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E' appena arrivato in Italia e ha già fatto scalpore. Stiamo parlando del film "Bad moms-mamme molto cattive". Non sono ancora andata a vederlo, ma è una cosa che mi sono ripromessa di fare. Perché? Perché sono una "bad mom" anch'io. Sono una mamma normale, che ce la mette tutta per essere una brava mamma, non una mamma perfetta.Tutte noi, chi più chi meno, aspira alla perfezione. Ma siamo consapevoli che le mamme perfette non esistono. Sono sicura che non siano mai esistite. Sono mamme normali come noi a cui riesce meglio di noi essere brave in qualche campo. Ci sono quelle che cucinano divinamente, quelle che non hanno mai un capello fuori posto, quelle che hanno la casa immacolata nonostante i tre figli e il cane, quelle che sono dotate di grande creatività. Esistono anche quelle che sono più cose contemporaneamente (mannaggia, quanto le invidio!). Ma, se riuscite a guardare oltre l'etichetta di Miss Perfettina che avete cucito loro addosso riuscite a vedere quanto questa sia solo una patina. Sotto sotto sono come noi, insicure e imperfette, sempre sull'orlo di una crisi di nervi. Camminiamo tutte assieme su un filo invisibile, noi mamme, in bilico tra quello che siamo e quello che vorremmo essere, senza capire che per i nostri figli siamo perfette così. Vogliamo solo il meglio per loro e ci facciamo in quattro pur di ottenerlo. E' la competizione fra di noi che ci uccide. Siamo invidiose le une delle altre, perché viviamo nel terrore di essere giudicate mamme inadeguate. Eppure proprio nelle nostre imperfezioni, nei nostri limiti sta la nostra forza. Impariamo dai nostri errori, ci sforziamo di migliorare e di apprendere cose nuove. Plasmiamo la nostra quotidianità per andare incontro alle esigenze dei nostri figli, dei nostri partner, del nostro lavoro, della società e, last but not least, di noi stesse. In altre parole, siamo delle funambole con manie di grandezza. E' inevitabile che a volte scoppiamo. La vita troppo frenetica, l'organizzazione familiare, i nostri bisogni che non sempre riusciamo a soddisfare dopo un pò ci fanno dire:"Eh no, adesso basta!". Siamo quindi pessime madri se decidiamo di tirare un attimo i remi in barca, se pretendiamo di mettere di nuovo noi stesse al centro? Per me no. Siamo umane e a volte ci stanchiamo e abbiamo bisogno di ricaricarci. Però...C'è sempre un però. Ultimamente le mamme stanno passando dall'eccesso della mamma perfetta a quello della mamma pessima. Mi capita spesso di vedere madri che hanno un atteggiamento di menefreghismo nei confronti dei loro figli. Si nascondono dietro frasi del tipo: "Ora sono grandi. E' ora che si arrangino" Va bene, ma fino a ieri eri tu che facevi tutto. Così di punto in bianco non ti sembra eccessivo? Oppure: "Avrò diritto anche io ad avere i miei spazi!". Certo, ma magari se decidi di impiegare il tuo tempo in altro modo, cerca di non palleggiare tuo figlio da una baby-sitter ad un'altra, passando tra una zia e un nonno. Sembra che stiamo vivendo in un'epoca di eccessi: o siamo madri perfette o siamo madri pessime e lo ostentiamo senza pudore. Come sempre, la giusta via sta nel mezzo: come ogni essere umano vogliamo dare il meglio di noi ma dobbiamo essere consapevoli che non possiamo dare sempre il cento per cento. Gli altri ci apprezzano anche se mostriamo le nostre debolezze, anche se non viaggiamo sempre a mille. Insegniamo ai nostri bambini che è  giusto impegnarsi, avere degli obiettivi ma che se non facciamo sempre centro non muore nessuno. Diamo loro le basi per essere autonomi, ma anche la certezza che saremo lì ad aiutarli e sostenerli. Parliamo liberamente con loro dei nostri sentimenti, di quando siamo arrabbiate e di quando siamo stanche, ma anche di quando siamo contente perché siamo con loro. Ed ecco perché, in questo senso, sono contenta di essere una "bad mom", imperfetta sempre, pessima mai.

