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Ieri sera la Ninfa faceva i capricci perché voleva mangiare il gelato.

"Voglio il gelato, quello buono alla panna con il cono e il cioccolato sopra!"

Immaginatevi essere tallonate da una quatrenne che ripete "voglio il gelato, voglio il gelato, voglio il gelato!" come una mitraglietta, senza tirare il fiato.

Mentre cucini, attaccata alla gamba.

Mentre sei seduta, alle tue spalle.

Mentre sei in bagno, fuori dalla porta.

Martellante, instancabile, esasperante.

Ma non ho ceduto. Sono stata ferrea, irremovibile e salda nella decisione presa di comune accordo con il padre.

"Il gelato si mangia dopo cena e solo se fai la brava e la smetti subito di fracassarmi i maroni  fare i capricci!"

Ovviamente non è servito a nulla, ha proseguito imperterrita col suo mantra, lei, tanto che alla fine è riuscita a far venire voglia di gelato pure a me, che non ne vado matta.

Durante la cena non ha toccato cibo. In compenso ci ha pensato Ringhio a ripulire per bene anche il suo piatto.

Per coerenza, anche se mi è dispiaciuto, non ha avuto il gelato tanto desiderato.

Imbronciata, la piccola è andata a buttarsi sul letto.

L'ho lasciata sbollire un pò nella vaga speranza che la tempesta si placasse.

Poi ho preso Ringhio e siamo andati in cameretta per la favola della buona notte.

"....E la donna cattiva, dal cuore di pietra, non si fece commuovere dalle lacrime della fanciulla..."

"Cosa vuol dire cuore di pietra?" mi domanda la pupa, curiosa.

"Ma non hai detto che non volevi ascoltare la favola?" insinuo, con un pizzico di soddisfazione.

"Infatti non la ascolto io, la ascoltano le mie orecchie" puntualizza la Ninfa.

Sorrido nella penombra: il gelato alla panna è stato dimenticato.

"Una persona che ha un cuore di pietra vuol dire che è una persona insensibile, cattiva"

"Il contrario della mamma che ve le dà sempre tutte vinte e vi vizia" sbotta CF dalla camera adiacente.

La Ninfa salta sul letto e grida: "No, non è vero, la mamma è cattiva e ha un cuore di pietra perché non mi ha dato il gelato alla panna".

Presa in contropiede, maledico mentalmente CF per la sua tempestività.

La Ninfa è di nuovo imbronciata. Nella luce soffusa vedo il suo corpicino rannicchiato sotto il lenzuolo.

Sospiro e continuo il racconto col cuore pesante.

Ringhio si addormenta in un batter d'occhio sopra di me, con quell'abbandono tipico che solo i bambini hanno.

Con mosse degne di un contorsionista riesco a districarmi senza svegliarlo.

Getto uno sguardo sconsolato al letto della Ninfa, da cui non proviene alcun rumore.

So che è ancora sveglia, così mi avvicino per darle un bacio.

"Ehi cucciola..." sussurro.

Pian piano la sua testa fa capolino da sotto le lenzuola aggrovigliate.

Le poso un bacio lieve sulla fronte, lei mi stringe la mano e mi chiede: "Cos'è quello?"

Seguo la direzione del ditino e tento di distinguere qualcosa.

Tra i giochi d'ombra creati dalla luce del lampione che penetra tra le persiane socchiuse, scorgo una sagoma che guizza lungo il muro.

"Sarà un insetto o un ragno, amore. Starà tornando a casa per andare a dormire. Ora chiudi gli occhi e dormi anche tu".

"Ahhhh..." risponde la pupa, calma e tranquilla.

E subito dopo urla: "Papàààààà, vieni,corri veloce!"

CF allarmato si precipita in cameretta e accende la luce.

La Ninfa saltella sul letto indicando il muro.

"Guarda, c'è un insetto grande. Buttalo via, buttalo via!"

Io la guardo esterrefatta: la mia bimba non ha mai avuto paura degli insetti, anzi. Io mi preoccupo sempre per loro, più che per lei.

