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ANIMALI DOMESTICI E NEONATI

L'arrivo di un neonato è un evento che sconvolge gli esseri umani, tanto la sua portata è immensa e ricca di sfumature, figuriamoci poi gli animali che condividono la loro esistenza con noi.

Come ho già accennato in precedenza, la mia convivenza con gli animali risale a quando ero piccola.

Anche CF vanta una varia esperienza nei rapporti con gli animali, soprattutto cani e cavalli.

Quando siamo andati a vivere assieme, abbiamo deciso di comune accordo che volevamo continuare questa tradizione.

La nostra casa è piccola ma abbiamo un giardino sfruttato dal cane dei genitori di CF, di cui ci occupiamo comunque noi, per cui abbiamo preferito optare per altri animali.

Nostri compagni di avventura dell'epoca erano un criceto e un'acquario di pesci tropicali.

Con me ho traslocato la mia vecchia gatta che ci ha lasciato dopo pochi mesi.

Da quando viviamo lì molte cose sono cambiate: l'acquario di pesci tropicali è diventato un acquario di acqua dolce che ha poi lasciato il posto a una boccia di pesci rossi.

I felini sono diventati due, un maschio e una femmina e la criceta è andata nel paradiso dei roditori mesi or sono.

Quando abbiamo deciso di avere dei bambini, francamente non ci siamo soffermati troppo a pensare a cosa questo avrebbe significato per i nostri animali, soprattutto per i gatti e il cane.

Fare in modo di far accettare il neonato ai nostri amici a quattro zampe non è stato affatto un problema insormontabile.

Certo, ci sono dei trucchetti e degli stratagemmi che possono sempre far comodo.

Ecco quindi cosa posso consigliare a chi vuole allargare la propria famiglia ma trema all'idea di come possano reagire gli amati pets all'arrivo di un bebè.

Pesci

I pesci sono gli animali che dal punto di vista dell'interazione con i bambini non mi hanno mai preoccupato.

Del resto, loro stanno dentro un acquario o una boccia e i pupi stanno fuori.

Che siano pesci tropicali o pesci d'acqua dolce, non si accorgeranno nemmeno del nuovo membro della famiglia. A loro basta avere un habitat adatto e nutrimento a sufficienza.

I pesci tropicali generalmente sono più appariscenti di quelli d'acqua dolce, ma sono anche più delicati.

Informatevi sempre bene prima di decidere se un acquario fa per voi. Personalmente se non siete esperti vi consiglio di provare prima con pesci più resistenti.

I miei figli sono sempre stati affascinati dagli acquari.

Quando erano piccini secondo me il rumore delle bolle in qualche modo li riportava al grembo materno, tant'è vero che nei pressi dell'acquario si tranquillizzavano più facilmente.

Quando sono cresciuti, ho notato che seguire i movimenti dei piccoli animali acquatici era davvero un toccasana.

Guardare nuotare i pesci anche all'interno di una boccia ha un effetto rilassante sui bambini, meglio ancora del barattolo della calma montessoriano.

Quando i bambini cominciano a volervi aiutare nella cura dei pesci, potete insegnare loro come dargli da mangiare: pochi pizzichi del loro mangime e il gioco è fatto.

Per quanto riguarda invece la pulizia è una fase che è meglio che siate voi a gestire, onde evitare splaccicamenti involontari degli animaletti sul pavimento.

Criceti

Esistono cinque specie di roditori che la legge consente di tenere in casa:

  • criceto russo
  • criceto siberiano
  • criceto di Roborowskij
  • criceto dorato
  • criceto Cinese

Le altre specie sono protette e quindi la legge ne vieta la vendita e il possesso.

I criceti sono animaletti buffi che di primo acchito risultano subito simpatici, soprattutto ai bambini, anche abbastanza piccoli.

Allevare uno di questi roditori non è particolarmente impegnativo.

Basterà tenere conto di una cosa: i criceti sono animaletti territoriali, quindi vale la regola una gabbia un roditore.

Mettere due o più criceti nella stessa gabbia, a meno che non sia molto grande o su più piani, scatenerà vere e proprie battaglie che si concluderanno in un bagno di sangue.

I criceti sono animali che amano la pulizia e l'ordine. Ricordatevi di pulire la gabbietta una volta al giorno e di non lavarli mai: i criceti si puliscono da soli e lo fanno davvero spesso e bene.

Ogni criceto suddivide la propria gabbia in varie zone: zona notte, zona pappa, zona gioco e zona bisogni.

Ricordatevi di rifornirli di cibo (ci sono mangimi ben bilanciati a base di frutta, verdura e semi vari da offrire loro) ma senza esagerare e di cambiare spesso l'acqua nell'abbeveratoio  e procurargli una piccola tana con tanto cotone.

