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Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

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Nell'arco delle giornata ( o della settimana o del mese, vedete un po' voi) prima o poi arriva il momento del bagnetto.

Chiamarlo in questo modo quando i tuoi figli non sono più neonati fa sorridere, ma tant'è, il concetto non cambia.

Il "children washing" come lo chiamiamo in gergo CF ed io è una pratica che si impara e perfeziona nel tempo.

Per prima cosa, il nome.

"Children washing" ad una prima occhiata può apparire desueto, ma ha una fondata base scientifica.

Le sue radici infatti si trovano nella paura, anzi nel terrore, di Ringhio per la doccia.

E' sufficiente infatti proferire ad alta voce la frase "Caro, è ora del bagnetto" oppure "Tesoro, fai fare la doccia ai bambini" per vedere il povero Ringhio impallidire e cominciare a defilarsi.

Una volta stanato, si esibirà in una serie di acuti terribili corredati da copiosi lacrimoni.

Insomma, il solito repertorio ben noto alla maggior parte dei genitori.

Per garantirci un minimo di vantaggio, quindi, abbiamo dovuto creare un termine in codice.

"Children washing" inoltre rappresenta l'essenza stessa di quello che facciamo.

Noi non laviamo i bambini, ladies and gentlemen, noi abbiamo creato la catena di lavaggio perfetta.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste.

Fase uno: preparazione.

Disporre accappatoi, teli, asciugamani e tappeti al di fuori della vasca da bagno o della doccia (come nel nostro caso).

Preparare anche l'asciugacapelli.

Sul piano doccia stendere un tappetino gommoso di quelli antiscivolo e posizionare nei quattro punti cardinali un paio di giochi di gomma ( noi non usiamo della banali paperelle, noi utilizziamo miniature di dinosauri acquatici).

Cominciate a fare scorrere l'acqua e assicurarvi che non sia bollente.

A questo punto, uno dei genitori si posiziona all'esterno della doccia, il più svestito possibile per evitare di ritrovarsi infradiciato.

Questa prima fase vede di solito la mamma in deshabille con una spugna verde in mano (sì, mio figlio vuole quella verde, non un altra).

Fase due: insaponamento

A questo punto il secondo genitore (da noi il papà) correrà in bagno e vi consegnerà un piangente ed arrabbiatissimo bambino completamente nudo.

Con pazienza, la mamma tenterà di convincere il pupo ad entrare nella doccia, con qualsiasi mezzo, lecito od illecito.

A me ultimamente basta far vedere i dinosauri a Ringhio ed invitarlo ad andarli a prendere.

"Gioia della mamma, tira fuori i dinosauri dalla doccia che si stanno bagnando tutti!"

Pur di salvarli da quest'orribile fine, Ringhio lascerà da parte i suoi timori ed entrerà.

Ed è qui che dovete sfoggiare tutta la vostra perizia.

Non appena il bimbo si china per raccogliere i suoi amati giocattoli, voi prontamente armati di spugna e doccia-schiuma cominciate ad insaponarlo:  testa, schiena, fianco destro, pancia e fianco sinistro.

A questo punto avviene il passaggio del testimone: velocemente vi farete da parte per lasciare spazio al genitore numero due (nel nostro caso, sempre quel tapino di CF).

Fase tre: risciacquo

Il genitore di turno comincia a sciacquare il pupo.

Questa è la fase più rognosa (ecco perché c'è il passaggio di consegne): con tutti i giochi in mano, ricoperto di schiuma, il bambino non ha più alcun scopo per rimanere all'interno della doccia e tenterà inevitabilmente di uscire.

CF usa trucchi subdoli, del tipo: "Guarda, il tuo pterodattilo" e Ringhio alza la testa sotto il getto dell'acqua.

Oppure: "Guarda, ti è caduto un dinosauro!"

Tutto fa brodo pur di tenere il bimbo confinato all'interno dei muri di cristallo il più possibile sotto l'acqua scrosciante.

Nel frattempo, l'altro genitore si occuperà del secondo figlio.

Mentre il primo si sta togliendo la schiuma di dosso, l'altro viene spogliato.

Fase quattro: asciugatura e vestizione

Altro passaggio di testimone (perché il mio pupo vuole solo la mamma): Ringhio esce dalla doccia e viene infilato nell'accappatoio dalle amorevoli mani della madre, che si incarica anche di asciugare singolarmente ogni rettile.

