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Puntualmente con la ripresa del lavoro è arrivata anche la neve. Così, tanto per rompere le palle ai poveri automobilisti come me. Non poteva nevicare durante le ferie natalizie, vero? Il bianco Natale per me non avrebbe fatto schifo a nessuno.

Ma tant'è, al tempo non si comanda. Così eccoci qui: fiocca da stamattina. Non sono quei bei fiocchi di neve grandi che si vedono nei film, ma piccoli fiocchi incazzati che cadono senza sosta e sporcano strade e tetti.

Non è che non mi piaccia la neve in generale. Non mi piace quando devo andare al lavoro e muovermi in auto. In questi casi neve è sinonimo di code, di possibili incidenti e di disagi.

Ma sono contenta per i bambini. A quali innocenti creature non piace la neve? Ma ai miei, naturalmente!

No, non guardatemi esterrefatti o sconcertati: la Ninfa e Ringhio non apprezzano i candidi e morbidi fiocchi.

Questa è una scoperta recente, che risale al giorno della Befana: il 6 gennaio abbiamo fatto una piccola gita in montagna apposta per far vedere ai pupi la neve, anche se era quella finta.

Pensavamo di far loro una gradita sorpresa e invece...

Come capita la maggior parte delle volte, i bambini non reagiscono agli eventi come noi ci aspetteremmo.

In questo specifico caso, la Ninfa e Ringhio si sono trovati molto spaesati.

Ma che è 'sta roba?

 

Innanzi tutto devo precisare che stavolta la colpa è nostra. Non eravamo debitamente attrezzati: niente scarponcini appositi nè guanti impermeabili. Da faciloni come siamo talvolta, ci siamo detti: "Inutile comperare tute, stivali e guanti. Tanto, per la neve che ci sarà..."

Per cui, anche se ben coperti con strati e strati di vestiti, a livello di impermeabilità non c'eravamo proprio.

Quando i poverelli hanno cominciato a giocare con la poca neve che c'era si sono ritrovati con guanti e mani zuppi (i piedi per fortuna no). Di conseguenza la Ninfa ha cominciato a lamentarsi e Ringhio a piangere proprio. Appena ce ne siamo resi conto, noi genitori degenerati, siamo corsi a procurarci dei guanti appositi e, dato che c'eravamo, anche degli stivaletti belli caldi.

Ma oramai era fatta. La prima impressione soprattutto nei bambini è quella che conta: così i miei pargoli hanno deciso che la neve è brutta perché è fredda e bagnata. Non è bastato un paio di guanti nuovi a salvare la giornata.

E non hanno cambiato idea neppure quando CF ha noleggiato un bob per farli giocare. Hanno fatto un giro di prova, sempre molto guardinghi. Poi Ringhio è tornato di corsa in braccio a me mentre la Ninfa ha resistito ancora per due discese.

Io e CF ci siamo rimasti male, ma proprio male. Nel nostro immaginario la neve è legata a ricordi felici, a pupazzi costruiti nei cortili e a battaglie di palle di neve.

Probabilmente i nostri genitori non erano degenerati come noi. O forse i nostri ricordi sono legati ad esperienze fatte quando eravamo più grandi, anche perché dalle foto che abbiamo non eravamo di certo equipaggiati come sciatori provetti (anche perché la zona in cui abitiamo non è da considerarsi prettamente montana).

Intendiamoci, non è stata un'esperienza negativa. Alla domanda della nonna se si era o meno divertita, la Ninfa ha risposto: "Un pò sì e un pò no. Mi è piaciuto giocare con gli altri bimbi, salire sulla cabinovia, mangiare la cioccolata e mi piacciono gli stivaletti nuovi che mi hanno comperato la mamma e il papà. Non mi è piaciuta la neve perché è fredda e bagnata".

Vabbè, quel che è fatto è fatto. Dagli errori si impara.

Nella fattispecie ho imparato che è sempre meglio avere l'abbigliamento giusto per affrontare anche un solo giorno sulla neve (vera o finta che sia).

Ho imparato che i bambini ci stupiscono sempre, soprattutto per la loro capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Per cui, se neve deve essere che neve sia. I fiocchi bianchi e freddi ci danno la possibilità di  rivivere con un approccio più "a prova di bambino" una nuova esperienza con i nostri figli.

