Finalmente sono riuscita a leggere l'ultimo libro della serie dedicata al fantastico Rocco Schiavone, pubblicata come sempre da Sellerio lo scorso anno.

Rocco Schiavone, nato dalla penna di Antonio Manzini, è diventato famoso grazie al suo carattere burbero e schivo che lo ha reso così affascinante.

All'ispettore romano trapiantato contro la sua volontà ad Aosta è stata dedicata anche una serie televisiva (di cui, peraltro, non ho visto ancora un episodio, ma rimedierò presto).

PULVIS ET UMBRA di Antonio Manzini

"Pulvis et umbra" riprende il racconto là, dove si era interrotto in "7-7-2007".

Quello che ritroviamo è un Rocco tormentato dalle ombre del suo passato, in lotta tra i ricordi e le possibilità che il futuro sembra offrirgli, anche in campo amoroso.

Tra le passeggiate con Lupa, sua inseparabile compagna a quattro zampe, il rapporto quasi paterno con Gabriele, il figlio della sua vicina di casa e una nuova storia d'amore preannunciata da un po', Rocco deve far luce su due misteriosi omicidi.

Il primo si verifica ad Aosta, quando viene ritrovato il cadavere di un trans.

Le indagini ruotano attorno all'appartamento dove la donna lavorava e innalzano un terribile vespaio che coinvolge le sfere più in vista del nostro bel Paese.

Il secondo omicidio invece avviene a Roma e sul cadavere viene ritrovato un foglietto che riporta il numero di telefono dell'ispettore Schiavone.

Arrivare alla verità questa volta sarà dura e purtroppo Rocco si troverà a dover accettare dei compromessi poco piacevoli.

Ma la cosa più triste è che il nostro amato ispettore si trova a fronteggiare due tradimenti che gli lacerano l'anima nel profondo, lasciandolo più solo ed amareggiato di prima, quasi sconfitto.

Personalmente credo che "Pulvis et Umbra" sia il romanzo meno riuscito di Manzini.

La trama non fila liscia come negli altri romanzi, a volte sembra che certi avvenimenti vengano incastrati a forza, quasi con la pretesa di spiegare tutto ad ogni costo.

Mi è piaciuta molto invece la caratterizzazione di alcuni personaggi, come Caterina, che finalmente escono dall'ombra.

Il finale mi ha molto deluso: sembra quasi che l'autore provi un certo sadico piacere a far andare tutto storto nella vita privata di Rocco.

Orsù, un po' di felicità ogni tanto bisognerà pure fargliela trovare, a questo pover' uomo o finisce che prima o poi si suicida. E ne avrebbe tutte le ragioni davvero, il tapino.

Nel complesso quindi un romanzo sicuramente gradevole, anche se non al livello di quelli precedenti, che lascia però l'amaro in bocca.

Ora aspetto con ansia il seguito e speriamo che Manzini la smetta di seguire l'onda del "mai una gioia" e che Rocco possa finalmente raggiungere, se non la felicità, almeno la serenità.

Ringrazio Paola, di Homemademamma, la creatrice del #venerdìdellibro.

2

Il mese di gennaio solitamente significa un drastico rallentamento nella vendita dei libri, a quanto dicono le amiche che lavorano in libreria.

A me invece, complice lo stato malinconico che mi prende sempre in questo periodo, la voglia di leggere non passa.

Oggi voglio presentarvi una trilogia urban-fantasy, non molto recente, che mi ha tenuto compagnia nelle fredde notti invernali.

SILVER-LA TRILOGIA DEI SOGNI

"Silver-la trilogia dei sogni" è una serie composta da tre romanzi:

  • Il libro dei sogni
  • La porta di Liv
  • L'ultimo segreto

L'autrice è la tedesca Kerstin Gier, che ha raggiunto la notorietà grazie alla serie chiamata "Serie delle gemme".

Kerstin Gier scrive per un pubblico femminile e i suoi romanzi si rivolgono alle giovani adolescenti, ma nulla esclude che possano essere letti da un pubblico, ecco, diciamo non più così verde.

Protagonista delle vicende è Olivia, una ragazza sveglia e allegra, che, con la madre e la sorella Mia, si trasferisce per l'ennesima volta, questa volta in Inghilterra.