I criceti non vanno in letargo e adorano giocare.

Sono sicura che la prima immagine che vi si è presentata alla mente alla parola "criceto" è quella del piccolo animaletto che gira sulla ruota.

Perché effettivamente lo fa. Giorno e notte. E si arrampica dappertutto.

I criceti generalmente non sono aggressivi se si abituano fin da piccoli ad avere contatti con le persone che li accudiscono.

Olivia, la mia piccola peste, si faceva tranquillamente prendere in mano e coccolare anche sotto gola e pancia.

A volte l'ho portata in giro all'interno della mia tasca o in una piccola borsetta.

Ma quando mia suocera ha avvicinato il dito per accarezzarla, lei veloce come un fulmine le ha morsicato il polpastrello.

Per cui non fate avvicinare i bambini con le mani alla gabbia, spiegate loro che il criceto si può guardare ma non toccare e soprattutto dite loro che non devono fare rumori assordanti nei pressi della gabbia, perché il nostro piccolo amico si spaventa moltissimo.

Col tempo potete insegnare ai vostri figli a dare semi o pezzettini di frutta all'animaletto che avrà modo di familiarizzare con loro.

CANI

Come ho accennato all'inizio del post, la mia esperienza nell'ambito canino è abbastanza recente.

I genitori di CF sono i proprietari di una cockerina di ormai otto anni, ma la maggior parte delle volte ce ne occupiamo noi.

La cagnolina non è stata allevata da me e, come dice spesso il veterinario, mi considera una compagna di branco con cui giocare e bighellonare.

Infatti andiamo a spasso insieme, ci coccoliamo e giochiamo come due matte.

Le porto la pappa, l'acqua e la tengo pulita.

Ogni tanto le faccio un bel bagno, cosa che non gradisce per niente.

Ma mi ubbidisce di rado e solo se sa che poi le allungo una ricompensa.

Come la maggior parte dei proprietari di cani, la preoccupazione più grande per l'arrivo dei nostri bambini era proprio lei.

Su consiglio del veterinario, appena nata la Ninfa, ho subito portato una sua tutina alla cagnolina in modo da farle sentire e conoscere il nuovo odore.

Pian pianino, quando uscivamo, abbiamo fatto in modo che si avvicinasse alla neonata e le abbiamo premesso di annusarla.

Siccome è un cocker agitato, la premiavamo con un bel biscottino quando riusciva a stare seduta ferma vicino a noi senza tentare di salire in braccio quando c'erano la Ninfa e Ringhio.

Pian pianino abbiamo allungato il tempo passato assieme, senza costringerla a stare con noi se lei non voleva.

Man mano che i bambini crescevano, anche lei cambiava atteggiamento nei loro confronti: il suo fare circospetto ha lasciato posto ad una gioia irrefrenabile quando li vede.

Ciò nonostante, spesso bisogna tenere a bada la sua esuberanza, perché, non appena vede Ringhio e la Ninfa, il suo primo istinto è quello di balzar loro addosso e di leccarli tutti.

Da parte loro anche i pupi devono essere frenati, perché come tutti i cuccioli -e i bambini non fanno eccezione- di primo acchito si mettono a correre e lei ovviamente li insegue e poi finiscono tutti a rotolarsi nell'erba o sul porfido.

Se all'apparenza sembra un rapporto idilliaco, non nasconde però dei rischi.

Il nostro cane non è abituato a stare con la gente per cui non a volte interpreta male alcuni gesti.

In più ha delle abitudini ben radicate: la pappa ad una certa ora servita in un determinato modo e diventa aggressiva se qualcuno prova a portargli via il cibo, anche per gioco.

La stessa cosa capita con la sua copertina e con alcuni dei suoi giochi.

Io e CF abbiamo spiegato tutto questo ai bambini, ma non lasciamo mai i pupi e il cocker da soli per prevenire spiacevoli incidenti.

Si gioca assieme, si fanno le coccole, si sta in braccio a turno (sì, pure lei), si mangia il biscotto se ci si comporta bene (sì, pure lei).

Babbo Natale e Santa Lucia lasciano sempre qualcosa anche a lei e il giorno del suo compleanno, arbitrariamente scelto in Luglio, riceve un piccolo regalo.

Anche se non ha il permesso di entrare in casa (no, non è perché ho paura che sporchi, ma perché in casa ci sono i gatti), di fatto lei è un membro della nostra famiglia a tutti gli effetti.

GATTI

Infine, veniamo al mondo gatto.

