Halloween è una festa che divide il popolo: c'è chi è per i festeggiamenti a oltranza e c'è chi invece si farebbe murare pur di non averci nulla a che fare.

Io sono sempre stata affascinata da questa strana festa, fin da bambina, quando di riferimenti ad Halloween erano pieni i telefilm e perfino i cartoni animati.

Ricordo che una volta, avrò avuto sette-otto anni, ho rotto talmente tanto le scatole che alla fine i miei genitori hanno acconsentito a farmi travestire da fantasma e a invitare le mie cuginette per fare un pigiama party.

Sono quindi contenta che pian pianino questa festività stia prendendo piede anche in Italia.

Lo scorso anno abbiamo festeggiato con gli amici di sempre, più che altro abbiamo utilizzato la scusa di Halloween per ritrovarci tutti quanti dopo tanto tempo, coinvolgendo anche i bambini, ovviamente.

Quest'anno invece festeggiamenti veri e propri non ne faremo perché CF lavora. Ma in ogni caso voglio che i pupi capiscano quello che sta accadendo.

Il primo passo è quello di spiegare loro, magari sotto forma di storiella, che cosa si celebra ad Halloween.

Halloween, cos'è?

Halloween, contrariamente a quanti pensano che sia una festa di recente invenzione, è in realtà una celebrazione molto antica.

Alcuni storici attribuiscono le radici di Halloween alla festa romana dedicata a Pomona, dea dei semi e dei frutti, o alla festività dei Parentalia, culto dedicato ai morti.

Parallelamente ai Romani, anche i Celti e i Gaeli  stanziati nelle terre Bretoni avevano scelto questo periodo per festeggiare Samhain, la festa che concludeva l'estate e sanciva l'arrivo ufficiale della stagione fredda.

Come sempre accade quando una religione diviene dominante, il rito pagano viene assorbito e adattato dalla cultura cristiana.

Così, nell'anno 840 papa Gregorio IV istituisce ufficialmente la festa di Ognissanti, da cui deriva la variante scozzese di All Hallows'Eve, divenuta in seguito Halloween.

Con i movimenti migratori avvenuti nei vari periodi storici, la festa di Halloween, particolarmente sentita in Irlanda, sbarca anche nel nuovo continente.

La zucca, simbolo di Halloween, e la leggenda di Jack-o'-Lantern

"C'era una volta un vecchio irlandese, di mente fina ma dedito all'acol. Una sera Jack, questo era il suo nome, incontrò al pub nientepopodimeno che il diavolo in persona che era venuto a prendersi la sua anima.

Ma il vecchio Jack ingannò il diavolo: con un astuto stratagemma lo fece trasformare in una moneta che chiuse nel suo borsello accanto ad una croce d'argento, cosicché il diavolo non poté più ritrasformarsi.

Il malandrino acconsentì a liberare il diavolo a patto che questi lo lasciasse in pace per altri dieci anni.

Passato il tempo stabilito, la creatura infernale si ripresentò al cospetto di Jack, ma questi lo ingannò nuovamente: gli promise la sua anima in cambio di una mela.

Il diavolo si arrampicò allora su un albero per prendere il frutto, ma Jack velocemente intagliò una croce sul tronco e bloccò così il suo avversario sui rami.

Dopo varie trattative il vecchio furfante acconsentì a liberare il diavolo a patto che questi non venisse più a cercarlo e smettesse di reclamare la sua anima.

Arrivò infine l'ora della morte anche per Jack. Ma a causa di tutti i suoi peccati non venne accettato in Paradiso.

Jack andò quindi a bussare all'Inferno, ma il diavolo lo scacciò, lanciandogli tizzoni ardenti, ricordandogli il patto stipulato anni prima.

Da allora Jack è costretto a vagare per il mondo, aspettando il giorno del giudizio, con l'unica compagnia della luce di uno dei tizzoni ardenti messo al riparo in una...rapa."

Ebbene sì, all'inizio in Irlanda fu una rapa, che venne sostituita con una zucca quando la leggenda arrivò in America, perché là le rape non c'erano.

E volete sapere un'altra cosa?

Le rape venivano già utilizzate in epoca romana: si intagliavano e al loro interno si metteva una candela, per simboleggiare gli spiriti dei morti.

Ecco da dove provengono nella tradizione cristiana i lumini dei morti.

Dolcetto o scherzetto?

Halloween non è Halloween se non ci sono i bambini mascherati che girano per le case a chiedere "dolcetto o scherzetto?".