Da piccola si è inghiottita un bel pò di formiche e non erano neppure quelle Bon-bon!

"Amore, bastava dirlo alla mamma...."

"No, no! Io voglio solo il mio papà che butta via le creature cattive"

CF pare rifulgere di luce propria.

Investito da cotanto onore, nei panni dell'eroe salvifico, acchiappa il malcapitato mostro e lo schiaffa nel water, giù per il tubo, senza alcuna pietà.

I bambini saltellano in giro per la stanza, eccitati, in una strana danza tribale.

"Bravo papà, bravo papà!" E battono le mani.

Lui si gode il suo momento di gloria. La Ninfa, appesa al suo collo, gli schiocca un bacio rumoroso e umidiccio sulla guancia.

CF è letteralmente in brodo di giuggiole.

"Papà, il mio pancino ha fame ora. Visto che siamo svegli, posso avere il gelato col cono e la panna?" miagola lei, con uno sguardo che non ha nulla da invidiare al Gatto con gli Stivali di Shrek.

"Ehi!" tento di oppormi.

Ma CF non mi guarda neppure. Si dirige in cucina con la bimba in braccio e Ringhio che gli trotterella dietro.

"E poi chi è che li vizia?" salto su fingendomi indignata.

"Sei stata tu a dire che non poteva mangiare il gelato, non io!" ribatte il padre dei miei figli, con una faccia da schiaffi.

"Sì, sì" sottolineano loro.

"Il mio papà è il più coraggioso del mondo. Ed è buono buono come questo gelato. Ha proprio...un cuore di panna!"esclama la Ninfa.

Guardo mia figlia leccare il gelato, completamente appagata.

Osservo il mio compagno che sorride trasognato: una volta tanto è lui al centro dei pensieri della sua bambina.

Sbircio Ringhio, a cui basta mangiare qualcosa per essere contento.

Sospiro e sgranocchio la cialda del gelato. E' davvero buono!

"E vissero tutti felici e contenti", concludo mentalmente.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali)

Venerdì sera CF ha deciso di portarci al cinema.

Per noi è stato un evento, non tanto per il film in sé quanto piuttosto perché era la prima volta della Ninfa.

La scelta è ricaduta su "Pirati dei Caraibi 5- La vendetta di Salazar".

Detto così non sembra una pellicola adatta ai bambini, ma i miei adorano i film con i mostri e i cattivi.. E i pirati non passano mai di moda.

La Ninfa e Ringhio avevano visto tutti i capitoli precedenti, anche se la visione di ognuno era stata fatta in due tranche, vista la lunghezza di ogni episodio.

Per una sera la Ninfa è tornata ad essere figlia unica, con mamma e papà tutti per sé.

Non si è fatta mancare nulla, dai pop-corn giganti alle caramelle.

La piccola è rimasta affascinata dall'immensità della sala cinematografica: seduta a gambe incrociate sulla poltrona guardava a bocca aperta lo schermo gigantesco.

Unica pecca il volume: a causa del sistema dolby atmos così realistico ogni minimo rumore risulta percettibile e, a orecchie non abituate, inizialmente può creare un attimo di fastidio.

Incredibilmente non ha esclamato: "Mamma, mi scappa la pipì!" che era la cosa che temevo di più: camminare al buio, risalire le gradinate con una quatrenne che rischia di farsela sotto e correre al bagno....Mi venivano i brividi solo a pensarci!

Non ha neppure parlato molto, come invece fa normalmente a casa: niente perché qui e perché là, niente cosa sta facendo questo e cosa sta facendo quello.

Guardava il film, così concentrata che a volte si dimenticava di masticare il pop-corn che aveva in bocca.

Io e CF eravamo un pò tesi: volevamo rendere questa serata unica, sia perché appunto era la prima volta sia perché era la sua "serata speciale".

Abbiamo tentato di farla chiacchierare per sapere se c'era magari qualcosa che non le andava, ma lei ci ha liquidati con un: "Fate silenzio che sto guardando il film!".