I gatti sono gli animali con cui ho più familiarità e quelli di cui era più facile per me prevedere le reazioni all'arrivo dei bambini.

Sfatiamo subito un mito: i gatti non sono animali indipendenti.

I mici come tutti gli altri animali domestici dipendono da noi per i loro bisogni primari: cibo, acqua, cure sanitarie e pulizia.

Non è affatto vero che i gatti non hanno bisogno di coccole, anzi: sono tra gli animali più coccoloni con cui ho avuto a che fare.

Ci sono esemplari che sopportano la solitudine meglio di altri, ma quello dipende dall'indole del felino.

I gatti sono territoriali, per cui se ne volete più di uno è meglio prenderli assieme, quando sono cuccioli, per evitare problemi e difficoltà di inserimento più avanti.

In questo caso territoriale si riferisce allo spazio fisico ma anche alle persone.

La mia attuale gatta, così come quella vecchia che mi aveva seguito nell'avventura a due, è molto possessiva nei miei riguardi: tollera la presenza degli altri membri della famiglia ma ha ben chiaro chi è la sola persona che può permettersi di coccolarla.

Il gatto, invece, è un pezzo di pane: buono fino all'esagerazione si fa coccolare e a volte anche malmenare da tutti.

I gatti hanno capito subito che sarebbe cambiato qualcosa fin da quando ero incinta.

Vivere a contatto con loro, nonostante non fossi immune alla toxoplasmosi, non ha mai rappresentato un problema:  i gatti vengono controllati e vaccinati periodicamente e ho sempre seguito le usuali norme igieniche per cambiare la lettiera.

Un piccolo consiglio: sarebbe meglio avere una cassettina per ogni gatto.

I gatti sono animali con la puzza sotto al naso: non amano gli ambienti sporchi e con odori troppo forti, non mangiano dove fanno i loro bisogni, per cui pappa e acqua lontano dalle cassettine.

Odiano essere sporchi e disordinati e passano gran parte del loro tempo a leccarsi e a sonnecchiare.

In più, fin da piccini i miei mici sono stati abituati a farsi lavare e non temono l'acqua (l'asciugacapelli invece li fa imbestialire).

Questi piccoli felini sono prevalentemente notturni, per cui è facile che si scatenino in corse pazze e giochi rumorosi durante la notte, specialmente quando sono giovani.

Per i gatti l'arrivo di un bebè può essere davvero destabilizzante, soprattutto se si da loro l'impressione di essere trascurati.

Per questo fate in modo di coccolarli più di quanto facevate prima, spazzolate il loro pelo e ricompensateli spesso.

Quando il bimbo nasce, lasciate che il gatto si avvicini pian piano e secondo le sue tempistiche per valutare il nuovo venuto.

Inizialmente il gatto farà l'indifferente, magari anche l'offeso, ma è solo apparenza. In realtà muore dalla curiosità.

Le difficoltà più grandi si hanno quando i bambini cominciano a muoversi e a gattonare in autonomia.

A questo punto vedono il gatto come un bel giocattolo peloso a cui tirare la goda e i baffi.

Cosa che il micio non ama per niente. Se il vostro gatto è placido come il mio, lascerà correre e al massimo vi lancerà sguardi da martire mentre il vostro pupo gli strapperà una vibrissa.

Se invece il vostro gatto è bisbetico come la mia, potrebbe sfoderare gli artigli e graffiare il piccolo.

Proprio per questo vi suggerisco per prima cosa di tenere sempre le unghie dei gatti tagliate e curate (non è vero che ai gatti fa male tagliare gli artigli, semplicemente non amano essere immobilizzati mentre lo fate).

In più, se avete a che fare con gatti non molto accomodanti, fate in modo che i bambini non si avvicinino troppo.

Credetemi, di solito i gatti sono i primi a defilarsi se ritengono i bambini pericolosi.

Con il tempo poi i bambini capiranno che i mici non sono giocattoli, ma animali che possono essere coccolati.

La Ninfa corre a farsi consolare dal mio gatto se io la sgrido e, quando è triste, passa ore e ore ad accarezzarlo.

Dal canto loro i gatti si abitueranno ai nuovi venuti e smetteranno di fare di tutto per evitarli: si siederanno vicino a loro e andranno a strusciarsi sulle loro gambe quando rientreranno a casa.

COME FAR CONVIVERE BAMBINI E ANIMALI

Spero che questo post sia servito a rassicurare tutte quelle coppie che si preoccupano di come far accettare il neonato al proprio animale domestico, soprattutto al cane e al gatto.

Con qualche piccolo accorgimento e un po'di pazienza i vostri amici animali si abitueranno a convivere serenamente con i nostri bambini.

