“LA BASTARDA DI ISTANBUL”

Le storie di famiglia possono intrecciarsi in modo tanto profondo che ciò che è accaduto generazioni prima può avere conseguenze su dettagli apparentemente irrilevanti nel presente. Il passato è tutto tranne che concluso. Se Levent Kazanci non fosse diventato un uomo così amaro e prepotente, suo figlio Mustafa sarebbe stato una persona diversa? E se generazioni prima, nel 1915, Shushan non fosse rimasta orfana, Asya, oggi, sarebbe lo stesso una bastarda?"

Sembra una frase strana, senza nessi logici apparenti, ma in realtà è proprio la chiave per leggere questo libro.

Libro che ho preso in prestito da mia mamma e che in realtà le avevo regalato qualche anno fa.

"La bastarda di Istanbul" di Elif Shafak mi aveva colpito già dal titolo, in cui appare qualcosa di stonato (proprio per questo l'avrò scelto come regalo, almeno credo).

Nell'immaginario collettivo Istanbul è legata alla cultura islamica, in cui un figlio bastardo, soprattutto se femmina, verrebbe automaticamente bandito.

Ma non è solo questo a incuriosire. Provate ad aprire il volume: ogni capitolo della storia ha come titolo il nome di un cibo appartenente alla cultura turca ed armena.

E per una a cui piace mangiare (e cucinare) è come una pulce in un orecchio.

Cannella, ceci, zucchero, vaniglia, pistacchi, grano, pinoli, mandorle, albicocche secche e tanti altri fino a  Cianuro di potassio.

E lì sicuramente anche voi vi chiederete: "Che c'entra il cianuro di potassio? No, perché mi sembrava fosse un veleno..."

Detto questo, potevo lasciare insoddisfatta la mia curiosità?

E ho fatto bene, veramente bene.

Il tema della cucina infatti è solo il filo conduttore in un viaggio tra passato e presente, tra due culture - una più moderna e l'altra più tradizionalista- che guardano agli eventi della Storia in modo diametralmente opposto.

La Storia vista attraverso le vicende di una famiglia matriarcale (bisnonna, nonna, zie e nipoti) dove gli uomini sembrano colpiti da una maledizione misteriosa che li fa morire prematuramente.

Unica eccezione Mustafa, zio  della "bastarda" e patrigno della co-protagonista.

Ma sarà davvero un'eccezione?

Andiamo per ordine.

La trama della vicenda è questa: Armanoush è una diciannovenne americana, nata da madre statunitense e padre armeno.

I suoi genitori si separano quando lei è ancora piccola e Rose, la madre, decide di risposarsi con Mustafa, un giovane turco.

La scelta del nuovo marito non è esente da sete di vendetta: quale smacco più grande per un armeno infatti sapere che la ex moglie è convolata a nozze proprio con un turco?

Immaginate quindi la povera Armanoush, che deve barcamenarsi tra cultura americana, cultura armena e cultura turca.

Il paradosso appare ancora più evidente se si pensa ai fatti storici che hanno coinvolto questi due popoli: il genocidio degli Armeni ad opera dei Turchi e che viene tuttora negato dalla Turchia stessa (l'autrice, infatti, dopo aver scritto questo romanzo subisce un processo con l'accusa di “attacco all'identità turca” in base all'art. 301 del Codice penale).

Decisa quindi a chiarirsi le idee sulle proprie origini, la giovane americana va di nascosto a Istanbul, ospite della famiglia del patrigno. Per cui: ragazza armena ospitata da famiglia turca.

E che famiglia! Tutte donne: dalla bisnonna alla nipote.

Ognuna di loro è caratterizzata da un qualche particolare fisico o comportamentale: Zeliha , la mamma di Asya (la bastarda) è una donna passionale che vive tutto molto intensamente, caratterizzata da una chioma riccia e ribelle; Banu chiama i jinn, i gli spiriti musulmani e ha doti da veggente; Asya, coetanea di Armanoush, è alle prese con l'amore e le controtendenze culturali.

Tra le due ragazze scatta una naturale simpatia che le spinge a conoscersi più a fondo. Attraverso i loro dialoghi, i loro pensieri e le relazioni con i ragazzi di Istanbul, l'autrice porta a galla questioni attuali, primo fra tutti il rapporto che le nuove generazioni turche (in cui la scrittrice ripone grandi speranze) hanno con la storia.

In ogni capitolo, cucinando o mangiando piatti tipici della cucina turca ma che si ritrovano con nomi differenti anche in quella armena, si scoprono gli scheletri nell'armadio della famiglia di Asya.

Grazie al fortuito ritrovamento di un gioiello appartenuto alla nonna di Armanoush nel cassetto di una delle zie di Asya, scopriamo per esempio che la nonna si è salvata dalla morte ed è stata mandata in un orfanotrofio ed in seguito ha sposato un turco.

E' stata poi ritrovata da uno dei suoi fratelli e ha deciso di emigrare in America.

Indagando più a fondo, in modo non sempre volontario, le ragazze scoprono qual'è il legame che intercorre tra le loro due famiglie, solo apparentemente così distanti.

Ma scavare nel passato a volte porta alla luce segreti inconfessabili. E a Banu, zia pazza e mistica, con doti di preveggenza, tutto appare improvvisamente  chiaro.

Ecco perché Mustafa, l'unico maschio ancora vivo della famiglia, andrà incontro al suo tragico destino.

Tornato in Turchia con Rose per riprendere Armanoush, muore prematuramente, chiudendo un cerchio aperto anni e anni prima.

Un romanzo che vale la pena leggere. Scrittura facile e veloce, stile scorrevole con tratti più o meno intensi, con passaggi profondi, specialmente quelli che trattano del genocidio armeno, come questo:

"In fondo Armanoush sapeva, forse più per istinto che razionalmente, che quest'avversione ai libri aveva radici ben più oscure e segrete della semplice speranza di vederla comportarsi come qualunque ragazza della sua età.
Semplicemente la sua famiglia non voleva che Armanoush brillasse troppo, distinguendosi dal gregge. Scrittori, poeti, artisti, intellettuali erano stati i primi ad essere eliminati dal governo ottomano."
Allo stesso tempo è facile anche immedesimarsi, a turno, in una delle figure femminili: chi di noi durante l'adolescenza non è mai stata un minimo ribelle? E chi di noi non ha mai amato, pianto, maledetto il mondo con l'intensità di Zeliha?
E il tutto sullo sfondo di Istanbul, una delle città più affascinanti del mondo, crocevia di culture, piena di contrasti e di poesia.
Città sospesa tra passato e futuro, ponte tra Oriente e Occidente, intrisa di fascino e di mistero.
Questa è la lettura che voglio consigliarvi per il venerdì del libro proposto da Homemademamma.

 

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3 pensieri su ““LA BASTARDA DI ISTANBUL”

  1. Murasaki Shikibu

    Bellissimo libro davvero, lo sto leggendo in questi giorni e mi piace tantissimo.
    Ma le giovani generazioni turche, ahimë, in questo momento se la passano peggio di quando fu scritto il libro... 🙁

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