“LA CENA” DI HERMAN KOCH- #venerdìdellibro

"La cena" , quando lo prendi in mano, ti sembra un romanzo innocuo, quasi noioso, di quelli riempitivi, buoni per passare qualche serata immersa nella lettura.

Salvo poi rivelarsi esattamente l'opposto.

"La cena", nato dalla penna dello scrittore e regista olandese Herman Koch, è un romanzo insolito e davvero raccapricciante, non in senso splatter ma dal punto di vista psicologico.

"LA CENA": PERCHE' LEGGERLO

Due fratelli con le rispettive mogli si danno appuntamento per una cena in uno dei ristoranti più in voga del momento, quelli dove per trovare un tavolo devi prenotare con sei mesi d'anticipo.

A meno che tu non sia un illustre personaggio, come lo è Serge, in corsa per diventare il nuovo presidente olandese.

Serge è il classico uomo politico, costruito ad arte. Tutto ciò che fa ha l'unico scopo di accaparrarsi nuovi voti.

Babette, sua moglie, è lo stereotipo della donna trofeo: bella, raffinata e intelligente quanto basta, con una gran voglia di non perdere nulla di ciò che la fama del marito le porta.

I due hanno tre figli, due naturali e uno adottato proveniente dal Burkina Faso.

L'altra coppia invece è formata da Paul, fratello di Serge e dalla moglie Claire.

Paul è un professore di storia in pensione anticipata mentre Claire è una soddisfattissima casalinga.

Paul soffre di un raro disturbo genetico che lo porta ad avere scatti di rabbia che sfociano in atti di pura violenza.

Nonostante ciò, Claire lo ama e lo protegge, nascondendo questo segreto.

I due hanno un unico figlio quindicenne, Michel, coetaneo dei cugini.

La cena apparentemente normale e tranquilla è solo il pretesto per affrontare un argomento agghiacciante.

I due cugini infatti si sono macchiati di un grave crimine: hanno ucciso una barbona che si era rifugiata di notte all'interno di un bancomat.

Il video dell'omicidio è stato messo in rete e la polizia sta cercando da giorni i due ragazzi che non risultano riconoscibili.

I genitori però sanno benissimo che i colpevoli sono proprio loro.

Lo scopo della cena è quello di capire cosa fare nei confronti della sfortunata vicenda.

Qui sta la genialità di Herman Koch: ad ogni parte della cena (primo, secondo, intervallo...) con machiavellica abilità ci mostra la psiche dei vari personaggi attraverso la narrazione di vicende passate e presenti.

Una trama in cui gli eventi sono spiegati e sviscerati da un autore sopra le parti che non risparmia nessun personaggio.

Una discesa spaventosa nella psiche di madri, padri, figli di gente dall'apparenza irreprensibile, di gente apparentemente normale, proprio come noi.

Attraverso le loro azioni, Herman Koch ci dipinge il disincantato quadro di una società malata e degradata, dove il confine tra bene e male non esiste più.

"La cena" induce quasi il lettore a credere che certi avvenimenti accadono quasi per caso e che, grazie ad uno strano percorso psicologico, si possa addirittura arrivare a scusarli.

Herman Koch non cerca la simpatia nel lettore. Descrive i suoi personaggi con distacco e disincanto, li tratteggia in modo negativo senza esprimere mai apertamente il suo disgusto.

Allo stesso punto però riesce a creare una sorta di empatia con questi personaggi che in fondo rappresentano ognuno di noi, o la "miglior" versione a cui ognuno aspira di arrivare.

Con queste mosse, l'autore induce il lettore a interrogarsi, a farsi delle domande a cui non sempre vorremmo dare una risposta.

Io, da madre, mi sono chiesta più e più volte come avrei agito se fossi stata in Babette o in Cleare.

In fondo anche loro hanno educato i loro figli seguendo i dettami morali della nostra società.

Dove hanno sbagliato?

E se sbagliassi anche io?

"La cena" è uno di quei romanzi che ti smuove qualcosa dentro, che porta a galla le nostre inquietudini più segrete, che gioca in modo crudele con il nostro senso etico e morale.

Herman Koch per me è stato una rivelazione. Voi avete mai letto "La cena" o qualche altro suo romanzo?

Sono curiosa di sentire le vostre opinioni.

(Con questo post partecipo al #venerdìdellibro, creato da Paola di Homemademamma.)

 

 

Facebook Comments

2 pensieri su ““LA CENA” DI HERMAN KOCH- #venerdìdellibro

  1. HermioneGinny

    Ben scritto, ma disturbante. Fino a che punto un genitore può coprire il figlio? Se la violenza colpisce un emarginato, un reietto, è meno violenza che se colpisse una persona importante e amata? Dov'è il confine tra malattia e scelta, tra DNA e coscienza?

    * Se dovessi dare una definizione di felicità, sarebbe questa: la felicità basta a se stessa, non ha bisogno di testimoni.
    * Una famiglia felice sopravvive a un naufragio. Non voglio dire che dopo il naufragio la famiglia diventi ancora più felice, ma di sicuro non più infelice.

    Rispondi
    1. Priscilla

      Esattamente: fino a che punto io sarei disposta a coprire i miei figli?
      Ma quello che più mi ha lasciato basita è il non interrogarsi, non colpevolizzarsi, non autoanalizzarsi.
      Questa la "nota stonata".

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *