Bambini o animali?

In questo mondo pazzo troppo spesso gli animali vengono trattati come figli e i figli come animali.

Ieri alla radio ho sentito che l'attenzione verso gli animali domestici è salita rispetto a quella verso i bambini, tanto che sempre più spesso i supermercati espandono i reparti dedicati agli animali e riducono quelli dedicati ai neonati.

Oramai si sa che l'Italia è un Paese dove le nascite sono sempre più in calo e lo speaker ipotizzava che le coppie fossero più propense a prendere un animale da compagnia piuttosto che a fare un figlio.

Io voglio sperare che la scelta non sia un out-out: chi ha dei bambini può decidere di allargare la famiglia e prendere un animale e chi ha un animale può tranquillamente decidere di fare un figlio.

Bambini e animali

Fin da quando ero piccola ho avuto l'opportunità di vivere a stretto contatto con gli animali domestici: gatti, canarini, pappagalli, criceti, pesci, tartarughe...

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di tenere dei cani, perché i miei genitori hanno sempre pensato che avessero bisogno di stare in un giardino o in un cortile.

Ho rimediato ora che sono grande, "adottando" il cockerdei genitori di CF.

Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico accanto ai bambini arrechi loro grandi vantaggi.

Vantaggi psicologici

Prendersi cura di un cane, un gatto, una tartaruga...aiuta i nostri figli a diventare più responsabili - mi vengono sempre in mente i telefilm americani, dove a turno ogni alunno porta a casa la mascotte della classe per accudirla.-

La convivenza con un animale aumenta l'autostima, migliora le capacità di osservazione e riduce ansia e stress, come ha ben dimostrato la pet-therapy.

Inoltre, considerando che spesso gli animali da compagnia hanno aspettative di vita differenti dalle nostre, vivere con loro insegna ai nostri figli il ciclo della vita.

Spesso infatti i nostri pets vengono presi quando sono solo dei cuccioli e restano con noi fino a che non muoiono.

Seppur triste, da quest'esperienza ogni bimbo imparerà cheogni cosa ha un inizio e una fine, compresi gli esseri viventi.

Vantaggi fisici

Vivere a stretto contatto con un animale può recare vantaggi anche a livello fisico, non solo psicologico.

Pensiamo infatti a tutti quei bambini che hanno un cane: sono più invogliati ad uscire e questo riduce la sedentarietà e combatte il sovrappeso.

Uscire inoltre significa vedere e incontrare altre persone, stimolando la socializzazione.

Da tempo è stato dimostrato che chi vive a contatto con gli animali corre meno rischi di sviluppare allergie e forme asmatiche.

Inutile sottolineare che si parla sempre di animali ben tenuti, ossia sottoposti a periodici controlli veterinari almeno una volta l'anno e a cui vengono applicate le norme igieniche basilari: pulire frequentemente le gabbiette e le lettiere, così come ceste e cucce dove dormono, non far mai mancare loro acqua fresca e nutrirli in modo adeguato.

Quale animale scegliere?

Ok, avete capito che la convivenza tra animali domestici e bambini è possibile e avete deciso di prenderne uno.

Mi auguro che la decisione sia stata attentamente ponderata e non sia stato frutto dell'impulso del momento.

Non mi stancherò mai di ripetere di non regalare animali per Natale o per compleanno se non siete sicuri che poi vengano accuditi con gioia e amore per sempre.

Gli animali non sono giocattoli e richiedono impegno e costanza, che essi ci restituiscono poi sotto forma di amore e dedizione incondizionata.

Per capire quale animale è il più adatto per la vostra famiglia, il mio consiglio è quello di documentarsi e se possibile di fare una chiacchierata con un veterinario.

Tenete ben presente che, come ogni persona, anche gli animali sono individui unici con una loro personalità: il gatto della bisnonna non si comporterà necessariamente come il gatto che prenderete voi, il cane di vostro cugino non sarà mai uguale al vostro.

Ricordatevi che, qualunque sia la scelta che farete, un animale è come un diamante: per sempre.

Valutate quindi attentamente:

  • quanto tempo siete disposti a dedicargli: pulire la boccia dei pesci è meno impegnativo che badare ad un cane, per esempio;
  • quanto spazio avete: tenere un alano in un appartamento di 75 mq. a mio avviso non è una scelta, è un suicidio;
  • quali sono le vostre possibilità economiche: gli animali hanno un costo: controlli periodici dal veterinario, cibo e un minimo di attrezzatura. Il costo di mantenimento di un cavallo non sarà paragonabili a quello di un canarino.