Capisco benissimo che "Pirati dei Caraibi 5-la vendetta di Salazar" visto sui grandi schermi sia in grado di catturare l'attenzione non solo dei piccoli, ma anche dei grandi.

La bravura dei registi infatti si nota nella sceneggiatura e nell'uso consapevolmente grandioso degli effetti speciali: gli arrembaggi e gli scontri tra i vascelli sembrano veramente reali.

I costumi e le location sono fantastiche, vien voglia di visitare quei luoghi così esotici, soprattutto ora che sta arrivando l'estate.

Se la Ninfa è rimasta impressionata da tutto questo, io invece a livello di trama sono rimasta un tantino delusa.

Il film mi è sembrato ricalcato sul primo capitolo della saga.

La coppia giovane invece che da Orlando e da Keira ( che fanno una breve apparizione) è formata da Brenton Thwaites e Kaya Scodelario.

Il giovanotto è il figlio di Will Turner che ora è condannato a servire sulla nave maledetta dallo stesso sortilegio che aveva colpito suo padre "Sputafuoco" Turner.

Potrà essere liberato solo da un oggetto magico e misterioso chiamato il tridente di Poseidone.

Che, guarda caso, per motivi differenti è anche l'oggetto dei desideri della protagonista femminile, una giovane orfana divenuta astronoma e accusata di stregoneria.

Nella ricerca i due, che si incontrano casualmente, vengono ovviamente aiutati dal mitico Jack Sparrow, che ha tutti gli interessi nel ritrovare il Tridente.

Solo in questo modo infatti riuscirà a liberarsi del non morto capitano Salazar, indomito sterminatore di pirati che ha un conto aperto col protagonista.

Per ragioni di tipo economico invece il bucaniere Hector Barbarossa decide di fare il doppio gioco: dopo una pericolosa alleanza con Salazar passa dalla parte dei buoni.

E come se non bastasse, entra in gioco anche la marina britannica: chi ha il Tridente ha il potere su tutti i mari e quindi l'impero britannico non può farselo sfuggire.

Colpi di scena, duelli mozzafiato, battute ironiche che non mancano mai, in linea con le aspettative sulla saga.

Quello che per me riesce a salvare la pellicola da banale remake del primo episodio e farla diventare un sequel piacevole è la possibilità che ha ogni personaggio di avere uno spazio tutto suo all'interno della trama.

Si apprende l'origine del soprannome di Jack Sparrow, si scoprono retroscena romantici e tragici su Barbarossa e si racconta la vita di Salazar...

Passatemi il termine: l'ho trovata una pellicola democratica da questo punto di vista.

E se il personaggio di Jack non risulta così brillante come nei capitoli precedenti, la verve è affidata all'antagonista, l'attore Javier Bardem, un cattivo coi fiocchi.

Tutto sommato, per me è stata una serata fantastica. Ho apprezzato il gesto di CF che ci ha voluto regalare questo momento e l'ha apprezzato anche la Ninfa, nonostante non sia arrivata sveglia al finale.

La mattina dopo ha decretato che lei vuole andare al mare e che dobbiamo procurarle una bussola magica come quella del film.

Voi siete delle appassionate di questo genere di film? Cosa guardano i vostri figli?

 

Le ciliegie sono uno dei frutti che preferisco.

All'arrivo della bella stagione,  comincio a spiare le piante di ciliegio per vedere a che punto è la maturazione dei frutti.

Quando ero piccola andavo a raccoglierle con mio nonno o con mio papà nei prati del circondario, che allora non erano cintati.

Si chiedeva ovviamente il consenso ai proprietari del terreno e poi si andava all'attacco.

Spesso la raccolta coinvolgeva anche altre famiglie, per cui non era inconsueto vedere adulti e bambini appesi ai rami degli alberi in pose assurde per raggiungere le ciliegie.

Le più buone scorpacciate le ho proprio fatte a cavallo di una ramo (e anche le più grandi indigestioni, perché già lo sapete che una ciliegia tira l'altra).

Il raccolto - o quel che rimaneva- veniva portato a casa per essere trasformato in marmellate e confetture dalle mani abili di mamme e nonne.

