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Questi ultimI giorni si stanno rivelando più pesanti di quanto pensassi.

Ringhio continua con le sue fasi altalenanti, alternando giorni in cui sta benissimo e giorni in cui ha un febbrone da cavallo (39°, 40°) febbre che, come per magia, poi scompare.

Il pediatra ha prescritto cinque giorni di antibiotico, esame delle urine e astensione dalla materna per almeno una settimana, nella speranza che il suo sistema immunitario si fortifichi e gli consenta di non fare continue ricadute.

Nel frattempo anche la Ninfa ha cominciato, come da copione, a voler boicottare l'asilo, perché "se lui non ci va non ci vado nemmeno io", salvo poi cambiare idea dopo che i grandi hanno acconsentito.

Però si vede che cominciamo ad essere stanchi.

I bambini, che prima si alzavano sempre senza problemi verso le sei e un quarto prima del trillo della sveglia, ora non si svegliano nemmeno con le cannonate.

Compagno Fedele ha dei veri e propri attacchi di narcolessia: mentre gli parlo spesso mi capita di vederlo beatamente appisolato sul divano o sulla sedia.

E la stanchezza ha colpito anche me. Già verso le otto di sera comincio a sbadigliare e trascinarmi come uno zombie in giro per casa senza concludere niente, aspettando solo il momento di crollare a letto.

Per fortuna manca poco alle feste di Natale e alle sospirate ferie.

Intanto però faccio di tutto per godermi la gioia dei piccoli piaceri quotidiani.

Il momento della giornata che apprezzo di più è la sera, quando torno a casa.

Il viaggio in auto, la coda perenne, il freddo dell'inverno servono solo a farmi pregustare l'arrivo a casa.

Come ieri sera. Ho parcheggiato l'auto e sono scesa, con la mente che ancora smacchinava sulle mille e una cosa da fare.

Ho aperto la porta e mi ha accolto il tepore della casa, della mia famiglia.

Tavola apparecchiata alla perfezione, bambini già puliti e impigiamati, cena già nel forno.

Ringhio e la Ninfa mi si sono buttati tra le braccia, mi hanno aiutato a sistemare le cose e mi hanno fatto compagniamentre mi facevo la doccia .

Dopodiché ci siamo seduti a tavola. CF ha preparato una versione nuova delle lasagne di cui vi darò più avanti la ricetta.

Abbiamo chiacchierato, ognuno ha parlato della sua giornata e poi tutti insieme abbiamo sistemato la cucina.

I bambini hanno giocato senza litigare (e già questo è un evento miracoloso), mentre io e CF abbiamo chiacchierato del più e del meno, senza fretta e senza alcuno scopo se non il piacere di parlare.

Alla luce intermittente delle lucine dell'albero di Natale abbiamo sorseggiato una tisana calda, abbiamo riso e ci siamo coccolati.

Infine, tutti nel lettone per le favole della buona notte. Abbiamo letto tre libri, mentre io e CF facevamo a turno le voci dei personaggi.

I bambini erano davvero felici ed è stato stupendo vedere quanta gioia c'era nei loro occhi.

Ecco, queste sono le serate che apprezzo di più, quelle in cui regna un'armonia e una sintonia tale che il cuore sembra scoppiare, quelle in cui davvero capisci cosa vuol dire

Home, sweet home.

Di solito inizio a considerarmi in clima natalizio a partire dai primi di Dicembre.

Quest'anno però pare che tutto sia più affrettato: alberi di Natale, qualche presepe, già i suggerimenti per i regali a bambini, partner, suocere e pure al cuggino di secondo grado della zia piemontese che abita a Roma e vediamo ogni dieci anni.

Insomma, la modalità Natale è ufficialmente "on".

Ed è già partito il conto alla rovescia.

Sì, perché se c'è una cosa che del Natale mi terrorizza (oltre a preparare i pacchi regalo) è lui, il temutissimo calendario dell'Avvento.

Vi vedo già , brave mammine, a preparare con le vostre mani di fata splendidi calendari dell'avvento.

O magari siete donne impegnate ma previdenti che avete già acquistato per i vostri frugoletti deliziosi ed originali calendari dell'avvento in materiale ecocompatibile e riciclabile.

Oppure siete come me.