Olivia è abituata fin da piccola a traslocare e a cambiare casa e amici. La madre, infatti, non riesce a rimanere nello stesso posto per più di un anno.

Ma questa volta le due sorelle avranno una sorpresa: la madre infatti pare avere l'intenzione di sposarsi con Ernest Spencer.

Oltre ad un nuovo padre le due ragazze si trovano anche con due fratellastri, maschio e femmina, una nonna invadente, uno zio fin troppo ordinario e un gatto.

Oltre ai problemi di convivenza che si vengono a creare, Liv dovrà fronteggiare anche strani sogni, che di volta in volta si fanno più reali e pericolosi.

A causa del suo carattere, Liv si troverà coinvolta dai suoi nuovi amici e dal suo fratellastro in una specie di gioco mortale.

Per non darvi troppe anticipazioni mi fermo qui.

La trama è davvero avvincente, anche se soprattutto il terzo volume, magari risulta essere un po' forzato.

Lo stile di questa autrice è semplice ma curato, studiato apposta per approcciarsi al suo giovane pubblico.

Oltre al mistero, non manca la nota amorosa che farà sospirare non poche fanciulle -sì, me compresa, lo ammetto!-.

Ma la nota originale per cui vale davvero la pena di leggere la trilogia rimane l'idea di fondo su cui si basano le vicende.

Ognuno di noi sogna e ogni nostro sogno è come una stanza, con una porta.

Tutte le porte si affacciano su lunghi corridoi, percorrendo i quali è possibile trovare le porte degli altri e visitarli in sogno.

Ecco, sviluppata come l'ha sviluppata la scrittrice, è davvero un'idea geniale.

E a me piace ancora, ogni tanto, chiudere gli occhi e immaginare come deve essere la mia porta...

Come ogni settimana, i miei ringraziamenti vanno a Paola per aver inventato il #venerdìdellibro.

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Durante il periodo natalizio io e CF siamo riusciti a concederci un viaggio non programmato di tre giorni in Francia, più di preciso in Alsazia.

L'ultimo viaggio che abbiamo fatto da soli è quello che risale a quest'estate, in Slovenia.

L'idea è nata il 25 dicembre, a tavola, durante il pranzo di Natale, quando i nonnii sono stati obbligati si sono gentilmente offerti di tenere i bambini tre giorni assieme al nostro nipotino.

Detto fatto, ho proposto al mio compagno di mille avventure di fare un salto oltre le Alpi, in Alsazia.

L'Alsazia è una regione che si trova sul confine orientale francese, vicino alla Svizzera e alla Germania.

E' un territorio molto interessante, punteggiato da borghi pittoreschi e da città affascinanti.

In teoria la nostra idea iniziale prevedeva di partire la mattina del 27 dicembre e di visitare Eguisheim e Colmar, pernottare nelle vicinanze e il 28 dicembre dirigerci a Strasburgo.

In realtà alle ore 14 del 26 dicembre CF mi ha convinto a partire immediatamente, visto che non avevamo nulla di meglio da fare, in modo da guadagnare mezza giornata.

Beh, che ci crediate o meno, in due ore avevo sistemato casa, preparato il minimo indispensabile per noi due e per i bambini e arruolato un amico fidato per occuparsi dei nostri pets

Giusto il tempo di portare un felicissimo Ringhio e un'iper eccitata Ninfa a casa dei nonni e il nostro viaggio ha avuto inizio.

IN VIAGGIO VERSO EGUISHEM E COLMAR

Siccome non siamo molto distanti dalla Francia, abbiamo optato per fare il viaggio in auto.

L'itinerario scelto comportava il passaggio per la Svizzera, attraverso il San Gottardo.

Se decidete come noi di muovervi nel periodo invernale, assicuratevi sempre di avere gli pneumatici invernali o le catene a bordo.

Le strade sono ghiacciate e non è raro trovare la neve.

Paesaggio innevato nei pressi del San Gottardo
Paesaggio nei pressi del San Gottardo

Detto questo, siamo partiti debitamente equipaggiati per trascorrere le giornate all'aperto: abbigliamento caldo ma traspirante, parka impermeabile, calzature comode, guanti e cappello.

Non avevamo prenotato nulla per dormire, ma verso le nove ci siamo imbattuti in modo del tutto casuale in un Holiday Inn Express lungo la strada Neuenkirch-Luzern.

