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Luglio e Agosto sono i mesi in cui generalmente le famiglie italiane si preparano per partire e andare in vacanza.

Sul web impazzano le liste delle cose da preparare e da mettere in valigia.

Ce n'è per tutti i gusti: come fare i bagagli, cosa mettere in valigia se si va al mare, in montagna, se i prende l'aereo, se si viaggia con la bici...

E ancora: cosa preparare se sei single, per un viaggio di coppia, se hai famiglia, se i bambini sono piccoli, se sono adolescenti, se partiamo con i nonni, se ci sono anche i pets...

Beh, come dicono gli amici inglesi "riding the gravy train", per cui ecco qui la mia lista universale di cosa mettere in valigia quando si va in vacanza:

  • curiosità: anche una semplice giornata al mare, se vista con occhi nuovi, può essere fonte di sorprese. Una conchiglia rara, una nuvola con una forma strana, un nuovo cocktail da provare...
  • niente preconcetti: è inevitabile che quando si parte ognuno abbia delle aspettative ma i preconcetti, soprattutto quelli basati sui luoghi comuni, lasciamoli pure a casa. Non è vero che gli inglesi sono tutti freddi, che i francesi sono tutti affascinanti e che tutti gli italiani sono chiassosi. L'apertura mentale, in particolar modo se si va all'estero, ci permette di rapportarci con altre culture, di immergerci nell'atmosfera, di sperimentare e quindi di crescere;
  • la voglia di conoscere persone nuove: tanti amici che ho attualmente li ho incontrati in ferie. Che si tratti di una settimana o di un mese bando alla timidezza e buttatevi: le persone sono piccoli mondi, perfino il vicino di ombrellone può rivelarsi più interessante di quanto avevate immaginato;
  • lo spirito d'avventura: abbiamo tutto il resto dell'anno per essere ligi ai doveri. Se in ferie sgarriamo un po', facciamo cose che abitualmente non facciamo e viviamo in modo più frizzante il nostro umore e la nostra autostima ne trarranno beneficio;
  • rilassiamoci: abbiamo sgobbato tutto l'anno, ce lo meritiamo o no un po' di sano relax? E allora ben venga la giornata passata stesi sotto l'ombrellone o su un bel prato di montagna a fare niente, a inseguire pensieri futili, a immaginare, a perdere tempo;
  • divertimento: qualunque sia il vostro concetto legato alla parola "divertirsi", fatelo: tornate bambini, giocate, saltate, ballate, cantate...
  • pazienza: teniamo presente che durante i viaggi gli imprevisti possono sempre capitare, sia che ci siano bambini sia che siamo da soli o in dolce compagnia. Cerchiamo di non ingigantire il problema, di affrontarlo con serenità, di non farci rovinare la vacanza per quelle che spesso sono bazzecole;
  • sano egoismo: le vacanze sono anche le vostre per cui non fatevi scrupoli a pretendere di gestire il vostro tempo anche in funzione dei vostri desideri e delle vostre esigenze. Questo si dovrebbe fare anche durante il resto dell'anno, ma so che a volte non è facile da attuare per un milione di motivi. Durante le ferie però fatelo, anche voi mamme dedite al sacrificio sempre e comunque (perché ci sono e questa non è una critica, ma una semplice constatazione).

Ecco, queste sono le cose da mettere in valigia per andare in ferie e che renderanno la vostra vacanza una vacanza perfetta.

Se ne avete altre, lasciatemi i vostri suggerimenti: non vedo l'ora di leggerli.

 

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Sabato sera siamo stati a cena da una coppia di amici che aspettano il secondo figlio.

Quando si è in compagnia, i discorsi vanno e vengono, come le onde del mare, si accavallano e scivolano via.

Così mi è venuta l'idea di scrivere qui una lettera per lei -so che ogni tanto dedica del tempo al mio blog- nell'eventualità che possa essere di una qualche utilità anche ad altre mamme alla prese con l'idea di fare un secondo figlio o alle prese con una seconda gravidanza.

Se avete qualche altro consiglio da aggiungere, non esitate a scriverlo: io e lei ve ne saremo molto grate!

"Cara amica mia che aspetti il secondo figlio, o meglio, la seconda figlia, ti faccio i miei migliori auguri.

Oltre a questo, ti faccio anche i miei complimenti: decidere di avere un secondo figlio quando la tua bimba sta per cominciare la nuova avventura della scuola primaria non è cosa da poco.