Mamme imbranate che aborrono il fai da te, che quando vedono cartoncini, nastrini, feltro e colla a caldo rabbrividiscono e trovano mille più una scusa per evitare l'ingrato compito.

Allo stesso tempo però c'è quel sentimento latente, insediato in una piccola parte del vostro cervello, che vi pungola facendovi sentire la più spregevole delle genitrici non appena vi avvicinate ad uno di quei calendari dell'avvento da due soldi usa e getta con cioccolatini incorporati.

Frustrate e depresse, guardate con invidia tutte quelle meravigliose foto su Instagram o quei tutorial che per voi sembrano arabo che invadono il web.

Tranquille, carissime amiche sprovviste del fattore DIY, ho io la soluzione in grado di far felici voi e pure i vostri bambini.

In realtà devo ringraziare la divina provvidenza incarnata nel corpo mortale di Livia, un'assidua lettrice del blog.

Siccome si sa che a Natale siamo tutti più buoni, Livia, che mi segue da un po' e conosce le limitazioni da cui sono afflitta, mi ha inviato un magnifico calendario dell'avvento.

Qual'è la sua particolarità?

Consiste in ventiquattro piccoli sacchettini di carta correlati da ventiquattro numeri adesivi da appiccicare su ogni sacchetto.

Tali sacchettini numerati possono venire comodamente appesi ad uno spago e riempiti con dolcetti e affini.

Nel mio caso, ho deciso di inserire in ogni sacchetto delle brevi frasi o delle filastrocche sul Natale e solo in quelli relativi alla domenica dei bei cioccolatini.

Et voilà, anche noi abbiamo il nostro magnifico calendario dell'avvento!

Un grazie super speciale va alla stupenda Livia per il magnifico regalo che in un colpo solo ha salvato capra e cavoli.

E voi, avete già fatto il maledetto bellissimo calendario dell'avvento?

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Siamo ormai in pieno clima natalizio, facciamocene una ragione.

In città si cominciano a montare le prime luminarie, su qualche balcone e in qualche giardino fanno la loro timida apparizione i primo alberi luccicanti, nei supermercati c'è una vera e propria invasione di panettoni e leccornie natalizie.

I bambini, nella nostra zona, sono in trepidante attesa per il momento più magico dell'anno: l'arrivo di Santa Luciache, nella notte tra il 12 e il 13 dicembre, passerà con il fido Castaldo e l'amico asinello a lasciare giochi e dolci ai bambini meritevoli.

Ecco, il problema di queste ultime settimane è che i miei bambini mi sembrano ben lungi dall'essere meritevoli.

Non so se sia dovuto alla stanchezza, ma, anche confrontandomi con altre mamme, ho come l'impressione che i nostri bambini stiano vivendo, anzi, ci stiano facendo vivere un periodo difficile.

La Ninfa è in piena fase di regressione. Mi chiede aiuto per qualsiasi cosa: mamma infilami la maglietta, mamma pettinami, mamma coprimi, mamma qui e mamma là.

Quando mi spazientisco e le dico che può benissimo farlo da sola, irata controbatte che "però LUI lo aiuti", ove "lui" sta per suo fratello.

Respiro uno due tre quattro volte e le spiego che lui purtroppo non è ancora capace di farlo ma che se lei comincia a dare il buon esempio Ringhio impara prima.

Il suo sguardo risentito mi trafigge la schiena, mentre infilo il pigiama ad un recalcitrante treenne.

I suoi borbottii mi accompagnano per tutta la preparazione della cena, mentre siede a gambe incrociate, in mutande e canottiera, sul freddo pavimento al centro della sala.

Il suo pigiama rosa e lilla giace lì accanto, scomposto, le calzine antiscivolo spuntano da sotto la sedia.

Mentre apparecchio le ripeto ininterrottamente, come una cantilena: "Dai vestiti che prendi freddo, forza vestiti, su vestiti".

Ma la Ninfa resta lì, trincerata in un ostile silenzio, immobile come una statua di sale.

Finché ovviamente a cedere sono io. Mi accoccolo vicino a lei, la stringo lenta in un abbraccio, oh! quanto mi costa non stritolarla come un boa constrictor, e pian piano le metto il pigiama.

Lei si rialza, tranquilla, mi sorride, sul viso una smorfietta che dice chiaramente "Ci voleva tanto, mamma?".

Il teatrino si ripete anche la mattina e ogni qualvolta io abbia l'ardire di aiutare Ringhio a fare qualunque cosa.