L'ultimo consiglio importante che voglio lasciarvi è questo: se optate per animali che non stanno in gabbia, abbiate l'accortezza di non lasciarli mai incustoditi con i vostri bambini, soprattutto se molto piccoli.

Detto questo, concludo augurandovi una felice e serena convivenza!

 

 

2

Ieri mattina il panorama fuori dalla finestra era davvero quello  di un tipico giorno autunnale.

Dal cielo grigio veniva giù una pioggerellina fine fine, verso i monti si intravedeva un velo di nebbia mischiato al fumo che saliva dai camini.

La prima vera giornata autunnale, uggiosa e malinconica, che ci ha dato un assaggio del prossimo inverno.

Un tempo del genere non invogliava di certo ad uscire, ma i bambini hanno insistito per andare almeno a fare un giretto attorno all'isolato.

Giacca, impermeabile e stivaletti da pioggia e poi via, pronti a partire.

Abbiamo camminato nel silenzio ovattato, rivolgendo un cenno di saluto con la testa o le mani ai rari passanti che incontravamo.

Ringhio e la Ninfa procedevano vicini, davanti a me, guardandosi attorno.

Si sono soffermati ad osservare le foglie che galleggiavano nelle pozzanghere o che venivano lentamente trasportate dai rivoli di acqua lungo la strada, hanno guardato gli uccellini appollaiati sui rami dei pini, hanno raccolto qualche pigna per i loro lavoretti futuri.

Quando siamo rientrati, erano soddisfatti, quasi come se fossimo andati in un posto nuovo.

Hanno raccontato al papà tutto quello che avevano fatto, quante pozzanghere c'erano, quante persone hanno incontrato ed infine gli hanno mostrato, tutti orgogliosi, il loro piccolo tesoro.

Hanno disposto le pigne in una fila ordinata, per farle asciugare.

E tutt'a un tratto la Ninfa ha esclamato: "E adesso ci vuole una bella torta per merenda!"

"Ma amore, la mamma non ha proprio voglia!". Questa è la risposta che mi si è affacciata al cervello, subito ricacciata a forza giù, nella gola.

Mi è bastato guardare i volti dei miei bambini, speranzosi, per cambiare subito idea.

"Ok, forza, vediamo cosa possiamo fare", ho detto.

"Yeeeeee!" hanno urlato i pargoli. Ed è stato un grido gioioso, di pancia.

Ci siamo diretti in cucina e abbiamo dato un'occhiata a quello che c'era in dispensa.

Farina, zucchero, uova, burro, lievito: le basi per lo meno c'erano.

Poi? Poi ho visto la zucca. Se ne stava lì, ammiccante, invitandomi ad usarla.

Io adoro la zucca. Mi piace in qualsiasi preparazione. Ma...c'è un ma.

Odio e sottolineo odio sbucciarla e tagliarla. E' un lavoro duro, nel senso letterale del termine.

So che c'è un trucchetto per rendere più facile il compito: tagliarla a metà e metterla in forno per un'oretta per rimuovere poi senza fatica la polpa dolcissima.

Ma non avevo tempo di aspettare un'ora, così ho detto ai bimbi che, se convincevano CF a tagliarci la zucca, potevamo fare la torta.

La Ninfa e Ringhio hanno sfoderato tutto il loro repertorio persuasivo -sorrisi, abbracci, moine...- e il padre è capitolato in cinque minuti.

Intanto che CF riduceva a pezzi la zucca, con forza e perizia, ho acceso il forno alla temperatura canonica di 180° in modalità statica.

Poi, con l'aiuto dei bambini, ho preparato gli ingredienti per la mia torta di zucca morbida:

  • 100 gr.di farina 00
  • 60 gr. di fecola di patate
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • 140 gr. di zucchero di canna
  • 2 uova
  • 200 gr. di zucca tritata con il tritatutto
  • 100 gr. di burro
  • 50 gr. di latte
  • 40 gr.di mandorle in scaglie
  • un bacca di vaniglia
  • un pizzico di noce moscata

Li ho pesati e messi tutti in ciotoline colorate così per i bambini è  più semplice utilizzarli.

