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Da quando scopri di essere incinta in avanti vai incontro a grandi cambiamenti, che interessano il tuo corpo e la tua psiche. Ma anche la tua privacy.

Quando la pancia comincia a vedersi, sembra di avere una calamita sotto la maglietta: tutti quanti si sentono in diritto di appoggiarci la mano appena ti vedono. Persone che a malapena conosci quando ti incontrano per strada ti salutano e...Tac! Toccatina alla panza! Ma che poi io dico e mi domando: la pancia rimane comunque mia anche se porto in grembo un bambino. Mi vuoi chiedere almeno se puoi o no?

Che dire riguardo alle domande indiscrete che ti vengono rivolte? Ma mangi? Ma dormi? Ma cag..ma ti scarichi regolarmente? Ma farsi un paio di cavoli propri no, eh? Perché la gente deve essere così interessata alla mia regolarità intestinale, neanche lavorassero in incognito per la Activia!

Quando sei in ospedale in attesa del grande evento, ogni medico od ostetrica che passa in prossimità del tuo letto si sente autorizzato a visitarti.

"Signora vediamo a che punto siamo!" E... zac! Ti infila dentro un dito a tradimento.

Dopo il parto pensi finalmente di riappropriarti della tua patata  delle tue parti intime ma ti sbagli. Visita di controllo prima di uscire, se hai i punti visita giornaliera per vedere come procede.

Se allatti, sarai sempre con le tette al vento, in tutti i luoghi e in tutti i laghi. Non saprai più cos'è la discrezione: pur di far smettere di urlare il frugoletto che hai sfornato non esiterai a infilargli la tetta in bocca nemmeno in chiesa durante il funerale della prozia suora di clausura di tuo marito.

Pensi che crescendo le cose si sistemeranno. Oramai il bimbo non succhia più, la tua pancia non è più un albergo, laggiù tutto è tornato normale (o quasi). Niente di più sbagliato.

Non godrai più di qualsiasi tipo di privacy quando andrai in bagno. Sei lì seduta sulla tazza sfogliando la tua rivista preferita quando la posta si apre ed entrano nell'ordine: la Ninfa che deve raccontarti assolutamente quello che ha fatto all'asilo, Ringhio che vuole le coccole e si siede sulle tue ginocchia, i gatti che dato che ci siamo diamo un'occhiata e vediamo cosa c'è di nuovo e CF che in quel momento deve farsi la barba ed è già in ritardo. Forse vi libererete del marito se i bagni sono due ma i bambini vi seguiranno comunque.

Ho provato a chiudere la porta a chiave ma le pesti si appostavano fuori dalla porta piangendo e urlando. In alcuni casi, se sono occupati in attività di notevole interesse, arriveranno a chiedervi di lasciare la porta spalancata: "Così mamma ti vediamo". E dove devo andare? Giù per il tubo?!

Anche fare la doccia diventerà un evento comunitario. La mamma si lava? Laviamoci anche noi! La Ninfa e Ringhio si spogliano alla velocità della luce e si mettono sotto il getto dell'acqua. Poi afferrano la spugna e fanno a turno per lavarmi.

Per fare una doccia in solitaria devo sfruttare le ore notturne, ma senza phon che altrimenti il resto della famiglia si sveglia. Immaginate lo stato dei miei capelli...

E siccome tutti noi insegniamo ai nostri figli che non si devono dire le bugie, l'altra volta sono arrivati dei parenti a trovarci. Erano tutti seduti in sala a chiacchierare mentre io ero un attimo in bagno. La Ninfa, candida come solo una bambina di quasi quattro anni può essere, alla domanda: " E la mamma dov'è?" ho risposto: "In bagno a fare la cacca". Secondo voi dopo sono uscita?

E voi come vi districate in queste situazioni?