Una primavera alle ciliegie raccolte da noi si erano aggiunte anche quelle regalateci da uno zio che abitava in Trentino.

Una buona parte finì nelle pance di noi bambini ( non serviva dirlo, eh?) e una parte fu destinata ai vasetti.

Al momento di fare la marmellata però mia nonna si accorse di aver finito i vasi.

Che fare allora con quelle belle ciliegie già denocciolate?

Decise di farci una bella torta. Il dolce alle ciliegie riuscì talmente bene da entrare a far parte di quella rosa di ricette tramandate di generazione in generazione.

Poiché era una torta davvero ottima, le fu affibbiato il nome di "Torta Ciliegiotta", ossia torta ghiotta alle ciliegie.

Domenica dal lago di Garda mi sono  arrivate tantissime ciliegie.

Siccome una volta raccolte deperiscono piuttosto in fretta, dopo la consueta abbuffata, sono riuscita a fare un paio di vasetti di confettura.

Ma me ne sono riservata mezzo chilo per fare la Ciliegiotta assieme ai bambini.

Infatti, oltre ad essere buona, è una torta facilissima da preparare.

Ecco qui la ricetta, come l'aveva fatta mia nonna.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm.:

  • 500 gr. di ciliegie denocciolate
  • 200 gr. di farina 00
  • 170 gr.di zucchero (io ho utilizzato quello di canna super fine)
  • 150 gr.di burro
  • 3 uova
  • una bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • la buccia grattugiata di un limone

Procedimento:

Lavate le ciliegie e fatele denocciolare ai vostri bambini. Non servono strumenti particolari, bastano le mani.

Vi consiglio però di farglielo fare lontano dai muri e sopra una ciotola capiente; le ciliegie mature sono molto succose e questa operazione farà inevitabilmente schizzare il succo in giro per cui regolatevi a meno ché non vi piacciono i muri tappezzati di gocce rossastre, ovviamente.

Nel frattempo preriscaldate il forno statico a 200 gradi e togliete il burro dal frigo, in modo tale da farlo ammorbidire.

Una volta preparate le ciliegie, fate sciacquare le mani ai pargoli e chiedete loro di imburrare la tortiera (anche questa operazione riscuoterà  grande successo).

Dopo un altro giro sotto il rubinetto, i vostri bimbi setacceranno la farina assieme al lievito in una terrina dai bordi alti.

A questo punto, dite loro di lavare e asciugare il limone e di grattugiarne la buccia (fate attenzione alla parte bianca che non va grattugiata perché amara).

Fate poi mischiare la buccia grattugiata alla farina, aggiungete anche lo zucchero, il pizzico di sale ed infine il burro ammorbidito tagliato a pezzettini e le uova (sì, i pupi possono rompere le uova, magari in una tazza separata da cui pescherete eventuali frammenti di guscio. Vi assicuro che già dopo la seconda volta saranno più abili di voi a farlo).

Se siete sadiche, potete far lavorare l'impasto a mano con un cucchiaio di legno. Siccome però è faticoso, io preferisco far utilizzare ai pupi uno sbattitore elettrico: è più veloce e loro si sentono "grandi" ad utilizzarlo.

Anche qui, vale il consiglio dato in precedenza: lontano dai muri. Io per sicurezza metto la terrina all'interno del lavandino, così eventuali schizzi non mi sporcano il resto della stanza.

Non devo dirvelo, vero, che i pupi possono stare su una sedia o uno sgabello se non ci arrivano?

Si parte dalla velocità più bassa e man mano si sale: dovete sbattere alla massima velocità per tre minuti.

Infine ponete l'impasto cremoso nella tortiera e livellatelo con un cucchiaio.

Ecco l'ultimo passaggio: ricoprite la superficie della torta con le ciliegie.

Mettete la vostra creazione nel forno (io questo non lo faccio fare ai bambini), abbassate la temperatura a 180° C e fate cuocere per trentacinque minuti (come sempre i tempi di cottura variano da forno a forno, per cui fate la prova stecchino).

