Per cominciare la settimana alla grande, torno a illustrarvi le meraviglie dell'Alsazia.

In Alsazia, oltre al piccolo villaggio di Egiusheim, un posto che merita sicuramente una visita è la famosa Colmar.

COLMAR: LA CITTA' DELLE LUCI

Comar, distante circa una decina di km. da Eguisheim, è soprannominata "la città delle luci".

Questo soprannome è legato al  Premio Speciale della Académie des Arts de la Rue  ricevuto negli anni Novanta quando gli abitanti di Colmar decorarono la cittadina con quasi 200 punti luce differenti.

Da quel momento l'illuminazione  della città è stata considerata Patrimonio Europeo.

Le luci, presenti tutto l'anno, nel periodo invernale vengono potenziate ed integrate in vista del Natale.

Io e CF siamo arrivati a Colmar in tarda mattinata e abbiamo deciso di visitarla immediatamente.

Abbiamo lasciato la macchina in un parcheggio vicino al centro storico e ci siamo avviati a piedi.

Colmar ci ha accolto subito con i profumi tipici di questo periodo: spezie, castagne, pane...

Rispetto alla piccola Eguisheim e sicuramente dovuto anche all'orario più tardo, Colmar è sicuramente più animata.

Ci addentriamo nelle caratteristiche stradine, ammiriamo gli edifici pesantemente addobbati (ché qui il Natale è una cosa seria, mica come da noi che te la cavi con un alberello e una ghirlanda).

Una delle vie di Colmar, con le casette a graticcio che danno tanto quell'aria da fiaba!
Una delle vie di Colmar, con le casette a graticcio che danno tanto quell'aria da fiaba!

Quello che balza subito all'occhio è la bellezza del luogo: le casette a graticcio, con i loro colori, donano un'atmosfera da favola, tanto che ci aspettiamo di veder comparire Hansel e Gretel da un momento all'altro.

Arriviamo alla piazza principale e ammiriamo la Cattedrale di San Martino, una magnifica chiesa in stile gotico.

Purtroppo non abbiamo la possibilità di visitarla all'interno perché è inspiegabilmente chiusa.

Piazza dei Domenicani a Colmar, in Alsazia
Piazza dei Domenicani a Colmar, in Alsazia

A livello architettonico, altri due luoghi interessanti da visitare sono la Casa Pfister, con le sue facciate ad angolo e i balconi di legno e la Vecchia Dogana.

Casa Pfister, con i suoi balconi in legno
Casa Pfister, con i suoi balconi in legno

Anche qui non mancano banchetti che vendono il vino speziato, ma accanto a questo troviamo anche il sidro di mele caldo e il succo d'arancia al miele e cannella.

Inutile dire che non potevamo non assaggiarlo.

Una cosa che mi ha colpito molto di Colmar sono le pasticcerie e le panetterie: le loro vetrine sono così invitanti che è impossibile resistere!

Dai, non ditemi che non vi viene voglia di entrare e assaggiare qualcosa!
Dai, non ditemi che non vi viene voglia di entrare e assaggiare qualcosa!

Sotto una leggera pioggia, ben lungi dallo smorzare il fascino di Colmar, CF ed io ci dirigiamo verso il quartiere chiamato "Petit Venice".

La "Petit Venice" è una caratteristica via i cui colorati edifici a graticcio si affacciano su un canale.

Il fascino del quartire chiamato "Petit Venice", a Colmar
Il fascino del quartire chiamato "Petit Venice", a Colmar

E' molto suggestiva, soprattutto la notte con le luci che si riflettono sull'acqua.

Verso le due del pomeriggio decidiamo di fermarci a mangiare in un piccolo locale per assaggiare i piatti tipici dell'Alsazia: la Tarte Flambeé, una specie di pizza ricoperta di panna acida, cipolle marinate nel vino bianco, formaggio e dadini di pancetta e la Choucroute Garnie, cioè un piatto a base di crauti fermentati e patate con cinque diversi tipi di salsicce e carni di maiale affumicate.

Insomma, un pasto leggero leggero. Per smaltirlo infatti abbiamo finito di visitare Colmar, dedicandoci ai famosi mercatini di Natale.

