"L'uomo in cucina- ricette per veri uomini": la mia nuova rubrica

"L'uomo in cucina-ricette per veri uomini" è la nuova rubrica che ho deciso di sperimentare con voi.

In questi ultimi anni si parla tanto di uguaglianza tra donne e uomini, ci si interroga sui reali e concreti passi lungo il percorso della parità dei sessi, ci si scandalizza quando si sente affermare che ci sono cose "da maschio" e cose "da femmine".

La via dell'uguaglianza passa attraverso una tappa fondamentale soprattutto per le mamme che lavorano (ma ovviamente non solo): la condivisione delle faccende domestiche e dell'educazione dei figli.

Via quindi la figura ingombrante del padre che torna a casa dal lavoro e trova la mamma con un perfetto trucco nude, vestita in modo sobrio ma ordinato, senza un capello fuori posto pronta a porgergli le pantofole con un sorriso smagliante, mentre dentro di sé vorrebbe solo collassare sul divano.

Anche per l'uomo è arrivato il momento di fare la sua parte. Per favore smettiamola di nasconderci dietro frasi insensate tipo "Ma le cose non è capace di farle", "Le faccio meglio io" o "Tanto dopo mi tocca ripassare".

Adesso, amiche mie, vi rivelo una verità sorprendente: anche gli esemplari di sesso maschile sono cerebro-dotati.

E' innegabile che il loro percorso sinaptico sia differente rispetto a quello del genere femminile, ma credetemi anche il loro cervello funziona.

Certo, siccome nessuno "nasce imparato", che sia maschio o femmina, bisogna per forza che certe cose vengano spiegate.

Va da sé che questo richiede tempo e impegno da parte di entrambi, ma sono abbastanza sicura che basteranno un paio di dimostrazioni e perfino vostro marito imparerà come caricare la lavatrice o come svuotare la lavastoviglie.

Lo stesso ragionamento si applica anche all'accudimento dei figli, dal cambio del pannolino al bagnetto che si evolveranno, con la crescita, nella vestizione e nell'intrattenimento.

Cercate però, care mamme moderne, di togliervi dalla testa il concetto che "Non farà mai le cose bene come le faccio io".

Chiaro, chiarissimo, non le farà bene quanto noi. A volte le farà addirittura meglio.

Dopo lunghe notti insonni, dopo tanto rimuginare, ho deciso che poteva essere utile anche a voi una piccola raccolta di ricette per negati mariti fatte e provate proprio da un uomo.

In questo modo potrete mostrarle al vostro partner e dire:"Su, forza, se ce l'ha fatta lui puoi farcela anche tu!"

Con la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini" avrete contribuito anche voi all'emancipazione maschile e alla vera uguaglianza dei sessi.

ZUCCHINE RIPIENE: LA SUA RICETTA

Se mi seguite da un po' sapete già che CF ha delle sviluppate velleità culinarie.

Il suo percorso da autodidatta vanta anni di esperienza e sperimentazioni sia su esemplari canini che umani.

Nei lunghi anni di gavetta in cui per sopravvivere doveva per forza arrangiarsi da sé, alternando come ogni scapolo che si rispetti piatti già pronti e pasti consumati in ristoranti di bassa leva, il nostro prode ha deciso di iniziare a cucinare.

Il suo percorso è ancora in fieri ma può vantare già delle buone ricette che hanno superato la fase di sperimentazione e sono state bollate come "mangiabili e appetibili" dai membri della famiglia.

Quella che oggi vi propongo è una ricetta velocissima ma davvero buona.

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 zucchine lunge
  • 1 confezione di pancetta affumicata a dadini
  • 200 grammi di scamorza affumicata a dadini
  • 150 grammi di pangrattato
  • una manciata di olive nere e verdi sminuzzate
  • 8 pomodorini pachino tagliati a pezzettini
  • aglio, prezzemolo e timo tritati
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 70 grammi di mandorle a scaglie
Procedimento:

In una pentola portate a ebollizione abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliate le zucchine a metà e togliete i semi.

