Mi piacciono gli animali, tutti quanti. Da bambina sognavo di vivere in un'enorme fattoria, con mucche, cavalli, pecore e via dicendo

Quando sono cresciuta, ho deciso che da grande avrei fatto la veterinaria.

Ma il sogno si è infranto quando ho scoperto che tra le incombenze dei veterinari rientra anche la soppressione degli animali malati che stanno soffrendo troppo. Non ce l'avrei mai potuta fare.

Ho sempre avuto amici a quattro zampe e non solo.

Attualmente la nostra famiglia comprende due gatti, un cane, una coppia di criceti e un acquario di pesci.

Amo ognuno di loro, ma la mia istintiva preferenza va ai felini.

Non ho a livello conscio una spiegazione precisa. E' così e basta.

Quando sono andata a vivere con CF ho messo subito in chiaro che avremmo avuto dei gatti. Il povero, che mi ama alla follia, ha acconsentito ingenuamente.

Lui è cresciuto con un cane e non sapeva a cosa andava incontro. Ora che lo sa, sarebbe ben felice di barattare i mici con qualsiasi altra cosa, vivente o meno.

I nostri gatti, un maschio e una femmina, provengono da un gattile di zona. Sono dei meticci, uno a pelo lungo e l'altra a pelo corto.

Come nella più consona tradizione sessista, il maschio è un pezzo di pane e la femmina è una vipera. Lui si fa fare di tutto, anche dai bambini.

La Ninfa qualche anno fa l'ha perfino colorato con i pennarell, perché "era troppo bianco". La gatta è più schiva, quando ci sono i bambini mantiene le distanze.

Come dice sempre CF, i gatti sono i "miei" gatti, rimarcato e sottolineato. Il che vuol dire che ogni marachella che combinano è responsabilità mia.

Sono una bella coppia di matti. La cosa che li diverte di più è giocare durante la notte.

Non appena tutti siamo nel mondo dei sogni loro si scatenano. Cominciano a correre e saltare sui letti, si fanno gli agguati saltando fuori da sotto i letti, si arrampicano sui mobili e in picchiata piombano l'uno addosso all'altra.

Se siete deboli di cuore, amiche, non prendete gatti ad abitare con voi.

Se siete sotto le coperte e distrattamente muovete un piede, zac! Il gatto vi colpirà all'improvviso.

Se vi alzate per andare a prendere un bicchiere d'acqua, il gatto si materializzerà dal nulla al vostro fianco.

Quando rientrate nel letto, lo troverete acciambellato sul vostro cuscino.

Non provate a leggere con un gatto al vostro fianco: si stenderà del tutto casualmente sulla pagina che state guardando.

I felini si sentono i padroni assoluti della casa e se qualcosa non va, protestano vivamente.

Non sottovalutate le loro proteste, potreste pentirvene. La mia gatta è vendicativa e quando un membro della famiglia le fa uno sgarro, trova sempre il modo per rendere pan per focaccia.

L'altra volta l'ho sgridata perché si faceva le unghie sul divano (ha un bellissimo tiragraffi) e con perfetta puntualità mi ha staccato ad uno ad uno tutti i fiori dell'orchidea. Ma questo è un caso limite, almeno spero.

I gatti sono giocherelloni, ma sono anche coccoloni. Ai miei piace farsi accarezzare per ore, soprattutto la sera.

Mi seguono e appena capiscono che ho finito di fare qualsiasi cosa io stia facendo, si strofinano sulle mie gambe.

Ci mettiamo sul divano e lì si apre la sessione delle coccole, che fosse per loro durerebbe all'infinito.

La Ninfa ha scoperto da poco che se fa i grattini sulla testa di JJ lui si scatena e fa le fusa molto rumorosamente. A lei questo piace molto per cui la sera, prima di addormentarsi, intanto che ascolta la favola, si accoccolano assieme nel letto e lei si addormenta cullata dal ritmico ron-ron.

Ringhio invece è nella fase "spaventiamo i gatti": li insegue tentando di metterli all'angolo o si avvicina di soppiatto quando dormono e urla in maniera agghiacciante. La micia ovviamente non gradisce.

Sospetto che sia lei la responsabile della sparizione di un piccolo peluche con cui giocava sempre il pupo.

Compagno dal canto suo sopporta tutto questo più o meno stoicamente.

Sorveglia Ringhio per intervenire in caso gli scherzi si facciano più pesanti. Osserva i gatti per vedere che durante le loro scorribande non danneggino troppo la casa (per ora i segni del loro passaggio si possono notare su divani, sedie e tappeti).

