DAI, GIOCHIAMO! FACCIAMO FINTA CHE….

I bambini, si sa, giocano. E giocano un sacco. Maria Montessori, non a torto, affermava addirittura che "il gioco è il lavoro dei bambini".

Mi fermo spesso a osservare, non vista, la Ninfa e Ringhio mentre giocano. Non lo fanno ancora assieme, per esempio se giocano con le lego condividono i materiali ma ognuno poi va per la sua strada e lo stesso succede quando cucinano: si dividono i giocattoli in maniera più o meno equa ma l'interazione avviene quando Ringhio ruba quello che sta usando la Ninfa o viceversa ( e non dovete sforzarvi per immaginare cosa succede).

Ultimamente le cose stanno cambiando: la Ninfa tenta di coinvolgere suo fratello quando gioca a "facciamo finta che", anche se lui poco si presta a seguire le sue direttive.

In questo periodo si nota proprio che stanno attraversando delle tappe evolutive diverse: Ringhio sta superando la fase esplorativa mentre la Ninfa è oramai nel pieno della fase del gioco simbolico.

Si parla di gioco esplorativo soprattutto in riferimento al primo anno di vita quando i bambini utilizzano un oggetto alla volta e imparano a conoscere la realtà utilizzando i cinque sensi. In questo periodo si sviluppa anche la sfera motoria. Pian piano il bambino impara a manipolare gli oggetti e comincia a metterli in relazione tra di loro.

A partire dal secondo anno e fino al settimo l'attività preferita dei bambini diventa il gioco simbolico o di rappresentazione. "Facciamo finta che io sono la maestra e tu sei la bambina", esclama la Ninfa rivolta a suo fratello che la guarda estasiato, sorride e va avanti a impilare i cubi uno sull'altro. Lei alza gli occhi al cielo, lo sgrida e va a prendere le sue bambole che improvvisamente diventano le sue compagne d'asilo (devo dotarmi di bambolotti maschili perché vedere un Federico in gonnella mi lascia sempre perplessa).

Ho scoperto che il gioco dei bambini è stato studiato da eminenti psicologi, quali Piaget e Vygotskij.

Secondo il primo il gioco simbolico si può dividere in cinque livelli:

  1. gioco di passaggio: il bimbo comincia a creare dei simboli (ecco quindi che Ringhio usa il suo telefonino giocattolo e se lo porta all'orecchio),
  2. gioco simbolico verso se stessi: i bambini fingono di fare qualcosa ( la Ninfa finge di farsi la doccia e pettinarsi);
  3. gioco simbolico verso altri: la Ninfa abbraccia per esempio una bambola o un peluche perché si sono fatti male;
  4. Sequenza di giochi simbolici: Ringhio finge di fare il numero sul suo cellulare giocattolo e poi telefona;
  5. Simbolizzazione sostitutiva: quando i bambini usano un oggetto che per loro diventa però qualcosa di diverso ( sempre il nostro fedele Ringhio che utilizza il telecomando fingendo che sia un telefonino).

Quando la Ninfa gioca al "facciamo finta che" è raro che mi chieda di farlo con lei (ed io spesso ci rimango male). Ma il saggio Vygotskij mi rassicura: il gioco simbolico è un'attività formativa che avviene grazie all'interazione tra adulto e bambino. L'adulto aiuta il bambino fino a quando il pargolo non ha appreso specifiche abilità che gli permettono di essere autonomo ( ergo, la Ninfa gioca da sola perché ha le abilità per farlo, per cui non sono proprio una mamma scacciona).

Il gioco simbolico del "far finta" viene utilizzato anche per valutare gli aspetti della crescita e lo stato di benessere del bambino. I bambini riproducono con bambole e pupazzi ciò che accade durante la loro giornata, rappresentando le loro emozioni e quello che è loro capitato .

Guardando i bambini giocare in tanti casi si sono scoperti problemi di rabbia e di abusi. Adesso però non spaventatevi se vedete i vostri figli che picchiano o sgridano o mettono in punizione le loro bambole: è facile che stiano imitandoci in uno dei nostri momenti non proprio brillanti.

A me è proprio successo l'anno scorso, quando la Ninfa ha cominciato ad andare alla materna: in seguito all'ennesima zuffa con il fratello che ancora non sapeva difendersi da solo, l'ho sgridata violentemente e l'ho messa in castigo. Lei è andata avanti a riprodurre la scena per giorni: sgridava veementemente la sua bambola e la metteva nell'angolino. Dopo un pò la cosa ha preso una brutta piega: la Ninfa picchiava addirittura la bambola! Ho pensato: "Oddio, se le maestre vedono una cosa del genere magari chiamano anche gli assistenti sociali!".Già mi vedevo a tentare di giustificarmi mentre mi portavano via la bimba... Ero davvero angosciata, ma la cosa si è risolta spontaneamente.

Ho scoperto che la rappresentazione di una storia aiuta il bambino a esorcizzare le sue paure e le sue debolezze (interpretando il ruolo del cattivo i bambini esorcizzano la rabbia). Il gioco simbolico ha effetti positivi anche sulla creatività del bambino che impara a usare gli oggetti in modo fantasioso. Inoltre stimola i bambini a relazionarsi con gli altri, perché quando  giocano assieme a "facciamo finta che" ognuno di loro interpreta un ruolo, impara a gestirlo e ad interagire con gli altri personaggi.

Per incentivare la creatività dei nostri figli basta davvero poco. A loro piace imitare le attività degli adulti e in commercio troviamo giochi già pronti all'uso: cucine, kit di falegnameria, borse da dottore... Se siete brave con le attività manuali (io non rientro tra quelle) potete addirittura costruire una cucina servendovi di una grande scatola di cartone. I miei bambini hanno usato sia quella già fatta sia quella hand-made a casa della nonna. Ora la riproducono su un mobiletto basso, utilizzando i sottopentola al posto dei fornelli e prediligono pentole e posate vere rispetto a quelle giocattolo.

Per quanto riguarda la Ninfa, lei adora travestirsi "da grande", per cui mi chiede braccialetti, collane, scarpe col tacco o foulard. Poi si mette davanti allo specchio e si trucca, si pettina e si profuma. Infine saluta tutti e va al lavoro. Mi fa sorridere quando spiega alle sue bimbe che "la mamma va al lavoro ma poi torna sempre dai suoi bambini che sono la cosa più importante di tutte".

Quando la Ninfa è andata al pronto soccorso, ha passato la settimana successiva a fare punture e flebo a tutti quelli che venivano a trovarci, a somministrare pillole e sciroppi e a consolare malati immaginari.

Quando invece vengono altri bambini a trovarci, la Ninfa organizza il gioco del lupo: Ringhio è il lupo che mangia gli altri bambini e questi si costruiscono una tana per nascondersi. Solitamente tirano fuori tutte le tovaglie, gli asciugamani e i plaid a disposizione, cercano un angolo comodo, utilizzano le sedie per fare la struttura e accatastano cuscini e altre cose per fare una barriera anti Ringhio.

Io a volte mi stendo sul tappeto e faccio finta di dormire. Quanto vorrei poterlo fare davvero, ma ci sono le piccole pesti sempre in piena attività...

E ai vostri bambini cosa piace fare? E voi, vi ricordate quali erano i vostri giochi preferiti quando eravate piccoli?

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