Buttatele nell'acqua per farle sbollentare per qualche minuto.

La zucchina dovrà risultare morbida ma bella compatta.

Scavate l'interno e recuperate la polpa che metterete in una ciotola assieme alle olive, ai pomodorini, all'aglio, al timo e al prezzemolo.

Condite con olio, sale e pepe.

Prendete una pirofila da forno e foderatela con un foglio di carta forno.

Adagiate le vostre zucchine e riempitele in questo modo: dadini di pancetta (che così rilasceranno un poco di grasso all'interno della zucchina), il composto preparato in precedenza, i dadini di formaggio e per finire pangrattato e mandorle.

Un bel giro d'olio evo e..via!

Infornate per 20 minuti a 200°, fino a che vedete che il pangrattato assume il caratteristico colore dorato.

Sfornate e servite.

Ok, ora non vi resta che fare la prova del nove: preparate in frigorifero tutto il necessario (per questa volta fatelo voi), stampate la ricetta e incaricate la vostra metà di prepararla per cena.

Sono sicura che il risultato sarà soddisfacente. Non dimenticatevi ovviamente di raccontarmi qui o su FB o IG come è andata.

Potete usare l'hashtag #uomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Noi ci rivediamo il prossimo mese con la rubrica "L'uomo in cucina-ricette per veri uomini".

Post scriptum: purtroppo non ero presente durante le fasi di preparazione per cui non dispongo di fotografie da corredare all'articolo. Non ho avuto la prontezza di riflessi di fare uno scatto nemmeno a piatto ultimato, perché avevo troppa fame. Mi organizzerò per la volta prossima.

 

Priscilla questo fine settimana si è trasformata nella casalinga perfetta.

Complice il famigerato Favonio, vento caldo e secco, che si dice provochi disturbi comportamentali, Priscilla è divenuta la reincarnazione della massaia ideale.

Tutto è cominciato quando ha deciso di cambiare le lenzuola, approfittando del vento che avrebbe asciugato i panni in men che non si dica.

Persone ben informate sui fatti dicono poi che la cosa deve esserle sfuggita di mano.

Nell'arco di tre ore Priscilla, in pieno mood casalingo, ha cambiato le lenzuola di tutti i letti, sfoderato il divano, lavato tende, cuscini e tappeti, il tutto in aggiunta alle lavatrici standard settimanali.

La vicina novantenne giura e spergiura che per un attimo le sembrava di essere di nuovo nella sua amata Provenza: il vento trasportava intense zaffate di lavanda, olio essenziale con cui Priscilla suole (quando si ricorda) profumare il bucato.

Sotto l'effetto del Favonio, la nostra casalinga perfettamente allucinata ha sradicato quel che restava dei gerani estivi e piantato giovani violette declinate in tutte le cinquanta sfumature.

Si è gettata nelle faccende domestiche come se non ci fosse un domani: vetri, specchi, pavimenti, mobilia...Niente è stato risparmiato dalla sua furia cieca.

Tallonata dai suoi figli, preventivamente muniti di panni in micro fibra e pattine ai piedi, ha lucidato la sua dimora da cima a fondo, che Cenerentola, ti prego, non c'è storia.

Alcuni giurerebbero perfino di aver visto uccellini cinguettanti accompagnarla mentre cantava sguaiatamente "Andiam, andiam, andiamo a lavorar", tallonata da due nanetti,  ma forse erano allucinazioni prodotte dai fumi della lavanda.

Non paga di tutto ciò, l'invasata Priscilla ha caricato entrambi i pargoli sulla sua zucca-mobile e ha affrontato la sfida delle sfide, la battaglia più cruenta di tutte: la spesa settimanale nell'affollato ipermercato nell'ora di punta del sabato, ossia l'ora di pranzo.

