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Ridiamo sempre quando la pupa dice che suo fratello è nato dall'uovo di Pasqua. La sua affermazione non è campata in aria, ma legata ad un fatto realmente accaduto.

Quando il test di gravidanza ci conferma che aspettiamo un bambino, nella maggior parte dei casi siamo talmente entusiaste che vorremmo gridarlo al mondo intero. Siamo perfino sicure che l’incontenibile gioia per la  bella notizia ci si possa leggere letteralmente in viso.

Per scaramanzia si consiglia di mantenere il top-secret almeno per i primi tre mesi. Ma al padre del bimbo e magari ai familiari più stretti è meglio dirlo, anche per avere un aiuto o un appoggio sia materiale che psicologico.

Notizie di siffatta portata vanno ovviamente comunicate con un certo tatto. Non è che vi alzate la mattina e, tra un sorso di caffè e un morso alla brioche buttate lì con nonchalance un: “Buongiorno amore, oggi è una bella giornata. Ho un mucchio di cose da fare, non so a che ora rientrerò. Ah, a proposito: sono incinta”

Ci vuole un certo stile. In fondo è un momento magico, a volte irripetibile, per cui le cose vanno preparate con cura.

Sulla scia dell’entusiasmo, senza poterci confidare con le amiche, ci spremiamo le meningi e cerchiamo consigli in rete.

Ci sono passata anche io.

La prima volta, quando aspettavo la Ninfa, ho organizzato un gioco da fare ai nonni finito il pranzo della domenica.

Su un cartellone ho preparato un cruciverba. Le risposte alle domande componevano la frase: “Complimenti! State per diventare nonni”. Avrei voluto filmare la scena di nascosto, perché solo per trovare la soluzione i nonni si sono scervellati una buona mezz’ora, mentre il papà  friggeva per l’impazienza.

Questo era il primo figlio e, si sa, con il secondo le cose cambiano.

Tuttavia non volevo cominciare a fare differenze ancora prima che nascesse. Ho pensato: “Massì, per essere una mamma iniqua ho tutto il tempo dopo”.

Ci voleva quindi qualcosa di carino anche per lui.

Naturalmente ho scartato subito l’idea del gioco e ho cestinato immediatamente il consiglio di CF che, lapidario, mi aveva detto: “Diglielo e basta. Tanto il colpo viene comunque. Soprattutto ai miei”. Perché CF è figlio unico di un figlio unico di un figlio unico. Insomma, avere un solo erede è per la  sua famiglia una sorta di tradizione.

Cercavo qualcosa quindi che avesse una parvenza di normalità e si inserisse bene nel contesto quotidiano, in modo tale da garantire l’effetto sorpresa.

Ci ho pensato un po’ su, ho spremuto le meningi e dopo qualche giorno…Eureka!

La domenica di Pasqua abbiamo organizzato un bel pranzo in famiglia, a cui partecipavano anche mio fratello e il mio nipotino.

Finito di mangiare, come da tradizione, abbiamo aperto il classico uovo di cioccolato.

Per non destare sospetti e fare cose insolite, per l’occasione avevo “truccato” un uovo della Kinder: aperta la confezione, con una certa perizia (e una gran botta di culo perché la mia manualità è assai scarsa) ero riuscita a dividere l’uovo a metà e a scambiare la sorpresa. L’avevo poi richiuso saldandolo con cioccolata sciolta a bagnomaria.

Operazione degna di un genio del crimine.

Il mio ignaro nipotino aveva spaccato con un bel pugno il povero uovo.

La sua espressione delusa nel vedere la sorpresa mi rimarrà sempre impressa nella mente: un bel paciocchino di quando ero piccola assieme ad un bigliettino su cui campeggiava la scritta “ Sorpresa: a Natale arriverà un nuovo nipotino! Tanti auguri e buona Pasqua”.

Grida, pianti, abbracci, pacche sulle spalle: la più bella Pasqua della nostra famiglia.

Anche per il mio nipotino, a cui ho poi dato la vera sorpresa dell’uovo.

La Pasqua sta arrivando. Se non ce ne fossimo accorti, bastano i prodotti che troviamo esposti sugli scaffali dei supermercati, in bella vista.

