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Luglio e Agosto sono i mesi in cui generalmente le famiglie italiane si preparano per partire e andare in vacanza.

Sul web impazzano le liste delle cose da preparare e da mettere in valigia.

Ce n'è per tutti i gusti: come fare i bagagli, cosa mettere in valigia se si va al mare, in montagna, se i prende l'aereo, se si viaggia con la bici...

E ancora: cosa preparare se sei single, per un viaggio di coppia, se hai famiglia, se i bambini sono piccoli, se sono adolescenti, se partiamo con i nonni, se ci sono anche i pets...

Beh, come dicono gli amici inglesi "riding the gravy train", per cui ecco qui la mia lista universale di cosa mettere in valigia quando si va in vacanza:

  • curiosità: anche una semplice giornata al mare, se vista con occhi nuovi, può essere fonte di sorprese. Una conchiglia rara, una nuvola con una forma strana, un nuovo cocktail da provare...
  • niente preconcetti: è inevitabile che quando si parte ognuno abbia delle aspettative ma i preconcetti, soprattutto quelli basati sui luoghi comuni, lasciamoli pure a casa. Non è vero che gli inglesi sono tutti freddi, che i francesi sono tutti affascinanti e che tutti gli italiani sono chiassosi. L'apertura mentale, in particolar modo se si va all'estero, ci permette di rapportarci con altre culture, di immergerci nell'atmosfera, di sperimentare e quindi di crescere;
  • la voglia di conoscere persone nuove: tanti amici che ho attualmente li ho incontrati in ferie. Che si tratti di una settimana o di un mese bando alla timidezza e buttatevi: le persone sono piccoli mondi, perfino il vicino di ombrellone può rivelarsi più interessante di quanto avevate immaginato;
  • lo spirito d'avventura: abbiamo tutto il resto dell'anno per essere ligi ai doveri. Se in ferie sgarriamo un po', facciamo cose che abitualmente non facciamo e viviamo in modo più frizzante il nostro umore e la nostra autostima ne trarranno beneficio;
  • rilassiamoci: abbiamo sgobbato tutto l'anno, ce lo meritiamo o no un po' di sano relax? E allora ben venga la giornata passata stesi sotto l'ombrellone o su un bel prato di montagna a fare niente, a inseguire pensieri futili, a immaginare, a perdere tempo;
  • divertimento: qualunque sia il vostro concetto legato alla parola "divertirsi", fatelo: tornate bambini, giocate, saltate, ballate, cantate...
  • pazienza: teniamo presente che durante i viaggi gli imprevisti possono sempre capitare, sia che ci siano bambini sia che siamo da soli o in dolce compagnia. Cerchiamo di non ingigantire il problema, di affrontarlo con serenità, di non farci rovinare la vacanza per quelle che spesso sono bazzecole;
  • sano egoismo: le vacanze sono anche le vostre per cui non fatevi scrupoli a pretendere di gestire il vostro tempo anche in funzione dei vostri desideri e delle vostre esigenze. Questo si dovrebbe fare anche durante il resto dell'anno, ma so che a volte non è facile da attuare per un milione di motivi. Durante le ferie però fatelo, anche voi mamme dedite al sacrificio sempre e comunque (perché ci sono e questa non è una critica, ma una semplice constatazione).

Ecco, queste sono le cose da mettere in valigia per andare in ferie e che renderanno la vostra vacanza una vacanza perfetta.

Se ne avete altre, lasciatemi i vostri suggerimenti: non vedo l'ora di leggerli.

 

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Sabato sera siamo stati a cena da una coppia di amici che aspettano il secondo figlio.

Quando si è in compagnia, i discorsi vanno e vengono, come le onde del mare, si accavallano e scivolano via.

Così mi è venuta l'idea di scrivere qui una lettera per lei -so che ogni tanto dedica del tempo al mio blog- nell'eventualità che possa essere di una qualche utilità anche ad altre mamme alla prese con l'idea di fare un secondo figlio o alle prese con una seconda gravidanza.

Se avete qualche altro consiglio da aggiungere, non esitate a scriverlo: io e lei ve ne saremo molto grate!

"Cara amica mia che aspetti il secondo figlio, o meglio, la seconda figlia, ti faccio i miei migliori auguri.

Oltre a questo, ti faccio anche i miei complimenti: decidere di avere un secondo figlio quando la tua bimba sta per cominciare la nuova avventura della scuola primaria non è cosa da poco.

Non è cosa da poco perché oramai eri già "fuori dal tunnel": pannolini, pappette, risvegli notturni per te ora sono solo un lontano ricordo.

