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Di tutte le cose accadute durante la guerra, questa -allontanare i bambini per cercare di tenerli al sicuro- fu di sicuro la più terribile. Non so come siano riusciti a sopportarlo. Mette a dura prova l'istinto animale di protezione verso i propri piccoli.

Oggi per il venerdì del libro vi voglio parlare brevemente di un bellissimo romanzo epistolare, ricevuto in regalo dalla mia cara amica H., che non finirò mai di ringraziare per questi magnifici doni.

"La società letteraria di Guernsey" è l'unico romanzo scritto da Mary Ann Shaffer.

Siamo nel 1946 e il mondo sta lentamente provando a risollevarsi dalle polveri della Seconda Guerra Mondiale.

A Londra, la giovane scrittrice Juliet, che ha raggiunto il successo con un romanzo satirico durante la guerra, cerca ora l'ispirazione per scrivere un nuovo libro.

Casualmente l'imbeccata le arriva da una lettera proveniente da Guernsey, una delle isole della Manica, unico territorio inglese caduto nelle mani dei tedeschi.

Un abitante del luogo ha comperato un vecchio libro appartenuto alla scrittrice e, trovando il suo indirizzo scritto all'interno, decide di mandarle una lettera.

Tra i due nasce una profonda amicizia e Juliet, incuriosita dall'aneddoto sulla nascita della società letteraria "Torta di Patate", decide di approfondire l'argomento: chiede quindi agli abitanti di Guernsey di scriverle delle lettere per avere il loro punto di vista e per farsi un quadro completo della situazione.

Attraverso le varie voci narranti l'autrice ci parla in modo leggero -ma non per questo spesso meno drammatico- della vita sull'isola durante i cinque anni di occupazione tedesca.

Le storie della guerra si intrecciano a quelle del presente e del passato, fornendo un quadro generale davvero affascinante, tanto che la scrittrice decide di volare là per immergersi in quel luogo unico e particolare.

E lì, su quell'isola quasi dimenticata da tutti, Juliet scopre cos'è realmente l'amicizia e anche qualcosa in più.

Anche se non amo i romanzi epistolari, devo ammettere che questo mi è piaciuto molto.

Mi piace come la scrittrice si approccia al tema della guerra, perché cerca di essere imparziale, sottolineando attraverso vari racconti che anche tra i cattivi si trova sempre qualche persona buona e viceversa.

Quelle narrate sono storie di umanità, di compassione, di amore, di ordinaria follia, di disumana cattiveria.

Lo stile del racconto è limpido e chiaro, senza arzigogoli e inutili giri di parole. Allo stesso tempo però è curato e ricercato.

Si vede che la scrittrice ha lavorato molto per ricercare le informazioni storiche e per ricreare attorno a questo nucleo una storia che fosse il più verosimile possibile.

Assolutamente da leggere, anche per chi come me non ama i romanzi riguardanti le Guerre Mondiali.

E ora che vi ho incuriosito, non vi resta altro da fare che provare.

Dal canto mio, corro a mettere in valigia i libri che mi ripropongo di leggere durante la mia vacanza al mare.

Siete ancora in tempo a suggerirmi qualche titolo!

 

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Luglio e Agosto sono i mesi in cui generalmente le famiglie italiane si preparano per partire e andare in vacanza.

Sul web impazzano le liste delle cose da preparare e da mettere in valigia.

Ce n'è per tutti i gusti: come fare i bagagli, cosa mettere in valigia se si va al mare, in montagna, se i prende l'aereo, se si viaggia con la bici...

E ancora: cosa preparare se sei single, per un viaggio di coppia, se hai famiglia, se i bambini sono piccoli, se sono adolescenti, se partiamo con i nonni, se ci sono anche i pets...

