Vi ho già detto che per me giugno rappresenta sempre il mese della fine?

Ma ad ogni fine corrisponde un nuovo inizio, un pò come quando a dicembre si fa la lista dei buoni propositi.

Ecco, i buoni propositi di solito sono buoni fin tanto che li pensi, ma poi non si concretizzano mai.

Le diete vengono sempre rimandate al lunedì, l'iscrizione in palestra al mese seguente, il riordino della casa alle pulizie di primavera...

In una parola, procrastiniamo e rimandiamo. E mi ci metto anch'io, eh.

Giugno invece no. Lui è il mese dei progetti concreti, delle cose realizzabili, tangibili.

Sarà perché con l'arrivo dell'estate mi sento più piena di energia, più positiva e più propositiva.

Le giornate si allungano, i bambini passano più tempo fuori, all'aria aperta.

Ed io ho più tempo per pensare, programmare, progettare.

Le miei idee, appena abbozzate, prendono forma attraverso le parole, attraverso i dialoghi con CF (a volte proprio un santo!) e diventano fattibili.

Poi si parte così, in sordina, quasi per gioco.

"E se proviamo a...?"

"Sì, però come facciamo? Dobbiamo arrangiarci con quel che abbiamo"

"Via, dai, vediamo se siamo capaci, qualcosa ne verrà fuori"

"Del resto, guarda col blog, non eri capace neppure a inserire un'immagine....Se poi parliamo delle cose che hai fatto fuori dal mondo virtuale, lo sai meglio di me."

"Sì, boh, mah, non sapresi...E se poi viene una schifezza?"

"Noi proviamo..."

Insomma, dagli che ti ridagli, tra una risata di cuore e una caduta a picco dell'autostima, è nato lui:

 il mio canale youtube!

Quello che vedete qui sopra è ovviamente una prova....La vita va presa con leggerezza!

Date un'occhiata agli altri video che ho caricato e fatemi sapere cosa ne pensate.

Si accettano consigli, anche perché ho delle idee su quello che vorrei fare ( ve ne parlerò in seguito)  ma il confronto è sempre d'aiuto.

Ah, non serve che vi dica di iscrivervi, vero?

 

5

Ieri sera la Ninfa faceva i capricci perché voleva mangiare il gelato.

"Voglio il gelato, quello buono alla panna con il cono e il cioccolato sopra!"

Immaginatevi essere tallonate da una quatrenne che ripete "voglio il gelato, voglio il gelato, voglio il gelato!" come una mitraglietta, senza tirare il fiato.

Mentre cucini, attaccata alla gamba.

Mentre sei seduta, alle tue spalle.

Mentre sei in bagno, fuori dalla porta.

Martellante, instancabile, esasperante.

Ma non ho ceduto. Sono stata ferrea, irremovibile e salda nella decisione presa di comune accordo con il padre.

"Il gelato si mangia dopo cena e solo se fai la brava e la smetti subito di fracassarmi i maroni  fare i capricci!"

Ovviamente non è servito a nulla, ha proseguito imperterrita col suo mantra, lei, tanto che alla fine è riuscita a far venire voglia di gelato pure a me, che non ne vado matta.

Durante la cena non ha toccato cibo. In compenso ci ha pensato Ringhio a ripulire per bene anche il suo piatto.

Per coerenza, anche se mi è dispiaciuto, non ha avuto il gelato tanto desiderato.

Imbronciata, la piccola è andata a buttarsi sul letto.

L'ho lasciata sbollire un pò nella vaga speranza che la tempesta si placasse.

Poi ho preso Ringhio e siamo andati in cameretta per la favola della buona notte.

"....E la donna cattiva, dal cuore di pietra, non si fece commuovere dalle lacrime della fanciulla..."

"Cosa vuol dire cuore di pietra?" mi domanda la pupa, curiosa.

"Ma non hai detto che non volevi ascoltare la favola?" insinuo, con un pizzico di soddisfazione.

"Infatti non la ascolto io, la ascoltano le mie orecchie" puntualizza la Ninfa.

