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Ci sono  giornate un pò così, sottotono. Giornate spente che passiamo in un senso di torpore e nebbia mentale. A volte capitano, non ci si può fare niente. Ma per fare in modo che succeda il meno possibile, ho trovato dei trucchetti per affrontare al meglio la giornata.

La durata del sonno è importantissima, ma per me lo è di più la qualità. Da quando sono diventata mamma, le otto ore me le sogno proprio. Però il mio corpo si ricarica benissimo con 5 ore di sonno profondo e ininterrotto. Quelle rarissime volte che arrivo a 7 o 8 ore mi sveglio con un bel mal di testa che mi accompagna fino a sera (forse proprio perché non sono più abituata).

Quando la sveglia suona mi alzo immediatamente  in silenzio. Alzarsi subito senza rimandare fa in modo che la mente non rimanga confusa e ottenebrata. I bambini però mi sentono ugualmente e scendono subito dal letto. Per cui la mezz'oretta per me è già persa. Niente yoga, niente lettura, niente respirazione profonda come tanti consigliano. Li porto in bagno con me e cominciamo a prepararci. Quando siamo pronti, ci posizioniamo davanti allo specchio: sorridiamo e facciamo le facce buffe. A loro piace moltissimo. Io mi sento sciocca, ma dicono che questo semplice esercizio aiuti l'autostima. Provare per credere.

Se tutto fila liscio, ci sediamo a tavola. E qui non transigo: cascasse il mondo, la colazione per me è sacra. Piuttosto non mi trucco, non sistemo i letti, parto anche in ritardo ma voglio stare seduta in pace, bimbi permettendo. Indipendentemente dalle vostre abitudini alimentari, voglio darvi un consiglio: cominciate con un bel bicchiere di acqua e limone che aiuta a decontrasi e agisce sui movimenti intestinali.

Dopodiché parto. E in macchina ho la mia play list che sparo da tamarra a tutto volume. Vi lascio alcune delle canzoni che mi caricano da ascoltare durante il viaggio:

."Time is running out", Muse (2003)

." Sunday Bloody Sunday, U2 (1983)

."Innuendo", The Queen (1991)

."Eye of the Tiger", Survivor (1982)

."Maniac",  M. Sembello (1983)

E voi, come affrontate la giornata?

 

 