Il procedimento per realizzare la torta di zucca soffice è semplicissimo:

  1. setacciare farina, fecola e lievito in una ciotola;
  2. far sciogliere il burro (state attente a non bruciarlo);
  3. in una terrina dai bordi alti posizionata strategicamente all'interno del lavandino per contenere eventuali schizzi, sbattete con uno sbattitore elettrico le uova e lo zucchero fino ad ottenere un bel composto schiumoso;
  4. a questo punto riducete la velocità e aggiungete a filo il burro fuso e il latte;
  5. lavorate per un minuto e inserite la polpa della zucca grattugiata, le mandorle in scaglie, i semini della bacca di vaniglia e la noce moscata;
  6. continuate a sbattere e unite anche il mix di farine.
  7. Infine, quando l'impasto sarà liscio e senza grumi, versatelo in una teglia precedentemente imburrata e infarinata.
  8. Mettete nel forno e fate cuocere per circa 35 minuti (ricordatevi sempre la prova stecchino prima di togliere la torta).
  9. Sfornate il dolce, fatelo raffreddare e cospargetelo con zucchero a velo.

Ora siete pronti a gustarvi una sofficissima torta di zucca morbida, che nella consistenza sembra un plum-cake.

Noi abbiamo utilizzato una teglia a forma di zucca (che viene riesumata puntualmente ogni anno per Halloween).

Ringhio e la Ninfa se ne sono spazzolate due fette a testa accompagnate da un bel tè caldo.

Hanno osservato attentamente la lievitazione della torta dandosi il cambio davanti al vetro del forno, come delle sentinelle.

E, dopo la merenda, erano entrambi concordi sul fatto che "è stata davvero una domenica super-spaziale!"

Voi come avete affrontato la prima vera giornata fredda? Spero che non l'abbiate data vinta al malumore.

 

 

 

 

2

Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato l'amaro in bocca.

E' stato un fine settimana grigio e bigio, davvero tristissimo, forse per via della pioggia che ci ha proiettato in pieno clima autunnale, più probabilmente  per via di certe mie aspettative che sono state disilluse.

Sabato sera avevo in testa di uscire a festeggiare il nostro anniversario in un bel locale in cui sono mesi che progettavamo di andare.

L'incaricato di turno ( facciamo un anno per uno ad organizzare le cose), non ha prenotato, pensando bellamente di trovare posto.

Indovinate un po'? Dopo un tragitto di quaranta minuti sotto la pioggia battente con due figli in macchina che si lamentavano per la fame-il freddo-la sete-il caldo-il sonno-la qualsivoglia siamo giunti a destinazione solo per scoprire che il locale era pienissimo.

Ovviamente improponibile aspettare, quindi siamo finiti in un locale di ripiego, bello eh, abbiamo anche mangiato bene, ma quando ti fai i tuoi progetti in testa e poi non si realizzano ti girano almeno un po'.

Senza contare che avevo proprio voglia di uscire, dopo un pomeriggio passato in casa con due creature iper-eccitate che saltellavano in giro, smaniose di andare alle giostre della sagra del paese.

Altro desiderio purtroppo non avverato, perché le suddette giostre hanno deciso (forse a causa dell'incertezza climatica) di aprire alle 19,00.

Come se non bastasse, Ringhio è stato in grado di tirarsi addosso nove piatti appena tolti dalla lavastoviglie. Il combina guai infatti voleva appurare che fossero realmente vuoti e che non contenessero qualche cosa di mangereccio che la mamma gli stava deliberatamente occultando, san Tommaso scànsate.

A parte lo sfacelo, fortunatamente ne è uscito praticamente incolume, a parte due o tre taglietti superficiali dovuti ai cocci di rimbalzo.

Io mi sono spaventata da morire, ho perso i soliti cinque anni di vita - se continuo così ai cinquanta mica ci arrivo- e ho raccattato vetri dal pavimento imprecando come uno scaricatore di porto.

E' inutile aggiungere che avevo finito di sistemare la casa poche ore prima, vero?

E non è che la domenica sia andata meglio.

I pargoli sono stati litigiosi tutto il tempo, CF sembrava una gallina che non sapeva dove andare a fare l'uovo, indeciso su tutto e petulante come una vecchia zitella.

Il pomeriggio ci siamo decisi ad andare all'Ikea con la scusa che ci servivano i piatti (siamo rimasti con quattro piatti piani e cinque fondi) solo per scoprire che il mondo al di sopra del Po aveva deciso di darsi appuntamento lì, manco ci fosse un flash movie.

