Halloween è una festa che divide il popolo: c'è chi è per i festeggiamenti a oltranza e c'è chi invece si farebbe murare pur di non averci nulla a che fare.

Io sono sempre stata affascinata da questa strana festa, fin da bambina, quando di riferimenti ad Halloween erano pieni i telefilm e perfino i cartoni animati.

Ricordo che una volta, avrò avuto sette-otto anni, ho rotto talmente tanto le scatole che alla fine i miei genitori hanno acconsentito a farmi travestire da fantasma e a invitare le mie cuginette per fare un pigiama party.

Sono quindi contenta che pian pianino questa festività stia prendendo piede anche in Italia.

Lo scorso anno abbiamo festeggiato con gli amici di sempre, più che altro abbiamo utilizzato la scusa di Halloween per ritrovarci tutti quanti dopo tanto tempo, coinvolgendo anche i bambini, ovviamente.

Quest'anno invece festeggiamenti veri e propri non ne faremo perché CF lavora. Ma in ogni caso voglio che i pupi capiscano quello che sta accadendo.

Il primo passo è quello di spiegare loro, magari sotto forma di storiella, che cosa si celebra ad Halloween.

Halloween, cos'è?

Halloween, contrariamente a quanti pensano che sia una festa di recente invenzione, è in realtà una celebrazione molto antica.

Alcuni storici attribuiscono le radici di Halloween alla festa romana dedicata a Pomona, dea dei semi e dei frutti, o alla festività dei Parentalia, culto dedicato ai morti.

Parallelamente ai Romani, anche i Celti e i Gaeli  stanziati nelle terre Bretoni avevano scelto questo periodo per festeggiare Samhain, la festa che concludeva l'estate e sanciva l'arrivo ufficiale della stagione fredda.

Come sempre accade quando una religione diviene dominante, il rito pagano viene assorbito e adattato dalla cultura cristiana.

Così, nell'anno 840 papa Gregorio IV istituisce ufficialmente la festa di Ognissanti, da cui deriva la variante scozzese di All Hallows'Eve, divenuta in seguito Halloween.

Con i movimenti migratori avvenuti nei vari periodi storici, la festa di Halloween, particolarmente sentita in Irlanda, sbarca anche nel nuovo continente.

La zucca, simbolo di Halloween, e la leggenda di Jack-o'-Lantern

"C'era una volta un vecchio irlandese, di mente fina ma dedito all'acol. Una sera Jack, questo era il suo nome, incontrò al pub nientepopodimeno che il diavolo in persona che era venuto a prendersi la sua anima.

Ma il vecchio Jack ingannò il diavolo: con un astuto stratagemma lo fece trasformare in una moneta che chiuse nel suo borsello accanto ad una croce d'argento, cosicché il diavolo non poté più ritrasformarsi.

Il malandrino acconsentì a liberare il diavolo a patto che questi lo lasciasse in pace per altri dieci anni.

Passato il tempo stabilito, la creatura infernale si ripresentò al cospetto di Jack, ma questi lo ingannò nuovamente: gli promise la sua anima in cambio di una mela.

Il diavolo si arrampicò allora su un albero per prendere il frutto, ma Jack velocemente intagliò una croce sul tronco e bloccò così il suo avversario sui rami.

Dopo varie trattative il vecchio furfante acconsentì a liberare il diavolo a patto che questi non venisse più a cercarlo e smettesse di reclamare la sua anima.

Arrivò infine l'ora della morte anche per Jack. Ma a causa di tutti i suoi peccati non venne accettato in Paradiso.

Jack andò quindi a bussare all'Inferno, ma il diavolo lo scacciò, lanciandogli tizzoni ardenti, ricordandogli il patto stipulato anni prima.

Da allora Jack è costretto a vagare per il mondo, aspettando il giorno del giudizio, con l'unica compagnia della luce di uno dei tizzoni ardenti messo al riparo in una...rapa."

Ebbene sì, all'inizio in Irlanda fu una rapa, che venne sostituita con una zucca quando la leggenda arrivò in America, perché là le rape non c'erano.

E volete sapere un'altra cosa?

Le rape venivano già utilizzate in epoca romana: si intagliavano e al loro interno si metteva una candela, per simboleggiare gli spiriti dei morti.

Ecco da dove provengono nella tradizione cristiana i lumini dei morti.