I mercatini di Natale a Colmar sono cinque (ve l'ho detto, no, che qui il Natale è una cosa seria?!):

  1. La Piazza dei Dominicani ospita fino a sessantacinque casette di legno, dove è possibile trovare piccoli oggetti artigianali, come candele e saponi o lavori di cucito di gran pregio;
  2. la Petit Venice invece è la sede del mercatino di Natale dedicato ai bambini, con giostre e intrattenimenti vari;
  3. nella zona dei Koifhus invece si trova il mercatino dell'antiquariato, dove si possono ammirare oltre a mobili, vasi e lampade anche libri e gioielli di foggia antiquata;
  4. in piazza Ancienne Douane invece ci sono circa una cinquantina di casette dedicate interamente al mondo natalizio, dai dolci alle decorazioni;
  5. ed infine in Piazza Giovanna d'Arco si trova il mercatino dedicato ai prodotti enogastronomici dell'Alsazia.

Insomma, abbiamo passato un intero pomeriggio a spulciare le bancarelle, anche se a volte avvicinarsi era quasi impossibile, vista la calca.

Le mille luci di Colmar che colorano la notte
Le mille luci di Colmar che colorano la notte

All'imbrunire, Colmar ha cominciato a riempirsi di luci colorate e di musica.

Uno spettacolo davvero maestoso e sbalorditivo!

Il Koifhus (Vecchia Dogana) risplendente di luci
Il Koifhus (Vecchia Dogana) risplendente di luci

Inutile dire che non potevamo non fare un altro giro, in quell'atmosfera così particolare.

La pioggerellina nel frattempo è diventata una pioggia battente, ma noi ovviamente non ci siamo lasciati abbattere, anzi.

Colmar, città delle luci in veste natalizia
Colmar, città delle luci in veste natalizia

Ne abbiamo approfittato per bere nuovamente il vino caldo e ho scoperto che ogni bancarella lo prepara con un miscuglio di spezie diverse, per cui anche il sapore cambia.

Ci spingiamo fino all'uscita settentrionale di Colmar per vedere la replica della Statua della Libertà.

Strano trovarla qui, vero? A meno che non si sappia che Colmar è la città natale di Auguste Bartholdi, che progettò questo monumento insieme a Gustave Eiffel (sì, proprio quello della torre).

Da lì, sotto un diluvio universale che non accennava a smettere, abbiamo salutato definitivamente Colmar e le sue luci per raggiungere il nostro hotel, lungo la strada per Strasburgo.

(to be continued...)

 

 

4

Durante il periodo natalizio io e CF siamo riusciti a concederci un viaggio non programmato di tre giorni in Francia, più di preciso in Alsazia.

L'ultimo viaggio che abbiamo fatto da soli è quello che risale a quest'estate, in Slovenia.

L'idea è nata il 25 dicembre, a tavola, durante il pranzo di Natale, quando i nonnii sono stati obbligati si sono gentilmente offerti di tenere i bambini tre giorni assieme al nostro nipotino.

Detto fatto, ho proposto al mio compagno di mille avventure di fare un salto oltre le Alpi, in Alsazia.

L'Alsazia è una regione che si trova sul confine orientale francese, vicino alla Svizzera e alla Germania.

E' un territorio molto interessante, punteggiato da borghi pittoreschi e da città affascinanti.

In teoria la nostra idea iniziale prevedeva di partire la mattina del 27 dicembre e di visitare Eguisheim e Colmar, pernottare nelle vicinanze e il 28 dicembre dirigerci a Strasburgo.

In realtà alle ore 14 del 26 dicembre CF mi ha convinto a partire immediatamente, visto che non avevamo nulla di meglio da fare, in modo da guadagnare mezza giornata.

Beh, che ci crediate o meno, in due ore avevo sistemato casa, preparato il minimo indispensabile per noi due e per i bambini e arruolato un amico fidato per occuparsi dei nostri pets

Giusto il tempo di portare un felicissimo Ringhio e un'iper eccitata Ninfa a casa dei nonni e il nostro viaggio ha avuto inizio.

