“CHIAMATE LA LEVATRICE”

Oggi voglio parlarvi di questo piccolo gioiello della letteratura contemporanea, "Chiamate la levatrice". Magari i grandi critici non concorderanno con me nel definire così questo libro, ma chissene.

Come i libri che leggo ultimamente, anche questa perla era sullo scaffale a fare la polvere, regalo della mia stimatissima amica geniale.  Quando si è genitori di bimbi piccoli (vi prego, ditemi che poi i figli crescono e le cose cambiano), dedicarsi ad attività diverse dall'allevamento della prole, dalla gestione della casa ed eventualmente da un lavoro, diventa difficile.

Così l'ho aperto un pò per caso, come si fa con una bottiglia di vino buono lasciata invecchiare. Ho pensato, massì gli do giusto giusto una sbirciatina che tanto quando lo leggo? E invece da vera ingorda il tempo l'ho trovato. Minuti rubati ad altro, per alcune magari è così, ma per me hanno avuto un valore inestimabile. Adesso vi dico perché.

L'autrice è Jennifer Worth, professione infermiera e levatrice, appunto. E' un romanzo autobiografico in cui vengono raccontati alcuni tra i più significativi aneddoti capitati alla giovane Jennifer quando cominciò a fare la levatrice nella Londra degli anni Cinquanta. Il romanzo è frizzante, intrigante, commovente, ironico e interessante.

Jennifer (scusate la confidenza, ma oramai la sento proprio vicina) descrive con tratti rapidi e profondi le suore del convento di Nonnathus House, i loro pregi e le loro idiosincrasie, creando un quadro tragicomico da cui emergono, pian piano, le storie vere delle "sorelle in Dio" e delle altre levatrici con cui la protagonista condivide la storia.

Allo stesso modo ci svela il mondo delle Docklands, la zona del porto di Londra, con i suoi vicoli malfamati pieni di violenza e di miseria. Sono storie ordinarie per quei tempi, ma lette ai giorni nostri diventano avventure epiche e sicuramente eroiche.

C'è la storia della donna spagnola che non conosce una parola di inglese sposata con un inglese che non sa una parola di spagnolo (forse, ironizza l'autrice, è questo il segreto del loro matrimonio perfetto e duraturo), con i loro 24- sì, amiche, l'ho scritto proprio giusto!- figli, alle prese con la nascita di un piccolo prematuro che già ora sarebbe difficile affrontare; la biografia di una ragazzina di appena quattordici anni costretta a prostituirsi e della sua fuga coraggiosa per avere il suo bambino; c'è la storia tragica di una benestante che muore a causa dell'eclampsia.

Ma soprattutto c'è l'analisi della figura della levatrice, bistrattata e poco considerata da tutti e delle piccole eroine impegnate ogni giorno ad aiutare mamme di qualsiasi tipo e di qualsiasi età a partorire in situazioni talmente disagiate che solo a leggerle fanno venire i brividi.

Care mamme, leggete questo libro, a metà tra un diario e un romanzo storico, e non vi lamenterete più del parto che avete avuto!

Immagini della serie tratta dalla trilogia di Jennifer Worth
Immagini della serie tratta dalla trilogia di Jennifer Worth

 

4 pensieri su ““CHIAMATE LA LEVATRICE”

  1. HermioneGinny

    Tesoro, l'amica geniale ti consiglia anche la serie tv... sono 5 stagioni da una manciata di episodi l'una, molto british... io me ne sono innamorata perdutamente! Pur essendo ambientata nello stesso periodo della storia della Ferrante, qui c'è più umanità, meno cattiveria... e di quella è giù pieno il mondo!
    Adesso ti saluto e vado al lavoro

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  2. Mariella

    Ciao,
    Sono Mariella ,sono una nonna di 57 anni e,nonostante l 'età ho un vago ricordo della levatrice eh già,perché mia madre nonostante si potesse partorire in ospedale ,non avendo possibilità per spostarsi (auto )e,con la scusa che anche le figlie erano nate in 🏡 pensò che anche il figlio maschio non doveva essere di meno .comunque ,la levatrice arrivò dopo vari tentativi per svegliarla a casa sua picchiando alla sua porta ,era enorme ,grossa ,non riusciva a passare dalla porta del bagno se non passando di fianco , ricordo che nato il piccolo (sbirciando dalla porta lasciata socchiusa dalla zia che a aiutava la levatrice ,andando avanti e indietro dal bagno ) la vidi che teneva il pargolo per i piedini e a testa in giù e,con le sue mani enormi dava pacche sul sederino per farlo piangere e, far gettare il liquido amniotico ( ma da piccini ,si sa, il cervello pensa ad altre cose , pensavo che era stato cattivo ,mah ) .Io ho questo ricordo ,ma sentendo quello che mi diceva la mia povera suocera ,dei parti che avvenivano quando lei era piccola ,delle levatrici che aiutavano le gestanti in condizioni igeniche non tanto igieniche e altro ancora ,quando metti in moto la fantasia e immagini lo squallore di queste mamme che dovevano partorire in queste condizioni, ti dici per fortuna che c erano ,perché si sa ,un sorriso ,una parola d incoraggiamento ,una carezza ,ti allievano il dolore .

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