Dolcetto o scherzetto?

Halloween non è Halloween se non ci sono i bambini mascherati che girano per le case a chiedere "dolcetto o scherzetto?".

"Trick or treat" è un pilastro di Halloween e, che ci crediate o no, anche questo ha origini antiche.

Pare infatti che in epoca medioevale i poveri nel giorno dei morti usassero andare di casa in casa a chiedere l'elemosina.

In cambio ripagavano la generosità ricevuta recitando preghiere per i morti.

Perché ci si maschera ad Halloween?

Impossibile festeggiare Halloween senza travestirsi. Più il costume è pauroso, meglio è.

La notte del 31 Ottobre celebrava l'addio della primavera e l'arrivo dell'inverno.

In molte culture si credeva che il passaggio permettesse agli spiriti di ritornare per una notte sulla Terra.

Travestirsi utilizzando costumi e maschere che incutessero terrore aveva lo scopo di mimetizzarsi con le creature magiche e di prendersi gioco di loro.

Con il tempo, mascherarsi diventa anche un modo per esorcizzare le nostre paure, per rendere terrestre e quindi soggetta a limiti umani anche la Morte.

Perché mi piace festeggiare Halloween

Se mi avete letto fin qui avete capito di sicuro che se festeggio Halloween è perché sono convinta che ci sia qualcosa da celebrare.

Ecco qui 5 motivi per cui vale la pena festeggiare Halloween:

  1. la festa di Halloween rappresenta una parte della nostra identità su cui la religione cristiana ha fondato la celebrazione legata ai morti. Che si sia credenti o meno, trovo stupido rinnegare tutto quello che c'è stato prima dell'avvento del Cristianesimo;
  2. Halloween rappresenta l'arrivo dell'inverno, che non significa morte e desolazione, ma periodo di incubazione e di maturazione lenta. Gli alberi e tanti animali dormono per poi svegliarsi in primavera;
  3. festeggiare Halloween significa entrare in contatto con culture differenti dalla nostra: accogliere e fare propri altri costumi ed altre usanze è un segno di apertura mentale e di rispetto, valori che soprattutto in questo periodo dovremmo tenere tutti in grande considerazione;
  4. creare costumi di Halloween, intagliare la zucca per fare la lanterna di Jack-o'-Lantern, utilizzare la polpa per piatti dolci e salati stimola la creatività in ognuno di noi, soprattutto nei bambini;
  5. la paura e la Morte legati ad Halloween, se debitamente spiegati, possono rappresentare un'occasione di crescita anche per i nostri bambini. Scherzare con le proprie paure, ridicolizzarle, è un modo sano per renderle più abbordabili e meno terrificanti. Care mamme e cari papà, avete mai visto Harry Potter? Allora sapete benissimo come funziona l'incantesimo Riddikulus

Sia che decidiate o meno di festeggiarlo, vi auguro buon Halloween!

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A mille ce n'è nel mio cuore di favole da narrar..."

Favole della buona notte le chiamavano...

Ora che sono mamma e le racconto a mia volta ai bambini mi rendo conto che sono davvero inquietanti, ma soprattutto assurde.

Mi fanno più paura ora di quando ero piccola.

Non per i personaggi terrificanti che le popolano, ma per i messaggi che comunicano e che, per fortuna, non sono più al passo coi tempi.

Prendetelo come un dato di fatto: più una cosa è spaventosa, più i bambini ne sono in qualche modo affascinati.

E' una di quelle leggi non scritte dell'infanzia, come quella che più una cosa fa bene e meno i bambini vorranno mangiarla.

Non c'è una spiegazione logica o un qualche fattore razionale.

E' così, punto e basta.

Ma perfino loro sanno sotto sotto che orchi, streghe e giganti sono solo il frutto della fantasia.

Un bambino può avere paura chessò di un carillon ma non di un orco cannibale.

Invece non credo che siano in grado da soli di interpretare quello che le favole dicono.

Ecco qui un breve elenco delle fiabe più assurde e anacronistiche dei nostri tempi.

LA PICCOLA FIAMMIFERAIA: partorita dalla mente malata dello scrittore danese Andersen, narra di una piccola e fragile bambina costretta dal padre ad uscire mezza nuda al freddo durante la notte di San Silvestro a vendere fiammiferi. Morirà congelata. Usatela per convincere i vostri figli a mettersi guanti e sciarpa in inverno. Altra utilità non ne ha sicuramente.