"Trick or treat" è un pilastro di Halloween e, che ci crediate o no, anche questo ha origini antiche.

Pare infatti che in epoca medioevale i poveri nel giorno dei morti usassero andare di casa in casa a chiedere l'elemosina.

In cambio ripagavano la generosità ricevuta recitando preghiere per i morti.

Perché ci si maschera ad Halloween?

Impossibile festeggiare Halloween senza travestirsi. Più il costume è pauroso, meglio è.

La notte del 31 Ottobre celebrava l'addio della primavera e l'arrivo dell'inverno.

In molte culture si credeva che il passaggio permettesse agli spiriti di ritornare per una notte sulla Terra.

Travestirsi utilizzando costumi e maschere che incutessero terrore aveva lo scopo di mimetizzarsi con le creature magiche e di prendersi gioco di loro.

Con il tempo, mascherarsi diventa anche un modo per esorcizzare le nostre paure, per rendere terrestre e quindi soggetta a limiti umani anche la Morte.

Perché mi piace festeggiare Halloween

Se mi avete letto fin qui avete capito di sicuro che se festeggio Halloween è perché sono convinta che ci sia qualcosa da celebrare.

Ecco qui 5 motivi per cui vale la pena festeggiare Halloween:

  1. la festa di Halloween rappresenta una parte della nostra identità su cui la religione cristiana ha fondato la celebrazione legata ai morti. Che si sia credenti o meno, trovo stupido rinnegare tutto quello che c'è stato prima dell'avvento del Cristianesimo;
  2. Halloween rappresenta l'arrivo dell'inverno, che non significa morte e desolazione, ma periodo di incubazione e di maturazione lenta. Gli alberi e tanti animali dormono per poi svegliarsi in primavera;
  3. festeggiare Halloween significa entrare in contatto con culture differenti dalla nostra: accogliere e fare propri altri costumi ed altre usanze è un segno di apertura mentale e di rispetto, valori che soprattutto in questo periodo dovremmo tenere tutti in grande considerazione;
  4. creare costumi di Halloween, intagliare la zucca per fare la lanterna di Jack-o'-Lantern, utilizzare la polpa per piatti dolci e salati stimola la creatività in ognuno di noi, soprattutto nei bambini;
  5. la paura e la Morte legati ad Halloween, se debitamente spiegati, possono rappresentare un'occasione di crescita anche per i nostri bambini. Scherzare con le proprie paure, ridicolizzarle, è un modo sano per renderle più abbordabili e meno terrificanti. Care mamme e cari papà, avete mai visto Harry Potter? Allora sapete benissimo come funziona l'incantesimo Riddikulus

Sia che decidiate o meno di festeggiarlo, vi auguro buon Halloween!

Bambini o animali?

In questo mondo pazzo troppo spesso gli animali vengono trattati come figli e i figli come animali.

Ieri alla radio ho sentito che l'attenzione verso gli animali domestici è salita rispetto a quella verso i bambini, tanto che sempre più spesso i supermercati espandono i reparti dedicati agli animali e riducono quelli dedicati ai neonati.

Oramai si sa che l'Italia è un Paese dove le nascite sono sempre più in calo e lo speaker ipotizzava che le coppie fossero più propense a prendere un animale da compagnia piuttosto che a fare un figlio.

Io voglio sperare che la scelta non sia un out-out: chi ha dei bambini può decidere di allargare la famiglia e prendere un animale e chi ha un animale può tranquillamente decidere di fare un figlio.

Bambini e animali

Fin da quando ero piccola ho avuto l'opportunità di vivere a stretto contatto con gli animali domestici: gatti, canarini, pappagalli, criceti, pesci, tartarughe...

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di tenere dei cani, perché i miei genitori hanno sempre pensato che avessero bisogno di stare in un giardino o in un cortile.

Ho rimediato ora che sono grande, "adottando" il cockerdei genitori di CF.

Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico accanto ai bambini arrechi loro grandi vantaggi.

Vantaggi psicologici

Prendersi cura di un cane, un gatto, una tartaruga...aiuta i nostri figli a diventare più responsabili - mi vengono sempre in mente i telefilm americani, dove a turno ogni alunno porta a casa la mascotte della classe per accudirla.-

La convivenza con un animale aumenta l'autostima, migliora le capacità di osservazione e riduce ansia e stress, come ha ben dimostrato la pet-therapy.