E' arrivato l'autunno, in ritardo ma non in punta di piedi. Ci ha salutato con un repentino abbassamento delle temperature e puntualmente è arrivato anche il raffreddore. Nasi chiusi e gocciolanti, raffiche di starnuti e occhi arrossati. Inutile rivolgersi alla medicina. Un vecchio proverbio recita: "Il raffreddore è una malattia che, se curata, guarisce in 7 giorni, altrimenti in una settimana".Io sono particolarmente soggetta ai raffreddori. Se è vero che usare medicine è superfluo, anche rimanere in balia dei sintomi da raffreddamento non è piacevole. In tutti questi anni ho elaborato il mio personale metodo per tenere a bada starnuti e co.

Alla base di tutto c'è l'aglio. Sì, avete capito bene, quello che vi fa venire la fiatella fetida, l'anti-bacio per eccellenza. Alcuni addirittura ci fanno decotti e sciroppi. Io no, non c'ho lo stomaco. Mi limito ad aumentarne l'uso in cucina. L'aglio ha innumerevoli proprietà benefiche:

  • è un vasodilatatore, dilata i vasi sanguigni abbassando la pressione del sangue;
  • è un anticoagulante, impedisce alle piastrine di formare grandi coaguli nel sangue;
  • previene l'accumulo nel sangue di colesterolo cattivo;
  • è un antibatterico e aiuta stimolare il nostro sistema immunitario;
  • ha un'azione antiossidante, previene l'invecchiamento dei tessuti e della pelle;
  • ha effetti benefici anche sulla glicemia, perché tiene a bada il valore degli zuccheri nel sangue;
  • ha proprietà antinfiammatorie: è un rimedio fitoterapico contro le infezioni delle prime vie aeree ( raffreddore, vade retro) ;
  • è anche un antispastico, cioè allevia gli spasmi muscolari e i dolori addominali;
  • è un ottimo antiparassitario, mischiatelo alla pappa dei vostri cagnolini o dei vostri gatti e sarete sicuri che non avranno mai i vermi.

Ci sono diversi modi per utilizzare l'aglio, a secondo dell'intensità che volete ottenere. Usato "in camicia", cioè con la pellicina, ha un sapore lieve, spellato ha un'intensità media e affettato, schiacciato o tritato ha un sapore molto marcato. Se non lo digerite, ricordatevi di togliere sempre il germoglio verde centrale. Come dicevo prima, quando il naso gocciola e gli occhi lacrimano, in casa mia c'è un notevole odore di aglio. Per prima cosa, preparo un bel brodo di pollo caldo: al trittico carota-sedano-cipolla aggiungo un bel paio di spicchi d'aglio spellati. Una minestrina con questo brodino è quello che ci vuole a fine giornata. Durante il giorno non mi faccio mancare tisane varie, zenzero, melissa e salvia dolcificate con tanto tanto miele. Ricordatevi che bere è importantissimo quando si è raffreddati. E a pranzo? Niente di meglio di un bel piatto di pasta aglio, olio e peperoncino. Questa è la ricetta che faccio io:

  • 200 gr.di spaghetti
  • sale q.b.
  • 30 gr.di olio extravergine d'oliva
  • 2-3 spicchi di aglio
  • 3-4 peperoncini
  • 10 gr.di prezzemolo (opzionale)

