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Nell'arco delle giornata ( o della settimana o del mese, vedete un po' voi) prima o poi arriva il momento del bagnetto.

Chiamarlo in questo modo quando i tuoi figli non sono più neonati fa sorridere, ma tant'è, il concetto non cambia.

Il "children washing" come lo chiamiamo in gergo CF ed io è una pratica che si impara e perfeziona nel tempo.

Per prima cosa, il nome.

"Children washing" ad una prima occhiata può apparire desueto, ma ha una fondata base scientifica.

Le sue radici infatti si trovano nella paura, anzi nel terrore, di Ringhio per la doccia.

E' sufficiente infatti proferire ad alta voce la frase "Caro, è ora del bagnetto" oppure "Tesoro, fai fare la doccia ai bambini" per vedere il povero Ringhio impallidire e cominciare a defilarsi.

Una volta stanato, si esibirà in una serie di acuti terribili corredati da copiosi lacrimoni.

Insomma, il solito repertorio ben noto alla maggior parte dei genitori.

Per garantirci un minimo di vantaggio, quindi, abbiamo dovuto creare un termine in codice.

"Children washing" inoltre rappresenta l'essenza stessa di quello che facciamo.

Noi non laviamo i bambini, ladies and gentlemen, noi abbiamo creato la catena di lavaggio perfetta.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste.

Fase uno: preparazione.

Disporre accappatoi, teli, asciugamani e tappeti al di fuori della vasca da bagno o della doccia (come nel nostro caso).

Preparare anche l'asciugacapelli.

Sul piano doccia stendere un tappetino gommoso di quelli antiscivolo e posizionare nei quattro punti cardinali un paio di giochi di gomma ( noi non usiamo della banali paperelle, noi utilizziamo miniature di dinosauri acquatici).

Cominciate a fare scorrere l'acqua e assicurarvi che non sia bollente.

A questo punto, uno dei genitori si posiziona all'esterno della doccia, il più svestito possibile per evitare di ritrovarsi infradiciato.

Questa prima fase vede di solito la mamma in deshabille con una spugna verde in mano (sì, mio figlio vuole quella verde, non un altra).

Fase due: insaponamento

A questo punto il secondo genitore (da noi il papà) correrà in bagno e vi consegnerà un piangente ed arrabbiatissimo bambino completamente nudo.

Con pazienza, la mamma tenterà di convincere il pupo ad entrare nella doccia, con qualsiasi mezzo, lecito od illecito.

A me ultimamente basta far vedere i dinosauri a Ringhio ed invitarlo ad andarli a prendere.

"Gioia della mamma, tira fuori i dinosauri dalla doccia che si stanno bagnando tutti!"

Pur di salvarli da quest'orribile fine, Ringhio lascerà da parte i suoi timori ed entrerà.

Ed è qui che dovete sfoggiare tutta la vostra perizia.

Non appena il bimbo si china per raccogliere i suoi amati giocattoli, voi prontamente armati di spugna e doccia-schiuma cominciate ad insaponarlo:  testa, schiena, fianco destro, pancia e fianco sinistro.

A questo punto avviene il passaggio del testimone: velocemente vi farete da parte per lasciare spazio al genitore numero due (nel nostro caso, sempre quel tapino di CF).

Fase tre: risciacquo

Il genitore di turno comincia a sciacquare il pupo.

Questa è la fase più rognosa (ecco perché c'è il passaggio di consegne): con tutti i giochi in mano, ricoperto di schiuma, il bambino non ha più alcun scopo per rimanere all'interno della doccia e tenterà inevitabilmente di uscire.

CF usa trucchi subdoli, del tipo: "Guarda, il tuo pterodattilo" e Ringhio alza la testa sotto il getto dell'acqua.

Oppure: "Guarda, ti è caduto un dinosauro!"

Tutto fa brodo pur di tenere il bimbo confinato all'interno dei muri di cristallo il più possibile sotto l'acqua scrosciante.

Nel frattempo, l'altro genitore si occuperà del secondo figlio.

