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Oggi per il #venerdìdellibro voglio presentarvi un romanzo che mi ha irretito fin dalle prime pagine.

Sto parlando di "Le nemiche", l'ultima creatura di Carla Maria Russo.

Chi mi segue per la parte letteraria si ricorderà che avevo già dedicato un post ad un suo romanzo precedente, "Lola nascerà a diciott'anni" (se ve lo siete persi potete leggere la recensione qui).

E non dimentichiamoci che ho avuto modo di incontrare Carla Maria Russo di persona, in occasione del Book City Milano, proprio lo scorso mese e ho deciso di condividere con voi la mia esperienza.

Quel giorno ho fatto autografare la mia copia de "Le nemiche", libro di cui ho rimandato la lettura a dopo la presentazione.

"Le nemiche" di Carla Maria Russo

Ho divorato "Le nemiche" in un batter d'occhio, ma come spesso accade con certi romanzi ho avuto bisogno di un attimo di tempo per far sedimentare le informazioni ma soprattutto le emozioni.

L'ultima opera di Carla Maria Russo è dedicata a due famose figure femminili molto controverse: Isabella d'Este e Lucrezia Borgia.

Come ha spiegato l'autrice stessa, nei suoi libri, categorizzati come storici, prende in analisi solo una piccola finestra temporale dove si svolgono i fatti che  l'hanno colpita e di cui ha deciso di narrare.

In questo caso l’azione si svolge tra il giugno 1501 e il novembre 1508, con due accenni ad alcuni fatti avvenuti nel 1540 e nel 1559.

Isabella d'Este, primadonna della penisola italica e non solo, indiscusso punto di riferimento per la cultura dell'epoca, donna colta, raffinata e fine stratega, apprende che il padre, il duca di Ferrara Ercole I, ha deciso per motivi politici ed economici di far sposare il figlio Alfonso, designato ad essere suo erede, con Lucrezia Borgia.

Lucrezia, figlia illegittima di Papa Alessandro VI, con alle spalle due precedenti matrimoni finiti tragicamente, è la donna più chiacchierata del tempo, famosa oltre che per la sua bellezza anche per il suo stile di vita libertino e sfarzoso.

Il perno del romanzo è l'inimicizia acerrima tra queste due figure centrali, scaturito più che da fatti concreti dai pregiudizi che l'una ha dell'altra.

Non aspettatevi di trovare qui due donne con istinti materni o  donne disposte a sacrificarsi o a farsi mettere da parte.

Tutt'altro: siamo di fronte a due potenze, terribilmente abili nella manipolazione del prossimo, il cui unico scopo è quello di ottenere il potere assoluto e prevaricare sull'avversaria.

Isabella e Lucrezia, per dirla come si usa oggi, non si sono prese, provano l'una per l'altra un'antipatia a pelle che sarà purtroppo la rovina di molti.

Isabella teme Lucrezia, che disprezza perché di sangue non puro: ha sempre il presagio che porterà sfortuna alla sua famiglia. La ritiene capricciosa, vanesia e superficiale.

Dal canto suo Lucrezia invece ha paura di Isabella, perché conosce la sua intelligenza e sa quanto può essere influente la rivale in campo politico.

La loro relazione inizia già male in partenza e le due donne sono destinate ad essere nemiche giurate.

Questo genera anche la nascita di due schieramenti in guerra tra loro, tra cui si annidano spie pericolose: la corte dei Gonzaga a Mantova e quella degli Este a Ferrara.

Ma "Le nemiche" va oltre e ci mostra un quadro storico d'insieme, in cui vediamo le varie corti rinascimentali sull'orlo del collasso, pressate dai Francesi a Nord e dagli Spagnoli a Sud.

Nelle vicende hanno grande rilievo anche le manie d'espansione della Chiesa, guidata dal papa Alessandro VI e dal fratello di Lucrezia.

Questo è lo scenario su cui si muovono le nostre due donne.

Lucrezia, sposata con Alfonso, rimasto vedovo della precedente moglie, Anna Maria Sforza, tenta in qualche modo di emulare la rivale, convincendo personaggi famosi, come scrittori e pittori, a far parte del suo entourage.