Infatti Eguisheim e Colmar distano solo un paio di ore da lì per cui abbiamo deciso di prendercela comoda e arrivare a destinazione la mattina dopo.

EGUISHEIN E COLMAR

Eguishein è primo borgo che abbiamo visitato. E' un paesino piccolo, di circa 2.000 abitanti, ma risulta essere sovraffollato nel periodo natalizio, così come in primavera inoltrata.

E' così bello che i Francesi stessi l'hanno eletto loro borgo preferito per eccellenza.

Eguishein è circondato da un'antica cerchia di mura che risale al dodicesimo secolo.

Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare
Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare

Ogni cosa all'interno delle mura pare essersi fermata, quasi come per magia.

Visitare Eguishein, anche in un giorno piovigginoso, è sempre meraviglioso.

Le tipiche case con graticcio, chiamate colombages, sono già di per sé affascinanti, ma se vengono addobbate per Natale diventano veramente fantastiche.

Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie

E' bello inoltrarsi tra i vicoletti medievali, osservare i cortili dove spesso ci si imbatte nelle botti o nei torchi, o in vecchi utensili per imbottigliare i vini.

Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguish
Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguisheim

Eguishein, come la poco distante Colmar, si trova infatti sulla "strada dei vini", un'area di circa 200 Km. famosa per la produzione vinicola.

Naturalmente, essendo a Natale, il borgo era costellato di bancarelle che vendevano prodotti tipici: dal piccolo artigianato locale ai prodotti enogastronomici.

Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale
Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale

Per riscaldarci, io e CF ci siamo subito presi un bicchiere di vino caldo aromatizzato con miele e spezie, da degustare ammirando il pigeonnier, un edificio dalla forma particolare che anticamente era una piccionaia.

Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim
Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim

Quasi tutti gli edifici, sfarzosamente addobbati con luci, festoni, pupazzi e chi più ne ha più ne metta, presentano delle iscrizioni in tedesco (l'Alsazia nei tempi che furono apparteneva alle terre tedesche).

Uno degli abitanti del luogo ci spiega che sono piccole preghiere per proteggere le case, soprattutto dagli incendi che pare abbiano devastato il borgo più di una volta.

Eguisheim, piazza principale
Eguisheim, piazza principale

La nostra guida improvvisata ci invita a tornare a Eguisheim in primavera, per ammirarla in piena fioritura e per vedere le cicogne, il simbolo dell'Alsazia.

L'omino ci spiega gentilmente che proprio il campanile della chiesa ospita un grosso nido di cicogna.

Ed io capisco perché ogni cosa qui a Eguisheim reca impresso il disegno di questo volatile, dai tovaglioli alle tazze.

Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)
Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)

Dopo un paio di ore e altrettanti bicchieri di vino caldo (che qui è venduto ad ogni angolo, in versione bianca e rossa) e dopo aver provato il pain d'epices, un dolce tipico natalizio speziato che si può trovare in diverse varianti (noci, agrumi, cioccolato, senza niente...), torniamo alla nostra auto e ci dirigiamo a Colmar.

(to be continued...)

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In questo venerdì pre natalizio (oramai siamo davvero agli sgoccioli) vi parlo di un libro leggero e divertente, ideale da regalare alla mamma e, perché no, anche alla suocera, se siete a corto di idee.

"A NEVE FERMA" di Stefania Bertola

Conosco Stefania Bertola per il suo splendido lavoro di traduttrice ed è stata per me una vera sorpresa scoprire che in realtà è anche una scrittrice.

Al suo attivo ha molti scritti, tra cui "Se mi lasci fa male" e "Biscotti e sospetti".

"A neve ferma" non è un libro recente, è stato pubblicato quasi dieci anni or sono.

Ciò non toglie che sia sempre un romanzo attuale, specialmente ora che tutto ciò che ruota attorno alla cucina (inteso come arte culinaria e non come ambiente domestico) sta vivendo un discreto successo.

Stefania Bertola ci cala nella sua città, Torino, e precisamente nella famosissima "Pasticceria Delacroix".

Qui troviamo Emma, Bianca e Tinto, tre amici che sbarcano il lunario lavorando come camerieri e aiutando un po' nel laboratorio della pasticceria.

