini mancano ti trovi lì, tutta la giornata davanti, le mille opzioni che si spianano come pietre di sentieri possibili.

Quando i bambini mancano ti si spezza il fiato, perché vorresti avere la certezza che stanno bene, che si divertono davvero, che ogni cosa si svolga come l'avrebbero fatta se ci fossi stata tu.

Quando i bambini mancano lo tiri anche, il fiato, smetti di correre e di fare lo slalom tra i vari impegni, le ore si dilatano all'infinito e ti ritrovi la sera seduta sul divano a fare il punto della situazione scoprendo che in realtà non hai fatto niente. E ti sembra di avere sprecato un dono prezioso.

Quando i bambini mancano ti senti padrona del mondo, libera da ogni responsabilità, vivi alla giornata leggera come un pettirosso, senza pensare troppo alle conseguenze di ogni tua azione.

Quando i bambini mancano in realtà manca anche una grande parte di te, la parte più bella, più complessa, quella che ti ha cambiato per sempre.

Quando i bambini mancano il silenzio della casa può diventare rilassante e opprimente al tempo stesso e ti scopri a desiderare di sentire le loro risate, i loro battibecchi e i loro sospiri.

Quando i bambini mancano ne approfitti per prendere in mano la situazione, per riordinare le idee, per progettare -per quel poco che si può- l'immediato futuro.

Quando i bambini mancano cogli l'occasione per incrementare la vita sociale e così, per caso, rincasi un sabato sera alle 4,30 senza essere andata a ballare, troppo presa dalla conversazione con amici nuovi e vecchi.

Quando i bambini mancano sperimenti nuove ricette, guardi perfino le nuove serie TV di cui hai solo sentito parlare, fai telefonate chilometriche alle amiche più care senza aver nulla di particolare da raccontare, solo per il piacere di poter fare una conversazione senza interruzioni o sottofondi lagnosi.

Quando i bambini mancano passi la sera con un occhio all'orologio, contando i minuti che ti separano da quella telefonata , quando i nonni ti fanno il resoconto della giornata e tu senti una puntura al cuore, proprio lì, dove fa più male, perché in quel momento il tuo desiderio più grande è essere là, con loro.

Quando i bambini mancano sei in bilico tra l'abisso della malinconia e la sfrontatezza della libertà così a lungo vaneggiata, instabile quasi come quando eri incinta, triste e allegra in un batter di ciglia.

Quando i bambini mancano ti ritrovi con il tuo compagno a parlare quasi sempre di loro, di come erano e di come vorresti che diventassero.

Quando i bambini mancano in realtà la loro presenza è sempre forte, indelebile.

E ti ritrovi a capire quanto è profondo l'amore che provi per loro, quanto ti piacciono i tuoi figli, quanto riempiono la tua anima.

Perché sei mamma e questo non cambierà mai, nemmeno quando saranno grandi e se ne andranno per la loro strada: loro saranno sempre una presenza potente che nemmeno mesi di assenza riusciranno a cancellare.

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Ieri siamo andati a recuperare i bambini che soggiornano sul lago di Garda ospiti dei nonni.

La Ninfa e Ringhio ci sono corsi incontro con la felicità e l'allegria tipica dei bambini che non vedono i propri genitori da qualche giorno.

Ovviamente io e CF ci siamo sciolti, come penso capiti a tutti i genitori.

Dopo una seduta rigenerante di coccole e baci, siamo partiti alla volta della nostra meta.

Non ci siamo lasciati intimorire dalla giornata particolarmente calda e, come già anticipato, abbiamo organizzato per loro una sorpresa: una gita particolare in un posto magico popolato da fate, gnomi e troll.

Con la famiglia di un'amica qualche mese fa abbiamo prenotato la nostra giornata al GiocaBosco, un parco didattico situato a Gavardo (BS).

Il parco si trova su un colle ed occupa una porzione di bosco allestita in modo particolare.

Guardando tra i rami degli alberi o tra l'erba del prato si notano le bellissime case degli gnomi e dei folletti.

Ma ci sono anche altre creature magiche: le fate, che si occupano di insegnare agli gnomi-bambini i segreti della natura.

All'arrivo fata Allegra e la sua amica ci accolgono con gentilezza e, dopo aver vestito i bambini da gnomi, spiegano loro qual è la missione:

ora che sono gnomi devono aiutare le fate a salvare il bosco dai cattivissimi troll che vogliono sporcarlo e rovinarlo.