Mettiamo a bollire l'acqua salata e buttiamoci gli spaghetti. Facciamoli cuocere al dente (assaggiateli per sicurezza). Nel frattempo in una pentola mettiamo l'olio extravergine d'oliva. Prendiamo i peperoncini, tagliamoli a metà nel senso della lunghezza e leviamo i semini. Poi affettiamoli finemente e buttiamoli nell'olio assieme agli spicchi da aglio spellati e leggermente schiacciati con la mano. Tagliamo anche il prezzemolo e teniamolo da parte.Facciamo soffriggere dolcemente aglio e peperoncino e dopo pochi minuti leviamo l'aglio. Adesso aggiungiamo un bel mescolo di acqua di cottura della pasta, facendo attenzione a non scottarvi. Scolate gli spaghetti, lasciamoli insaporire nella pentola insieme al condimento. Se vedete che la pasta è troppo asciutta, aggiungete ancora un pò di acqua di cottura. Infine cospargete con il prezzemolo tritato.  Vi sconsiglio di aggiungere formaggi, non perché non siano buoni ( io metto sempre pecorino o parmigiano anche se la ricetta non lo prevede), ma perché quando si è raffreddati i latticini sarebbero da evitare.

E per concludere la giornata in bellezza, io mi faccio una mega doccia bollente (attenzione ai cali di pressione, non fatela mai se siete incinte o se soffrite di vene varicose) e mi infilo sotto le coperte.

Vi assicuro che la mattina dopo il mio naso è meno chiuso, gli occhi non lacrimano e l'umore è nettamente migliorato.

Ah, se volete ricevere coccole e baci (che quando si sta male sono sempre bene accetti), ricordatevi di masticare due chicchi di caffè o meglio ancora due semi di cardamomo e l'alitosi scomparirà!

 

Oggi vi voglio parlare di questo libro,"L'amica geniale" di Elena Ferrante.

Mi è stato regalato, appunto, da un'amica geniale, che sa quanto mi piace leggere. (In realtà anche altri lo sanno, ma mai che mi regalino un libro, eh?!).
Non conoscevo l'autrice se non per la sua fama. Quindi mi sono buttata a capofitto nella lettura del romanzo.
La trama è semplice e complicata allo stesso tempo. Semplice perché può essere riassunta in poche righe: si parla dell'amicizia e del rapporto di amore/odio tra le due protagoniste, Elena Greco (la voce narrante) e Lila Cerullo in un rione povero e malfamato di Napoli negli anni Cinquanta. L'autrice segue le bambine dall'infanzia fino all'adolescenza, sulla scia dei romanzi di formazione. Ma è anche un libro complicato perché la Ferrante mette in campo tantissimi personaggi secondari che non si limitano al ruolo di comparse. Mi ha piacevolmente stupito l'abilità nel ritrarre con pochi tocchi i tratti salienti di ogni figura riuscendo però a fare in modo che abbiano anche un certo spessore psicologico.
Ho trovato noiosi i primi capitoli del libro, forse perché non ero più abituata a questo genere di romanzi.Via via la narrazione si fa più coinvolgente, lo stile più scorrevole e alla fine ti prende al punto tale che non riesci più a smettere di leggere. L'ho finito alle tre di notte. Finito per modo di dire: infatti la storia prosegue con altri tre volumi che mi procurerò sicuramente. Questo mi ha lasciato l'amaro in bocca: se mi fossi informata prima avrei già cominciato il secondo!
Perché vale la pena leggerlo secondo me: per la particolarità dei personaggi, per il quadro sociale da cui possiamo vedere i cambiamenti nel rione di Napoli che riflettono allo stesso tempo quelli dell'Italia intera.Per lo stile e la genialità della trama, avvincente ma allo stesso tempo quasi distaccata.
E poi non volete farvi catturare dall'alone di mistero che aleggia intorno all'autrice che scrive con lo pseudonimo di Elena Ferrante?
Voi cosa state leggendo in questo periodo? Cosa mi consigliate?

E' ufficiale: ci siamo riappropriati della serata. Finalmente, dopo mesi di impegno e di logoramento di nervi, ce l'abbiamo fatta: la Ninfa e Ringhio dormono nella loro cameretta. E' stata dura ma ora i bambini vanno nei loro lettini ogni sera alle nove e, dopo la favola o la canzoncina di rito, si addormentano da soli. Sì, da-so-li (vedo già le vostre espressioni invidiose). E adesso sicuramente vorrete che vi sveli il segreto. Ebbene, non ci sono trucchi. Non abbiamo seguito alcun metodo, niente Estevill, niente Hoggs, niente tata Lucia. O meglio, li abbiamo provati tutti fino a trovare quello che va bene per i nostri bambini. Se piangono, io e Compagno andiamo a consolarli, senza guardare l'orologio prima di entrare in cameretta. Li abbracciamo, li spupazziamo e a volte ci infiliamo nei loro lettini. Quando si sono calmati, ognuno torna al proprio posto. Il lettone è a loro disposizione ad ogni ora, generalmente si infilano sotto le lenzuola tra le 5 e le 6 del mattino. A volte capita di trovarli uno nel letto dell'altra, che ronfano avvinghiati in strane posizioni yoga.