 

 

Ottobre è il mese in cui si scelgono le attività extrascolastiche a cui dovranno partecipare i nostri figli. Premesso che non è scritto da nessuna parte che un bambino debba per forza seguire corsi sportivi o artistici, siamo tutti consapevoli che lo sport fa bene ai bambini. Nel mio caso ho optato per un corso di acquaticità per la Ninfa e stavo valutando qualcosa per il pupo. Ringhio ha un debole per la palla, ma non gli piace usare i piedi.

I bambini sono istintivi in ogni cosa che fanno.  Quando un bambino vede una palla il suo primo gesto non è calciarla  ma afferrarla con le mani, esplorarla e infine lanciarla. Se i bimbi sono più di uno, quello con la palla in mano cercherà sicuramente di non farla prendere agli altri e scapperà-indovinate un pò di chi si tratta?-. Ma scommetto che anche voi vi siete trovate spesso in una situazione del genere.

C'è uno sport, relativamente recente, che si fonda su queste caratteristiche innate. E' lo sport della palla ovale: il rugby.

Il rugby sta finalmente prendendo piede anche in Italia, soprattutto tra i più piccoli. I preconcetti che lo vedevano come sport pericoloso e violento stanno scomparendo per lasciare emergere invece la vera natura di questa disciplina: il rugby è una scuola di vita che insegna il rispetto verso i compagni e gli avversari, basato sulla libertà e sulla partecipazione.

Dai cinque-sei anni fino ai quattordici  più che di rugby si parla di minirugby: si gioca con tredici giocatori e in panchina sono ammessi da un minimo di tre a un massimo di sei bambini. Tutti devono partecipare alla partita (questa è addirittura una regola federale). Non esistono discriminazioni neppure per quanto riguarda il fisico: anche chi ha una costituzione più minuta può imparare a giocare sotto ogni aspetto e viene addestrato per risolvere ogni situazione si presenti in campo con i mezzi adatti. Le squadre sono miste, il che, udite-udite, significa che anche le femmine possono giocare. Questo garantisce il massimo coinvolgimento: nel rugby non resta fuori nessuno.

Durante gli allenamenti, di solito bisettimanali,  si alternano attività aerobiche e anaerobiche per sviluppare resistenza e velocità. Fino ai 12 anni si gioca senza porte, senza mischie, senza rimesse laterali e senza colpi. La cosa più importante è sviluppare gli schemi motori: si insegna a correre, saltare, rotolare (anche nel fango, per la gioia dei bambini!). E si insegna anche come cadere senza farsi male e a placcare un avversario senza provocare danni nel massimo rispetto per l'altro.

Credo che quest'aspetto sia molto importante: i nostri bambini hanno poche occasioni per correre liberamente, saltare o "fare la lotta": gli spazi si sono ridotti, i luoghi pubblici non sono dotati di aree per giocare liberamente ed è sempre più frequente che quando uno dei nostri figli cade si faccia male, proprio perché ha perso la capacità primordiale di "saper cadere".

Nel rugby gli scontri sono regolati: l'unico che può essere placcato è il bambino che ha la palla che, consapevolmente, è preparato e sa come reagire: durante gli allenamenti si insegna a parare i colpi e ad attenuarne la portata.  Inoltre ricordiamoci che gestire uno scontro dal punto di vista psicologico rafforza l'autostima e aiuta a superare le proprie paure.

Quindi, contrariamente a quanto spesso si crede, il rugby non è affatto uno sport violento: il rischio di traumi c'è ma non più che in altri sport . Anche i colpi in testa, oggi studiati dalla medicina per essere potenzialmente dannosi, non sono più frequenti che in altri sport. Pensate addirittura che le pallonate di testa nel calcio sono molto più rischiose, al punto tale che negli Stati Uniti le vorrebbero vietare fino ai dodici anni!