Ma non preoccuparti, amica mia, è un po' come andare in bicicletta: le cose che hai imparato ti verranno naturali non appena la piccola A. sarà tra le tue braccia.

Mi fai sorridere quando dici che il tuo grado di preoccupazione rispetto allo stato di salute della bimba nella pancia è più alto rispetto a quando eri incinta la prima volta.

Anche a me è capitato, non so dirti quale strano motivo ci sia sotto.

Forse la prima volta eri troppo giovane e hai affrontato la gravidanza con uno spirito differente.

Del resto, si sa, quando si ha già un figlio si è più consapevoli che gli imprevisti possono capitare a tutti, anche a noi, non solo alla cugina del fratello di tua cognata.

Segui le indicazioni del tuo ginecologo e il tuo istinto di mamma e donna: la piccola A. sta crescendo bene e non c'è ragione per preoccuparsi.

In caso dovessi notare che qualcosa non va, corri subito al pronto soccorso: meglio una corsa in più che una in meno.

E' poi naturale che tu mi dica di sentirti più stanca: innanzi tutto consideriamo l'età, gli anni passano per tutti. In più hai anche la primogenita da seguire, mentre prima eravate solo tu e il tuo pancione.

Sono contenta di non averti sentito dire "ma la amerò tanto quanto amo la prima?", perché vuol dire che hai già capito che, quando si hanno più figli, l'amore non si divide ma si moltiplica.

E la gelosia, mi chiedi? Cara amica, cosa devo risponderti? Mentirei se ti dicessi che G. non sarà mai gelosa di A. o vice versa. 

Sicuramente, avendo sei anni di differenza, la gelosia di un primo figlio verso il nuovo arrivato non si manifesterà come si manifesta tra i miei figli che hanno un gap d'età di pochi anni.

Quello che posso consigliarti, da sorella maggiore, è questo: coinvolgi G. nell'accudimento della nuova venuta, falla sentire indispensabile, quasi tu fossi la stordita della situazione.

"G. per cortesia mi aiuteresti a cambiarle il pannolino? Sai, sono passati tanti anni e non sono sicura di ricordarmi ancora come si fa".

Dedicale sempre del tempo, ritagliati dei momenti speciali solo per voi due, fossero anche solo dieci minuti al giorno, per far sentire che tu sei lì con lei anche se c'è A.

Avere un secondo figlio non è sicuramente una passeggiata, ma neanche un'impresa insormontabile: voglio dire, non stiamo parlando del quinto o del sesto.

Ma tu non farti mai problemi a chiedere un aiuto: perfino la suocera può rivelarsi utile per fare la spesa o stirare o per prepararti una buona scorta di lauti pasti da congelare.

Non spendo nemmeno una parola sull'aiuto di tuo marito: voi siete una coppia "moderna", un ingranaggio ben oliato dove ognuno fa in base a quello che c'è da fare e non in base a ruoli prestabiliti.

 

L'ultimo consiglio che voglio lasciarti, amica mia, è questo: goditi questa gravidanza, assaporala e sii cosciente di ogni attimo che A. cresce e vive dentro di te.

Anche se non è la prima gravidanza, è come se lo fosse: aspettare un secondo figlio vuol dire comunque aspettare un altro figlio per la prima volta.

Quello che hai passato quando eri incinta di G. sarà diverso da quello che stai passando ora che aspetti A.

Non parlo solo del punto di vista fisiologico, ma anche da quello emotivo: tu sei cambiata e quindi la prospettiva con cui affronti le cose non può per forza essere la stessa.

Ogni figlio è differente dall'altro fin da quando viene concepito.

Niente paragoni inutili, niente paranoie inutili: A. è una persona diversa e, anche se le sue esigenze saranno le stesse di tutti i neonati del mondo, il rapporto che creerete con lei sarà del tutto unico e speciale.

Non voglio dilungarmi troppo, sappi solo che per qualsiasi esigenza non sei sola.

Hai tanti amici a cui appoggiarti e non dimenticare le possibilità che ci sono per avere una mano anche da personale specializzato, come per esempio il consultorio di zona.

Ora non ci resta altro da fare che aspettare Novembre per poter vedere dal vivo la piccolina.

Un abbraccio e a presto!"

 

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Intrattenere i bambini durante le vacanze estive a volte è un compito arduo.

Quali attività fare quando fuori fa troppo caldo per uscire o durante una giornata in cui piove?

Sul web si trovano tanti consigli, dai lavoretti più semplici a quelli più complessi.

