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"Voulez vous coucher avec moi?" recita una  notissima canzone. Attenzione, cari maschietti, a porre questa domanda: il rischio è di prendersi una cinquina a mano aperta o sentirsi rispondere: "No grazie preferisco andare a bere una tazza di cioccolato".

infatti, secondo una ricerca condotta qualche anno fa dalla "Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia" (SIGO), nell'ambito del progetto "Scegli tu" su un campione di più di 500 donne è emerso che il mondo femminile preferisce il cioccolato al sesso. L'83% di donne dichiara di consumarlo nei giorni del ciclo e il 68% anche durante la fase premestruale.

Il cioccolato fa ingrassare, sovraccarica il fegato, fa venire l'acne...Macchè, tutte sciocchezze oramai superate. Le ultime indagini danno la cioccolata (soprattutto fondente ed extrafondente) come la miglior amica delle donne (assieme ai diamanti, ovvio).

Grazie ai flavonoidi, sostanze contenute anche nel thè verde e nel vino rosso, ha un alto potere antiossidante, paragonabile solo all'aglio e alle fragole.

Tossite? Invece delle caramelle alle erbe provate a mangiare un bel cioccolatino o una bella pralina: la teobromina contenuta nella cioccolata seda la tosse. Poi fatemi sapere.

Via libera a tavolette e barrette anche se soffrite di ritenzione idrica: la teobromina stimola i reni e favorisce la diuresi (altro che l'acqua della salute, plin-plin).

Vogliamo parlare del magnesio? Utile per prevenire i crampi nelle più sportive ma anche durante la gravidanza.

Quando si è "in quei giorni" divorare cioccolatini fa bene all'umore e al corpo: il cioccolato stimola la produzione di dopamina che a sua volta sollecita quella dell' ossitocina, quel famoso ormone tipicamente femminile che tutte le mamme associano al parto. Tranquille, l'ossitocina regola anche le relazioni sociali, materne e sessuali.

Quindi mangiare cioccolato aiuta ad aumentare l'autostima, rende più empatiche, sensibili verso il prossimo e inclini all'innamoramento.

Va bene, tutte ottime ragioni per sentirci meno in colpa quando ci abbandoniamo all'estasi del cioccolato. Ma nessuna di noi pensa a questo quando sceglie di mangiarlo.

L'amore delle donne per la cioccolata è istintivo e innato. Quasi primordiale. Ma perché?

La scienza afferma che alla base della predilezione dell'universo femminile per il cibo degli Dei c'è la capacità del nostro cervello di cogliere meglio la maggior parte dei componenti di cui è composto quest'alimento. Cosa che avviene in maniera nettamente inferiore nel cervello degli uomini.

Concludendo, per far andare bene il mondo le donne dovrebbero assumere con regolarità il cioccolato. Così sarebbero più felici e invogliate a fare sesso. In questo modo farebbero felici anche gli uomini, che regalerebbero più cioccolatini alle donne. La produzione dell'industria del cioccolato subirebbe un'impennata, creando nuovi posti di lavoro e questo si ripercuoterebbe positivamente sull'economia.

Sapete cosa vi dico? Me ne vado a mangiare fragole e cioccolato, annaffiate da un bel calice di vino rosso. La notte è lunga...

PS: Guardate qui che bell'idea da fare con palloncini e cioccolato!

Tazzine di cioccolato

 

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Amo la comunicazione, da sempre. Mi piace parlare e scrivere con le persone. Sono la classica rompic...ehm, donna che ti importuna sul treno per fare due chiacchiere. Sono capace di attacar bottone anche con un cactus, davvero.

Ho studiato lingue perché il mio sogno era girare il mondo facendo la guida turistica, vivendo un pò qua e un pò là. Poi mi sono ritrovata a fare tutt'altro, ma questa è un'altra storia.

Avrei voluto approfittare per insegnare ai mie pargoli l'inglese fin da quando erano in fasce, ma mi sono scoraggiata per quello che avevo letto: puoi insegnare una seconda lingua solo se sei madrelingua, altrimenti fai solo pasticci. Metti che ti capiti di rovesciare qualche cosa: ti viene da smadonnare nella tua lingua, giusto? Per istinto se non sei madrelingua nelle situazioni più imprevedibili e paradossali ti trovi senza parole.

Pazienza, mi sono detta, impareranno come abbiamo fatto noi. Arrancando, con grande fatica, grazie ad un sistema scolastico antiquato che ha un approccio totalmente sbagliato dal punto di vista dell'insegnamento delle lingue straniere.