Non è cosa da poco perché oramai eri già "fuori dal tunnel": pannolini, pappette, risvegli notturni per te ora sono solo un lontano ricordo.

Ma non preoccuparti, amica mia, è un po' come andare in bicicletta: le cose che hai imparato ti verranno naturali non appena la piccola A. sarà tra le tue braccia.

Mi fai sorridere quando dici che il tuo grado di preoccupazione rispetto allo stato di salute della bimba nella pancia è più alto rispetto a quando eri incinta la prima volta.

Anche a me è capitato, non so dirti quale strano motivo ci sia sotto.

Forse la prima volta eri troppo giovane e hai affrontato la gravidanza con uno spirito differente.

Del resto, si sa, quando si ha già un figlio si è più consapevoli che gli imprevisti possono capitare a tutti, anche a noi, non solo alla cugina del fratello di tua cognata.

Segui le indicazioni del tuo ginecologo e il tuo istinto di mamma e donna: la piccola A. sta crescendo bene e non c'è ragione per preoccuparsi.

In caso dovessi notare che qualcosa non va, corri subito al pronto soccorso: meglio una corsa in più che una in meno.

E' poi naturale che tu mi dica di sentirti più stanca: innanzi tutto consideriamo l'età, gli anni passano per tutti. In più hai anche la primogenita da seguire, mentre prima eravate solo tu e il tuo pancione.

Sono contenta di non averti sentito dire "ma la amerò tanto quanto amo la prima?", perché vuol dire che hai già capito che, quando si hanno più figli, l'amore non si divide ma si moltiplica.

E la gelosia, mi chiedi? Cara amica, cosa devo risponderti? Mentirei se ti dicessi che G. non sarà mai gelosa di A. o vice versa. 

Sicuramente, avendo sei anni di differenza, la gelosia di un primo figlio verso il nuovo arrivato non si manifesterà come si manifesta tra i miei figli che hanno un gap d'età di pochi anni.

Quello che posso consigliarti, da sorella maggiore, è questo: coinvolgi G. nell'accudimento della nuova venuta, falla sentire indispensabile, quasi tu fossi la stordita della situazione.

"G. per cortesia mi aiuteresti a cambiarle il pannolino? Sai, sono passati tanti anni e non sono sicura di ricordarmi ancora come si fa".

Dedicale sempre del tempo, ritagliati dei momenti speciali solo per voi due, fossero anche solo dieci minuti al giorno, per far sentire che tu sei lì con lei anche se c'è A.

Avere un secondo figlio non è sicuramente una passeggiata, ma neanche un'impresa insormontabile: voglio dire, non stiamo parlando del quinto o del sesto.

Ma tu non farti mai problemi a chiedere un aiuto: perfino la suocera può rivelarsi utile per fare la spesa o stirare o per prepararti una buona scorta di lauti pasti da congelare.

Non spendo nemmeno una parola sull'aiuto di tuo marito: voi siete una coppia "moderna", un ingranaggio ben oliato dove ognuno fa in base a quello che c'è da fare e non in base a ruoli prestabiliti.

 

L'ultimo consiglio che voglio lasciarti, amica mia, è questo: goditi questa gravidanza, assaporala e sii cosciente di ogni attimo che A. cresce e vive dentro di te.

Anche se non è la prima gravidanza, è come se lo fosse: aspettare un secondo figlio vuol dire comunque aspettare un altro figlio per la prima volta.

Quello che hai passato quando eri incinta di G. sarà diverso da quello che stai passando ora che aspetti A.

Non parlo solo del punto di vista fisiologico, ma anche da quello emotivo: tu sei cambiata e quindi la prospettiva con cui affronti le cose non può per forza essere la stessa.

Ogni figlio è differente dall'altro fin da quando viene concepito.

Niente paragoni inutili, niente paranoie inutili: A. è una persona diversa e, anche se le sue esigenze saranno le stesse di tutti i neonati del mondo, il rapporto che creerete con lei sarà del tutto unico e speciale.

Non voglio dilungarmi troppo, sappi solo che per qualsiasi esigenza non sei sola.

Hai tanti amici a cui appoggiarti e non dimenticare le possibilità che ci sono per avere una mano anche da personale specializzato, come per esempio il consultorio di zona.

Ora non ci resta altro da fare che aspettare Novembre per poter vedere dal vivo la piccolina.

Un abbraccio e a presto!"

