Il cambiamento arriva, che lo si voglia o no, e in modi diversi. Accettarlo è fondamentale per riuscire a vivere con gioia su questo magnifico pianeta. Cura non soltanto il meraviglioso giardino che abbiamo creato insieme, ama anche il tuo, altrove. E soprattutto cura te stessa e segui la tua stella.

Quello di oggi è un romanzo già recensito da altre amiche di lettura e quindi non ha bisogno di molte presentazioni.

Sto parlando de "La ragazza nell'ombra" di Lucinda Riley.

Terzo capitolo della saga programmata dalla scrittrice che dovrebbe comprendere sette volumi, ognuno dedicato alle sei sorelle adottate dall'enigmatico personaggio Pa'Salt e il settimo incentrato su quello che per ora rimane un mistero.

Protagonista è Star, ragazza timida, introversa e taciturna sempre messa in ombra dalla presenza frizzante ed energica della "gemella" Ce-ce.

Anche qui l'autrice segue sempre lo stesso modus-operandi dei romanzi precedenti: Star decide di seguire le indicazioni, lascito del padre adottivo morto, per risalire alle sue origini.

La ragazza, dopo un iniziale tentennamento dovuto all'incapacità di uscire dall'ombra della sorella e al timore di sbrigarsela da sola, si butta a capofitto nella ricerca che le cambierà la vita per sempre.

Piano piano, grazie ai nuovi legami di amicizia stretti con il proprietario della libreria nonchè suo datore di lavoro e alla sua famiglia strampalata Star viene a capo del bandolo della matassa, scopre chi è  e non solo a livello anagrafico.

Francamente ho cominciato la lettura de "La ragazza nell'ombra" con alcuni preconcetti.

Avevo trovato il primo volume carino, il secondo mi aveva un pò deluso per cui ammetto di aver acquistato questo più per amore di collezionismo che altro.

Invece mi sono dovuta ricredere: il format proposto dalla Riley non sembra la solita zuppa, anzi.

Trovo che dal punto di vista della narrazione, soprattutto quella che concerne la maturazione psicologica dei personaggi, ci sia stato un grande passo avanti: meno scontati certi sentimenti, meno "buona" la protagonista, che cela dietro un apparente egoismo e disinteresse tutta la sua fragilità.

Bellissima l'ambientazione, con la descrizione minuziosa ma non pedante delle vecchie ville della campagna inglese. Se chiudi gli occhi, immaginare queste imponenti dimore dal fascino decadente non è per niente difficile.

Da questo punto di vista l'ho trovata molto più realistica rispetto alle ambientazioni dei capitoli precedenti e questo traspare dalle scrittura stessa.

Ben riuscito il parallelismo tra passato e presente, con l'intrigante narrazione delle vicende a volte tragiche legate agli avi che risultano ben contestualizzate anche sotto il profilo storico.

Consiglio di leggerlo a chi conosce già la saga, ma soprattutto io lo proporrei come primo romanzo da leggere a chi vuole cominciare a prendere confidenza con le sette sorelle.

Per me è il più riuscito (per ora), indice di come una scrittrice sull'onda del successo possa migliorare e crescere anche seguendo lo stesso schema, senza scadere nel banale o proponendo la solita minestra riscaldata.

Voi avete letto qualcosa di Lucinda Riley? Cosa ne pensate?

(Questo post partecipa al venerdì del libro)

2

Ieri dopo il lavoro sono andata con la Ninfa e Ringhio in un parco giochi vicino a casa.

L'ombra degli alberi e un leggero venticello hanno spazzato via in un attimo l'ardente calura estiva della giornata.

Il parco è deserto. A parte noi un vecchietto, seduto sull'unica panchina di legno, le mani rugose appoggiate al bastone.

La Ninfa sale sull'altalena e comincia a spingersi con le sue gambette magre, su su, sempre più in alto.

Ringhio invece scala lo scivolo e getta sassi e rametti dall'alto.

Io mi godo l'apparente silenzio del luogo. Le foglie che frusciano e lo sciabordio del piccolo ruscello, i rumori del traffico in lontananza, ovattati, quasi una pennellata leggermente più marcata su una tela dai toni pastello.

