"L'uomo in cucina- ricette per veri uomini": la mia nuova rubrica

"L'uomo in cucina-ricette per veri uomini" è la nuova rubrica che ho deciso di sperimentare con voi.

In questi ultimi anni si parla tanto di uguaglianza tra donne e uomini, ci si interroga sui reali e concreti passi lungo il percorso della parità dei sessi, ci si scandalizza quando si sente affermare che ci sono cose "da maschio" e cose "da femmine".

La via dell'uguaglianza passa attraverso una tappa fondamentale soprattutto per le mamme che lavorano (ma ovviamente non solo): la condivisione delle faccende domestiche e dell'educazione dei figli.

Via quindi la figura ingombrante del padre che torna a casa dal lavoro e trova la mamma con un perfetto trucco nude, vestita in modo sobrio ma ordinato, senza un capello fuori posto pronta a porgergli le pantofole con un sorriso smagliante, mentre dentro di sé vorrebbe solo collassare sul divano.

Anche per l'uomo è arrivato il momento di fare la sua parte. Per favore smettiamola di nasconderci dietro frasi insensate tipo "Ma le cose non è capace di farle", "Le faccio meglio io" o "Tanto dopo mi tocca ripassare".

Adesso, amiche mie, vi rivelo una verità sorprendente: anche gli esemplari di sesso maschile sono cerebro-dotati.

E' innegabile che il loro percorso sinaptico sia differente rispetto a quello del genere femminile, ma credetemi anche il loro cervello funziona.

Certo, siccome nessuno "nasce imparato", che sia maschio o femmina, bisogna per forza che certe cose vengano spiegate.

Va da sé che questo richiede tempo e impegno da parte di entrambi, ma sono abbastanza sicura che basteranno un paio di dimostrazioni e perfino vostro marito imparerà come caricare la lavatrice o come svuotare la lavastoviglie.

Lo stesso ragionamento si applica anche all'accudimento dei figli, dal cambio del pannolino al bagnetto che si evolveranno, con la crescita, nella vestizione e nell'intrattenimento.

Cercate però, care mamme moderne, di togliervi dalla testa il concetto che "Non farà mai le cose bene come le faccio io".

Chiaro, chiarissimo, non le farà bene quanto noi. A volte le farà addirittura meglio.

Dopo lunghe notti insonni, dopo tanto rimuginare, ho deciso che poteva essere utile anche a voi una piccola raccolta di ricette per negati mariti fatte e provate proprio da un uomo.

In questo modo potrete mostrarle al vostro partner e dire:"Su, forza, se ce l'ha fatta lui puoi farcela anche tu!"

Con la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini" avrete contribuito anche voi all'emancipazione maschile e alla vera uguaglianza dei sessi.

ZUCCHINE RIPIENE: LA SUA RICETTA

Se mi seguite da un po' sapete già che CF ha delle sviluppate velleità culinarie.

Il suo percorso da autodidatta vanta anni di esperienza e sperimentazioni sia su esemplari canini che umani.

Nei lunghi anni di gavetta in cui per sopravvivere doveva per forza arrangiarsi da sé, alternando come ogni scapolo che si rispetti piatti già pronti e pasti consumati in ristoranti di bassa leva, il nostro prode ha deciso di iniziare a cucinare.

Il suo percorso è ancora in fieri ma può vantare già delle buone ricette che hanno superato la fase di sperimentazione e sono state bollate come "mangiabili e appetibili" dai membri della famiglia.

Quella che oggi vi propongo è una ricetta velocissima ma davvero buona.

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 zucchine lunge
  • 1 confezione di pancetta affumicata a dadini
  • 200 grammi di scamorza affumicata a dadini
  • 150 grammi di pangrattato
  • una manciata di olive nere e verdi sminuzzate
  • 8 pomodorini pachino tagliati a pezzettini
  • aglio, prezzemolo e timo tritati
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 70 grammi di mandorle a scaglie
Procedimento:

In una pentola portate a ebollizione abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliate le zucchine a metà e togliete i semi.

Buttatele nell'acqua per farle sbollentare per qualche minuto.