Perché la spesa qui si fa in maniera intelligente, come le partenze: tutti ci vanno nella finestra temporale 11-13 pensando che troveranno meno pieno.

In realtà, nella fascia oraria summenzionata l'ipermercato ha una densità pari a quella di Shanghai o Pechino.

Priscilla, da brava mamma, lega la prole al carrello per non rischiare di perderla e si lancia a capofitto tra le corsie sovraffollate, lista della spesa nella mano destra (perchè la massaia perfetta è organizzata) e self-scanning in quella sinistra.

Riemerge dalla jungla un paio di ore dopo, stipa nell'auto tre borse cariche di derrate alimentari, prodotti per l'igiene e per la cura della casa, due pacchi di acqua, due confezioni di sabbia per le lettiere dei gatti, seguiti da mangimi per i vari pets.

Incastra alla perfezione ogni cosa, compresi i bambini. Come ci riesca, calcolando le dimensioni assai ridotte della vettura, rimane tuttora un mistero.

Una volta a casa, la perfetta casalinga sistema ogni cosa al proprio posto con una precisione certosina, senza lasciare nulla al caso (siamo sempre iper-organizzate, eh?!).

Le mensole della dispensa mostrano file ordinate di pasta, conserve, marmellate, biscotti, cereali, farine, tutto suddiviso per genere alimentare e ordinato per scadenza, dal più piccolo al più grande e se possibile cercando un'armonia d'insieme cromatica, ché anche l'occhio vuole la sua parte.

Non paga di tutto ciò, mentre i pupi collassano sul divano bello pulito e -quasi- come nuovo, Priscilla si dedica alla cucina.

La novella massaia sforna torte e biscottini, creme e budini, zuppe e vellutate e, come una vera italiana che si rispetti, ragù e pasta in casa.

Vorrebbe perfino stirare, ma non può per mancanza di mezzi. Priscilla infatti non possiede un ferro da stiro, ma questa è un'altra storia.

Quando sul far della sera CF rincasa dopo una giornata di pesca, Priscilla lo accoglie con un sorriso smagliante, la tavola imbandita, i bambini lavati e profumati.

Il pover'uomo si rende subito conto della metamorfosi subita dall'amata compagna e, cauto, vorrebbe chiamare qualcuno per esorcizzarla.

Ma non c'è tempo. Premurosa Priscilla l'ha già sospinto in bagno dove lo attendono candele profumate e una doccia calda.

CF, benché intimorito, decide di sacrificarsi e di far buon viso a cattivo gioco: per stasera si godrà quella versione strampalata di Priscilla, che durerà tanto quanto il Favonio.

 

 

Se il mio rapporto con il mese di Settembre è come quello tra fratelli, in bilico tra amore e odio, Ottobre invece mi ispira un gran simpatia.

Ottobre si contende con Aprile il podio del mio mese preferito.

Di questo mese amo tutto.

Il cielo è ancora buio, le mattine di ottobre, ma non di un buio cupo ed opaco, bensì di una sfumatura stemperata, quasi brillante.

La luce dorata del sole bussa timidamente, entra in punta di piedi nella camera da letto, quasi non volesse disturbare il nostro sonno.

Fuori l'aria frizzantina del mattino lascia pian piano il posto a una mitezza che induce a rallentare, ad osservare, ad essere introspettivi.

Il paesaggio uniforme sboccia improvvisamente in una seconda primavera.

Perfino le città più grige riprendono colore: basta un'aiuola dipinta di arancio bruciato, bronzo, ruggine e oro per mettere allegria.

Ottobre è il mese della passeggiate in montagna con i bambini, crepitante del rumore di foglie calpestate.

La natura ci regala vedute mozzafiato, paesaggi di una bellezza struggente.

Le giornate si accorciano in modo impercettibile e torna la voglia di stare a casa, accucciati sul divano in compagnia di una buona tisana, la luce soffusa di una candela solitaria.

