Nascere femmina ai giorni nostri è un bel guaio.

Una donna di questi tempi è schiacciata dalla pressione sociale: deve essere curata dalla punta dei piedi alla punta dei capelli, deve essere magra, deve essere simpatica, intelligente e anche ambiziosa.

In ambito lavorativo, deve dimostrare di valere più della controparte maschile, benché raramente venga retribuita allo stesso modo.

In ambito familiare, ci si aspetta che le donne seguano tutto, dalle mansioni familiari all'educazione dei figli e pure a quella dei cani.

E il mondo femminile china la testa e si adatta.

A mala pena accetta l'intrusione degli uomini in determinati campi.

Mi ricordo la conversazione ascoltata per caso al parco, tra due papà.

"Sai, mia moglie ci ha provato con questa cosa che devo aiutarla con il bambino. Ma io l'ho messa subito a posto: la prima volta che mi ha dato F. da cambiare perché aveva fatto la cacca, accidentalmente ho fatto cadere il pannolino sul pavimento. Lei mi ha detto che sono una frana, ha pulito F. e il pavimento e da quel giorno non mi ha chiesto più niente"

Povera mamma di F.!

Avrebbe dovuto dire a suo marito che gli incidenti succedono, che si impara dai propri errori, per cui forza e coraggio! Pulisci il pupo e il pavimento e la prossima volta andrà meglio.

Sento ancora madri che piuttosto che lasciare i neonati ai loro partner si taglierebbero una mano, donne che pensano che i mariti siano soltanto in grado di buttare la spazzatura.

Sono le donne le peggiori nemiche di loro stesse.

Perché accettano di sentirsi dire: "Beata te che hai un marito che stira!", mentre non ho mai sentito un uomo dire ad un altro uomo: "Quanto sei fortunato, tua moglie ti stira le camice!"

La storia che le donne sono multitasking è stata un avera fregatura. Un complimento tanto vero quanto insidioso.

L'evoluzione ha costretto le femmine della nostra specie a fare da sole più cose contemporaneamente. Il prossimo passo saranno, come minimo, un paio di braccia in più.

(mettere immagine di dea kalì)

La grande trovata delle donne multitasking ha di fatto legittimato gli uomini a scaricare addosso al gentil sesso una miriade di responsabilità in più.

E le donne, invece di ribellarsi, si sentono perfino lusingate.

E si producono perfino dei film su quanto la popolazione femminile sia in grado di fare tutto da sola. (mettere immagine ma coma fa a fare tutto da sola)

Poi ci si interroga sul perché le donne, soprattutto le mamme, siano affette da delirio di onnipotenza.

Marciamo al grido di "Posso farlo!", quando sarebbe invece importante chiarire che "Posso farlo, ma non voglio né devo per forza farlo".

Che non vuol dire diventare lavative o pigre. Significa semplicemente riconoscere che, anche se ho le capacità per farlo, non sono l'unica in grado di compierlo.

Per cui largo a chi ci può dare una mano, mariti, partner, nonni, tate e quant'altro.

La parità si basa sul fatto che le donne per prime devono imparare che non sono dee scese in terra, super-eroi dai poteri straordinari, che avere la capacità di fare più cosa contemporaneamente non vuol dire necessariamente essere moralmente obbligate a farle.

La parità ci sarà quando vedremo un uomo che, senza imboccature o richieste più o meno esplicite, farà le polveri con il piumino o stenderà il bucato.

O semplicemente deciderà in maniera libera e autonoma di fare il casalingo, senza per questo sentirsi una mosca bianca perché la moglie lavora e mantiene la famiglia.

La parità ci sarà quando una madre che lavora non sarà costretta a chiedere il part-time per seguire i propri figli o a decidere se lavorare o fare la casalinga, o scegliere più o meno liberamente di lavorare da casa.

La parità ci sarà quando un bambino potrà sentirsi libero di pettinare una bambola o di andare a danza senza che l'intero parentado, dal cugino alla bisnonna, facciano congetture sulla sua futura virilità.

Questo sarà il giorno in cui la festa della donna potrà essere celebrata senza sembrare una festività commerciale.

E mi auguro che in un futuro non troppo lontano mia figlia possa ricevere una mimosa senza chiedersi se sia meritata o meno.

 

 

"Lo spruzza-calma, bell'idea!"

Ecco quello che ho pensato la prima volta che mi ci sono imbattuta, parlando di bambini e litigi con un'amica.