Emma, ragazza molto intelligente con una laurea in tasca, molla un sicuro futuro nell'ambito dell'insegnamento per dedicarsi alla pasticceria, sogno di una vita.

Bianca invece non ha ancora trovato la sua vocazione e prova qualsiasi cosa, dall'acquarello alla fotografia.

Tinto, beh, Tinto è Tinto, giovane e rampante innamorato di Valentina.

Emma ha da poco perso l'amore della sua vita, Andrea Delacroix, che corona il suo sogno di fidanzarsi con una famosa attrice francese.

Sull'orlo di una crisi esistenziale, la nostra aspirante pasticcera viene scelta dal padre di Andrea per un'importantissima gara di pasticceria da cui dipendono le intere sorti della famiglia Delacroix.

In quest'avventura, capitatale tra capo e collo, Emma viene affiancata dall'amica di sempre Bianca e dalla giovanissima Camelia, figlia naturale del signor Delacroix e di Elena, sua fedele collaboratrice.

Elena, da sempre innamorata del suo datore di lavoro che la considera invece come una scappatella passeggera dei tempi andati, sfodera l'arma della figlia per indurre l'uomo a sposarla.

Ma la povera Camelia non è il solo asso nella manica di Elena: la ragazzina infatti è l'unica a possedere il quaderno nero, ossia il taccuino su cui il nonno, espertissimo pasticcere, trascriveva le sue preziosissime ricette.

Peccato che non ricordi dove sia finito...

Facendo leva su questo, Elena riesce a convincere Camelia a partecipare da titolare al concorso.

La quattordicenne però a ben altro per la testa. Innanzi tutto è negata per la cucina, odia i dolci e ha la tendenza ad innamorarsi del primo venuto.

Queste le basi per scatenare esilaranti scenette attraverso cui l'autrice, con uno stile fresco e umoristico, ci condurrà all'inevitabile lieto fine.

"A neve ferma" è un libro divertente, romantico e leggero che ben si adatta per letture poco impegnative, compagno ideale per un momento di evasione.

Lo stile narrativo della Bertola, mai pesante o pieno di orpelli, rende la lettura scorrevole e coinvolgente.

La galleria dei personaggi, così variopinti e particolari, desta la curiosità del lettore.

Aggiungiamo quel pizzico di pathos e di romanticismo che non guasta mai ed otteniamo un romanzo giusto giusto da clima natalizio.

Come sempre, un grandissimo ringraziamento a Paola, di Homemademamma, creatrice del venerdì del libro.

Con questo suggerimento vi auguro buona lettura e buone feste!

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Oggi per il #venerdìdellibro voglio presentarvi un romanzo che mi ha irretito fin dalle prime pagine.

Sto parlando di "Le nemiche", l'ultima creatura di Carla Maria Russo.

Chi mi segue per la parte letteraria si ricorderà che avevo già dedicato un post ad un suo romanzo precedente, "Lola nascerà a diciott'anni" (se ve lo siete persi potete leggere la recensione qui).

E non dimentichiamoci che ho avuto modo di incontrare Carla Maria Russo di persona, in occasione del Book City Milano, proprio lo scorso mese e ho deciso di condividere con voi la mia esperienza.

Quel giorno ho fatto autografare la mia copia de "Le nemiche", libro di cui ho rimandato la lettura a dopo la presentazione.

"Le nemiche" di Carla Maria Russo

Ho divorato "Le nemiche" in un batter d'occhio, ma come spesso accade con certi romanzi ho avuto bisogno di un attimo di tempo per far sedimentare le informazioni ma soprattutto le emozioni.

L'ultima opera di Carla Maria Russo è dedicata a due famose figure femminili molto controverse: Isabella d'Este e Lucrezia Borgia.

Come ha spiegato l'autrice stessa, nei suoi libri, categorizzati come storici, prende in analisi solo una piccola finestra temporale dove si svolgono i fatti che  l'hanno colpita e di cui ha deciso di narrare.

In questo caso l’azione si svolge tra il giugno 1501 e il novembre 1508, con due accenni ad alcuni fatti avvenuti nel 1540 e nel 1559.

Isabella d'Este, primadonna della penisola italica e non solo, indiscusso punto di riferimento per la cultura dell'epoca, donna colta, raffinata e fine stratega, apprende che il padre, il duca di Ferrara Ercole I, ha deciso per motivi politici ed economici di far sposare il figlio Alfonso, designato ad essere suo erede, con Lucrezia Borgia.