E voi come affrontate le nuove situazioni con i vostri bambini?

 

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Ieri sera miracolosamente i bambini si sono addormentati prima del solito. Siccome ero sola ma non avevo voglia di leggere ne ho approfittato per guardare un film. Mi sono seduta sul letto con i miei gatti e ho dato un'occhiata a cosa poteva fare per me.

Avevo voglia di leggerezza (visto che oggi si ricominciava a lavorare) ma anche di qualche cosa di sdolcinato ma non troppo. Mi sono imbattuta per caso in questa pellicola che si intitola "Ti va di pagare?". E' un pò vecchia, del 2006, e nel cast compare Audrey Tautou, la mitica Amelie de "Il favoloso mondo di Amelie". Così ho cominciato.

La trama è semplice: Irene è una bella ragazza che ama il lusso e i soldi e così decide di fare la mantenuta. E' fidanzata con un ricco e attempato miliardario e gira il mondo con lui. Un bel giorno le capita di incontrare un bel cameriere in un hotel di una cittadina francese. Il giovane, Jean, si innamora a prima vista di lei. Ma il giorno successivo scopre che la coppia se n'è andata. L'anno seguente la bella Irene, ormai prossima al matrimonio, torna per caso col miliardario nello hotel dove lavora Jean. La ragazza è molto annoiata e amareggiata perché il suo fidanzato la trascura. Casualmente, scambiandolo per un ospite dell'hotel, comincia a chiacchierare con Jean. Il ragazzo, ancora innamorato, finge di essere un ricco uomo d'affari. A Irene non sembra vero: giovane, attraente e pure ricco! I due continuano a frequentarsi finché Irene non viene scoperta dal fidanzato che non esita a lasciarla su due piedi. Ma alla ragazza poco importa: oramai è convinta di aver abbindolato Jean. Quale delusione quando il giorno seguente, dopo una focosa notte di passione, Irene scopre che Jean è solo un barista! Il ragazzo perde il posto di lavoro e Irene torna a Nizza a cercare fortuna. Ma Jean la segue, sperando di conquistarla.Una volta a Nizza, Irene e Jean fanno un patto: la ragazza rimarrà con lui finché avrà i soldi per esaudire ogni suo capriccio. Jean accetta e pochi giorni dopo è sul lastrico. Si accinge a lasciare il Grand Hotel dove soggiornava con Irene, dopo averla salutata. Ma nell'uscire incontra una donna che gli cambierà la vita: una vedova ricchissima che, conquistata dal suo fascino, accetta di tenerlo con sé. Irene all'inizio è indignata, ma poi accetta di svelare al giovane tutti i trucchi per ottenere le grazie (e i soldi) della donna. Jean è un bravo allievo e impara in fretta. Dal canto suo anche Irene nel frattempo è riuscita di nuovo ad abbordare un facoltoso ma noiosissimo uomo d'affari. Quando le cose cominciano ad andare per il verso giusto, Irene capisce di essere innamorata di Jean e inevitabilmente si fa scoprire con lui. Abbandonata nuovamente, senza soldi né abiti, la povera ragazza può contare solo sull'ex cameriere che, senza pensarci due volte, lascia la miliardaria per cominciare con Irene una nuova vita, a bordo dell'unico regalo che la donna gli ha lasciato: uno scooter.

Ho apprezzato molto questa pellicola. Scontata sicuramente, ma a volte un lieto fine scontato è meglio di mille colpi di scena buttati lì a casaccio solo per colpire lo spettatore. Audrey e Gad Elmaleh sono bravi e credibili nei ruoli che ricoprono. La commedia è godibilissima, anche se non  fa sbellicare dalle risate. Le scene sono buffe, le battute ironiche, le ambientazioni curate. Bellissimi i vestiti della protagonista.

Se avete voglia di rilassarvi in una serata autunnale, sotto una morbida coperta, provate a guardare questo film e fatemi sapere cosa ne pensate.

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Finalmente questa giornata è finita! Sono stanca e arci stufa dei bambini e dei loro capricci.

Oggi è stata una giornata particolarmente impegnativa. Mi sembrava che i bambini si fossero svegliati freschi e riposati, invece si sono alzati già sul piede di guerra.

Le cose sono degenerate già dopo colazione.  La Ninfa si è messa a giocare  col Didò  praticamente col biscotto ancora in bocca, senza neppure andare in bagno a fare pipì.

