CHIAMALE SE VUOI EMOZIONI, OVVERO L’INTELLIGENZA EMOTIVA

Alla scuola materna della Ninfa quest’anno come percorso didattico si parla di emozioni.

E’ un percorso interessante e ovviamente, io, che sono curiosa riguardo a queste cose, potevo non cercare qualche informazione?

“I bambini più equilibrati e sereni, più sicuri di sé, i più felici, con risultati scolastici migliori sono quelli con l'intelligenza emotiva più sviluppata. Vale a dire quell'intelligenza che sta alla base dell'autocontrollo, dell'attenzione verso gli altri e dell'empatia.”

John Gottmann, psicologo americano padre dell’intelligenza emotiva che è arrivato a questi risultati dopo anni di ricerche, afferma che nessuno nasce imparato (e te pareva, vero?): l’intelligenza emotiva si apprende se qualcuno la insegna. 

E chi secondo voi si dovrebbe assumere l’arduo compito? Genitori e insegnati, ovviamente. Il buon John chiama addirittura i genitori “allenatori emotivi”.

Vi vedo già alzare gli occhi al cielo e storcere le labbra: con tutti gli impegni che abbiamo, quando troviamo il tempo di allenare i nostri figli?

E soprattutto, perché dovremmo farlo?  Una volta mica si facevano queste cose e siamo diventati adulti lo stesso. (La risposta è alla fine del post, ma non correre subito a leggerla!)

Non voglio parlare qui di come venivamo educati una volta e su che tipo di adulti siamo diventati. Di sicuro ognuno di noi si è accorto che il mondo è cambiato, così come sono cambiati i genitori.

Spesso si sente parlare di padri che non hanno modelli da imitare, di donne che hanno assunto in famiglia un ruolo predominante scalzando anche i mariti, di papà che fanno i “mammi”…

L’educazione emotiva può anche essere la moda del momento, ma secondo me è un’opportunità in più che abbiamo per conoscere i nostri figli e per rapportarci con loro.

E per fronteggiare i loro stati d’animo, dalla tristezza agli scatti di rabbia (anche i capricci, che forse esistono ma forse no)

La via più facile è parlare delle emozioni con i bambini così come ci viene più naturale. Senza evitare nessuna emozione, perché nessuna emozione è brutta o nocivaLe emozioni non sono né buone, né cattive, le emozioni semplicemente esistono.

Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"
Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"

Ci sono però dei comportamenti socialmente ed eticamente inaccettabili: non è giusto che un bambino in preda alla rabbia picchi un altro bambino, per esempio.

A livello pratico, la prima cosa da fare è insegnare ai bambini che non sono sbagliati perché stanno “provando” un’emozione: le emozioni -gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura…- sono normali, anche papà e mamma le provano.

Mostrare ai nostri figli che è davvero così è semplice: quando sono triste dico alla Ninfa e a Ringhio “La mamma si sente triste perché …..”.

In questo modo insegniamo ai bambini a dare un nome a quello che provano. In molti libri fantasy si sente spesso dire “cosa nominata cosa comandata”, nel senso che dare un nome a una cosa è il primo passo per dominarla.

Tutti sappiamo che le parole hanno un peso. In più la nostra lingua è una di quelle più ricche di termini. Si può cominciare con quelli più semplici: oggi mi sento allegro, triste, spaventato…

Non nascondiamo ai nostri figli quello che proviamo: rischiamo solo di allontanarli e di confonderli. Se la Ninfa mi vede piangere mentre guardo un film, non le dico: “Va tutto bene” e stop. Ma le dico: ”Sto piangendo perché questo film è commovente”.

Allo stesso modo se sono contenta affermo: “Oggi sono contenta perché non vado al lavoro e sto con voi”.

Essere bambini non significa essere stupidi. I bambini sono intuitivi, capiscono e “sentono” quello che noi proviamo.

Quando ci emozioniamo cambiamo anche nel nostro atteggiamento. Se ridiamo stendiamo le labbra in un sorriso, la bocca va all’insù. Se siamo arrabbiati, diventiamo rossi e il cuore batte più forte.

Per cui quando chiediamo a un bimbo “Raccontami cosa senti adesso” quando succede qualcosa lo stiamo già allenando emotivamente. Come sempre, per farli sentire accettati, evitiamo di sminuire quello che provano, di ridicolizzarli, di non prestare loro attenzione.

Ed evitiamo di trovare noi una soluzione al loro problema, di sostituirci a loro. Per esempio “Amore, lo so che sei arrabbiato perché il bambino ti ha rubato il giocattolo. Ma picchiare è una brutta cosa, non si fa. Che cosa potresti fare invece?”

Secondo me con i bimbi piccoli un suggerimento possiamo comunque darglielo. “Perché intanto non gli diamo quest’altro gioco e vediamo se ce lo ridà? Oppure potremmo giocare con questo che è più bello” (Non sempre funziona, per cui come sempre portate tanta pazienza: prima o poi i risultati arrivano)

Insegnare ai bambini l’intelligenza emotiva è un percorso di crescita che darà loro una marcia in più quando saranno grandi, per rapportarsi con gli altri, per indirizzare le loro emozioni e anche quelle degli altri nella direzione più favorevole e vantaggiosa. Essere emotivamente intelligente vuol dire adattarsi meglio all’ambiente in cui viviamo e migliorare il nostro benessere.

E scusate se questo è poco.

PS: La cosa mi ha un po’ preso la mano, per cui vi parlerò dei giochi e libri divertenti sulle emozioni prossimamente.

Intanto, se vi va, vi do qualche titolo interessante:

“Intelligenza emotiva per un figlio” di John Gottman

“Alla scoperta delle emozioni” di Patrizio Paoletti

“Introduzione alla psicologia delle emozioni” di Valentina D’Urso.

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