Lo spruzza-calma, ovvero cosa non si inventano le mamme per cercare di non appiccicare i propri figli al muro quando perdono la pazienza.

Perché, come sicuramente avete capito, io ho due bambini che sono agitati e a volte particolarmente litigiosi.

Siccome non sono una santa ma sono una mamma, pertanto fallibile, va da sé che ogni tanto perdo le staffe e grido con i miei pargoli.

Durante un sentito sfogo con un'amica che ha generato volontariamente quattro figli, soprannominata scherzosamente "l'Espertona", sono venuta a conoscenza di questo fantomatico spruzza-calma.

In soldoni, altro non è se non uno spruzzino riempito di acqua e qualche goccia di olio essenziale.

Il metodo dello spruzza-calma è stato utilizzato con successo perfino dalle insegnanti di scuola per riportare la calma quando la classe era particolarmente agitata.

Si inventa una storia che ruota attorno alla "magia" dello spruzza-calma, la si racconta ai pupi, si vaporizza l'essenza et voilà!

Il gioco è fatto, gli animi si rappacificano e la tranquillità regna sovrana.

Stimolata da quest'idea, sono tornata a casa e ho recuperato uno spruzzino.

L'ho sciacquato per bene e l'ho riempito di acqua tiepida.

Dopo di ché ho aggiunto cinque gocce di olio essenziale di lavanda ( la lavanda, si sa, è nota per i suoi effetti calmanti).

Ho disegnato un'etichetta carina da appiccicare sullo spruzzino e ho riposto il tutto sopra una mensola, in attesa del momento giusto per usarlo.

Non ho dovuto aspettare molto (vi sareste stupite del contrario, vero?).

La Ninfa e Ringhio, come spesso capita a fine giornata, cominciano a litigare per il possesso di un gioco.

"E' mio, lascialo!" urla la pupa

"No, no, no!" replica l'altro.

Serafica, mi avvicino e dico loro di smetterla.

"Ce l'avevo prima io!"

"No, no, no!"

"Su, bambini, adesso state zitti un attimo che la mamma vi racconta una cosa".

Imbronciati, tacciono.

"Sapete bambini che l'altro giorno è passata di qui la fatina Tranquillina?"

I pargoli sgranano gli occhi.

"La fatina Tranquillina, che è amica del Folletto del Lettino, mi ha lasciato questa pozione magica".

E sfodero la mia arma segreta.

La Ninfa e Ringhio guardano lo spruzzino con malcelata curiosità.

"Questa pozione serve quando i bambini litigano o sono molto agitati. Basta spruzzarne un pò e tutto torna tranquillo".

Segue dimostrazione pratica: vaporizzo la pozione magica sulle teste dei fanciulli.

"Sentite che buon odore!"

Annusano l'aria come due segugi.

"Sembra l'odore del fazzoletto della nonna!" esclama la Ninfa.

Fingo indifferenza e sguscio in bagno.

I bambini, momentaneamente distolti dal litigio, giocano sereni.

"Che bello!"- penso seduta sulla tazza -"Funziona davvero!"

Ma come si fa ad essere così ingenue?!

Tre secondi dopo i battibecchi ricominciano.

Riesco ad intervenire in tempo per fermare Ringhio che si sta lanciando addosso alla Ninfa.

"Altolà! Adesso prendiamo lo spruzza-calma e facciamo la magia"

Afferro lo spruzzino e spruzzo lavanda tutt'attorno come se non ci fosse un domani.

"Basta mamma! Non mi piace l'odore del fazzoletto della nonna"

Ripongo la mia arma impropria mentre la nube tossica pian piano si dissolve.

I pupi tornano alle loro attività, momentaneamente placati.

La situazione è instabile come una polveriera.

CF rientra dal lavoro e i bambini gli si precipitano addosso.

Lo seguono come un'ombra per ottenere un briciolo di attenzione.

E il diritto ad utilizzare il tablet.

Dalla camera provengono urla disumane. E' scoppiato l'ennesimo tafferuglio.

Accantono la pentola e mi precipito in aiuto della mia dolce metà.

"Bambini, perché non raccontate al papà che cosa ha portato la Fata Tranquillina?"

Mentre i bimbi spiegano ad un attonito CF tutta la storia, io gli porgo lo spruzza-calma e me ne torno ai fornelli.

La lite invece di placarsi si infervora ancor di più.