Uova pasquali di varie dimensioni imbellettati in carte colorate dalle tinte sgargianti, gallinelle e coniglietti di cioccolato così ben fatti che mangiarli è quasi un peccato, colombe tradizionali e colombe ripiene di creme deliziose…

Destreggiarsi tra queste leccornie non è affatto semplice. Cioccolato al latte o fondente? E su cosa puntiamo, sulla qualità delle materia prima o sulla sorpresa?

Perché quando si hanno bambini  scegliere diventa sempre più complicato.

Quest’anno per noi decidere è stata facile. Ho salutato le uova nei supermercati, che mi chiamavano ipnotici come le sirene di Ulisse “Scegli me, prendimi, assaggiami”.

Ho parlato ai bimbi, spiegando loro che le uova di cioccolato quest’anno sarebbero state diverse. Questa volta, ho detto loro, aiutiamo G.

Chi è G.? G. è compagno di classe del figlio di  un’amica. L’ho incrociato alle feste di compleanno, al parco, fuori da scuola.

G.è malato: soffre di fibrosi cistica, una malattia genetica ereditaria molto grave.

La fibrosi cistica altera le secrezioni di tanti organi, soprattutto polmoni e bronchi, rendendole  molto più dense. A causa di questa viscosità, il “muco” ristagna e diventa terreno fertile per virus e batteri. Va da sé che per chi è affetto da tale malattia anche un banale raffreddore diventa più grave.

Mi sono imbattuta nella fibrosi cistica indirettamente, anni fa, quando una mia cugina scoprì, facendo l’apposito test, di essere portatrice sana.

Per le leggi della genetica, un portatore sano se decide di avere figli con un partner a sua volta portatore sano ha il 25% delle probabilità di avere un figlio malato.

Fortunatamente non è stato il caso di mia cugina.

Da alcuni anni negli ospedali italiani di quasi tutte le regioni i neonati vengono sottoposti ad uno screening volto ad individuare tempestivamente tre (o più, a seconda della struttura) malattie congenite: l'ipotiroidismo, la fenilchetonuria e la fibrosi cistica.

Prima vengono individuate, più facile è rendere migliore la prognosi scongiurando rischi di disabilità o addirittura di mortalità.

Quando è nata la Ninfa, anche lei è stato sottoposto allo screening: una minuscola punturina al tallone per raccogliere qualche goccia di sangue.

Un gesto così piccolo che per tante neomamme può sembrare crudele, ma che in realtà può rivelarsi importantissimo per il nostro bambino.

Ci avevano spiegato sommariamente a che cosa serviva e ci avevano avvertito che la risposta sarebbe stata inviata tramite posta.

Ricordo che, un paio di settimane dopo essere ritornata a casa con il mio pupo, ricevetti una telefonata: era l’ospedale che mi avvisava che la Ninfa era risultata positiva alla fibrosi cistica.

L’infermiera ci spiegò che poteva trattarsi di un falso positivo e che quindi ci avrebbe fissato un nuovo appuntamento per rifare l’esame.

Inutile descrivere l’angoscia dell’attesa, l’ansia di sapere se nostro figlio sarebbe o meno stato malato.

Fortunatamente tutto finì per il meglio. Si trattava solo di un falso positivo. E ricominciammo a respirare.

Ma ancora oggi mi chiedo: come sarebbero state le nostre vite se la Ninfa avesse avuto la fibrosi cistica?

Come quella di G. e di tanti altri bambini, costretti a fare l’aerosol tre o quattro volte al giorno, a sottoporsi periodicamente a controlli a volte anche invasivi, a prendere antibiotici al primo starnuto.

La ricerca può fare molto. Ha già fatto tanto, ma tanto c’è ancora da fare.

Per aiutarla basta un uovo. Basta comperare un uovo di cioccolato per Pasqua (si può scegliere anche qui tra fondente o al latte, entrambi di buona qualità).

Invece di rimpinguare le tasche delle multinazionali che traggono profitto anche da altri prodotti, allo stesso prezzo possiamo avere sia l’uovo che…la gallina. O il coniglio. E aiutare un bambino a respirare.

La decisione è vostra. Un piccolo aiuto può fare davvero la differenza.

E se per l’uovo è troppo tardi, potete sempre fare una piccola donazione dal sito ufficiale www.fibrosicisticaricerca.it