Sorrido nella penombra: il gelato alla panna è stato dimenticato.

"Una persona che ha un cuore di pietra vuol dire che è una persona insensibile, cattiva"

"Il contrario della mamma che ve le dà sempre tutte vinte e vi vizia" sbotta CF dalla camera adiacente.

La Ninfa salta sul letto e grida: "No, non è vero, la mamma è cattiva e ha un cuore di pietra perché non mi ha dato il gelato alla panna".

Presa in contropiede, maledico mentalmente CF per la sua tempestività.

La Ninfa è di nuovo imbronciata. Nella luce soffusa vedo il suo corpicino rannicchiato sotto il lenzuolo.

Sospiro e continuo il racconto col cuore pesante.

Ringhio si addormenta in un batter d'occhio sopra di me, con quell'abbandono tipico che solo i bambini hanno.

Con mosse degne di un contorsionista riesco a districarmi senza svegliarlo.

Getto uno sguardo sconsolato al letto della Ninfa, da cui non proviene alcun rumore.

So che è ancora sveglia, così mi avvicino per darle un bacio.

"Ehi cucciola..." sussurro.

Pian piano la sua testa fa capolino da sotto le lenzuola aggrovigliate.

Le poso un bacio lieve sulla fronte, lei mi stringe la mano e mi chiede: "Cos'è quello?"

Seguo la direzione del ditino e tento di distinguere qualcosa.

Tra i giochi d'ombra creati dalla luce del lampione che penetra tra le persiane socchiuse, scorgo una sagoma che guizza lungo il muro.

"Sarà un insetto o un ragno, amore. Starà tornando a casa per andare a dormire. Ora chiudi gli occhi e dormi anche tu".

"Ahhhh..." risponde la pupa, calma e tranquilla.

E subito dopo urla: "Papàààààà, vieni,corri veloce!"

CF allarmato si precipita in cameretta e accende la luce.

La Ninfa saltella sul letto indicando il muro.

"Guarda, c'è un insetto grande. Buttalo via, buttalo via!"

Io la guardo esterrefatta: la mia bimba non ha mai avuto paura degli insetti, anzi. Io mi preoccupo sempre per loro, più che per lei.

Da piccola si è inghiottita un bel pò di formiche e non erano neppure quelle Bon-bon!

"Amore, bastava dirlo alla mamma...."

"No, no! Io voglio solo il mio papà che butta via le creature cattive"

CF pare rifulgere di luce propria.

Investito da cotanto onore, nei panni dell'eroe salvifico, acchiappa il malcapitato mostro e lo schiaffa nel water, giù per il tubo, senza alcuna pietà.

I bambini saltellano in giro per la stanza, eccitati, in una strana danza tribale.

"Bravo papà, bravo papà!" E battono le mani.

Lui si gode il suo momento di gloria. La Ninfa, appesa al suo collo, gli schiocca un bacio rumoroso e umidiccio sulla guancia.

CF è letteralmente in brodo di giuggiole.

"Papà, il mio pancino ha fame ora. Visto che siamo svegli, posso avere il gelato col cono e la panna?" miagola lei, con uno sguardo che non ha nulla da invidiare al Gatto con gli Stivali di Shrek.

"Ehi!" tento di oppormi.

Ma CF non mi guarda neppure. Si dirige in cucina con la bimba in braccio e Ringhio che gli trotterella dietro.

"E poi chi è che li vizia?" salto su fingendomi indignata.

"Sei stata tu a dire che non poteva mangiare il gelato, non io!" ribatte il padre dei miei figli, con una faccia da schiaffi.

"Sì, sì" sottolineano loro.

"Il mio papà è il più coraggioso del mondo. Ed è buono buono come questo gelato. Ha proprio...un cuore di panna!"esclama la Ninfa.

Guardo mia figlia leccare il gelato, completamente appagata.

Osservo il mio compagno che sorride trasognato: una volta tanto è lui al centro dei pensieri della sua bambina.