E si lamenta incessantemente con me, dicendo che vivere con loro è impossibile, salvo poi strapazzare di coccole il povero JJ non appena mi volto dall'altra parte.

Del resto però gli istinti animali non si possono sopprimere, lo dice anche la scienza.

Io mi godo i miei gatti, che contrariamente a quanto sostenuto, mi fanno un sacco di feste non appena entro in casa, mi seguono come un'ombra e mi consolano come solo loro sanno fare quando sono triste.

Spero di essere capace di trasmettere ai miei figli l'amore e il rispetto per le creature viventi, siano cani, gatti o formiche. Penso però di essere sulla buona strada...

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[...] Il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno gli altri animali. (Rousseau)

Finalmente ieri è arrivata la nuova cameretta dei bambini. La nostra casa è abbastanza piccola. Sono circa 80 metri quadrati, suddivisi tra cucina, soggiorno, bagno, camera matrimoniale e cameretta. Completano il quadretto un ripostiglio e un pezzo di giardino. A me il nostro appartamento piace così, intimo e accogliente. Come tante coppie al giorno d'oggi, non abbiamo avuto la possibilità di comprare una casa più grande, sia per una questione di soldi, sia perché nella zona in cui abitiamo la tendenza negli ultimi anni è quella di costruire abitazioni più piccole. Quando eravamo solo in due ( e per due intendo due umani, esclusi i pets), avevamo a nostra disposizione un sacco di spazio e la cameretta veniva utilizzata come studio.

Con la nascita della Ninfa lo studio ha cominciato la lenta trasformazione in cameretta. E' comparso un lettino (il mio di quando ero piccola), il tavolo della nonna è diventato un fasciatoio, dall'armadio che avevamo recuperato sono spariti i vestiti del cambio di stagione per far spazio a body, tutine e pannolini. La Ninfa bebè ha sfruttato poco la cameretta. Per volontà più sua che nostra abbiamo optato per la soluzione del co-sleeping, sperando erroneamente che si trattasse di un periodo temporaneo. Abbiamo fatto dei blandi tentativi per far dormire la Ninfa nell'altra stanza, tutti andati a vuoto.

Con l'arrivo di Ringhio la situazione co-sleeping è diventata pesante, per cui armandoci di santa pazienza (e vi posso assicurare che la pazienza dei genitori è veramente infinita) dopo molti mesi siamo riusciti a piazzare i pargoli recalcitranti nella loro stanza. Abbiamo utilizzato il lettino della Ninfa per Ringhio e recuperato una brandina per gli ospiti per la pupa. I bambini condividevano l'armadio, abbiamo solo aggiunto una cassettiera offerta dalla nonna e completato il tutto con un tappeto colorato dell'Ikea. Negli ultimi mesi però la situazione ci è sfuggita di mano: giochi ovunque ( quelli più piccoli inscatolati, ma quelli più ingombranti come cavallini a dondolo o tricicli parcheggiati in ogni angolo), vestiti pigiati nell'armadio, torri di libri traballanti. Raggiungere il fasciatoio per cambiare Ringhio era uno slalom continuo. E la notte quante volte io e CF ci siamo schiantati a causa del cavallo a dondolo o del passeggino delle bambole! Urgeva una soluzione. Più facile a dirsi che a farsi, però. La stanza dei bambini ha una pianta irregolare, con due pareti occupate da finestre e quindi parzialmente sfruttabili. Inizialmente volevamo arredarla in stile Ikea. Chi non ama quei bei lettini piccini, quegli armadi colorati e quelle graziose cassapanche? Volevamo una stanza che cresceva assieme ai bambini. Ma anche in questo modo lo spazio sfruttato era troppo poco. Ikea offre dei bei letti contenitore, ma mettendo quelli non c'era spazio per l'armadio. I letti a castello sono belli, ma indicati per bambini sopra i sei anni. Ci siamo quindi rivolti, più che altro per avere un'indicazione riguardo ai prezzi, ad un mobilificio di zona. Hanno messo nero su bianco le idee che avevamo già in testa e hanno valutato se erano fattibili. Confesso che la spesa non è stata indifferente. Ma ora che ho la camera montata mi accorgo che è stata la soluzione migliore. Abbiamo fatto due letti a ponte, uno contenitore e l'altro con quattro cassetti delle misure che servivano a noi. Armadi alti fino al soffitto, con il sistema brevettato Servetto per usare anche quelli più in alto ed ante che si aprono a centottanta gradi invece che a novanta. In questo modo siamo riusciti a sfruttare tutto lo spazio delle pareti e a mantenere anche un'area libera per far giocare i bambini. Sarà la camera definitiva: niente cambi a dieci o a quindici anni. A chi di Montessori se ne intende e che già storce il naso, posso solo rispondere che ogni cosa è stata messa a portata di bambino: i cassetti e gli armadi più bassi contengono tutte le loro cose, giochi e vestiti, per favorire la loro autonomia. Alcuni giocattoli e i libri sono stati riposti su pratiche mensole alla loro portata. I letti "da grandi" per i miei bambini non sono un impedimento: ci salgono facilmente e anche se devono scendere durante la notte possono farlo in massima sicurezza. La Ninfa e Ringhio ieri erano felicissimi di andare a dormire nella nuova cameretta e fino a stamattina alle cinque non si sono svegliati nemmeno una volta. Ed io sono più felice di loro. Il conto in banca magari un pò meno....