La zucchina dovrà risultare morbida ma bella compatta.

Scavate l'interno e recuperate la polpa che metterete in una ciotola assieme alle olive, ai pomodorini, all'aglio, al timo e al prezzemolo.

Condite con olio, sale e pepe.

Prendete una pirofila da forno e foderatela con un foglio di carta forno.

Adagiate le vostre zucchine e riempitele in questo modo: dadini di pancetta (che così rilasceranno un poco di grasso all'interno della zucchina), il composto preparato in precedenza, i dadini di formaggio e per finire pangrattato e mandorle.

Un bel giro d'olio evo e..via!

Infornate per 20 minuti a 200°, fino a che vedete che il pangrattato assume il caratteristico colore dorato.

Sfornate e servite.

Ok, ora non vi resta che fare la prova del nove: preparate in frigorifero tutto il necessario (per questa volta fatelo voi), stampate la ricetta e incaricate la vostra metà di prepararla per cena.

Sono sicura che il risultato sarà soddisfacente. Non dimenticatevi ovviamente di raccontarmi qui o su FB o IG come è andata.

Potete usare l'hashtag #uomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Noi ci rivediamo il prossimo mese con la rubrica "L'uomo in cucina-ricette per veri uomini".

Post scriptum: purtroppo non ero presente durante le fasi di preparazione per cui non dispongo di fotografie da corredare all'articolo. Non ho avuto la prontezza di riflessi di fare uno scatto nemmeno a piatto ultimato, perché avevo troppa fame. Mi organizzerò per la volta prossima.

 

Questo fine settimana sono arrivate le prime piogge e le temperature sono finalmente scese.

Secondo quanto dicono gli esperti, ci siamo definitivamente lasciati il caldo africano alle spalle.

Che poi, correggetemi se sbaglio, ma tutti gli anni ci fanno credere che quella che stiamo vivendo sarà l'estate più calda del secolo e che l'inverno che arriverà sarà l'inverno più freddo di sempre.

Al di là di queste veri o presunti pronostici, è indubbio che sabato faceva freschino.

Le basse temperature hanno ridestato una fame lupina nei membri della mia famiglia, per cui, vista la situazione della dispensa, ho mandato l'uomo a far provviste mentre io ed i pupi ingannavamo l'attesa tra le mura domestiche sfoderando tutta la nostra creatività (leggi: io tentavo di intrattenere due bambini scatenati proponendo loro diverse attività ludiche più o meno educative).

CF, incurante della pioggia battente, senza un ombrello a ripararlo, è tornato tutto zuppo (perché gli uomini duri non usano ombrelli e affini, salvo poi frignare e piagnucolare alla comparsa di raffreddori e febbriciattola).

La sua incursione nell'ipermercato di zona ha dato i frutti sperati. Tutta la roba della lista è stata diligentemente acquistata,  al grido di "forza ragazzi, nessuno verrà lasciato indietro!"

In aggiunta l'uomo di casa, orgoglioso come un cacciatore primitivo, ha mostrato alla sua famiglia due belle confezioni di carne non prevista.

"E cosa ci facciamo con tutta questa carne?" ha chiesto Priscilla, interrogandolo con lo sguardo.

"Adesso vedrai!" ha ruggito CF, sfoderando dalla busta ecologica e riutilizzabile il suo asso nella manica.

"Ohhhhhh" hanno esclamato i bambini, contemplando meravigliati una bellissima palla di....cavolo bianco.

"E cosa ci facciamo con tutto quel maiale e un cavolo bianco?" ha ribadito Priscilla, pedante.

"Come cavolo bianco?! Non era mica una verza?" trasecola CF, preso in contropiede.

CF si guadagna uno sguardo di velata disapprovazione da parte della compagna. Del resto, si sa, l'uomo è cacciatore non raccoglitore.

"Qualche cosa ci farai ugualmente, lo so. Io ho fiducia in te". Sguardo ammaliante di Priscilla, che farebbe ogni cosa pur di non cucinare questo sabato sera.