Ringhio, da parte sua, non si fa benvolere. Le ruba i giochi, le fa i dispetti e, soprattutto, la imita in tutto e per tutto, anche negli atteggiamenti negativi.

Razionalmente lo so che la loro è una muta, ma neppure tanto, richiesta d'attenzione.

Il problema è che la mia risposta non è sufficiente, non sono abbastanza reattiva, non capisco bene cosa si aspettano da me.

Non mi piace punire, non mi piace minacciare. Ma l'altra volta, boccaccia mia, mi è proprio sfuggito:

"Se non la smettete di fare i capricci, chiamo la Santa e le dico di non portarvi nulla!"

Sguardi allibiti, bocche cucite, mani a posto per una sera.

Già dalla mattina dopo la situazione era tornata quella di sempre.

E ora che faccio?

Oramai l'ho detto, per una questione di coerenza e rispetto dovrei far trovare loro del carbone, altro che giochi e dolcetti!

Ma so bene quanto il giorno di Santa Lucia sia importante per i bambini, mettiamoci pure che la mattina sarò al lavoro e quindi già mi macero nel senso di colpa (ma quando sei una lavoratrice dipendente e ti concedono le ferie solo il pomeriggio non puoi farci molto), non me la sento proprio di rovinare loro la giornata più magica dell'anno.

Quindi, avete consigli da darmi per levarmi da questo scomodo impasse?

 

 

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In questo lunedì novembrino, reduce da un fine settimana particolare di cui vi parlerò in seguito, voglio cogliere l'occasione e condividere con voi alcuni momenti felici della scorsa settimana.
Scelgo di farlo in una giornata importante e significativa soprattutto per noi genitori: la giornata universale dei diritti dei bambini
Ogni mamma e ogni papà che si rispettino desiderano il meglio per i loro figli.
Spesso, però, ci si perde nella ricerca di beni e oggetti, dando per scontato che la felicità ha le sue basi in ricchezze che non sono certamente materiali.
Parlare dei diritti del fanciullo con i nostri bambini, specialmente se piccoli, può sembrare un'impresa difficile, ma non lo è affatto.
Ogni cosa che facciamo con loro durante la giornata, ogni attività che loro sono abituati a svolgere, ogni pretesto anche apparentemente banale può fornirci lo spunto per iniziare a spiegare i bambini i diritti dei bambini.
Non ci credete? Vi faccio un esempio. Ieri sera ho fatto un gioco con loro.
Sdraiata a letto per la seduta di coccole quotidiana, ho chiesto loro di dirmi tre momenti in cui sono stati felici.
Ed ecco qua le loro scintille di gioia:
  1.  Quando sabato scorso con la mamma siamo andati in biblioteca a scegliere i libri e la bibliotecaria ci ha fatto la tessera, una per uno: così possiamo tornare là e prendere tutti i libri che ci piacciono e guardarli con la mamma e il papà. (Quale miglior incipit per spiegare loro che nel mondo tanti bambini non sanno leggere, scrivere e non hanno nemmeno i libri?)
  2. Quando la nonna G. ci ha preparato il gelato al caffè per merenda ("Sapete che tanti bambini non hanno nulla da mangiare, nemmeno il pane? E che non hanno neanche una famiglia?)
  3. Quando abbiamo scritto la letterina a Santa Lucia che così ci porta i giochi e i dolci e possiamo giocare anche con la mamma e il papà (non serve che ve lo dica, vero? Non tutti i bambini sono così fortunati da poter giocare).

Ogni santo giorno ci sono milioni di momenti e milioni di modi per ricordarci quanto siamo fortunati e per cominciare a insegnarlo anche ai nostri figli.

Parlando con Ringhio e con la Ninfa mi sono resa conto di quanto questo sia possibile, prendendo spunto proprio dalla nostra vita quotidiana e da qui gesti a cui non diamo più il giusto peso: disegnare, lavarsi i denti, riposarsi...

Colgo quindi il suggerimento della bravissima e super positiva Silvia del blog "Scintille di gioia" e vi invito a indicarmi tre momenti felici della passata settimana.