Sbircio Ringhio, a cui basta mangiare qualcosa per essere contento.

Sospiro e sgranocchio la cialda del gelato. E' davvero buono!

"E vissero tutti felici e contenti", concludo mentalmente.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali)

4

I bambini, si sa, non hanno il concetto del tempo.

Non sanno cos'è un'ora, un giorno o un mese, vivono nel "qui e ora".

Ve ne sarete accorte anche voi, quando per esempio dite loro "ancora cinque minuti e poi andiamo" e, quando arriva il momento, loro esclamano "ma no è passato pochissimo".

Oppure quando siete in coda alla cassa e vi fanno gentilmente notare che "è almeno un anno che sono lì in piedi".

Però in compenso sono in grado di passare davvero un'ora d'orologio ad osservare una formichina attraversare il prato o le gocce di pioggia inseguirsi sul vetro della finestra.

Pare che la relatività del tempo contagi anche i padri dei nostri figli.

Non appena divengono genitori, infatti, avviene qualche mutazione genetica: scatta un primordiale istinto contemplativo.

Se già prima, quando eravate solo una coppia, pretendere di avere il tavolo sparecchiato dopo mezz'ora dalla fine del pasto era un miraggio, ora che avete figli mezz'ora, se vi va bene, diventerà uno standard.

Gli uomini sono procrastinatori per natura. Tranne che su una cosa, e avete già capito quale.

Perché si deve fare oggi quello che può essere fatto domani?

Tutte le faccende domestiche, in generale, non vengono avvertite come prioritarie.

Prima di sparecchiare non è meglio digerire con calma?

C'è sempre tempo per mettere i piatti in lavastoviglie, non cambia niente se li metti alle 20.00 o alle 22.00.

E ti perdi il bello della vita, ammirare i pupi neonati mentre dormono o mentre gorgheggiano, in fondo crescono così in fretta...

"Dopo" diventa il loro mantra. 

E questo fa a botte con il mio: "prima il dovere e poi il piacere".

"Tesoro, puoi portare fuori la spazzatura?"

"Sì, dopo, adesso sto giocando con le Lego"

"Amore, puoi passarmi la pentola?"

"Certo, dopo, ora finisco di fare la lotta con Ringhio"

"Caro, puoi preparare il caffè?"

"Adesso? No, dai, dopo, ora stiamo guardando un cartone"

Insomma, utilizzano senza vergogna i  bambini.

"Ma come, dici sempre che dovrei dedicare più tempo ai nostri figli e quando sono con loro mi chiedi di fare delle cose che non sono urgenti?!"  esclamano, con tono incredulo e amareggiato.

E qui scatta la trappola: sì, perché siamo così ingenue da abboccare ingoiando esca, amo e tutto.

Con gli occhi a cuoricino, sentendoci perfino in colpa, balbettiamo un "non ti preoccupare, faccio io", orgogliose che il padre dei nostri figli faccia "il papà".

Uè, balenghe, non sarà il caso di svegliarsi un pò?

O siete particolarmente zen, per cui riuscite veramente ad aspettare il non meglio definito "dopo" che potrebbe quantificarsi in minuti, ore o giorni o trovate una soluzione alternativa.

Siccome "c'è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù", io scelgo la strada alternativa.

"Bambini, aiutate il papà a sparecchiare che dopo la mamma vi dà una caramella gommosa?"

Sì, lo so, baro, gioco sporco.

Ma funziona: i bimbi costringono l'uomo di casa a fare qualcosa subito perché, vivendo "qui e ora" , il "dopo" del padre per loro non ha molto senso.

"Dopo quando?" chiedono.

"Dopo aver sparecchiato"rispondo io serafica.

Bastano due o tre volte e l'arte del procrastinare viene assoggettata alle esigenze di routine familiare.

Così dopo tutti, compresa la mamma, hanno tempo a volontà da dedicare alle arti contemplative, nella fattispecie sedersi sul divano e contemplare i bambini giocare con il papà.