Mentre il primo si sta togliendo la schiuma di dosso, l'altro viene spogliato.

Fase quattro: asciugatura e vestizione

Altro passaggio di testimone (perché il mio pupo vuole solo la mamma): Ringhio esce dalla doccia e viene infilato nell'accappatoio dalle amorevoli mani della madre, che si incarica anche di asciugare singolarmente ogni rettile.

Ma non è finita: quando Ringhio è asciutto bisogna convincerlo a togliersi l'accappatoio e a rivestirsi. Il pupo sui generis adora gli accappatoi e soprattutto i loro cappucci.

Qui entra in gioco l'astuzia dei genitori e la loro lungimiranza: abbiate cura di comperare capi di abbigliamento in tema giurassico per tempo. In questo modo a noi basta mostrate a Ringhio una bella canottiera con un dinosauro e il gioco è fatto!

Infilategli i vestiti e, mentre si contempla allo specchio, fonategli la zazzera.

Nel frattempo, il secondo figlio (nel mio caso la Ninfa) sarà già sotto la doccia, armata di spugna rigorosamente fuxial ( non è un errore ortografico, quella della Ninfa non è di un comune fuxia, bensì di una sfumatura cromatica particolare che le dà quel tocco in più, caratterizzato dalla consonante finale).

Essendo la pupa autonoma e indipendente, non ha bisogno di qualcuno che la insaponi o le lavi la testa.

Ma poiché lei è femmina dentro e fuori, ha bisogno di qualcuno che le centellini il doccia-schiuma, lo shampoo e qualsiasi altra cosa finalizzata alla cura della persona.

Lasciate la Ninfa da sola in doccia con un flacone formato famiglia di doccia-schiuma e dopo una decina di minuti avrete, nell'ordine: una bambina perfettamente pulita, una doccia assolutamente linda e un flacone completamente vuoto.

Se vi va bene, dopo un quarto d'ora vostra figlia sarà pronta per uscire. Lei ovviamente non vorrà e allora voi tirerete fuori l'arma segreta: la vostra crema corpo, promettendole di fargliela mettere da sola.

In un attimo la bambina sarà già infilata nell'accappatoio e asciutta, pronta per utilizzare quel fluido miracoloso.

Intanto che uno dei genitori (vi lascio indovinare quale) si occuperà di prosciugare le pozze d'acqua sul pavimento, l'altro asciugherà i capelli della figlioletta che passerà poi un'ora buona a spazzolarsi davanti allo specchio.

All'occorrenza - e questo non è il nostro caso- proseguite fino ad esaurimento figli.

Dopodiché, se avrete energie residue, vi consiglio di farvi un bel bagno. O magari una bella doccia rilassante.

 

Settembre è il mese della vendemmia, dei grappoli succosi e colorati, del mosto e del vino.

Quando ero piccola andavo spesso a trovare mia zia che aveva un pergolato da cui pendeva un particolare tipo di uva che ho sempre trovato affascinante: l'uva americana.

L'uva americana, nota ai più come uva fragola, è un'uva che si può trovare sia in versione scura che bianca (personalmente l'ho vista sempre nera).

Mi è sempre stata un po' antipatica, l'uva fragola. Quel suo sapore dolce che però diventa acido in bocca non appena ti rimane la buccia.

Avevo trovato un escamotage per eliminare questo problema: mi schiacciavo in bocca solo la polpa e buttavo via la buccia.

In questo modo assaporavo la dolcezza dell'uva, quel sapore che ricorda tanto le fragole belle mature.

Ma mia zia, che non è una maga in cucina, con l'uva americana realizzava un ricetta buonissima: una focaccia in versione dolce.

La zia, che oramai c'ha i suoi anni, è passata a trovarmi lunedì sera e mi ha portato un bel sacchetto di uva americana.

La Ninfa gli è praticamente saltata addosso (all'uva intendo, non alla zia) e ha decretato che è davvero super-buona, anche se colora le mani e la bocca di viola.

