PRIMA REGOLA DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA NON PARLARE MAI DELLA SCUOLA DELL’INFANZIA

La Ninfa è al suo secondo anno della scuola dell'infanzia o scuola materna o asilo che dir si voglia.

La mia bambina ha imparato a parlare tardi (se becco chi va dicendo che parlare ai bambini nella pancia aiuta il futuro nascituro nello sviluppo del linguaggio lo fucilo, giuro!), ma adesso è molto loquace. Fin troppo loquace. Come diceva mio nonno "non le si secca mai la lingua in bocca". Tranne nel caso in cui le si chieda della scuola dell'infanzia.

"Gioia, come è andata oggi?" chiede la nonna premurosamente.

"Bene" risponde la bimba sgambettando.

"Cosa avete fatto oggi?"

"Niente"

"Ma come? Tutto il giorno a scuola e non avete fatto niente? Hai giocato?"

La Ninfa scuote la testa.

"Disegnato? Fatto i lavoretti?" Gli interrogativi fioccano ma lei  cammina zitta.

Il colmo è quando torna a casa graffiata, morsicata o con qualche livido, frutto di normali azzuffate con gli altri bambini.

"Chi è stato a pizzicarti?" domanda il papà, fremente di sdegno.

"Non te lo dicio" esclama un'altera e sdegnosa Ninfa.

L'omertà mafiosa le fa un baffo. Fare domande dirette a mia figlia è inutile, non si cava un ragno dal buco.

La prima regola dell'asilo è che non si parla dell'asilo. Puoi anche essere il mio papà, ma quello che succede là dentro è affar mio.

Posto che a quanto sento tutti i bambini sono chi più chi meno "omertosi" riguardo a ciò che avviene durante le loro giornate, io ho trovato questo escamotage.

Dopo cena, quando siamo tutti più rilassati, tra un'attività e l'altra comincio a raccontare quello che ho fatto durante il giorno. Il pesciolino abbocca e, a poco a poco, mi fa il resoconto delle sua giornata. Cerco di ascoltarla con attenzione  ( a volte, lo ammetto, mi distraggo un attimo) e le butto là qualche domanda per avere un quadro della situazione più chiaro.

Il mio scopo non è tanto essere a conoscenza delle sue attività, quanto abituarla al dialogo. La famiglia per me è il primo posto dove si impara a comunicare, a parlare ma anche ad ascoltare. Quello che fa un bambino è importante tanto quanto quello che fa un adulto. Voglio far imparare ai miei figli che la famiglia è un luogo di confronto dove ognuno è libero di esprimersi e di sentirsi apprezzato.

A volte la Ninfa ci prende gusto e comincia a raccontarmi cose che lì per lì sembrano strampalate. Tipo che a scuola è arrivato un lupo che voleva mangiare tutti, bambini e maestre. Ma lei non ha avuto paura e ha detto al lupo che se aveva fame poteva sedersi con loro al tavolo: nessuno lo avrebbe cacciato via o preso in giro.

Più che la cronaca della giornata mi interessano queste storielle perché indicano come abbia interpretato i nostri insegnamenti. E io mi do mentalmente una pacca sulla spalla perché vedo che i semini che buttiamo  pian piano germogliano.

I vostri figli vi raccontano le cose che fanno? E voi a loro?

 

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