Le fate, con gli gnomi al seguito, si avventurano tra gli alberi seguendo un percorso didattico che prevede diverse tappe dedicate ad abilità sensoriali diverse: riconoscere le piante aromatiche, ascoltare il canto degli uccellini...

Il percorso dura circa 45 minuti e i genitori possono attendere l'arrivo degli gnomi tranquillamente sdraiati sulle sdraio nell'area pic-nic oppure possono seguire da lontano il gruppo dei bambini.

Ringhio, in fase mammite (dai, questa volta anche giustificata), ha preferito rimanere con me a giocare con altri bimbi della sua età nella zona 0-3 anni.

Mentre lui si accappigliava socializzava con gli altri pupi, io e le altre mamme compagne d'avventura ci siamo gustate un buon aperitivo al chiosco vicino alla kid-zone.

Il bosco è un luogo perfettamente sicuro, a misura di bambino. I sentieri sono larghissimi e facili da percorrere, l'area pic-nic è ombreggiata e dotata di tavolini e sedie a misura di gnomo, come lo sono anche i servizi igienici.

Mentre i pupi sconfiggevano i troll a colpi di incantesimi, CF e il marito della nostra amica si occupavano del barbeque (chè, si sa, è cosa da uomini).

Finito il tour, agli gnomi viene consegnata la medaglia di protettore del bosco e, tornati bambini, possono ricongiungersi alle famiglie per il pranzo. 

Nel pomeriggio chi voleva poteva seguire i laboratori didattici, producendo siffatte meraviglie.

Infine, perché i bambini son sempre bambini, si sono scatenati e hanno dato il meglio di sé nel parco giochi degli gnomi.

Verso l'ora della merenda gli organizzatori hanno preparato il trucca-gnomi e hanno offerto ai piccoli ospiti e pure ai loro genitori una soffice nuvola di zucchero filato.

Avrei voluto che la Ninfa e Ringhio si facessero un giro sul pony per prendere la patente di guida ma stavolta non ne hanno voluto sapere.

La pupa era troppo elettrizzata dall'idea di rivedere la sua grande amica V. (come già detto, essendo una sorpresa non le avevamo anticipato nulla).

Le due, dopo essersi fatte comperare una bacchetta magica, hanno cominciato una battaglia senza quartiere contro i fratelli che, manco a dirlo, facevano i troll.

 

Il parco chiude alle quattro per cui, dopo aver sistemato tutto, abbiamo caricato i pargoli in macchina.

Neanche il tempo di accendere il motore che già dormivano beati, sognando gnomi e folletti.

Il bilancio della giornata è stato positivo: la Ninfa ha passato una giornata memorabile in un posto particolare in compagnia di quella che per lei è sicuramente una persona speciale e che non vedeva da tempo, Ringhio ha giocato con bimbi nuovi ma anche da solo, noi grandi ci siamo rilassati e goduti i bambini.

Se devo essere sincera, però, calcolando il prezzo del biglietto d'ingresso (Ringhio non ha pagato perché è sotto i tre anni e la Ninfa ha pagato la metà perché abbiamo la Viviparchi Card), mi aspettavo qualcosa di meglio.

Rispetto alle mie aspettative, il GiocaBosco si è rivelato meno affascinante: gli allestimenti non erano curatissimi, il giro didattico partito in ritardo è stato breve, nel senso che le tappe fatte secondo me non erano equilibrate.

Hanno dedicato molto spazio alla narrazione  meno alle prove pratiche, forse perché, nonostante si debba prenotare, i bambini erano veramente tanti.

Il bosco è pulitissimo, però, e ognuno ha rispettato le regole: raccolta differenziata, fumo solo nell'area predisposta (quella del barbeque), niente radio e musica ad alto volume, rispetto totale per l'ambiente.

Vicino al parco giochi, inoltre, c'è un'area dedicata a galline, conigli e altri piccoli animali da fattoria: Ringhio ha passato un sacco di tempo a dare foglioline di trifoglio ai coniglietti mentre le bambine giocavano scatenate.

Il chiosco è ben fornito, per cui se non avete voglia di utilizzare il barbeque o di portarvi il pranzo al sacco potete comodamente prendere lì da mangiare.

E se volete un ricordo, potete acquistare gadgets di ogni tipo al piccolo bazar dello gnomo.