Quando la zia se n'è andata, CF è sbottato: "Ma proprio l'uva americana doveva portare? E poi è tantissima, finirà che ne mangeremo un po' e poi dovremo buttarla"

"Il cibo non si butta e non si spreca!" ha pontificato seriosa la Ninfa, con tutta la sua saggezza da quatrenne.

"La zia l'ha portata perché si ricorda ancora che da piccola mi piaceva molto. E comunque l'uva fragola può essere utilizzata per fare un buonissimo dolce".

CF mi osserva, non molto convinto. Ma sono sicura che si ricrederà dopo aver assaggiato la "CIACCIA CON UVA FRAGOLA"

La "Ciaccia con uva fragola" o "Schiaccia con uva fragola" è proprio quella focaccia dolce che faceva la zia.

E' un dolce tipico toscano, che appartiene alla tradizione della cucina povera, ma non per questo è meno gustoso.

La zia non è toscana, ma la focaccia all'uva fragola le veniva davvero bene.

Siccome il tempo passa e la tecnologia si evolve, io mi sono servita del Bimby per fare l'impasto.

Ovviamente potete utilizzare l'impastatrice o fare l'impasto a mano.

Per fare la "FOCACCIA DOLCE DELLA ZIA CON UVA AMERICANA" vi serviranno:

  • 1 kg di uva fragola
  • 500 gr. di farina "0"
  • 270 ml di acqua
  • 50 ml di olio evo
  • una bustina di lievito disidratato o un cubetto di lievito di birra
  • un cucchiaino di miele o di zucchero
  • un pizzico di sale
  • 150 gr. di zucchero

Cominciate setacciando la farina e mettetela nel boccale del Bimby assieme al lievito disidratato e al cucchiaino di zucchero o miele (se invece usate il cubetto, ricordatevi di farlo sciogliere prima in mezzo bicchiere di acqua tiepida - se l'acqua è fredda il lievito non si attiva e se l'acqua è bollente i batteri che lo compongono muoiono-).

Azionate le lame per mescolare le due polveri e poi aggiungete l'acqua e l'olio a filo. Infine mettete il pizzico di sale.

Impastate con la modalità spiga per cinque-sei minuti.

Nel frattempo prendete una ciotola capiente e ungetela con un goccio d'olio. Mettete qui a riposare il vostro impasto.

Per farlo lievitare, ci vuole tempo (circa due ore) e un angolino riparato da correnti d'aria e se possibile tiepido, per cui io infilo sempre i miei impasti nel forno.

Intanto che i batteri del lievito assolvono al loro compito, voi ungete una teglia e soprattutto preparate l'uva fragola: lavatela bene sotto l'acqua corrente e sgranatela.

Quando il tempo della lievitazione sarà trascorso, prendete il vostro impasto che sarà diventato bello gonfio, dividetelo in due e su una spianatoia leggermente infarinata stendete la prima metà aiutandovi col mattarello a misura della teglia prescelta.

Versate sull'impasto metà dell'uva americana e spolverizzate con metà dello zucchero.

Lavorate la seconda metà nello stesso modo e stendetela come una coperta sopra l'altra. Anche qui, cospargete con l'uva fragola e lo zucchero rimasti.

Irrorate con un filo d'olio e coprite con pellicola trasparente.

La focaccia deve riposare così ancora un'oretta (in gergo si dice che sta facendo la seconda lievitazione).

Preriscaldate il forno a 180° in modalità statica e fate cuocere per circa 35 minuti.

Sfornate la vostra ciaccia e lasciatela intiepidire. Il vostro dolce sarà morbido come un pane e profumatissimo.

Secondo voi la mia focaccia dolce della zia all'uva fragola avrà passato la prova assaggio di CF?

Bon appétit!

 

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Luglio e Agosto sono i mesi in cui generalmente le famiglie italiane si preparano per partire e andare in vacanza.

Sul web impazzano le liste delle cose da preparare e da mettere in valigia.

Ce n'è per tutti i gusti: come fare i bagagli, cosa mettere in valigia se si va al mare, in montagna, se i prende l'aereo, se si viaggia con la bici...