E’ arrivato il lunedì ed io devo ancora riprendermi dalle follie del week-end. Ieri si è sposata una delle amiche storiche. Sì, quelle che conosci da una vita ma che, a causa dei ritmi lavorativi incalzanti e della massacrante routine familiare riesci tuo malgrado a frequentare poco. Sono stata contenta di esserci, ma soprattutto sono felice che finalmente sia tutto finito! Quando hanno pronunciato il loro “sì” qualche lacrimuccia ci è scappata. No, non per la commozione (magari anche per quello), ma perché si chiudeva un mese davvero impegnativo. Essere scelta come testimone, ragazze, ve lo dico io, è una bella fregatura. Passata l’euforia iniziale (machebellomachebello ha scelto proprio me tra tutte!), realizzi che in realtà ti è stata appioppata una gatta da pelare. Se non te lo dice la sposa, te lo dico io: la scelta è stata fatta per via delle tue brillanti doti organizzative, non per altro. Ora puoi smettere di sentirti privilegiata. Ecco qui cosa ti aspetta.
Step uno: reperire tutti i numeri di telefono delle amiche per organizzare l’addio al nubilato con conseguente creazione del gruppo su what’s up (benedetta tecnologia! Ma come facevano prima?!). Prepararsi poi a ricevere a cascata messaggi di ogni tipo, da “Che bello, finalmente si sposa!”, all’ “Oddio, mi è spuntato un brufolo proprio in faccia adesso cosa faccio?”. Stringete i denti e non dimenticate mai che il vostro obiettivo è quello di organizzare la più bella festa a cui la vostra amica abbia mai partecipato. Riportate il filo del discorso su questo punto, e passate allo seconda fase: scremare tra le proposte che fioccheranno da ogni dove. Scartate vi prego i “California Dream Mens” (ma sul serio si usano ancora?), eliminati i giri in kajak, le escursioni in Amazzonia e le scalate sull’Everest se la futura sposa è affetta da divanite cronica e magari non è la sola, non decide per una rilassante giornata alla SPA con cena tranquilla se la sposa non è una cinquantenne o non sapete per certo che apprezzerà. Ricordatevi infine che la protagonista è la vostra amica, ma ci sono anche le altre invitate. Se riuscite a trovare una soluzione che accontenti tutte in meno di due settimane, chiamatemi
Step due: preparare scherzi e doni a tema. Qui potete sbizzarrirvi, non c’è bisogno che vi dica che non esistono solo oggetti a sfondo sessuale, vero? Noi abbiamo preparato una bella scatola, con il kit della moglie perfetta. Se ti interessa vedere qualche idea, sbircia qui.
Step tre: assistere l’amica durante la scelta e la prova dell’abito. La vostra funzione è fare da intermediaria tra lei, la madre ed eventualmente la suocera (in questo caso, state pronte a trattenerla quando tenterà di saltarle addosso e picchiarla all’ennesimo commento su quanto sia fortunata ad avere dei bei fianchi così larghi, o il seno procace o praticamente inesistente).
Step quattro: le fedi. Accompagnate la coppia a sceglierle e quando saranno pronte, passate in gioielleria a ritirarle. Controllate che siano giuste, che l’incisione riporti il nome degli sposi e la data o qualsiasi cosa abbiano scelto. Ah, soprattutto non dimenticatevi di pagarle!
Step cinque: quando arriva il gran giorno, voi dovete diventare l’ombra della sposa. Sistemate l’abito durante la cerimonia, ritoccate il trucco e l’acconciatura, assicuratevi insomma che sia sempre perfetta. E’ vostro compito consegnare la busta con l’offerta al sacerdote in caso il matrimonio si faccia in chiesa, occuparvi dei fiori, del bouquet , del riso e delle mandorle. Restate a sua completa disposizione durante il banchetto per qualsiasi necessità.
Inoltre, non fate mancare alla vostra amica tutto il sostegno psicologico di cui avrà bisogno, ascoltatela quando alle tre di notte vi chiamerà per discutere sulle sfumature del colore dei tovaglioli in tinta con le pareti della sala della location. Se sopravvivete a tutto questo, quando a fine giornata con le vesciche ai piedi, l’acconciatura sfatta e il trucco colato guarderete la sposa sorridere dalla sua nuvoletta rosa, vi renderete conto che quello che avete fatto non è stata fatica sprecata. E lì vi sentirete veramente super!

Capita spesso per svariati motivi di essere costretti a mentire ai nostri figli. Personalmente tento di evitarlo il più possibile, perché sono convinta che non sia corretto nei confronti dei nostri pargoli. Per me spiegare le cose in maniera semplice in base all'età del bambino è sempre possibile e preferibile.
Sabato pomeriggio avevo programmato da tempo un'uscita con le amiche. Toccava al Compagno stare con i pargoli. La Ninfa mi assiste come al solito nella preparazione e, al momento dei saluti, a bruciapelo chiede:"Mamy, ma dove vai?". Il Compagno mi precede con un secco: "La mamma sta andando al lavoro.". Ma la Ninfa non si fa fregare: "Oggi è sabato, siamo andati in piscina e la mamma il sabato non lavora". Trafiggo con il mio noto sguardo magnetico il Compagno e vorrei tanto vedere cosa tira fuori dal cilindro per togliersi dall'impasse, ma il tempo è tiranno. Mi accuccio sui talloni, cerco il contatto visivo con mia figlia e le spiego:"La mamma oggi va via con le sue amiche, mangia qualcosa con loro e poi torna da voi. Nel frattempo tu, papà e Ringhio potete decidere assieme cosa fare intanto che mamma è via". Lei mi abbraccia, mi bacia e mi benedice: " Va, stai attenta e divertiti". Niente pianti, urla o sceneggiate. Quando sono rientrata, loro dormivano già, dopo un pomeriggio di attività sfrenate che comprendevano anche una lezione di cucina.
Devo ammettere di essermi sentita soddisfatta, soprattutto alla luce di quanto ho letto in questo articolo. Certo, rimane escluso da questo ragionamento il discorso di Babbo Natale, Fatina dei dentini, Santa Lucia e "miti"vari. E voi come vi comportate?

Tanta confusione. Troppi pensieri, troppe idee, troppi rammarichi, troppi sogni. Lo dice bene il titolo della canzone "My head is a "My head is a jungle"? Passo la giornata persa in un vortice di cose da fare, reali o immaginarie solo per ritrovarmi la sera stanca e con un pugno di mosche. La vita di una mamma, si sa, richiede tanta energia, molto organizzazione, una buona dose di pazienza e uno spirito positivo per affrontare gli inevitabili imprevisti.