Rilassata, mi siedo sulla panchina. Lo scricchiolio del legno scuote dal torpore l'anziano signore, che gira appena la testa per guardarmi.

Solo il tempo di accennare un sorriso; poi il suo capo torna nella posizione originaria, i suoi occhi si chiudono.

Resto ad osservarlo un momento, con un misto di tenerezza e rimpianto. Ho un debole per i signori anziani, lo confesso: mi fanno sempre venire in mente mio nonno.

I ricordi si affacciano alla memoria, forti e vividi. Ma ci pensa Ringhio a farmi tornare bruscamente al presente: si avvicina urlando, brandendo tra le mani due bastoncini lunghi e sottili.

Il vecchio sobbalza, quasi spaventato. Imbarazzata, tento di far tacere mio figlio, ma è una battaglia persa in partenza.

A piccoli balzi sopraggiunge anche la Ninfa, incuriosita da tutto quel baccano.

-Ciao, come ti chiami?- chiede rivolta al signore.

Lui la guarda, un luccichio divertito negli occhi cerulei.

-Mi chiamo Pietro- La voce è arrochita, quasi che le sue corde vocali siano ferme da tempo, disabituate a formulare parole e suoni.

-Io sono Irene e lui è il mio fratellino, Michele-

Ringhio agita mano e rametto a mo' di saluto. Il signore ricambia con un cenno del capo.

-Su, andate a giocare- li esorto condiscendente.

In quel momento sulla strada che fiancheggia il parchetto passa rombando un autobus.

-Bus, bus, bus!- esclama Ringhio eccitato.

-Sì, è un autobus- puntualizza la Ninfa in modalità maestrina.

-Sapete una cosa, bambini?

I pupi si fermano e guardano interessati l'uomo, ora completamente desto.

-Quando ero piccolo io gli autobus erano più belli di quelli di adesso-

-Davvero?!- esclama la Ninfa, stupita.

-Vero?!- le fa da eco il fratello.

-Sì, si muovevano su delle rotaie, come quelle dei treni, ed erano attaccati ad un filo. Si chiamavano filobus-

-Fi-lo-bus- sillaba mia figlia, come se stesse pronunciando una parola magica.

-Ahhh- prosegue il vecchio, fissandomi intensamente- forse vi sto annoiando. Andate a giocare-

Ma ormai è fatta. Li conosco bene, io, i signori anziani: quando il vaso di Pandora è aperto, non c'è più niente da fare.

-Niente affatto- rispondo con voce gentile.

I bambini si siedono sull'erba, ai suoi piedi, protesi verso di lui.

Sorridendo, Pietro riprende a parlare.

-Quando ero piccolo, cinque o sei anni, abitavo giù in città, a Brescia. Erano gli anni Cinquanta, i miei genitori avevano comperato una casa Marcolini nel villaggio Violino. Pensi, allora mio padre lavorava alla OM e non è che fossimo ricchi, anzi. Con il suo salario doveva mantenere me e i miei tre fratelli. E mia madre, ovviamente. A quei tempi le donne non lavoravano ancora, facevano le casalinghe, si occupavano della casa e dei bambini.-

Si schiarisce la gola e con voce più ferma riprende il racconto.

-La OM, dicevo, aveva anticipato agli operai i soldi per la casa. Addirittura un terzo della spesa l'avevano sostenuto loro, senza pretendere neanche gli interessi. Il restante lo si pagava in rate mensili. Mica come adesso, che le banche per darti i soldi per la casa ti spennano con gli interessi che chiedono-

Prende fiato un attimo. Un leggero rossore fa capolino sulle guance incavate.

-Era una casetta piccola con un pò di giardino attorno. Mia madre ci teneva moltissimo, la puliva e la puliva con una venerazione maniacale. Quando noi bambini tornavamo la sera, dopo essere stati in strada a giocare tutto il giorno, se era estate ci lavava direttamente in giardino, a turno, in una grossa vasca di metallo. Ci strigliava per bene con una spazzola e un pezzo di sapone di Marsiglia, poi ci faceva entrare e aspettavamo che tornasse mio padre per cenare.