E ancora: cosa preparare se sei single, per un viaggio di coppia, se hai famiglia, se i bambini sono piccoli, se sono adolescenti, se partiamo con i nonni, se ci sono anche i pets...

Beh, come dicono gli amici inglesi "riding the gravy train", per cui ecco qui la mia lista universale di cosa mettere in valigia quando si va in vacanza:

  • curiosità: anche una semplice giornata al mare, se vista con occhi nuovi, può essere fonte di sorprese. Una conchiglia rara, una nuvola con una forma strana, un nuovo cocktail da provare...
  • niente preconcetti: è inevitabile che quando si parte ognuno abbia delle aspettative ma i preconcetti, soprattutto quelli basati sui luoghi comuni, lasciamoli pure a casa. Non è vero che gli inglesi sono tutti freddi, che i francesi sono tutti affascinanti e che tutti gli italiani sono chiassosi. L'apertura mentale, in particolar modo se si va all'estero, ci permette di rapportarci con altre culture, di immergerci nell'atmosfera, di sperimentare e quindi di crescere;
  • la voglia di conoscere persone nuove: tanti amici che ho attualmente li ho incontrati in ferie. Che si tratti di una settimana o di un mese bando alla timidezza e buttatevi: le persone sono piccoli mondi, perfino il vicino di ombrellone può rivelarsi più interessante di quanto avevate immaginato;
  • lo spirito d'avventura: abbiamo tutto il resto dell'anno per essere ligi ai doveri. Se in ferie sgarriamo un po', facciamo cose che abitualmente non facciamo e viviamo in modo più frizzante il nostro umore e la nostra autostima ne trarranno beneficio;
  • rilassiamoci: abbiamo sgobbato tutto l'anno, ce lo meritiamo o no un po' di sano relax? E allora ben venga la giornata passata stesi sotto l'ombrellone o su un bel prato di montagna a fare niente, a inseguire pensieri futili, a immaginare, a perdere tempo;
  • divertimento: qualunque sia il vostro concetto legato alla parola "divertirsi", fatelo: tornate bambini, giocate, saltate, ballate, cantate...
  • pazienza: teniamo presente che durante i viaggi gli imprevisti possono sempre capitare, sia che ci siano bambini sia che siamo da soli o in dolce compagnia. Cerchiamo di non ingigantire il problema, di affrontarlo con serenità, di non farci rovinare la vacanza per quelle che spesso sono bazzecole;
  • sano egoismo: le vacanze sono anche le vostre per cui non fatevi scrupoli a pretendere di gestire il vostro tempo anche in funzione dei vostri desideri e delle vostre esigenze. Questo si dovrebbe fare anche durante il resto dell'anno, ma so che a volte non è facile da attuare per un milione di motivi. Durante le ferie però fatelo, anche voi mamme dedite al sacrificio sempre e comunque (perché ci sono e questa non è una critica, ma una semplice constatazione).

Ecco, queste sono le cose da mettere in valigia per andare in ferie e che renderanno la vostra vacanza una vacanza perfetta.

Se ne avete altre, lasciatemi i vostri suggerimenti: non vedo l'ora di leggerli.

 

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Sabato sera siamo stati a cena da una coppia di amici che aspettano il secondo figlio.

Quando si è in compagnia, i discorsi vanno e vengono, come le onde del mare, si accavallano e scivolano via.

Così mi è venuta l'idea di scrivere qui una lettera per lei -so che ogni tanto dedica del tempo al mio blog- nell'eventualità che possa essere di una qualche utilità anche ad altre mamme alla prese con l'idea di fare un secondo figlio o alle prese con una seconda gravidanza.

Se avete qualche altro consiglio da aggiungere, non esitate a scriverlo: io e lei ve ne saremo molto grate!

"Cara amica mia che aspetti il secondo figlio, o meglio, la seconda figlia, ti faccio i miei migliori auguri.

Oltre a questo, ti faccio anche i miei complimenti: decidere di avere un secondo figlio quando la tua bimba sta per cominciare la nuova avventura della scuola primaria non è cosa da poco.