Impossibile girare, troppa calca, troppo rumore. In più non ho trovato nulla che mi piacesse, per cui devo risolvere il problema piatti, ché se viene qualcuno a mangiare devo usare quelli di plastica con Tweety disegnato sopra.

La sera nuovo tentativo di uscire per andare alla famosa sagra e vedere i fuochi d'artificio, vanificato dai bambini che si sono addormentati sul divano alle 20,30.

Insomma, un week-end veramente sotto tono. Quasi quasi avevo voglia di tornare al lavoro.

Speriamo che il prossimo vada meglio...

E il vostro fine settimana è andato bene? Se avete voglia di condividerlo, qui sotto avete tutto lo spazio che vi serve.

 

4

C'era una volta, tanto (ma non troppo) tempo fa una ragazza che si vestiva sempre di nero, perché dentro si sentiva nera e cupa anche lei.

C'era una volta, tanto (ma non troppo) tempo fa un ragazzo che si vestiva elegante e sgargiante, perché il suo lavoro richiedeva così.

Un giorno la ragazza incontrò per caso un'amica di un tempo che per anni aveva preso l'autobus con lei al tempo della scuola.

Come succede in quei casi, le due chiacchierarono a lungo, aggiornandosi sulle vicissitudini, spesso non troppo piacevoli, che erano accadute in quegli anni in cui si erano perse di vista.

Mossa a compassione dal quadro non troppo roseo in cui viveva la ragazza vestita di nero, cupa fuori come lo era dentro, la vecchia compagna le propose di uscire assieme.

L'amica ritrovata la presentò ad altri amici con cui passarono giornate spensierate che stemperarono l'umore nero della ragazza.

Una giorno arrivò un allegro terzetto, agghindato in modo sfarzoso, che poco si confaceva con il tono della serata.

Col fare tipico dei ragazzi ventenni, i tre cominciarono a pavoneggiarsi per guadagnarsi il favore della nuova arrivata.

Dal canto suo, la ragazza li considerò per quello che erano: ragazzi che facevano i buffoni. E la cosa terminò così, un'etichetta appiccicata addosso e via.

La compagnia trascorreva ore interminabili assieme, chiacchierando e girovagando senza meta, godendo di ogni singolo momento spensierato che l'estate portava con sé.

Una sera, sulle note di una canzone un poco struggente e malinconica, complice il cielo stellato, la ragazza nero vestita  parlò con uno dei giullari.

Si scambiarono confidenze e opinioni. Lui le fece vedere che il mondo, in fondo in fondo, non era sempre nero.

Lei gli mostrò che al mondo ci sono persone che amano gli altri anche quando non fanno per forza i giullari della situazione.

Da quel momento i due divennero inseparabili: lui capì che, guardando oltre la cortina nera, l'animo della ragazza era una pittoresca tavolozza di colori; lei imparò che, dietro le risate sguaiate e le spacconate del ragazzo elegante come un pavone, si celava un animo sensibile dalla storia travagliata.

Dalla simpatia si passò ad altro e presto divenne chiaro a tutti che i due si stavano innamorando.

Gli amici del ragazzo e quelli della ragazza tentarono di farli ragionare: loro due assieme erano una coppia male assortita, non ci azzeccavano niente, era come tentare di far stare assieme il fuoco e l'acqua.

La loro storia d'amore, pronosticarono, sarebbe durata poco, sarebbe stata una breve storiella d'amore, evaporata dopo le prime vampate.

I due alzavano le spalle, senza preoccuparsi del futuro. Quello che per loro era importante era il presente.

Per una volta nella vita volevano semplicemente vivere l'attimo, intensamente e come se non ci fosse un domani.

E il domani infine arrivò e, a discapito di quelle fosche previsioni, la ragazza e il ragazzo stanno ancora assieme dopo tredici anni.

Lei non si veste più solo di nero, perché, anche se pensa che le doni moltissimo, è anche consapevole che il mondo è pieno di colori, come la sua anima.

Lui ha imparato che tutti apprezzano chi sa far ridere, ma a volte avere accanto persone che mostrano anche altri lati di sé crea legami più profondi.

Insieme hanno fatto cose meravigliose, primi fra tutti i loro figli, Irene, Michele e il piccolo che non è mai nato ed è diventato una bella stellina.

Insieme ne faranno altre, perché il futuro è una strada lunga e imprevedibile.

E questo è il loro giorno, il nostro giorno.