Beh, come dicono gli amici inglesi "riding the gravy train", per cui ecco qui la mia lista universale di cosa mettere in valigia quando si va in vacanza:

  • curiosità: anche una semplice giornata al mare, se vista con occhi nuovi, può essere fonte di sorprese. Una conchiglia rara, una nuvola con una forma strana, un nuovo cocktail da provare...
  • niente preconcetti: è inevitabile che quando si parte ognuno abbia delle aspettative ma i preconcetti, soprattutto quelli basati sui luoghi comuni, lasciamoli pure a casa. Non è vero che gli inglesi sono tutti freddi, che i francesi sono tutti affascinanti e che tutti gli italiani sono chiassosi. L'apertura mentale, in particolar modo se si va all'estero, ci permette di rapportarci con altre culture, di immergerci nell'atmosfera, di sperimentare e quindi di crescere;
  • la voglia di conoscere persone nuove: tanti amici che ho attualmente li ho incontrati in ferie. Che si tratti di una settimana o di un mese bando alla timidezza e buttatevi: le persone sono piccoli mondi, perfino il vicino di ombrellone può rivelarsi più interessante di quanto avevate immaginato;
  • lo spirito d'avventura: abbiamo tutto il resto dell'anno per essere ligi ai doveri. Se in ferie sgarriamo un po', facciamo cose che abitualmente non facciamo e viviamo in modo più frizzante il nostro umore e la nostra autostima ne trarranno beneficio;
  • rilassiamoci: abbiamo sgobbato tutto l'anno, ce lo meritiamo o no un po' di sano relax? E allora ben venga la giornata passata stesi sotto l'ombrellone o su un bel prato di montagna a fare niente, a inseguire pensieri futili, a immaginare, a perdere tempo;
  • divertimento: qualunque sia il vostro concetto legato alla parola "divertirsi", fatelo: tornate bambini, giocate, saltate, ballate, cantate...
  • pazienza: teniamo presente che durante i viaggi gli imprevisti possono sempre capitare, sia che ci siano bambini sia che siamo da soli o in dolce compagnia. Cerchiamo di non ingigantire il problema, di affrontarlo con serenità, di non farci rovinare la vacanza per quelle che spesso sono bazzecole;
  • sano egoismo: le vacanze sono anche le vostre per cui non fatevi scrupoli a pretendere di gestire il vostro tempo anche in funzione dei vostri desideri e delle vostre esigenze. Questo si dovrebbe fare anche durante il resto dell'anno, ma so che a volte non è facile da attuare per un milione di motivi. Durante le ferie però fatelo, anche voi mamme dedite al sacrificio sempre e comunque (perché ci sono e questa non è una critica, ma una semplice constatazione).

Ecco, queste sono le cose da mettere in valigia per andare in ferie e che renderanno la vostra vacanza una vacanza perfetta.

Se ne avete altre, lasciatemi i vostri suggerimenti: non vedo l'ora di leggerli.

 

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Siamo arrivati al fine settimana e il venerdì, come sapete, è il giorno dedicato all'appuntamento con i libri.

Da quando ho conosciuto il blog Homemademamma e la sua creatrice, Paola, mi sforzo per recensire -e di conseguenza leggere- almeno un libro a settimana.

Il protagonista di oggi è "Un gatto, una cappello e un nastro" di Joanne Harris, divenuta famosa grazie al suo romanzo "Chocolat".

La sua produzione abbraccia vari generi, perfino quello fantasy, con la serie Runemarks, che a me è piaciuta molto.

"Un gatto, un cappello e un nastro" è un'antologia di racconti.

Premetto che la scelta di leggerlo è stata dettata unicamente dal titolo che io ho trovato molto originale. Mettiamoci pure che conosco parte della produzione della Harris e questa potrebbe rappresentare una garanzia.

Eppure...

Sì, perché c'è un "eppure". Nonostante tutto, non mi è piaciuta molto. E' un problema che dipende da me, da come sono fatta io che non amo i racconti brevi.

Trovo infatti che lo sforzo di immedesimazione sia più difficile rispetto a quando si ha di fronte romanzi più strutturati.

Obiettivamente, ogni storia che l'autrice ci regala, è sicuramente ben scritta.

Joanne è una maestra della parole: in poche pagine crea il luogo, i personaggi e la trama, il tutto perfettamente ordito ed equilibrato.

Tutte le storie narrate sono un universo a sé, i protagonisti magari ritornano dopo un paio di racconti.

Leggere questo libro mi è sembrato come guardare un album di fotografie: scatti di persone in varie epoche e in vari Paesi.

Personalmente la storia che mi è piaciuta di più è stata la prima, con la giovane bimba che cavalca le cascate mettendo a repentaglio la propria vita per guadagnarsi un tozzo di pane e il rispetto dei maschi.