La duchessa di Ferrara riesce a portare dalla sua parte anche alcuni artisti convocati alla corte di Isabella.

Tale smacco, assieme all'ascendente che la bellezza di Lucrezia pare esercitare su tutti i suoi fratelli, scatena le ire di Isabella che tenta in ogni modo di osteggiare l'avanzata di Lucrezia.

La giovane, quasi animata da una segreta voglia di rivalsa e riscatto, riesce perfino a far innamorare di sé Francesco II, duca di Mantova nonché marito di Isabella.

La quale, ovviamente, non esita un solo istante a vendicarsi della rivale.

Nella solitudine del suo studiolo, luogo dedicato all'arte e alla perfezione a cui la donne tende con tutta se stessa, Isabella ordisce un piano diabolico per lavare l'onta dell'oltraggio subito.

Oltre alle due donne principali, nel libro vengono narrate anche le vicende di altri personaggi che hanno un ruolo comunque determinante nello svolgimento della storia.

Tra questi voglio solo citare Angela, cugina di Lucrezia, e il fratellastro di Isabella, Giulio, la cui relazione provoca le ire di Ippolito, vescovo e fratello della duchessa di Mantova e che sarà uno dei fattori scatenanti della sanguinarie vicende successive.

Tra tremendi colpi di scena, omicidi, inganni e sotterfugi Carla Maria Russo ci condurrà ad un finale davvero epico.

"Le nemiche" è sicuramente un romanzo al femminile, ma che presenta due tipologie di donne ben lungi dal concetto di femminilità e maternità che ci si potrebbe aspettare di trovare in un romanzo d'ambientazione.

L'autrice sceglie infatti di mettere in scena la guerra dei sentimenti, la battaglia tra potere e amore.

Attraverso una narrazione elegante ma non vezzosa, diretta e incisiva, Carla Maria Russo rappresenta a tinte vivaci la vita delle  e nelle corti rinascimentali, quasi come se fossero degli organismi viventi sempre in divenire.

Alla base della storia ci sono le passioni umane, dall'amore puro di Giulio all'invaghimento passionale e possessivo di Ippolito, a quello platonico di Isabella a cui fa da contraltare quello più fisico di Lucrezia.

Ma ci sono anche altre forme d'amore come per esempio quello fraterno che prova Isabella o quello materno che prova la cognata di Isabella che non ha potuto avere figli per le due nipotine figlie della duchessa di Mantova.

Otre alla verosimiglianza, l'aspetto che apprezzo di più ne "Le nemiche" è il taglio dato dalla scrittrice ai personaggi, soprattutto alle due protagoniste.

Isabella D'Este e Lucrezia Borgia ci vengono descritte attraverso il loro comportamento, le loro azioni e i loro pensieri, ma mai in maniera troppo positiva o troppo negativa.

Però è inevitabile schierarsi. Io ho deciso a quale corte appartenere, ma non ve lo svelerò ora.

Se avete letto il libro, mi dite voi da che parte state?

"Le nemiche" mi ha fatto molto riflettere su quanto possono fare le donne in qualsiasi epoca.

Pensiamo a cosa avrebbero potuto creare Isabella e Lucrezia se si fossero date l'opportunità di conoscersi davvero, se fossero andate oltre i pregiudizi e le gelosie.

E riflettiamo allo stesso modo su quanto a volte noi donne ci osteggiamo e ci ostacoliamo a vicenda in qualsiasi campo, perfino nell'essere madri.

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Primo venerdì di Dicembre e oggi per il #venerdìdellibro apriamo le danze con la recensione de "La ragazza che sapeva troppo" di M.R.Carey.

"LA RAGAZZA CHE SAPEVA TROPPO"

"La ragazza che sapeva troppo" è un libro che inganna fin dal titolo.

Se ci mettiamo pure la copertina tutta gialla uno è propenso a credere che si tratti di un thriller.

In realtà non è così, ma proprio per niente.