Poi mi sono imbattuta per caso in questo bellissimo sito. E ho scoperto che erano tutte cazzate. E' più faticoso insegnare una lingua straniera ad un bambino già più grande, ma è fattibile. Si parla di insegnamento precoce di una lingua. Presa dal senso di colpa prima e fulminata sulla via di Damasco dopo, mi sono detta che non tutto era perduto.

Ho cominciato qualche mese fa per gioco con la mia famiglia a introdurre pian piano l'inglese, nel modo più soft e banale possibile. Semplicemente, facciamo baby-dance in lingua con canzoncine semplici come "Head, shoulders, knees and toos". A loro piace un sacco, sembriamo degli invasati, balliamo seguendo le immagini sul tablet. Se per caso capita qualcuno a trovarci e siamo nello svolgimento del balletto, coinvolgiamo anche il povero malcapitato (se poi gli ospiti non vengono più a trovarvi, non chiedetevi il motivo).

Il sabato mattina quando andiamo in piscina in auto la Ninfa ed io cantiamo a squarciagola un ritornello che dice: "We are going to the swimming-pool, swimming-pool, swimming-pool. We are going to the swimming-pool, la du da da".

Un'altra idea che mi è venuta è quella di fare inglese durante i pasti. Colazione, pranzo e cena sono scanditi dai miei blaterii  che nessuno comprende. Mi aiuta indicare le cose, il tono della voce, la mimica e le espressioni del viso. Inizialmente c'è stato un netto rifiuto da parte della Ninfa. Tenete in considerazione che Compagno Fedele non capisce nulla di inglese e Ringhio è ancora piccolo per esprimere una qualsiasi opinione. Quindi ero in minoranza.

Devo ammettere che mi sono demoralizzata e ho lasciato perdere. Ovunque c'è scritto che se i bambini si oppongono non ha senso continuare. Significa che non sono ancora pronti. Ma domenica mattina la Ninfa mi ha sorpresa. Durante la colazione, infatti, mi ha detto: "Ma mamma non giochiamo più all'inglese? Io voglio il milk, ma freddo!". Mi è venuto un mancamento...

Così, sull'onda dell'entusiasmo, le ho regalato una bambolina che si trasforma in paticcino. Le ho detto che è una bambola speciale perché parla solo inglese. L'ha chiamata Margaret. La Ninfa per comunicare con Margaret si sforza di usare questa lingua sconosciuta. Mi chiede come si dice la tal cosa e tenta di ripeterla alla bambola. E' tenera e tenace assieme. Ha imparato a dire "cupcake" e ora si sta esercitando con "strawberry". Margaret infatti ha un delizioso profumo di fragola...

Mi ha chiesto se Margaret ha delle sorelle e ovviamente ho risposto di sì.

"Ma dove sono?"

"Sono in Inghilterra. Perché?"

"Perché lei si sente sola, poverina"

"Dai, vedrai che se scrivi la lettera a Babbo Natale magari te ne porta un'altra."

Forse ho trovato il modo giusto per stimolarla. La Ninfa è ancora piccina, tra pochi mesi compirà quattro anni. Ma è già più esposta a nuove lingue di quanto lo fossi io da piccola.

La scuola dell'infanzia dove va è frequentata anche da bambini del Ghana, della Liberia, della Bulgaria, dell'Albania...A volte la maggior parte di loro arriva e sa parlare solo in inglese.

Proprio per questo da alcuni anni hanno avviato dei progetti per aiutare i bambini ad approcciarsi con le lingue straniere. Le insegnanti si appoggiano a studenti di lingue, universitari o dell'ultimo anno del liceo linguistico, che per alcuni mesi si impegnano come tirocinio a lavorare coi i bambini.

Attraverso canzoni, rime e attività ludico-ricreative insegnano loro le prime parole. Disegnano grandi cartelloni tematici, come per esempio l'autunno. E ogni bambino appiccica immagini di foglia, frutti o attività legate a quel periodo.

La Ninfa ha imparato a fare il giro tondo ("Ring a-ring o'roses") e sta tentando di insegnarlo al suo fratellino. Lo obbliga a giocare in continuazione, fino allo sfinimento.

Recentemente Compagno Fedele ha scoperto che su youtube si possono trovare gli episodi di Peppa Pig in lingua originale, per cui ogni tanto lui e i pupi colonizzano il lettone e si guardano due o tre episodi. Seguono il cartone animato con grande concentrazione. Anche se sono ancora alle prime armi, grazie ai disegni semplici capiscono il senso generale della trama. Io intanto ne approfitto.