E CF, investito da cotanta responsabilità, da uomo che ha sulle spalle non una, non due, non tre ma ben sei bocche da sfamare oltre alla sua (avendo invitato una coppia di amici con figlioletta a cena da noi), si barrica in cucina.

Ora, non so voi, ma io quando CF fa così tremo in ogni fibra del mio essere. Solitamente, dopo le mirabolanti prestazioni del mio compagno ai fornelli, io passo ore della mia vita a ripulire una cucina che sembra un campo da battaglia.

"Guarda che poi pulisci tu, io ti ho avvisato!" urlo giocando d'anticipo.

Mi giunge un grugnito che voglio interpretare come un assenso.

E stavolta CF ce la fa, a stupire e deliziare tutti i palati, bimbi compresi.

Come? Ma con questa ricetta facilissima, battezzata "Parente alla lontana della cassoeula".

Ingredienti per dieci persone (perché eravamo in quattro adulti e tre bambini, ma da noi vige la massima melius abundare quam deficere) per cui:

  • 1 palla di cavolo bianco bella grossa (peso non pervenuto)
  • venti costine di maiale
  • 4 salsicce
  • 2 salamelle tipo luganega
  • una cipolla
  • due carote
  • due gambi di sedano
  • brodo di carne
  • vino bianco
  • sale
  • pepe
  • olio evo e burro

Procedimento:

In una pentola molto grande far soffriggere con burro e olio cipolla, carote e sedano tagliati fini. Prima che la cipolla annerisca, aggiungere un mescolino di brodo.

Quando il liquido sarà quasi del tutto evaporato, disporre la carne, se possibile alternandola, nella pentola. Far rosolare per cinque minuti la carne rigirandola e poi sfumare con abbondante vino bianco.

Quando il vino sarà evaporato, ricoprire la carne con il cavolo bianco tagliato a listarelle fini.

Coprire con un coperchio e lasciar appassire il cavolo per una decina di minuti. Scoperchiare e mescolare energicamente.

Aggiungere due mescoli di brodo, rimettere il coperchio e proseguire la cottura a fuoco basso.

Il trucco sta nel continuare a tenere la preparazione ben umida e aggiungere brodo quando necessario.

Dopo circa una mezz'oretta assaggiare e regolare di sale e pepe.

Il risultato dovrebbe essere una carne molto tenera con un intingolo favoloso, bello cremoso che ben si accompagna a polenta o purè di patate.

Perfino i bambini, che non amano il cavolo, l'hanno mangiata volentieri.

Se dovesse avanzare, niente paura: potete conservarla in frigo per il giorno dopo o congelarla, seguendo le opportune regole.

Direi che CF è stato abbastanza abile a riparare ad un errato acquisto.

Voi cosa fate quando vi succede di comperare un ingrediente sbagliato? Lo conservate per utilizzarlo in seguito o cercate di farvelo andare bene?

Attendo i vostri racconti.

Buon inizio settimana!

 

5

Ieri sera la Ninfa faceva i capricci perché voleva mangiare il gelato.

"Voglio il gelato, quello buono alla panna con il cono e il cioccolato sopra!"

Immaginatevi essere tallonate da una quatrenne che ripete "voglio il gelato, voglio il gelato, voglio il gelato!" come una mitraglietta, senza tirare il fiato.

Mentre cucini, attaccata alla gamba.

Mentre sei seduta, alle tue spalle.

Mentre sei in bagno, fuori dalla porta.

Martellante, instancabile, esasperante.

Ma non ho ceduto. Sono stata ferrea, irremovibile e salda nella decisione presa di comune accordo con il padre.

"Il gelato si mangia dopo cena e solo se fai la brava e la smetti subito di fracassarmi i maroni  fare i capricci!"

Ovviamente non è servito a nulla, ha proseguito imperterrita col suo mantra, lei, tanto che alla fine è riuscita a far venire voglia di gelato pure a me, che non ne vado matta.

Durante la cena non ha toccato cibo. In compenso ci ha pensato Ringhio a ripulire per bene anche il suo piatto.

Per coerenza, anche se mi è dispiaciuto, non ha avuto il gelato tanto desiderato.