Ho trovato le altre molto malinconiche, disincantate e alcune proprio tristi.

Complessivamente vale comunque la pena leggerlo, sconsigliato se siete giù di morale o inclini alla malinconia.

Chi di voi conosce Joanne Harris e cosa avete letto?

Aspetto vostre risposte.

Buon caldo week-end!

 

 

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Intrattenere i bambini durante le vacanze estive a volte è un compito arduo.

Quali attività fare quando fuori fa troppo caldo per uscire o durante una giornata in cui piove?

Sul web si trovano tanti consigli, dai lavoretti più semplici a quelli più complessi.

Il pallino della Ninfa è la cucina. A lei piace molto aiutarmi a cucinare e ora che è un po'più grande le affido dei compiti semplici: rompere le uova, tagliare frutta e verdura con l'apposito coltellino per bambini in vendita da Ikea, mischiare le preparazioni...

Ovviamente il tutto sotto la supervisione di un adulto.

Inoltre, ho notato che la mia pupa che mangia come un uccellino è molto più invogliata a mangiare le cose che si è preparata da sola.

Ieri, mentre io e CF eravamo al lavoro, la Ninfa ha voluto prepararci una sorpresa.

Con l'aiuto della nonna ha preparato una magnifica torta ideale per la colazione.

Voglio condividere la ricetta con voi, perché è una preparazione semplicissima e adatta anche ai bambini più piccoli che non sanno ancora leggere i numeri e pesare gli ingredienti.

TORTA SETTE VASETTI

Come si capisce dal nome, per preparare questo dolce si utilizza come unità di misura un semplicissimo vasetto di yogurt da 125 grammi.

Affinché la torta venga alta e soffice, vi svelo un trucchetto: yogurt e uova devono essere a temperatura ambiente, per cui toglietele dal frigo un paio d'ore prima.

INGREDIENTI per una tortiera di 24 cm. di diametro:

  • 1 vasetto di yogurt naturale o del vostro gusto preferito
  • 2 vasetti di farina 00
  • 1 vasetto di fecola di patate o amido di mais
  • 1 vasetto di olio di semi di girasole (quello d'oliva lascia un gusto un po'forte)
  • 2 vasetti di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • buccia di limone grattugiata

PROCEDIMENTO

Preriscaldate il forno a 180 gradi e preparate la tortiera ad anello.

Potete foderarla con carta da forno bagnata e strizzata o imburrarla e infarinarla.

In una ciotola dai bordi alti rompete le uova e unite zucchero e buccia di limone.

Come vi ho già suggerito, per evitare che il composto schizzi ovunque imbrattando mobili e muro, mettete la ciotola nel lavandino, così al massimo dovrete pulire solo quello.

Con lo sbattitore elettrico montate gli ingredienti  e quando il composto sarà bello spumoso aggiungete l'olio a filo. Continuate per una decina di secondi a velocità alta.

Ora diminuite la velocità e aggiungete lentamente lo yogurt. Senza fermarvi, versate lentamente farina, fecola e lievito precedentemente setacciati.

Mescolate a bassa velocità finché vedrete che il composto sarà diventato omogeneo e senza grumi.

Versatelo nella tortiera e infornate in forno statico ad altezza media per circa 40' minuti (ovviamente il tempo è indicativo, può variare da forno a forno).

Come sempre, non aprite il forno per i primi 25-30 minuti o la torta si affloscerà miseramente!

Sfornate, lasciate raffreddare ed infine decoratela a piacere.

Ora non resta altro che mangiarla.

Enjoy!

La Ninfa e la nonna l'hanno spolverata con lo zucchero a velo e farcita con marmellata di fragole fatta in casa.

Iniziare la giornata con una prelibatezza di questo genere metterebbe di buon umore anche il brontolone più incallito.

Potete servirla anche con frutta fresca e magari farcirla con crema pasticcera.

Insomma, come sempre sbizzarritevi e fatemi sapere qual è la vostra versione preferita!

Ecco qui la Ninfa La nonna ha scattato una foto con il cellulare e, anche se magari la qualità non è granché, il concetto si capisce!

"Volevo solo andare a letto presto" , oltre ad essere un desiderio comune a tante mamme, è il titolo dell'ultimo romanzo di Chiara Moscardelli, pubblicato qualche anno fa.