Se poi siete interessati, potete anche:

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividere con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il blog "Scintille di gioia" e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviate a Silvia i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non se ne perda nemmeno uno!
Se siete curiose e volete sapere a chi ho chiesto di partecipare, date un'occhiata su FB!
Con questo vi lascio. Attendo i vostri preziosi momenti felici e vi auguro una buonissima settimana.

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I libri, secondo me, sono uno dei regali più belli da fare ad un bambino.

Se poi i bambini sono ancora piccoli, le possibilità di scelta sono pressoché infinite.

Visto che Natale sta arrivando, oggi vi presento un libro particolare, perché non è fatto di parole, ma solo di immagini.

Oggi parliamo dei wimmelbuch.

COSA SONO I WIMMELBUCH

A differenza dei libri indirizzati a un pubblico pre-scolastico che si caratterizzano per illustrazioni vivide e sgargianti rappresentate generalmente su un unica pagina, il libro per immagini di cui vi parlo oggi ha come pubblico possibile anche lettori più grandi, perfino adulti, se vogliamo.

Si intitola "Guardiamo insieme" ed è un wimmelbuch.

Sono sicura che tanti di voi sapranno già di cosa si tratta. Io prima di trovarlo a ben € 2,95 su una bancarella di libri usati non sapevo neppure della loro esistenza.

I wimmelbuch sono libri cartonati di grandi dimensioni e si caratterizzano per la totale assenza di parole.

A parlare sono le immagini, affascinanti e ricche di dettagli, in cui il lettore può perdersi per ore.

Spesso vengono associati ai "silent books", ma vi è una lieve differenza: i silent books di fatto narrano una storia attraverso l'uso di disegni, per cui c'è un protagonista ben riconoscibile che agisce e quello che fa o quello che vive viene rappresentato attraverso le immagini.

Nei wimmelbuch  invece non c'è una vera e propria storia.

Ci sono queste bellissime tavole che sembrano davvero dei quadri piene zeppe di personaggi che ritraggono una scena quotidiana legata a vari temi, per esempio una giornata al parco o un giorno in città.

COME UTILIZZARE UN WIMMELBUCH

Un wimmelbuch è una porta verso l'infinito.

Possiamo perderci nella pura contemplazione del disegno, ma anche divertirci con i nostri bambini a giocare a "cerca e trova".

Io per esempio chiedo a Ringhio di trovare tutte le macchinine o alla Ninfa di cercare tutte le cose di una stessa forma.

Oppure si possono utilizzare i wimmelbuch per allenare la memoria: con il mio nipotino di otto anni circoscrivo un riquadro della pagina, gli lascio un minuto di tempo, poi chiudo e gli chiedo per esempio: "Di che colore era il vestito della signora in bicicletta?".

In questo modo i bambini imparano anche a visualizzare le cose e allenano la memoria fotografica.

Nessuno vi impedisce poi di utilizzarli alla stregua di un silent book: scegliete magari un personaggio ricorrente e inventate una storia da raccontare ai piccoli, oppure, se più grandicelli provate a chiedere  loro di raccontarvi una fiaba traendo ispirazione da quello che vedono.

Concludendo, i wimmelbuch sono libri versatili, adatti a grandi e piccini, che, grazie alle loro bellissime illustrazioni vi faranno volare assieme ai vostri figli sulle ali della fantasia.

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola, di Homemademamma per aver inventato il #venerdìdellibro.

Chi di voi conosceva già i wimmelbuch e i silent book? Oltre ad Amazon, conoscete qualche altro posto dove si possono reperire?

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ANIMALI DOMESTICI E NEONATI

L'arrivo di un neonato è un evento che sconvolge gli esseri umani, tanto la sua portata è immensa e ricca di sfumature, figuriamoci poi gli animali che condividono la loro esistenza con noi.

Come ho già accennato in precedenza, la mia convivenza con gli animali risale a quando ero piccola.

Anche CF vanta una varia esperienza nei rapporti con gli animali, soprattutto cani e cavalli.

Quando siamo andati a vivere assieme, abbiamo deciso di comune accordo che volevamo continuare questa tradizione.

La nostra casa è piccola ma abbiamo un giardino sfruttato dal cane dei genitori di CF, di cui ci occupiamo comunque noi, per cui abbiamo preferito optare per altri animali.

Nostri compagni di avventura dell'epoca erano un criceto e un'acquario di pesci tropicali.

Con me ho traslocato la mia vecchia gatta che ci ha lasciato dopo pochi mesi.

