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"Mamma, continua a piovere!"

La Ninfa stasera pare un tantino giù di corda. Sarà la stanchezza? Di solito non si lamenta mai, al massimo fa i capricci e le sue solite sceneggiate.

Oggi invece sembra che un velo di malinconia le sia piombato addosso, come una cappa pesante.

So che alla materna è stata una giornata pesante: pare che una bimba grande alcuni giorni fa abbia picchiato un bimbo piccolo e le maestre hanno deciso di affrontare il problema con tutta la classe.

Inoltre hanno chiesto che anche noi genitori ci muoviamo in tal senso.

"Non ho voglia di guardare i cartoni". Sbuffa e se ne va in camera.

Spengo tutto e la seguo a ruota, tallonata da Ringhio.

Qui ci vuole un'idea, qualcosa di diverso da solito.

"Facciamo così, bambini, adesso spegniamo tutte le luci, accendiamo un paio di candele e la mamma vi racconta una storia nuova"

"Sì, mamma, una storia diversa. Siccome è autunno e piove, nella storia ci voglio...Un ombrello giallo!".

Rapidi si infilano nei loro lettini. Io mi siedo sul pavimento, in mezzo alla stanza, equidistante dall'uno e dall'altra.

"La nostra storia inizia a Parigi, in un giorno di pioggia, Noah esce di casa e prende le bus. Dietro al finestrino intravede un ombrello giallo, un sole nel grigio del giorno. Noah scende e segue quella macchia soleggiata per i vicoli di Mont Marte e..."

"E...?" domanda la pupa.

"E non riesce a staccare gli occhi da quell'ombrello. Cammina in trance, un piede dietro all'altro. Sta procedendo contromano e si ritrova a scansare le persone che gli si parano davanti, quasi come se fossero delle ragnatele.

La pioggia si è fatta più forte. Noah sente i piedi che sguazzano nelle leggere scarpe di tela mentre rivoli ghiacciati gli scendono dalla nuca lungo la schiena, come allegri torrenti di montagna.

E' talmente concentrato che si dimentica quasi di sbattere le palpebre.

L'ombrello giallo lo chiama e a Noah questo richiamo sembra invitante come quello delle sirene.

Impossibile resistere.

Il ragazzo affretta il passo ma non riesce a colmare la distanza che lo separa da quell'ombrello.

Per un attimo, uno soltanto, l'ombrello si sposta e Noah riesce a intravedere una chioma rossa.

Il suo cuore manca un battito, le mani tremano leggermente.

Spicca un balzo in avanti, ma il suo piede incontra un ostacolo e Noah cade rovinosamente a terra.

Steso a pancia in giù in una pozzanghera, Noah ha come la percezione che il mondo si sia fermato.

Sente le voci allarmate e spaventate dei passanti, osserva le punte delle loro scarpe muoversi concitatamente attorno a lui.

Mani forti lo sollevano e occhi preoccupati lo scrutano. Ma lui non ha tempo per tutto questo.

Deve trovare l'ombrello giallo. Ignorando le fitte di dolore, Noah gira la testa qua e là.

La macchia gialla non c'è più. I passanti riprendono il loro cammino. Noah resta in piedi, solo tra la folla, sotto il cielo plumbeo.

La pioggia ha cessato di scendere. Sentendosi addosso tutto il peso del mondo, il ragazzo si gira.

E lei è lì, l'ombrello giallo chiuso con l'elegante laccetto.

"Temevo di averti perso per sempre" prorompe il ragazzo.

La sua voce stridente in cui si mischiano le tonalità del bambino e dell'adulto rimane per un attimo sospesa nell'aria.

"Noah, non essere melodrammatico. Ci saremmo visti domani, finito il turno di lavoro. Ti ho aspettato, ma visto che non arrivavi..."

Con un gesto automatico la donna si tira indietro un ciuffo di capelli rossi sfuggiti alla molletta.

A Noah quel gesto così intimo e familiare fa passare subito il malumore.

"Ero in ritardo perché mi hanno rubato il portafoglio"

Lo sguardo della donna si fa più attento. Quando lo guarda così, Noah percepisce chiaramente la tensione che scorre dentro di lei.