Non ho idea del perché abbiano deciso di usare questa veste né del perché abbiano deciso di tradurre così il titolo originale "The girl with all the gifts" .

Infatti ci troviamo di fronte nientepopodimeno ad un romanzo fantasy, più precisamente ad un'opera che appartiene al sottogenere distopico.

E se vogliamo dirla tutta, credo che negli ultimi tempi sia uno dei romanzi fantasy più sorprendenti in cui mi sia imbattuta.

Secondo i canoni del romanzo distopico, la storia è ambientata in un ipotetico futuro.

La razza umana sta scomparendo, a causa di un fungo che trasforma ogni essere vivente in un hangrie, una creatura molto simile ad uno zombie.

Il sipario si alza su una strana scuola, dove la piccola Melanie, di soli dieci anni, assieme ad altri bambini, passa la sua vita tra studio e svago.

Melanie del mondo esterno non conosce nulla.

Ogni mattina un trio di militari la immobilizza su una sedia a rotelle e la trasporta in un'aula dove a turno alcuni insegnanti tengono le loro lezioni.

I bambini non interagiscono quasi mai tra di loro.

A parte quando sono in classe, stanno assieme, sempre bloccati sulla loro sedia a rotelle, soltanto la domenica mattina, quando fanno la doccia e consumano il pranzo.

Ogni bimbo trascorre il resto del tempo isolato nella sua cella.

A volte qualche bambino scompare.

Melanie è considerata da tutti la bambina più intelligente e promettente del gruppo.

Contrariamente alle regole, l'insegnante Justineau non può fare a meno di affezionarsi a lei.

L'equilibrio si rompe definitivamente quando Melanie viene scelta dalla dottoressa Caldwell per essere vivisezionata.

Sì, perché i bambini altro non sono che piccoli hungrie ma molto particolari.

Nell'esatto istante in cui la professoressa Justineau combatte per la salvezza di Melanie, un gruppo di junkers -uomini non infetti che hanno però deciso di vivere in libertà lontano da basi militari- attacca la base.

Succede il finimondo. Miracolosamente Melanie, la dottoressa Caldwell, la professoressa Justineau, il sergente Parks e un altro soldato riescono a fuggire.

E qui comincia il bello. Ma non vi dico nulla, altrimenti che gusto c'è?

Sappiate soltanto che le vicende si evolvono in maniera del tutto diversa da quello che saremmo indotti a pensare.

Ho trovato "La ragazza che sapeva troppo" un romanzo avvincente e innovativo come pochi di questo genere.

Non sono un'amante degli zombie e purtroppo mi è capitato di leggere alcuni libri appartenenti a questo filone che si sono rivelati davvero infimi.

"La ragazza che sapeva troppo" invece ha superato qualsiasi mia aspettativa.

La storia non è banale, l'autore tra un colpo di scena e l'altro riesce ad infilare passaggi ironici e parti invece più profonde e introspettive.

Le voci narranti si alternano e quindi il lettore riesce a farsi un quadro della situazione completo e integrale.

L'ambientazione che fa da sfondo è messa in risalto non solo attraverso le descrizioni ma soprattutto attraverso le azioni dei personaggi.

Ecco, se proprio proprio devo trovare una pecca a "La ragazza che sapeva troppo" sono i personaggi che sotto certi versi sembrano stereotipati.

In ogni caso quando si arriva verso il finale sanno sorprenderci.

In conclusione, questo libro è un romanzo davvero avvincente, diverso dal solito, molto ben strutturato e scorrevole.

Merita di essere letto ed è sicuramente un regalo da tenere in considerazione per un pubblico giovanile, anche se gli zombie non sono più di moda.

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In questa ultima giornata di Novembre che finalmente se ne va faccio onore alla mia rubrica #timeismine per parlarvi di un bellissimo sabato.

Tra le poche ma significative cose che ho fatto unicamente per mio piacere personale nell'ultimo mese ho scelto di condividere con voi questa esperienza:

l'incontro con la scrittrice italiana Carla Maria Russo.