Ma non è finita: quando Ringhio è asciutto bisogna convincerlo a togliersi l'accappatoio e a rivestirsi. Il pupo sui generis adora gli accappatoi e soprattutto i loro cappucci.

Qui entra in gioco l'astuzia dei genitori e la loro lungimiranza: abbiate cura di comperare capi di abbigliamento in tema giurassico per tempo. In questo modo a noi basta mostrate a Ringhio una bella canottiera con un dinosauro e il gioco è fatto!

Infilategli i vestiti e, mentre si contempla allo specchio, fonategli la zazzera.

Nel frattempo, il secondo figlio (nel mio caso la Ninfa) sarà già sotto la doccia, armata di spugna rigorosamente fuxial ( non è un errore ortografico, quella della Ninfa non è di un comune fuxia, bensì di una sfumatura cromatica particolare che le dà quel tocco in più, caratterizzato dalla consonante finale).

Essendo la pupa autonoma e indipendente, non ha bisogno di qualcuno che la insaponi o le lavi la testa.

Ma poiché lei è femmina dentro e fuori, ha bisogno di qualcuno che le centellini il doccia-schiuma, lo shampoo e qualsiasi altra cosa finalizzata alla cura della persona.

Lasciate la Ninfa da sola in doccia con un flacone formato famiglia di doccia-schiuma e dopo una decina di minuti avrete, nell'ordine: una bambina perfettamente pulita, una doccia assolutamente linda e un flacone completamente vuoto.

Se vi va bene, dopo un quarto d'ora vostra figlia sarà pronta per uscire. Lei ovviamente non vorrà e allora voi tirerete fuori l'arma segreta: la vostra crema corpo, promettendole di fargliela mettere da sola.

In un attimo la bambina sarà già infilata nell'accappatoio e asciutta, pronta per utilizzare quel fluido miracoloso.

Intanto che uno dei genitori (vi lascio indovinare quale) si occuperà di prosciugare le pozze d'acqua sul pavimento, l'altro asciugherà i capelli della figlioletta che passerà poi un'ora buona a spazzolarsi davanti allo specchio.

All'occorrenza - e questo non è il nostro caso- proseguite fino ad esaurimento figli.

Dopodiché, se avrete energie residue, vi consiglio di farvi un bel bagno. O magari una bella doccia rilassante.

 

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I bambini ci stupiscono sempre.

E' la frase -se vogliamo anche scontata- che si è affacciata timidamente nella mia mente ancora ottenebrata dal sonno quando stamattina ho lascito i pupi al pre-scuola alle 7,30.

I bambini ci stupiscono con le loro azioni, i loro pensieri, i loro comportamenti che differiscono da come noi avevamo pensato che potessero agire.

Per dire, avevo pensato che Ringhio avrebbe avuto problemi con l'inserimento alla materna, invece è entusiasta di andare all'asilo e non ha versato neppure una lacrimuccia, contrariamente all'adulta grande e vaccinata che si ritrova per mamma.

Ora, subdolamente, se voglio fargli fare qualcosa lo ricatto: basta che dica "domani non vai all'asilo" che Ringhio esegue prontamente qualsiasi ordine. Sì, lo so, non è educativo, ma che ci vuoi fare. E' sopravvivenza, baby!

I bambini mi lasciano esterrefatta quando si comportano in maniera più matura di quanto sia lecito aspettarsi.

La Ninfa l'estate scorsa ha fatto una lavanda gastrica in ospedale perché pensavamo si fosse ingoiata un paio di pasticche di Tachipirina 1000 (non era accaduto, ma nel dubbio...).

Dottoresse ed infermiere le hanno spiegato cosa dovevano fare, l'hanno mummificata con un lenzuolo per farla stare immobile e le hanno ficcato un tubicino giù nello stomaco, pompando acqua che poi aspiravano.

Insomma, rabbrividisco ancora ora che ci penso. Lei invece attenta e serafica, non si è mai lamentata, non ha mai pianto e ha perfino salutato tutti prima di andarsene.

Se penso che invece a volte mi fa certe scene per farsi mettere un cerotto...

I bambini mi lasciano sempre senza parole per l'ostinazione e la caparbietà con cui si impegnano a fare ciò che si mettono in testa di fare, che sia infilarsi le scarpe o infilare un cd nel lettore spento di papà.

Nella mia breve esperienza di madre ho imparato che i bimbi sono imprevedibili: quello che un giorno va bene, il giorno dopo no.

Sono volubili, incostanti e non lineari nel loro comportamento.