"Così non perdo tempo, mamma!"

Certo, capisco benissimo che una quasi quatrenne a casa dall'asilo abbia un sacco di cose da fare. Ovviamente Ringhio ha voluto mettere le mani sugli stampini e un pò di didò in bocca. Ne è scaturito un tafferuglio che si è placato solo con l'intervento paterno.

Ogni pupo è andato avanti per la sua strada e per mezz'oretta sembrava di essere una famiglia normale. Poi la Ninfa ha deciso che era più divertente usare la pista delle macchinine. Ma non ha fatto i conti con il suo agguerrito fratello che si è lanciato su di lei con un urlo da guerra Apache.

Sono volati calci e pugni e ho dovuto dividerli fisicamente. Come sempre, li ho messi in castigo ognuno nel rispettivo angolino.

Ma non è bastato: quando gli animi si erano placati, un mandarino ha riattizzato il fuoco della discordia.

"Lo voglio io" urla la primogenita.

"Mio, mio" ribatte Ringhio.

Provo  a spartirlo a metà, ma la soluzione non viene accettata. Volano spicchi d'agrume in giro per casa.

A quel punto mi incazzo come una iena. Urlo come un'indemoniata, tento di sistemare la situazione ma i pargoli sono ingestibili. Finisco di nuovo per metterli in punizione e questa volta li lascio sbollire ben bene.

La Ninfa Furiosa

Sto preparando il pranzo quando di nuovo scoppia la guerra  per un cuscino del divano (ne ho cinque di cui tre uguali!).

Avrei voluto prenderli a cucchiaiate. Una forza misteriosa mi ha trattenuto. Li ho nuovamente divisi.

Ci siamo meritati tutti un'occhiataccia da parte di CF che è più incline di me a perdere la pazienza e ad allungare qualche sculaccione sul deretano della prole.

Il pranzo si è svolto in un'atmosfera ostile. Intanto che riordinavamo, la Ninfa e Ringhio si sono presi reciprocamente a sberloni per motivi imprecisati. Ho finto di non vedere.

Ho pregato che si addormentassero. Ovviamente le mie preghiere non sono state esaudite. Hanno deciso di disegnare e la miccia questa volta è stato l'uso di un pennarello verde (inutile dirvi quanti ce ne sono, ma entrambi volevano quel verde).

Il campo di battaglia

La visita dei nonni ha salvato i bambini dall'ira paterna. Abbiamo tirato il fiato per un'ora. Inutile dire che poi la situazione è proseguita seguendo il copione già rodato.

Ma vorrei sapere cosa scatta nella testa dei bambini in certi momenti, quale molla li spinga a comportarsi così.

Non sono una mamma particolarmente intransigente ma neppure troppo tenera. Cerco di essere coerente con le poche regole che do: dopo il terzo avvertimento i bambini vengono messi in castigo. Quando si calmano, spiego in modo semplice dove hanno sbagliato e chiedo perché si sono comportati in quel modo. Insomma, come va di moda dire ora, verbalizzo.

CF afferma che perdo troppo tempo in chiacchiere e che a volte è meglio una sana sculacciata "alla vecchia maniera". Non voglio fare la parte della santarellina, a volte le mani prudono anche a me, ma vorrei attenermi alla massima "la pena deve essere commisurata alla colpa". In pratica le sculacciate sono ammesse per colpe gravissime.

Però certe volte, in giornate come queste, sento proprio di essere una madre inadeguata, piena di dubbi e incertezze, smarrita in mezzo alla foresta di consigli educativi che dicono tutto e il contrario di tutto.

Allora tiro un attimo i remi in barca e fuggo a nascondermi in bagno, come una codarda, aspettando un intervento divino che sistemi la situazione.

Sono ancora qui, rintanata al sicuro nella tana del coniglio. Pare che le cose ora si siano calmate, ma non ho il coraggio di aprire la porta.

Spero ardentemente che domani sia un giorno migliore...

 

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Primo post dell'anno. Siamo approdati nel 2017 quasi senza accorgercene, tra una chiacchiera con gli amici e un occhio puntato sui bambini che giocavano pimpanti.

Abbiamo festeggiato a casa di amici incuranti della varicella (oramai sia Ringhio che CF sono solo ricoperti di crosticine che si stanno staccando). Non è stata una festa organizzata, ma una cosa decisa alle quattro del pomeriggio.