POLLICINO: sette fratellini (di cui il più piccolo e furbo è Pollicino) vengono abbandonati di comune accordo dai genitori nel bosco. Nel tentativo di tornare a casa si imbattono in un orco cannibale il cui piatto preferito sono proprio i bambini. Solo grazie all'astuzia di Pollicino i bimbi sconfiggeranno l'orco e tornano a casa sani, salvi e pure ricchi. Il punto di forza è la figura dell'orco: spaventoso, dotato di un fiuto incredibile ("Ucci, ucci, sento odor di cristianucci!"), possiede i magici stivali delle Sette Leghe. Più lo renderete terrificante, più i bambini ne saranno attratti. Così sposterete l'attenzione dai genitori depravati che hanno abbandonato volontariamente la loro progenie in un bosco oscuro.

HANSEL E GRETEL: ed ecco a voi la matrigna cattiva, ovvero di come mi sposo il padre e mi libero dei suoi figli, così nessuno potrà avere il suo affetto a parte me! Bimbi abbandonati nel bosco che incontrano la famosa strega cattiva nella casetta fatta di dolci. La strega, anche lei mangiatrice di bambini, vuole cucinare Hansel al forno. Ma alla fine, grazie all'astuzia di Gretel, nel forno ci finirà lei. Descrivete in ogni minimo dettaglio la casetta di pan di zenzero: più sarete precise, più i bambini si stuferanno e tenderanno ad assopirsi. E sperate che il padre dei vostri figli non vi lasci e si metta con un’altra donna. Immaginatevi i pasticci!

FRATELLINO E SORELLINA:  Il fratellino prese la sorellina per mano e disse: "Da quando è morta la mamma, non abbiamo più avuto un'ora di bene: la matrigna ci picchia ogni giorno e quando andiamo da lei ci caccia a pedate. I tozzi di pane raffermo sono il nostro cibo, e il cagnolino sotto la tavola sta meglio di noi: a lui getta ogni tanto qualcosa di buono. Dio mio, se lo sapesse la nostra mamma! Vieni, ce ne andremo insieme per il mondo." L'incipit è tutto un programma: fuga di minori a seguito di percosse e indigenze. Chiamate i servizi sociali!

CAPPUCCETTO ROSSO: ma ditemi un pò, quale genitore scellarato manderebbe la propria figlioletta indifesa da sola in giro per boschi popolati da lupi affamati  per portare vino a quell'alcolizzata della nonna? E il cacciatore che uccide il lupo e gli squarcia la pancia con un coltellaccio? Vogliamo far insorgere gli animalisti?!

LA PRICIPESSA SUL PISELLO: niente orchi, streghe o giganti. Solo una principessa iper sensibile che riesce a sentire un pisello sotto venti materassi e venti piumini. Come faccia è un mistero! Non riesce a convincere neppure i bambini. Alla prima prova empirica, vi ritroverete una bambina seduta su un cuscino e una bella macchia verde sul vostro divano!

IL BRUTTO ANATROCCOLO: ma quanto mi sbatto per insegnare ai miei figli che la bellezza non conta, che l'importante è quello che hai dentro, quando basta una favoletta a rovinare tutto? Il brutto anatroccolo è umiliato, bistrattato, emarginato perché è, appunto, brutto e diverso. Ma tutto si risolve quando, crescendo, diviene un bellissimo cigno. No comment!

I MUSICANTI DI BREMA: la vecchiaia è proprio una brutta bestia! Non importa che tu sia un asino, un cane, un gatto o un gallo. Anche se hai fatto il tuo dovere per tutta la vita, appena non servi più ti rottamo e ti faccio fuori. Bel messaggio, eh?!

BARBABLU': ovvero attenta a chi ti sposi! E non essere troppo curiosa: se tuo marito ti dice di non aprire quella porta, obbedisci! Potresti avere delle brutte sorprese, come trovare le sue mogli precedenti orribilmente squartate appese al muro.