Ottobre raramente cambia d'umore e quando lo fa, lo fa con grazia. La pioggia scende per breve tempo, non è la pioggia tamburellante del temporale estivo né quella persistente dei piovaschi novembrini.

Finalmente si respira un assaggio d'inverno, rispuntano cappotti e stivali. Salutiamo infine i vestiti estivi, indossati a settembre sotto capi più pesanti.

Compensiamo l'arrivo dei primi freddi portando in tavola zuppe e vellutate, con protagonista indiscussa la zucca.

Ci divertiamo a cucinare torte e biscottini fragranti, godendo del tepore del forno.

Ottobre ci dona castagne e funghi, il vino comincia a riposare nelle botti e nell'aria si intrecciano i primi fili di fumo.

Perfino i bambini percepiscono che la vita attorno a loro sta cambiando in modo più palese di quanto accade in primavera.

E si divertono a raccogliere foglie che collezionano come fossero francobolli preziosi.

La sera guardano il cielo scuro, scrutano e osservano tra le nubi sfilacciate, puntano gli occhi su una stella lontana e chiedono a bruciapelo: "Mamma, quando arriva Babbo Natale?"

 

 

 

Non ho mai festeggiato la festa dei nonni, che è entrata nel calendario ufficiale abbastanza recentemente.

Premetto che io sono una che adora festeggiare le ricorrenze, dai compleanni agli anniversari passando a quelle che spesso vengono definite "feste commerciali".

Per cui non mi sarei mai fatta scappare l'occasione di celebrare degnamente la festa dei nonni.

I nonni rivestono un ruolo molto importante all'interno delle famiglia.

Sono la memoria storica, incaricati di trasmettere valori e tradizioni alle generazioni future.

Mi pare giusto e meritevole che, in una società come la nostra dove l'età anagrafica tende a salire (e pure quella pensionabile), si renda omaggio agli anziani nella giusta maniera.

Nel nostro caso specifico, abbiamo deciso di festeggiare la festa dei nonni preparando un dolce che non avevamo mai provato, il Banana Bread.

Ora vi dico come abbiamo fatto.

Vi lascio sia la ricetta con il Bimby sia quella tradizionale, la prima più amata dalle mamme e la seconda più divertente per i bambini.

Ecco gli ingredienti per uno stampo da plumcake.

  • 2 banane molto mature (più lo sono, più il dolce viene buono perché risulta più...dolce!)
  • succo di un limone
  • 100 gr.di farina 00
  • 100 gr. di fecola di patate
  • 2 uova
  • 120 gr.di zucchero (noi utilizziamo quello di canna fine)
  • 80 gr. di burro
  • 1 vasetto di yogurt alla banana
  • 1 bustina di lievito
  • 1 cucchiaino di bicarbonato
  • 1 pizzico di sale
  • 1 cucchiaino di cannella
  • frutta secca e gocce di cioccolato (facoltative)

Procedimento "versione mamma":

  • schiacciare con la forchetta le banane e bagnarle con il succo di limone per evitare che anneriscano
  • setacciare farina e fecola e aggiungere il lievito, il bicarbonato e la cannella
  • nel boccale inserire il burro e lo zucchero e azionare tre minuti, vel.3
  • aggiungere le uova, il vasetto di yogurt e il pizzico di sale e impostare un minuto, vel.3
  • versare la miscela di farine e continuare a vel.4 per due minuti
  • infine, inserire la frutta secca (noci, nocciole e pinoli) e le gocce di cioccolato (se non volete che affondino nell'impasto, infarinatele leggermente)
  • versate l'impasto nello stampo del plumcake imburrato o foderato di carta forno
  • mettete il banana-bread in forno statico preriscaldato a 180° per circa 50 minuti (come sempre, la tempistica dipende dal forno: prova stecchino raccomandatissima)
  • sfornate, fate raffreddare ed infine spolverizzate con zucchero a velo (in alternativa potete glassarlo)
  • servite a fette accompagnato da marmellata.