Non avevo mai letto nulla di questa autrice italiana che ho conosciuto tramite le recensioni pubblicate dalle amiche del venerdì del libro.

"Volevo solo andare a letto presto" è un libro leggero, piacevole e divertente.

La protagonista è la trentacinquenne Agata Trambusti che lavora per una casa d'aste a Roma.

Ipocondriaca, ossessionata dal controllo e cinica imposta la sua vita su binari sicuri: ogni singolo momento è rigorosamente pianificato.

Nella routine di Agata non c'è spazio per sentimentalismi inutili o dilemmi esistenziali.

Ma come capita sempre, la vita bussa alla sua porta pronta a sconvolgerle l'esistenza: un pomeriggio di pioggia come altri, la ragazza entrerà in una villa di Roma per discutere di quadri e si ritroverà, suo malgrado, catapultata in un'avventura ai limiti del surreale.

Tra pedinamenti, inseguimenti rocamboleschi, loschi figuri e un amore impossibile, Agata scoprirà lati di sé stessa che non immaginava neppure di avere.

"Volevo solo andare a letto presto" è un romanzo fresco, giovanile, in cui la storia d'amore un po' da telenovela va a braccetto con le componenti classiche del noir.

Il tutto condito con storie di crescita personale, di squarci di vita sui personaggi, ma anche di spunti di riflessione non troppo pretenziosi.

Lo stile narrativo è fluente e vivace, ad alto tasso di umorismo.

Però... C'è un però. Nonostante il libro nel suo complesso mi sia piaciuto, ho trovato le avventure di Agata decisamente sopra le righe.

Se inizialmente l'autrice cerca di creare una forte immedesimazione da parte dei lettori nella protagonista, questo viene vanificato dagli eventi descritti che risultano troppo esagerati.

Mi sento comunque di consigliarlo come lettura "da ombrellone": non è eccessivamente lungo, è spiritoso e leggero, prende quel tanto che basta per staccarti dalla realtà.

Conoscete quest'autrice? Io credo che leggerò anche gli altri suoi romanzi, magari stesa sotto il sole tra poche settimane...

Guardi che sbagliare fa bene. Si sbaglia sempre, per rabbia, per amore. Si sbaglia per imparare, per crescere e per maturare. Si sbaglia perché non si è perfetti, si è umani. Per cui sbagli, sbagli ancora!"

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Ieri siamo andati a recuperare i bambini che soggiornano sul lago di Garda ospiti dei nonni.

La Ninfa e Ringhio ci sono corsi incontro con la felicità e l'allegria tipica dei bambini che non vedono i propri genitori da qualche giorno.

Ovviamente io e CF ci siamo sciolti, come penso capiti a tutti i genitori.

Dopo una seduta rigenerante di coccole e baci, siamo partiti alla volta della nostra meta.

Non ci siamo lasciati intimorire dalla giornata particolarmente calda e, come già anticipato, abbiamo organizzato per loro una sorpresa: una gita particolare in un posto magico popolato da fate, gnomi e troll.

Con la famiglia di un'amica qualche mese fa abbiamo prenotato la nostra giornata al GiocaBosco, un parco didattico situato a Gavardo (BS).

Il parco si trova su un colle ed occupa una porzione di bosco allestita in modo particolare.

Guardando tra i rami degli alberi o tra l'erba del prato si notano le bellissime case degli gnomi e dei folletti.

Ma ci sono anche altre creature magiche: le fate, che si occupano di insegnare agli gnomi-bambini i segreti della natura.

All'arrivo fata Allegra e la sua amica ci accolgono con gentilezza e, dopo aver vestito i bambini da gnomi, spiegano loro qual è la missione:

ora che sono gnomi devono aiutare le fate a salvare il bosco dai cattivissimi troll che vogliono sporcarlo e rovinarlo.

Le fate, con gli gnomi al seguito, si avventurano tra gli alberi seguendo un percorso didattico che prevede diverse tappe dedicate ad abilità sensoriali diverse: riconoscere le piante aromatiche, ascoltare il canto degli uccellini...

Il percorso dura circa 45 minuti e i genitori possono attendere l'arrivo degli gnomi tranquillamente sdraiati sulle sdraio nell'area pic-nic oppure possono seguire da lontano il gruppo dei bambini.