Per cui, amore mio, semplicemente tanti auguri a noi. In alto i calici e brindiamo alla vita.

 

4

Mancano pochi giorni all'inizio di Settembre, che per me rappresenta da sempre il nuovo anno.

L'estate con la sua calura a tratti insopportabile ci sta lasciando e siamo pronti per ricominciare.

Ricominciare il lavoro, la scuola, la solita routine.

Ricominciare da noi, facendo un bilancio di quello che le vacanze estive ci hanno lasciato, di come siamo in qualche modo cambiate.

Per me la parentesi estiva è stata una scoperta.

Chi di voi mi ha seguito su IG e FB sa già che abbiamo trascorso una settimana sull'Isola d'Elba, sempre spettacolare, ci siamo regalati un viaggio di coppia in Slovenia, che è stata davvero una piacevole sorpresa, e qualche camminata in montagna.

Il tutto condito con frizzanti e divertenti pic-nic e cene con amici e parenti.

Insomma, non abbiamo davvero avuto modo di annoiarci.

Ho trovato finalmente il tempo da dedicare alla lettura, a pedalate familiari, ai miei bambini con cui mi sono sforzata (sì, nel mio caso si tratta proprio di una forzatura contro la mia natura) a fare lavoretti mentre il solleone trasformava i paesi in un deserto sahariano.

Le vacanze ci hanno regalato nuove amicizie con persone interessanti, hanno stimolato e motivato la curiosità della Ninfa verso la lingua inglese (negli ultimi tempi i nostri esperimenti con l'insegnamento dell'inglese avevano subito una battuta d'arresto), ci hanno fatto conoscere nuovi luoghi.

Ma la cosa per me essenziale è che ci siamo ri-scoperti e ri-creati noi, come nucleo familiare.

Fare le cose assieme, al di là dello svolgimento abituale delle mansioni quotidiane, ci ha ridato la fiducia in noi stessi.

Siamo ancora una coppia affiatata ma allo stesso tempo siamo anche una famiglia abbastanza sincronizzata, dove ogni membro ha il giusto spazio e il giusto peso.

In questo particolare momento della mia vita è proprio questo aspetto la cosa più importante: sapere che possiamo funzionare come un ingranaggio ben oliato.

Certo, ci possiamo inceppare ma con le dovute cure il meccanismo funziona di nuovo.

Mi ha ridato la speranza per affrontare il futuro in un momento di profondo scoramento, un momento in cui la torre delle mie certezze cominciava a vacillare.

Se non proprio riposata, affronto l'autunno con una nuova prospettiva.

Ricomincio da me, da noi, non in solitaria ma assieme, con lo spirito giusto.

Certo, l'ansia del rientro si fa sentire, ma lo spirito con cui la affronto ora è diverso, perché io mi sento diversa.

Rinnovata, più consapevole e più curiosa verso tutto quello che mi circonda.

E voi, come avete passato i mesi estivi? Vi sentite in qualche modo cambiate?

6

La Ninfa ha quattro anni e mezzo e Ringhio due anni e mezzo. Per essere precisi, hanno ventitré mesi di differenza.

Il che è una fregatura.

E' una fregatura perché quando i bambini sono in questa fascia d'età capire le loro esigenze risulta difficile.

Ringhio vorrebbe fare le cose che fa sua sorella, ma a volte non può perché è ancora troppo piccolo.

La Ninfa a volte regredisce (come pare sia normale) e si mette al livello del fratellino.

Questa situazione di passaggio mi sta creando davvero un sacco di difficoltà.

A volte infatti tendo a trattare il pupo troppo da grande e la bimba troppo da piccola, anche quando apparentemente la situazione non lo richiede.

Istintivamente tendo sempre a "pareggiarli", dimenticandomi purtroppo che hanno esigenze differenti.

E non si tratta solo di bisogni, ma anche risposte alle varie situazioni che si trovano a fronteggiare.

In queste ultime settimane pare che la Ninfa sia diventata una bomba ad orologeria.

La guardo giocare e mi sembra quasi di sentirla ticchettare: tic-tac, tic-tac, tic-tac....

Quando meno te lo aspetti lei scoppia. Mi ricorda tanto "Dragonball", il cartone animato in voga tanti anni fa (Dio, se mi sento vecchia quando faccio questi ragionamenti!).

Mi sembra quasi di vederla, tutta quell'energia distruttiva riversata sul fratellino (che tanto santo e indifeso non è, solo per chiarezza!).