Nei giorni a seguire, potete scaldare leggermente le fette su una griglia o in una pentola antiaderente e servirle con burro e marmellata, proprio come fosse un pane tostato.

Versione per intrattenere i bambini:

  • setacciare farina e fecola di patate e aggiungere lievito, bicarbonato e cannella
  • schiacciare le banane e bagnarle col succo di limone
  • in una terrina dai bordi alti lavorare con uno sbattitore elettrico burro ammorbidito e zucchero finché il composto non risulterà morbido e cremoso
  • aggiungere lo yogurt, le uova e il pizzico di sale e procedere ancora per un paio di minuti
  • inserire ora le farine e proseguire per altri due minuti
  • infine mettere nell'impasto gocce di cioccolato e frutta secca

A questo punto non avete nessuna scusa per non provare il Banana Bread.

Ringhio e la Ninfa lo hanno portato ai nonni assieme a un biglietto colorato da loro e con una breve poesia allegata, un lavoretto talmente semplice che perfino una non-manualmente-dotata come me è riuscita a fare.

I nonni, che invece di ricorrenze non ne sanno molto, e quindi non se lo aspettavano, sono rimasti  davvero commossi.

Il Banana Bread è stato un successo, ma mai quanto vedere i pupi recitare la poesia ai loro amati nonni.

Buona festa dei nonni a tutti e nei commenti raccontatemi come l'avete celebrata.

 

Settembre è il mese della vendemmia, dei grappoli succosi e colorati, del mosto e del vino.

Quando ero piccola andavo spesso a trovare mia zia che aveva un pergolato da cui pendeva un particolare tipo di uva che ho sempre trovato affascinante: l'uva americana.

L'uva americana, nota ai più come uva fragola, è un'uva che si può trovare sia in versione scura che bianca (personalmente l'ho vista sempre nera).

Mi è sempre stata un po' antipatica, l'uva fragola. Quel suo sapore dolce che però diventa acido in bocca non appena ti rimane la buccia.

Avevo trovato un escamotage per eliminare questo problema: mi schiacciavo in bocca solo la polpa e buttavo via la buccia.

In questo modo assaporavo la dolcezza dell'uva, quel sapore che ricorda tanto le fragole belle mature.

Ma mia zia, che non è una maga in cucina, con l'uva americana realizzava un ricetta buonissima: una focaccia in versione dolce.

La zia, che oramai c'ha i suoi anni, è passata a trovarmi lunedì sera e mi ha portato un bel sacchetto di uva americana.

La Ninfa gli è praticamente saltata addosso (all'uva intendo, non alla zia) e ha decretato che è davvero super-buona, anche se colora le mani e la bocca di viola.

Quando la zia se n'è andata, CF è sbottato: "Ma proprio l'uva americana doveva portare? E poi è tantissima, finirà che ne mangeremo un po' e poi dovremo buttarla"

"Il cibo non si butta e non si spreca!" ha pontificato seriosa la Ninfa, con tutta la sua saggezza da quatrenne.

"La zia l'ha portata perché si ricorda ancora che da piccola mi piaceva molto. E comunque l'uva fragola può essere utilizzata per fare un buonissimo dolce".

CF mi osserva, non molto convinto. Ma sono sicura che si ricrederà dopo aver assaggiato la "CIACCIA CON UVA FRAGOLA"

La "Ciaccia con uva fragola" o "Schiaccia con uva fragola" è proprio quella focaccia dolce che faceva la zia.

E' un dolce tipico toscano, che appartiene alla tradizione della cucina povera, ma non per questo è meno gustoso.

La zia non è toscana, ma la focaccia all'uva fragola le veniva davvero bene.

Siccome il tempo passa e la tecnologia si evolve, io mi sono servita del Bimby per fare l'impasto.

Ovviamente potete utilizzare l'impastatrice o fare l'impasto a mano.