Che non può sfuggire cavandosela con un "gioco con voi dopo aver aiutato la mamma".

 

 

 

 

Si sente sempre più spesso parlare di decluttering.

L'altra volta la zia ottantenne della mia vicina se n'è uscita con la frase che doveva assolutamente far fare il decluttering alla sua badante moldava. La vicina annuiva con partecipazione. Salvo poi chiedere chiarimenti alla sottoscritta.

"Signora R., vuol dire riordinare e buttare via tutto quello che non serve più".

Semplicemente, si riciclano le cose. Ma detto in inglese, come sempre, suona meglio, più moderno e chic. E pensare che sono cose che si fanno dall'alba dei tempi...

Come sapete, noi abitiamo in una piccola casetta. In quattro si fa in fretta ad accumulare cose che non servono. O meglio, ci si ritrova spesso, volenti o nolenti, a dover far fronte ad oggetti più o meno desiderati che occupano spazio nei nostri cassetti, nei nostri armadi o nelle nostre stanze.

Io (e per imposizione anche CF) sono abbastanza ordinata. Se vogliamo vivere bene in uno spazio ristretto, dobbiamo per forza cercare di essere ordinati e di sapere quello che abbiamo e dove lo abbiamo.

A volte però le cose ci sfuggono di mano. Capita quando per stanchezza o pigrizia accumuliamo le cose e ce ne dimentichiamo. Per esempio, quando la nonna di turno ci porta a sorpresa il copriletto tutto merletti e pizzi ricamato amano dalla prozia Rosa mancata nel 1946.

Allora ringraziamo e infiliamo la biancheria nel primo armadio che troviamo, con la nota mentale del " ci penso più tardi ora scappo che se no faccio tardi al lavoro". Ovviamente ce ne ricordiamo mesi dopo.

O quando io e CF andiamo a fare la spesa lo stesso giorno e compriamo più o meno gli stessi articoli. Finisce che abbiamo doppioni di alcune cose e niente di altre.

Arriva quindi il giorno in cui mi sento psicologicamente costretta a riportare l'ordine nel caos. E' quasi come se una forza più grande si impossessasse di me.

Solitamente approfitto del week-end e in concomitanza faccio il cambio armadi dei bambini.

Compagno Fedele, avvertendo che la tempesta è in arrivo, si defila come suo solito. I bimbi invece rimangono con me e insieme scateniamo l'apocalisse.

Tolgo dagli armadi tutti i vestiti e tutte le loro cose. Poi preparo tre begli scatoloni con scritto: "DONARE", "TENERE" e "BUTTARE".

Comincio a fare la cernita. I bambini si divertono un sacco, anche se mi sembra di essere Penelope: io metto e loro tolgono, in un susseguirsi infinito di calze, pantaloni, magliette e gonne.

A volte partecipano anche i gatti: si acquattano furtivi nelle scatole e scattano non appena qualcuno ci infila una mano.

A fine giornata sembra che in casa sia passato un ciclone: vestiti e scarpe ovunque, la Ninfa che indossa mise improvvisate perché a lei piace vestirsi da signora e Ringhio che si nasconde negli armadi.

Io ovviamente sull'orlo di una crisi di nervi. Poi magicamente loro si addormentano stremati nel primo posto che capita ed io finisco di sistemare.

Le cose da tenere vengono date a mia mamma che ha spazio a sufficienza e vengono ricontrollate la stagione successiva.

Quelle in buono stato da donare vengono suddivise ulteriormente: le cose della Ninfa le regaliamo a una nostra amica che ha una bimba piccola che le può usare e quelle di Ringhio ad un'altra mamma con un bimbo che ne farà buon uso.

Anche io ricevo vestiti e altre cose da mamme mie amiche, così ogni singolo capo d'abbigliamento viene sfruttato a lungo prima di essere definitivamente cestinato.

Le cose da buttare invece vengono ricontrollate per vedere cosa si può recuperare: bottoni, cerniere, cinture o stringhe che si possono usare per fare lavoretti con i bambini (le nonne, non io!). Quel che rimane viene messo nei cassoni gialli o verdi dell'Humanitas.