I vostri bambini si sistemeranno davanti al forno e ogni cinque minuti vi informeranno dettagliatamente sui progressi della torta ("Mamma, sta diventando grande!", "Mamma, comincia a sentirsi l'odore", "Mamma, ma le ciliegie sono annegate!")

Una volta pronta, togliete il dolce dal forno. Vedrete che le ciliegie, come già vi avranno fatto notare i pargoli,  sono affondate nell'impasto ma il bello della torta Ciliegiotta è proprio questo.

Fatela intiepidire per dieci minuti, poi capovolgetela: il sotto pieno di ciliegie diventerà il sopra.

Ponete la torta Ciliegiotta a raffreddare su una gratella e, al momento di servirla, guarnirla con ciliegie fresche, oppure fare come noi: una bella spolverata di zucchero a velo e, a parte, una cucchiaiata di ciliegie poste in un pentolino con un pochino di zucchero a caramellare per due-tre minuti (occhio a temperatura e tempo, non si deve sentire odore di bruciato, per cui dovete andare a naso).

E' davvero irresistibile, ideale per iniziare la giornata con sprint!

PS: se volete sveltire il procedimento e avete il Bimby, ponete tutti gli ingredienti nel boccale (prima le polveri setacciate e poi il resto) vel. 5/6 per tre minuti. Però i vostri bambini non si divertiranno così tanto.

Provatela anche con altra frutta, magari fragole o frutti di bosco e fatemi sapere cosa ne pensate.

Ieri sera, dopo cena, i pupi mi hanno pregato di guardare un film con loro, invece di raccontare la  favola della buona notte.

Visto che ero stremata, ho colto al volo l'occasione. Hanno deciso di guardare un film per ragazzi sui dinosauri. (Sapete, Ringhio c'ha questa passione).

Il film, intitolato "Viaggio nell'isola dei dinosauri" è carino, ma nulla di particolare.

Però ai bambini piace, non fa paura e non è eccessivamente lungo.

Qui la locandina del film

 

I protagonisti sono un ragazzo, Lucas,  e una ragazza, Kate,  che, per questioni non ben precisate, si ritrovano su un'isola fuori dal tempo e dallo spazio.

Dopo varie vicissitudini, il ragazzo riuscirà a tornare a casa mentre Kate deciderà di rimanere sull'isola per approfondire la ricerca sui dinosauri, sua grande passione di sempre.

Alla fine del film si scoprirà che la ragazza è la nonna di Lucas.

"Bene, ora tutti nei vostri lettini a fare la nanna".

A quel punto, la Ninfa mi chiede: "Ma mamma, perché la signora è la nonna del bambino?"

Ed io già lì a lambiccarmi il cervello per tentare di spiegare ad una quatrenne i paradossi spazio-temporali.

Discorso già di per sé impegnativo, figuriamoci se fatto alle 10 di sera. Da una poi che di fisica non ne capisce notoriamente un'acca.

"Dunque, vedi, ci sono il passato, il presente e il futuro"- tento di spiegare, ma lei mi interrompe.

"Macché, mamma! Come fa lei che è rosa ad essere la nonna di lui che è marrone?"

Una scena del film

 

Ahhhhh, mi sento più leggera!

Essì, perché il ragazzino è di colore mentre la nonna no.

"Amore, hai visto che la mamma del bambino era anche lei marrone?"

Annuisce, ma poi esclama:"Sì, però il papà era rosa".

"Ecco, appunto, ma il bambino somigliava alla mamma. Come te che somigli al papà e alla nonna G. mentre Ringhio somiglia al nonno E. e alla nonna M."

La vedo riflettere, pensierosa, la fronte leggermente aggrottata, occhi e labbra strette, come se lo sforzo di immagazzinare quel concetto fosse quasi fisico.

Poi spara: "Ma perché se Ringhio somiglia alla nonna M. non è marrone?"

"Perché, la nonna M. è marrone?"