Mi chiudo in bagno da sola a leggere, mi faccio una doccia con acqua bollente (quando i bambini sono con me la temperatura dell'acqua è nettamente inferiore, se non voglio bollirli come aragoste), riesco perfino a usare il balsamo e l'olio per il corpo.

Mi piace perché tutti l'hanno presa come un gioco, con leggerezza e spensieratezza. Cantiamo, balliamo, ci divertiamo. E intanto impariamo. Se anche a scuola provassero ad utilizzare dei metodi simili a questo, più coinvolgenti e divertenti, ci sarebbero più persone che parlano non solo inglese, ma anche spagnolo o arabo o cinese.

Adesso ai nostri amici stranieri in visita chiediamo di parlare inglese quando ci incontriamo, proprio per far capire ai bambini che nella vita reale esistono persone che parlano una lingua diversa.

La Ninfa mi ha chiesto se quest'estate in ferie andremo in Inghilterra. Le ho detto che la mamma preferisce i posti caldi, ma magari un week-end ci possiamo anche andare.

Non pretendo che i miei figli diventino bilingue, anche perché oramai è troppo tardi,  ma se sanno già qualcosa d'inglese male non fa. Come dice il proverbio: "Impara l'arte e mettila da parte".

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Oggi non è giornata. O per essere precisi oggi è proprio una giornata no. Una giornata di merda. Se il buongiorno si vede dal mattino allora sono proprio fregata.

Nell'ordine:

  • levataccia ante lucana causa bambino frignante;
  • incontro ravvicinato tra il mio mignolino e lo spigolo del letto;
  • bagno occupato da CF stranamente sveglio;
  • latte bollito che tracima e sgocciola sul pavimento;
  • pupa lamentosa e capricciosa che vuole le coccole quando io vorrei solo tornare nel letto;
  • scoprire che Trump ha vinto le elezioni (tra i due mali avrei preferito Hilary che almeno è donna);
  • farsi sorprendere da Ringhio che getta l'anima  sul pavimento;
  • pulire latte e vomito;
  • uscire di casa e trovare l'auto brinata;
  • rischiare un tamponamento causa uomo col cappello al volante;
  • arrivare in ufficio di pessimo umore e scoprire che il riscaldamento è rotto.

Cosa mi riserva il futuro non è dato sapere.

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Ieri sera, dopo cena, mentre giocavamo tutti quanti sul tappetone.

"Mamma, facciamo che io ero la dottoressa e ti visitavo?"

"Sì, amore va bene. Ma hai giocato anche stamattina alla dottoressa con gli altri bimbi?"

"Un pò. Poi la maestra nuova ci ha insegnato una conta."

"Dai, fammela sentire"

"Amblimblone buccia di limone, amblimblè, buccia di caffè"

"Ehi, ma la so anche io! La sa anche papà, vero?"

CF annuisce con aria smarrita. Non sono così sicura che la conosca...

"Ma mamma, quando tu eri piccola giocavi alla dottoressa?"

"Certo e giocavo anche a tanti altri giochi con gli altri bambini"

"Quali giochi?"

" Tu non li conosci, perché per farli bisogna essere in tanti e stare fuori. Ma adesso i bambini non escono più a giocare"

"Perché mamma?"

Già, perché? Domanda da un milione di dollari.

I nostri bambini sono ipertecnologici, sanno usare tablet, smartphone e computer ma giocano pochissimo con gli altri bambini. I momenti di socializzazione sono ridotti: durante la scuola dell'infanzia, al parchetto, nelle ludoteche, a volte a casa di qualche amico.

Sappiamo tutti che lo stile di vita degli ultimi anni è causa di un aumento dell'obesità infantile e tentiamo di correre ai ripari iscrivendo i bambini ad attività extrascolastiche.

Quando penso a queste cose mi sento davvero vecchia. Della serie noi che...

Noi che eravamo sempre fuori casa con qualsiasi tempo, sotto il solleone di luglio e con il gelo di gennaio, infischiandocene di raffreddori e influenze ( e se ne fregavano pure i nostri genitori evidentemente, eh!)

Noi che la mamma ci doveva chiamare dalla finestra e a volte minacciarci per farci rientrare in casa all'ora dei pasti.

Noi che eravamo instancabili (quello anche i bimbi di oggi, però), sempre in movimento, zozzi, lerci ma soddisfatti.