 

 

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La scorsa settimana ho ricevuto una mail molto lusinghiera da parte di una lettrice.

Oltre ai complimenti, che fanno sempre piacere, la ragazza mi diceva di aver notato che durante il fine settimana non scrivo mai.

Effettivamente è così, a parte qualche post su FB o IG non scrivo mai il sabato e la domenica.

E come potrei?

Il fine settimana per le mamme lavoratrici generalmente è un caos.

Non voglio polemizzare o gettare fuoco sulla battaglia tra mamme casalinghe e mamme lavoratrici.

Il mio è semplicemente un dato di fatto.

Una casalinga "lavora" in casa (ho virgolettato lavora perché il termine presuppone una retribuzione che nel caso della casalinga non c'è, ma la fatica e l'impegno sono comunque innegabili) ogni giorno della settimana, per cui oggettivamente ha più tempo per gestire i lavori domestici e il menage familiare.

Le mamme lavoratrici generalmente passano parte della giornata  fuori casa, nel mio caso otto ore sono in ufficio e due se le porta via il tragitto casa-luogo di lavoro.

Di conseguenza quel che resta a disposizione per dedicarsi ad altro è davvero poco.

Io esco di casa coi bambini alle 7,25 e rientro per la pausa pranzo a 12,40 per ripartire poi a 13,20 e rincasare alle 18,45.

La mattina ho giusto il tempo per preparare me e i bambini e, mentre loro fanno colazione, riesco a rifare i letti e sfamare cane e gatti.

Ogni giorno mi dedico alla pulizia della casa, sfruttando anche la pausa pranzo: bagno e cucina, polveri in tutte le stanze, passata con l'aspirapolvere sui pavimenti, carico-scarico lavastoviglie...

Va da sé che poi la sera, quando rientro, c'è la cena da preparare, i bambini che giustamente reclamano la loro dose di attenzioni, la casa da finire di sistemare e se riesco magari qualche interazione con CF quando non è al lavoro.

In più ci sono le lavatrici, la spazzatura, la spesa, il giardino...

L'ho detto tante volte che la mamma lavoratrice è un'equilibrista: riesce a fare tante cose perché di fondo è brava ad organizzare e gestire il tempo che ha a disposizione, giocando di squadracon gli altri membri della famiglia.

E'inevitabile però che anche la giornata della mamma lavoratrice sia formata da ventiquattro ore, per cui tempo materiale per fare proprio tutto tutto non c'è.

Quindi i mestieri più impegnativi vengono relegati al fine settimana: cambio delle lenzuola, pulizia di vetri, lampadari e affini, lavaggio dei pavimenti, la fantomatica spesa...

A questi si sommano magari altre incombenze, come passare in tintoria, in posta, in biblioteca...

E non scordiamoci la vita sociale: cene, compleanni, gite, visite e così via.

Il week-end delle mamme lavoratrici è un caos, perché di solito noi mamme che lavoriamo facciamo quello che le mamme casalinghe possono spalmare durante gli altri giorni della settimana.

Inoltre, il sabato e la domenica io voglio stare con i miei bambini e con il loro papà.

E' un mio bisogno, vedendoli così poco gli altri giorni, durante il fine settimana mi piace passare il mio tempo con loro.

Li coinvolgo nelle faccende domestiche, andiamo a fare la spesa, cuciniamo assieme, disegniamo, coloriamo e giochiamo.

Facciamo in modo di divertirci e di sfruttare e godere di ogni momento.

Chiaro, non è tutto rose e fiori: CF magari non c'è, i bambini a volte sono stressanti e insopportabili o magari io stessa sono stanca e nervosa.

Tutto questo per dire che, scusatemi proprio, ma durante il mio caotico fine settimana da mamma lavoratrice il tempo per scrivere sul blog non lo trovo proprio.

Perché durante il fine settimana io "vivo" quello che tante altre mamme hanno la possibilità di vivere ogni altro giorno della settimana.

Ditemi voi, invece, cosa fate durante il fine settimana: riuscite a rilassarvi o siete congestionate da impegni sociali e non?

 

 

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"Mamma, continua a piovere!"

La Ninfa stasera pare un tantino giù di corda. Sarà la stanchezza? Di solito non si lamenta mai, al massimo fa i capricci e le sue solite sceneggiate.

Oggi invece sembra che un velo di malinconia le sia piombato addosso, come una cappa pesante.

So che alla materna è stata una giornata pesante: pare che una bimba grande alcuni giorni fa abbia picchiato un bimbo piccolo e le maestre hanno deciso di affrontare il problema con tutta la classe.