GRISELDA: ovvero l'assurdità fatta persona, la favola che non racconterò mai a mia figlia. Un briciolo di autostima e di amor proprio no, eh? Femministe, inorridite! Altro che bruciare i reggiseni! Se già per Cenerentola c'è stato un putiferio nei mesi passati, per questa fiaba ci deve essere una mobilitazione generale. Ma secondo voi, se una oggi ammazzasse un marito di quel genere, finirebbe in carcere? Uno che arriva al punto da portarti via la figlia appena nata? Uno che ti rinnega dopo quindici anni di matrimonio solo per testare la tua fedeltà? Ma io minimo lo faccio a pezzi e invito a cena l'orco e la strega.

E voi, raccontate fiabe ai vostri bambini? Preferite quelle antiche o raccontate qualcosa di più moderno?

 

 

Oggi parlavo con un'amica.

Scherzosamente, mi ha fatto notare che il tempo passa anche per me.

Niente discorsi sull'orologio biologico, care mie.

Piuttosto discorsi sui primi segni dell'invecchiamento.

Insomma, da cosa capite che non siamo più delle ragazzine?

Ecco la mia lista (spuntate le voci che vi rappresentano).

  • IL CAPELLO BIANCO: che va beh, vuol dire tutto e niente. I primi capelli bianchi possono comparire anche a vent'anni. E per fortuna esistono mille modi per mimetizzarli: tinte più o meno permanenti, bagni di colore, shatush...

  • IL PELO BIANCO: ecco, questo è già più preoccupante. Recentemente mi è capitato di beccare una sopracciglia bianca. Quanto passerà prima che mi trovi una lanugine candida anche lì in basso? Ok, si va di ceretta. E' d'obbligo la totale!
  • LE RUGHE: siate oneste ragazze: quante di voi si osservano la mattina allo specchio e si "tirano" con le mani? Quante mappano con attenzione certosina le proprie minuscole rughe, dalle zampe di gallina ai solchi più profondi sulla fronte? Basta nascondersi dietro le parole "d'espressione": le rughe sono d'espressione perché esprimono chiaramente che stiamo invecchiando
  • I CEDIMENTI STRUTTURALI: facciamocene una ragione, amiche mie, la forza di gravità influenza anche la struttura muscolare. Ad un certo punto le tette vanno giù in picchiata libera. Si può meditare se usarle a mò di sciarpa in inverno. Oppure si può ricorrere ai pur sempre favolosi reggiseni push-up. Lo stesso discorso vale anche per le chiappe. Da poco ho scoperto che hanno inventato pure le mutande push-up da uomo ( vi preeego, ditemi che non è vero!!!). E se ciò non bastasse, c'è sempre la possibilità di andare a vivere sulla Luna, dove la gravità è inferiore si può eliminare alla radice il problema del cedimento strutturale
Ma secondo voi uno così ha bisogno di un push-up?

 

  • GLI OCCHIALI: se prima erano relegati a qualche momento della giornata, come leggere il giornale o usare il PC, da ora in avanti gli occhiali diventeranno i nostri migliori amici. Le più sagge li tengono addirittura attaccati al collo, con quelle graziose catenelle che fanno tanto nonnina d'altri tempi. Vi accorgerete che la vista non è più la stessa quando avrete passato mezz'ora a salutare con la mano un cartello stradale, scambiandolo da lontano  per il vostro allampanato cugino di secondo grado.
  • LA FUGA DELLA...PIPI': più si invecchia più si avverte in maniera impellente il bisogno di fare la pipì. Bevi un bicchiere di acqua? Zac! Devi correre in bagno. Sei in riunione con il tuo capo? Zac! Devi volare in bagno. Sei al supermercato? Zac! Devi andare subito al bagno. Ti viene perfino il dubbio di essere incinta. Di nuovo. Ma passa subito. Poi ti soffermi davanti allo scaffale degli assorbenti e furtivamente metti nel carrello quello per le donne incontinenti. E' fatta. Indietro non si torna. Da ora in poi quando andrai in giro la tua prima preoccupazione sarà accertarti della presenza di un wc. O di un cespuglio. Sempre che tu riesca ancora ad accovacciarti!
  • LA RIGIDITA': invecchiando il nostro corpo diventa meno flessibile. Alcune azioni che abitualmente fino allo scorso anno facevamo senza il minimo sforzo, da oggi in poi sono solo un lontano ricordo. Capisci che non sei più Zlata quando a letto la tua posizione preferita diventa quella del missionario.
Zlata, la super contorsionista

 