Anche per i giochi e i libri il procedimento è lo stesso: ciò che è in buono stato viene dato ad altri bambini più piccoli o donato a spazi gioco, ludoteche e ospedali pediatrici.

I libri finiscono a rimpolpare gli scaffali delle biblioteche e quelli che vengono rifiutati vengono messi nella carta per essere riciclati.

Per quel che riguarda invece soprammobili e souvenir, si dona tutto alle associazioni parrocchiali che si occupano delle pesche durante le sagre di paese. L'anno scorso i bambini hanno ripescato una piccola tartaruga che è quindi tornata sulla sua mensola...

A me piace molto questo modo di riordinare la casa. Se fatto regolarmente (e senza bambini tra le..scatole!) si ottimizza lo spazio in maniera veloce.

La base è avere una buona organizzazione a monte: cominciare da una stanza e passare poi all'altra e suddividere il lavoro in categorie: vestiti, giochi, libri, cose della casa ....

Inoltre mi sento meno in colpa a sbarazzarmi delle cose che non uso più o che semplicemente non mi piacciono perché so che altri potranno invece apprezzarle.

E voi fate decluttering? Come vi organizzate?

 

Le ciliegie sono uno dei frutti che preferisco.

All'arrivo della bella stagione,  comincio a spiare le piante di ciliegio per vedere a che punto è la maturazione dei frutti.

Quando ero piccola andavo a raccoglierle con mio nonno o con mio papà nei prati del circondario, che allora non erano cintati.

Si chiedeva ovviamente il consenso ai proprietari del terreno e poi si andava all'attacco.

Spesso la raccolta coinvolgeva anche altre famiglie, per cui non era inconsueto vedere adulti e bambini appesi ai rami degli alberi in pose assurde per raggiungere le ciliegie.

Le più buone scorpacciate le ho proprio fatte a cavallo di una ramo (e anche le più grandi indigestioni, perché già lo sapete che una ciliegia tira l'altra).

Il raccolto - o quel che rimaneva- veniva portato a casa per essere trasformato in marmellate e confetture dalle mani abili di mamme e nonne.

Una primavera alle ciliegie raccolte da noi si erano aggiunte anche quelle regalateci da uno zio che abitava in Trentino.

Una buona parte finì nelle pance di noi bambini ( non serviva dirlo, eh?) e una parte fu destinata ai vasetti.

Al momento di fare la marmellata però mia nonna si accorse di aver finito i vasi.

Che fare allora con quelle belle ciliegie già denocciolate?

Decise di farci una bella torta. Il dolce alle ciliegie riuscì talmente bene da entrare a far parte di quella rosa di ricette tramandate di generazione in generazione.

Poiché era una torta davvero ottima, le fu affibbiato il nome di "Torta Ciliegiotta", ossia torta ghiotta alle ciliegie.

Domenica dal lago di Garda mi sono  arrivate tantissime ciliegie.

Siccome una volta raccolte deperiscono piuttosto in fretta, dopo la consueta abbuffata, sono riuscita a fare un paio di vasetti di confettura.

Ma me ne sono riservata mezzo chilo per fare la Ciliegiotta assieme ai bambini.

Infatti, oltre ad essere buona, è una torta facilissima da preparare.

Ecco qui la ricetta, come l'aveva fatta mia nonna.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm.:

  • 500 gr. di ciliegie denocciolate
  • 200 gr. di farina 00
  • 170 gr.di zucchero (io ho utilizzato quello di canna super fine)
  • 150 gr.di burro
  • 3 uova
  • una bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • la buccia grattugiata di un limone

Procedimento:

Lavate le ciliegie e fatele denocciolare ai vostri bambini. Non servono strumenti particolari, bastano le mani.

Vi consiglio però di farglielo fare lontano dai muri e sopra una ciotola capiente; le ciliegie mature sono molto succose e questa operazione farà inevitabilmente schizzare il succo in giro per cui regolatevi a meno ché non vi piacciono i muri tappezzati di gocce rossastre, ovviamente.