Da quando viviamo lì molte cose sono cambiate: l'acquario di pesci tropicali è diventato un acquario di acqua dolce che ha poi lasciato il posto a una boccia di pesci rossi.

I felini sono diventati due, un maschio e una femmina e la criceta è andata nel paradiso dei roditori mesi or sono.

Quando abbiamo deciso di avere dei bambini, francamente non ci siamo soffermati troppo a pensare a cosa questo avrebbe significato per i nostri animali, soprattutto per i gatti e il cane.

Fare in modo di far accettare il neonato ai nostri amici a quattro zampe non è stato affatto un problema insormontabile.

Certo, ci sono dei trucchetti e degli stratagemmi che possono sempre far comodo.

Ecco quindi cosa posso consigliare a chi vuole allargare la propria famiglia ma trema all'idea di come possano reagire gli amati pets all'arrivo di un bebè.

Pesci

I pesci sono gli animali che dal punto di vista dell'interazione con i bambini non mi hanno mai preoccupato.

Del resto, loro stanno dentro un acquario o una boccia e i pupi stanno fuori.

Che siano pesci tropicali o pesci d'acqua dolce, non si accorgeranno nemmeno del nuovo membro della famiglia. A loro basta avere un habitat adatto e nutrimento a sufficienza.

I pesci tropicali generalmente sono più appariscenti di quelli d'acqua dolce, ma sono anche più delicati.

Informatevi sempre bene prima di decidere se un acquario fa per voi. Personalmente se non siete esperti vi consiglio di provare prima con pesci più resistenti.

I miei figli sono sempre stati affascinati dagli acquari.

Quando erano piccini secondo me il rumore delle bolle in qualche modo li riportava al grembo materno, tant'è vero che nei pressi dell'acquario si tranquillizzavano più facilmente.

Quando sono cresciuti, ho notato che seguire i movimenti dei piccoli animali acquatici era davvero un toccasana.

Guardare nuotare i pesci anche all'interno di una boccia ha un effetto rilassante sui bambini, meglio ancora del barattolo della calma montessoriano.

Quando i bambini cominciano a volervi aiutare nella cura dei pesci, potete insegnare loro come dargli da mangiare: pochi pizzichi del loro mangime e il gioco è fatto.

Per quanto riguarda invece la pulizia è una fase che è meglio che siate voi a gestire, onde evitare splaccicamenti involontari degli animaletti sul pavimento.

Criceti

Esistono cinque specie di roditori che la legge consente di tenere in casa:

  • criceto russo
  • criceto siberiano
  • criceto di Roborowskij
  • criceto dorato
  • criceto Cinese

Le altre specie sono protette e quindi la legge ne vieta la vendita e il possesso.

I criceti sono animaletti buffi che di primo acchito risultano subito simpatici, soprattutto ai bambini, anche abbastanza piccoli.

Allevare uno di questi roditori non è particolarmente impegnativo.

Basterà tenere conto di una cosa: i criceti sono animaletti territoriali, quindi vale la regola una gabbia un roditore.

Mettere due o più criceti nella stessa gabbia, a meno che non sia molto grande o su più piani, scatenerà vere e proprie battaglie che si concluderanno in un bagno di sangue.

I criceti sono animali che amano la pulizia e l'ordine. Ricordatevi di pulire la gabbietta una volta al giorno e di non lavarli mai: i criceti si puliscono da soli e lo fanno davvero spesso e bene.

Ogni criceto suddivide la propria gabbia in varie zone: zona notte, zona pappa, zona gioco e zona bisogni.

Ricordatevi di rifornirli di cibo (ci sono mangimi ben bilanciati a base di frutta, verdura e semi vari da offrire loro) ma senza esagerare e di cambiare spesso l'acqua nell'abbeveratoio  e procurargli una piccola tana con tanto cotone.

I criceti non vanno in letargo e adorano giocare.

Sono sicura che la prima immagine che vi si è presentata alla mente alla parola "criceto" è quella del piccolo animaletto che gira sulla ruota.

Perché effettivamente lo fa. Giorno e notte. E si arrampica dappertutto.

I criceti generalmente non sono aggressivi se si abituano fin da piccoli ad avere contatti con le persone che li accudiscono.

Olivia, la mia piccola peste, si faceva tranquillamente prendere in mano e coccolare anche sotto gola e pancia.