Nel minirugby non si insegna solo a correre, a saltare, a placcare e a cadere. Si insegna a divertirsi in maniera corretta e civile, nel pieno rispetto delle regole. Chi vince non sono i più furbi, quelli che barano. I veri vincitori sono quelli che partecipano. Vincere vuol dire assegnare un compito a ciascun giocatore e alla squadra e portarlo a compimento, non arrivare primi nel torneo. Uno sport che mira solo alla vittoria finale inevitabilmente sacrifica i meno dotati e questo contraddice i principi stessi del rugby.

Fondamentale è l'allenatore della squadra, che diventa educatore dei piccoli, si prende cura di loro e non lascia indietro nessuno. Verso di lui scatta una forma di affettività. L'allenatore per i bambini diviene un esempio da seguire, perché coerente nelle sue parole e nelle sue decisioni, mai contraddittorio , in grado di rispondere ai bisogni di ogni singolo e di creare allo stesso tempo un senso di appartenenza al gruppo.

Il rispetto viene praticato perfino nei confronti del tanto bistrattato arbitro: nessuno, all'infuori del capitano, può parlare con lui e contestare le sue decisioni. Se qualcuno lo fa, tutta la squadra viene penalizzata.  Quindi, quando si è in campo, non ci sono nemici, ma avversari.

La prova più lampante è il terzo tempo, che esiste unicamente nel rugby. A fine partita infatti i bambini  fraternizzano con la squadra avversaria  e i genitori fanno amicizia. Ognuno porta da mangiare e si fa una vera festa. Il terzo tempo serve per insegnare che le partite sono un gioco da giocare divertendosi e seguendo le regole nel pieno rispetto degli altri.

Se educare i bambini può essere facile, il "banco di prova" sono i genitori, soprattutto quelli appassionati di calcio. Non è raro infatti vedere adulti incivili che aizzano i figli contro gli avversari o che maltrattano arbitro e allenatore. C'è sempre chi pensa che il proprio figlio sia migliore degli altri e che debba giocare per portare la squadra alla vittoria. Le mamme e i papà devono capire la funzione educativa di questo sport e supportare il lavoro degli allenatori.

Per tutti questi aspetti il rugby è considerato come uno sport che educa ad essere cittadini democratici. Quindi perché un paese deve avere due o più campi da calcio e nessun campo da rugby?! I bambini dovrebbero essere messi nella condizione di poter scegliere che cosa fare, non buttarsi sul calcio o sulla pallacanestro o sulla ginnastica artistica perché l'offerta formativa è questa.

Mio figlio adesso è ancora piccolo ma mi auguro con tutto il cuore che quando verrà il suo turno si guardi attorno e scelga il rugby, lo sport che fa davvero crescere.

Il rugby è uno sport da bestie giocato da gentiluomini. Il calcio è uno sport da gentiluomini giocato da bestie. Il football è uno sport bestiale giocato da bestie." Henry Blaha

 

 

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Noi che da vere mamme sopportiamo stoicamente la puzza della cacca dei nostri figli ( ma come, non sapete che la pupù dei neonati è santa?!).

Noi che raccogliamo eroicamente rigurgiti e vomiti anche nel pieno della notte ad occhi chiusi.

Noi che dopo aver visto uscire dal nostro corpo la placenta non ci schifiamo davanti a niente.

Noi che abbiamo un collega che puzza più della cloaca massima e ce lo dobbiamo tenere per forza.

Non c'è posto di lavoro in cui non ci sia un collega allergico all'acqua e al sapone e anche da noi è così. E' quello che sale sempre solo in ascensore, quello a cui tutti rifiutiamo un passaggio in auto, quello che appena lo vediamo arrivare ci alziamo per andare in bagno. Fortunatamente il collega in questione non staziona nel nostro ufficio, ma ci viene a trovare spesso. In estate abbiamo le finestre aperte e cambiare l'aria diventa facile.

Durante la brutta stagione invece le cose sono più complicate: tenere aperto per molto tempo è causa di licenziamento diretto ( ma come, io pago il riscaldamento e tu tieni la finestra aperta? Impiegato ingrato, se hai caldo spogliati!!).