Subito allora aggiunge: "Ma stamattina ho smesso di fare il codardo: sono andato dal professore e ho detto chiaro e tondo come stavano le cose. Siamo andati assieme dal preside che convocherà i genitori.

Sono stufo di essere preso in giro e maltrattato dagli altri solo perché sono il più piccolo"

Alza il mento con fierezza, quasi volesse apparire più alto del suo metro e cinquanta.

"Però, siccome non avevo i soldi, è da stamattina che non mangio..."

Il suo stomaco emette un cupo borbottio, quasi a sottolineare il concetto.

"Sei stato coraggioso, Noah, hai fatto la cosa giusta. Vedrai che da oggi le cose andranno meglio. Ora vieni, entrerò un po' più tardi al lavoro. Andiamo a mangiare qualcosa"

Noah sorride e passa un braccio attorno alla vita della donna.

"Sei la migliore, mamma!" esclama, contento.

Ha ricominciato a piovere e Noah apre l'ombrello giallo canarino.

E, guardando il mondo da sotto quella cupola dorata, ha la certezza che da quel momento ogni cosa andrà per il verso giusto."

(Questo racconto partecipa al tema della settimana #percezione, proposto dagli Aedi digitali)

 

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Mi capita spesso di sorprendere la Ninfa osservarsi con attenzione davanti allo specchio.

Tante volte dialoga con la propria immagine riflessa, finge che sia il personaggio del suo gioco, un essere altro da sè.

Molte volte, quando intuisce di essere osservata, si gira e mi chiede a bruciapelo: "Sono bella, mamma?".

Al che io rispondo con tenerezza sospirando: "Sì, ma l'importante è essere intelligenti e buoni".

In questi ultimi giorni, complici le vacanze pasquali, questo siparietto si è ripetuto molto, anzi, troppo per i miei gusti.

Devo ammettere che la cosa mi ha inquietato.

Non voglio che mia figlia da grande si trasformi in una di quelle appartenenti alla categoria di ragazze da sempre conosciute come "oche giulive", ossia belle e curate ma senza sostanza.

Preferire non diventasse una persona che si trascura troppo, sciatta e disordinata ma colta ed intellettuale, anche se tra le due per me questa andrebbe sicuramente meglio.

Il confronto con le altre mamme mi ha rasserenato.

Pare che la maggior parte delle bimbe nella fascia d'età della Ninfa si comporti esattamente come lei.

E prima che qualcuno mi tiri fuori la storia dell'esempio, ossia che imitano i modelli femminili adulti, in particolar modo la mamma, voglio precisare che sì, ogni tanto mi trucco, ogni tanto mi "tiro", ma non sono eventi che capitano quotidianamente.

L'ordine ci sta, ma sono abbastanza monotona nel vestire e nell'acconciarmi.

Lei, la Ninfa quatrenne, invece è estrosa. Ama sperimentare, sovvertire ogni ordine prestabilito, mixare colori e stili, capi invernali con capi estivi.

E ha a disposizione un guardaroba sicuramente più fornito del mio e una fantasia illimitata unita all'inesperienza tipica della sua età, che la porta a scegliere un elegante abito di pizzo blu per andare a fare una passeggiata in montagna.

Mi piace guardare la cura che impiega la sera per scegliere l'abbigliamento per il giorno seguente.

Per evitare qualsiasi discussione mattutina, prima di andare a dormire le propongo di scegliere tra tre tipi di pantaloni, tre magliette e tre paia di calze che lei abbina a piacere.

Dare una scelta limitata secondo me è un buon compromesso tra quello che ragionevolmente è adatto all'occasione e quello che liberamente può mixare.

In questo modo la piccola non si sente obbligata, ma allo stesso tempo capisce che ci sono certi confini da rispettare.

L'estro e la fantasia vengono saziati quando a casa gioca a travestirsi. Allora lì tutto è concesso: ed ecco che un paio di collant sulla testa diventano due belle trecce lunghe.

Perché in quanto a capelli ed acconciature siamo limitate: la mia bimba ha una zazzera che le arriva giusto alle spalle e i suoi capelli sono fini e lisci come spaghetti.

Ogni tanto le piace farsi fare codini e treccine, salvo togliersi tutto dalla testa dopo poche ore.