E' bello avere il letto di nuovo per noi. Non dormo più sulla cornice di legno e la mia schiena ringrazia. La giornata si fa meno pesante. Abbiamo riconquistato i nostri spazi. Posso fare la doccia e spalmarmi l'olio, leggere un libro e non finirlo dopo sei mesi, possiamo vedere un film assieme sul divano oltre ai soliti cartoni animati. Con questo non intendo dire che passare la serata o il tempo in generale con i miei bambini sia un peso. Dico solo che tentare di far dormire due goblin nervosi, iper-eccitati e lagnosi per delle ore per poi strisciare nel letto all'una di notte non è quello che io definirei "tempo di qualità". Per quelle che di voi puntano il dito, sì, abbiamo fatto co-sleeping fino a qualche mese fa, poi CF è rimasto bloccato con la schiena e farlo dormire in cameretta o sul divano era fuori discussione. Da quando ognuno dorme (più o meno) nel proprio letto, l'intero ménage familiare ne ha guadagnato. Io e Compagno siamo meno nervosi e questo si ripercuote positivamente  sul nostro rapporto di coppia e sul nostro rapporto con i bambini. Insomma, ci siamo divisi per ritrovarci più uniti.

E voi come sfruttate la serata? Come fate a gestire i bambini in questa fascia d'orario così delicata?

co-sleeping

Ieri sera la Ninfa mi ha chiesto di raccontarle una favola prima della nanna. Come sempre, comincio con Cappuccetto Rosso, ma lei mi blocca.
“Ne voglio una nuova, mamma”. E’ tardi, sono stanca, non mi viene in mente niente. Mi guardo attorno, e l’occhio mi cade sul mio nuovo libro :  "Mi hanno regalato un sogno. La scherma, lo spritz e le Paraolimpiadi". Adesso so cosa voglio raccontare ai miei figli.