Come fare allora a rendere l'aria respirabile senza intossicarsi con prodotti chimici? I deodoranti industriali infatti sono nocivi, per noi e per l'ambiente, causano problemi di allergie, difficoltà respiratorie e a volte sono composti da sostanze che pare possano essere cancerogene. Inoltre non hanno un effetto duraturo e nella maggior parte dei casi "camuffano" l'odore sgradevole ma non lo eliminano.

Le vecchie e sagge nonne ci vengono in aiuto anche in questo caso. Perché oltre a ricordarci di metterci la maglietta della salute anche a luglio con 40°, ci insegnano diversi trucchetti interessanti.

Visto che è arrivato l'autunno, un buon deodorante naturale sono gli agrumi. Se non avete gli oli essenziali, portate al lavoro mandarini, arance o pompelmi, mangiatevi la polpa e utilizzate la buccia per profumare l'ambiente: potete metterla  a seccare sui termoconvettori o spezzettarla e aggiungerla all'acqua degli umidificatori. Potete mettere anche dei pezzi di cannella in stecche o un paio di fiori di anice stellato.

Per potenziare l'effetto degli agrumi, prendete una bella arancia e infilate nella buccia dei chiodi di garofano: diventerà un insolito soprammobile da appoggiare alla scrivania e allo stesso tempo debellerà i possibili fetori del vostro amato collega.

Come ho accennato prima, potete anche usare gli oli essenziali. Ne bastano poche gocce nell'umidificatore: con il calore rilasceranno nell'aria il vostro aroma preferito. Ne trovate di ogni fragranza: bergamotto, eucalipto, lavanda...Sbizzarritevi!

Se invece volete fare un prodotto da usare all'occorrenza, fate così: in uno spruzzino mescolare un cucchiaio di vodka ( o di alcool puro) con 20-30 gocce di olio essenziale ( io vi consiglio pino ed eucalipto), agitate bene e aggiungere poi 500 ml di acqua. Aspettate che il collega esca e spruzzate! Sentirete che buon profumo!

Se lavorate in un ambiente particolarmente agitato e nevrastenico, provate la lavanda che oltre ad un buon odore ha effetti calmanti e rilassanti.

E se a lungo andare la situazione non migliora, cominciate a lasciare sulla scrivania del vostro collega saponette e deodoranti: vedrete, prima o poi capirà l'antifona!

 

Mi piacciono gli animali, tutti quanti. Da bambina sognavo di vivere in un'enorme fattoria, con mucche, cavalli, pecore e via dicendo

Quando sono cresciuta, ho deciso che da grande avrei fatto la veterinaria.

Ma il sogno si è infranto quando ho scoperto che tra le incombenze dei veterinari rientra anche la soppressione degli animali malati che stanno soffrendo troppo. Non ce l'avrei mai potuta fare.

Ho sempre avuto amici a quattro zampe e non solo.

Attualmente la nostra famiglia comprende due gatti, un cane, una coppia di criceti e un acquario di pesci.

Amo ognuno di loro, ma la mia istintiva preferenza va ai felini.

Non ho a livello conscio una spiegazione precisa. E' così e basta.

Quando sono andata a vivere con CF ho messo subito in chiaro che avremmo avuto dei gatti. Il povero, che mi ama alla follia, ha acconsentito ingenuamente.

Lui è cresciuto con un cane e non sapeva a cosa andava incontro. Ora che lo sa, sarebbe ben felice di barattare i mici con qualsiasi altra cosa, vivente o meno.

I nostri gatti, un maschio e una femmina, provengono da un gattile di zona. Sono dei meticci, uno a pelo lungo e l'altra a pelo corto.

Come nella più consona tradizione sessista, il maschio è un pezzo di pane e la femmina è una vipera. Lui si fa fare di tutto, anche dai bambini.