Il pallino della Ninfa è la cucina. A lei piace molto aiutarmi a cucinare e ora che è un po'più grande le affido dei compiti semplici: rompere le uova, tagliare frutta e verdura con l'apposito coltellino per bambini in vendita da Ikea, mischiare le preparazioni...

Ovviamente il tutto sotto la supervisione di un adulto.

Inoltre, ho notato che la mia pupa che mangia come un uccellino è molto più invogliata a mangiare le cose che si è preparata da sola.

Ieri, mentre io e CF eravamo al lavoro, la Ninfa ha voluto prepararci una sorpresa.

Con l'aiuto della nonna ha preparato una magnifica torta ideale per la colazione.

Voglio condividere la ricetta con voi, perché è una preparazione semplicissima e adatta anche ai bambini più piccoli che non sanno ancora leggere i numeri e pesare gli ingredienti.

TORTA SETTE VASETTI

Come si capisce dal nome, per preparare questo dolce si utilizza come unità di misura un semplicissimo vasetto di yogurt da 125 grammi.

Affinché la torta venga alta e soffice, vi svelo un trucchetto: yogurt e uova devono essere a temperatura ambiente, per cui toglietele dal frigo un paio d'ore prima.

INGREDIENTI per una tortiera di 24 cm. di diametro:

  • 1 vasetto di yogurt naturale o del vostro gusto preferito
  • 2 vasetti di farina 00
  • 1 vasetto di fecola di patate o amido di mais
  • 1 vasetto di olio di semi di girasole (quello d'oliva lascia un gusto un po'forte)
  • 2 vasetti di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • buccia di limone grattugiata

PROCEDIMENTO

Preriscaldate il forno a 180 gradi e preparate la tortiera ad anello.

Potete foderarla con carta da forno bagnata e strizzata o imburrarla e infarinarla.

In una ciotola dai bordi alti rompete le uova e unite zucchero e buccia di limone.

Come vi ho già suggerito, per evitare che il composto schizzi ovunque imbrattando mobili e muro, mettete la ciotola nel lavandino, così al massimo dovrete pulire solo quello.

Con lo sbattitore elettrico montate gli ingredienti  e quando il composto sarà bello spumoso aggiungete l'olio a filo. Continuate per una decina di secondi a velocità alta.

Ora diminuite la velocità e aggiungete lentamente lo yogurt. Senza fermarvi, versate lentamente farina, fecola e lievito precedentemente setacciati.

Mescolate a bassa velocità finché vedrete che il composto sarà diventato omogeneo e senza grumi.

Versatelo nella tortiera e infornate in forno statico ad altezza media per circa 40' minuti (ovviamente il tempo è indicativo, può variare da forno a forno).

Come sempre, non aprite il forno per i primi 25-30 minuti o la torta si affloscerà miseramente!

Sfornate, lasciate raffreddare ed infine decoratela a piacere.

Ora non resta altro che mangiarla.

Enjoy!

La Ninfa e la nonna l'hanno spolverata con lo zucchero a velo e farcita con marmellata di fragole fatta in casa.

Iniziare la giornata con una prelibatezza di questo genere metterebbe di buon umore anche il brontolone più incallito.

Potete servirla anche con frutta fresca e magari farcirla con crema pasticcera.

Insomma, come sempre sbizzarritevi e fatemi sapere qual è la vostra versione preferita!

Ecco qui la Ninfa La nonna ha scattato una foto con il cellulare e, anche se magari la qualità non è granché, il concetto si capisce!

Capita a volte che, nonostante la stanchezza, la notte anche io soffra di insonnia.

Lungi da me tediarvi sulle cause psico-fisiche di tale condizione che mi accomuna a una buona fetta del genere umano ( avete notato che gli animali invece non ne soffrono?).

L'altra notte, sveglia e arzilla come un grillo, mi sono riappropriata del mio tablet e, armata di auricolari per non svegliare il can che dorme, vale a dire colui che condivide con me il talamo nuziale bimbi permettendo, ho cercato qualcosa di nuovo da guardare.

Ho trovato puramente per caso questa mini-serie televisiva formata da sei episodi soltanto, che per me è stata una rivelazione.

Sto parlando di "I Durrel-la mia famiglia e altri animali", proposta da LaEffe il mese scorso.

E' una serie inglese basata sulla trilogia del naturalista ed esploratore Gerald Durrell.

Questi sei episodi  vedono il protagonista ancora bambino.

Jerry ha dieci anni e vive in una sfigata cittadina inglese.

Bambino timido ed introverso, adora la vita all'aria aperta e preferisce trascorrere il suo tempo assieme agli animali piuttosto che con i suoi simili.