Lucrezia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, con alle spalle due precedenti matrimoni finiti tragicamente, è la donna più chiacchierata del tempo, famosa oltre che per la sua bellezza anche per il suo stile di vita libertino e sfarzoso.

Il perno del romanzo è l'inimicizia acerrima tra queste due figure centrali, scaturito più che da fatti concreti dai pregiudizi che l'una ha dell'altra.

Non aspettatevi di trovare qui due donne con istinti materni o  donne disposte a sacrificarsi o a farsi mettere da parte.

Tutt'altro: siamo di fronte a due potenze, terribilmente abili nella manipolazione del prossimo, il cui unico scopo è quello di ottenere il potere assoluto e prevaricare sull'avversaria.

Isabella e Lucrezia, per dirla come si usa oggi, non si sono prese, provano l'una per l'altra un'antipatia a pelle che sarà purtroppo la rovina di molti.

Isabella teme Lucrezia, che disprezza perché di sangue non puro: ha sempre il presagio che porterà sfortuna alla sua famiglia. La ritiene capricciosa, vanesia e superficiale.

Dal canto suo Lucrezia invece ha paura di Isabella, perché conosce la sua intelligenza e sa quanto può essere influente la rivale in campo politico.

La loro relazione inizia già male in partenza e le due donne sono destinate ad essere nemiche giurate.

Questo genera anche la nascita di due schieramenti in guerra tra loro, tra cui si annidano spie pericolose: la corte dei Gonzaga a Mantova e quella degli Este a Ferrara.

Ma "Le nemiche" va oltre e ci mostra un quadro storico d'insieme, in cui vediamo le varie corti rinascimentali sull'orlo del collasso, pressate dai Francesi a Nord e dagli Spagnoli a Sud.

Nelle vicende hanno grande rilievo anche le manie d'espansione della Chiesa, guidata dal papa Alessandro VI e dal fratello di Lucrezia.

Questo è lo scenario su cui si muovono le nostre due donne.

Lucrezia, sposata con Alfonso, rimasto vedovo della precedente moglie, Anna Maria Sforza, tenta in qualche modo di emulare la rivale, convincendo personaggi famosi, come scrittori e pittori, a far parte del suo entourage.

La duchessa di Ferrara riesce a portare dalla sua parte anche alcuni artisti convocati alla corte di Isabella.

Tale smacco, assieme all'ascendente che la bellezza di Lucrezia pare esercitare su tutti i suoi fratelli, scatena le ire di Isabella che tenta in ogni modo di osteggiare l'avanzata di Lucrezia.

La giovane, quasi animata da una segreta voglia di rivalsa e riscatto, riesce perfino a far innamorare di sé Francesco II, duca di Mantova nonché marito di Isabella.

La quale, ovviamente, non esita un solo istante a vendicarsi della rivale.

Nella solitudine del suo studiolo, luogo dedicato all'arte e alla perfezione a cui la donne tende con tutta se stessa, Isabella ordisce un piano diabolico per lavare l'onta dell'oltraggio subito.

Oltre alle due donne principali, nel libro vengono narrate anche le vicende di altri personaggi che hanno un ruolo comunque determinante nello svolgimento della storia.

Tra questi voglio solo citare Angela, cugina di Lucrezia, e il fratellastro di Isabella, Giulio, la cui relazione provoca le ire di Ippolito, vescovo e fratello della duchessa di Mantova e che sarà uno dei fattori scatenanti della sanguinarie vicende successive.

Tra tremendi colpi di scena, omicidi, inganni e sotterfugi Carla Maria Russo ci condurrà ad un finale davvero epico.

"Le nemiche" è sicuramente un romanzo al femminile, ma che presenta due tipologie di donne ben lungi dal concetto di femminilità e maternità che ci si potrebbe aspettare di trovare in un romanzo d'ambientazione.

L'autrice sceglie infatti di mettere in scena la guerra dei sentimenti, la battaglia tra potere e amore.

Attraverso una narrazione elegante ma non vezzosa, diretta e incisiva, Carla Maria Russo rappresenta a tinte vivaci la vita delle  e nelle corti rinascimentali, quasi come se fossero degli organismi viventi sempre in divenire.