Prima di andare alla scuola materna, non disdegna una spruzzata di profumo pescato tra le mie fragranze. Più che a naso va a occhio: sceglie in base al colore e alla forma del flacone.

Ed infine una bella passata di burrocacao non gliela toglie nessuno.

Recentemente mi sta pressando per farle colorare le unghie. La settimana scorsa ho capitolato e le ho comperato un set con smalti e brillantini fatto apposta per le bambine.

Felicissima, ha passato interminabili ore a mettersi e togliersi lo smalto dalle unghie, correndo da CF per farsi aiutare. Lui, di solito insensibile a siffatte cose femminili, ci ha preso gusto creando geometriche composizioni bi-color che hanno riscosso i complimenti e l'invidia delle amichette dell'asilo.

Specchi, specchio delle mie brame chi è la più bella di tutto il reame?

Spulciando qua e là come faccio quando informarmi su una cosa, ho trovato alcuni spunti interessanti.

La tesi principale è sfatare il binomio vanità- superficialità. Non è una conseguenza logica e naturale che se una bambina a cinque anni è vanitosa sarà allora un'adulta superficiale.

Un bambino impara che essere bello è il modo più veloce per essere amato dagli adulti che gli stanno attorno.

O meglio detto: il bambino vive la fisicità in modo diverso da un adulto. I bambini "sono" il loro corpo nel senso che l'amore che noi dimostriamo di provare per loro passa attraverso le cure materiali loro sono oggetto.

Per un bimbo, essere bello vuol dire essere amato. Se tu mi dici che sono bello, vuol dire che mi stai guardando ed io mi sento gratificato perché se tu mi guardi vuol dire che mi vuoi bene.

Il concetto di bellezza è quindi legato a quello di autostima ed è normale che il bambino cerchi la nostra approvazione in questo senso.

Non a caso la mortificazione più grande per un pupo di quest'età è sentirsi dire che è brutto.

La sfida che bisogna affrontare è quella di bilanciare l'autostima dei nostri figli con il rispetto per gli altri.

Ossia: spiegare che ogni bambino è bello non per come si veste o si pettina, ma perché è un essere speciale e unico.

La bellezza sta nella diversità, nella personalità di ognuno di noi.

In questo modo avremo bambine e bambini  che si sentono amate, che si amano e che amano gli altri.

E le vostre figlie e i vostri figli come sono?

 

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Per il nostro venerdì del libro oggi vi voglio presentare un libro per bambini che ho regalato alla Ninfa la scorsa settimana.

Si intitola "La principessa, il drago e il prode cavaliere" di Geoffroy de Pennart.

Ecco qui la copertina

Tra i mille volumi della mia libreria preferita ho scelto questo per la rappresentazione "moderna" dei ruoli: la principessa Maria fa la maestra, il drago Giorgio si prende cura di lei e la aiuta (in inverno accende la stufa della scuola con le sue fiamme), il cavaliere Giulio è prode, ma ingenuo e pasticcione.

Quindi niente donzelle inermi da salvare, niente draghi cattivi da abbattere, niente perfetti principi azzurri di cui innamorarsi.

La favola è raccontata con parole semplici, con tratti ironici e a me e alla Ninfa sono piaciuti molto anche i disegni, fatti dall' autore stesso.

In trenta pagine si narra di come un giorno, per caso, passando presso la scuola dove insegna la principessa Maria il cavaliere Giulio vede un enorme drago che tenta di dar fuoco all'edificio.

Senza fermarsi a riflettere, appioppa una bella botta in testa al drago Giorgio.

 

Maria, scioccata e arrabbiatissima, pretende che Giulio ripari al proprio errore.

La sua missione sarà andare a raccogliere un bel mazzo di fiori d'arnica per curare il povero drago.

Giulio, già innamorato della bella maestra, non esita a lanciarsi in quest'avventura col suo fiero ronzino.

Non ricordando le indicazioni di Maria, prende la strada sbagliata e, per ottenere l'arnica, deve battagliare con diverse creature pericolose.

La principessa Maria lo segue da lontano col binocolo. Quando lo vede in pericolo, non esita a convincere il drago Giorgio ad andare in suo soccorso.

Benché il drago non sia particolarmente felice di aiutarlo, per far contenta Maria alla fine cederà.

