Capita spesso per svariati motivi di essere costretti a mentire ai nostri figli.

Personalmente tento di evitarlo il più possibile, perché sono convinta che non sia corretto nei loro confronti.

Per me spiegare le cose in maniera semplice in base all'età del bambino è sempre possibile e preferibile.

Sabato pomeriggio avevo programmato da tempo un'uscita con le amiche.

Toccava al Compagno stare con i pargoli.

La Ninfa mi assiste come al solito nella preparazionee, al momento dei saluti, a bruciapelo chiede:

"Mamma, ma dove vai?".

Il Compagno mi precede con un secco: "La mamma sta andando al lavoro."

Ma la Ninfa non si fa fregare: "Oggi è sabato, siamo andati in piscina e la mamma il sabato non lavora".

Trafiggo con il mio noto sguardo magnetico il Compagno e vorrei tanto vedere cosa tira fuori dal cilindro per togliersi dall'impasse, ma il il tempo è tiranno.

Mi accuccio sui talloni, cerco il contatto visivo con mia figlia e le spiego:"La mamma oggi va via con le sue amiche, mangia qualcosa con loro e poi torna da voi. Nel frattempo tu, papà e Ringhio potete decidere assieme cosa fare intanto che mamma è via".

"Senza distruggere la casa", vorrei aggiungere.

Lei mi abbraccia, mi bacia e mi benedice: " Va, stai attenta e divertiti".

Niente pianti, urla o sceneggiate.

Quando sono rientrata, loro dormivano già, dopo un pomeriggio di attività sfrenate che comprendevano anche una lezione di cucina.

Devo ammettere di essermi sentita soddisfatta, soprattutto alla luce di quanto ho letto in questo articolo.

Certo, rimane escluso da questo ragionamento il discorso di Babbo Natale, Fatina dei dentini, Santa Lucia e altri mitici personaggimitici personaggi.

E voi come vi comportate? Verità sempre e comunque o preferite qualche escamotage?

Tanta confusione. Troppi pensieri, troppe idee, troppi rammarichi, troppi sogni. Lo dice bene il titolo della canzone "My head is a "My head is a jungle"? Passo la giornata persa in un vortice di cose da fare, reali o immaginarie solo per ritrovarmi la sera stanca e con un pugno di mosche. La vita di una mamma, si sa, richiede tanta energia, molto organizzazione, una buona dose di pazienza e uno spirito positivo per affrontare gli inevitabili imprevisti.

A volte sembra proprio che tutti ce l'abbiano con noi. Stamattina non ho sentito la sveglia perchè ieri ho modificato la suoneria e il mio subconscio quando è suonata non l'ha riconosciuta. Per cui mi sono alzata spaventosamente in ritardo. La Ninfa si sveglia ovviamente con me e declama con la sua acuta voce da treenne incazzata col mondo ( ma non si diceva terrible-two?!) che oggi andrà all'asilo con i suoi magnifici shorts di Frozen, anche se rischia proprio lei di finire congelata visto l'abbassamento delle temperature di questi ultimi giorni.Tento di zittirla, ma è troppo tardi: Ringhio si sveglia, scende dal suo lettino e mi si avvinghia alla gamba mentre, in precario equilibrio, tento di finire di truccarmi. Ovviamente mi acceco con lo scovolino del mascara. Mi trascino in cucina e parto in una carambola di biberon, tazze, vuoi latte, the, caffè, dov'è il cacao, biscotti fette marmellata ma io volevo il latte bianco tiepido nell'altra tazza e questi biscotti non li mangio dove sono i miei biscottiiiiiii...Zittisco Ringhio infilandogli il biberon in bocca, ripesco qualche biscotto rotto dal sacchetto ormai vuoto e li porgo alla Ninfa che imbronciata comincia a sgranocchiarli. Nel frattempo comincio il mio coro di "E' pronta la colazioneeeeee" rivolta al corpo privo di sensi che giace nel talamo nuziale. Trangugio un caffè bollente, mi ustiono la lingua, mi macchio la camicetta (merde!!! e ora cosa mi metto?). Ripesco con una mano dai meandri dell'armadio una maglietta passabile e con l'altra mi infilo le scarpe. Compagno ronfa beato sotto le coperte. In cucina pare sia scoppiata le terza guerra mondiale: latte ovunque, Ninfa e Ringhio che si contendono l'ultimo biscotto ( quando il pacco era integro non li guardavano nemmeno), i gatti zampettano nella pozza sul pavimento. Faccio il possibile per sedare la lite (il biscotto lo mangio io, tra i due litiganti il terzo gode), tampono con lo straccio il pavimento e sfamo i felini miagolanti. Compagno finalmente fa la sua apparizione in cucina, un occhio aperto e l'altro chiuso. Colgo al volo l'occasione e sulle note di un "Io vado datemi un bacio fate i bravi buona giornata" mi chiudo la porta alle spalle e parto. Vado in ufficio. A riposare!