 

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Quando i bambini mancano ti trovi lì, tutta la giornata davanti, le mille opzioni che si spianano come pietre di sentieri possibili.

Quando i bambini mancano ti si spezza il fiato, perché vorresti avere la certezza che stanno bene, che si divertono davvero, che ogni cosa si svolga come l'avrebbero fatta se ci fossi stata tu.

Quando i bambini mancano lo tiri anche, il fiato, smetti di correre e di fare lo slalom tra i vari impegni, le ore si dilatano all'infinito e ti ritrovi la sera seduta sul divano a fare il punto della situazione scoprendo che in realtà non hai fatto niente. E ti sembra di avere sprecato un dono prezioso.

Quando i bambini mancano ti senti padrona del mondo, libera da ogni responsabilità, vivi alla giornata leggera come un pettirosso, senza pensare troppo alle conseguenze di ogni tua azione.

Quando i bambini mancano in realtà manca anche una grande parte di te, la parte più bella, più complessa, quella che ti ha cambiato per sempre.

Quando i bambini mancano il silenzio della casa può diventare rilassante e opprimente al tempo stesso e ti scopri a desiderare di sentire le loro risate, i loro battibecchi e i loro sospiri.

Quando i bambini mancano ne approfitti per prendere in mano la situazione, per riordinare le idee, per progettare -per quel poco che si può- l'immediato futuro.

Quando i bambini mancano cogli l'occasione per incrementare la vita sociale e così, per caso, rincasi un sabato sera alle 4,30 senza essere andata a ballare, troppo presa dalla conversazione con amici nuovi e vecchi.

Quando i bambini mancano sperimenti nuove ricette, guardi perfino le nuove serie TV di cui hai solo sentito parlare, fai telefonate chilometriche alle amiche più care senza aver nulla di particolare da raccontare, solo per il piacere di poter fare una conversazione senza interruzioni o sottofondi lagnosi.

Quando i bambini mancano passi la sera con un occhio all'orologio, contando i minuti che ti separano da quella telefonata , quando i nonni ti fanno il resoconto della giornata e tu senti una puntura al cuore, proprio lì, dove fa più male, perché in quel momento il tuo desiderio più grande è essere là, con loro.

Quando i bambini mancano sei in bilico tra l'abisso della malinconia e la sfrontatezza della libertà così a lungo vaneggiata, instabile quasi come quando eri incinta, triste e allegra in un batter di ciglia.

Quando i bambini mancano ti ritrovi con il tuo compagno a parlare quasi sempre di loro, di come erano e di come vorresti che diventassero.

Quando i bambini mancano in realtà la loro presenza è sempre forte, indelebile.

E ti ritrovi a capire quanto è profondo l'amore che provi per loro, quanto ti piacciono i tuoi figli, quanto riempiono la tua anima.

Perché sei mamma e questo non cambierà mai, nemmeno quando saranno grandi e se ne andranno per la loro strada: loro saranno sempre una presenza potente che nemmeno mesi di assenza riusciranno a cancellare.

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Ebbene sì, anche quest'anno la Ninfa e Ringhio sono partiti per andare in vacanza dai nonni.

Per qualche giorno saranno ospiti nell'accogliente casetta sul lago di Garda, serviti e riveriti come dei principini.

Noi li raggiungeremo domenica e per far loro una bella sorpresa li porteremo -tempo permettendo- in un posto magico, di cui vi parlerò a gita avvenuta.

Ora vi vedo già, care mamme, prendere posizione nei vostri ranghi: quelle che "ma come fai a lasciare i tuoi figli per così tanto tempo, che li hai fatti a fare, se una madre demmerda" e quelle che "oh, quanto sei fortunata! Potessi io lasciare i miei figli a qualcuno per qualche giorno".

Come dico sempre, la giusta via sta nel mezzo.

Non ho delegato ad altri la gestione dei pupi per andare in una SPA o a cazzeggiare in giro facendo finta di non averli mai fatti (che poi, sarebbe davvero un male?), non ho approfittato del buon cuore dei nonni per fare la pacchia (che davvero, sarebbe comunque brutto?).

Secondo me le vacanze con i nonni (ovviamente se i nonni se la sentono e se i bambini vogliono farle, perché non ci devono mai essere forzature), sono una grande opportunità per tutti.

Lo scorso anno la Ninfa ha passato anche una settimana al mare con i nonni materni, oltre alla settimana al lago da quelli paterni.

