LE OTTO MONTAGNE-#venerdìdellibro

Oggi è una giornata un po' così, di quelle che ti lasciano una sensazione di sospensione e di irrequietezza, di non definito.

Sarà il tempo ballerino o forse quel senso di struggimento e di vuoto che mi colpisce sempre quando finisco un libro.

I personaggi che non vogliono andarsene dalla testa, le emozioni suscitate che ti rimescolano le viscere, mentre guardi sconsolata gli altri libri pensando che nessuno sarà all'altezza di quello appena finito.

Poi passa eh....

Quello che oggi voglio presentarvi è un romanzo di quelli che ti scavano dentro: "Le otto montagne" di Paolo Cognetti.

 

E' uno di quei libri che non si possono raccontare, ma che devono essere letti.

Ho cominciato a leggere "Le otto montagne" con il pregiudizio che non mi piacesse, dando per scontato che fosse qualcosa di trito e ritrito.

Ho erroneamente creduto che il libro fosse un'esaltazione della montagna, scritto da un appassionato di trekking che, appunto, scala otto montagne.

Niente di più sbagliato e fuorviante!

Mi sono dovuta ricredere già dopo l'incipit.

«Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia»

Quindi niente pensieri new-age, niente filosofia in senso puro, niente "ma quanto è bello vivere a contatto con la natura".

Ho detto prima che "Le otto montagne" è uno di quei libri che sono difficili da spiegare, perché vanno "sentiti" più che letti.

La difficoltà non è data dalla trama complicata, anzi, semmai proprio il contrario: la  vicenda in sé è riduttiva e non metterebbe nella giusta prospettiva la profondità e l'aura di sacralità che permea le pagine del romanzo.

Il racconto è semplice: Pietro è un ragazzino milanese che passa le ferie estive in montagna, vicino al Monte Rosa. I genitori infatti sono appassionati escursionisti, anche se vivono i monti in modo diverso.

Durante una vacanza, Pietro conosce Bruno, un coetaneo con una vita familiare travagliata, che vive a Grana in pianta stabile.

Lo scrittore narra di come l'amicizia tra i due cresca e si sviluppi negli anni, di pari passo con l'età anagrafica.

Vedete come suona banale? In realtà non lo è affatto.

Nelle parole de "Le otto montagne" si avverte tutto l'amore e il rispetto dell'uomo verso la montagna, intesa sia in senso materiale che in senso spirituale.

"Le otto montagne" affronta il complesso rapporto tra padri e figli, tra ragazzo di città e ragazzo di montagna, tra universo maschile e universo femminile.

Il gioco su cui si basa  è il detto-non detto che permea ogni relazione.

Le donne sono le portatrici della parola, a loro il compito di rendere udibile e in un certo senso tangibile la complessità dei sentimenti.

Agli uomini invece è associato il silenzio, quello che "da voce" al mondo interiore, quello carico di significati profondi e universali, rappresentato dalla montagna stessa.

Ma il silenzio non è necessariamente sinonimo di meditazione, appunto, ma racchiude in sé significati differenti per ciascuno dei personaggi.

A mio parere è uno di quei libri che vanno conservati e che risultano carichi di significato anche letti ad anni di distanza.

 Chi impara di più?, colui che fa il giro delle otto montagne o chi arriva in cima al monte Sumeru? Bruno la prende a modo suo, personalizza: io sarei quello che ha scalato il monte, chiede, e tu quello che ha fatto il giro? «Pare proprio di sì», risponde Pietro.

Ecco il nocciolo della questione: alla fine chi è che impara di più?

Ultima considerazione: non vi ricorda un po' l'interrogativo del romanzo "Lamica geniale"?: quale delle due è l'amica geniale?

Come sempre, grazie a Paolo di Homemademamma, ideatrice del venerdì del libro.

 

 

2 pensieri su “LE OTTO MONTAGNE-#venerdìdellibro

    1. Priscilla

      Ecco dove avevo letto la recensione! Io l'ho letto in seguito alla proposta del gruppo di lettura, non gli davo mezza lira e invece è stato una bella scoperta!

      Rispondi

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