"Prima io, prima io!" urla la Ninfa

Un secondo dopo un ferocissimo Ringhio corre per la sala stringendo lo spruzzino tra le mani, tallonato dalla sorella.

"Cosa succede?" chiedo a CF.

"Il tuo coso non funziona. Hanno cominciato a litigare per chi doveva usarlo prima."

"Non è lo spruzza-calma che non funziona, è il tuo cervello! Ovvio che non devono spruzzarlo loro ma tu!!!"

Resto con il mescolo in mano, a guardare i bambini che si accapigliano per l'uso dello spruzzino.

Ma la fata Tranquillina non poteva lasciarmi anche una pozione magica che potenziasse o moltiplicasse i neuroni cerebrali di CF?!

 

 

Ci sono uomini che amano il calcio, altri le moto, altri ancora i videogiochi.

E poi ci sono loro, gli uomini veri, quelli che non chiedono mai le indicazioni stradali, quelli che se c'è qualche cosa che non funziona in casa ti dicono: "Amore, lascia fare a me!".

E tu tremi, perché dietro a quelle cinque parole si nasconde un pericolo mortale.

L'uomo con la fissa del fai da te è quello che, non appena ode il cigolio di un antello dell'armadietto della cucina, si arma di cacciavite e in un nanosecondo ha già svitato lo svitabile.

Lo vedete girare per casa con sguardo critico, soffermandosi ad osservare gli angoli tra parete e mobili, tendere l'orecchio per captare ogni scricchiolio sospetto.

Dal taschino della camicia farà capolino la matita rossa rettangolare da carpentiere, assieme ad una bolla, a un cacciavite e all'inseparabile metro.

Donne, rabbrividite, perché quando il vostro uomo è in modalità "fai da te" niente e nessuno lo potrà fermare.

E vi troverete in situazioni surreali. Tipo questa.

"Mamma, l'acqua nel lavandino non scende" urla la Ninfa.

Mi precipito in bagno e tento di imbavagliarla con la salvietta del bidet.

Troppo tardi. CF si materializza accanto a noi.

Osserva per un attimo l'acqua che stagna nel lavabo e poi esclama:

"Amore, ci penso io!"

"No, caro, non ce n'è bisogno, è una cosa da niente, non è urgente!"

Intanto penso a recuperare il numero dell'idraulico e a come chiamarlo furtivamente per prendere un appuntamento lampo all'insaputa della mia dolce metà.

Nel frattempo CF è già partito in quarta.

Faccio appena in tempo a spostare le cose da sotto il mobiletto del bagno e a inserire una bacinella.

Con gesto esperto, svita il sifone e comincia a mugugnare.

A nulla servono i miei tentativi di persuasione. Oramai CF è nel tunnel dell'aspirante idraulico.

Lo prego di sbrigarsi perché tra poco arriveranno le mie amiche per un caffè.

"Tranquilla, è tutto sotto controllo!"

Un'ora dopo CF è ancora steso sul pavimento. Attorno a lui giacciono attrezzi di ogni tipologia e dimensione.

"Amore, tutto bene?" chiedo titubante.

"Certo, ancora un pò e ci sono" esclama con tono rassicurante.

Alzo gli occhi al cielo e nascondo bibite e bicchieri, eliminando ogni possibile causa che possa spingere le mie amiche a fare una capatina in bagno.

Quando arrivano tento di essere disinvolta, cordiale e di compagnia. Ma con l'orecchio sempre teso ai rumori che provengono dal bagno.

Beviamo un caffè, chiacchieriamo del più e del meno. Ed io spero sempre che a nessuno scappi la plin plin.

Il discorso vira sull'arredamento e sui vari complementi della cucina.

Per tirarmela un pò, invito tutte in cucina per mostrare loro i nuovi quadretti vintage che ho appeso.

Mentre siamo lì a discutere sui colori e sull'illuminazione, sentiamo un'inquietante gorgoglio.

Un attimo dopo un geyser di melma puzzolente schizza dal lavandino della cucina.

"Yuppie...E vai!" urla esaltato CF, mentre il blob nauseabondo cola dai pensili bianchi della cucina.

"Il lavello funziona!" CF con l'adrenalina a mille si affaccia sulla soglia.

Il suo sguardo passa da me, alle mie amiche, al muro imbrattato.

"Amore, lascia fare a me!"

E corre a cercare un pennello, mentre io singhiozzo sulla spalla dell'amica più vicina.