La Ninfa ha paura dell'acqua. In tre anni di vita si possono contare sulle dita di una mano le volte in cui spontaneamente è andata a fare un bagno al mare. Non so come sia nata questa fobia. Sospetto che in buona parte sia stata causata dal corso di acquaticità neonatale. La Ninfa ed io eravamo alla seconda lezione e la sua insegnante aveva deciso che era arrivato il momento per provare l'immersione. Questo esercizio è utile per sviluppare il riflesso di apnea. A mia figlia non è piaciuto. Ma proprio per niente. Per le otto lezioni successive è stato impossibile farle mettere la testa sott'acqua. Sono stata fortunata che almeno il bagno in piscina ha continuato a farlo. Vabbè, mi sono detta, le passerà. Aspetta e spera: la Ninfa ama giocare in acqua ma il livello accettabile, per lei, è fino alla vita. Si supera questo livello solo aggrappate al collo di mamma o papà con le gambe incrociate dietro la nostra schiena. Stile koala, limitando anche i nostri movimenti. Mi hanno detto che il mare causa forte disagio nei bambini piccoli, perché non riescono a vedere i limiti. Troppo immenso, troppo pericoloso. Ma la pargola questo terrore lo manifesta anche in piscina, dove i bordi si vedono tutti. A due anni e mezzo, in spiaggia, le abbiamo comprato ciambella e braccioli. Non c'è stato verso. Impossibile farglieli provare, neppure mettendola vicino ad altri bambini galleggianti. Quest'anno mi sono spazientita. Ho visto che spontaneamente questa paura inconscia non si sblocca, così ho preso il toro per le corna: corso di acquaticità per bambini di 3-4 anni. Il sabato mattina siamo impegnate per un'ora. La Ninfa non vorrebbe mai andare, ma poi quando arriviamo in piscina le passa magicamente tutto. Siamo circa otto coppie genitore-bambino e solo due bimbi non hanno paura dell'acqua. Mi sono sentita meglio: mal comune, mezzo gaudio. La lezione si svolge in una piscina piccola e la temperatura dell'acqua è più calda rispetto a quella della piscina dove nuotano gli adulti.La lezione è suddivisa in tre fasi. La prima parte è dedicata a un ripasso veloce degli esercizi della lezione della settimana prima, nella seconda parte si eseguono due nuovi esercizi e la terza parte è dedicata ai tuffi che vengono effettuati dal bordo o da uno scivolo. Tutto è impostato come un gioco: palline colorate, salvagenti, tubi e tappetini si alternano nello svolgimento delle attività. E si canta: ai bambini piace l'adattamento delle canzoni ai giochi acquatici, e così Whisky il Ragnetto diventa per esempio Whisky il Granchietto da cantare mentre i piccoli "camminano" sul bordo della piscina. La prima lezione non è andata bene: ho passato cinquanta minuti con la Ninfa strillante appesa al collo. Dalla seconda invece le cose si sono fatte più semplici: ha preso confidenza con l'ambiente, ha capito che sebbene a volte sia una madre scellerata può contare su di me perché non la lascio, ha visto che il salvagente galleggia anche con lei dentro. Sabato scorso ho tribolato per farla uscire dall'acqua perché voleva continuare a fare i tuffi.