Sabato 18 Novembre uno sparuto ma esaltatissimo gruppetto di lettrici è saltato sul Freccia Rossa direzione Milano.

L'ultima volta che sono stata a Milano è stata dodici anni fa, non per lontananza geografica ma piuttosto per un primordiale e irrazionale terrore che mi coglie sempre quando si nomina questa città.

Già di per sé quindi andare a Milano per me sarebbe stato un grande evento.

Aggiungiamoci pure che le mie compagne di viaggio sono appassionate lettrici e che il fine ultimo era la presentazione de "Le nemiche", l'ultimo romanzo di Carla Maria Russo, e avrete un'idea perfetta del mio legittimo stato di esaltazione.

Ah, l'ho già detto che non c'erano bambini?!

L'incontro letterario si è svolto nella fantastica cornice del Palazzo Sforzesco, ancor più affascinante di quanto ricordassi, all'interno del progetto Book City Milano.

Cento soltanto i posti per entrare nella sala e assistere alla presentazione, tantissime quindi le persone che purtroppo sono state costrette a tornarsene a casa con le pive nel sacco.

In sé la conferenza non è durata molto, circa un'ora.

E' strano come pensare però che quello che è accaduto in un lasso di tempo così breve abbia lasciato su di me un'impronta davvero forte.

E la causa di tutto non è "Le nemiche", libro a cui dedicherò un post a parte.

Il motivo è l'autrice stessa.

Carla Maria Russo è una donna che racchiude in un corpo apparentemente gracile la forza di un bulldozer.

Energica, frizzante, vitale ma soprattutto di una semplicità e di una spontaneità genuine ed autentiche.

Durante quell'ora ha saputo rendere vivido e interessante un pezzo della nostra storia.

Ha narrato con passione ed eleganza, senza mai salire "in cattedra", ha affascinato la platea con la sua eloquenza, parlando però il linguaggio di noi comuni mortali.

E se parte di sé traspariva già dalle parole del romanzo "Lola nascerà a diciott'anni", l'incontro con lei in persona ha rafforzato l'opinione che mi ero fatta leggendo i suoi scritti.

Carla Maria Russo è di base una narratrice nata, ma la sua forza secondo me risiede nel saper dare voce e cuore ai personaggi che sceglie di presentarci.

Se è vero che il quadro storico-geografico in cui i personaggi agiscono è reale, i romanzi della Russo fanno quel passo in più.

Con un'abile mossa l'autrice ci cala nella psiche di ognuno di loro, mettendo in rilievo un fatto che siamo soliti dimenticare:

la Storia, anche quella con la esse maiuscola, l'hanno fatta gli uomini con il loro agire e il loro agire è determinato dalle loro passioni.

Questo è quello che rende unici i suoi romanzi. Con sapienti parole e brillanti intrecci Carla Maria Russo porta sul palcoscenico della nostra immaginazione figure storiche verosimili in cui è facile immedesimarsi anche a livelli davvero profondi.

Ha fatto più tanto Carla Maria Russo in un'ora di conferenza di quanto ahimè riescano a fare tanti insegnanti di storia in un mese di lezione.

Ancora frastornate a ammaliate dal suo discorso, le quattro amiche (che da quel giorno si chiameranno "Le quattro di Carla Maria"), se ne sono andate in giro per la città.

Infervorate dal sacro fuoco dello spirito letterario, si sono date all'esplorazione dettagliata e certosina di tutte le librerie del centro, riportando a casa un discreto bottino.

Anche qui hanno seguito il consiglio della scrittrice:

"Regalate libri. Un libro è un oggetto miracoloso e meraviglioso [...]".

Quando regaliamo un libro in realtà stiamo facendo molto di più.

Regaliamo storie che amiamo, avventure mozzafiato, viaggi in altri mondi...

Regalare un libro quindi significa in un certo modo regalare una parte di noi ad un'altra persona, mettere a nudo un pezzo della nostra anima.

Regalare un libro diventa perciò un profondo gesto di stima e fiducia reciproca.

Tenetelo presente, soprattutto ora che il Natale si avvicina.