Per i bambini fare le vacanze con i nonni rappresenta uno dei passi più importanti per combattere l'ansia da separazione: arrivati ad un'età come quella della Ninfa e di Ringhio, i bambini sono in grado di capire che oltre a mamma e papà ci sono altre persone nel loro mondo.

In più, nel mio caso specifico, i nonni sono una presenza abituale e costante nella nostra vita: quando andiamo a lavorare, fanno da baby-sitter ai bimbi (e ragazze cerchiamo di capire che se ci sono i pro ci sono anche i contro di cui non si parla mai).

Andare in vacanza dai nonni significa dare ai nipoti la possibilità di instaurare e rinsaldare un rapporto essenziale per la loro crescita a livello emotivo: se ripenso ai miei nonni, posso affermare senza riserve che non sarei quella che sono se non ci fossero stati loro - e questo senza nulla togliere ai miei genitori-.

I nonni rappresentano una fonte inesauribile di conoscenze per i bambini che, specialmente a quest'età, risultano interessanti ai loro occhi.

E poi, parliamoci chiaro: avete mai visto un bambino scontento di stare con i nonni? Chi non farebbe carte false per farsi coccolare e viziare ventiquattr'ore su ventiquattro?

Lasciare andare i bambini in vacanza con i nonni per i genitori vuol dire comunicare tacitamente ai figli un messaggio di fiducia, che rafforza la loro autostima: siamo sicuri che voi siete in grado di stare per un po' anche senza la mamma e il papà, perché sapete fare tante cose: dormire nella vostra cameretta, vestirvi e lavarvi da soli, mangiare da soli...

Inoltre, ai bimbi arriva chiaro anche questo: vi lasciamo con i nonni, perché li riteniamo persone degne di fiducia, sappiamo che si prenderanno cura di voi in ogni momento. ( A onor del vero, su questo punto sto ancora lavorando: non approvo in toto certe cose che i nonni fanno, ma so che è tipico dei nonni farle, per cui mettiamoci il cuore in pace e amen!).

La cosa importante per me è far sentire comunque che mamma e papà, anche se fisicamente non sono lì, ci sono.

Il che significa telefonare regolarmente per parlare con loro, per farsi raccontare cosa stanno facendo e come si sento, magari stabilire addirittura un appuntamento telefonico ad un orario prestabilito ( si sa, i pupi sono abitudinari).

Se possibile, come nel nostro caso, andare da loro nel week-end se durante la settimana si lavora.

Last but not least, quando i bambini sono in vacanza dai nonni potete approfittarne per dedicarvi di più alla vita di coppia e a voi stesse, facendo attività che magari con i bambini fate più raramente: andare al cinema, visitare un museo o andare tranquilli a mangiare fuori.

In qualunque caso, i bambini dai nonni staranno molto meglio di quanto starete voi a casa, in bilico tra le nuove prospettive che una settimana senza figli vi offre e il perenne senso di colpa che vi coglierà all'improvviso mentre magari vi state facendo fare una maschera al viso o un massaggio rigenerante.

Perché quando nasce un bambino nasce anche una mamma e se al primo non danno il libretto delle istruzioni, alla seconda assieme alla montata lattea Madre Natura regala un'immenso senso di colpa che non ci abbandonerà mai, non opzionale ma dotazione da mamma standard.

 

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La Ninfa ha quattro anni e mezzo e Ringhio due anni e mezzo. Per essere precisi, hanno ventitré mesi di differenza.

Il che è una fregatura.

E' una fregatura perché quando i bambini sono in questa fascia d'età capire le loro esigenze risulta difficile.

Ringhio vorrebbe fare le cose che fa sua sorella, ma a volte non può perché è ancora troppo piccolo.

La Ninfa a volte regredisce (come pare sia normale) e si mette al livello del fratellino.

Questa situazione di passaggio mi sta creando davvero un sacco di difficoltà.

A volte infatti tendo a trattare il pupo troppo da grande e la bimba troppo da piccola, anche quando apparentemente la situazione non lo richiede.

Istintivamente tendo sempre a "pareggiarli", dimenticandomi purtroppo che hanno esigenze differenti.

E non si tratta solo di bisogni, ma anche risposte alle varie situazioni che si trovano a fronteggiare.

In queste ultime settimane pare che la Ninfa sia diventata una bomba ad orologeria.