C’era una volta una bambina che si chiamava Beatrice, ma tutti la chiamavano Bebe. A Bebe piaceva tanto correre, giocare con i suoi amici e andare a scuola. Ma la cosa che le piaceva più di tutte era praticare uno sport che si chiama scherma. Quando Bebe aveva il suo fioretto in mano era invincibile. Ma un brutto giorno la bambina si ammalò gravemente. La sua mamma e il suo papà la portarono subito all'ospedale: Bebe aveva preso una malattia terribile, la meningite fulminante. I dottori spiegarono ai suoi genitori che Beatrice doveva stare in ospedale tanto tempo e che purtroppo le sue gambe e le sue braccia non funzionavano più e dovevano toglierle. La mamma e il papà di Bebe erano disperati e piangevano. “Come farà adesso la nostra bambina senza braccia e senza gambe?”. Quando tornarono a casa, dopo tanti giorni di ospedale, Bebe chiese ai suoi genitori quando poteva tornare a fare scherma. Loro le risposero che non avrebbe potuto farlo perché non aveva più braccia né gambe. Beatrice li guardò e, sorridendo, rispose: ”Basterà usare braccia e gambe finte”. Allora trovarono un posto in una città vicino dove si fabbricavano mani finte, braccia finte, piedi finti e gambe finte. Bebe uscì soddisfatta: ora poteva di nuovo usare il fioretto! Ma quando andava ad allenarsi o anche quando passeggiava o andava a scuola, Bebe sentiva che la gente attorno a lei la guardava in modo strano, perché non aveva più gambe e braccia. Tutti continuavano a ripeterle: “ Bebe non puoi fare questo, Bebe non puoi fare quello anche se hai braccia e gambe finte”. La bambina non si perdeva d’animo, perché era davvero una bambina super coraggiosa. Così continuava a provare e a riprovare. “Io devo fare le cose chi mi piacciono perché devo far vedere a tutti che se posso, se mi impegno sono anche più brava di quelli che hanno le gambe e le braccia vere.” Finché un giorno la bimba vinse la sua prima gara. Tutti la guardarono ammirata. Ma non si fermò lì: continuò a impegnarsi, ad allenarsi tutti i giorni e alla fine, qualche anno dopo, divenne la campionessa del mondo di scherma. Adesso la gente aveva capito che la piccola Bebe poteva fare davvero tutto, con le sue braccia e le sue gambe finte.
Chi è Bebe Vio, al secolo Beatrice Maria Vio, classe 1997 lo sappiamo ormai un po’ tutti. Nell’ultimo mese gli occhi dei media l’hanno seguita con grande interesse, raccontandoci della sua malattia e dei suoi successi, da quando a 5 anni si innamorò della scherma a quando lo scorso anno è diventata campionessa del mondo a Eger, in Ungheria, coronando il suo sogno, trionfando infine alle Paraolimpiadi il mese scorso. Giornali, tv e radio ce l’hanno proposta come un’eroina che non si lascia abbattere dalle difficoltà. Proprio questo messaggio voglio che passi ai miei figli: qui non ci sono principi o fate che ti tolgono dai guai. A volte neanche mamma e papà lo possono fare. Devi farlo tu, con coraggio, passione e dedizione. In un’intervista Bebe afferma:”Mi hai detto che non posso farlo, allora io devo farlo”. Puerile, infantile? No, semplicemente coraggioso.

Ci sono  giornate un pò così, sottotono. Giornate spente che passiamo in un senso di torpore e nebbia mentale. A volte capitano, non ci si può fare niente. Ma per fare in modo che succeda il meno possibile, ho trovato dei trucchetti per affrontare al meglio la giornata.

La durata del sonno è importantissima, ma per me lo è di più la qualità. Da quando sono diventata mamma, le otto ore me le sogno proprio. Però il mio corpo si ricarica benissimo con 5 ore di sonno profondo e ininterrotto. Quelle rarissime volte che arrivo a 7 o 8 ore mi sveglio con un bel mal di testa che mi accompagna fino a sera (forse proprio perché non sono più abituata).

Quando la sveglia suona mi alzo immediatamente  in silenzio. Alzarsi subito senza rimandare fa in modo che la mente non rimanga confusa e ottenebrata. I bambini però mi sentono ugualmente e scendono subito dal letto. Per cui la mezz'oretta per me è già persa. Niente yoga, niente lettura, niente respirazione profonda come tanti consigliano. Li porto in bagno con me e cominciamo a prepararci. Quando siamo pronti, ci posizioniamo davanti allo specchio: sorridiamo e facciamo le facce buffe. A loro piace moltissimo. Io mi sento sciocca, ma dicono che questo semplice esercizio aiuti l'autostima. Provare per credere.

Se tutto fila liscio, ci sediamo a tavola. E qui non transigo: cascasse il mondo, la colazione per me è sacra. Piuttosto non mi trucco, non sistemo i letti, parto anche in ritardo ma voglio stare seduta in pace, bimbi permettendo. Indipendentemente dalle vostre abitudini alimentari, voglio darvi un consiglio: cominciate con un bel bicchiere di acqua e limone che aiuta a decontrasi e agisce sui movimenti intestinali.

Dopodiché parto. E in macchina ho la mia play list che sparo da tamarra a tutto volume. Vi lascio alcune delle canzoni che mi caricano da ascoltare durante il viaggio:

."Time is running out", Muse (2003)

." Sunday Bloody Sunday, U2 (1983)

."Innuendo", The Queen (1991)

."Eye of the Tiger", Survivor (1982)

."Maniac",  M. Sembello (1983)

E voi, come affrontate la giornata?