IN VIAGGIO VERSO EGUISHEM E COLMAR

Siccome non siamo molto distanti dalla Francia, abbiamo optato per fare il viaggio in auto.

L'itinerario scelto comportava il passaggio per la Svizzera, attraverso il San Gottardo.

Se decidete come noi di muovervi nel periodo invernale, assicuratevi sempre di avere gli pneumatici invernali o le catene a bordo.

Le strade sono ghiacciate e non è raro trovare la neve.

Paesaggio innevato nei pressi del San Gottardo
Paesaggio nei pressi del San Gottardo

Detto questo, siamo partiti debitamente equipaggiati per trascorrere le giornate all'aperto: abbigliamento caldo ma traspirante, parka impermeabile, calzature comode, guanti e cappello.

Non avevamo prenotato nulla per dormire, ma verso le nove ci siamo imbattuti in modo del tutto casuale in un Holiday Inn Express lungo la strada Neuenkirch-Luzern.

Infatti Eguisheim e Colmar distano solo un paio di ore da lì per cui abbiamo deciso di prendercela comoda e arrivare a destinazione la mattina dopo.

EGUISHEIN E COLMAR

Eguishein è primo borgo che abbiamo visitato. E' un paesino piccolo, di circa 2.000 abitanti, ma risulta essere sovraffollato nel periodo natalizio, così come in primavera inoltrata.

E' così bello che i Francesi stessi l'hanno eletto loro borgo preferito per eccellenza.

Eguishein è circondato da un'antica cerchia di mura che risale al dodicesimo secolo.

Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare
Mappa del borgo di Eguisheim, dalla caratterisctica forma circolare

Ogni cosa all'interno delle mura pare essersi fermata, quasi come per magia.

Visitare Eguishein, anche in un giorno piovigginoso, è sempre meraviglioso.

Le tipiche case con graticcio, chiamate colombages, sono già di per sé affascinanti, ma se vengono addobbate per Natale diventano veramente fantastiche.

Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Scorcio di Eguisheim, con le caratteristiche case a graticcio
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie
Uno dei vicoli di Eguisheim addobbato con le classiche decorazioni natalizie

E' bello inoltrarsi tra i vicoletti medievali, osservare i cortili dove spesso ci si imbatte nelle botti o nei torchi, o in vecchi utensili per imbottigliare i vini.

Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguish
Un vecchio macchinario per tappare le bottiglie di vino in uno dei cortili di Eguisheim

Eguishein, come la poco distante Colmar, si trova infatti sulla "strada dei vini", un'area di circa 200 Km. famosa per la produzione vinicola.

Naturalmente, essendo a Natale, il borgo era costellato di bancarelle che vendevano prodotti tipici: dal piccolo artigianato locale ai prodotti enogastronomici.

Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale
Piazza di Eguisheim, con le classiche bancarelle di Natale

Per riscaldarci, io e CF ci siamo subito presi un bicchiere di vino caldo aromatizzato con miele e spezie, da degustare ammirando il pigeonnier, un edificio dalla forma particolare che anticamente era una piccionaia.

Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim
Vista della "piccionaia" da uno dei vicoletti di Eguisheim

Quasi tutti gli edifici, sfarzosamente addobbati con luci, festoni, pupazzi e chi più ne ha più ne metta, presentano delle iscrizioni in tedesco (l'Alsazia nei tempi che furono apparteneva alle terre tedesche).

Uno degli abitanti del luogo ci spiega che sono piccole preghiere per proteggere le case, soprattutto dagli incendi che pare abbiano devastato il borgo più di una volta.

Eguisheim, piazza principale
Eguisheim, piazza principale

La nostra guida improvvisata ci invita a tornare a Eguisheim in primavera, per ammirarla in piena fioritura e per vedere le cicogne, il simbolo dell'Alsazia.

L'omino ci spiega gentilmente che proprio il campanile della chiesa ospita un grosso nido di cicogna.

Ed io capisco perché ogni cosa qui a Eguisheim reca impresso il disegno di questo volatile, dai tovaglioli alle tazze.

Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)
Le cicogne, simbolo dell'Alsazia, sul campanile di Eguisheim (ovviamente questa foto l'ho trovata in rete. Le cicogne arrivano in primavera)

Dopo un paio di ore e altrettanti bicchieri di vino caldo (che qui è venduto ad ogni angolo, in versione bianca e rossa) e dopo aver provato il pain d'epices, un dolce tipico natalizio speziato che si può trovare in diverse varianti (noci, agrumi, cioccolato, senza niente...), torniamo alla nostra auto e ci dirigiamo a Colmar.

(to be continued...)

Primo giorno di ritorno alla vita normale, alla solita vita, alla solita routine.

Il periodo delle ferie natalizie è stata una piacevole parentesi, tanto attesa e desiderata.

Non avere l'obbligo di alzarsi al suono della sveglia, vivere la giornata in modo più lento senza continuare a guardare l'orologio, godere della possibilità di rilassarsi e dedicare a tutti -chi più, chi meno, lo ammetto- le attenzioni che si meritano sono le cose che ho apprezzato di più, quelle di cui durante la solita vita sento maggiormente la mancanza.

Questi quindici giorni sono volati ma al tempo stesso ho avuto l'impressione che le giornate fossero interminabili.

Non so se capita anche a voi, quella strana sensazione di dilatazione temporale che vi fa credere che ogni singolo giorno di vacanza duri quanto una settimana della solita vita.

E non sto parlando della noia, ma proprio dell'intensità e della piacevolezza con cui queste singole giornate vengono vissute, quasi fossero davvero un dono dal cielo.

Con mio grande rammarico questa volta non sono riuscita a festeggiare la vigilia di Natale, come avrei voluto.

Per questione di compatibilità di orari dei vari familiari i festeggiamenti sono ritornati al pranzo del 25 Dicembre.

Abbiamo accolto i parenti nella nostra casetta con un pranzo davvero luculliano, cucinato da me il giorno della vigilia.

Astutamente, infatti, calcolando la presenza dei bambini e l'ansia da prestazione, ho scelto un menù che poteva essere preparato in precedenza.

Ho cucinato per l'intero pomeriggio, poi il progetto prevedeva di andare al cinema con i bambini (tradizione ereditata da quando ero piccola) e tornare per la messa di Natale (anche se non sono religiosa, ho sempre amato la messa di mezzanotte, la trovo particolarmente suggestiva).

Invece i pupi si sono addormentati verso le 20 e né io né CF abbiamo avuto cuore di svegliarli.

Il giorno di Natale abbiamo riabbracciato i nonni materni, arrivati dalla Spagna, mio fratello con il mio nipotino e i nonni paterni.

Qui da noi non c'è la tradizione dello scambio dei doni a Natale. I bambini infatti ricevono giochi e dolci il giorno di Santa Lucia e dei grandi a quanto pare non frega molto a nessuno.

Però nella mia famiglia i regali di Natalesono sempre stati un must e CF ha accolto con piacere questa usanza.

Per quest'anno mi sono orientata verso i libri, per cui ho donato un rene ad un paio di librerie, ma ognuno dei miei familiari ha ricevuto un libro pensato e ragionato.

Ovviamente anche la Ninfa e Ringhio hanno avuto il loro regalo. Santa Lucia infatti lascia i giochi e i dolci, ma tutto il resto a casa nostra lo porta Babbo Natale e qualcosa pure la Befana.

E' stata una giornata molto piacevole, senza incidenti diplomatici o capricci estenuanti.

Santo Stefano mi ha portato una gradita sorpresa: un viaggio di tre giorni con CF in Francia, che merita sicuramente un post a parte.

Capodanno ci ha trovato di nuovo nel nostro rifugio in compagnia di una coppia di amici storica, che risale ai tempi dell'università.

Sono arrivati carichi di ogni ben di Dio e accompagnati dal loro cucciolo di Pastore Tedescoche ha fatto la felicità dei bambini.

Il primo dell'anno ha bussato alla nostra porta e ha trovato i bimbi con l'influenza.

Niente di sorprendente, sapevo che sarebbe successo: questa volta il contagio è partito dal mio nipotino e si è esteso a tutti i membri della famiglia tranne la sottoscritta.