Per fare la "FOCACCIA DOLCE DELLA ZIA CON UVA AMERICANA" vi serviranno:

  • 1 kg di uva fragola
  • 500 gr. di farina "0"
  • 270 ml di acqua
  • 50 ml di olio evo
  • una bustina di lievito disidratato o un cubetto di lievito di birra
  • un cucchiaino di miele o di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 150 gr. di zucchero

Cominciate setacciando la farina e mettetela nel boccale del Bimby assieme al lievito disidratato e al cucchiaino di zucchero o miele (se invece usate il cubetto, ricordatevi di farlo sciogliere prima in mezzo bicchiere di acqua tiepida - se l'acqua è fredda il lievito non si attiva e se l'acqua è bollente i batteri che lo compongono muoiono-).

Azionate le lame per mescolare le due polveri e poi aggiungete l'acqua e l'olio a filo. Infine mettete il pizzico di sale.

Impastate con la modalità spiga per cinque-sei minuti.

Nel frattempo prendete una ciotola capiente e ungetela con un goccio d'olio. Mettete qui a riposare il vostro impasto.

Per farlo lievitare, ci vuole tempo (circa due ore) e un angolino riparato da correnti d'aria e se possibile tiepido, per cui io infilo sempre i miei impasti nel forno.

Intanto che i batteri del lievito assolvono al loro compito, voi ungete una teglia e soprattutto preparate l'uva fragola: lavatela bene sotto l'acqua corrente e sgranatela.

Quando il tempo della lievitazione sarà trascorso, prendete il vostro impasto che sarà diventato bello gonfio, dividetelo in due e su una spianatoia leggermente infarinata stendete la prima metà aiutandovi col mattarello a misura della teglia prescelta.

Versate sull'impasto metà dell'uva americana e spolverizzate con metà dello zucchero.

Lavorate la seconda metà nello stesso modo e stendetela come una coperta sopra l'altra. Anche qui, cospargete con l'uva fragola e lo zucchero rimasti.

Irrorate con un filo d'olio e coprite con pellicola trasparente.

La focaccia deve riposare così ancora un'oretta (in gergo si dice che sta facendo la seconda lievitazione).

Preriscaldate il forno a 180° in modalità statica e fate cuocere per circa 35 minuti.

Sfornate la vostra ciaccia e lasciatela intiepidire. Il vostro dolce sarà morbido come un pane e profumatissimo.

Secondo voi la mia focaccia dolce della zia all'uva fragola avrà passato la prova assaggio di CF?

Bon appétit!

 

Questo fine settimana sono arrivate le prime piogge e le temperature sono finalmente scese.

Secondo quanto dicono gli esperti, ci siamo definitivamente lasciati il caldo africano alle spalle.

Che poi, correggetemi se sbaglio, ma tutti gli anni ci fanno credere che quella che stiamo vivendo sarà l'estate più calda del secolo e che l'inverno che arriverà sarà l'inverno più freddo di sempre.

Al di là di queste veri o presunti pronostici, è indubbio che sabato faceva freschino.

Le basse temperature hanno ridestato una fame lupina nei membri della mia famiglia, per cui, vista la situazione della dispensa, ho mandato l'uomo a far provviste mentre io ed i pupi ingannavamo l'attesa tra le mura domestiche sfoderando tutta la nostra creatività (leggi: io tentavo di intrattenere due bambini scatenati proponendo loro diverse attività ludiche più o meno educative).

CF, incurante della pioggia battente, senza un ombrello a ripararlo, è tornato tutto zuppo (perché gli uomini duri non usano ombrelli e affini, salvo poi frignare e piagnucolare alla comparsa di raffreddori e febbriciattola).

La sua incursione nell'ipermercato di zona ha dato i frutti sperati. Tutta la roba della lista è stata diligentemente acquistata,  al grido di "forza ragazzi, nessuno verrà lasciato indietro!"

In aggiunta l'uomo di casa, orgoglioso come un cacciatore primitivo, ha mostrato alla sua famiglia due belle confezioni di carne non prevista.