-Anche noi ce l'abbiamo la piscina piccola di fuori, ma non abbiamo il sapone- sbotta la piccola

-N'coa- Ancora lo sollecita Ringhio

Pietro non esita ad accontentarlo. E' un fiume in piena, ora, impossibile da fermare.

- La Domenica era il giorno più bello. La mamma ci faceva mettere i vestiti buoni, quelli eleganti o meglio quelli più in buono stato e ci faceva andare alla Messa. Io e i miei fratelli ci stufavamo, avremmo preferito correre fuori a giocare al pallone o a nascondino. Poi ci toccava il catechismo, con il curato. Ma sapevamo che una volta al mese, se ci eravamo comportati bene, il papà ci faceva una sorpresa.

-Cosa? Ti regalava un gioco?-domanda mia figlia.

-Meglio meglio-

-Ti portava in piscina?

-Meglio ancora-

- Che cosa allora?- sbotta spazientita

- Andavamo tutti in centro, con il filobus, a mangiare il gelato da Bedont-

A quel ricordo lo sguardo si accende e Pietro si sfrega le labbra, quasi come se stesse degustando ancora una volta il sapore del gelato.

-Pensi, i gelati di Bedont son mica come quelli che preparano adesso, neh!- s'infervora, agitando la mano.

-Quelli erano fatti con cose naturali, mica con coloranti e conservanti. Che gusto è il puffo, me lo dice? Il puffo, guardi un pò!

Ringhio lo imita, pugno all'aria e sguardo truce, indignato.

-'Uffo no- dichiara solidale, sposando la causa del suo nuovo amico.

Il vecchio ridacchia, occhi e labbra all'insù.

- Noi bambini si pagava il biglietto ridotto, che costava quindici lire. Salire sul filobus era bellissimo, anche se tante volte si doveva stare in piedi. Però noi andavamo didietro, sulla pensilina, con gli altri bambini. Lì si sentiva l'aria, in estate, e ci divertivamo a salutare i passanti con la mano. Poi scendevamo in Corso Zanardelli, facevamo una passeggiata sotto i portici.

La mamma si metteva in ghingheri, aveva un'aria da gran signora, con il rossetto sulle labbra. Ah, era una bella donna la mia mamma, anche se aveva quattro figli, non passava certo inosservata. Ma non era volgare come certe donne di adesso, era elegante, aveva una grazia che suscitava l'invidia delle mamme dei miei amici.

Arrivavamo in gelateria e il signor Nino, che non sono tanti anni che è morto, ci preparava quattro coni. Io lo prendevo crema e cioccolato. Com'era buono quel gelato, signora, lei neanche se lo immagina! Lo mangiavo in fretta, per evitare che si sciogliesse, sempre sotto lo sguardo vigile della mamma che non voleva che ci sporcassimo.-

Pietro si ferma, chiude gli occhi stremato. Pare che tutte le energie siano state assorbite dalla narrazione.

-E poi?- sussurra timidamente la Ninfa

-E poi si cresce, si diventa grandi e tutto cambia- biascica il vecchietto, con un filo di voce.

-La filovia non c'è più e nemmeno il gelato di Nino. Non ci sono più i miei fratelli, non c'è più mia moglie. Resto solo io, con mia figlia che lavora tutto il giorno.

Un piccolo singhiozzo gli scuote il petto ossuto. Facendo forza sul bastone, il vecchio Pietro si alza.

-Arrivederci, signora- Schiacciato dal peso dei ricordi, si incammina mesto.

La Ninfa balza in piedi e in due falcate lo raggiunge.

-Nonno!- grida

Pietro si gira, stupito. La Ninfa lo prende per mano e lo guarda da sotto in su.

Si fissano intensamente per un momento. Poi lei, con il suo sorriso più candido, esclama:

-Grazie per la storia. Ci vediamo domani!