Gli altri giorni quindi ho soddisfatto il mio lato da crocerossina barcamenandomi tra bambini, nonni (sì, tutti e quattro) e CF, il quale oltre all'influenza è rimasto bloccato con la gamba per un'infiammazione al nervo sciatico che stiamo curando con simpatiche punture di cortisone.

La Befana è passata quasi in sordina, riempiendo tutte le calze con dolciumi e lasciando ai bimbi un album da colorare.

E ora siamo qua, il primo giorno della solita vita.

Alzati all'alba, colazionetranquilla perché ogni cosa era stata accuratamente preparata ieri: i bambini hanno scelto i loro vestiti e si sono preparati lo zainetto della materna, la previdente mamma ha caricato tutto in auto ieri sera così stamattina la ripresa è stato più delicata.

Tornare in ufficio dopo quindici giorni di assenza è sempre una botta, ma dopo un paio di ore ci si è già riabituati.

Il bello della solita vita è che è uguale solo in apparenza: le esperienze che abbiamo vissuto, la gente che abbiamo incontrato, quello che abbiamo letto, imparato, scambiato alla fine da a tutto un nuovo sapore.

Anche al primo lunedì lavorativo del nuovo anno.

 

 

Niente, quest'anno non ce la faccio.

Non che gli altri anni in questo periodo fossi messa meglio, ma stavolta sto raschiando il fondo del barile con le unghie.

Nel barile di energia ne è rimasta poca, davvero davvero poca.

A nulla sono valse le vitamine che ho cominciato a prendere un paio di settimane fa sotto consiglio della farmacista.

"Vedrà, sono una scarica di energia, si sentirà meglio in un paio di giorni".

A me quelle vitamine m'hanno scaricato solo una cosa, m'hanno alleggerito il portafoglio e lasciato -letteralmente e metaforicamente- l'amaro in bocca.

Fatto sta che sono stanca. Mi sento scarica e spossata.

Queste ultime settimane che precedono il Natale sono un vero massacro.

Al lavoro ci sono i clienti che si svegliano all'ultimo minuto, quasi si fossero resi conto solo ora che tra poco ci sarà la solita chiusura natalizia (è cinquant'anni che a Natale chiudiamo, dove sta la novità?!).

Alla materna è un susseguirsi di feste, spettacoli, fotografie, incontri...

Per rincarare la dose, CF invece ha un sovra dosaggio di lavoro e quindi anche la vita familiare ne risente.

Aggiungiamo a questo il picco della vita sociale: colazioni, aperitivi, cene e pranzi per fare gli auguri ad amici e parenti, altrimenti poi quando ci vediamo?

E poi ci si mette l'organizzazione di cene e pranzi di Natale, perché la sottoscritta non si lascia convincere ad andare a mangiare fuori, giammai!

Menzione a parte meritano i regali di Natale, ché tanto per quanto sia organizzata qualcuno mi manca sempre.

Quindi vorrei lanciare un appello a tutte le stazioni radio, sia locali che nazionali: Mariah Carey con la sua "All I want for Christmas", John Lennon che canta "Happy Christmas" e perfino  "Santa's coming for us" della bravissima Sia dopo un paio d'ore non le regge più nessuno.

Vi prego, vi scongiuro, abbiamo capito che siamo a Natale, del resto bastava dare un'occhiata alle luminarie e agli scaffali dei supermercati per rendersene conto, ma diamoci un taglio!

Bellissime le canzoni natalizie, eh, sia quelle storiche sia le new-entry ma non considerate l'effetto deleterio che possono avere sulle persone stanche?

Alla quarta canzone... Bang! Rischio di piombare addormentata sul volante, il piede schiacciato sull'acceleratore.

Se non volete avere incidenti sulla coscienza, care emittenti radiofoniche, vi consiglio caldamente di rivedere la vostra scaletta: per ogni canzone natalizia trasmettetene almeno tre di altro genere, possibilmente con ritmi incalzanti.

Vi giuro, non avrei mai pensato di arrivare al punto da desiderare di ascoltare di nuovo i tormentoni estivi!

Rimanete sintonizzati qui, care amiche e cari amici, per aggiornamenti vari.