 

 

Prima o poi arriva per tutte le mamme il temuto momento.

No, non sto parlando di quando i nostri pargoli ci chiedono serafici:

"Ma mamma come nascono i bambini?"

Chè lì madre natura ci viene in soccorso con api e fiori.

Mi riferisco a quel brutto momento in cui i nostri bambini con la lacrima a stento trattenuta e la voce belante ci chiedono:

"Ma perché mamma devi sempre andare a lavorare?"

E lì ci crolla il mondo addosso.

Tuffo al cuore, respiro strozzato.

La mente corre a cento all'ora per trovare una risposta a misura di bambino che sintetizzi il motivo del nostro agire.

Risposta istintiva: "Vai a chiederlo al papà, amore!".

Ma si da il caso che da tempi immemorabili a nessuno importa se il papà va a lavorare (e i padri non me ne vogliano per questo).

A scelta potete sbizzarrirvi con:

  • la mamma va a lavorare per portare a casa i soldini per comperare le cose che ci servono, come il cibo e i vestitini;
  • la mamma va a lavorare perché è suo dovere farlo: tu vai a scuola/asilo e mamma e papà vanno al lavoro;
  • la mamma va a lavorare perché le piace quello che fa, le da soddisfazione anche se è faticoso.

In ogni caso non aspettatevi che vostro figlio si senta soddisfatto.

Se vi va bene, la vostra risposta scatenerà una serie di "perché?" che neanche una catena di Sant'Antonio.

Se siete pragmatiche, comincerete con la lunga spiegazione che servono i soldi per campare.

Ogni cosa costa e, siccome non siete miliardari, dovete lavorare per avere i soldi e usarli per comperare da mangiare, per i vestiti e i giochi e anche per andare al cinema ogni tanto.

Questo potrebbe causare crisi d'ansia nel vostro bambino.

La sua risposta più probabile:

"Di giochi ne ho tanti e invece del cinema guardo i cartoni animati alla televisione. Poi dici sempre che mangio poco... Vedi che non ci servono tanti soldi? Basta che va a lavorare il papà".

Il tutto seguito dalla rottura del salvadanaio a forma di porcellino da cui estrarrà tre euro in monetina rossa di cui vi farà dono.

E vi sentirete davvero davvero miserabili.

Decidete allora di giocarvela sul tema della soddisfazione personale.

"La mamma va a lavorare perché quello che fa le piace. E quando tu fai le cose che ti piacciono sei contento, vero?".

Questo scatenerà una reazione di puro terrore in vostro figlio.

"Mamma, allora preferisci andare a lavorare piuttosto che stare con me?"

E qui vi arrampicherete sugli specchi per spiegare ad un pupo distrutto dalla vostra rivelazione quello che intendevate dire.

Ma oramai il danno è fatto.

Il migliore amico di vostro figlio per i prossimi vent'anni sarà l'analista.

E vi sentirete delle merde piccole piccole.

Se come me in questo periodo non vi sentite in vena di lungaggini e paranoie inutili (che già abbiamo mille motivi per farcele), optate per l'opzione due.

Semplice, pulita e chiara.

Soprattutto scarica-barile: chi obbliga mamma e papà ad andare al lavoro?

Esiste davvero qualcuno che può dare ordini alla mamma?

Allora meglio non farlo incazzare...

La Ninfa ha scoperto relativamente tardi la televisione. No, non complimentatevi con me, non è il caso, non sono una di quelle mamme che "la televisione per me potrebbe anche non esistere". O meglio, la televisione è una grande risorsa se gestita nel modo corretto.

In breve: io c'ho tentato di propinare qualche programma educativo (ma anche no) a mia figlia, di mollarla davanti allo schermo giusto il tempo per andare in bagno, ma lei niente, non ha mai subito il fascino della scatola magica.

Questo fino allo scorso anno, con la scoperta della oramai nota serie TV "Mascha e l'orso". Ma bene, mi sono detta, forse riesco a fare qualcosa senza essere pedinata e sorvegliata a vista. Già immaginavo lei piazzata sul divano con Ringhio e col padre che, volente o nolente (sotto pesanti minacce), si trastullava guardando i classici della Disney.

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Grosso grossissimo errore: la mia piccola bambina, così femminile nelle posture, nelle abitudini e negli atteggiamenti odia le principesse! Le piace giocare con bambole dai vestiti principeschi, adora travestirsi da principessa o da fatina ma detesta Belle, Ariel o Cenerentola. Proprio non ce la fa a guardare questi film d'animazione per più di venti minuti consecutivi.