Come indicato nel sito stesso di GiocaBosco, il parco offre l'opportunità di riavvicinarsi alla natura, di rallentare e di ri-scoprire attività meno tecnologiche e meccaniche, mettendo l'accento sulla socializzazione, la collaborazione e l'amicizia.

Voi cosa ne pensate? Siete mai stati al GiocaBosco?

 

 

 

 

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Buon venerdì del libro a tutti!

Oggi sono un tantinto obnubilata, ma felice.

Contenta di aver portato a termine stamattina alle 4.00 l'ultimo romanzo della giallista svedese Camilla Lakberg.

Avevo già incrociato gli scritti di questa narratrice tempo fa, ma non l'ho ricollegata subito al romanzo "La strega".

Mi sono resa conto nel corso della lettura dei primi capitoli che avevo già conosciuto la cronista e scrittrice Erica Falck e suo marito Patrick Hedstorm, che lavora in polizia.

E infatti questo è ben l'undicesimo romanzo dedicato a questa coppia vincente.

"La strega" è ambientato nel paese di Fjallbacka, località marina e turistica affacciata sulla costa svedese.

Le vicende narrate si svolgono su tre piani temporali differenti.

La prima è attuale e riguarda la scomparsa e la drammatica morte di Linnea, una bimba di soli quattro anni.

La seconda è una vicenda di cronaca nera locale, avvenuta trent'anni prima, che vede coinvolte l'attrice Marie -tornata momentaneamente da Holliwood  al suo paese natale per girare un film su Ingrid Bergman- e Helen, sua grande amica dell'epoca.

Le due donne, allora tredicenni, vennero ritenute colpevoli dell'assassinio di Stella, una bambina di quattro anni ritrovata senza vita in circostanze misteriose.

Le similitudini tra i due atroci infanticidi sono molte, troppe per essere ritenute solo delle coincidenze.

La terza vicenda, invece, affonda le radici in un passato molto lontano: siamo nel 1600, nel paese di Bohuscan, dove una giovane mamma, Erin, viene ingiustamente accusata di stregoneria e condannata a morte, lasciando orfana Martha, di soli quattro anni.

Camilla è una grande: con abile maestria riesce a legare tutte le vicende in un unico quadro.

Ma fa di più: ogni personaggio che mette in campo non si limita al ruolo di comparsa, ma ha un suo peso all'interno della storia. La scrittrice ne delinea la storia e le abitudini in modo tale da rendere davvero vividi i suoi personaggi.

La sua bravura sta nel fatto che le loro vite sono comunque collegate tra di loro: la storia privata di ogni singolo personaggio non è una digressione o una parentesi narrativa, ma apporta delle informazioni allo svolgimento della vicenda.

Secondo me questa è la caratteristica che contraddistingue Camilla: a differenza di tanti autori di thriller lei è in grado di ricreare un mondo alla perfezione, in ogni piccola sfumatura.

E così non facciamo fatica a visualizzare la località marittima o la vita del borgo di Bohuscan, grazie ai dettagli che l'autrice dissemina qua e là mentre racconta la sua storia.

L'altro aspetto che mi ha colpito e che non ricordo fosse così vivido nell'altro romanzo che ho letto in precedenza,"La principessa di ghiaccio", è come Camilla affronta e approfondisce varie tematiche: la xenofobia, la paura del "diverso" in generale, l'immigrazione, i complessi rapporti inter-familiari, soprattutto quello figli-genitori, il bullismo, i drammi familiari, la violenza...

Il tutto però con uno stile lieve, senza creare sensazioni opprimenti o pesanti, pungolando il lettore a proseguire, a divorare le pagine perché alla fine la domanda di fondo è sempre quella: chi ha ucciso le bambine? E qual'è la connessione tra le tre storie?

Se volete scoprirlo, procuratevi al più presto "La strega".

Ma attenzione: non pensate che sia una lettura veloce, perché è un bel volume di circa settecento pagine.

Se siete pronti a farvi catturare dalla suspence e dai colpi di scena potreste ritrovarvi a fare come me e sacrificare volentieri le ore di sonno pur di appagare la vostra curiosità.

Come ogni settimana, grazie a Paola di Homemademamma per l'opportunità di confronto che ha creato.

Buona lettura e buon caldo fine settimana!

 

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Ebbene sì, anche quest'anno la Ninfa e Ringhio sono partiti per andare in vacanza dai nonni.

Per qualche giorno saranno ospiti nell'accogliente casetta sul lago di Garda, serviti e riveriti come dei principini.