"Amore, stasera la mamma ti ha preparato la pasta al ragù"

"Non la mangio, non mi piace la pasta così!"

"Ma tesoro, ieri hai detto che la volevi!"

"Ieri mi piaceva, ma oggi non mi piace più!"

Destabilizzante, non trovate?

Ma allo stesso tempo sono esseri estremamente abitudinari, amano la loro routine.

Salvo poi reagire in modo imprevedibile e irrazionale anche nelle azioni che compiono ogni santo giorno: se la sera prima lavarsi i denti non era un problema, la sera seguente assume i toni di una catastrofe.

E noi genitori siamo lì, a spiare le loro reazioni, a tentare di prevedere come si comporteranno, come se fossero una banalissima equazione matematica da risolvere: se ieri a+b=c oggi...

Oggi no, perché "il bimbo è mobile qual piuma al vento muta d'accento e di pensiero", parafrasando il "Rigoletto".

I bambini mi stupiscono sempre perché sanno trovare mille più un motivo per ridere ogni giorno, ma anche per piangere e per arrabbiarsi.

Ma soprattutto mi sconcerta questo: se siamo tutti d'accordo che i bambini sono esseri imprevedibili anche nella loro prevedibilità, perché continuiamo a pretendere di sapere come reagiranno in una determinata situazione?

Del tipo, "Non esco la sera a mangiare con mio figlio, perché so troppa confusione lo innervosisce".

Ma lo sai perché hai provato quando aveva due mesi e pensi che valga ancora anche se ha due anni?

"Mio figlio è un tipo tranquillo, gli piace giocare con il suo pupazzo seduto sul tappeto"

"Ma....Non è lui quello che sta penzolando dal quadrato svedese a testa in giù? Sembra che si diverta un mondo!"

Dai, ragazze, ammettiamolo: pensiamo di conoscere i nostri figli mentre in realtà non li conosciamo affatto.

Quel che è certo con i bambini è che la vita è imprevedibile: da un nonnulla può nascere una catastrofe, mentre un problema si può dissolvere come una bolla di sapone.

Ed in fondo in fondo è proprio questo che rende magici i bambini agli occhi degli adulti: loro hanno il potere di stupirci ancora più degli effetti speciali o dei colpi di scena di un film.

Con loro non corriamo il rischio di annoiarci o di stufarci, semmai il contrario.

I bambini ci stupiscono e la loro imprevedibilità a volte ci fa saltare i nervi, ci fa impazzire, tira fuori il Mr. Hyde che è in noi.

Ma va bene così: non sono loro a essere "sbagliati", siamo noi adulti che come sempre pretendiamo di cucire addosso ai bambini il nostro metro di valutazione della realtà, scordandoci appunto che sono...bambini!

E se provassimo noi a cambiare il nostro punto di vista?

 

 

Ieri ho portato la mia auto dall'elettrauto per far sostituire una lampadina bruciata, ché, si sa, tali cose capitano sempre nei momenti meno opportuni, quando hai  mille commissioni da fare e devi trovare uno scampolo di tempo per infilarci pure questo.

Mentre aspettavo che il buon uomo smontasse il faro, sono andata in un piccolo bar lì vicino giusto per ingannare l'attesa.

Mi sono seduta in precario equilibrio su uno di quegli sgabelli alti su cui mi devo praticamente arrampicare che, se guardo giù, rischio anche che mi vengano le vertigini.

Dalla vetta del monte, sorseggiando un bel caffè bollente, ho osservato la fauna stipata nella piccola stanzetta.

Il solito gruppo di adolescenti passivo-aggressivi, una coppia di vecchietti con un calice di bianchino in mano, il barista rilassato che chiacchiera con una donna che se ne vorrebbe solo andar via ed infine loro, le mamme.

Le mamme al bar le riconosci subito: sono quelle che chiacchierano a ruota libera, a volte sovrapponendosi nell'ansia di raccontare, che si osservano di sottecchi chiedendosi se sono abbastanza in ordine, con un occhio all'orologio e l'immancabile telefonino sul tavolo nella malaugurata eventualità di ricevere qualche chiamata urgente che le strappi a quella meritata pausa.

Discutevano dei loro figli, del rientro imminente o già avvenuto a scuola. Inevitabilmente poi scatta il confronto. Mio figlio sa già fare quello, la mia quell'altro...

Discorsi che noi mamme conosciamo bene e che non si dovrebbero fare ma poi inevitabilmente si fanno.