Proprio nel momento in cui Maria e Giorgio si stanno alzando in volo, il cavaliere compare in sella al suo cavallo con due splendidi mazzi di fiori: uno è l'arnica di Giorgio e l'altro è un mazzo di rose che dona alla principessa, conquistando con la sua gentilezza il cuore della maestra.

Ci è piaciuto perché la trama è corta e non eccessivamente dettagliata per cui ideale per bambini in età pre-scolare. 

La principessa Maria è una maestra, figura a cui i bambini sono abituati.

Il cavaliere è rappresentato con tratti comici e riesce ad attirare le simpatie dei lettori.

Il drago Giorgio non è cattivo, ma fa partire Giulio alla ricerca dell'arnica anche se ha una pomata nascosta per le emergenze.

Insomma, è vendicativo al punto giusto: il cavaliere gli ha fatto male, è normale che si possa sentire arrabbiato.

Proprio come potrebbe sentirsi un bimbo se senti di aver subito un'ingiustizia.

Concludendo,  libro non lungo ideale per una lettura ad alta voce prima di addormentarsi, personaggi credibili e moderni, trama divertente, disegni semplici e accattivanti.

Se avete una bimba a cui piacciono le principesse un pò "comandine", un bimbo che adora draghi e simili, una mamma che la sera casca dal sonno, ecco, questo è il libro adatto a voi.

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A mille ce n'è nel mio cuore di favole da narrar..."

Favole della buona notte le chiamavano...

Ora che sono mamma e le racconto a mia volta ai bambini mi rendo conto che sono davvero inquietanti, ma soprattutto assurde.

Mi fanno più paura ora di quando ero piccola.

Non per i personaggi terrificanti che le popolano, ma per i messaggi che comunicano e che, per fortuna, non sono più al passo coi tempi.

Prendetelo come un dato di fatto: più una cosa è spaventosa, più i bambini ne sono in qualche modo affascinati.

E' una di quelle leggi non scritte dell'infanzia, come quella che più una cosa fa bene e meno i bambini vorranno mangiarla.

Non c'è una spiegazione logica o un qualche fattore razionale.

E' così, punto e basta.

Ma perfino loro sanno sotto sotto che orchi, streghe e giganti sono solo il frutto della fantasia.

Un bambino può avere paura chessò di un carillon ma non di un orco cannibale.

Invece non credo che siano in grado da soli di interpretare quello che le favole dicono.

Ecco qui un breve elenco delle fiabe più assurde e anacronistiche dei nostri tempi.

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA: partorita dalla mente malata dello scrittore danese Andersen, narra di una piccola e fragile bambina costretta dal padre ad uscire mezza nuda al freddo durante la notte di San Silvestro a vendere fiammiferi. Morirà congelata. Usatela per convincere i vostri figli a mettersi guanti e sciarpa in inverno. Altra utilità non ne ha sicuramente.

POLLICINO: sette fratellini (di cui il più piccolo e furbo è Pollicino) vengono abbandonati di comune accordo dai genitori nel bosco. Nel tentativo di tornare a casa si imbattono in un orco cannibale il cui piatto preferito sono proprio i bambini. Solo grazie all'astuzia di Pollicino i bimbi sconfiggeranno l'orco e tornano a casa sani, salvi e pure ricchi. Il punto di forza è la figura dell'orco: spaventoso, dotato di un fiuto incredibile ("Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!"), possiede i magici stivali delle Sette Leghe. Più lo renderete terrificante, più i bambini ne saranno attratti. Così sposterete l'attenzione dai genitori depravati che hanno abbandonato volontariamente la loro progenie in un bosco oscuro.

HANSEL E GRETEL: ed ecco a voi la matrigna cattiva, ovvero di come mi sposo il padre e mi libero dei suoi figli, così nessuno potrà avere il suo affetto a parte me! Bimbi abbandonati nel bosco che incontrano la famosa strega cattiva nella casetta fatta di dolci. La strega, anche lei mangiatrice di bambini, vuole cucinare Hansel al forno. Ma alla fine, grazie all'astuzia di Gretel, nel forno ci finirà lei. Descrivete in ogni minimo dettaglio la casetta di pan di zenzero: più sarete precise, più i bambini si stuferanno e tenderanno ad assopirsi. E sperate che il padre dei vostri figli non vi lasci e si metta con un’altra donna. Immaginatevi i pasticci!