  • BLACK-OUT DELLA MEMORIA: ti alzi la mattina, in ritardo per andare al lavoro, e passi due ore a cercare le chiavi della macchina.  Non ti ricordi più dove hai messo l'ultimo libro che hai comprato.Ti dimentichi di dare da mangiare al gatto. Ti scordi di andare a prendere i tuoi figli davanti a scuola e li recuperi quando hanno vent'anni e hanno già conseguito il diploma.
  • COMINCI A PARLARE COME TUA NONNA: "Ai miei tempi le ragazze non andavano vestite con la minigonna inguinale. In inverno si mettevano le calze e in estate nessuno usava gli stivali. Coi buchi, poi!"
  • LA CODA: ma ti sentirai definitivamente vecchia decrepita quando in coda alla posta lo sbarbatello di turno ti dirà cortesemente: "Signora, si sieda pure al mio posto!". Lo fulminerai con lo sguardo, salvo poi sederti con un sospiro di rassegnazione. Stare in piedi comincia proprio a pesare...

 

Avviso: questo non  è un post su Halloween.

E' il grido disperato di una madre che si chiede ininterrottamente: "Ma perché mia figlia ha un gusto per il macabro così spiccato? Avrà qualche turba psichica? Dove avrò sbagliato?"

Ho già scritto che la Ninfa ha una predilezione esagerata per la saga di Jurassic Park e per i film d'animazione dove spadroneggiano mostri e cattivi.

Ma ultimamente mi sembra che questo suo gusto un pò sopra le righe stia degenerando. Ogni volta che accendiamo la TV o raccontiamo una storia lei chiede nell'ordine:

  1. ci sono i mostri?
  2. ci sono i cattivi?
  3. c'è il sangue?

Ma io mi dico e mi domando: secondo voi è una cosa normale? Anche quando siamo fuori e vede qualche bambino che cade il suo primo pensiero va al sangue.

"Mamma, guarda, quel bambino è caduto! Andiamo a vedere se c'è il sangue!"

Qualche giorno fa giocava con il suo fratellino.

"Ringhio, facciamo finta che tu sei morto perché il dinosauro ti ha mangiato. Mamma, non camminare lì! Non vedi tutto il suo sangue sul pavimento?"

La faccenda mi inquieta e non poco. Le altre bambine amano le farfalle, le fatine, le principesse. Anche alla mia piacciono, beninteso, ma lei le inserisce sempre in un contesto un pò... splatter.

Anche quando è lei in prima persona a farsi male fa di tutto per farsi uscire il sangue. Sta a spremersi come un'arancia per vedere se ne esce qualche goccia. Poi, tutta estasiata, mi dice: "Mamma, guarda che male che mi sono fatta, esce il sangue!"

Altre mamme mi hanno detto che anche i loro figli (spesso più grandicelli) hanno un incomprensibile interesse per questo tema, a volte correlato con:

  1. incidenti stradali e veicoli di soccorso;
  2. auto della polizia e dei carabinieri con sirene e lampeggianti;
  3. cimiteri delle macchine;
  4. insetti schiacciati;
  5. mostri e co.

Ora mi sento in buona compagnia. Insomma, mal comune mezzo gaudio, come dice il proverbio.

Spulciando qua e là,, ho trovato che potrebbe esistere una spiegazione: i bambini attraverso questi giochi entrano in contatto con le proprie paure e angosce profonde ed in qualche modo le esorcizzano.

E' lo stesso procedimento che mettono in atto durante Halloween o Carnevale: i bambini distinguono tra realtà e fantasia e si muovono all'interno di un ambito su cui sentono di avere il controllo. Sono loro i primi a sapere che "stanno facendo finta" e sono sempre loro ad essere coscienti che quello che avviene in un film non è vero ma è una finzione.

Sinceramente? La cosa non mi fa sentire tranquilla comunque. Ma vedo che la Ninfa non ha incubi, non ha problemi a dormire col buio o ad andare nel bosco a passeggiare (nonostante la favola di Hansel e Gretel o di Cappuccetto Rosso).

Quindi pensiamo positivo: il suo interesse  per il sangue magari la farà diventare un'infermiera o una dottoressa.

E comunque meglio una bambina che non si impressiona: devo già rianimare CF che quando vede due gocce di sangue, pure dipinte, sviene, figuriamoci se dovevo rianimare pure lei!