La Ninfa qualche anno fa l'ha perfino colorato con i pennarell, perché "era troppo bianco". La gatta è più schiva, quando ci sono i bambini mantiene le distanze.

Come dice sempre CF, i gatti sono i "miei" gatti, rimarcato e sottolineato. Il che vuol dire che ogni marachella che combinano è responsabilità mia.

Sono una bella coppia di matti. La cosa che li diverte di più è giocare durante la notte.

Non appena tutti siamo nel mondo dei sogni loro si scatenano. Cominciano a correre e saltare sui letti, si fanno gli agguati saltando fuori da sotto i letti, si arrampicano sui mobili e in picchiata piombano l'uno addosso all'altra.

Se siete deboli di cuore, amiche, non prendete gatti ad abitare con voi.

Se siete sotto le coperte e distrattamente muovete un piede, zac! Il gatto vi colpirà all'improvviso.

Se vi alzate per andare a prendere un bicchiere d'acqua, il gatto si materializzerà dal nulla al vostro fianco.

Quando rientrate nel letto, lo troverete acciambellato sul vostro cuscino.

Non provate a leggere con un gatto al vostro fianco: si stenderà del tutto casualmente sulla pagina che state guardando.

I felini si sentono i padroni assoluti della casa e se qualcosa non va, protestano vivamente.

Non sottovalutate le loro proteste, potreste pentirvene. La mia gatta è vendicativa e quando un membro della famiglia le fa uno sgarro, trova sempre il modo per rendere pan per focaccia.

L'altra volta l'ho sgridata perché si faceva le unghie sul divano (ha un bellissimo tiragraffi) e con perfetta puntualità mi ha staccato ad uno ad uno tutti i fiori dell'orchidea. Ma questo è un caso limite, almeno spero.

I gatti sono giocherelloni, ma sono anche coccoloni. Ai miei piace farsi accarezzare per ore, soprattutto la sera.

Mi seguono e appena capiscono che ho finito di fare qualsiasi cosa io stia facendo, si strofinano sulle mie gambe.

Ci mettiamo sul divano e lì si apre la sessione delle coccole, che fosse per loro durerebbe all'infinito.

La Ninfa ha scoperto da poco che se fa i grattini sulla testa di JJ lui si scatena e fa le fusa molto rumorosamente. A lei questo piace molto per cui la sera, prima di addormentarsi, intanto che ascolta la favola, si accoccolano assieme nel letto e lei si addormenta cullata dal ritmico ron-ron.

Ringhio invece è nella fase "spaventiamo i gatti": li insegue tentando di metterli all'angolo o si avvicina di soppiatto quando dormono e urla in maniera agghiacciante. La micia ovviamente non gradisce.

Sospetto che sia lei la responsabile della sparizione di un piccolo peluche con cui giocava sempre il pupo.

Compagno dal canto suo sopporta tutto questo più o meno stoicamente.

Sorveglia Ringhio per intervenire in caso gli scherzi si facciano più pesanti. Osserva i gatti per vedere che durante le loro scorribande non danneggino troppo la casa (per ora i segni del loro passaggio si possono notare su divani, sedie e tappeti).

E si lamenta incessantemente con me, dicendo che vivere con loro è impossibile, salvo poi strapazzare di coccole il povero JJ non appena mi volto dall'altra parte.

Del resto però gli istinti animali non si possono sopprimere, lo dice anche la scienza.

Io mi godo i miei gatti, che contrariamente a quanto sostenuto, mi fanno un sacco di feste non appena entro in casa, mi seguono come un'ombra e mi consolano come solo loro sanno fare quando sono triste.

Spero di essere capace di trasmettere ai miei figli l'amore e il rispetto per le creature viventi, siano cani, gatti o formiche. Penso però di essere sulla buona strada...

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[...] Il gatto è libero e non si adatterà mai a essere schiavo. Non fa nulla su vostro ordine, come fanno gli altri animali. (Rousseau)

E' arrivato l'autunno, in ritardo ma non in punta di piedi.