FRATELLINO E SORELLINA:  Il fratellino prese la sorellina per mano e disse: "Da quando è morta la mamma, non abbiamo più avuto un'ora di bene: la matrigna ci picchia ogni giorno e quando andiamo da lei ci caccia a pedate. I tozzi di pane raffermo sono il nostro cibo, e il cagnolino sotto la tavola sta meglio di noi: a lui getta ogni tanto qualcosa di buono. Dio mio, se lo sapesse la nostra mamma! Vieni, ce ne andremo insieme per il mondo." L'incipit è tutto un programma: fuga di minori a seguito di percosse e indigenze. Chiamate i servizi sociali!

CAPPUCCETTO ROSSO: ma ditemi un pò, quale genitore scellarato manderebbe la propria figlioletta indifesa da sola in giro per boschi popolati da lupi affamati  per portare vino a quell'alcolizzata della nonna? E il cacciatore che uccide il lupo e gli squarcia la pancia con un coltellaccio? Vogliamo far insorgere gli animalisti?!

LA PRICIPESSA SUL PISELLO: niente orchi, streghe o giganti. Solo una principessa iper sensibile che riesce a sentire un pisello sotto venti materassi e venti piumini. Come faccia è un mistero! Non riesce a convincere neppure i bambini. Alla prima prova empirica, vi ritroverete una bambina seduta su un cuscino e una bella macchia verde sul vostro divano!

IL BRUTTO ANATROCCOLO: ma quanto mi sbatto per insegnare ai miei figli che la bellezza non conta, che l'importante è quello che hai dentro, quando basta una favoletta a rovinare tutto? Il brutto anatroccolo è umiliato, bistrattato, emarginato perché è, appunto, brutto e diverso. Ma tutto si risolve quando, crescendo, diviene un bellissimo cigno. No comment!

I MUSICANTI DI BREMA: la vecchiaia è proprio una brutta bestia! Non importa che tu sia un asino, un cane, un gatto o un gallo. Anche se hai fatto il tuo dovere per tutta la vita, appena non servi più ti rottamo e ti faccio fuori. Bel messaggio, eh?!

BARBABLU': ovvero attenta a chi ti sposi! E non essere troppo curiosa: se tuo marito ti dice di non aprire quella porta, obbedisci! Potresti avere delle brutte sorprese, come trovare le sue mogli precedenti orribilmente squartate appese al muro.

GRISELDA: ovvero l'assurdità fatta persona, la favola che non racconterò mai a mia figlia. Un briciolo di autostima e di amor proprio no, eh? Femministe, inorridite! Altro che bruciare i reggiseni! Se già per Cenerentola c'è stato un putiferio nei mesi passati, per questa fiaba ci deve essere una mobilitazione generale. Ma secondo voi, se una oggi ammazzasse un marito di quel genere, finirebbe in carcere? Uno che arriva al punto da portarti via la figlia appena nata? Uno che ti rinnega dopo quindici anni di matrimonio solo per testare la tua fedeltà? Ma io minimo lo faccio a pezzi e invito a cena l'orco e la strega.

E voi, raccontate fiabe ai vostri bambini? Preferite quelle antiche o raccontate qualcosa di più moderno?

 

 

Finalmente è arrivata la pioggia.

Dopo mesi senza una goccia d'acqua, abbiamo passato il fine settimana sotto una pioggia a tratti torrenziale.

Chi ha dei bambini, sa che restare confinati tra quattro mura a volte diventa difficile.

Solitamente non ci saremmo negati il piacere di passeggiare con l'ombrello, soprattutto Ringhio che aspetta di provare il suo da quando l'ha ricevuto in regalo a fine Ottobre.

Ma proprio domenica mattina la Ninfa si è svegliata con  una febbricciattola serpeggiante, per cui l'idea di uscire è stata accantonata.

Non posso lamentarmi di come si comportano i miei pupi quando siamo a casa.

Non mostrano problemi particolari ad autogestirsi.

La Ninfa passa il suo tempo a disegnare, a giocare con le bambole e inventarsi storie.

Ringhio passa il suo tempo a imitare la sorella e a farle i dispetti.

Quando la situazione degenera, interveniamo io e CF.