E voi, ditemi: i vostri figli amano lo splatter? O magari lo amate voi?

 

Puntualmente con la ripresa del lavoro è arrivata anche la neve. Così, tanto per rompere le palle ai poveri automobilisti come me. Non poteva nevicare durante le ferie natalizie, vero? Il bianco Natale per me non avrebbe fatto schifo a nessuno.

Ma tant'è, al tempo non si comanda. Così eccoci qui: fiocca da stamattina. Non sono quei bei fiocchi di neve grandi che si vedono nei film, ma piccoli fiocchi incazzati che cadono senza sosta e sporcano strade e tetti.

Non è che non mi piaccia la neve in generale. Non mi piace quando devo andare al lavoro e muovermi in auto. In questi casi neve è sinonimo di code, di possibili incidenti e di disagi.

Ma sono contenta per i bambini. A quali innocenti creature non piace la neve? Ma ai miei, naturalmente!

No, non guardatemi esterrefatti o sconcertati: la Ninfa e Ringhio non apprezzano i candidi e morbidi fiocchi.

Questa è una scoperta recente, che risale al giorno della Befana: il 6 gennaio abbiamo fatto una piccola gita in montagna apposta per far vedere ai pupi la neve, anche se era quella finta.

Pensavamo di far loro una gradita sorpresa e invece...

Come capita la maggior parte delle volte, i bambini non reagiscono agli eventi come noi ci aspetteremmo.

In questo specifico caso, la Ninfa e Ringhio si sono trovati molto spaesati.

Ma che è 'sta roba?

 

Innanzi tutto devo precisare che stavolta la colpa è nostra. Non eravamo debitamente attrezzati: niente scarponcini appositi nè guanti impermeabili. Da faciloni come siamo talvolta, ci siamo detti: "Inutile comperare tute, stivali e guanti. Tanto, per la neve che ci sarà..."

Per cui, anche se ben coperti con strati e strati di vestiti, a livello di impermeabilità non c'eravamo proprio.

Quando i poverelli hanno cominciato a giocare con la poca neve che c'era si sono ritrovati con guanti e mani zuppi (i piedi per fortuna no). Di conseguenza la Ninfa ha cominciato a lamentarsi e Ringhio a piangere proprio. Appena ce ne siamo resi conto, noi genitori degenerati, siamo corsi a procurarci dei guanti appositi e, dato che c'eravamo, anche degli stivaletti belli caldi.

Ma oramai era fatta. La prima impressione soprattutto nei bambini è quella che conta: così i miei pargoli hanno deciso che la neve è brutta perché è fredda e bagnata. Non è bastato un paio di guanti nuovi a salvare la giornata.

E non hanno cambiato idea neppure quando CF ha noleggiato un bob per farli giocare. Hanno fatto un giro di prova, sempre molto guardinghi. Poi Ringhio è tornato di corsa in braccio a me mentre la Ninfa ha resistito ancora per due discese.

Io e CF ci siamo rimasti male, ma proprio male. Nel nostro immaginario la neve è legata a ricordi felici, a pupazzi costruiti nei cortili e a battaglie di palle di neve.

Probabilmente i nostri genitori non erano degenerati come noi. O forse i nostri ricordi sono legati ad esperienze fatte quando eravamo più grandi, anche perché dalle foto che abbiamo non eravamo di certo equipaggiati come sciatori provetti (anche perché la zona in cui abitiamo non è da considerarsi prettamente montana).

Intendiamoci, non è stata un'esperienza negativa. Alla domanda della nonna se si era o meno divertita, la Ninfa ha risposto: "Un pò sì e un pò no. Mi è piaciuto giocare con gli altri bimbi, salire sulla cabinovia, mangiare la cioccolata e mi piacciono gli stivaletti nuovi che mi hanno comperato la mamma e il papà. Non mi è piaciuta la neve perché è fredda e bagnata".

Vabbè, quel che è fatto è fatto. Dagli errori si impara.

Nella fattispecie ho imparato che è sempre meglio avere l'abbigliamento giusto per affrontare anche un solo giorno sulla neve (vera o finta che sia).

Ho imparato che i bambini ci stupiscono sempre, soprattutto per la loro capacità di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Per cui, se neve deve essere che neve sia. I fiocchi bianchi e freddi ci danno la possibilità di  rivivere con un approccio più "a prova di bambino" una nuova esperienza con i nostri figli.

