SUL PERCHE’ NOI MAMME LAVORIAMO

Prima o poi arriva per tutte le mamme il temuto momento.

No, non sto parlando di quando i nostri pargoli ci chiedono serafici:

"Ma mamma come nascono i bambini?"

Chè lì madre natura ci viene in soccorso con api e fiori.

Mi riferisco a quel brutto momento in cui i nostri bambini con la lacrima a stento trattenuta e la voce belante ci chiedono:

"Ma perché mamma devi sempre andare a lavorare?"

E lì ci crolla il mondo addosso.

Tuffo al cuore, respiro strozzato.

La mente corre a cento all'ora per trovare una risposta a misura di bambino che sintetizzi il motivo del nostro agire.

Risposta istintiva: "Vai a chiederlo al papà, amore!".

Ma si da il caso che da tempi immemorabili a nessuno importa se il papà va a lavorare (e i padri non me ne vogliano per questo).

A scelta potete sbizzarrirvi con:

  • la mamma va a lavorare per portare a casa i soldini per comperare le cose che ci servono, come il cibo e i vestitini;
  • la mamma va a lavorare perché è suo dovere farlo: tu vai a scuola/asilo e mamma e papà vanno al lavoro;
  • la mamma va a lavorare perché le piace quello che fa, le da soddisfazione anche se è faticoso.

In ogni caso non aspettatevi che vostro figlio si senta soddisfatto.

Se vi va bene, la vostra risposta scatenerà una serie di "perché?" che neanche una catena di Sant'Antonio.

Se siete pragmatiche, comincerete con la lunga spiegazione che servono i soldi per campare.

Ogni cosa costa e, siccome non siete miliardari, dovete lavorare per avere i soldi e usarli per comperare da mangiare, per i vestiti e i giochi e anche per andare al cinema ogni tanto.

Questo potrebbe causare crisi d'ansia nel vostro bambino.

La sua risposta più probabile:

"Di giochi ne ho tanti e invece del cinema guardo i cartoni animati alla televisione. Poi dici sempre che mangio poco... Vedi che non ci servono tanti soldi? Basta che va a lavorare il papà".

Il tutto seguito dalla rottura del salvadanaio a forma di porcellino da cui estrarrà tre euro in monetina rossa di cui vi farà dono.

E vi sentirete davvero davvero miserabili.

Decidete allora di giocarvela sul tema della soddisfazione personale.

"La mamma va a lavorare perché quello che fa le piace. E quando tu fai le cose che ti piacciono sei contento, vero?".

Questo scatenerà una reazione di puro terrore in vostro figlio.

"Mamma, allora preferisci andare a lavorare piuttosto che stare con me?"

E qui vi arrampicherete sugli specchi per spiegare ad un pupo distrutto dalla vostra rivelazione quello che intendevate dire.

Ma oramai il danno è fatto.

Il migliore amico di vostro figlio per i prossimi vent'anni sarà l'analista.

E vi sentirete delle merde piccole piccole.

Se come me in questo periodo non vi sentite in vena di lungaggini e paranoie inutili (che già abbiamo mille motivi per farcele), optate per l'opzione due.

Semplice, pulita e chiara.

Soprattutto scarica-barile: chi obbliga mamma e papà ad andare al lavoro?

Esiste davvero qualcuno che può dare ordini alla mamma?

Allora meglio non farlo incazzare...

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