A volte sembra proprio che tutti ce l'abbiano con noi. Stamattina non ho sentito la sveglia perchè ieri ho modificato la suoneria e il mio subconscio quando è suonata non l'ha riconosciuta. Per cui mi sono alzata spaventosamente in ritardo. La Ninfa si sveglia ovviamente con me e declama con la sua acuta voce da treenne incazzata col mondo ( ma non si diceva terrible-two?!) che oggi andrà all'asilo con i suoi magnifici shorts di Frozen, anche se rischia proprio lei di finire congelata visto l'abbassamento delle temperature di questi ultimi giorni.Tento di zittirla, ma è troppo tardi: Ringhio si sveglia, scende dal suo lettino e mi si avvinghia alla gamba mentre, in precario equilibrio, tento di finire di truccarmi. Ovviamente mi acceco con lo scovolino del mascara. Mi trascino in cucina e parto in una carambola di biberon, tazze, vuoi latte, the, caffè, dov'è il cacao, biscotti fette marmellata ma io volevo il latte bianco tiepido nell'altra tazza e questi biscotti non li mangio dove sono i miei biscottiiiiiii...Zittisco Ringhio infilandogli il biberon in bocca, ripesco qualche biscotto rotto dal sacchetto ormai vuoto e li porgo alla Ninfa che imbronciata comincia a sgranocchiarli. Nel frattempo comincio il mio coro di "E' pronta la colazioneeeeee" rivolta al corpo privo di sensi che giace nel talamo nuziale. Trangugio un caffè bollente, mi ustiono la lingua, mi macchio la camicetta (merde!!! e ora cosa mi metto?). Ripesco con una mano dai meandri dell'armadio una maglietta passabile e con l'altra mi infilo le scarpe. Compagno ronfa beato sotto le coperte. In cucina pare sia scoppiata le terza guerra mondiale: latte ovunque, Ninfa e Ringhio che si contendono l'ultimo biscotto ( quando il pacco era integro non li guardavano nemmeno), i gatti zampettano nella pozza sul pavimento. Faccio il possibile per sedare la lite (il biscotto lo mangio io, tra i due litiganti il terzo gode), tampono con lo straccio il pavimento e sfamo i felini miagolanti. Compagno finalmente fa la sua apparizione in cucina, un occhio aperto e l'altro chiuso. Colgo al volo l'occasione e sulle note di un "Io vado datemi un bacio fate i bravi buona giornata" mi chiudo la porta alle spalle e parto. Vado in ufficio. A riposare!

Un mio professore del liceo aveva un metodo particolare per insegnarci l'importanza della partecipazione attiva nella vita quotidiana: se non esprimevi le tue opinioni, non esistevi.

Bene, mi sono detta, io voglio esserci.

Voglio far sentire la mia voce, condividere la mia vita di mamma e non solo, confrontarmi con gli altri e imparare.

Per crescere, per sentirmi meno sola e, sì, anche per far sentire meno sole altre mamme o future tali.

Perché, diciamocelo, leggiamo i mommy-blog per dire a noi stesse: "Ecco, anche a lei è successo così, anche lei ci è passata".

Il web pullula di blog sul "mestiere" di mamma, ma le mamme che li scrivono sono tutte brave: brave a cucinare, brave a creare, impegnate nel sociale, viaggiatrici incallite, alcune vivono in posti fantastici e altre sono addirittura gnocche e alla moda.

Sono quelle che grazie ai loro sforzi e al loro impegno sono arrivate in cima e che diventano il nostro modello e di diritto entrano nella sfera del mito.

Ma le mamme come me e te, le mamme del pianerottolo di sotto, quelle che navigano a vista, dove sono?

Una l'hai trovata: manualmente limitata (ma ci sto lavorando), pasticciona in cucina, che ama le sue creature e suo marito ma anche se stessa (anche se a volte me ne dimentico).

Squattrinata, viaggio quando posso abbandonando la noiosa vita d'ufficio da impiegata bistrattata.

Non sono fashonista ma nemmeno trasandata, sono quella che i ragazzi definivano "simpatica".

Se ti va, seguimi: possiamo fare un pò di strada insieme.