Alla base della storia ci sono le passioni umane, dall'amore puro di Giulio all'invaghimento passionale e possessivo di Ippolito, a quello platonico di Isabella a cui fa da contraltare quello più fisico di Lucrezia.

Ma ci sono anche altre forme d'amore come per esempio quello fraterno che prova Isabella o quello materno che prova la cognata di Isabella che non ha potuto avere figli per le due nipotine figlie della duchessa di Mantova.

Otre alla verosimiglianza, l'aspetto che apprezzo di più ne "Le nemiche" è il taglio dato dalla scrittrice ai personaggi, soprattutto alle due protagoniste.

Isabella D'Este e Lucrezia Borgia ci vengono descritte attraverso il loro comportamento, le loro azioni e i loro pensieri, ma mai in maniera troppo positiva o troppo negativa.

Però è inevitabile schierarsi. Io ho deciso a quale corte appartenere, ma non ve lo svelerò ora.

Se avete letto il libro, mi dite voi da che parte state?

"Le nemiche" mi ha fatto molto riflettere su quanto possono fare le donne in qualsiasi epoca.

Pensiamo a cosa avrebbero potuto creare Isabella e Lucrezia se si fossero date l'opportunità di conoscersi davvero, se fossero andate oltre i pregiudizi e le gelosie.

E riflettiamo allo stesso modo su quanto a volte noi donne ci osteggiamo e ci ostacoliamo a vicenda in qualsiasi campo, perfino nell'essere madri.

Di solito inizio a considerarmi in clima natalizio a partire dai primi di Dicembre.

Quest'anno però pare che tutto sia più affrettato: alberi di Natale, qualche presepe, già i suggerimenti per i regali a bambini, partner, suocere e pure al cuggino di secondo grado della zia piemontese che abita a Roma e vediamo ogni dieci anni.

Insomma, la modalità Natale è ufficialmente "on".

Ed è già partito il conto alla rovescia.

Sì, perché se c'è una cosa che del Natale mi terrorizza (oltre a preparare i pacchi regalo) è lui, il temutissimo calendario dell'Avvento.

Vi vedo già , brave mammine, a preparare con le vostre mani di fata splendidi calendari dell'avvento.

O magari siete donne impegnate ma previdenti che avete già acquistato per i vostri frugoletti deliziosi ed originali calendari dell'avvento in materiale ecocompatibile e riciclabile.

Oppure siete come me.

Mamme imbranate che aborrono il fai da te, che quando vedono cartoncini, nastrini, feltro e colla a caldo rabbrividiscono e trovano mille più una scusa per evitare l'ingrato compito.

Allo stesso tempo però c'è quel sentimento latente, insediato in una piccola parte del vostro cervello, che vi pungola facendovi sentire la più spregevole delle genitrici non appena vi avvicinate ad uno di quei calendari dell'avvento da due soldi usa e getta con cioccolatini incorporati.

Frustrate e depresse, guardate con invidia tutte quelle meravigliose foto su Instagram o quei tutorial che per voi sembrano arabo che invadono il web.

Tranquille, carissime amiche sprovviste del fattore DIY, ho io la soluzione in grado di far felici voi e pure i vostri bambini.

In realtà devo ringraziare la divina provvidenza incarnata nel corpo mortale di Livia, un'assidua lettrice del blog.

Siccome si sa che a Natale siamo tutti più buoni, Livia, che mi segue da un po' e conosce le limitazioni da cui sono afflitta, mi ha inviato un magnifico calendario dell'avvento.

Qual'è la sua particolarità?

Consiste in ventiquattro piccoli sacchettini di carta correlati da ventiquattro numeri adesivi da appiccicare su ogni sacchetto.

Tali sacchettini numerati possono venire comodamente appesi ad uno spago e riempiti con dolcetti e affini.

Nel mio caso, ho deciso di inserire in ogni sacchetto delle brevi frasi o delle filastrocche sul Natale e solo in quelli relativi alla domenica dei bei cioccolatini.

Et voilà, anche noi abbiamo il nostro magnifico calendario dell'avvento!

Un grazie super speciale va alla stupenda Livia per il magnifico regalo che in un colpo solo ha salvato capra e cavoli.

E voi, avete già fatto il maledetto bellissimo calendario dell'avvento?