Pietro volge il volto rugoso verso di me. Occhi e labbra all'insù. Si gira e lentamente se ne va. Ma il suo passo ora è leggero, così come il suo cuore.

Brescia corso Zanardelli

(Questo post partecipa al tema #filovia, promosso dagli Aedi digitali)

4

Nel mio immaginario giugno è sempre stato il mese della fine.

Forse perché il mio passato da studentessa mi perseguita ancora, ma giugno per me rimane il mese dei bilanci, il mese del "ok, tutto finito ora si tira il fiato".

Con le scuole che chiudono, con l'estate davanti tutta da programmare (che poi ora che lavoro al massimo programmo dove lasciare i bambini), mi prende una voglia irrefrenabile di viaggiare.

E siccome le feRIE sono ancora lontane, viaggio con la fantasia.

Ieri, in un raro momento di introspezione (quando sei mamma, tali riflessioni si svolgono prevalentemente in un unico luogo e immaginatevi qual é), mi sono fatta una piccola wish-list di vacanze che vorrei fare con i pargoli prima che diventino troppo grandi per vergognarsi di farlo con me.

Ovviamente, visto che sono una persona generosa, voglio condividere il risultato di tali riflessioni con voi.

  • Un mese intero all'estero, in una grande e caotica città, come Londra o -perché no- Sidney o Toronto;
  • una gita nel deserto, sulle tonde gobbe dei cammelli, come dice la canzone. Non so, il deserto ha sempre in sé quel sapore di avventura esotica. Poi ho letto questo fantastico articolo e sono rimasta ammaliata;

  • gita in camper lungo la Romantic Strasse, con biciclette al seguito. Ho visitato alcune città lungo questo percorso negli anni della mia verde gioventù e ho dei ricordi bellissimi;
  • volare in Lapponia, a vedere il villaggio di Babbo Natale. E ovviamente quando, se non a Natale? (Sì, lo so, è un terribile cliché ma non perché lo è significa necessariamente che non possa essere bello);

  • Disney Paris, semplicemente inimitabile!
  • Una settimana in tenda, ma non in un campeggio attrezzato, ma proprio accamparsi così, alla buona nel primo posto giusto che si incontra ( ho esperienza in questo, maturata personalmente nei mie trascorsi fanciulleschi), praticare il vero campeggio libero
  • visitare e dormire al Muse di Trento: ho sentito bambini raccontare quest'esperienza con occhi a cuoricino, ma devo aspettare ancora qualche anno;

  • vacanze in fattoria e qui ce n'è per tutti i gusti, dall'Alpe di Siusi alla Cornovaglia;
  • un'escursione su una houseboat, magari in Olanda o in Francia: spostarsi lungo il dedalo dei canali e scendere a visitare le città pittoresche, un giorno qui e un giorno là;
  • viaggio sull'isola di Mnemba, al largo di Zanzibar, per assistere alla schiusa delle uova di tartaruga marina ( bisognerebbe essere neutrali, in natura "mors tua vita mea", ma sono sicura che in fondo in fondo tutti parteggiamo per le piccole testuggini contro granchi e gabbiani).

Va da sé che tante di queste esperienze non le ho mai fatte, ma non pensate che i bambini siano solo un pretesto per colmare queste mie immense lacune.

Ora ribalto a voi la domanda: quali sono i luoghi o le esperienze che vorreste fare con i vostri figli?

 

Un Giusto non è mai del tutto buono, ognuno di noi ha commesso almeno un delitto

Finalmente la settimana è finita e il mio cuore è leggero (si fa per dire).

Una cosa posso garantirvela: se volete un libro da leggere tutto d'un fiato, con una trama surrealistica e al tempo stesso contemporanea, "Prendiluna" è quello che fa al caso vostro!

E' l'ultimo romanzo di Stefano Benni, autore famoso ma che io (non so bene per quale ragione) non ho mai preso tanto in considerazione.

Mi sono dovuta ricredere con questo libro!

E per lasciarvi una recensione un pò più accurata (occhio, potrebbero esserci anticipazioni), ho fatto il mio primo video!

Fatemii sapere cosa ne pensate e se vi va date un'occhiata al mio canale youtube.