"Dai venite qui, almeno stiamo assieme. Vengono anche A. e V. con la piccola".

Ognuno di noi ha portato qualcosa e come succede sempre quando gli eventi non vengono organizzati, è stato un cenone fantastico e divertente. Tantissimo cibo, ottima compagnia e i bambini che hanno giocato tra litigi e abbracci riappacificatori.

Abbiamo guardato i fuochi d'artificio a mezzanotte, abbiamo brindato e mangiato le immancabili lenticchie. Ognuno di noi ha salutato l'arrivo dell'anno nuovo a modo suo.

Il 2016 si è concluso in sordina, senza infamia e senza gloria. Io lo ricorderò principalmente per le innumerevoli vicissitudini legate alla salute dei diversi membri della famiglia.

Il 2017 mi fa un pò paura. Quel 17 così foriero di cattiva sorte... Non ho fatto buoni propositi ( non ne faccio da moltissimo tempo ormai).

Spero di essere abbastanza determinata per perseguire quei due o tre obiettivi che mi sono preposta: dedicare più tempo a me stessa, stare bene con i miei figli e viaggiare di più.

Se c'è una cosa che ho imparato dall'anno passato è che avere figli comporta una grande organizzazione ma soprattutto la capacità di fronteggiare gli imprevisti di qualsiasi tipo.

Per cui, forza e avanti tutta: che il 2017 sia l'anno che vogliamo, ricco e prospero, pieno di gioia e felicità.

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Sono appena passate le feste natalizie e il mondo è in fermento per il Capo d'anno. A destra e a manca la domanda di rito è :"Cosa fai quest anno all'ultimo?"

Mah, non ho molto da scegliere. Farò come ho fatto il 24, il 25 e il 26 dicembre, ossia me ne starò a casa con i bambini, gli amici pelosi e non, CF e...la varicella!

La profezia del pediatra di Ringhio si è avverata: le vescicole sono comparse il 24 e il 25 il poveretto era completamente ricoperto. Impietoso, il virus ha poi colonizzato pure il corpo di CF: il 25 anche lui presentava ampie zone ricoperte da pustole. Insomma, un Natale all'insegna di paracetamolo in varie forme (supposte, bustine, sciroppo, pastiglie...Ad ognuno la sua), talco mentovato invece che zucchero a velo e  pomate varie nel blando tentativo di tenere sotto controllo il prurito.

La Vigilia siamo riusciti a festeggiare con una cena decisa all'ultimo minuto con i Nonni Riuniti. CF ha resistito per tre ore poi la febbre ha preso il sopravvento e mi ha lasciato con bimbi e nonni ad aspettare la mezza notte.

Babbo Natale però è passato ugualmente (probabilmente aveva già fatto la varicella) e ha lasciato qualche dono ai pargoli.

La Ninfa si è detta soddisfatta: siccome la Santa aveva lasciato i giochi, dal Babbo si aspettava proprio qualche nuovo capo di abbigliamento. Su che cosa debba portare invece la befana, ancora non si è pronunciata.

Ringhio ha dato un'occhiata ai suoi pantaloni, ha sospirato sulla felpa, ha approvato il completo elegante ma casual e ha espresso il suo totale disappunto all'indirizzo di uno scalda collo di pile, molto pratico ma inadatto al suo stile, evidentemente.

Il 26 dicembre è stata una giornata da dimenticare: CF in balia della varicella e dell'antivirale non faceva altro che piagnucolare chiedendo dove poteva fare testamento. Ringhio invece sfogava la sua aggressività sulla povera Ninfa che, stanca di essere vessata, gli ha infine rifilato un gancio che neanche Rocky. Il pupo, dopo un pianto incessante ed estenuante, è caduto in un sonno profondo e si è risvegliato la mattina seguente.

Tutto sommato queste festività all'insegna dell'imprevisto non sono andate totalmente male.

Ho avuto la conferma che essere obbligati a passare tutto il tempo chiusi in casa fa andare fuori di testa anche i bambini piccoli, soprattutto se sono abituati a uscire almeno una volta al giorno per i più svariati motivi.

Allo stesso modo ho avutola riprova del perché la Natura abbia deciso che il parto è cos prettamente femminile: se gli uomini dovessero partorire, la specie umana si sarebbe estinta da un pezzo.