A volte l'ho portata in giro all'interno della mia tasca o in una piccola borsetta.

Ma quando mia suocera ha avvicinato il dito per accarezzarla, lei veloce come un fulmine le ha morsicato il polpastrello.

Per cui non fate avvicinare i bambini con le mani alla gabbia, spiegate loro che il criceto si può guardare ma non toccare e soprattutto dite loro che non devono fare rumori assordanti nei pressi della gabbia, perché il nostro piccolo amico si spaventa moltissimo.

Col tempo potete insegnare ai vostri figli a dare semi o pezzettini di frutta all'animaletto che avrà modo di familiarizzare con loro.

CANI

Come ho accennato all'inizio del post, la mia esperienza nell'ambito canino è abbastanza recente.

I genitori di CF sono i proprietari di una cockerina di ormai otto anni, ma la maggior parte delle volte ce ne occupiamo noi.

La cagnolina non è stata allevata da me e, come dice spesso il veterinario, mi considera una compagna di branco con cui giocare e bighellonare.

Infatti andiamo a spasso insieme, ci coccoliamo e giochiamo come due matte.

Le porto la pappa, l'acqua e la tengo pulita.

Ogni tanto le faccio un bel bagno, cosa che non gradisce per niente.

Ma mi ubbidisce di rado e solo se sa che poi le allungo una ricompensa.

Come la maggior parte dei proprietari di cani, la preoccupazione più grande per l'arrivo dei nostri bambini era proprio lei.

Su consiglio del veterinario, appena nata la Ninfa, ho subito portato una sua tutina alla cagnolina in modo da farle sentire e conoscere il nuovo odore.

Pian pianino, quando uscivamo, abbiamo fatto in modo che si avvicinasse alla neonata e le abbiamo premesso di annusarla.

Siccome è un cocker agitato, la premiavamo con un bel biscottino quando riusciva a stare seduta ferma vicino a noi senza tentare di salire in braccio quando c'erano la Ninfa e Ringhio.

Pian pianino abbiamo allungato il tempo passato assieme, senza costringerla a stare con noi se lei non voleva.

Man mano che i bambini crescevano, anche lei cambiava atteggiamento nei loro confronti: il suo fare circospetto ha lasciato posto ad una gioia irrefrenabile quando li vede.

Ciò nonostante, spesso bisogna tenere a bada la sua esuberanza, perché, non appena vede Ringhio e la Ninfa, il suo primo istinto è quello di balzar loro addosso e di leccarli tutti.

Da parte loro anche i pupi devono essere frenati, perché come tutti i cuccioli -e i bambini non fanno eccezione- di primo acchito si mettono a correre e lei ovviamente li insegue e poi finiscono tutti a rotolarsi nell'erba o sul porfido.

Se all'apparenza sembra un rapporto idilliaco, non nasconde però dei rischi.

Il nostro cane non è abituato a stare con la gente per cui non a volte interpreta male alcuni gesti.

In più ha delle abitudini ben radicate: la pappa ad una certa ora servita in un determinato modo e diventa aggressiva se qualcuno prova a portargli via il cibo, anche per gioco.

La stessa cosa capita con la sua copertina e con alcuni dei suoi giochi.

Io e CF abbiamo spiegato tutto questo ai bambini, ma non lasciamo mai i pupi e il cocker da soli per prevenire spiacevoli incidenti.

Si gioca assieme, si fanno le coccole, si sta in braccio a turno (sì, pure lei), si mangia il biscotto se ci si comporta bene (sì, pure lei).

Babbo Natale e Santa Lucia lasciano sempre qualcosa anche a lei e il giorno del suo compleanno, arbitrariamente scelto in Luglio, riceve un piccolo regalo.

Anche se non ha il permesso di entrare in casa (no, non è perché ho paura che sporchi, ma perché in casa ci sono i gatti), di fatto lei è un membro della nostra famiglia a tutti gli effetti.

GATTI

Infine, veniamo al mondo gatto.

I gatti sono gli animali con cui ho più familiarità e quelli di cui era più facile per me prevedere le reazioni all'arrivo dei bambini.

Sfatiamo subito un mito: i gatti non sono animali indipendenti.

I mici come tutti gli altri animali domestici dipendono da noi per i loro bisogni primari: cibo, acqua, cure sanitarie e pulizia.