Non è cosa da poco perché oramai eri già "fuori dal tunnel": pannolini, pappette, risvegli notturni per te ora sono solo un lontano ricordo.

Ma non preoccuparti, amica mia, è un po' come andare in bicicletta: le cose che hai imparato ti verranno naturali non appena la piccola A. sarà tra le tue braccia.

Mi fai sorridere quando dici che il tuo grado di preoccupazione rispetto allo stato di salute della bimba nella pancia è più alto rispetto a quando eri incinta la prima volta.

Anche a me è capitato, non so dirti quale strano motivo ci sia sotto.

Forse la prima volta eri troppo giovane e hai affrontato la gravidanza con uno spirito differente.

Del resto, si sa, quando si ha già un figlio si è più consapevoli che gli imprevisti possono capitare a tutti, anche a noi, non solo alla cugina del fratello di tua cognata.

Segui le indicazioni del tuo ginecologo e il tuo istinto di mamma e donna: la piccola A. sta crescendo bene e non c'è ragione per preoccuparsi.

In caso dovessi notare che qualcosa non va, corri subito al pronto soccorso: meglio una corsa in più che una in meno.

E' poi naturale che tu mi dica di sentirti più stanca: innanzi tutto consideriamo l'età, gli anni passano per tutti. In più hai anche la primogenita da seguire, mentre prima eravate solo tu e il tuo pancione.

Sono contenta di non averti sentito dire "ma la amerò tanto quanto amo la prima?", perché vuol dire che hai già capito che, quando si hanno più figli, l'amore non si divide ma si moltiplica.

E la gelosia, mi chiedi? Cara amica, cosa devo risponderti? Mentirei se ti dicessi che G. non sarà mai gelosa di A. o vice versa. 

Sicuramente, avendo sei anni di differenza, la gelosia di un primo figlio verso il nuovo arrivato non si manifesterà come si manifesta tra i miei figli che hanno un gap d'età di pochi anni.

Quello che posso consigliarti, da sorella maggiore, è questo: coinvolgi G. nell'accudimento della nuova venuta, falla sentire indispensabile, quasi tu fossi la stordita della situazione.

"G. per cortesia mi aiuteresti a cambiarle il pannolino? Sai, sono passati tanti anni e non sono sicura di ricordarmi ancora come si fa".

Dedicale sempre del tempo, ritagliati dei momenti speciali solo per voi due, fossero anche solo dieci minuti al giorno, per far sentire che tu sei lì con lei anche se c'è A.

Avere un secondo figlio non è sicuramente una passeggiata, ma neanche un'impresa insormontabile: voglio dire, non stiamo parlando del quinto o del sesto.

Ma tu non farti mai problemi a chiedere un aiuto: perfino la suocera può rivelarsi utile per fare la spesa o stirare o per prepararti una buona scorta di lauti pasti da congelare.

Non spendo nemmeno una parola sull'aiuto di tuo marito: voi siete una coppia "moderna", un ingranaggio ben oliato dove ognuno fa in base a quello che c'è da fare e non in base a ruoli prestabiliti.

 

L'ultimo consiglio che voglio lasciarti, amica mia, è questo: goditi questa gravidanza, assaporala e sii cosciente di ogni attimo che A. cresce e vive dentro di te.

Anche se non è la prima gravidanza, è come se lo fosse: aspettare un secondo figlio vuol dire comunque aspettare un altro figlio per la prima volta.

Quello che hai passato quando eri incinta di G. sarà diverso da quello che stai passando ora che aspetti A.

Non parlo solo del punto di vista fisiologico, ma anche da quello emotivo: tu sei cambiata e quindi la prospettiva con cui affronti le cose non può per forza essere la stessa.

Ogni figlio è differente dall'altro fin da quando viene concepito.

Niente paragoni inutili, niente paranoie inutili: A. è una persona diversa e, anche se le sue esigenze saranno le stesse di tutti i neonati del mondo, il rapporto che creerete con lei sarà del tutto unico e speciale.