Imbronciata, la piccola è andata a buttarsi sul letto.

L'ho lasciata sbollire un pò nella vaga speranza che la tempesta si placasse.

Poi ho preso Ringhio e siamo andati in cameretta per la favola della buona notte.

"....E la donna cattiva, dal cuore di pietra, non si fece commuovere dalle lacrime della fanciulla..."

"Cosa vuol dire cuore di pietra?" mi domanda la pupa, curiosa.

"Ma non hai detto che non volevi ascoltare la favola?" insinuo, con un pizzico di soddisfazione.

"Infatti non la ascolto io, la ascoltano le mie orecchie" puntualizza la Ninfa.

Sorrido nella penombra: il gelato alla panna è stato dimenticato.

"Una persona che ha un cuore di pietra vuol dire che è una persona insensibile, cattiva"

"Il contrario della mamma che ve le dà sempre tutte vinte e vi vizia" sbotta CF dalla camera adiacente.

La Ninfa salta sul letto e grida: "No, non è vero, la mamma è cattiva e ha un cuore di pietra perché non mi ha dato il gelato alla panna".

Presa in contropiede, maledico mentalmente CF per la sua tempestività.

La Ninfa è di nuovo imbronciata. Nella luce soffusa vedo il suo corpicino rannicchiato sotto il lenzuolo.

Sospiro e continuo il racconto col cuore pesante.

Ringhio si addormenta in un batter d'occhio sopra di me, con quell'abbandono tipico che solo i bambini hanno.

Con mosse degne di un contorsionista riesco a districarmi senza svegliarlo.

Getto uno sguardo sconsolato al letto della Ninfa, da cui non proviene alcun rumore.

So che è ancora sveglia, così mi avvicino per darle un bacio.

"Ehi cucciola..." sussurro.

Pian piano la sua testa fa capolino da sotto le lenzuola aggrovigliate.

Le poso un bacio lieve sulla fronte, lei mi stringe la mano e mi chiede: "Cos'è quello?"

Seguo la direzione del ditino e tento di distinguere qualcosa.

Tra i giochi d'ombra creati dalla luce del lampione che penetra tra le persiane socchiuse, scorgo una sagoma che guizza lungo il muro.

"Sarà un insetto o un ragno, amore. Starà tornando a casa per andare a dormire. Ora chiudi gli occhi e dormi anche tu".

"Ahhhh..." risponde la pupa, calma e tranquilla.

E subito dopo urla: "Papàààààà, vieni,corri veloce!"

CF allarmato si precipita in cameretta e accende la luce.

La Ninfa saltella sul letto indicando il muro.

"Guarda, c'è un insetto grande. Buttalo via, buttalo via!"

Io la guardo esterrefatta: la mia bimba non ha mai avuto paura degli insetti, anzi. Io mi preoccupo sempre per loro, più che per lei.

Da piccola si è inghiottita un bel pò di formiche e non erano neppure quelle Bon-bon!

"Amore, bastava dirlo alla mamma...."

"No, no! Io voglio solo il mio papà che butta via le creature cattive"

CF pare rifulgere di luce propria.

Investito da cotanto onore, nei panni dell'eroe salvifico, acchiappa il malcapitato mostro e lo schiaffa nel water, giù per il tubo, senza alcuna pietà.

I bambini saltellano in giro per la stanza, eccitati, in una strana danza tribale.

"Bravo papà, bravo papà!" E battono le mani.

Lui si gode il suo momento di gloria. La Ninfa, appesa al suo collo, gli schiocca un bacio rumoroso e umidiccio sulla guancia.

CF è letteralmente in brodo di giuggiole.

"Papà, il mio pancino ha fame ora. Visto che siamo svegli, posso avere il gelato col cono e la panna?" miagola lei, con uno sguardo che non ha nulla da invidiare al Gatto con gli Stivali di Shrek.

"Ehi!" tento di oppormi.

Ma CF non mi guarda neppure. Si dirige in cucina con la bimba in braccio e Ringhio che gli trotterella dietro.

"E poi chi è che li vizia?" salto su fingendomi indignata.