Abbiamo scoperto che la Ninfa ha una propensione per quei cartoni animati e film i cui protagonisti sono draghi o mostri. CF non ci poteva credere: ho visto i suoi occhi illuminarsi. Con un plateale sospiro di sollievo ha subito fatto vedere alla pupa Shreck e da lì non ci siamo più fermati.

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Quindi, nell'ordine: tutta la serie dell'orco verde (i suoi preferiti sono l'uno e il tre), tutta la serie di Kung Fu Panda, tutta l'Era Glaciale, Hotel Transilvania 1 e 2 e DragonTrailer 1 e 2.

CF ha tentato con la  "Cars" ma senza successo. Un paio di mesi fa complice un'amichetta la Ninfa ha visto per la prima volta "Frozen". Che dire? Amore a prima vista con crollo dei castelli in aria del papà. Ma è stata la defaiance di un momento.La Ninfa più che il film adora il merchandising: bambole, libri, pigiama...

Il mese scorso avevo voglia di guardare "Jurassic Park- Il mondo perduto". I bimbi dormivano già per cui via libera. Dopo una mezz'oretta, la pargola si sveglia e ci raggiunge sul divano. L'ho tenuta con noi nella speranza che si riaddormentasse. Indovinate un pò? S'è vista tutto il film con un interesse quasi comico. Come suo solito, non stava zitta un attimo:

"Perchè scappano?"

"Perchè il dinosauro li insegue."

"Perchè?"

"Perchè vuole mangiarli. Ma solo nella televisione, nella realtà il dinosauro non c'è"

"Si, mamma, lo so, è per finta".

Non inorridite, per favore, vi assicuro che non ha subito traumi di sorta, anzi.

Dal mese scorso quindi nella hit parade della Ninfa sono entrati anche tutti e quattro i film di Jurassik Park. 

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Ora, se ho bisogno di fare delle cose le accendo la tv e le dico:

"Amore, guarda che tra poco arrivano i dinosauri!"

Sì, sono subdola e ingannatrice, ma almeno così la pipì riesco a farla in pace!

Uno di questi giorni provo con la saga de "Il signore degli anelli"...

Se volete, ditemi quali sono i programmi che amano i vostri figli. E quali stratagemmi utilizzate per andare in bagno in santa pace.

 

 

L'arrivo di un bambino in famiglia cambia inevitabilmente gli equilibri di coppia e il ménage familiare (diffidate di quelli che dicono il contrario, vi stanno tirando per il cu.., ehm, prendendo in giro).

Si parla diffusamente di quanto cambi una donna, di quanta fatica faccia e di come debba "imparare" ad essere madre (possibilmente buona) senza dimenticare di essere anche se stessa. (E ci mancherebbe, direte voi, con tutto il mazzo che ci facciamo per conciliare casa-lavoro-famiglia).

Tutto giustissimo, ma vorrei sapere: i papà in tutto questo dove li mettiamo? 

A parte quei vili che fuggono non appena scoprono che la loro compagna aspetta un bambino (e credetemi ci sono), tutti gli altri dove sono? Sembra che nessuno li tenga in considerazione, poracci. Ogni tanto si legge qua e là cosa dovrebbe fare il neo papà, ma sembra che dopo i primi mesi la figura del padre scompaia dall'orizzonte.

Quindi io vi chiedo: ma come cambia la vita di un uomo quando diventa padre?

Dall'osservazione attentissima di questi quasi quattro anni dalla nascita della Ninfa, prendendo come cavia Compagno Fedele che incarna lo stereotipo maschile dell'uomo medio italiano, posso fare le seguenti considerazioni: anche la vita dei nostri partner cambia in maniera sconvolgente. La cosa più evidente è che la loro capacità di adattamento ai cambiamenti è, ahimè, di gran lunga inferiore a quella della donna media italiana che diventa madre.