Appena mi ripiglio.

Oggi ho bisogno di tanta positività per affrontare l'ultima settimana prima di Natale.

Il periodo che precede le feste è sempre un po' strano, almeno per me.

La normale settimana lavorativa viene interrotta da eventi natalizi a cui non si può mancare, la vita sociale ha un'impennata e ovviamente dal punto di vista fisico questo si traduce in stanchezza e in confusione mentale, tipo "Oddio ma che giorno è oggi e cosa devo fare?".

La scorsa settimana è stata costellata da eventi felici, da #scintilledigioia che hanno risollevato gli animi e che mi hanno calato ancor più nel clima festivo e natalizio.

Ne ho scelte tre da condividere con voi.

Il primo è la recita di Natale alla scuola materna dei pupi.

Martedì dodici dicembre incredibilmente entrambi erano presenti, i malanni lasciati alle spalle (speriamo per qualche mese, almeno!).

La recita di Natale in realtà è stata più che altro una manifestazione canora, durata in totale un'oretta e mezza.

I bambini sul palco del teatro erano agitati ma mai quanto i genitori che li guardavano in platea.

Era la prima volta di Ringhio che, per farsi riconoscere, ha dato il peggio di sé.

E' entrato con fare da gradasso, si è scoperto la pancia e ha misurato con passo marziale il palco nella sua totale lunghezza, mentre gli altri compagni lo osservavano incuriositi.

La maestra è riuscita a riacchiapparlo e rimetterlo in fila. Ringhio si è guardato attorno, poi è uscito di nuovo dalla fila, si è avvicinato alla platea e con fare disinvolto ha gettato il suo cappello natalizio in pasto al pubblico sbigottito che l'ha pure applaudito.

Recuperato nuovamente, ha scovato la Ninfa in mezzo alla folla di bambini di rosso vestiti e ha cominciato a farle i dispetti.

Ha resistito il tempo di due canzoni, poi siccome stava sobillando gli altri, ho deciso di tirarlo giù.

Tempo due minuti e si è addormentato in braccio a me, mentre il coro di bambini ci deliziava con le note stonate della canzoni natalizie.

Come prima volta non c'è male, non oso pensare ai prossimi anni!

Ha intrattenuto il pubblico per un buon quarto d'ora, quel monello.

Inutile dire che mi sono vergognata e avrei voluto scomparire!

La seconda scintilla di gioia è ovviamente l'arrivo di SANTA LUCIA. Per i bambini qui da noi non c'è giorno più bello.

Già il dodici, dopo la recita di Natale, l'oratorio aveva organizzato una festa di Santa Lucia: lancio delle caramelle da parte della Santa di turno, giochi e merenda per tutti.

La Ninfa è stata davvero entusiasta di poter andare da sola con la mamma e avere le amichette per giocare.

Infine, la sera, dopo cena, abbiamo preparato tutti quanti assieme latte, caffè e biscotti per Santa Lucia e il Castaldo e l'asinello, ahimè, s'è dovuto accontentare di un'arancia anziché di una carota perché le avevamo finite.

Inutile parlare poi della mattinata del tredici: giochi, dolci ma anche un sacchettino di carbone per riflettere assieme ai pupi sul loro comportamento spesso capriccioso, come mi avevate consigliato di fare.

Speriamo che serva a qualcosa!

Ed infine, dulcis in fundo, la FANTASTICA CENA con quattro amiche che non vedevo da Agosto (sì, avete sentito proprio bene!).

E' sempre bello ritrovarsi, raccontarsi e stare assieme. I discorsi si intrecciano, le risate si scatenano per un nonnulla e di colpo è come se ci si fosse incontrate il giorno prima.

Siamo andate a mangiare in un ristorante molto particolare, con un menù stagionale vario e ben curato.

Sicuramente un posto da tenere in considerazione per i prossimi eventi.

Non posso proprio immaginare una vita senza amiche e amici...

Ecco in breve i tre momenti top della scorsa settimana.

Avete voglia di condividere i vostri?