Inoltre, considerando che spesso gli animali da compagnia hanno aspettative di vita differenti dalle nostre, vivere con loro insegna ai nostri figli il ciclo della vita.

Spesso infatti i nostri pets vengono presi quando sono solo dei cuccioli e restano con noi fino a che non muoiono.

Seppur triste, da quest'esperienza ogni bimbo imparerà cheogni cosa ha un inizio e una fine, compresi gli esseri viventi.

Vantaggi fisici

Vivere a stretto contatto con un animale può recare vantaggi anche a livello fisico, non solo psicologico.

Pensiamo infatti a tutti quei bambini che hanno un cane: sono più invogliati ad uscire e questo riduce la sedentarietà e combatte il sovrappeso.

Uscire inoltre significa vedere e incontrare altre persone, stimolando la socializzazione.

Da tempo è stato dimostrato che chi vive a contatto con gli animali corre meno rischi di sviluppare allergie e forme asmatiche.

Inutile sottolineare che si parla sempre di animali ben tenuti, ossia sottoposti a periodici controlli veterinari almeno una volta l'anno e a cui vengono applicate le norme igieniche basilari: pulire frequentemente le gabbiette e le lettiere, così come ceste e cucce dove dormono, non far mai mancare loro acqua fresca e nutrirli in modo adeguato.

Quale animale scegliere?

Ok, avete capito che la convivenza tra animali domestici e bambini è possibile e avete deciso di prenderne uno.

Mi auguro che la decisione sia stata attentamente ponderata e non sia stato frutto dell'impulso del momento.

Non mi stancherò mai di ripetere di non regalare animali per Natale o per compleanno se non siete sicuri che poi vengano accuditi con gioia e amore per sempre.

Gli animali non sono giocattoli e richiedono impegno e costanza, che essi ci restituiscono poi sotto forma di amore e dedizione incondizionata.

Per capire quale animale è il più adatto per la vostra famiglia, il mio consiglio è quello di documentarsi e se possibile di fare una chiacchierata con un veterinario.

Tenete ben presente che, come ogni persona, anche gli animali sono individui unici con una loro personalità: il gatto della bisnonna non si comporterà necessariamente come il gatto che prenderete voi, il cane di vostro cugino non sarà mai uguale al vostro.

Ricordatevi che, qualunque sia la scelta che farete, un animale è come un diamante: per sempre.

Valutate quindi attentamente:

  • quanto tempo siete disposti a dedicargli: pulire la boccia dei pesci è meno impegnativo che badare ad un cane, per esempio;
  • quanto spazio avete: tenere un alano in un appartamento di 75 mq. a mio avviso non è una scelta, è un suicidio;
  • quali sono le vostre possibilità economiche: gli animali hanno un costo: controlli periodici dal veterinario, cibo e un minimo di attrezzatura. Il costo di mantenimento di un cavallo non sarà paragonabili a quello di un canarino.

L'ultimo consiglio importante che voglio lasciarvi è questo: se optate per animali che non stanno in gabbia, abbiate l'accortezza di non lasciarli mai incustoditi con i vostri bambini, soprattutto se molto piccoli.

Detto questo, concludo augurandovi una felice e serena convivenza!

 

 

Alla scuola materna della Ninfa quest’anno come percorso didattico si parla di emozioni.

E’ un percorso interessante e ovviamente, io, che sono curiosa riguardo a queste cose, potevo non cercare qualche informazione?

“I bambini più equilibrati e sereni, più sicuri di sé, i più felici, con risultati scolastici migliori sono quelli con l'intelligenza emotiva più sviluppata. Vale a dire quell'intelligenza che sta alla base dell'autocontrollo, dell'attenzione verso gli altri e dell'empatia.”

John Gottmann, psicologo americano padre dell’intelligenza emotiva che è arrivato a questi risultati dopo anni di ricerche, afferma che nessuno nasce imparato (e te pareva, vero?): l’intelligenza emotiva si apprende se qualcuno la insegna. 

E chi secondo voi si dovrebbe assumere l’arduo compito? Genitori e insegnati, ovviamente. Il buon John chiama addirittura i genitori “allenatori emotivi”.

Vi vedo già alzare gli occhi al cielo e storcere le labbra: con tutti gli impegni che abbiamo, quando troviamo il tempo di allenare i nostri figli?

E soprattutto, perché dovremmo farlo?  Una volta mica si facevano queste cose e siamo diventati adulti lo stesso. (La risposta è alla fine del post, ma non correre subito a leggerla!)