Inoltre hanno chiesto che anche noi genitori ci muoviamo in tal senso.

"Non ho voglia di guardare i cartoni". Sbuffa e se ne va in camera.

Spengo tutto e la seguo a ruota, tallonata da Ringhio.

Qui ci vuole un'idea, qualcosa di diverso da solito.

"Facciamo così, bambini, adesso spegniamo tutte le luci, accendiamo un paio di candele e la mamma vi racconta una storia nuova"

"Sì, mamma, una storia diversa. Siccome è autunno e piove, nella storia ci voglio...Un ombrello giallo!".

Rapidi si infilano nei loro lettini. Io mi siedo sul pavimento, in mezzo alla stanza, equidistante dall'uno e dall'altra.

"La nostra storia inizia a Parigi, in un giorno di pioggia, Noah esce di casa e prende le bus. Dietro al finestrino intravede un ombrello giallo, un sole nel grigio del giorno. Noah scende e segue quella macchia soleggiata per i vicoli di Mont Marte e..."

"E...?" domanda la pupa.

"E non riesce a staccare gli occhi da quell'ombrello. Cammina in trance, un piede dietro all'altro. Sta procedendo contromano e si ritrova a scansare le persone che gli si parano davanti, quasi come se fossero delle ragnatele.

La pioggia si è fatta più forte. Noah sente i piedi che sguazzano nelle leggere scarpe di tela mentre rivoli ghiacciati gli scendono dalla nuca lungo la schiena, come allegri torrenti di montagna.

E' talmente concentrato che si dimentica quasi di sbattere le palpebre.

L'ombrello giallo lo chiama e a Noah questo richiamo sembra invitante come quello delle sirene.

Impossibile resistere.

Il ragazzo affretta il passo ma non riesce a colmare la distanza che lo separa da quell'ombrello.

Per un attimo, uno soltanto, l'ombrello si sposta e Noah riesce a intravedere una chioma rossa.

Il suo cuore manca un battito, le mani tremano leggermente.

Spicca un balzo in avanti, ma il suo piede incontra un ostacolo e Noah cade rovinosamente a terra.

Steso a pancia in giù in una pozzanghera, Noah ha come la percezione che il mondo si sia fermato.

Sente le voci allarmate e spaventate dei passanti, osserva le punte delle loro scarpe muoversi concitatamente attorno a lui.

Mani forti lo sollevano e occhi preoccupati lo scrutano. Ma lui non ha tempo per tutto questo.

Deve trovare l'ombrello giallo. Ignorando le fitte di dolore, Noah gira la testa qua e là.

La macchia gialla non c'è più. I passanti riprendono il loro cammino. Noah resta in piedi, solo tra la folla, sotto il cielo plumbeo.

La pioggia ha cessato di scendere. Sentendosi addosso tutto il peso del mondo, il ragazzo si gira.

E lei è lì, l'ombrello giallo chiuso con l'elegante laccetto.

"Temevo di averti perso per sempre" prorompe il ragazzo.

La sua voce stridente in cui si mischiano le tonalità del bambino e dell'adulto rimane per un attimo sospesa nell'aria.

"Noah, non essere melodrammatico. Ci saremmo visti domani, finito il turno di lavoro. Ti ho aspettato, ma visto che non arrivavi..."

Con un gesto automatico la donna si tira indietro un ciuffo di capelli rossi sfuggiti alla molletta.

A Noah quel gesto così intimo e familiare fa passare subito il malumore.

"Ero in ritardo perché mi hanno rubato il portafoglio"

Lo sguardo della donna si fa più attento. Quando lo guarda così, Noah percepisce chiaramente la tensione che scorre dentro di lei.

Subito allora aggiunge: "Ma stamattina ho smesso di fare il codardo: sono andato dal professore e ho detto chiaro e tondo come stavano le cose. Siamo andati assieme dal preside che convocherà i genitori.

Sono stufo di essere preso in giro e maltrattato dagli altri solo perché sono il più piccolo"

Alza il mento con fierezza, quasi volesse apparire più alto del suo metro e cinquanta.

"Però, siccome non avevo i soldi, è da stamattina che non mangio..."

Il suo stomaco emette un cupo borbottio, quasi a sottolineare il concetto.

"Sei stato coraggioso, Noah, hai fatto la cosa giusta. Vedrai che da oggi le cose andranno meglio. Ora vieni, entrerò un po' più tardi al lavoro. Andiamo a mangiare qualcosa"

Noah sorride e passa un braccio attorno alla vita della donna.

"Sei la migliore, mamma!" esclama, contento.

Ha ricominciato a piovere e Noah apre l'ombrello giallo canarino.