Qui in breve vi spiego cosa fare:

1- utilizzando l'hastag #scintilledigioia condividere con una foto su Instagram, Facebook, Twitter e/o un post sul blog tre momenti felici vissuti la settimana precedente;
2-nominate il blog "Scintille di gioia" e date le istruzioni su come partecipare;
3- invitate chi volete a partecipare a questo bellissimo gioco;
4- inviate a Silvia i vostri momenti felici alla mail fiorellinosn@gmail.com mettendo come oggetto "Scintille di Gioia", in modo che io non se ne perda nemmeno uno!
Buona settimana e a presto!

A Natale siamo tutti più buoni.

Seee, come no, e gli asini volano (sì, quello di Santa Lucia per lo meno).

I regali di Natale sono una vera spina nel fianco, fastidio secondo forse solo alle riunioni familiari a cui non ci si può sottrarre, pena la scomunica o, peggio ancora, la perdita dell'eredità.

Fare i regali a Natale dovrebbe essere messo nella lista delle dodici fatiche, che così diventerebbero tredici, con buona pace dei superstiziosi.

I più previdenti cominciano a comperare pensierini e oggettame vario ancora un anno prima, approfittando dei saldi e delle varie occasioni, ché così la spesa non si accumula ed evitano lo stress.

Poi ci sono quelli che compilano liste infinite, da una parte i nomi e dall'altra il regalo e poi procedono spediti tra i negozi e le bancarelle, senza deviare di una virgola, penna in mano per mettere un segno di spunta quando l'acquisto viene fatto.

Una considerazione speciale va a chi fa lavoro di squadra: i tuoi parenti amore li fai tu, i miei io, gli amici in comune li dividiamo in ordine alfabetico e così ce la caviamo in mezza giornata.

Non si può non considerare i generosi, che comperano qualcosa per tutti, perfino per il cognato della portinaia, perché a Natale il regalo è d'obbligo.

Ecco, forse è proprio questa la cosa fastidiosa, la nota stonata, quella contro cui vengono lanciati gli anatemi del consumismo e del buonismo a tutti i costi.

Fare regali a Natale non dovrebbe essere un obbligo, ma un piacere.

Odio le persone che mi regalano la qualsiasi solo perché così fan tutti.

In un nanosecondo capace di ritrovarmi con imbarazzanti pigiami, improponibili borsette, bigiotteria scadente, fragranze ammorbanti o inutili pseudo-complementi d'arredo.

Astenersi, prego.

Peraltro mi infastidiscono anche coloro che sono per "l'utile a tutti i costi".

Che cosa ti serve? Ma cosa vuoi che mi serva? Magari la lavatrice nuova, ma dubito che tu possa stanziare un budget così alto solo per me.

In caso contrario, parliamone.

I regali di Natale sono dei doni.

Donare: Dare ad altri liberamente e senza compenso cosa gradita.

Focalizziamoci sull'aggettivo "gradito".

Presuppone che il donatore abbia con colui che riceve il dono un qualche tipo di rapporto di conoscenza.

Se il rapporto è superficiale, prego evitare il famigerato regalo.

Se il rapporto è invece più profondo, magari amichevole o sentimentale, allora si presuppone che chi dona dovrebbe sapere almeno a larghe spanne cosa gradisce l'altro.

Magari ti metto sulla buona strada se le opzioni sono più di una.

Impossibile non avere in mente un possibile regalo di Natale.

Dei due, l'una: o non si conosce davvero la persona o si preferisce ignorare per comodità quali sono i suoi interessi.

Se si sa che i desideri sono davvero al di fuori della nostra portata, onestamente, spieghiamolo quando presentiamo il nostro regalo alternativo.

Ma vi prego, non dite alla vostra fidanzata che sapevate benissimo che preferiva un bracciale di diamanti mentre scarta una sciarpa di lana sferruzzata dalla prozia Ada.

Fatevi guidare dal cuore e dall'istinto.

Tenete ben presente che quando regalate qualcosa state trasmettendo anche un pensiero, l'idea che voi stessi avete di chi vi sta di fronte.

Con questa massima ben impressa, orsù andate e scatenatevi che il famigerato 25 Dicembre si avvicina.

E tanto a Natale basta il pensiero. Oppure no?!