Ora tocca a voi: che cosa avete fato questo mese per voi stesse?

Potete dirmelo con i commenti, potete utilizzare FB o IG con l'hashtag #timeismine @datemiunam, ma soprattutto potete raccontarlo sul vostro blog citandomi e magari estendendo l'invito a chi vi va.

PS: se sono stata capace di incuriosirvi e volete conoscere meglio questa scrittrice italiana, via lascio il link a questa sua intervista di qualche tempo fa.

Domani è una giornata importante che spero non venga fatta passare sotto tono.

Domani è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Non voglio scrivere un post che tratti dell'argomento, non perché non mi stia a cuore, anzi.

Ho scritto un post lo scorso anno che tratta di violenza sulle donne ma anche di quella meno conosciuta sugli uomini.

Ho parlato della Casa delle donne e di come quest'associazione aiuta e supporta donne che hanno subito vessazioni sia psicologiche che fisiche.

Quello di cui voglio parlare oggi è un libro che tratta il tema della violenza sulle donne.

Non è un romanzo recentissimo, probabilmente ne avrete già sentito parlare, ma per me è un libro che ci da una prospettiva differente sulla violenza contro le donne.

"UN BRAVO RAGAZZO" DI JAVIER GUTIERREZ

"Un bravo ragazzo" è un libro relativamente breve- circa 170 pagine-, ma molto intenso.

Il protagonista è Rubèn Polo, un ragazzo per bene, con un lavoro in banca, una fidanzata bellissima e quello che si prospetta un radioso futuro.

Polo, un bel giorno, camminando per le strade di Madrid incontra casualmente Blanca, una vecchia amica.

Quest'incontro da il via a un escalation di ricordi turbinosi.

Dalla mente di Polo emergono fatti legati a un lontano passato, fatti che il protagonista pensava fossero scomparsi e sepolti per sempre.

In un flusso trascinante di pensieri ed emozioni l'autore ci porta per mano, in una commistione tra passato e presente, fino agli anni Novanta, a quando Polo, Blanca, Nacho e Chino suonavano in una rock-band.

La forte connessione con il mondo della musica che segna e percorre l'intero libro è, assieme alla vita sregolata ed eccessiva dei ragazzi, la chiave di lettura per comprendere la trama del romanzo.

Rubén è ben lungi dall'essere un bravo ragazzo.

Rubén si è macchiato di un orribile colpa che non riuscirà mai a cancellare dalla mente, neppure dopo dieci anni.

E questa sarà la sua condanna, il suo castigo.

Gutierrez, attraverso un intreccio a volte anche confusionario, ci fa vivere quel tragico giorno in cui una grave violenza è stata perpetrata dal gruppo selvaggio servendosi del roipnol, la droga della stupro.

"Un bravo ragazzo" è un romanzo che scatena indignazione, rabbia profonda ma anche una certa compassione.

E' un libro dove la violenza viene presentata e descritta attraverso gli occhi del carnefice, un ragazzo che, alla fine, si vergogna e molto di quello che ha fatto e che vorrebbe solo dimenticare.

Ma in sostanza sempre di violenza si tratta, non quella brutale di cui magari siamo avvezze a sentir parlare, ma quella più infida proprio perché viene utilizzato il roipnol e la vittima alla fine non sa neppure di essere stata stuprata.

Ecco perché ho scelto di parlare di questo libro: la violenza assume molte forme, da quelle più sottili a quelle più eclatanti.

Ma uno stupro è e rimane sempre tale e proprio per questo deve essere comunque punito.

"Un bravo ragazzo" è un libro scomodo, sia dal punto di vista narrativo per la difficoltà di ricostruire e di dare coesione alla trama, che saltella tra passato e presente, con questa voce narrante che utilizza la seconda persona singolare.

E lo è soprattutto per quello che rappresenta: la violenza non è una cosa astratta che capita nei paesi sottosviluppati o nelle nazioni che sono in guerra.

La violenza contro le donne è un fatto quotidiano che avviene anche nei posti più civilizzati e ad opera anche dei "bravi" ragazzi.