La guardo giocare e mi sembra quasi di sentirla ticchettare: tic-tac, tic-tac, tic-tac....

Quando meno te lo aspetti lei scoppia. Mi ricorda tanto "Dragonball", il cartone animato in voga tanti anni fa (Dio, se mi sento vecchia quando faccio questi ragionamenti!).

Mi sembra quasi di vederla, tutta quell'energia distruttiva riversata sul fratellino (che tanto santo e indifeso non è, solo per chiarezza!).

Un'onda d'urto travolgente, incontenibile. Proprio questo mi spaventa: il fatto che  lei stessa sembra incapace di fermarsi 

Prima la reazione ad un dispetto del fratello o un dispetto sul fratello erano sporadici e commisurati; ora invece sembra un treno che ha deragliato.

La cosa che mi preoccupa di più è che a volte ha dei gesti di "cattiveria" gratuita, va apposta a infastidire il pupo che magari si sta facendo i cavoli propri.

Ovviamente poi Ringhio, come ogni secondogenito che si rispetti, la emula in tutto e per tutto.

La situazione sta degenerando e io mi sento impotente.

Come gestisco questa catastrofe?

Quando decido di intervenire se non ho seguito la scena per par condicio sgrido tutti e due.

Se invece sono presente, mi tocca per forza il ruolo di giudice.

Anche se ho assistito alla vicenda, mi faccio sempre spiegare la faccenda (il che ha un'utilità ridotta, visto che Ringhio non sa ancora parlare).

La Ninfa, complice anche il lavoro sulle emozioni svolto alla materna, è invece molto brava a spiegarmi quello che prova.

Ma sapere che lei si sente arrabbiata e triste (come ci si sente durante un litigio), non mi aiuta più di tanto, anzi.

Finisce che mi avvilisco e mi inacidisco come uno yogurt al limone scaduto, perché da adulta non sempre riesco a mettermi bene nei panni di mia figlia.

Non riesco più a capire perché giocare con una tazzina blu sia più bello che usarne una gialla o perché quello che ha in mano l'altro sia sempre e necessariamente meglio di quello che abbiamo noi (sì, ok, questo suona un po' come l'erba del vicino è sempre più verde).

Ho tentato di spiegare alla mia bimba che non deve stuzzicare Ringhio in continuazione e poi lamentarsi se lui si arrabbia; ho perso il fiato a forza di ripetere  che picchiare non serve, se lui la infastidisce deve chiamare la mamma o il papà.

Ma se di primo acchito la sua risposta è sempre "sì, va bene" detto anche in modo partecipe, il suo agire comunica l'opposto.

So che la Ninfa, come tutti gli altri bambini, sta lottando e sperimentando la gelosia nella sua fase più acuta.

Ma io da mamma mi sento di avere le mani legate, nel senso che se c'è anche Ringhio non posso dedicarmi completamente alla pupa come lei mi chiede di fare altrimenti scatenerei la gelosia del fratello ( e Ringhio è già per sua natura più possessivo di lei!).

La strategia del tempo speciale funziona, anche se ho fatto la stronzata di includere Ringhio nel progetto piscina, ma di questo parlerò in un altro post.

Funziona nel senso che per qualche giorno tutto sembra andare a gonfie vele, con la Ninfa innamorata di Ringhio che, come detto sopra, ricambia di buon grado.

Durante queste parentesi si coccolano, giocano assieme, si aiutano, si coalizzano contro i "grandi" per ottenere quello che vogliono, dalla caramella al permesso di vedere ancora un attimo il cartone animato del momento.

Quando pensano di non essere visti, la Ninfa fa un po' la mammina o la maestrina: lo aiuta con i vestiti, lo accompagna in bagno, gli racconta le favole.

A volte li sentiamo sghignazzare e bisbigliare e vorrei sapere di cosa parlano.

Ma tengo a bada la curiosità, perché la complicità tra fratelli è roba loro, come è giusto che sia.

La sera, quando li lasciamo in cameretta, furtivamente il piccolo si intrufola nel letto della Ninfa, avvinghiato a lei come l'edera a un tronco.

Ed è bello trovarli così, la mattina, ancora sospesi tra sonno e veglia.

Questo "bipolarismo" mi scombussola non poco. Spero che sia una fase passeggera e che, con il passare del tempo, la situazione diventi più stabile (in meglio, ovviamente).