Al di là di quanto possa farle bene, a me piace passare del tempo solo con lei. Durante la settimana riesco a vederla  un paio di ore al giorno, la sera e con Ringhio. Mi accorgo di quanto sta cambiando. Il suo carattere si va definendo: aspetti che prima si notavano appena si sono delineati e altri tratti invece non si vedono più. Adoro quando negli spogliatoi dimostra tutta la sua indipendenza: si fa la doccia da sola, si asciuga da sola, si veste da sola tra lo stupore delle altre mamme. Ma amo di più quando poi, con i capelli asciutti e ancora caldi per il phon, viene da me e mi dice: "Mamma, adesso puoi abbracciarmi!". E' ancora la mia piccola grande bambina. E lo sarà sempre.

E' ufficiale: ci siamo riappropriati della serata.

Finalmente, dopo mesi di impegno e di logoramento di nervi, ce l'abbiamo fatta: la Ninfa e Ringhio dormono nella loro cameretta.

E' stata dura ma ora i bambini vanno nei loro lettini ogni sera alle nove e, dopo la favola o la canzoncina di rito, si addormentano da soli.

Sì, da-so-li (vedo già le vostre espressioni invidiose). E adesso sicuramente vorrete che vi sveli il segreto.

Ebbene, non ci sono trucchi. Non abbiamo seguito alcun metodo, niente Estevill, niente Hoggs, niente tata Lucia.

O meglio, li abbiamo provati tutti fino a trovare quello che va bene  per i nostri bambini.

Se piangono, io e Compagno andiamo a consolarli, senza guardare l'orologio prima di entrare in cameretta.

Li abbracciamo, li spupazziamo e a volte ci infiliamo nei loro lettini. Quando si sono calmati, ognuno torna al proprio posto.

Il lettone è a loro disposizione ad ogni ora, generalmente si infilano sotto le lenzuola tra le 5 e le 6 del mattino.

A volte capita di trovarli uno nel letto dell'altra, che ronfano avvinghiati in strane posizioni yoga.

E' bello avere il letto di nuovo per noi.

Non dormo più sulla cornice di legno e la mia schiena ringrazia.

La giornata si fa meno pesante.

Abbiamo riconquistato i nostri spazi.

Posso fare la doccia e spalmarmi l'olio, leggere un libro e non finirlo dopo sei mesi, possiamo vedere un film assieme sul divano oltre ai soliti cartoni animati.

Con questo non intendo dire che passare la serata o il tempo in generale con i miei bambini sia un peso.

Dico solo che tentare di far dormire due goblin nervosi, iper-eccitati e lagnosi per delle ore per poi strisciare nel letto all'una di notte non è quello che io definirei "tempo di qualità".

Per quelle che di voi puntano il dito, sì, abbiamo fatto co-sleeping fino a qualche mese fa, poi CF è rimasto bloccato con la schiena e farlo dormire in cameretta o sul divano era fuori discussione.

Da quando ognuno dorme (più o meno) nel proprio letto, l'intero ménage familiare ne ha guadagnato.

Io e Compagno siamo meno nervosi e questo si ripercuote positivamente  sul nostro rapporto di coppia e sul nostro rapporto con i bambini.

Insomma, ci siamo divisi per ritrovarci più uniti.

E voi come sfruttate la serata? Come fate a gestire i bambini in questa fascia d'orario così delicata?

co-sleeping

Ieri sera la Ninfa mi ha chiesto di raccontarle una favolaprima della nanna. Come sempre, comincio con Cappuccetto Rosso, ma lei mi blocca.

“Ne voglio una nuova, mamma”.

E’ tardi, sono stanca, non mi viene in mente niente.

Mi guardo attorno, e l’occhio mi cade sul mio nuovo libro :

 "Mi hanno regalato un sogno. La scherma, lo spritz e le Paraolimpiadi".

Adesso so cosa voglio raccontare ai miei figli.

"C’era una volta una bambina che si chiamava Beatrice, ma tutti la chiamavano Bebe.

A Bebe piaceva tanto correre, giocare con i suoi amici e andare a scuola.

Ma la cosa che le piaceva più di tutte era praticare uno sport che si chiama scherma. Quando Bebe aveva il suo fioretto in mano era invincibile.

Ma un brutto giorno la bambina si ammalò gravemente. La sua mamma e il suo papà la portarono subito all'ospedale: Bebe aveva preso una malattia terribile, la meningite fulminante

I dottori spiegarono ai suoi genitori che Beatrice doveva stare in ospedale tanto tempo e che purtroppo le sue gambe e le sue braccia non funzionavano più e dovevano toglierle.

La mamma e il papà di Bebe erano disperati e piangevano. “Come farà adesso la nostra bambina senza braccia e senza gambe?”.