Ci ha salutato con un repentino abbassamento delle temperature e puntualmente è arrivato anche il raffreddore.

Nasi chiusi e gocciolanti, raffiche di starnuti e occhi arrossati.

Inutile rivolgersi alla medicina.

Un vecchio proverbio recita: "Il raffreddore è una malattia che, se curata, guarisce in sette giorni, altrimenti in una settimana".

RAFFREDDORE E RIMEDI NATURALI

Io sono particolarmente soggetta ai raffreddori.

Se è vero che usare medicine è superfluo, anche rimanere in balia dei sintomi da raffreddamento non è piacevole.

In tutti questi anni ho elaborato il mio personale metodo per tenere a bada starnuti e company.

Alla base di tutto c'è l'aglio.

Sì, avete capito bene, quello che vi fa venire la fiatella fetida, l'anti-bacio per eccellenza.

Alcuni addirittura ci fanno decotti e sciroppi.

Io no, non c'ho lo stomaco. Mi limito ad aumentarne l'uso in cucina.

AGLIO: PROPRIETA' BENEFICHE

L'aglio ha innumerevoli proprietà benefiche:

  • è un vasodilatatore, dilata i vasi sanguigni abbassando la pressione del sangue;
  • è un anticoagulante, impedisce alle piastrine di formare grandi coaguli nel sangue;
  • previene l'accumulo nel sangue di colesterolo cattivo;
  • è un antibatterico e aiuta stimolare il nostro sistema immunitario;
  • ha un'azione antiossidante, previene l'invecchiamento dei tessuti e della pelle;
  • ha effetti benefici anche sulla glicemia, perché tiene a bada il valore degli zuccheri nel sangue;
  • ha proprietà antinfiammatorie: è un rimedio fitoterapico contro le infezioni delle prime vie aeree ( raffreddore, vade retro) ;
  • è anche un antispastico, cioè allevia gli spasmi muscolari e i dolori addominali;
  • è un ottimo antiparassitario, mischiatelo alla pappa dei vostri cagnolini o dei vostri gatti e sarete sicuri che non avranno mai i vermi.

Ci sono diversi modi per utilizzare l'aglio, a secondo dell'intensità che volete ottenere.

Usato "in camicia", cioè con la pellicina, ha un sapore lieve, spellato ha un'intensità media e affettato, schiacciato o tritato ha un sapore molto marcato.

Se non lo digerite, ricordatevi di togliere sempre il germoglio verde centrale.

Come dicevo prima, quando il naso gocciola e gli occhi lacrimano, in casa mia c'è un notevole odore di aglio.

Per prima cosa, preparo un bel brodo di pollo caldo: al trittico carota-sedano-cipolla aggiungo un bel paio di spicchi d'aglio spellati.

Una minestrina con questo brodino è quello che ci vuole a fine giornata.

Durante il giorno non mi faccio mancare tisane varie, zenzero, melissa e salvia dolcificate con tanto tanto miele.

Ricordatevi che bere è importantissimo quando si è raffreddati.

E a pranzo? Niente di meglio di un bel piatto di pasta aglio, olio e peperoncino.

PASTA AGLIO, OLIO E PEPERONCINO

Questa è la ricetta che faccio io, anzi, che quando sono raffreddata mi prepara CF - si sa, quando non si sta bene è bello farsi viziare un po'-.

Ingredienti:

  • 200 gr.di spaghetti
  • sale q.b.
  • 30 gr.di olio extravergine d'oliva
  • 2-3 spicchi di aglio
  • 3-4 peperoncini
  • 10 gr.di prezzemolo (opzionale)

Procedimento:

Mettiamo a bollire l'acqua salata e buttiamoci gli spaghetti.

Facciamoli cuocere al dente (assaggiateli per sicurezza).

Nel frattempo in una pentola mettiamo l'olio extravergine d'oliva.