Questo è il modo con cui intendo partecipare alla giornata internazionale della violenza contro le donne.

Come sempre, ringrazio Paola di Homemademamma, creatrice del #venerdìdellibro.

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I libri, secondo me, sono uno dei regali più belli da fare ad un bambino.

Se poi i bambini sono ancora piccoli, le possibilità di scelta sono pressoché infinite.

Visto che Natale sta arrivando, oggi vi presento un libro particolare, perché non è fatto di parole, ma solo di immagini.

Oggi parliamo dei wimmelbuch.

COSA SONO I WIMMELBUCH

A differenza dei libri indirizzati a un pubblico pre-scolastico che si caratterizzano per illustrazioni vivide e sgargianti rappresentate generalmente su un unica pagina, il libro per immagini di cui vi parlo oggi ha come pubblico possibile anche lettori più grandi, perfino adulti, se vogliamo.

Si intitola "Guardiamo insieme" ed è un wimmelbuch.

Sono sicura che tanti di voi sapranno già di cosa si tratta. Io prima di trovarlo a ben € 2,95 su una bancarella di libri usati non sapevo neppure della loro esistenza.

I wimmelbuch sono libri cartonati di grandi dimensioni e si caratterizzano per la totale assenza di parole.

A parlare sono le immagini, affascinanti e ricche di dettagli, in cui il lettore può perdersi per ore.

Spesso vengono associati ai "silent books", ma vi è una lieve differenza: i silent books di fatto narrano una storia attraverso l'uso di disegni, per cui c'è un protagonista ben riconoscibile che agisce e quello che fa o quello che vive viene rappresentato attraverso le immagini.

Nei wimmelbuch  invece non c'è una vera e propria storia.

Ci sono queste bellissime tavole che sembrano davvero dei quadri piene zeppe di personaggi che ritraggono una scena quotidiana legata a vari temi, per esempio una giornata al parco o un giorno in città.

COME UTILIZZARE UN WIMMELBUCH

Un wimmelbuch è una porta verso l'infinito.

Possiamo perderci nella pura contemplazione del disegno, ma anche divertirci con i nostri bambini a giocare a "cerca e trova".

Io per esempio chiedo a Ringhio di trovare tutte le macchinine o alla Ninfa di cercare tutte le cose di una stessa forma.

Oppure si possono utilizzare i wimmelbuch per allenare la memoria: con il mio nipotino di otto anni circoscrivo un riquadro della pagina, gli lascio un minuto di tempo, poi chiudo e gli chiedo per esempio: "Di che colore era il vestito della signora in bicicletta?".

In questo modo i bambini imparano anche a visualizzare le cose e allenano la memoria fotografica.

Nessuno vi impedisce poi di utilizzarli alla stregua di un silent book: scegliete magari un personaggio ricorrente e inventate una storia da raccontare ai piccoli, oppure, se più grandicelli provate a chiedere  loro di raccontarvi una fiaba traendo ispirazione da quello che vedono.

Concludendo, i wimmelbuch sono libri versatili, adatti a grandi e piccini, che, grazie alle loro bellissime illustrazioni vi faranno volare assieme ai vostri figli sulle ali della fantasia.

Come sempre, un doveroso ringraziamento va a Paola, di Homemademamma per aver inventato il #venerdìdellibro.

Chi di voi conosceva già i wimmelbuch e i silent book? Oltre ad Amazon, conoscete qualche altro posto dove si possono reperire?

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In questo venerdì novembrino in cui il sole è tornato a invadere il cielo, vi presento un romanzo dell'autrice italiana Carla Maria Russo 

"Lola nascerà a diciott'anni"

"Lola nascerà a diciott'anni" non è un libro per stomaci deboli.

Crudo, straziante e intenso colpisce come un pugno allo stomaco.

Carla Maria Russo sceglie come sfondo Milano, sua città d'adozione, negli anni che vanno dal 1939 al 1961.

Idealmente si potrebbe dividere la storia in due parti: la prima ha come protagonista principale Mara Bonfanti e la seconda è dedicata ad Anna Colombo.