"Sei stata tu a dire che non poteva mangiare il gelato, non io!" ribatte il padre dei miei figli, con una faccia da schiaffi.

"Sì, sì" sottolineano loro.

"Il mio papà è il più coraggioso del mondo. Ed è buono buono come questo gelato. Ha proprio...un cuore di panna!"esclama la Ninfa.

Guardo mia figlia leccare il gelato, completamente appagata.

Osservo il mio compagno che sorride trasognato: una volta tanto è lui al centro dei pensieri della sua bambina.

Sbircio Ringhio, a cui basta mangiare qualcosa per essere contento.

Sospiro e sgranocchio la cialda del gelato. E' davvero buono!

"E vissero tutti felici e contenti", concludo mentalmente.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali)

Venerdì sera CF ha deciso di portarci al cinema.

Per noi è stato un evento, non tanto per il film in sé quanto piuttosto perché era la prima volta della Ninfa.

La scelta è ricaduta su "Pirati dei Caraibi 5- La vendetta di Salazar".

Detto così non sembra una pellicola adatta ai bambini, ma i miei adorano i film con i mostri e i cattivi.. E i pirati non passano mai di moda.

La Ninfa e Ringhio avevano visto tutti i capitoli precedenti, anche se la visione di ognuno era stata fatta in due tranche, vista la lunghezza di ogni episodio.

Per una sera la Ninfa è tornata ad essere figlia unica, con mamma e papà tutti per sé.

Non si è fatta mancare nulla, dai pop-corn giganti alle caramelle.

La piccola è rimasta affascinata dall'immensità della sala cinematografica: seduta a gambe incrociate sulla poltrona guardava a bocca aperta lo schermo gigantesco.

Unica pecca il volume: a causa del sistema dolby atmos così realistico ogni minimo rumore risulta percettibile e, a orecchie non abituate, inizialmente può creare un attimo di fastidio.

Incredibilmente non ha esclamato: "Mamma, mi scappa la pipì!" che era la cosa che temevo di più: camminare al buio, risalire le gradinate con una quatrenne che rischia di farsela sotto e correre al bagno....Mi venivano i brividi solo a pensarci!

Non ha neppure parlato molto, come invece fa normalmente a casa: niente perché qui e perché là, niente cosa sta facendo questo e cosa sta facendo quello.

Guardava il film, così concentrata che a volte si dimenticava di masticare il pop-corn che aveva in bocca.

Io e CF eravamo un pò tesi: volevamo rendere questa serata unica, sia perché appunto era la prima volta sia perché era la sua "serata speciale".

Abbiamo tentato di farla chiacchierare per sapere se c'era magari qualcosa che non le andava, ma lei ci ha liquidati con un: "Fate silenzio che sto guardando il film!".

Capisco benissimo che "Pirati dei Caraibi 5-la vendetta di Salazar" visto sui grandi schermi sia in grado di catturare l'attenzione non solo dei piccoli, ma anche dei grandi.

La bravura dei registi infatti si nota nella sceneggiatura e nell'uso consapevolmente grandioso degli effetti speciali: gli arrembaggi e gli scontri tra i vascelli sembrano veramente reali.

I costumi e le location sono fantastiche, vien voglia di visitare quei luoghi così esotici, soprattutto ora che sta arrivando l'estate.

Se la Ninfa è rimasta impressionata da tutto questo, io invece a livello di trama sono rimasta un tantino delusa.

Il film mi è sembrato ricalcato sul primo capitolo della saga.

La coppia giovane invece che da Orlando e da Keira ( che fanno una breve apparizione) è formata da Brenton Thwaites e Kaya Scodelario.

Il giovanotto è il figlio di Will Turner che ora è condannato a servire sulla nave maledetta dallo stesso sortilegio che aveva colpito suo padre "Sputafuoco" Turner.

Potrà essere liberato solo da un oggetto magico e misterioso chiamato il tridente di Poseidone.

Che, guarda caso, per motivi differenti è anche l'oggetto dei desideri della protagonista femminile, una giovane orfana divenuta astronoma e accusata di stregoneria.