Noi che eravamo sempre in tanti, senza metterci d'accordo con telefonate o whatsuppate.

Non sto dicendo che una volta i bambini giocavano meglio di adesso, ma che ora si gioca in modo diverso. Del resto anche io non me la sentirei di lasciare la Ninfa e Ringhio fuori casa a giocare: anche se è una strada secondaria è molto trafficata.

Al parco potrebbe andare ma se i bambini non si conoscono fanno fatica a giocare assieme. Senza contare le mamme o chi per loro con le  mille raccomandazioni (anche qui scatta la competizione, per cui non sei una brava mamma se non riprendi la tua prole nell'ordine: perché si muove troppo, perché si muove troppo poco, perché si sporca, perché suda, perché grida, perché povera anima vuole salire sui giochi).

Ma voi, mamme e papà più o meno vecchi come me, vi ricordate cosa facevate da piccoli? A volte ho l'impressione che alcuni genitori crescendo soffrano di amnesie selettive.

Questi sono i miei giochi preferiti di quando anche io ero bambina:

  • libera-ferma: si fa la conta e uno o più bambini a seconda del numero dei giocatori deve prendere gli altri che scappano. Ogni volta che un bambino viene preso si ferma e può essere rimesso in gioco se un altro bambino lo tocca. Si vince quando tutti i bambini sono stati presi. (A volte si è così in tanti che si va avanti a oltranza);
  • nascondino (no mi rifiuto di spiegarvelo. Se non lo conoscete avete avuto davvero un'infanzia infelice!);
  • rialzo: un bambino deve prendere gli  altri che sono salvi solo quando si rifugiano su una cosa alta, tipo scalini, muretti...(sullo stinco ha una bella cicatrice, perché ho calcolato male l'altezza di un muretto. Se dovesse succedere adesso probabilmente porteremmo il nostro pupo al pronto soccorso. A me è toccata una sgridata, una disinfettata e il mitico mercurio cromo);
  • campana (anche qui non mi dilungo);
  • cimberlina: i bambini si siedono in cerchio (sì, mamme, rabbrividite: ci si sedeva sull'asfalto, sullo sterrato o sull'erba con gran pace dei vestiti e senza preoccuparsi dell'attacco congiunto di germi e batteri), un bambino fuori dal cerchio passa con un fazzoletto ( anche qui vi lascio immaginare in che condizioni era quel povero moccichino) e lo lascia cadere alle spalle di uno dei giocatori. Il bambino se se ne accorge tastando con le mani dietro la schiena deve alzarsi e correre in senso opposto a quello dell'altro giocatore. Vince quello che arriva per primo al posto del bambino che i è alzato. Il perdente prende il suo posto. Anche qui più si è meglio è.

E che soddisfazione quando si riusciva a far partecipare anche qualche genitore, solitamente i papà che le mamme si sa devono mantenere un certo decoro!

E voi, pensateci e ditemi quali erano i vostri giochi preferiti. Perché tutti siamo stati bambini.

 

 

 

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Ci sono cose che quando diventi mamma cominciano a mancarti terribilmente.

La prima che mi viene in mente è la sensazione di libertà. Quando ancora non avevamo figli la nostra vita si basava su impegni presi all'ultimo minuto: sono le 18,30, che ne dici di un aperitivo? Sabato ore 10,00 colazione con le amiche nella nuova pasticceria. E via, senza problemi, massimo un'occhiata all'agenda per vedere di non avere qualche impegno già fissato e una comunicazione di servizio a chi di dovere.

Ora diventa fantascientifico: niente più decisioni dettate dall'istintivo "sì, mi va-no, non mi va". Bisogna per forza programmare tutto in anticipo: se si hanno dei neonati bisogna valutare se devono mangiare e si deve reperire qualcuno di affidabile a cui lasciare il pargolo. Se si hanno dei figli non ancora troppo grandi si deve comunque trovare qualcuno che badi a loro in vostra assenza. Questo inevitabilmente ha ripercussioni sulla vita sociale.

Dormire fino a tardi diventa un sogno. A parte i frequenti risvegli notturni, non conosco bambini che poltriscono a letto fino alle 10.00 il sabato o la domenica. Per loro è una perdita di tempo, con tutte le cose più interessanti che si possono fare...

Andare in bagno da soli diventa un miraggio. Sarete sempre in buona compagnia qualsiasi cosa dobbiate fare.