Quando tornarono a casa, dopo tanti giorni di ospedale, Bebe chiese ai suoi genitori quando poteva tornare a fare scherma.

Loro le risposero che non avrebbe potuto farlo perché non aveva più braccia né gambe.

Beatrice li guardò e, sorridendo, rispose: ”Basterà usare braccia e gambe finte”.

Allora trovarono un posto in una città vicino dove si fabbricavano mani finte, braccia finte, piedi finti e gambe finte. Bebe uscì soddisfatta: ora poteva di nuovo usare il fioretto!

Ma quando andava ad allenarsi o anche quando passeggiava o andava a scuola, Bebe sentiva che la gente attorno a lei la guardava in modo strano, perché non aveva più gambe e braccia.

Tutti continuavano a ripeterle: “ Bebe non puoi fare questo, Bebe non puoi fare quello anche se hai braccia e gambe finte”

La bambina non si perdeva d’animo, perché era davvero una bambina super coraggiosa. Così continuava a provare e a riprovare.

“Io devo fare le cose chi mi piacciono perché devo far vedere a tutti che se posso, se mi impegno sono anche più brava di quelli che hanno le gambe e le braccia vere.”

Finché un giorno la bimba vinse la sua prima gara. Tutti la guardarono ammirata.

Ma non si fermò lì: continuò a impegnarsi, ad allenarsi tutti i giorni e alla fine, qualche anno dopo, divenne la campionessa del mondo di scherma.

Adesso la gente aveva capito che la piccola Bebe poteva fare davvero tutto, con le sue braccia e le sue gambe finte.

Chi è Bebe Vio, al secolo Beatrice Maria Vio, classe 1997 lo sappiamo ormai un pò tutti.

Nell’ultimo mese gli occhi dei media l’hanno seguita con grande interesse, raccontandoci della sua malattia e dei suoi successi, da quando a 5 anni si innamorò della scherma a quando lo scorso anno è diventata campionessa del mondo a Eger, in Ungheria, coronando il suo sogno, trionfando infine alle Paraolimpiadi il mese scorso.

Giornali, tv e radio ce l’hanno proposta come un’eroina che non si lascia abbattere dalle difficoltà.

Proprio questo messaggio voglio che passi ai miei figli: qui non ci sono principi o fate che ti tolgono dai guai.

A volte neanche mamma e papà lo possono fare. Devi farlo tu, con coraggio, passione e dedizione.

In un ’intervista Bebe afferma:

”Mi hai detto che non posso farlo, allora io devo farlo”.

Puerile, infantile? No, semplicemente coraggioso.

Capita spesso per svariati motivi di essere costretti a mentire ai nostri figli.

Personalmente tento di evitarlo il più possibile, perché sono convinta che non sia corretto nei loro confronti.

Per me spiegare le cose in maniera semplice in base all'età del bambino è sempre possibile e preferibile.

Sabato pomeriggio avevo programmato da tempo un'uscita con le amiche.

Toccava al Compagno stare con i pargoli.

La Ninfa mi assiste come al solito nella preparazionee, al momento dei saluti, a bruciapelo chiede:

"Mamma, ma dove vai?".

Il Compagno mi precede con un secco: "La mamma sta andando al lavoro."

Ma la Ninfa non si fa fregare: "Oggi è sabato, siamo andati in piscina e la mamma il sabato non lavora".

Trafiggo con il mio noto sguardo magnetico il Compagno e vorrei tanto vedere cosa tira fuori dal cilindro per togliersi dall'impasse, ma il il tempo è tiranno.

Mi accuccio sui talloni, cerco il contatto visivo con mia figlia e le spiego:"La mamma oggi va via con le sue amiche, mangia qualcosa con loro e poi torna da voi. Nel frattempo tu, papà e Ringhio potete decidere assieme cosa fare intanto che mamma è via".

"Senza distruggere la casa", vorrei aggiungere.

Lei mi abbraccia, mi bacia e mi benedice: " Va, stai attenta e divertiti".

Niente pianti, urla o sceneggiate.

Quando sono rientrata, loro dormivano già, dopo un pomeriggio di attività sfrenate che comprendevano anche una lezione di cucina.

Devo ammettere di essermi sentita soddisfatta, soprattutto alla luce di quanto ho letto in questo articolo.

Certo, rimane escluso da questo ragionamento il discorso di Babbo Natale, Fatina dei dentini, Santa Lucia e altri mitici personaggimitici personaggi.

E voi come vi comportate? Verità sempre e comunque o preferite qualche escamotage?