E, guardando il mondo da sotto quella cupola dorata, ha la certezza che da quel momento ogni cosa andrà per il verso giusto."

(Questo racconto partecipa al tema della settimana #percezione, proposto dagli Aedi digitali)

 

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Domenica mattina mi sono incontrata con una mia cara amica che non riesco mai a vedere tanto quanto vorrei.

La mia amica ha organizzato una colazione con le ragazze del suo addio al nubilato per comunicarci la lieta novella: a Maggio diventerà mamma.

Capite bene che la situazione ha innestato un tripudio di felicità esternata con gridolini di gioia, baci e abbracci.

La conversazione naturalmente si è incentrata sul futuro bebè.

"Chissà a chi somiglierà?"

Già, chissà?

Le somiglianze tra figli e genitori sono regolate dalle complesse e oscure regole della genetica, per cui come tutti sappiamo è impossibile prevedere cosa succederà quando i geni si mischieranno.

Nessuno dei miei figli mi somiglia, è un dato di fatto.

Fisicamente la Ninfa è uguale al suo papà alla sua età, anche se molti affermano che a livello espressivo invece somigli a me - menzogneri, sicuramente lo dicono per pietà-.

Questa somiglianza era già evidente quando la Ninfa è uscita con quel suo bel cordone ombelicale ancora attaccato, tanto che in questo caso si poteva benissimo dire "Mater semper certa, etiam pater".

La cosa assurda è che le persone di una certa età che conoscono mia suocera fin da piccola affermano senza incertezza alcuna  che la mia bambina è identica a lei. 

Incredula, ho dovuto chinare il capo di fronte alle prove empiriche: foto in bianco e nero in varie pose ed età che decretano e comprovano che la genetica non è un'opinione.

Ma tant'è, me ne sono fatta una ragione: in fondo mia suocera è sempre stata una bella donna, per cui non tutto il male vien per nuocere.

Mi sono detta, sospirando: "Andrà meglio la prossima volta"

Poi è nato il piccolo -si fa per dire- Ringhio.

Che non somiglia al padre, nemmeno al suocero, ma neppure a me, a parte per un piccolo dettaglio: gli occhi.

Per il resto, sono tanti ad affermare che sicuramente ha preso dal ramo della mia famiglia.

All'inizio il fatto che nessuno dei miei figli mi somigliasse neanche un pochino mi ha infastidito.

Ma come, mi dicevo, tanti sforzi e nessuno dei due sembra mio figlio. A che sono valse tutte quelle ore di travaglio, tutte quelle spinte, tutta quella fatica?  Destino infame!

Ma, con lo scorrere del tempo, mi sono detta:

"E' davvero un male che i miei figli non mi somiglino?"

Per come la vedo io, nel mio caso forse è solo un bene.

Se la Ninfa fosse il mio ritratto, penso che inconsciamente farei di tutto per farla diventare la me che non sono mai diventata.

Il che significa che la spingerei a fare esperienze e a percorrere quelle strade che io non ho mai avuto il coraggio di fare.

Le impedirei di vivere la sua vita e di esprimere al meglio i suoi talenti, la sovraccaricherei di aspettative, insomma sarei davvero una pessima madre.

Perché parlo a femminile?

Perché secondo me questo problema dell'immedesimazione e del rispecchiarsi avviene prevalentemente con il figlio dello stesso sesso.

Nonostante questo, è inevitabile che mi riveda nei miei figli.

Certi loro atteggiamenti nell'affrontare il mondo e nel rapportarsi con gli altri mi fanno tornare in mente alcuni ricordi della me bambina nella loro situazione.

Questione di carattere. Ma il carattere non si eredita.

E buona pace a chi dice: "Sono testardi come la madre".

In cosa vi somigliano i vostri figli?

 

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Novembre è arrivato con le prime piogge e i primi freddi.

Seppur tenti sempre di essere positiva, Novembre è un mese che non mi piace affatto.

Gli unici motivi per cui lo apprezzo sono questi: Novembre è il mese che precede Dicembre e a Novembre c'è quell'imperdibile venerdì che gli amanti dello shopping conoscono bene, il black Friday.

Detto questo, perché non crearmi un evento ex novo che mi faccia provare un senso di simpatia per questo mese triste e bigio?

Quindi, arbitrariamente, ho deciso che Novembre sarà il mese del compleanno del mio blog.

Ebbene sì, anche se i primi articoli sono stati pubblicati ad Ottobre 2016, io rivendico Novembre come il mese del compleanno di Datemiunam, che sia messo agli atti e scritto nero su bianco con inchiostro indelebile.

E come nella buona tradizione del blogging, in questo giorno gioioso tiro le somme di un anno di blog.