Non voglio dilungarmi troppo, sappi solo che per qualsiasi esigenza non sei sola.

Hai tanti amici a cui appoggiarti e non dimenticare le possibilità che ci sono per avere una mano anche da personale specializzato, come per esempio il consultorio di zona.

Ora non ci resta altro da fare che aspettare Novembre per poter vedere dal vivo la piccolina.

Un abbraccio e a presto!"

 

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Quando i bambini mancano ti trovi lì, tutta la giornata davanti, le mille opzioni che si spianano come pietre di sentieri possibili.

Quando i bambini mancano ti si spezza il fiato, perché vorresti avere la certezza che stanno bene, che si divertono davvero, che ogni cosa si svolga come l'avrebbero fatta se ci fossi stata tu.

Quando i bambini mancano lo tiri anche, il fiato, smetti di correre e di fare lo slalom tra i vari impegni, le ore si dilatano all'infinito e ti ritrovi la sera seduta sul divano a fare il punto della situazione scoprendo che in realtà non hai fatto niente. E ti sembra di avere sprecato un dono prezioso.

Quando i bambini mancano ti senti padrona del mondo, libera da ogni responsabilità, vivi alla giornata leggera come un pettirosso, senza pensare troppo alle conseguenze di ogni tua azione.

Quando i bambini mancano in realtà manca anche una grande parte di te, la parte più bella, più complessa, quella che ti ha cambiato per sempre.

Quando i bambini mancano il silenzio della casa può diventare rilassante e opprimente al tempo stesso e ti scopri a desiderare di sentire le loro risate, i loro battibecchi e i loro sospiri.

Quando i bambini mancano ne approfitti per prendere in mano la situazione, per riordinare le idee, per progettare -per quel poco che si può- l'immediato futuro.

Quando i bambini mancano cogli l'occasione per incrementare la vita sociale e così, per caso, rincasi un sabato sera alle 4,30 senza essere andata a ballare, troppo presa dalla conversazione con amici nuovi e vecchi.

Quando i bambini mancano sperimenti nuove ricette, guardi perfino le nuove serie TV di cui hai solo sentito parlare, fai telefonate chilometriche alle amiche più care senza aver nulla di particolare da raccontare, solo per il piacere di poter fare una conversazione senza interruzioni o sottofondi lagnosi.

Quando i bambini mancano passi la sera con un occhio all'orologio, contando i minuti che ti separano da quella telefonata , quando i nonni ti fanno il resoconto della giornata e tu senti una puntura al cuore, proprio lì, dove fa più male, perché in quel momento il tuo desiderio più grande è essere là, con loro.

Quando i bambini mancano sei in bilico tra l'abisso della malinconia e la sfrontatezza della libertà così a lungo vaneggiata, instabile quasi come quando eri incinta, triste e allegra in un batter di ciglia.

Quando i bambini mancano ti ritrovi con il tuo compagno a parlare quasi sempre di loro, di come erano e di come vorresti che diventassero.

Quando i bambini mancano in realtà la loro presenza è sempre forte, indelebile.

E ti ritrovi a capire quanto è profondo l'amore che provi per loro, quanto ti piacciono i tuoi figli, quanto riempiono la tua anima.

Perché sei mamma e questo non cambierà mai, nemmeno quando saranno grandi e se ne andranno per la loro strada: loro saranno sempre una presenza potente che nemmeno mesi di assenza riusciranno a cancellare.

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Ebbene sì, anche quest'anno la Ninfa e Ringhio sono partiti per andare in vacanza dai nonni.

Per qualche giorno saranno ospiti nell'accogliente casetta sul lago di Garda, serviti e riveriti come dei principini.

Noi li raggiungeremo domenica e per far loro una bella sorpresa li porteremo -tempo permettendo- in un posto magico, di cui vi parlerò a gita avvenuta.

Ora vi vedo già, care mamme, prendere posizione nei vostri ranghi: quelle che "ma come fai a lasciare i tuoi figli per così tanto tempo, che li hai fatti a fare, se una madre demmerda" e quelle che "oh, quanto sei fortunata! Potessi io lasciare i miei figli a qualcuno per qualche giorno".