Ringhio, in fase mammite (dai, questa volta anche giustificata), ha preferito rimanere con me a giocare con altri bimbi della sua età nella zona 0-3 anni.

Mentre lui si accappigliava socializzava con gli altri pupi, io e le altre mamme compagne d'avventura ci siamo gustate un buon aperitivo al chiosco vicino alla kid-zone.

Il bosco è un luogo perfettamente sicuro, a misura di bambino. I sentieri sono larghissimi e facili da percorrere, l'area pic-nic è ombreggiata e dotata di tavolini e sedie a misura di gnomo, come lo sono anche i servizi igienici.

Mentre i pupi sconfiggevano i troll a colpi di incantesimi, CF e il marito della nostra amica si occupavano del barbeque (chè, si sa, è cosa da uomini).

Finito il tour, agli gnomi viene consegnata la medaglia di protettore del bosco e, tornati bambini, possono ricongiungersi alle famiglie per il pranzo. 

Nel pomeriggio chi voleva poteva seguire i laboratori didattici, producendo siffatte meraviglie.

Infine, perché i bambini son sempre bambini, si sono scatenati e hanno dato il meglio di sé nel parco giochi degli gnomi.

Verso l'ora della merenda gli organizzatori hanno preparato il trucca-gnomi e hanno offerto ai piccoli ospiti e pure ai loro genitori una soffice nuvola di zucchero filato.

Avrei voluto che la Ninfa e Ringhio si facessero un giro sul pony per prendere la patente di guida ma stavolta non ne hanno voluto sapere.

La pupa era troppo elettrizzata dall'idea di rivedere la sua grande amica V. (come già detto, essendo una sorpresa non le avevamo anticipato nulla).

Le due, dopo essersi fatte comperare una bacchetta magica, hanno cominciato una battaglia senza quartiere contro i fratelli che, manco a dirlo, facevano i troll.

 

Il parco chiude alle quattro per cui, dopo aver sistemato tutto, abbiamo caricato i pargoli in macchina.

Neanche il tempo di accendere il motore che già dormivano beati, sognando gnomi e folletti.

Il bilancio della giornata è stato positivo: la Ninfa ha passato una giornata memorabile in un posto particolare in compagnia di quella che per lei è sicuramente una persona speciale e che non vedeva da tempo, Ringhio ha giocato con bimbi nuovi ma anche da solo, noi grandi ci siamo rilassati e goduti i bambini.

Se devo essere sincera, però, calcolando il prezzo del biglietto d'ingresso (Ringhio non ha pagato perché è sotto i tre anni e la Ninfa ha pagato la metà perché abbiamo la Viviparchi Card), mi aspettavo qualcosa di meglio.

Rispetto alle mie aspettative, il GiocaBosco si è rivelato meno affascinante: gli allestimenti non erano curatissimi, il giro didattico partito in ritardo è stato breve, nel senso che le tappe fatte secondo me non erano equilibrate.

Hanno dedicato molto spazio alla narrazione  meno alle prove pratiche, forse perché, nonostante si debba prenotare, i bambini erano veramente tanti.

Il bosco è pulitissimo, però, e ognuno ha rispettato le regole: raccolta differenziata, fumo solo nell'area predisposta (quella del barbeque), niente radio e musica ad alto volume, rispetto totale per l'ambiente.

Vicino al parco giochi, inoltre, c'è un'area dedicata a galline, conigli e altri piccoli animali da fattoria: Ringhio ha passato un sacco di tempo a dare foglioline di trifoglio ai coniglietti mentre le bambine giocavano scatenate.

Il chiosco è ben fornito, per cui se non avete voglia di utilizzare il barbeque o di portarvi il pranzo al sacco potete comodamente prendere lì da mangiare.

E se volete un ricordo, potete acquistare gadgets di ogni tipo al piccolo bazar dello gnomo.

Come indicato nel sito stesso di GiocaBosco, il parco offre l'opportunità di riavvicinarsi alla natura, di rallentare e di ri-scoprire attività meno tecnologiche e meccaniche, mettendo l'accento sulla socializzazione, la collaborazione e l'amicizia.

Voi cosa ne pensate? Siete mai stati al GiocaBosco?