Lo spettacolo però più affascinante me l'hanno offerta le mamme. Tralasciando le madri di bambini che avevano già contratto la varicella, in caso di malattie infettive si possono individuare due schieramenti netti e distinti: quelle del "vengo subito a trovarti così anche il mio bambino la prende ed una è fatta" e quelle che "ok, ci vediamo finita la quarantena".

Mi sono quindi barcamenata tra visite improvvise e inaspettate di mamme che conoscevo solo di vista.

-Ciao cara, passavo di qui per caso e mi sono detta "Perché non ci fermiamo a trovare quel bambino tanto malato?"-

Sinceramente il mio stato d'animo di fronte a siffatte richieste è altalenante: da una parte mi sento divertita, dall'altra infastidita. Insomma, ricevere una processione di mamme postulanti che si conosce a malapena come se fossero grandi amiche mi ha colto alla sprovvista.

Capisco meglio invece le madri che vogliono evitare il contagio: dover intrattenere dei bambini malati, rognosi, lamentosi eppure pieni di energie non è cosa da poco.

Che aggiungere? Noi non l'abbiamo cercata, questa benedetta varicella, ci è capitata tra capo e collo sconvolgendo tutti i piani e vaporizzando tutte le aspettative che ci eravamo fatti sulla gestione delle vacanze.

Ma oramai è andata, per cui non tutto il male vien per nuocere. Ci rifaremo il prossimo anno.

Noi intanto oggi ci stiamo preparando per il compleanno di Ringhio. E domani sono già due. Niente cose in grande stile: una torta fatta in casa con le candeline, qualche foto di rito coi nonni se verranno, qualche regalino e via. Quando sono piccoli così non hanno ancora pretese sulle feste di compleanno.

L'importante è che non capiti un'ondata di scarlattina adesso...

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Siamo oramai arrivati alla fine della settimana. A casa nostra questo non lo si vede dal calendario, ma..dal frigorifero.

Ebbene sì, causa orari lavorativi concomitanti con diversi altri fattori quali la scarsa voglia di fermarsi a fare la spesa alle sette di sera o in pausa pranzo sia mia che di CF, quest'ultimo mese ci siamo limitati a fare la spesa settimanale il sabato pomeriggio.Delirio allo stato puro soprattutto con bambini al seguito.

By the way, si arriva sempre al week-end con le scorte alimentari dei prodotti freschi ridotte al minimo.

Nella fattispecie ieri sera il frigorifero ospitava: un barattolo di marmellata di susine fatta in casa, del burro, del parmigiano reggiano quasi sulla crosta, alcuni yogurt, mezzo cartone di latte fresco, tre o quattro uova, un cespo di radicchio agonizzante, qualche povera carota, una confezione di pasta sfoglia e della pancetta affumicata.

Come sapete, noi non siamo fan del menù settimanale. Ma con la materia prima che avevamo a disposizione possono uscire dei bei piatti!

Per prima cosa sondaggio tra i membri della famiglia. Da veri italiani, la scelta cade sulla pasta. E cosa viene in mente a me, che dopo una giornata infinita al lavoro ho la mente atrofizzata? Solo una cosa: la carbonara ( non me ne vogliano i puristi, lo so che la vera carbonara si fa col guanciale e non con la pancetta).

CF si offre  in maniera totalmente spontanea di cucinare così posso nel frattempo andare a fare la doccia con la mia corte

Non faccio in tempo a buttarmi sotto il getto dell'acqua bollente che sento:

"Noooooo, non è possibile!"

Afferro l'accappatoio e mi precipito in cucina (i miei seguaci non mi mollano un attimo).

CF sta fissando accigliato un uovo.

"E ora cosa faccio?" chiede, con tono afflitto, guardando alternativamente me e l'uovo.

"Non capisco, dov'è il problema?"

"Questo"- e addita quel che è uscito dal culo della gallina "E' scaduto da due giorni. Due giorni, hai capito?"

Sbuffo e gli levo il fragile oggetto dalle mani.

"Senti, vai di là e stai tranquillo. Le uova possiamo mangiarle ma cotte anche se sono scadute da due giorni"

"Ma che, sei matta? E come la mettiamo con i batteri? Poi ci viene un'intossicazione a tutti".