Buon fine settimana!

(questo post partecipa al venerdì del libro. Se vuoi saperne di più, clicca qui).

 

"Se prima eravamo in due" l'ho trovato leggiucchiando  qua e là su Facebook. E me ne sono subito innamorata.

Il nome Fauto Brizzi vi dice niente?

Sì, avete indovinato, è l'uomo dietro le quinte del film "Notte prima degli esami" e di altre pellicole più recenti, come "Ex", "Maschi contro femmine" o il divertentissimo "Com'è bello far l'amore".

Ed è l'autore di "Se prima eravamo in due", il libro che vi voglio presentare oggi.

"Se prima eravamo in due" è il seguito di "Ho sposato una vegana", ma si può leggere anche a sé, come ho fatto io (soprattutto perché non ero a conoscenza che ce ne fosse uno precedente, ma mi riprometto di leggerlo in un futuro prossimo).

Con vena comica, Fausto riprende il racconto della sua vita di coppia. Vita che verrà scombussolata dalla ricerca e dall'arrivo temuto e desiderato della piccola Penelope Nina.

La verità è che nessuno ti può spiegare come relazionarti a un evento clamoroso come la nascita di un figlio. Puoi osservare i tuoi amici che sono già genitori, puoi studiare libri di pediatria o guardare documentari sull'argomento, ma quando capita a te è comunque diverso[...]. Volendo usare una rigorosa espressione scientifica, quando il figlio è tuo, ti rincoglionisci. E allo stesso tempo ti spaventi, come davanti a un tuffo dalle rocce di Acapulco."

Con uno stile narrativo frizzante e coinvolgente, il neo-papà ci narra le tappe più salienti del progetto maternità: dai tentativi per rimanere "incinti" alla ricerca del ginecologo perfetto, dalla scelta del luogo idoneo al parto alla famigerata scelta del nome.

Con un trasporto emotivo chiaramente percepibile, in poche pagine ci narra di come si è perdutamente e irrimediabilmente innamorato di Penelope Nina.

Salvo poi farci ridere a crepapelle per i vari ed inevitabili cambiamenti che la dolce tiranna impone alla vita dei neo-genitori.

Un altro romanzo pieno di sentimenti, che fa ben percepire la dualità gioia-fatica che contraddistingue la vita quotidiana di ogni coppia che si trovi alle prese con il primo figlio.

Breve ed emozionante, richiede davvero poco tempo e poco impegno.

Ideale per chi sta per diventare genitore, ma anche per chi già lo è e vuole farsi una sana risata al ricordo di  quei momenti che all'epoca abbiamo vissuto come piccole tragedie.

Una nuova e piacevole sorpresa che dimostra che sta cambiando davvero qualcosa anche nel mondo dei papà.

Perché i figli, ricordiamocelo, non sono solo della mamma.

(Con questo post partecipo con gioia al venerdì del libro, ideato da Homemademamma)

Venerdì sera CF ha deciso di portarci al cinema.

Per noi è stato un evento, non tanto per il film in sé quanto piuttosto perché era la prima volta della Ninfa.

La scelta è ricaduta su "Pirati dei Caraibi 5- La vendetta di Salazar".

Detto così non sembra una pellicola adatta ai bambini, ma i miei adorano i film con i mostri e i cattivi.. E i pirati non passano mai di moda.

La Ninfa e Ringhio avevano visto tutti i capitoli precedenti, anche se la visione di ognuno era stata fatta in due tranche, vista la lunghezza di ogni episodio.

Per una sera la Ninfa è tornata ad essere figlia unica, con mamma e papà tutti per sé.

Non si è fatta mancare nulla, dai pop-corn giganti alle caramelle.

La piccola è rimasta affascinata dall'immensità della sala cinematografica: seduta a gambe incrociate sulla poltrona guardava a bocca aperta lo schermo gigantesco.

Unica pecca il volume: a causa del sistema dolby atmos così realistico ogni minimo rumore risulta percettibile e, a orecchie non abituate, inizialmente può creare un attimo di fastidio.