"E cosa ci facciamo con tutta questa carne?" ha chiesto Priscilla, interrogandolo con lo sguardo.

"Adesso vedrai!" ha ruggito CF, sfoderando dalla busta ecologica e riutilizzabile il suo asso nella manica.

"Ohhhhhh" hanno esclamato i bambini, contemplando meravigliati una bellissima palla di....cavolo bianco.

"E cosa ci facciamo con tutto quel maiale e un cavolo bianco?" ha ribadito Priscilla, pedante.

"Come cavolo bianco?! Non era mica una verza?" trasecola CF, preso in contropiede.

CF si guadagna uno sguardo di velata disapprovazione da parte della compagna. Del resto, si sa, l'uomo è cacciatore non raccoglitore.

"Qualche cosa ci farai ugualmente, lo so. Io ho fiducia in te". Sguardo ammaliante di Priscilla, che farebbe ogni cosa pur di non cucinare questo sabato sera.

E CF, investito da cotanta responsabilità, da uomo che ha sulle spalle non una, non due, non tre ma ben sei bocche da sfamare oltre alla sua (avendo invitato una coppia di amici con figlioletta a cena da noi), si barrica in cucina.

Ora, non so voi, ma io quando CF fa così tremo in ogni fibra del mio essere. Solitamente, dopo le mirabolanti prestazioni del mio compagno ai fornelli, io passo ore della mia vita a ripulire una cucina che sembra un campo da battaglia.

"Guarda che poi pulisci tu, io ti ho avvisato!" urlo giocando d'anticipo.

Mi giunge un grugnito che voglio interpretare come un assenso.

E stavolta CF ce la fa, a stupire e deliziare tutti i palati, bimbi compresi.

Come? Ma con questa ricetta facilissima, battezzata "Parente alla lontana della cassoeula".

Ingredienti per dieci persone (perché eravamo in quattro adulti e tre bambini, ma da noi vige la massima melius abundare quam deficere) per cui:

  • 1 palla di cavolo bianco bella grossa (peso non pervenuto)
  • venti costine di maiale
  • 4 salsicce
  • 2 salamelle tipo luganega
  • una cipolla
  • due carote
  • due gambi di sedano
  • brodo di carne
  • vino bianco
  • sale
  • pepe
  • olio evo e burro

Procedimento:

In una pentola molto grande far soffriggere con burro e olio cipolla, carote e sedano tagliati fini. Prima che la cipolla annerisca, aggiungere un mescolino di brodo.

Quando il liquido sarà quasi del tutto evaporato, disporre la carne, se possibile alternandola, nella pentola. Far rosolare per cinque minuti la carne rigirandola e poi sfumare con abbondante vino bianco.

Quando il vino sarà evaporato, ricoprire la carne con il cavolo bianco tagliato a listarelle fini.

Coprire con un coperchio e lasciar appassire il cavolo per una decina di minuti. Scoperchiare e mescolare energicamente.

Aggiungere due mescoli di brodo, rimettere il coperchio e proseguire la cottura a fuoco basso.

Il trucco sta nel continuare a tenere la preparazione ben umida e aggiungere brodo quando necessario.

Dopo circa una mezz'oretta assaggiare e regolare di sale e pepe.

Il risultato dovrebbe essere una carne molto tenera con un intingolo favoloso, bello cremoso che ben si accompagna a polenta o purè di patate.

Perfino i bambini, che non amano il cavolo, l'hanno mangiata volentieri.

Se dovesse avanzare, niente paura: potete conservarla in frigo per il giorno dopo o congelarla, seguendo le opportune regole.

Direi che CF è stato abbastanza abile a riparare ad un errato acquisto.

Voi cosa fate quando vi succede di comperare un ingrediente sbagliato? Lo conservate per utilizzarlo in seguito o cercate di farvelo andare bene?

Attendo i vostri racconti.

Buon inizio settimana!