"Sì, io e te siamo rosa ma la nonna M. è marrone, non scura come il bambino ma marrone chiaro"

Mi affiora un sorriso, perché effettivamente mia mamma ha una bella carnagione olivastra. E' quel fototipo che, se si mette sotto il sole, dopo due minuti è già abbronzata che manco fosse stata ai Caraibi un mese.

"Anche Ringhio se sta sotto il sole diventa marroncino, come la mamma e anche tu un pò. Ma il bimbo del film è marrone scuro perché quello è il colore della sua pelle. E' nato così."

"Ahhhhh, ho capito!"esclama felice

"Anche all'asilo mio ci sono dei bambini colorati di marrone scuro, di marrone chiaro e di rosa. Però di blu no e neanche di verde" afferma, con un moto di dispiacere.

"Perché blu e verde no, mamma?"

Oddio, dalla fisica alla biologia genetica no, non ce la posso fare.

Mi sto ancora lambiccando il cervello farfugliando qualcosa che lei rapida cambia discorso: "Mi piacciono i bambini marroni scuro e anche quelli marroni chiaro. Anche quelli rosa. Mi piacciono di tutti i colori dell'arcobaleno."

"Bene, infatti i bambini sono sempre bambini anche se hanno un colore diverso dal tuo e tanto giocate assieme ugualmente."

La Ninfa annuisce, poi continua: "Ma quelli marroni, i maschi ma anche le femmine, c'hanno i ricci e allora mi piacciono di più!"

 

2

La sera scorsa sono riuscita ad intrufolarmi in bagno di soppiatto.

Mentre ero chiusa là dentro, con le luci spente per non farmi individuare, ho sentito che CF e la Ninfa parlottavano tra di loro.

Il discorso era dei più seri, con risvolti filosofici e metafisici.

"Papà, sai che la nonna G. mi ha detto che quando lei va in cielo mi lascia tutte le sue collane e tutti i suoi anelli? E anche il suo profumo alla violetta di Palma"

"Davvero? Ma per fortuna la nonna G. non andrà in cielo ancora per molto tempo"

"Sì, lo so. Però intanto è vecchia"

"E io, come sono, giovane o vecchio?"

Silenzio per mezzo secondo.

"Tu sei vecchio, papà! Non vedi quanti capelli grigi che hai?"

Ho sentito la classica tegola che si infrangeva sulla testa di CF, assieme al suo maschio orgoglio.

"E la mamma, lei com'è?"

"Ma la mamma è giovane, giovanissima!"

Ok, domani le compero un bel pacchetto di orsetti gommosi tutto per lei.

"Ehhh, ma la mamma non è mica tanto giovane. Tu non vedi i capelli grigi solo perché si fa la tinta"

"Macchè, papà! La mamma si pittura i capelli perché il suo colore non le piace. Ma non ce li ha mica i capelli grigi. Tu sì, perché sei vecchio"

CF sbuffa e mugugna.

"Ma tu vuoi bene al papà anche se non è tanto giovane?"

"Sì, a volte sì, a volte no perché mi fai arrabbiare."

"E la mamma ti fa arrabbiare?"

"Sì, ma alla mamma voglio bene sempre."

"Perché?"

"Perché è la mamma, no?"

"E alla nonna?"

"Sì, perché quando va in cielo mi lascia le sue cose. E ha detto che quando è in cielo lei non fa niente e si riposa e guarda cosa facciamo io e Ringhio"

"Ma la nonna a me cosa lascia quando va in cielo?"

Silenzio.

"Niente"

"Perché?!"

"Perché anche tu vai in cielo con lei. Non si può mica lasciare la nonna da sola. Con chi parla sennò? Devi andare a fargli compagnia, poverina!"

"Ma come fate tu e Ringhio senza il papà?"

"Tanto c'è la mamma, mica siamo soli. Vai pure papà, così poi anche tu ci guardi dal cielo assieme alla nonna e siamo tutti felici e contenti".

Tutti, forse, tranne il povero CF.

2

Arrivata alla mia età, è ora di fare outing: anche se mi applico, ho l'agilità e la velocità di un vecchio bradipo ubriaco.