Un'onda d'urto travolgente, incontenibile. Proprio questo mi spaventa: il fatto che  lei stessa sembra incapace di fermarsi 

Prima la reazione ad un dispetto del fratello o un dispetto sul fratello erano sporadici e commisurati; ora invece sembra un treno che ha deragliato.

La cosa che mi preoccupa di più è che a volte ha dei gesti di "cattiveria" gratuita, va apposta a infastidire il pupo che magari si sta facendo i cavoli propri.

Ovviamente poi Ringhio, come ogni secondogenito che si rispetti, la emula in tutto e per tutto.

La situazione sta degenerando e io mi sento impotente.

Come gestisco questa catastrofe?

Quando decido di intervenire se non ho seguito la scena per par condicio sgrido tutti e due.

Se invece sono presente, mi tocca per forza il ruolo di giudice.

Anche se ho assistito alla vicenda, mi faccio sempre spiegare la faccenda (il che ha un'utilità ridotta, visto che Ringhio non sa ancora parlare).

La Ninfa, complice anche il lavoro sulle emozioni svolto alla materna, è invece molto brava a spiegarmi quello che prova.

Ma sapere che lei si sente arrabbiata e triste (come ci si sente durante un litigio), non mi aiuta più di tanto, anzi.

Finisce che mi avvilisco e mi inacidisco come uno yogurt al limone scaduto, perché da adulta non sempre riesco a mettermi bene nei panni di mia figlia.

Non riesco più a capire perché giocare con una tazzina blu sia più bello che usarne una gialla o perché quello che ha in mano l'altro sia sempre e necessariamente meglio di quello che abbiamo noi (sì, ok, questo suona un po' come l'erba del vicino è sempre più verde).

Ho tentato di spiegare alla mia bimba che non deve stuzzicare Ringhio in continuazione e poi lamentarsi se lui si arrabbia; ho perso il fiato a forza di ripetere  che picchiare non serve, se lui la infastidisce deve chiamare la mamma o il papà.

Ma se di primo acchito la sua risposta è sempre "sì, va bene" detto anche in modo partecipe, il suo agire comunica l'opposto.

So che la Ninfa, come tutti gli altri bambini, sta lottando e sperimentando la gelosia nella sua fase più acuta.

Ma io da mamma mi sento di avere le mani legate, nel senso che se c'è anche Ringhio non posso dedicarmi completamente alla pupa come lei mi chiede di fare altrimenti scatenerei la gelosia del fratello ( e Ringhio è già per sua natura più possessivo di lei!).

La strategia del tempo speciale funziona, anche se ho fatto la stronzata di includere Ringhio nel progetto piscina, ma di questo parlerò in un altro post.

Funziona nel senso che per qualche giorno tutto sembra andare a gonfie vele, con la Ninfa innamorata di Ringhio che, come detto sopra, ricambia di buon grado.

Durante queste parentesi si coccolano, giocano assieme, si aiutano, si coalizzano contro i "grandi" per ottenere quello che vogliono, dalla caramella al permesso di vedere ancora un attimo il cartone animato del momento.

Quando pensano di non essere visti, la Ninfa fa un po' la mammina o la maestrina: lo aiuta con i vestiti, lo accompagna in bagno, gli racconta le favole.

A volte li sentiamo sghignazzare e bisbigliare e vorrei sapere di cosa parlano.

Ma tengo a bada la curiosità, perché la complicità tra fratelli è roba loro, come è giusto che sia.

La sera, quando li lasciamo in cameretta, furtivamente il piccolo si intrufola nel letto della Ninfa, avvinghiato a lei come l'edera a un tronco.

Ed è bello trovarli così, la mattina, ancora sospesi tra sonno e veglia.

Questo "bipolarismo" mi scombussola non poco. Spero che sia una fase passeggera e che, con il passare del tempo, la situazione diventi più stabile (in meglio, ovviamente).

Dal canto mio, tenterò di non fare favoritismi tenendo però sempre a mente che i miei bambini hanno bisogni differenti, farò in modo di essere più zen e meno interventista.

E li ricoprirò di affetto e attenzioni illimitati, cercando di mettermi di più al loro livello, tornando a "sentire" certi aspetti della realtà come se fossi bambina anch'io.

E voi, bismamme o trismamme o plurimamme, come gestite la gelosia tra i vostri figli? Mi date delle dritte?