Allora, tra un sorso di caffè caldo e l'altro, mi sono messa a pensare alla Ninfa e a come ero io alla sua età.

La mia profonda analisi (chissà cosa sarebbe emerso se invece del caffè avessi preso un bourbon o un whisky), ha messo in evidenza che mia figlia mi batte su tutta la linea:

  1. a quattro anni sa maneggiare forbici e colla con una manualità che io non ho neanche adesso ( è cosa risaputa che le mie doti innumerevoli non comprendono tale capacità);
  2. sa abbinare i colori degli abiti e riconoscere le diverse sfumature per cui non dirà mai che una maglietta è rossa, ma sarà rosso ciliegia, rosso carminio, rosso mattone...;
  3. conseguentemente al punto di cui sopra, è chiaro che non esita a criticare la sua genitrice ogni santa mattina, quando la suddetta madre snaturata sempre di corsa si presenta con colori per lei inabbinabili;
  4. ma soprattutto, con quell'ingenuità tipica dei bambini che non hanno filtro tra bocca e cervello, lascia cadere come macigni le sue sentenze sugli altri mentre siamo  in coda alla cassa del supermercato ("Mamma, ma la signora davanti a noi ha proprio una camicetta orribile, vero?") o nella sala d'attesa del pediatra, provocando danni inenarrabili all'autostima di donne e uomini (qui è paritaria, almeno);
  5. sa mangiare composta senza sporcarsi, coltello e forchetta, con un aplomb e una compostezza da piccola lady che le viene proprio naturale;
  6. sa tenere testa negli scontri verbali, ovvero risponde per le rime a chi la sgrida, provocando nelle persone preposte alla sua educazione un senso di frustrazione che pian piano scivola in un irrefrenabile istinto omicida.

La piccola Ninfa è proprio l'opposto di me alla sua età.

E forse per questo mi piace ancor di più.

Trovare sempre strade nuove e nuovi stratagemmi per indurla a fare le cose, imparare con lei e migliorare dove sono carente, scoprire insieme cose che possono piacere ad entrambe...

Bevo l'ultimo goccio di caffè freddo dalla tazzina, lancio un ultimo sguardo al gruppo di mamme che cominciano ad alzarsi e a radunare le loro cose ed esco.

Il faro funziona di nuovo. Faccio un ultimo respiro e mi avvio verso casa. La Ninfa e Ringhio mi aspettano, stasera si fanno le bambole di carta...aiuto!

Marina di Campo, Isola d'Elba, agosto 2017

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Intrattenere i bambini durante le vacanze estive a volte è un compito arduo.

Quali attività fare quando fuori fa troppo caldo per uscire o durante una giornata in cui piove?

Sul web si trovano tanti consigli, dai lavoretti più semplici a quelli più complessi.

Il pallino della Ninfa è la cucina. A lei piace molto aiutarmi a cucinare e ora che è un po'più grande le affido dei compiti semplici: rompere le uova, tagliare frutta e verdura con l'apposito coltellino per bambini in vendita da Ikea, mischiare le preparazioni...

Ovviamente il tutto sotto la supervisione di un adulto.

Inoltre, ho notato che la mia pupa che mangia come un uccellino è molto più invogliata a mangiare le cose che si è preparata da sola.

Ieri, mentre io e CF eravamo al lavoro, la Ninfa ha voluto prepararci una sorpresa.

Con l'aiuto della nonna ha preparato una magnifica torta ideale per la colazione.

Voglio condividere la ricetta con voi, perché è una preparazione semplicissima e adatta anche ai bambini più piccoli che non sanno ancora leggere i numeri e pesare gli ingredienti.

TORTA SETTE VASETTI

Come si capisce dal nome, per preparare questo dolce si utilizza come unità di misura un semplicissimo vasetto di yogurt da 125 grammi.

Affinché la torta venga alta e soffice, vi svelo un trucchetto: yogurt e uova devono essere a temperatura ambiente, per cui toglietele dal frigo un paio d'ore prima.

INGREDIENTI per una tortiera di 24 cm. di diametro:

  • 1 vasetto di yogurt naturale o del vostro gusto preferito
  • 2 vasetti di farina 00
  • 1 vasetto di fecola di patate o amido di mais
  • 1 vasetto di olio di semi di girasole (quello d'oliva lascia un gusto un po'forte)
  • 2 vasetti di zucchero
  • 3 uova
  • 1 bustina di lievito per dolci
  • buccia di limone grattugiata

PROCEDIMENTO

Preriscaldate il forno a 180 gradi e preparate la tortiera ad anello.