Non agitatevi, niente statistiche o numeri di cui non importa nulla a nessuno (se non a me, per cui me li analizzo in separata sede).

Ad un anno dalla creazione di Datemiunam, ecco qui i cinque motivi per cui per me vale sempre la pena avere un blog.

CINQUE COSE CHE HO IMPARATO IN UN ANNO DI BLOG

Il blog è intimità ed introspezione

Ho aperto Datemiunam con un'idea in testa, un'idea scaturita dal desiderio di avere uno spazio dove poter dire la mia su come vivo la mia esistenza dopo la maternità, su come l'avere dei figli mi abbia scombussolato la vita, sia in meglio che in peggio, invece di farlo sempre come ospite dei blog altrui.

Sebbene sia partita con questa idea, l'avere un blog mi ha permesso di "guardarmi dentro" e di fare chiarezza su certe vicissitudini e su certi aspetti del mio carattere.

Scrivere mi ha consentito di conoscere parti di me che non conoscevo e allo stesso tempo ha ribaltato completamente alcuni lati del mio carattere che credevo di conoscere.

Il blog è socialità e confronto

Datemiunam come qualsiasi altro blog parte da me per arrivare a voi, care lettrici e cari lettori.

Le mie esperienze sono quelle normali di una comunissima mamma lavoratrice, come ce ne sono tante.

Attraverso gli spaccati della mia vita non perfetta e non straordinaria, mi metto a nudo per indurre anche voi a farlo, nella modalità e nella misura che preferite, attraverso i vostri commenti qui, su FB o su IG o mandandomi una mail.

Creare dialogo e confronto attraverso lo scambio di aneddoti e racconti aiuta a non sentirsi isolate, sole e sperdute.

Datemiunam si pone l'ardito obiettivo di essere vicino alle mamme (ma anche ai papà) che hanno bisogno di sentirsi rinfrancate, di capire che tante esperienze sono davvero comuni ad ogni genitore.

E' come un abbraccio virtuale, una pacca sulla spalla, data in un petit cafè dove si raccontano fatti belli e brutti e dove nessuno giudica nessuno.

Il blog è crescita personale

Da quando ho intrapreso l'attività di blogger, guardo la realtà che mi circonda con occhi diversi.

Ogni cosa può diventare interessante e, con la scusa del blog, mi diverto ad approfondire tante tematiche che una volta non avrei avuto modo di analizzare.

In un anno ho imparato molte cose riguardo a svariati temi, per cui mi sento di affermare con sicurezza che avere un blog apre la mente e ti costringe a crescere.

Il blog è fatica

Scrivere un blog è faticoso, inutile nasconderlo. Non prendiamoci in giro, nessuno scrive sulla rete per non essere letto. In ogni blogger c'è una punta di sano egocentrismo.

Se vuoi creare un blog ed essere letto, devi avere un minimo di conoscenze tecniche di base oppure dei soldi a disposizione per farlo fare ad altri.

Io sono tecnologicamente indietro, all'età della pietra, per cui da autodidatta mi sono armata di pazienza, volontà e manuali per cominciare a farmi le basi.

Questo richiede tempo, sudore e una certa dose di determinazione, nonché la capacità di creare uno spazio affiancandolo a lavoro, casa, famiglia, senza penalizzare chi ci sta accanto.

Il blog è socialità

Gestire un blog aiuta a conoscere altre persone, in primis coloro che ci seguono in maniera assidua o sporadica.

Ma aiuta anche a conoscere dapprima virtualmente e poi anche fuori dalla rete le altre blogger, che siano professioniste del settore o che lo facciano come hobby.

Il mondo del blog passa attraverso queste relazioni, si nutre dello scambio di idee da cui spesso nascono collaborazioni interessanti.

Datemiunam non è un mondo isolato, ma un piccolo pianeta in mezzo ad un universo di astri calanti e nascenti.

Questo è quello che ho imparato in un anno di blogging.

Ma l'insegnamento più grande è senza dubbio questo: gioisci dei piccoli traguardi che raggiungi, ma soprattutto rialzati e ricomincia con maggior determinazione quando cadi.

Posso accettare di fallire. Tutti falliscono.

Non posso accettare di non averci provato."

Tanti auguri, Datemiunam! E tanti auguri a me e a tutti coloro che mi supportano e non mi fanno mancare il loro appoggio in questa bellissima avventura.

 

 

 

 

 

Bambini o animali?

In questo mondo pazzo troppo spesso gli animali vengono trattati come figli e i figli come animali.

