LA PAURA DELL’ACQUA

La Ninfa ha paura dell'acqua.

In tre anni di vita si possono contare sulle dita di una mano le volte in cui spontaneamente è andata a fare un bagno al mare.

Non so come sia nata questa fobia.

Sospetto che in buona parte sia stata causata dal corso di acquaticità neonatale.

La Ninfa ed io eravamo alla seconda lezione e la sua insegnante aveva deciso che era arrivato il momento per provare l'immersione.

Questo esercizio è utile per sviluppare il riflesso di apnea. A mia figlia però non è piaciuto. Ma proprio per niente.

Per le otto lezioni successive è stato impossibile farle mettere la testa sott'acqua.

Sono stata fortunata che almeno il bagno in piscina ha continuato a farlo.

Vabbè, mi sono detta, le passerà.

Seeee, aspetta e spera: la Ninfa ama giocare in acqua ma il livello accettabile, per lei, è fino alla vita.

Si supera questo livello solo aggrappate al collo di mamma o papà con le gambe incrociate dietro la nostra schiena. Stile koala, limitando anche i nostri movimenti.

Mi hanno detto che il mare causa forte disagionei bambini piccoli, perché non riescono a vederne i limiti: troppo immenso, troppo pericoloso.

Ma la pargola questo terrore lo manifesta anche in piscina, dove i bordi si vedono tutti.

A due anni e mezzo, in spiaggia, le abbiamo comprato ciambella e braccioli. Non c'è stato verso. Impossibile farglieli provare, neppure mettendola vicino ad altri bambini galleggianti.

Quest'anno mi sono spazientita. Ho visto che spontaneamente questa paura inconscia non si sblocca, così ho preso il toro per le corna: corso di acquaticità per bambini di 3-4 anni.

Il sabato mattina siamo impegnate per un'ora. La Ninfa non vorrebbe mai andare, ma poi quando arriviamo in piscina le passa magicamente tutto.

Siamo circa otto coppie genitore-bambino e solo due bimbi non hanno paura dell'acqua. Mi sono sentita meglio: mal comune, mezzo gaudio.

La lezione si svolge in una piscina piccola e la temperatura dell'acqua è più calda rispetto a quella della piscina dove nuotano gli adulti.

La lezione è suddivisa in tre fasi.

La prima parte è dedicata a un ripasso veloce degli esercizi della lezione della settimana prima, nella seconda parte si eseguono due nuovi esercizi e la terza parte è dedicata ai tuffi che vengono effettuati dal bordo o da uno scivolo.

Tutto è impostato come un gioco: palline colorate, salvagenti, tubi e tappetini si alternano nello svolgimento delle attività.

E si canta: ai bambini piace l'adattamento delle canzoni ai giochi acquatici, e così Whisky il Ragnetto diventa per esempio Whisky il Granchietto da cantare mentre i piccoli "camminano" sul bordo della piscina.

La prima lezione non è andata bene: ho passato cinquanta minuti con la Ninfa strillante appesa al collo.

Dalla seconda invece le cose si sono fatte più semplici: ha preso confidenza con l'ambiente, ha capito che sebbene a volte sia una madre scellerata può contare su di me perché non la lascio, ha visto che il salvagente galleggia anche con lei dentro.

Sabato scorso ho tribolato per farla uscire dall'acqua perché voleva continuare a fare i tuffi.

Al di là di quanto possa farle bene, a me piace passare del tempo solo con lei.

E' il nostro tempo speciale, una bolla magica dove esistiamo solo lei ed io, senza nessuna intrusione.

Durante la settimana riesco a vederla  un paio di ore al giorno, la sera e con Ringhio.

Mi accorgo di quanto sta cambiando.

Il suo carattere si va definendo: aspetti che prima si notavano appena si sono delineati e altri tratti invece non si vedono più.

Adoro quando negli spogliatoi dimostra tutta la sua indipendenza: si fa la doccia da sola, si asciuga da sola, si veste da sola tra lo stupore delle altre mamme.

Ma amo di più quando poi, con i capelli asciutti e ancora caldi per il phon, viene da me e mi dice: "Mamma, adesso puoi abbracciarmi!".

E' ancora la mia piccola grande bambina. E lo sarà sempre.

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