Entriamo più nel dettaglio:

  1. cambiamento dei ritmi circadiani del sonno: mediamente un uomo ha bisogno di dormire almeno dodici ore durante il giorno. Solitamente la ripartizione delle ore del sonno è la seguente: otto ore a notte, le restanti quattro spalmate durante la giornata tra pennichelle dopo pasto e sonnellino pomeridiano. Tale fenomeno diventa più evidente durante il fine settimana. Quando arriva un neonato le cose cambiano, soprattutto se non allattate al seno: durante la notte la creaturina si sveglia almeno due volte per mangiare e "spontaneamente" i neo papà si alzeranno a preparare il biberon. Durante il giorno, a fine pasto, i padri faranno fare il ruttino al pargolo e, mentre la mamma si occuperà delle faccende domestiche, il papà intratterrà il bambino e gli cambierà il pannolino. I più dotati potranno perfino fare il bagnetto e mettere a nanna il bambino. A volte capita di vedere padri che, alle tre di notte, portano il pargolo piangente a fare un giro in auto, nella speranza che si addormenti;
  2. cambiamento nell'alimentazione: prima dell'arrivo del bambino gli uomini avevano un'alimentazione molto varia, con particolare predilezione per enormi hamburger, hot-dog grondanti salse di ogni genere, patatine fritte, enormi porzioni di lasagne o melanzane alla parmigiana che manco un dinosauro. Quando comincia lo svezzamento del bambino, in tavola compaiono nell'ordine: minestrine con brodo vegetale, passati di verdura, pollo bollito, pesce lesso, purè e formaggini. La mamma cucina solo quello, perché, si sa, la casa non è un albergo e con tutto quello che c'è da fare figurati se si può preparare una pietanza diversa per ogni membro della famiglia. Massimo massimo in tavola ci sarà un piatto di pasta con un sugo pronto. E il bravo padre finirà diligentemente il purè di broccoli bio con la sogliola al vapore e la mela al forno avanzata dal bambino, che con tutto quello che costa il cibo mica lo butteremo?! Finito lo svezzamento le cose non cambiano: bisogna dare il buon esempio ai bambini, per cui sì a frutta e verdura, a minestroni e minestrine, alle cotture alla piastra e al vapore;
  3. cambiamenti nelle abitudini comportamentali: quando i pargoli crescono e cominciano a capire, bandito il rutto libero, bandite ogni sorta di flatulenze più o meno sonore e puzzolenti. In presenza di bambini, il buon padre deve essere morigerato: è concesso il vino ai pasti, la birra la sera durante la partita, i superalcolici quando i bambini sono a letto;
  4. vietato il turpiloquio: se per strada o sul tram sentite uomini che invece di un sonoro caz.. esclamano "opperbacco", ecco, quegli uomini sicuramente hanno figli;
  5. siccome siamo per la parità dei sessi e vogliamo dare il buon esempio, anche il papà più pigro si occuperà della casa in maniera plateale, senza vergognarsene. Gruppi di padri al parco parleranno non solo del rigore dell'ultima partita di campionato, ma anche delle tecniche avanzate per togliere le macchie di cioccolato dai vestiti dei bambini. Viva il progresso!
  6. cambiamenti nei palinsesti televisivi: evitiamo che i nostri figli diventino violenti o aggressivi. Offriamo loro programmi di qualità: quindi, cari papà, no ai film di guerra, agli action-movies e ai film erotici (questo se volete evitare domande imbarazzanti a cui non sapreste rispondere). Al massimo un documentario di Piero Angela sul regno animale, tra una Peppa Pig e un Paw Patrol. Potrete farvi una cultura e riscoprire i grandi classici Disney: impara l'arte e mettila da parte, si sa mai che prima o poi possa servirvi;
  7. bandita la consolle di qualsiasi marca, soprattutto per gli spara tutto e i picchia duro. Il tempo che prima trascorrevate con gli amici giocando interminabilmente le domeniche invernali ora lo trascorrerete in compagnia dei vostri bambini. Se siete fortunati, potrete comunque giocare con le macchinine come quando eravate piccoli. Se no, fate buon viso a cattivo gioco: un thè con vostra figlia e le sue bambole è un bel modo per passare i freddi pomeriggi invernali;
  8. limitate le uscite da soli e con gli amici: anche la vostra compagna ha diritto a svagarsi e quindi...un pò per uno in braccio alla mamma!
  9. cambiamenti nella vita sessuale: se non è stanca la vostra compagna siete stanchi voi e il letto in condivisione con figli e animali domestici non aiuta affatto;
  10. cambiamenti economici: fare figli, si sa, costa. Se la mamma rinuncia alla nuova borsa di Prada, anche voi dovete rinunciare col sorriso sulle labbra all'ultimo modello della Ducati appena uscito.

Per il resto la vita degli uomini che diventano padri rimane uguale a prima.

E come sono cambiati i vostri partner?

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