Questo gli causa non pochi problemi a scuola tanto che la madre, Louisa, dopo una furibonda lite con il direttore a causa dell'ennesima punizione corporale tanto in voga negli anni Trenta, prende la saggia decisione di ritirarlo da scuola.

Louisa, poveraccia, ha sulle spalle il peso di tutta la famiglia. Il marito infatti è morto qualche anno prima lasciandola con ben quattro figli, tre dei quali in piena adolescenza (e già questo è bastata a rendermela simpatica).

Come se non bastasse, i Durrell sono poveri in canna.

Quindi, riassumendo, giovane madre vedova con quattro figli da allevare e neanche un soldo per sfamarli in una cittadina inglese che più triste non si può che si trova a fronteggiare la dura vita del 1937.

Louisa, lasciatemelo dire, è una donna sui generis: invece di sprofondare nella melma dell'autocommiserazione (benché ne abbia tutti i diritti), segue con grande spirito d'avventura la bislacca proposta buttata lì così, quasi come una battuta, dal figlio più grande: andiamo a vivere a Corfù, un po' come quando per scherzo diciamo "Piantiamo tutto e apriamo un barettino in un'isola tropicale".

Detto fatto: dalla grigia e avvilente Inghilterra si passa alla colorata e chiassosa Corfù.

Jerry non è l'unico stravagante in famiglia, anzi, a conti fatti, conoscendolo, si arriva a capire che forse è il più normale.

Il primogenito, Larry,  è quello che in seguito diventerà il famoso poeta Lawerence Durrell. Amante delle donne, della vita goliardica, del gioco, ma allo stesso tempo colto ed erudito, si atteggia già da grande scrittore.

Leslie, l'altro maschio, ha la fissa della caccia e delle armi, si comporta da duro e si assume il ruolo di capo-famiglia, con dei risvolti davvero comici.

Margot, l'unica femmina, è una frivola ragazza di sedici anni il cui scopo principale nella vita pare sia incontrare l'amore.

Riuscite ad immaginare cosa combinano questi quattro ragazzi, lasciati a loro stessi, su un isola greca di cui non conoscono neanche la lingua?

E se vi dicessi che le vicende si fanno addirittura più incredibili quando decidono di trovare un nuovo marito alla bella Louisa?

Questi sei episodi sono stati fantastici. Già di per sé vale la pena guardarli per l'ambientazione: Corfù è entrata a pieno titolo nelle prossime mete per le vacanze.

Come se non bastasse, è sempre divertente vedere gli Inglesi alle prese con una cultura diversa dalla loro. E posso a stento immaginare uno stile di vita così agli antipodi come quello greco.

In più, anche i personaggi greci fanno ridere: dalla cameriera che lavora praticamente gratis, tipica donna ellenica vestita di nero, superstiziosa e pratica al tempo stesso, alla giovane e bella ragazza che ruba il cuore di Leslie, alla contessa per cui lavora la piccola Margot.

Anche la parte maschile della fauna locale ha un suo fascino: il taxista Spiro, il giovane Angelos, lo studioso Theo...

Con il tipico umorismo british, Jerry analizza la propria famiglia quasi fossero sotto un microscopio, mettendo in luce le loro stranezze e particolarità come si fa con gli animali esotici.

Una visione davvero bella, divertente e poetica che insegna il valore della lentezza, la gioia di vivere, la fugacità del momento e soprattutto che i sogni a volte si avverano.

Cercatela e ditemi cosa ne pensate.

 

L’amicizia ha due ingredienti principali: il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili. E il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi.
(Peanuts)

Ieri siamo andati a riprendere i pupi che dopo una vacanza con i nonni non vedevano l'ora di tornare a casa.

Questo è uno stralcio della conversazione filosofica su amicizia e affini avuto con la Ninfa.

-Mamma, stare al lago è stato bello. Ma sono contenta di tornare a casa con te e il papà e di vedere gli altri nonni.

-Bene, sono felice. Anche voi ci siete mancati molto.

-Anche tu mi si mancata. E sai cosa mi sono mancate anche? Tutte le mie scarpe!

-.......

-Sì, perchè tu mi hai dato solo i sandaletti e quelle da ginnastica che si alluminano e le ciabatte quelle coi buchi ma le altre no.

-Amore, non ti servivano le altre. Quando le mettevi?

-Le mettevo così per per giocare.

-Vabbè, dai, le userai a casa.

-Ma mamma domani  vai al lavoro?