"La carbonara è meglio non farla, ma le uova cotte non creano problemi. Cambio di programma: facciamo una torta salata."

CF, ancora scettico, afferra il suo tablet e comincia una ricerca frenetica. Io ancora in accappatoio, coadiuvata dai miei assistenti, preparo intanto la cena.

Il padre dei miei figli, o altrimenti detto San Tommaso, alza gli occhi ed esclama:

-Finalmente so la differenza tra "da consumarsi entro" e "da consumarsi preferibilmente entro". Tu la sai?

E che è, un'interrogazione?

-Chiaro che la so. La prima è abbastanza perentoria e si usa per i prodotti preconfezionati che deperiscono molto rapidamente, per esempio carne o pesce, latte fresco, formaggi freschi come la ricotta. La seconda invece è più un consiglio, nel senso che il "preferibilmente" indica che se il prodotto viene consumato entro quella data è praticamente perfetto, dopo invece potrebbe non essere così, perché magari ha perso in gusto, fragranza o morbidezza. Però se lo mangi non succede niente. Invece nel primo caso puoi stare davvero male."

Premesso che a casa nostra, siccome generalmente facciamo una spesa intelligente e poi siamo anche delle locuste, raramente troviamo prodotti scaduti. Ma quando capita non picchio la testa contro il muro.

Infatti ho imparato (sì, anche sulla mia pelle!)  che i cibi scaduti non sono tutti uguali.

Si possono mangiare gli yogurt fino a 7 giorni dopo la data di scadenza, anche se le proprietà nutritive sono molto ridotte (per cui i fermenti lattici vivi oramai sono quasi totalmente morti) mentre invece le proprietà organolettiche, cioè colore, odore, sapore.... rimangono inalterate;

Il latte fresco pastorizzato o quello microfiltrato  può essere consumato al massimo entro un giorno dalla data di scadenza.

I formaggio duri o stagionati se superano la data di scadenza tendono ad ammuffire ma basta rimuovere la muffa accuratamente e non ci sono problemi. Invece per i formaggi freschi si dovrebbe rispettare la data di scadenza ma se consumati entro un paio di giorni non succede niente.

Per quanto riguarda le uova, se volete mangiarle crude o alla coque, si può sforare di tre giorni dalla data di scadenza (io però preferisco sempre consumarle cotte e non le uso mai dopo i due giorni della scadenza).

Affettati e insaccati preconfezionati invece vanno utilizzati entro la data di scadenza, al massimo il giorno seguente.

Pasta secca, riso, biscotti secchi e cracker e pesce in scatola  la cui scadenza è molto lunga, si possono utilizzare anche qualche mese dopo la data riportata sulla confezione. Considerate però che biscotti e cracker avranno perso molto le loro proprietà organolettiche.

Anche per i sottaceti e le conserve di pomodoro valgono le indicazioni di cui sopra.

L'olio di ottima qualità può essere utilizzato fino a otto mesi dopo la scadenza.

Panettoni, pandori e colombe hanno scadenza di 4 o 5 mesi ma potete mangiarli anche se sforate di un paio di settimane (se vi rimangono dopo le feste, ditemi come avete fatto!)

C'è poi una gamma di alimenti che non scadono.Tra questi: bevande alcoliche, aceto, sale, zucchero e spezie.

All'opposto, ci sono invece cibi che deperiscono molto in fretta, come pesce e carne fresca che devono essere consumati al massimo entro 3-4 giorni.

Sulla frutta e la verdura fresche e integre (nel senso non tagliate o imbustate) non viene riportata la scadenza, per cui accertatevi sempre quando le comprate che non siano molli o ammaccate o appassite.

Queste sono indicazioni generali e valgono per i prodotti perfettamente conservati, per cui controllate sempre sull'etichetta i consigli di conservazione.

Poi fidatevi del vostro istinto e del buon senso: se il cibo ha un odore cattivo o un brutto colore o ci sono muffe (all'infuori dei formaggi stagionati), buttatelo subito. Controllate anche che le confezioni non siano gonfie.

Altra regola generale: nei mesi caldi il deperimento di alcuni alimenti può essere più rapido del previsto per cui non consumateli dopo la data di scadenza.

CF mi osserva piacevolmente stupito.

-Ma come fai a sapere tutte queste cose?

Eh, come faccio? Sono una mamma, no?!

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