Potete foderarla con carta da forno bagnata e strizzata o imburrarla e infarinarla.

In una ciotola dai bordi alti rompete le uova e unite zucchero e buccia di limone.

Come vi ho già suggerito, per evitare che il composto schizzi ovunque imbrattando mobili e muro, mettete la ciotola nel lavandino, così al massimo dovrete pulire solo quello.

Con lo sbattitore elettrico montate gli ingredienti  e quando il composto sarà bello spumoso aggiungete l'olio a filo. Continuate per una decina di secondi a velocità alta.

Ora diminuite la velocità e aggiungete lentamente lo yogurt. Senza fermarvi, versate lentamente farina, fecola e lievito precedentemente setacciati.

Mescolate a bassa velocità finché vedrete che il composto sarà diventato omogeneo e senza grumi.

Versatelo nella tortiera e infornate in forno statico ad altezza media per circa 40' minuti (ovviamente il tempo è indicativo, può variare da forno a forno).

Come sempre, non aprite il forno per i primi 25-30 minuti o la torta si affloscerà miseramente!

Sfornate, lasciate raffreddare ed infine decoratela a piacere.

Ora non resta altro che mangiarla.

Enjoy!

La Ninfa e la nonna l'hanno spolverata con lo zucchero a velo e farcita con marmellata di fragole fatta in casa.

Iniziare la giornata con una prelibatezza di questo genere metterebbe di buon umore anche il brontolone più incallito.

Potete servirla anche con frutta fresca e magari farcirla con crema pasticcera.

Insomma, come sempre sbizzarritevi e fatemi sapere qual è la vostra versione preferita!

Ecco qui la Ninfa La nonna ha scattato una foto con il cellulare e, anche se magari la qualità non è granché, il concetto si capisce!

L’amicizia ha due ingredienti principali: il primo è la scoperta di ciò che ci rende simili. E il secondo è il rispetto di ciò che ci fa diversi.
(Peanuts)

Ieri siamo andati a riprendere i pupi che dopo una vacanza con i nonni non vedevano l'ora di tornare a casa.

Questo è uno stralcio della conversazione filosofica su amicizia e affini avuto con la Ninfa.

-Mamma, stare al lago è stato bello. Ma sono contenta di tornare a casa con te e il papà e di vedere gli altri nonni.

-Bene, sono felice. Anche voi ci siete mancati molto.

-Anche tu mi si mancata. E sai cosa mi sono mancate anche? Tutte le mie scarpe!

-.......

-Sì, perchè tu mi hai dato solo i sandaletti e quelle da ginnastica che si alluminano e le ciabatte quelle coi buchi ma le altre no.

-Amore, non ti servivano le altre. Quando le mettevi?

-Le mettevo così per per giocare.

-Vabbè, dai, le userai a casa.

-Ma mamma domani  vai al lavoro?

-Sì, domani è lunedì. La mamma e il papà vanno al lavoro.

-E a me chi mi fa la guardia?

-Nessuno ti fa la guardia. Non sei un prigioniero. Domani tu e Ringhio farete compagnia ai nonni M. ed E.

-Ah, meno male! Ma mi portano alla scuola materna?

-No, tu sei in vacanza adesso ancora per tanti giorni.

- Uffa! Ma io volevo vedere i miei amici, perché anche loro mi mancano.

-Se vuoi, possiamo provare a sentire A. e F. e vedere se vengono a trovarti sabato, magari state in giardino a giocare con la piscinetta e prepariamo una merenda buonissima.

-Ma quanto manca a sabato?

-Ancora sei giorni

-Ma è tantissimo! Io voglio vedere le mie amiche adesso.

-Tesoro, mi spiace, ma adesso non è possibile. Se vuoi le chiamiamo al telefono, così le saluti.

-Sì, va bene.

"Sì, ciao sono la Ninfa. Posso parlare con A.? 

Ciao, A.! Come stai? Io sto tornando dal lago, ho fatto le ferie con i miei nonni e con Ringhio. Però adesso sto tornando a casa. Ho fatto il bagno in piscina e sono anche andata in montagna. Tu cosa hai fatto?

Sì, la mamma mi mancava. Anche tu mi mancavi perché potevo  giocare solo con Ringhio. Ma mi mancavano di più le mie scarpe.

Adesso ti saluto. Ciao"

Ecco, questo è quello che sono riuscita a trasmettere a mia figlia sul valore dell'amicizia.