Non voglio parlare qui di come venivamo educati una volta e su che tipo di adulti siamo diventati. Di sicuro ognuno di noi si è accorto che il mondo è cambiato, così come sono cambiati i genitori.

Spesso si sente parlare di padri che non hanno modelli da imitare, di donne che hanno assunto in famiglia un ruolo predominante scalzando anche i mariti, di papà che fanno i “mammi”…

L’educazione emotiva può anche essere la moda del momento, ma secondo me è un’opportunità in più che abbiamo per conoscere i nostri figli e per rapportarci con loro.

E per fronteggiare i loro stati d’animo, dalla tristezza agli scatti di rabbia (anche i capricci, che forse esistono ma forse no)

La via più facile è parlare delle emozioni con i bambini così come ci viene più naturale. Senza evitare nessuna emozione, perché nessuna emozione è brutta o nocivaLe emozioni non sono né buone, né cattive, le emozioni semplicemente esistono.

Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"
Le emozioni base del film d'animazione "Inside out"

Ci sono però dei comportamenti socialmente ed eticamente inaccettabili: non è giusto che un bambino in preda alla rabbia picchi un altro bambino, per esempio.

A livello pratico, la prima cosa da fare è insegnare ai bambini che non sono sbagliati perché stanno “provando” un’emozione: le emozioni -gioia, tristezza, rabbia, disgusto, paura…- sono normali, anche papà e mamma le provano.

Mostrare ai nostri figli che è davvero così è semplice: quando sono triste dico alla Ninfa e a Ringhio “La mamma si sente triste perché …..”.

In questo modo insegniamo ai bambini a dare un nome a quello che provano. In molti libri fantasy si sente spesso dire “cosa nominata cosa comandata”, nel senso che dare un nome a una cosa è il primo passo per dominarla.

Tutti sappiamo che le parole hanno un peso. In più la nostra lingua è una di quelle più ricche di termini. Si può cominciare con quelli più semplici: oggi mi sento allegro, triste, spaventato…

Non nascondiamo ai nostri figli quello che proviamo: rischiamo solo di allontanarli e di confonderli. Se la Ninfa mi vede piangere mentre guardo un film, non le dico: “Va tutto bene” e stop. Ma le dico: ”Sto piangendo perché questo film è commovente”.

Allo stesso modo se sono contenta affermo: “Oggi sono contenta perché non vado al lavoro e sto con voi”.

Essere bambini non significa essere stupidi. I bambini sono intuitivi, capiscono e “sentono” quello che noi proviamo.

Quando ci emozioniamo cambiamo anche nel nostro atteggiamento. Se ridiamo stendiamo le labbra in un sorriso, la bocca va all’insù. Se siamo arrabbiati, diventiamo rossi e il cuore batte più forte.

Per cui quando chiediamo a un bimbo “Raccontami cosa senti adesso” quando succede qualcosa lo stiamo già allenando emotivamente. Come sempre, per farli sentire accettati, evitiamo di sminuire quello che provano, di ridicolizzarli, di non prestare loro attenzione.

Ed evitiamo di trovare noi una soluzione al loro problema, di sostituirci a loro. Per esempio “Amore, lo so che sei arrabbiato perché il bambino ti ha rubato il giocattolo. Ma picchiare è una brutta cosa, non si fa. Che cosa potresti fare invece?”

Secondo me con i bimbi piccoli un suggerimento possiamo comunque darglielo. “Perché intanto non gli diamo quest’altro gioco e vediamo se ce lo ridà? Oppure potremmo giocare con questo che è più bello” (Non sempre funziona, per cui come sempre portate tanta pazienza: prima o poi i risultati arrivano)

Insegnare ai bambini l’intelligenza emotiva è un percorso di crescita che darà loro una marcia in più quando saranno grandi, per rapportarsi con gli altri, per indirizzare le loro emozioni e anche quelle degli altri nella direzione più favorevole e vantaggiosa. Essere emotivamente intelligente vuol dire adattarsi meglio all’ambiente in cui viviamo e migliorare il nostro benessere.

E scusate se questo è poco.

PS: La cosa mi ha un po’ preso la mano, per cui vi parlerò dei giochi e libri divertenti sulle emozioni prossimamente.

Intanto, se vi va, vi do qualche titolo interessante:

“Intelligenza emotiva per un figlio” di John Gottman

“Alla scoperta delle emozioni” di Patrizio Paoletti

“Introduzione alla psicologia delle emozioni” di Valentina D’Urso.