Dal canto mio, tenterò di non fare favoritismi tenendo però sempre a mente che i miei bambini hanno bisogni differenti, farò in modo di essere più zen e meno interventista.

E li ricoprirò di affetto e attenzioni illimitati, cercando di mettermi di più al loro livello, tornando a "sentire" certi aspetti della realtà come se fossi bambina anch'io.

E voi, bismamme o trismamme o plurimamme, come gestite la gelosia tra i vostri figli? Mi date delle dritte?

 

 

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...e gli anni passano, i bimbi crescono, le mamme imbiancano...

Così dice la famosa canzone e ogni volta che la ascolto mi rendo conto di quanto sia sempre più vera.

I bimbi crescono, care mamme, facciamocene una ragione. Il tempo passa ma, a volte, ci sembra che non passi abbastanza in fretta.

Comprendo bene i sentimenti di quei genitori (compresa me) che spesso pensano: "Ma quando cresci e posso respirare un po'?"

Quando si è "nel tunnel", per usare un'espressione comune, tutto ci appare cupo, nero, pesante.

Vedremo mai la famosa luce fuori dal tunnel?

Da una parte è senza dubbio vero: la fatica dei genitori (sì, voglio includere anche i padri) quando i bambini sono piccoli è inenarrabile.

Le levatacce notturne per sfamare il piccolo, le supposizioni per interpretare i suoi pianti, spesso ininterrotti, la giornata che ci sembra sgusciare tra le dita scandita dal ritmo pappa-cacca-nanna.

E poi i denti, l'ansia per i vaccini, i salti mortali per coniugare lavoro e famiglia, le preoccupazioni quando vediamo i nostri piccoli in preda a un malore, magari anche non troppo serio, che a noi appare comunque gravissimo.

Le questioni legate allo svezzamento, allo spannolinamento, i terribili due (ma anche tre e quattro -dei cinque non parlo perché ancora non so), i tira-e-molla, i capricci che esistono ma forse anche no.

Il dubbio attanagliante di non educare bene i nostri figli, la sensazione di inadeguatezza che in qualche modo ci portiamo sempre dentro, la paura di sbagliare e di rovinarli per sempre, di farli diventare degli adulti disadattati, aggressivi, egoisti, violenti.

Quando ci siamo, nel tunnel, ci arrabattiamo stringendo i denti e ci facciamo coraggio dicendoci: "Su, via, passerà anche questa". E avanti come arieti da sfondamento.

Sapete una cosa? Vi assicuro, amiche mie, c'è luce anche dentro al tunnel.

Se è giustamente umano desiderare che a un certo punto i bambini crescano e diventino per un certo verso più autonomi e più ragionevoli ( uso questo termine per indicare la loro acquisita capacità di capire certi tipi di ragionamento), dall'altra tendiamo a non vedere il lato bello delle cose.

Quando i nostri pargoli avranno dieci anni, probabilmente saremo lì a dispiacerci, a spargere qualche lacrima nostalgica ripensando a quando hanno mosso i loro primi passi, a quando hanno detto "mamma" per la prima volta, a quando si addormentavano in braccio a noi, alla loro buffa espressione quando hanno fatto il bagno per la prima volta.

Tutta la stanchezza, tutta l'angoscia, tutta la fatica verrà dimenticata, sarà una cosa di cui parleremo, ma la sensazione, quella ce la saremo scordata, lasciata alle spalle.

Come quando si dimenticano i dolori del parto e ciò che rimane di quell'esperienza è la gioia immensa di tenere tra le braccia il nostro bimbo, di accarezzare la sua pelle, di assaporare il suo odore.

Per cui, egoisticamente, non voglio che i miei figli crescano.

Vorrei poterli tenere così, ancora per un po', sospesi in una bolla atemporale.

Mi piacerebbe fare il pieno delle loro risate infantili che scoppiano all'improvviso per cose che a noi adulti sfuggono, perdermi nel fiume di parole della Ninfa quando mi racconta la sua giornata, godere degli abbracci e dei baci umidicci di Ringhio.

Fermare il tempo quel tanto che basta per rimpinzarmi di sensazioni, di ricordi, di emozioni da tirare fuori all'occorrenza nei momenti difficili che affronterò in futuro.

Quando sarò nauseata, allora via, si può andare avanti e vedere quello che ci riserveranno gli anni a venire.

Figli miei, vi prego, crescete, ma non troppo in fretta: tempo per diventare grandi ce n'è in abbondanza.