-Sì, domani è lunedì. La mamma e il papà vanno al lavoro.

-E a me chi mi fa la guardia?

-Nessuno ti fa la guardia. Non sei un prigioniero. Domani tu e Ringhio farete compagnia ai nonni M. ed E.

-Ah, meno male! Ma mi portano alla scuola materna?

-No, tu sei in vacanza adesso ancora per tanti giorni.

- Uffa! Ma io volevo vedere i miei amici, perché anche loro mi mancano.

-Se vuoi, possiamo provare a sentire A. e F. e vedere se vengono a trovarti sabato, magari state in giardino a giocare con la piscinetta e prepariamo una merenda buonissima.

-Ma quanto manca a sabato?

-Ancora sei giorni

-Ma è tantissimo! Io voglio vedere le mie amiche adesso.

-Tesoro, mi spiace, ma adesso non è possibile. Se vuoi le chiamiamo al telefono, così le saluti.

-Sì, va bene.

"Sì, ciao sono la Ninfa. Posso parlare con A.? 

Ciao, A.! Come stai? Io sto tornando dal lago, ho fatto le ferie con i miei nonni e con Ringhio. Però adesso sto tornando a casa. Ho fatto il bagno in piscina e sono anche andata in montagna. Tu cosa hai fatto?

Sì, la mamma mi mancava. Anche tu mi mancavi perché potevo  giocare solo con Ringhio. Ma mi mancavano di più le mie scarpe.

Adesso ti saluto. Ciao"

Ecco, questo è quello che sono riuscita a trasmettere a mia figlia sul valore dell'amicizia.

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Quando i bambini mancano ti trovi lì, tutta la giornata davanti, le mille opzioni che si spianano come pietre di sentieri possibili.

Quando i bambini mancano ti si spezza il fiato, perché vorresti avere la certezza che stanno bene, che si divertono davvero, che ogni cosa si svolga come l'avrebbero fatta se ci fossi stata tu.

Quando i bambini mancano lo tiri anche, il fiato, smetti di correre e di fare lo slalom tra i vari impegni, le ore si dilatano all'infinito e ti ritrovi la sera seduta sul divano a fare il punto della situazione scoprendo che in realtà non hai fatto niente. E ti sembra di avere sprecato un dono prezioso.

Quando i bambini mancano ti senti padrona del mondo, libera da ogni responsabilità, vivi alla giornata leggera come un pettirosso, senza pensare troppo alle conseguenze di ogni tua azione.

Quando i bambini mancano in realtà manca anche una grande parte di te, la parte più bella, più complessa, quella che ti ha cambiato per sempre.

Quando i bambini mancano il silenzio della casa può diventare rilassante e opprimente al tempo stesso e ti scopri a desiderare di sentire le loro risate, i loro battibecchi e i loro sospiri.

Quando i bambini mancano ne approfitti per prendere in mano la situazione, per riordinare le idee, per progettare -per quel poco che si può- l'immediato futuro.

Quando i bambini mancano cogli l'occasione per incrementare la vita sociale e così, per caso, rincasi un sabato sera alle 4,30 senza essere andata a ballare, troppo presa dalla conversazione con amici nuovi e vecchi.

Quando i bambini mancano sperimenti nuove ricette, guardi perfino le nuove serie TV di cui hai solo sentito parlare, fai telefonate chilometriche alle amiche più care senza aver nulla di particolare da raccontare, solo per il piacere di poter fare una conversazione senza interruzioni o sottofondi lagnosi.

Quando i bambini mancano passi la sera con un occhio all'orologio, contando i minuti che ti separano da quella telefonata , quando i nonni ti fanno il resoconto della giornata e tu senti una puntura al cuore, proprio lì, dove fa più male, perché in quel momento il tuo desiderio più grande è essere là, con loro.

Quando i bambini mancano sei in bilico tra l'abisso della malinconia e la sfrontatezza della libertà così a lungo vaneggiata, instabile quasi come quando eri incinta, triste e allegra in un batter di ciglia.

Quando i bambini mancano ti ritrovi con il tuo compagno a parlare quasi sempre di loro, di come erano e di come vorresti che diventassero.

Quando i bambini mancano in realtà la loro presenza è sempre forte, indelebile.

E ti ritrovi a capire quanto è profondo l'amore che provi per loro, quanto ti piacciono i tuoi figli, quanto riempiono la tua anima.

Perché sei mamma e questo non cambierà mai, nemmeno quando saranno grandi e se ne andranno per la loro strada: loro saranno sempre una presenza potente che nemmeno mesi di assenza riusciranno a cancellare.