Come dico sempre, la giusta via sta nel mezzo.

Non ho delegato ad altri la gestione dei pupi per andare in una SPA o a cazzeggiare in giro facendo finta di non averli mai fatti (che poi, sarebbe davvero un male?), non ho approfittato del buon cuore dei nonni per fare la pacchia (che davvero, sarebbe comunque brutto?).

Secondo me le vacanze con i nonni (ovviamente se i nonni se la sentono e se i bambini vogliono farle, perché non ci devono mai essere forzature), sono una grande opportunità per tutti.

Lo scorso anno la Ninfa ha passato anche una settimana al mare con i nonni materni, oltre alla settimana al lago da quelli paterni.

Per i bambini fare le vacanze con i nonni rappresenta uno dei passi più importanti per combattere l'ansia da separazione: arrivati ad un'età come quella della Ninfa e di Ringhio, i bambini sono in grado di capire che oltre a mamma e papà ci sono altre persone nel loro mondo.

In più, nel mio caso specifico, i nonni sono una presenza abituale e costante nella nostra vita: quando andiamo a lavorare, fanno da baby-sitter ai bimbi (e ragazze cerchiamo di capire che se ci sono i pro ci sono anche i contro di cui non si parla mai).

Andare in vacanza dai nonni significa dare ai nipoti la possibilità di instaurare e rinsaldare un rapporto essenziale per la loro crescita a livello emotivo: se ripenso ai miei nonni, posso affermare senza riserve che non sarei quella che sono se non ci fossero stati loro - e questo senza nulla togliere ai miei genitori-.

I nonni rappresentano una fonte inesauribile di conoscenze per i bambini che, specialmente a quest'età, risultano interessanti ai loro occhi.

E poi, parliamoci chiaro: avete mai visto un bambino scontento di stare con i nonni? Chi non farebbe carte false per farsi coccolare e viziare ventiquattr'ore su ventiquattro?

Lasciare andare i bambini in vacanza con i nonni per i genitori vuol dire comunicare tacitamente ai figli un messaggio di fiducia, che rafforza la loro autostima: siamo sicuri che voi siete in grado di stare per un po' anche senza la mamma e il papà, perché sapete fare tante cose: dormire nella vostra cameretta, vestirvi e lavarvi da soli, mangiare da soli...

Inoltre, ai bimbi arriva chiaro anche questo: vi lasciamo con i nonni, perché li riteniamo persone degne di fiducia, sappiamo che si prenderanno cura di voi in ogni momento. ( A onor del vero, su questo punto sto ancora lavorando: non approvo in toto certe cose che i nonni fanno, ma so che è tipico dei nonni farle, per cui mettiamoci il cuore in pace e amen!).

La cosa importante per me è far sentire comunque che mamma e papà, anche se fisicamente non sono lì, ci sono.

Il che significa telefonare regolarmente per parlare con loro, per farsi raccontare cosa stanno facendo e come si sento, magari stabilire addirittura un appuntamento telefonico ad un orario prestabilito ( si sa, i pupi sono abitudinari).

Se possibile, come nel nostro caso, andare da loro nel week-end se durante la settimana si lavora.

Last but not least, quando i bambini sono in vacanza dai nonni potete approfittarne per dedicarvi di più alla vita di coppia e a voi stesse, facendo attività che magari con i bambini fate più raramente: andare al cinema, visitare un museo o andare tranquilli a mangiare fuori.

In qualunque caso, i bambini dai nonni staranno molto meglio di quanto starete voi a casa, in bilico tra le nuove prospettive che una settimana senza figli vi offre e il perenne senso di colpa che vi coglierà all'improvviso mentre magari vi state facendo fare una maschera al viso o un massaggio rigenerante.

Perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma e se al primo non danno il libretto delle istruzioni, alla seconda assieme alla montata lattea Madre Natura regala un'immenso senso di colpa che non ci abbandonerà mai, non opzionale ma dotazione da mamma standard.