Non è affatto vero che i gatti non hanno bisogno di coccole, anzi: sono tra gli animali più coccoloni con cui ho avuto a che fare.

Ci sono esemplari che sopportano la solitudine meglio di altri, ma quello dipende dall'indole del felino.

I gatti sono territoriali, per cui se ne volete più di uno è meglio prenderli assieme, quando sono cuccioli, per evitare problemi e difficoltà di inserimento più avanti.

In questo caso territoriale si riferisce allo spazio fisico ma anche alle persone.

La mia attuale gatta, così come quella vecchia che mi aveva seguito nell'avventura a due, è molto possessiva nei miei riguardi: tollera la presenza degli altri membri della famiglia ma ha ben chiaro chi è la sola persona che può permettersi di coccolarla.

Il gatto, invece, è un pezzo di pane: buono fino all'esagerazione si fa coccolare e a volte anche malmenare da tutti.

I gatti hanno capito subito che sarebbe cambiato qualcosa fin da quando ero incinta.

Vivere a contatto con loro, nonostante non fossi immune alla toxoplasmosi, non ha mai rappresentato un problema:  i gatti vengono controllati e vaccinati periodicamente e ho sempre seguito le usuali norme igieniche per cambiare la lettiera.

Un piccolo consiglio: sarebbe meglio avere una cassettina per ogni gatto.

I gatti sono animali con la puzza sotto al naso: non amano gli ambienti sporchi e con odori troppo forti, non mangiano dove fanno i loro bisogni, per cui pappa e acqua lontano dalle cassettine.

Odiano essere sporchi e disordinati e passano gran parte del loro tempo a leccarsi e a sonnecchiare.

In più, fin da piccini i miei mici sono stati abituati a farsi lavare e non temono l'acqua (l'asciugacapelli invece li fa imbestialire).

Questi piccoli felini sono prevalentemente notturni, per cui è facile che si scatenino in corse pazze e giochi rumorosi durante la notte, specialmente quando sono giovani.

Per i gatti l'arrivo di un bebè può essere davvero destabilizzante, soprattutto se si da loro l'impressione di essere trascurati.

Per questo fate in modo di coccolarli più di quanto facevate prima, spazzolate il loro pelo e ricompensateli spesso.

Quando il bimbo nasce, lasciate che il gatto si avvicini pian piano e secondo le sue tempistiche per valutare il nuovo venuto.

Inizialmente il gatto farà l'indifferente, magari anche l'offeso, ma è solo apparenza. In realtà muore dalla curiosità.

Le difficoltà più grandi si hanno quando i bambini cominciano a muoversi e a gattonare in autonomia.

A questo punto vedono il gatto come un bel giocattolo peloso a cui tirare la goda e i baffi.

Cosa che il micio non ama per niente. Se il vostro gatto è placido come il mio, lascerà correre e al massimo vi lancerà sguardi da martire mentre il vostro pupo gli strapperà una vibrissa.

Se invece il vostro gatto è bisbetico come la mia, potrebbe sfoderare gli artigli e graffiare il piccolo.

Proprio per questo vi suggerisco per prima cosa di tenere sempre le unghie dei gatti tagliate e curate (non è vero che ai gatti fa male tagliare gli artigli, semplicemente non amano essere immobilizzati mentre lo fate).

In più, se avete a che fare con gatti non molto accomodanti, fate in modo che i bambini non si avvicinino troppo.

Credetemi, di solito i gatti sono i primi a defilarsi se ritengono i bambini pericolosi.

Con il tempo poi i bambini capiranno che i mici non sono giocattoli, ma animali che possono essere coccolati.

La Ninfa corre a farsi consolare dal mio gatto se io la sgrido e, quando è triste, passa ore e ore ad accarezzarlo.

Dal canto loro i gatti si abitueranno ai nuovi venuti e smetteranno di fare di tutto per evitarli: si siederanno vicino a loro e andranno a strusciarsi sulle loro gambe quando rientreranno a casa.

COME FAR CONVIVERE BAMBINI E ANIMALI

Spero che questo post sia servito a rassicurare tutte quelle coppie che si preoccupano di come far accettare il neonato al proprio animale domestico, soprattutto al cane e al gatto.

Con qualche piccolo accorgimento e un po'di pazienza i vostri amici animali si abitueranno a convivere serenamente con i nostri bambini.