Siete appena arrivati qui, per caso o perché qualcuno vi ha suggerito di dare una sbirciata al mio blog e già vi vedo alzare gli occhi al cielo e sbuffare mentre pensate: "Nooo, un altro mommy-blog?!"

Ora vi spiego perché "Datemiunam" è diverso dagli altri blog per mamme.

PERCHE' SCRIVERE UN BLOG

Un mio professore del liceo aveva un metodo particolare per insegnarci l'importanza della partecipazione attiva nella vita quotidiana: se non esprimevi le tue opinioni, non esistevi.

Bene, mi sono detta, io voglio esserci.

Voglio far sentire la mia voce, condividere la mia vita di mamma e non solo, confrontarmi con gli altri e imparare.

Per crescere, per sentirmi meno sola e, sì, anche per far sentire meno sole altre mamme o future tali.

Perché, diciamocelo, leggiamo i mommy-blog per dire a noi stesse: "Ecco, anche a lei è successo così, anche lei ci è passata".

IL MITO DELLA MAMMA BLOGGER

Il web pullula di blog sul "mestiere" di mamma, ma le mamme che li scrivono sono tutte brave: brave a cucinare, brave a creare, impegnate nel sociale, viaggiatrici incallite, alcune vivono in posti fantastici e altre sono addirittura gnocche e alla moda.

Sono quelle che grazie ai loro sforzi e al loro impegno sono arrivate in cima e che diventano il nostro modello e di diritto entrano nella sfera del mito.

Ma le mamme come me e te, le mamme del pianerottolo di sotto, quelle che navigano a vista, dove sono?

Una l'hai appena trovata!

"DATEMIUNAM": IL BLOG DELLE MAMME CHE NAVIGANO A VISTA

"Datemiunam" è il blog di una mamma lavoratrice, manualmente limitata (ma ci sto lavorando), pasticciona in cucina, che ama le sue creature e suo marito ma anche se stessa (anche se a volte me ne dimentico).

Squattrinata, viaggio quando posso abbandonando la noiosa vita d'ufficio da impiegata bistrattata.

Non sono fashonista ma nemmeno trasandata, sono quella che i ragazzi definivano "simpatica".

Non ho le idee molto chiare su cosa voglia dire essere mamma, sui grandi temi che dividono, come l'allattamento, lo svezzamento, l'educazione....vado per tentativi, finché a forza di sbagliare trovo la mia strada.

Non do consigli, racconto la mia esperienza, che è appunto personale. Non pretendo di dare certezze o di avere in mano la verità assoluta.

Vivo una vita normale, tale e quale a quella di tante mamme lavoratrici full-time che si dividono tra bambini, casa, lavoro e impegni vari.

Qui non troverete ricette da gourmet, viaggi in luoghi esotici, avventure mirabolanti.

Qui è in scena la vita, quella quotidiana, tra alti e bassi. Si narrano le gioie ma anche le fatiche per riuscire a incastrare tutto senza uscire di testa.

Se vi va, seguitemi: possiamo fare un po' di strada insieme, magari anche quattro chiacchiere tra mamme che navigano a vista, non solo sull'essere mamma.