Anche questa domenica è andata come da copione.

I bimbi hanno giocato da soli e insieme con le Lego e con gli animali.

Ovviamente, come tra tutti i fratelli, hanno cominciato a litigare.

Allora come spiega il manuale dei bravi genitori, abbiamo tentato verbalizzando di sedare la lite.

I pargoli hanno giocato con il loro papà mentre io mi facevo i fatti miei mi occupavo di altre faccende di vitale importanza.

Quando CF era distrutto a ha chiesto il cambio, ci siamo dedicati alla lettura dei libri.

In perfetto stile hygge, la Ninfa e Ringhio hanno radunato tutti i cuscini sul tappeto rosso della sala.

Abbiamo scelto tre o quattro libri di favole. Anche se non sono bravissima nella sottile arte del "fare le voci", i bimbi si sono comunque divertiti.

Al quarto libro però hanno deciso che ne avevano abbastanza (e per fortuna, ché non avevo più una goccia di saliva in bocca).

Allora, traendo ispirazione dall'ultima favola letta, quella del libro "Chi l'ha fa l'aspetti", ho proposto di preparare una torta tutti assieme.

La scelta è caduta sulla TORTA CAMILLA.

Noi seguiamo una vecchia ricetta di mia nonna.

Essendo però Bimby-munita, l'ho adattata al Bimby.

Quindi vi metto tutti i passaggi per farla utilizzando questo attrezzo.

INGREDIENTI PER UNA TORTIERA DI 24 cm.

  • 180 gr. di zucchero
  • 230 gr. di carote
  • 250 gr. di farina 00
  • 50 gr. di amido di mais
  • 100 gr. di mandorle
  • 2 uova
  • 100 gr. di olio di girasole
  • 100 gr. di latte
  • una bustina di lievito per dolci
  • una steccha di vaniglia (semini)

PROCEDIMENTO

Accendete il forno in modalità statica a 180° C.

Foderate una tortiera da 24 cm apribile con carta forno o imburratela.

Intanto che il forno si scalda, pulite le carote e tagliatele a rondelle. Inseritele nel Bimby: 25 sec. vel.7.

Toglietele e mettetele in un colino a maglia fine. Schiacciatele per fare perdere parte del loro liquido.

Inserite nel boccale le mandorle: 30 sec. vel.8.

In una boule setacciate la farina 00, la farina di mandorle, l'amido di mais e il lievito e mischiate con un cucchiaio.

Inserite nel boccale le due uova e lo zucchero: 3 min. vel.6.

Quando il vostro composto sarà chiaro e spumoso con delle belle bolle grosse, allora inserite le carote: 15 sec. vel.3.

Aprite il boccale e aggiungete il latte, l'olio e i semi del bacello di vaniglia: 10 sec. vel 3.

Infine unite al composto le farine preparate in precedenza: 2 min. vel. 4.

Versate il composto nella tortiera e infornate per 40 min a 180°C. (ricordatevi che le temperature e i tempi di cottura variano leggermente da forno a forno, per cui fate la prova stecchino: se quando pungete il centro della torta l'impasto è umido e rimane attaccato allo stecchino, prolungate il tempo di cottura).

Sfornate e lasciate raffreddare su una gratella. Una volta fredda, cospargete con zucchero a velo misto a cannella.

Voilà, torta Camilla pronta per essere gustata a merenda e colazione!

Voi cosa fate con i vostri bambini nei giorni di pioggia?

 

 

 

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imagesC'è una cosa più bella del giorno di Natale. Impossibile, direte voi! Invece è proprio così: è la notte tra il 12 e il 13 dicembre, la notte di Santa Lucia.

La Santa siracusana è attesissima dai bambini della nostra zona (e pure da me, perché mia mamma mi fa ancora il regalo!). Santa Lucia, portatrice di luce e protettrice di tutto quello che concerne gli occhi, passa con il suo carretto carico di giochi e dolci che consegna con l'aiuto del fedele cocchiere Castaldo a tutti i bambini buoni.

In cambio, ogni famiglia prepara una tazza di caffè per la Santa (che altrimenti poverina s'addormenta tra una consegna e l'altra), carote e fieno per l'asinello e latte e biscotti o un tozzo di pane per il buon Castaldo.