Noi li raggiungeremo domenica e per far loro una bella sorpresa li porteremo -tempo permettendo- in un posto magico, di cui vi parlerò a gita avvenuta.

Ora vi vedo già, care mamme, prendere posizione nei vostri ranghi: quelle che "ma come fai a lasciare i tuoi figli per così tanto tempo, che li hai fatti a fare, se una madre demmerda" e quelle che "oh, quanto sei fortunata! Potessi io lasciare i miei figli a qualcuno per qualche giorno".

Come dico sempre, la giusta via sta nel mezzo.

Non ho delegato ad altri la gestione dei pupi per andare in una SPA o a cazzeggiare in giro facendo finta di non averli mai fatti (che poi, sarebbe davvero un male?), non ho approfittato del buon cuore dei nonni per fare la pacchia (che davvero, sarebbe comunque brutto?).

Secondo me le vacanze con i nonni (ovviamente se i nonni se la sentono e se i bambini vogliono farle, perché non ci devono mai essere forzature), sono una grande opportunità per tutti.

Lo scorso anno la Ninfa ha passato anche una settimana al mare con i nonni materni, oltre alla settimana al lago da quelli paterni.

Per i bambini fare le vacanze con i nonni rappresenta uno dei passi più importanti per combattere l'ansia da separazione: arrivati ad un'età come quella della Ninfa e di Ringhio, i bambini sono in grado di capire che oltre a mamma e papà ci sono altre persone nel loro mondo.

In più, nel mio caso specifico, i nonni sono una presenza abituale e costante nella nostra vita: quando andiamo a lavorare, fanno da baby-sitter ai bimbi (e ragazze cerchiamo di capire che se ci sono i pro ci sono anche i contro di cui non si parla mai).

Andare in vacanza dai nonni significa dare ai nipoti la possibilità di instaurare e rinsaldare un rapporto essenziale per la loro crescita a livello emotivo: se ripenso ai miei nonni, posso affermare senza riserve che non sarei quella che sono se non ci fossero stati loro - e questo senza nulla togliere ai miei genitori-.

I nonni rappresentano una fonte inesauribile di conoscenze per i bambini che, specialmente a quest'età, risultano interessanti ai loro occhi.

E poi, parliamoci chiaro: avete mai visto un bambino scontento di stare con i nonni? Chi non farebbe carte false per farsi coccolare e viziare ventiquattr'ore su ventiquattro?

Lasciare andare i bambini in vacanza con i nonni per i genitori vuol dire comunicare tacitamente ai figli un messaggio di fiducia, che rafforza la loro autostima: siamo sicuri che voi siete in grado di stare per un po' anche senza la mamma e il papà, perché sapete fare tante cose: dormire nella vostra cameretta, vestirvi e lavarvi da soli, mangiare da soli...

Inoltre, ai bimbi arriva chiaro anche questo: vi lasciamo con i nonni, perché li riteniamo persone degne di fiducia, sappiamo che si prenderanno cura di voi in ogni momento. ( A onor del vero, su questo punto sto ancora lavorando: non approvo in toto certe cose che i nonni fanno, ma so che è tipico dei nonni farle, per cui mettiamoci il cuore in pace e amen!).

La cosa importante per me è far sentire comunque che mamma e papà, anche se fisicamente non sono lì, ci sono.

Il che significa telefonare regolarmente per parlare con loro, per farsi raccontare cosa stanno facendo e come si sento, magari stabilire addirittura un appuntamento telefonico ad un orario prestabilito ( si sa, i pupi sono abitudinari).

Se possibile, come nel nostro caso, andare da loro nel week-end se durante la settimana si lavora.

Last but not least, quando i bambini sono in vacanza dai nonni potete approfittarne per dedicarvi di più alla vita di coppia e a voi stesse, facendo attività che magari con i bambini fate più raramente: andare al cinema, visitare un museo o andare tranquilli a mangiare fuori.

In qualunque caso, i bambini dai nonni staranno molto meglio di quanto starete voi a casa, in bilico tra le nuove prospettive che una settimana senza figli vi offre e il perenne senso di colpa che vi coglierà all'improvviso mentre magari vi state facendo fare una maschera al viso o un massaggio rigenerante.

Perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma e se al primo non danno il libretto delle istruzioni, alla seconda assieme alla montata lattea Madre Natura regala un'immenso senso di colpa che non ci abbandonerà mai, non opzionale ma dotazione da mamma standard.