Ieri alla radio ho sentito che l'attenzione verso gli animali domestici è salita rispetto a quella verso i bambini, tanto che sempre più spesso i supermercati espandono i reparti dedicati agli animali e riducono quelli dedicati ai neonati.

Oramai si sa che l'Italia è un Paese dove le nascite sono sempre più in calo e lo speaker ipotizzava che le coppie fossero più propense a prendere un animale da compagnia piuttosto che a fare un figlio.

Io voglio sperare che la scelta non sia un out-out: chi ha dei bambini può decidere di allargare la famiglia e prendere un animale e chi ha un animale può tranquillamente decidere di fare un figlio.

Bambini e animali

Fin da quando ero piccola ho avuto l'opportunità di vivere a stretto contatto con gli animali domestici: gatti, canarini, pappagalli, criceti, pesci, tartarughe...

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di tenere dei cani, perché i miei genitori hanno sempre pensato che avessero bisogno di stare in un giardino o in un cortile.

Ho rimediato ora che sono grande, "adottando" il cockerdei genitori di CF.

Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico accanto ai bambini arrechi loro grandi vantaggi.

Vantaggi psicologici

Prendersi cura di un cane, un gatto, una tartaruga...aiuta i nostri figli a diventare più responsabili - mi vengono sempre in mente i telefilm americani, dove a turno ogni alunno porta a casa la mascotte della classe per accudirla.-

La convivenza con un animale aumenta l'autostima, migliora le capacità di osservazione e riduce ansia e stress, come ha ben dimostrato la pet-therapy.

Inoltre, considerando che spesso gli animali da compagnia hanno aspettative di vita differenti dalle nostre, vivere con loro insegna ai nostri figli il ciclo della vita.

Spesso infatti i nostri pets vengono presi quando sono solo dei cuccioli e restano con noi fino a che non muoiono.

Seppur triste, da quest'esperienza ogni bimbo imparerà cheogni cosa ha un inizio e una fine, compresi gli esseri viventi.

Vantaggi fisici

Vivere a stretto contatto con un animale può recare vantaggi anche a livello fisico, non solo psicologico.

Pensiamo infatti a tutti quei bambini che hanno un cane: sono più invogliati ad uscire e questo riduce la sedentarietà e combatte il sovrappeso.

Uscire inoltre significa vedere e incontrare altre persone, stimolando la socializzazione.

Da tempo è stato dimostrato che chi vive a contatto con gli animali corre meno rischi di sviluppare allergie e forme asmatiche.

Inutile sottolineare che si parla sempre di animali ben tenuti, ossia sottoposti a periodici controlli veterinari almeno una volta l'anno e a cui vengono applicate le norme igieniche basilari: pulire frequentemente le gabbiette e le lettiere, così come ceste e cucce dove dormono, non far mai mancare loro acqua fresca e nutrirli in modo adeguato.

Quale animale scegliere?

Ok, avete capito che la convivenza tra animali domestici e bambini è possibile e avete deciso di prenderne uno.

Mi auguro che la decisione sia stata attentamente ponderata e non sia stato frutto dell'impulso del momento.

Non mi stancherò mai di ripetere di non regalare animali per Natale o per compleanno se non siete sicuri che poi vengano accuditi con gioia e amore per sempre.

Gli animali non sono giocattoli e richiedono impegno e costanza, che essi ci restituiscono poi sotto forma di amore e dedizione incondizionata.

Per capire quale animale è il più adatto per la vostra famiglia, il mio consiglio è quello di documentarsi e se possibile di fare una chiacchierata con un veterinario.

Tenete ben presente che, come ogni persona, anche gli animali sono individui unici con una loro personalità: il gatto della bisnonna non si comporterà necessariamente come il gatto che prenderete voi, il cane di vostro cugino non sarà mai uguale al vostro.

Ricordatevi che, qualunque sia la scelta che farete, un animale è come un diamante: per sempre.

Valutate quindi attentamente:

  • quanto tempo siete disposti a dedicargli: pulire la boccia dei pesci è meno impegnativo che badare ad un cane, per esempio;
  • quanto spazio avete: tenere un alano in un appartamento di 75 mq. a mio avviso non è una scelta, è un suicidio;
  • quali sono le vostre possibilità economiche: gli animali hanno un costo: controlli periodici dal veterinario, cibo e un minimo di attrezzatura. Il costo di mantenimento di un cavallo non sarà paragonabili a quello di un canarino.

L'ultimo consiglio importante che voglio lasciarvi è questo: se optate per animali che non stanno in gabbia, abbiate l'accortezza di non lasciarli mai incustoditi con i vostri bambini, soprattutto se molto piccoli.

Detto questo, concludo augurandovi una felice e serena convivenza!