E voi come affrontate le nuove situazioni con i vostri bambini?

 

La Ninfa ha paura dell'acqua.

In tre anni di vita si possono contare sulle dita di una mano le volte in cui spontaneamente è andata a fare un bagno al mare.

Non so come sia nata questa fobia.

Sospetto che in buona parte sia stata causata dal corso di acquaticità neonatale.

La Ninfa ed io eravamo alla seconda lezione e la sua insegnante aveva deciso che era arrivato il momento per provare l'immersione.

Questo esercizio è utile per sviluppare il riflesso di apnea. A mia figlia però non è piaciuto. Ma proprio per niente.

Per le otto lezioni successive è stato impossibile farle mettere la testa sott'acqua.

Sono stata fortunata che almeno il bagno in piscina ha continuato a farlo.

Vabbè, mi sono detta, le passerà.

Seeee, aspetta e spera: la Ninfa ama giocare in acqua ma il livello accettabile, per lei, è fino alla vita.

Si supera questo livello solo aggrappate al collo di mamma o papà con le gambe incrociate dietro la nostra schiena. Stile koala, limitando anche i nostri movimenti.

Mi hanno detto che il mare causa forte disagionei bambini piccoli, perché non riescono a vederne i limiti: troppo immenso, troppo pericoloso.

Ma la pargola questo terrore lo manifesta anche in piscina, dove i bordi si vedono tutti.

A due anni e mezzo, in spiaggia, le abbiamo comprato ciambella e braccioli. Non c'è stato verso. Impossibile farglieli provare, neppure mettendola vicino ad altri bambini galleggianti.

Quest'anno mi sono spazientita. Ho visto che spontaneamente questa paura inconscia non si sblocca, così ho preso il toro per le corna: corso di acquaticità per bambini di 3-4 anni.

Il sabato mattina siamo impegnate per un'ora. La Ninfa non vorrebbe mai andare, ma poi quando arriviamo in piscina le passa magicamente tutto.

Siamo circa otto coppie genitore-bambino e solo due bimbi non hanno paura dell'acqua. Mi sono sentita meglio: mal comune, mezzo gaudio.

La lezione si svolge in una piscina piccola e la temperatura dell'acqua è più calda rispetto a quella della piscina dove nuotano gli adulti.

La lezione è suddivisa in tre fasi.

La prima parte è dedicata a un ripasso veloce degli esercizi della lezione della settimana prima, nella seconda parte si eseguono due nuovi esercizi e la terza parte è dedicata ai tuffi che vengono effettuati dal bordo o da uno scivolo.

Tutto è impostato come un gioco: palline colorate, salvagenti, tubi e tappetini si alternano nello svolgimento delle attività.

E si canta: ai bambini piace l'adattamento delle canzoni ai giochi acquatici, e così Whisky il Ragnetto diventa per esempio Whisky il Granchietto da cantare mentre i piccoli "camminano" sul bordo della piscina.

La prima lezione non è andata bene: ho passato cinquanta minuti con la Ninfa strillante appesa al collo.

Dalla seconda invece le cose si sono fatte più semplici: ha preso confidenza con l'ambiente, ha capito che sebbene a volte sia una madre scellerata può contare su di me perché non la lascio, ha visto che il salvagente galleggia anche con lei dentro.

Sabato scorso ho tribolato per farla uscire dall'acqua perché voleva continuare a fare i tuffi.

Al di là di quanto possa farle bene, a me piace passare del tempo solo con lei.

E' il nostro tempo speciale, una bolla magica dove esistiamo solo lei ed io, senza nessuna intrusione.

Durante la settimana riesco a vederla  un paio di ore al giorno, la sera e con Ringhio.

Mi accorgo di quanto sta cambiando.

Il suo carattere si va definendo: aspetti che prima si notavano appena si sono delineati e altri tratti invece non si vedono più.

Adoro quando negli spogliatoi dimostra tutta la sua indipendenza: si fa la doccia da sola, si asciuga da sola, si veste da sola tra lo stupore delle altre mamme.

Ma amo di più quando poi, con i capelli asciutti e ancora caldi per il phon, viene da me e mi dice: "Mamma, adesso puoi abbracciarmi!".

E' ancora la mia piccola grande bambina. E lo sarà sempre.