Nel frattempo preriscaldate il forno statico a 200 gradi e togliete il burro dal frigo, in modo tale da farlo ammorbidire.

Una volta preparate le ciliegie, fate sciacquare le mani ai pargoli e chiedete loro di imburrare la tortiera (anche questa operazione riscuoterà  grande successo).

Dopo un altro giro sotto il rubinetto, i vostri bimbi setacceranno la farina assieme al lievito in una terrina dai bordi alti.

A questo punto, dite loro di lavare e asciugare il limone e di grattugiarne la buccia (fate attenzione alla parte bianca che non va grattugiata perché amara).

Fate poi mischiare la buccia grattugiata alla farina, aggiungete anche lo zucchero, il pizzico di sale ed infine il burro ammorbidito tagliato a pezzettini e le uova (sì, i pupi possono rompere le uova, magari in una tazza separata da cui pescherete eventuali frammenti di guscio. Vi assicuro che già dopo la seconda volta saranno più abili di voi a farlo).

Se siete sadiche, potete far lavorare l'impasto a mano con un cucchiaio di legno. Siccome però è faticoso, io preferisco far utilizzare ai pupi uno sbattitore elettrico: è più veloce e loro si sentono "grandi" ad utilizzarlo.

Anche qui, vale il consiglio dato in precedenza: lontano dai muri. Io per sicurezza metto la terrina all'interno del lavandino, così eventuali schizzi non mi sporcano il resto della stanza.

Non devo dirvelo, vero, che i pupi possono stare su una sedia o uno sgabello se non ci arrivano?

Si parte dalla velocità più bassa e man mano si sale: dovete sbattere alla massima velocità per tre minuti.

Infine ponete l'impasto cremoso nella tortiera e livellatelo con un cucchiaio.

Ecco l'ultimo passaggio: ricoprite la superficie della torta con le ciliegie.

Mettete la vostra creazione nel forno (io questo non lo faccio fare ai bambini), abbassate la temperatura a 180° C e fate cuocere per trentacinque minuti (come sempre i tempi di cottura variano da forno a forno, per cui fate la prova stecchino).

I vostri bambini si sistemeranno davanti al forno e ogni cinque minuti vi informeranno dettagliatamente sui progressi della torta ("Mamma, sta diventando grande!", "Mamma, comincia a sentirsi l'odore", "Mamma, ma le ciliegie sono annegate!")

Una volta pronta, togliete il dolce dal forno. Vedrete che le ciliegie, come già vi avranno fatto notare i pargoli,  sono affondate nell'impasto ma il bello della torta Ciliegiotta è proprio questo.

Fatela intiepidire per dieci minuti, poi capovolgetela: il sotto pieno di ciliegie diventerà il sopra.

Ponete la torta Ciliegiotta a raffreddare su una gratella e, al momento di servirla, guarnirla con ciliegie fresche, oppure fare come noi: una bella spolverata di zucchero a velo e, a parte, una cucchiaiata di ciliegie poste in un pentolino con un pochino di zucchero a caramellare per due-tre minuti (occhio a temperatura e tempo, non si deve sentire odore di bruciato, per cui dovete andare a naso).

E' davvero irresistibile, ideale per iniziare la giornata con sprint!

PS: se volete sveltire il procedimento e avete il Bimby, ponete tutti gli ingredienti nel boccale (prima le polveri setacciate e poi il resto) vel. 5/6 per tre minuti. Però i vostri bambini non si divertiranno così tanto.

Provatela anche con altra frutta, magari fragole o frutti di bosco e fatemi sapere cosa ne pensate.

2

"Cose che capitano, su!"

Mi dice CF, nel vano tentativo di consolarmi.

"Dai, non prendertela! Poteva capitare a chiunque" mi rassicura mia mamma, mentre mio papà tenta di nascondere un sorrisetto divertito sotto i baffi.