Più che una questione di fisico è una questione di mente, legata all'immagine che di me stessa che mi sono creata negli anni (non senza una ragione, ovviamente).

Mi ricordo che quando ero bambina non me ne importava nulla di quello che mi dicevano gli altri e mi divertivo a correre, a sfrecciare sulla vecchia bici di mio nonno (una Bianchi da uomo nera, per pedalare dovevo stare in piedi e la mia Gigia  le mie zone intime ricordano ogni singola botta presa sulla canna quando mi sfuggivano le pedaline), a fare esibizioni sui pattini a rotelle con gli altri bambini.

La cosa più bella era quell'assoluto senso di libertà e di potere che provavo stando in sella o sulle rotelle.

Quindi ho subito assecondato il desiderio della Ninfa quando ha chiesto di poter avere un monopattino.

CF, a cui piace essere sempre informato, ha preso in mano il suo tablet e ha fatto una semplicissima ricerca in Internet.

I monopattini, come tutti i giochi dotati di rotelle,  rafforzano l’attenzione, l’orientamento spaziale e spingono i pargoli a svolgere attività fisica e mentale.

Usando tricicli, monopattini, macchine a pedali, biciclette  il bimbo perfeziona l’orientamento spaziale e la coordinazione corporea, rafforza  il senso dell’equilibrio e impara a muoversi più agilmente.

In questo modo, oltre al divertimento garantito, rafforziamo il loro sviluppo psico-motorio.

Bene, quindi via di corsa a comperare il tanto ambito giocattolo!

Siamo andati da Decathlon, vicino a casa.

Portare la Ninfa e Ringhio in questo posto equivale a portarli al parco-giochi.

A parte lanciarsi in folli gare di velocità lungo le corsie ( ma lo fanno anche i vostri?), non esitano a provare qualsiasi cosa ( su Instagram potete vedere la Ninfa che si cimenta con attrezzi da palestra vari), e da veri paraculi si accaparrano pure un sacco di complimenti.

Decathlon ha creato un piccolo spazio dove si possono provare anche i monopattini.

"Sì, mi sembra che vada bene. Papà, paghi tu, vero?"

Inutile precisare che siamo stati lì solo una buona mezz'ora prima di convincere la prole in piena iperattività che li avevamo comperati e potevamo andare a provarli a casa.

Il monopattino Oxelo B1 è studiato apposta per bambini da 2 a 4 anni.

Ecco qui il monopattino che potete trovare da Decathlon con le scocche colorate per personalizzarlo

Si compera la struttura del monopattino e a parte la scocca ( che è la base per appoggiare i piedi). Questa può essere scelta in vari colori: rosa, rosso, giallo,verde...

L'assemblaggio è semplicissimo: con le chiavi e le viti che si trovano in dotazione si monta in un attimo.

Il prezzo è davvero alla portata di tutti: con 20 Euro ci si porta a casa il monopattino completo.

Ringhio ha aiutato CF a montare entrambi i monopattini passandogli con attenzione le viti.

Il monopattino è molto stabile perché ha due ruote davanti e una dietro.

Si può richiudere per essere trasportato meglio e anche per riporlo in caso di spazi ridotti (come casa nostra),

La cosa bella è che il manubrio si può regolare a tre altezze diverse e si può anche frenare!

In più, per evitare che il pupo si possa spaventare, il monopattino non raggiunge  velocità molto elevate, grazie ai suoi particolari cuscinetti.

Il gentilissimo ragazzo del negozio ci ha spiegato che a differenza di altri prodotti sul mercato, il loro monopattino è stato brevettato in modo tale da consentire un perfetto bilanciamento in curva e questo fa sì che il pupo non perda l'equilibrio.

Ecco i pupi che si apprestano alla prova pratica

E ovviamente per noi genitori (soprattutto per CF) è essenziale che la prole si diverta senza sfracellarsi contro un muro o spalmarsi sull'asfalto.

Come indicato, ricordatevi di far indossare le protezioni, per lo meno i caschetti (noi utilizziamo quelli della bici).

E ora ditemi: ma da piccole ce l'avevate voi un monopattino?