Nella ricerca i due, che si incontrano casualmente, vengono ovviamente aiutati dal mitico Jack Sparrow, che ha tutti gli interessi nel ritrovare il Tridente.

Solo in questo modo infatti riuscirà a liberarsi del non morto capitano Salazar, indomito sterminatore di pirati che ha un conto aperto col protagonista.

Per ragioni di tipo economico invece il bucaniere Hector Barbarossa decide di fare il doppio gioco: dopo una pericolosa alleanza con Salazar passa dalla parte dei buoni.

E come se non bastasse, entra in gioco anche la marina britannica: chi ha il Tridente ha il potere su tutti i mari e quindi l'impero britannico non può farselo sfuggire.

Colpi di scena, duelli mozzafiato, battute ironiche che non mancano mai, in linea con le aspettative sulla saga.

Quello che per me riesce a salvare la pellicola da banale remake del primo episodio e farla diventare un sequel piacevole è la possibilità che ha ogni personaggio di avere uno spazio tutto suo all'interno della trama.

Si apprende l'origine del soprannome di Jack Sparrow, si scoprono retroscena romantici e tragici su Barbarossa e si racconta la vita di Salazar...

Passatemi il termine: l'ho trovata una pellicola democratica da questo punto di vista.

E se il personaggio di Jack non risulta così brillante come nei capitoli precedenti, la verve è affidata all'antagonista, l'attore Javier Bardem, un cattivo coi fiocchi.

Tutto sommato, per me è stata una serata fantastica. Ho apprezzato il gesto di CF che ci ha voluto regalare questo momento e l'ha apprezzato anche la Ninfa, nonostante non sia arrivata sveglia al finale.

La mattina dopo ha decretato che lei vuole andare al mare e che dobbiamo procurarle una bussola magica come quella del film.

Voi siete delle appassionate di questo genere di film? Cosa guardano i vostri figli?

 

4

I bambini, si sa, non hanno il concetto del tempo.

Non sanno cos'è un'ora, un giorno o un mese, vivono nel "qui e ora".

Ve ne sarete accorte anche voi, quando per esempio dite loro "ancora cinque minuti e poi andiamo" e, quando arriva il momento, loro esclamano "ma no è passato pochissimo".

Oppure quando siete in coda alla cassa e vi fanno gentilmente notare che "è almeno un anno che sono lì in piedi".

Però in compenso sono in grado di passare davvero un'ora d'orologio ad osservare una formichina attraversare il prato o le gocce di pioggia inseguirsi sul vetro della finestra.

Pare che la relatività del tempo contagi anche i padri dei nostri figli.

Non appena divengono genitori, infatti, avviene qualche mutazione genetica: scatta un primordiale istinto contemplativo.

Se già prima, quando eravate solo una coppia, pretendere di avere il tavolo sparecchiato dopo mezz'ora dalla fine del pasto era un miraggio, ora che avete figli mezz'ora, se vi va bene, diventerà uno standard.

Gli uomini sono procrastinatori per natura. Tranne che su una cosa, e avete già capito quale.

Perché si deve fare oggi quello che può essere fatto domani?

Tutte le faccende domestiche, in generale, non vengono avvertite come prioritarie.

Prima di sparecchiare non è meglio digerire con calma?

C'è sempre tempo per mettere i piatti in lavastoviglie, non cambia niente se li metti alle 20.00 o alle 22.00.

E ti perdi il bello della vita, ammirare i pupi neonati mentre dormono o mentre gorgheggiano, in fondo crescono così in fretta...

"Dopo" diventa il loro mantra. 

E questo fa a botte con il mio: "prima il dovere e poi il piacere".

"Tesoro, puoi portare fuori la spazzatura?"

"Sì, dopo, adesso sto giocando con le Lego"

"Amore, puoi passarmi la pentola?"

"Certo, dopo, ora finisco di fare la lotta con Ringhio"

"Caro, puoi preparare il caffè?"

"Adesso? No, dai, dopo, ora stiamo guardando un cartone"

Insomma, utilizzano senza vergogna i  bambini.