Incredibilmente non ha esclamato: "Mamma, mi scappa la pipì!" che era la cosa che temevo di più: camminare al buio, risalire le gradinate con una quatrenne che rischia di farsela sotto e correre al bagno....Mi venivano i brividi solo a pensarci!

Non ha neppure parlato molto, come invece fa normalmente a casa: niente perché qui e perché là, niente cosa sta facendo questo e cosa sta facendo quello.

Guardava il film, così concentrata che a volte si dimenticava di masticare il pop-corn che aveva in bocca.

Io e CF eravamo un pò tesi: volevamo rendere questa serata unica, sia perché appunto era la prima volta sia perché era la sua "serata speciale".

Abbiamo tentato di farla chiacchierare per sapere se c'era magari qualcosa che non le andava, ma lei ci ha liquidati con un: "Fate silenzio che sto guardando il film!".

Capisco benissimo che "Pirati dei Caraibi 5-la vendetta di Salazar" visto sui grandi schermi sia in grado di catturare l'attenzione non solo dei piccoli, ma anche dei grandi.

La bravura dei registi infatti si nota nella sceneggiatura e nell'uso consapevolmente grandioso degli effetti speciali: gli arrembaggi e gli scontri tra i vascelli sembrano veramente reali.

I costumi e le location sono fantastiche, vien voglia di visitare quei luoghi così esotici, soprattutto ora che sta arrivando l'estate.

Se la Ninfa è rimasta impressionata da tutto questo, io invece a livello di trama sono rimasta un tantino delusa.

Il film mi è sembrato ricalcato sul primo capitolo della saga.

La coppia giovane invece che da Orlando e da Keira ( che fanno una breve apparizione) è formata da Brenton Thwaites e Kaya Scodelario.

Il giovanotto è il figlio di Will Turner che ora è condannato a servire sulla nave maledetta dallo stesso sortilegio che aveva colpito suo padre "Sputafuoco" Turner.

Potrà essere liberato solo da un oggetto magico e misterioso chiamato il tridente di Poseidone.

Che, guarda caso, per motivi differenti è anche l'oggetto dei desideri della protagonista femminile, una giovane orfana divenuta astronoma e accusata di stregoneria.

Nella ricerca i due, che si incontrano casualmente, vengono ovviamente aiutati dal mitico Jack Sparrow, che ha tutti gli interessi nel ritrovare il Tridente.

Solo in questo modo infatti riuscirà a liberarsi del non morto capitano Salazar, indomito sterminatore di pirati che ha un conto aperto col protagonista.

Per ragioni di tipo economico invece il bucaniere Hector Barbarossa decide di fare il doppio gioco: dopo una pericolosa alleanza con Salazar passa dalla parte dei buoni.

E come se non bastasse, entra in gioco anche la marina britannica: chi ha il Tridente ha il potere su tutti i mari e quindi l'impero britannico non può farselo sfuggire.

Colpi di scena, duelli mozzafiato, battute ironiche che non mancano mai, in linea con le aspettative sulla saga.

Quello che per me riesce a salvare la pellicola da banale remake del primo episodio e farla diventare un sequel piacevole è la possibilità che ha ogni personaggio di avere uno spazio tutto suo all'interno della trama.

Si apprende l'origine del soprannome di Jack Sparrow, si scoprono retroscena romantici e tragici su Barbarossa e si racconta la vita di Salazar...

Passatemi il termine: l'ho trovata una pellicola democratica da questo punto di vista.

E se il personaggio di Jack non risulta così brillante come nei capitoli precedenti, la verve è affidata all'antagonista, l'attore Javier Bardem, un cattivo coi fiocchi.

Tutto sommato, per me è stata una serata fantastica. Ho apprezzato il gesto di CF che ci ha voluto regalare questo momento e l'ha apprezzato anche la Ninfa, nonostante non sia arrivata sveglia al finale.

La mattina dopo ha decretato che lei vuole andare al mare e che dobbiamo procurarle una bussola magica come quella del film.

Voi siete delle appassionate di questo genere di film? Cosa guardano i vostri figli?