E si può andare avanti all'infinito (o quasi). Sapete personalmente cos'è che mi manca di più? Il SILENZIO.

Quando si diventa genitori, c'è sempre qualcuno che parla o strilla: possono essere i pupi che giocano, la televisione accesa sintonizzata sui cartoni, le canzoncine per bambini che ti trapanano i timpani e si insinuano nel cervello e che poi ripetete in automatico nelle situazioni più disparate (la sottoscritta in coda alla cassa del supermercato sola che canta neanche troppo silenziosamente "Nella vecchia fattoria, per intenderci).

Ci sono giornate in cui i pargoli ripetono mamma, mamma, mamma, mamma in continuazione come un disco rotto che se vi dessero una monetina da un centesimo per ogni volta che lo dicono sareste già Rockefeller. Serate in cui la musica di sottofondo in casa vostra sarà un coro di Ueeeeeeeueeeeeeueee in crescendo.

Vi confesso che a volte vorrei imbavagliarli o utilizzare i tappi. Ho provato con il gioco del silenzio mettendo in palio caramelle o cioccolate ( avete già capito che non sono una madre modello, no?) ma nulla, i miei bambini non sono capaci a stare senza aprire bocca per più di venti secondi.

Quando mi è possibile, esco un attimo a far riposare le orecchie. La sera, in giardino, tento di ritrovare il mio precario equilibrio. L'abbaiare dei cani, il miagolio dei gatti e il rumore del traffico mi sembrano musica in paragone agli strilli dei miei figli.

Chi è mamma sa bene che se ci sono bambini e c'è silenzio questo è sinonimo di guai, grossi guai. Per i primi dieci secondi non ti sembra vero, poi realizzi che stanno sicuramente combinando qualcosa. Se vi va bene, si sono arrampicati sulla libreria e stanno soppesando l'idea di saltare da li sul divano.

Credetemi, non sono una grande esperta in materia, ma più delle serate con le amiche, più di una cena romantica con il vostro partner, più di un cinema in compagnia, quando diventate madri non c'è niente di meglio di una sana dormita di dodici ore, di una bella pipì o di una docce da sole, possibilmente in religioso silenzio.

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E' passata una settimana da quando è entrata in vigore l'ora solare. Se anche voi come me siete influenzati dal meteo, allora di sicuro non l'avete presa bene.

Ma come ho letto spulciando qua e là, sono in buona compagnia: circa il 25% degli italiani risente degli effetti dello spostamento delle lancette, indietro o avanti che siano. Peccato che io non faccia parte della fascia "debole" della popolazione: non sono un bambino né un anziano.

Eppure mi sento come se mi avessero centrifugato. Ho dei mal di testa terribili, una sonnolenza da "aprile dolce dormire" e sono decisamente irritabile come se fossi affetta da sindrome premestruale perenne.

Questo perché le giornate si sono accorciate e le ore di luce sono diminuite. Esco dal lavoro col buio, mi sembra che siano le dieci di sera invece che le 18,30! Del resto tutti sanno che la luce ha effetti positivi sull'umore perché ci aiuta a produrre serotonina, l'ormone del buonumore. Inoltre, cambiando il ritmo del sonno, anche i livelli di melatonina (l'ormone che regola il ciclo sonno-veglia) ne risentono.

Posto che, a detta degli esperti, questi effetti da mini jet-lag passano in pochi giorni ( a me evidentemente ci vuole più tempo), ecco alcuni trucchi che potrebbero aiutarci:

  • consumare più frutta e verdura e se possibile condirla con olio di riso o girasole;
  • consumare più cioccolata (meglio extra fondente) che aiuta a produrre serotonina ( e qui ragazze non facciamocelo ripetere!)
  • sgranocchiare frutta secca ricca di omega 3 che ci fa tanto bene;
  • cercare di passare più tempo all'aria aperta, magari facendo una leggera attività fisica ( su questo punto io non faccio testo, tranne durante il fine settimana)
  • cercare di rilassarsi e di assecondare i ritmi del nostro corpo ( se lo spiegate ai miei figli magari...);
  • sorseggiare tisane (ottima quella di tiglio) per conciliare il sonno.

Ho notato invece (non so se con gioia o disappunto) che i miei bambini non hanno apparentemente risentito degli effetti del cambiamento dell'ora. Quando torno a casa li trovo sempre stanchi e nervosi come prima, desiderosi di coccole e attenzioni. C'è un solo rimedio: un grande abbraccio con gara di baci. E se non vi fa alzare questo il livello di serotonina!

 

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