Prendiamo i peperoncini, tagliamoli a metà nel senso della lunghezza e leviamo i semini.

Poi affettiamoli finemente e buttiamoli nell'olio assieme agli spicchi da aglio spellati e leggermente schiacciati con la mano.

Tagliamo anche il prezzemolo e teniamolo da parte.

Facciamo soffriggere dolcemente aglio e peperoncino e dopo pochi minuti leviamo l'aglio.

Adesso aggiungiamo un bel mescolo di acqua di cottura della pasta, facendo attenzione a non scottarvi.

Scolate gli spaghetti, lasciamoli insaporire nella pentola insieme al condimento.

Se vedete che la pasta è troppo asciutta, aggiungete ancora un po' di acqua di cottura.

Infine cospargete con il prezzemolo tritato.

Vi sconsiglio di aggiungere formaggi, non perché non siano buoni ( io metto sempre pecorino o parmigiano anche se la ricetta non lo prevede), ma perché quando si è raffreddati i latticini sarebbero da evitare.

E per concludere la giornata in bellezza, io mi faccio una mega doccia bollente (attenzione ai cali di pressione, non fatela mai se siete incinte o se soffrite di vene varicose) e mi infilo sotto le coperte.

Vi assicuro che la mattina dopo il mio naso è meno chiuso, gli occhi non lacrimano e l'umore è nettamente migliorato.

Ah, se volete ricevere coccole e baci (che quando si sta male sono sempre bene accetti), ricordatevi di masticare due chicchi di caffè o meglio ancora due semi di cardamomo e l'alitosi scomparirà!

 

Ci sono  giornate un po' così, sottotono. Giornate spente che passiamo in un senso di torpore e nebbia mentale. A volte capitano, non ci si può fare niente.

Ma per fare in modo che succeda il meno possibile, ho trovato dei trucchetti per affrontare al meglio la giornata.

La durata del sonno è importantissima, ma per me lo è di più la qualità.

Da quando sono diventata mamma, le otto ore me le sogno proprio.

Però il mio corpo si ricarica benissimo con 5 ore di sonno profondo e ininterrotto.

Quelle rarissime volte che arrivo a 7 o 8 ore mi sveglio con un bel mal di testa che mi accompagna fino a sera (forse proprio perché non sono più abituata).

Quando la sveglia suona mi alzo immediatamente  in silenzio.

Alzarsi subito senza rimandare fa in modo che la mente non rimanga confusa e ottenebrata.

I bambini però mi sentono ugualmente e scendono subito dal letto. Per cui la mezz'oretta per me è già persa.

Niente yoga, niente lettura, niente respirazione profonda come tanti consigliano.

Li porto in bagno con mee cominciamo a prepararci.

Quando siamo pronti, ci posizioniamo davanti allo specchio: sorridiamo e facciamo le facce buffe.

A loro piace moltissimo. Io mi sento sciocca, ma dicono che questo semplice esercizio aiuti l'autostima. Provare per credere.

Se tutto fila liscio, ci sediamo a tavola. E qui non transigo: cascasse il mondo, la colazione per me è sacra.

Piuttosto non mi trucco, non sistemo i letti, parto anche in ritardo ma voglio stare seduta in pace, bimbi permettendo.

Indipendentemente dalle vostre abitudini alimentari, voglio darvi un consiglio: cominciate con un bel bicchiere di acqua e limone che aiuta a decontrasi e agisce sui movimenti intestinali, a cui potete aggiungere una puntina di curcuma.

Dopodiché parto. E in macchina ho la mia play list che sparo da tamarra a tutto volume.

Ecco qui le 5 canzoni che mi caricano da ascoltare durante il viaggio:

."Time is running out", Muse (2003)

." Sunday Bloody Sunday, U2 (1983)

."Innuendo", The Queen (1991)

."Eye of the Tiger", Survivor (1982)

."Maniac",  M. Sembello (1983)

E voi, cosa fate per partire alla grande?