I bambini sanno bene che S.Lucia passa la sera del 12 dicembre in processione accompagnata dal tintinnio del campanellino d'argento. E sanno pure che la notte non devono uscire dai loro lettini, perché la S.Lucia si spaventa e getta cenere negli occhi dei malcapitati (cosa non si dice per non farsi sorprendere a lasciare i doni).

Risultati immagini per campanella d'argento

Come per Babbo Natale, anche la Santa viene informata direttamente dai pupi su cosa vogliono ricevere. Ogni paesello ha una bella buca per le lettere a lei dedicata.

Io da stasera ho introdotto una nuova fiaba della buonanotte da raccontare ai pargoli: quella dell'asinello di Santa Lucia. Perché se non ci fosse lui i doni non verrebbero consegnati, un pò come se mancassero le renne alla slitta di Babbo Natale.

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" Quando Santa Lucia arrivò in cielo vide che era un posto davvero molto bello, con prati verdi e punteggiati di fiori. Santa Lucia venne accolta molto bene dagli altri Santi. Quello che le piaceva più di tutti era San Pietro, che con le sue rughe e la sua barba bianca sembrava un nonno buono e gentile.

 Lucia trascorreva le sue giornate passeggiando sulle nuvolette. Ma man mano che il tempo passava cominciò a diventare triste e malinconica. San Pietro se ne accorse e, preoccupato, le chiese quale fosse il problema.

"Sono preoccupata per i bambini che ho lasciato sulla Terra, soprattutto per quelli più poveri e bisognosi".

Il vecchio San Pietro allora le diede una piccola chiave d'oro e le disse: "Con questa chiave puoi aprire una porticina per vedere come stanno i bambini sulla Terra".

Lucia e il suo amico guardarono e quello che videro fece diventare la Santa ancora più triste. Sulla terra infatti i bimbi più poveri non avevano cibo, coperte per scaldarsi, giocattoli per giocare. 

San Pietro, vedendo che la povera Lucia piangeva disperata, le diede un'altra chiave.

"Questa chiave apre una porta nello spazio", spiegò 

La piccola santa guardò e vide giochi, dolci e morbide coperte che volteggiavano tra le stelle.

"Queste sono le cose che i bambini ricchi e viziati non vogliono più e che si sono dimenticati di avere. Se vuoi, puoi prenderle tutte e andare stanotte a consegnarle ai bambini poveri"

Gli occhi di Lucia tornarono a sorridere e la ragazza subito cominciò a raccogliere balocchi, dolcetti e coperte.

Il buon Pietro vide che il lavoro era tanto e andò a chiamare Castaldo, un giovane e robusto ragazzo, per aiutare la piccola Lucia. I due insieme misero tutti i doni su un bel carretto di legno. 

"Sono pronta a partire" esclamò Santa Lucia.

"Ma chi tirerà il carro?" chiese pratico Castaldo.

San Pietro assieme ai due compagni cominciò a cercare qualcuno disposto a tirare il carretto.

"Gatto, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono piccolo e non posso tirare il carretto. Chiedete al cane."

"Cane, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono il migliore amico dell'uomo e il mio compito è stare accanto a lui. Chiedete al bue"

"Bue, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma sono lento e non riusciremmo mai a consegnare tutti i regali in una sola notte. Chiedete al cavallo"

"Cavallo, vuoi venire ad aiutarci a portare i doni ai bambini poveri?"

"Verrei volentieri, ma il carro per me è troppo pesante e non riuscirei mai a trainarlo"

Sconsolata, Santa Lucia cominciò a piangere. Ma proprio in quel momento si sentì un "Hi-ho, hi-ho, hi-ho".

San Pietro, Lucia e Castaldo si girarono e videro un bell'asinello.

"Vengo io con voi a consegnare i regali ai bambini! Sono abbastanza forte da trainare il carretto e abbastanza veloce da fare il giro in una sola notte".

Lucia cominciò a saltellare per la gioia e abbracciò l'asinello.

Fu così che, da quella notte, Santa Lucia, Castaldo e il fido asinello tutti gli anni passano a portare giocattoli e dolcetti ai bambini buoni".

E voi, avete favole tradizionali legate a questo periodo dell'anno? Raccontatecele qui!