Due brevi cenni alla trama: Mara è una ragazza di famiglia ricca che trascorre la sua vita in un collegio gestito dalle suore.

La madre, una bella vedova, ha come scopo nella vita quello di preservare il buon nome e la reputazione della famiglia.

Gretta, meschina, arrivista e fredda calcolatrice, non ha in sé un briciolo di compassione o di amore, nemmeno dei confronti della povera figlia.

Mara ci viene presentata come la tipica ragazza viziata e leggera, in piena fase di ribellione.

Un giorno nota e viene notata da un bel ragazzo, Mario, appartenente alla classe operaia, che se ne innamora perdutamente all'istante.

Per far arrabbiare la madre e sfuggire a un matrimonio combinato con un tenente fascista, Manlio Melli, la ragazza organizza una breve fuga d'amore con Mario.

Quello che lei ingenuamente pensava potesse salvarla, in realtà innesta una serie di catastrofici e tragici eventi che porteranno alla morte di più di una persona.

Fughe, inganni, omicidi, tradimenti sullo sfondo di una città dilaniata dai bombardamenti alleati.

Carla Maria Russo non ci descrive la guerra, ce la fa vivere, in tutta la sua tragicità e il suo orrore.

Siamo con Giuseppe, il fratello diciassettenne di Mario, quando viene arrestato dalle brigate fasciste e percosso a morte.

Siamo con Camilla, la domestica di casa Bonfanti, quando scava tra le macerie della scuola per portare alla luce il corpo della figlioletta Evelina, morta a causa di una bomba sganciata per errore.

E siamo con Mara, quando quel fatidico 16 Agosto 1943, alla periferia di Milano, con lo sfondo delle granate in lontananza, dà alla luce la piccola Lola, creduta morta.

Nella seconda parte della storia, il cui anello di congiunzione è rappresentato dalla vecchia e acida Camilla, troviamo Anna Colombo, una ragazza vissuta in un orfanotrofio e allevata dalle suore.

Intelligente, testarda e compassionevole, Anna al compimento del suo diciottesimo anno verrà contattata in forma anonima da una sconosciuta che si dichiara disposta a rivelarle quali sono le sue vere origini.

Passato e presente si incontrano, tra racconti orali e articoli di giornale. Pian piano la verità torna a galla e finalmente incontriamo Lola.

"Lola nascerà a diciott'anni" è un'opera intensa e ricca di pathos.

Carla Maria Russo orchestra abilmente la narrazione.

Il punto di vista non è univoco e fisso. La storia ci viene narrata a turno dai vari personaggi, dai buoni come dai cattivi e, a volte, lo stesso avvenimento ci è presentato da vari punti di vista.

Con questa tecnica l'autrice ci invita a guardare un quadro da differenti prospettive e, chiaramente, ogni prospettiva metterà in luce dettagli diversi finché riusciremo a vedere l'opera nel suo complesso.

Anche i metodi di narrazione sono disparati: la storia viene raccontata in prima persona, oppure attraverso i ricordi e i racconti di testimoni, o ancora attraverso lettere e articoli di giornale.

Quando leggerete "Lola nascerà a diciott'anni" non aspettatevi di trovare buoni sentimenti, altruismo o pietà: qui sono in scena le brutture dell'animo umano, la viltà, la forza bruta, la codardia , la paura e il puro istinto di sopravvivenza.

Non uno solo dei personaggi si salva da questo lordume, se non Anna, che è nata in tempo di guerra ma non l'ha vissuta.

"Lola nascerà a diciott'anni" è sicuramente una lettura forte ma che deve essere fatta almeno una volta nella vita.

Purtroppo la guerra è un male contagioso. Si insedia nel cuore, nell'anima di ognuno di noi e ci corrompe. Ciascuno vive per se stesso ed è nemico di tutti i suoi simili, in una contrapposizione totale in cui non esistono più schieramenti ma solo una lotta cieca per la sopravvivenza."

Come sempre, un grande ringraziamento va a Paola, di Homemademamma, inventrice del #venerdìdellibro