"Su, su, non prendertela! Vedrai che poi tornerà come prima", sostiene mio fratello, allungandomi una pacca cameratesca sulla spalla.

Ogni persona che è transitata fortuitamente da casa nostra questo week-end si è sentita moralmente obbligata a rincuorarmi.

Tutti tranne mia suocera. Lei si è limitata ad alzare gli occhi al cielo, stirare le labbra sottili in una smorfia di biasimo ed emettere un neppur troppo lieve sospiro sconfortato.

Sicuramente si sarà chiesta- per la centesima volta- dove il suo figliolo mi avesse scovata.

E ha allungato la lista dei miei difetti aggiungendo una qualche forma di daltonismo per cui geneticamente non sono in grado di discernere tra le varie sfumature di colore.

Tutto questo a causa di Ringhio e delle sue manie di lasciare graffiti e murales sulle più svariate superfici della casa, gatto compreso.

Alcuni mesi fa il diabolico graffittaro, approfittando di un momento di distrazione genitoriale, aveva imbrattato il divano color panna.

Le mefistofeliche rigate inflitte a suon di evidenziatore rosa fosforescente, dopo innumerevoli trattamenti, sono diventate pallide cicatrici rosate.

La stessa sorte è toccata alle pareti di casa. Scarabocchi dei più svariati colori sono comparsi improvvisamente qua e là, scombussolando l'ordine prestabilito.

Proprio per ripristinare l'ordine- o una parvenza di esso- venerdì sera mi sono armata di pennello e tempera per interni.

Ho pulito le pareti bianche per togliere i segnacci dei pennarelli lavabili ( non ho capito perché li definiscono così, visto che dai vestiti non scompaiono mai del tutto e nemmeno dalle mani dei bambini, figuriamoci dai muri di casa).

Ho ridato il colore bianco nella sfumatura prescelta identificata chiaramente con un codice a sei cifre sul barattolo stesso e tutto è tornato come prima.

Galeotto invece fu il colore.

Perché eliminare le tracce da una parete colorata di arancio è cosa complicata. Sotto la pittura il segno torna a vedersi, se gratti togli il colore e quando metti quello nuovo la differenza si nota.

Quindi? Quindi ho tentato di eliminare gli scarabocchi utilizzando la gomma pane, poi la spugna magica, poi spugnetta e sgrassatore, poi nonmiricordopiù.

Alla fine, quando non è rimasta neanche l'ombra delle opere di Ringhio, ho applicato il colore.

Pennello alla mano, fischiettando la sigla di "Topo TIP", ho colorato i pezzi della parete che avevo ripulito.

Al compimento dell'opera, ho guardato la parete su cui campeggiavano macchie arancione scuro, come toppe colorate sugli abiti dei clown.

CF, che rincasava in quel momento dal lavoro, mi chiede se avevo utilizzato la tempera della sfumatura giusta.

"Perché, quante latte abbiamo? Io ho trovato solo questa, per cui è quella giusta per forza. Sarà così perché si deve asciugare", affermo vantando una certa sicurezza.

La mattina dopo CF mi trova impietrita davanti a quello che viene soprannominato il Muro del Pianto. Le toppe colorate, lungi dall'uniformarsi al colore della parete, fanno bella mostra di sé.

L'impatto è quello che di solito si ha quando si vedono i provini dei pittori sulle pareti, fatti per scegliere il colore definitivo da applicare.

CF, dopo essere scoppiato in una fragorosa risata, va a prendere la latta e confronta il codice con quello riportato sulle palette dei colori che avevamo utilizzato per scegliere quella sfumatura tanto discreta che ci piaceva tanto.

Ovviamente non era la stessa nuance.

"Ma come è potuto accadere?!" continuo ad esclamare.

Ho dovuto aspettare che riaprisse il colorificio questa mattina per acquistare la tinta giusta.

E sottopormi al vilipendio collettivo, perché casa nostra si è trasformata nella nuova Mecca proprio questo fine settimana.

Sono cose che capitano, sì, vorrei sapere a chi oltre a me, però!