"Ma come, dici sempre che dovrei dedicare più tempo ai nostri figli e quando sono con loro mi chiedi di fare delle cose che non sono urgenti?!"  esclamano, con tono incredulo e amareggiato.

E qui scatta la trappola: sì, perché siamo così ingenue da abboccare ingoiando esca, amo e tutto.

Con gli occhi a cuoricino, sentendoci perfino in colpa, balbettiamo un "non ti preoccupare, faccio io", orgogliose che il padre dei nostri figli faccia "il papà".

Uè, balenghe, non sarà il caso di svegliarsi un pò?

O siete particolarmente zen, per cui riuscite veramente ad aspettare il non meglio definito "dopo" che potrebbe quantificarsi in minuti, ore o giorni o trovate una soluzione alternativa.

Siccome "c'è un limite oltre il quale la pazienza cessa di essere una virtù", io scelgo la strada alternativa.

"Bambini, aiutate il papà a sparecchiare che dopo la mamma vi dà una caramella gommosa?"

Sì, lo so, baro, gioco sporco.

Ma funziona: i bimbi costringono l'uomo di casa a fare qualcosa subito perché, vivendo "qui e ora" , il "dopo" del padre per loro non ha molto senso.

"Dopo quando?" chiedono.

"Dopo aver sparecchiato"rispondo io serafica.

Bastano due o tre volte e l'arte del procrastinare viene assoggettata alle esigenze di routine familiare.

Così dopo tutti, compresa la mamma, hanno tempo a volontà da dedicare alle arti contemplative, nella fattispecie sedersi sul divano e contemplare i bambini giocare con il papà.

Che non può sfuggire cavandosela con un "gioco con voi dopo aver aiutato la mamma".

 

 

 

 

2

Ma perché nella vita le situazioni in cui ti ricordi davvero i motivi per i quali stai con qualcuno, i momenti in cui lo senti, saranno quattro o cinque in tutto, e se sei fortunato"

Oggi il post è dedicato a questo volumetto intitolato "Notti in bianco, baci a colazione" di Matteo Bussola.

Ho conosciuto l'autore attraverso le parole di un'intervista in cui mi sono imbattuta tempo fa e mi è sembrato un personaggio sopra le righe.

Matteo, come dichiara lui stesso, di professione fa il padre e il fumettista. Disegna fumetti e cresce, come meglio può, tre figlie assieme a Paola e ai loro cani.

Il libro nasce per caso: Matteo narra su Facebook degli aneddoti riguardanti la sua vita (non solo come padre, ma come uomo) e via via sempre più persone cominciano a leggerlo.

Alla fine viene notato e gli propongono l'idea di un libro con alcuni dei suoi pezzi meglio riusciti.

E' una lettura lieve, leggera e allo stesso tempo in grado di smuoverti dentro.

Tutti, sia mamme che papà, possiamo riconoscerci nella fatica della vita quotidiana narrata però attraverso le gioie, le situazioni divertenti, comiche e tragicomiche di questa famiglia.

Proprio qui sta la chiave vincente della narrazione: Matteo non è uno che si lamenta, che vede il bicchiere mezzo vuoto.

Matteo è uno che la vita la affronta di petto, ci sguazza dentro, si vede che quel che fa (e non solo a livello lavorativo) gli piace molto, la gioia di essere padre e il riconoscere questa parte di sé impregna ogni più piccola parte del suo essere.

I rapporti con le figlie, con la compagna Paola, con le famiglie di origine, gli amici, i vicini...è descritto attraverso piccole storielle di vita vera.

Lo stile narrativo è sempre semplice, mai prolisso o pesante. Allo stesso tempo l'autore ha quest'abilità di parlare di cose complicate con una semplicità disarmante che ti tocca il cuore.

Lettura consigliata sia a chi ha figli sia a chi non ne ha, alle mamme e ai papà che sicuramente ci si ritroveranno -chi più, chi meno- e magari impareranno anche qualcosa.

Grazie alle altre amiche della blog-sfera che lo hanno recensito prima di me.

(Questo post partecipa al venerdì del libro, a cura della mitica Homemademamma).