Care mamme e cari papà di bimbi in età scolare, oggi mi rivolgo espressamente a voi.

Avete mai sentito parlare di "Back to school -L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi"?

Sono sicura che, anche se non conoscete il romanzo (del resto è appena uscito, potete trovarlo facilmente su Amazon), conoscete però benissimo che compito arduo e stressante sia iscrivere i vostri figli alla scuola primaria.

Ne è ben conscia Ginevra Van Deflor, l'autrice del libro, che per aver svelato all'umanità intera i turpi segreti che si celano dietro tali pratiche, è entrata a far parte del programma testimoni.

Celando la sua identità dietro questo raffinato pseudonimo, Ginevra descrive con sfacciata ironia ogni singolo passaggio che i genitori sono costretti a compiere per l'istruzione dei loro amati figli.

Con sguardo critico Ginevra affronta la scelta della scuola, la preiscrizione, l'iscrizione, il primo giorno di scuola, i rapporti con le insegnanti...

La sua penna graffiante mette in risalto la pesantezza e la fatica con cui devono misurarsi quotidianamente i genitori durante questa critica fase di crescita, non certo aiutati dalla burocrazia e dalla tecnologia del nostro Bel Paese.

Un romanzo che sa strappare più di una risata ma al contempo rappresenta anche uno spaccato della nostra società che, in nome del progresso, rende più complicate procedure che fino a qualche tempo fa erano di gran lunga più semplici.

Se volete quindi divertirvi in modo colto (l'ironia si gioca sulla ricercatezza delle metafore e sull'impianto narrativo, non ci sono frasi scurrili o volgari) "Back to school- L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi" è quello che fa al caso vostro.

Se siete in vena di sadismo, potete perfino tenerlo in considerazione e regalarlo a Natale a quei genitori che hanno i figli ancora alla materna.

Quindi, non sprecate le fatiche di Ginevra: leggetelo e diffondete il verbo!

Come sempre, un ringraziamento particolare va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del #venerdìdellibro.

Attendo i vostri preziosi suggerimenti per la settimana.

Buona lettura!

 

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"Il ladro di ricordi" della giovane scrittrice napoletana Alessandra Pepino è uno delle letture estive che ho apprezzato di più.

L'autrice ci propone nel suo secondo romanzo due nuove indagini che l'ispettore Jacopo Guerra deve risolvere.

Torniamo quindi nella città di Napoli, terra affascinante e piena di contrasti.

Se da una parte la scrittrice ci descrive una città sfavillante e in festa per l'arrivo del Natale, dall'altra ci propone anche una versione più cupa e opprimente, quella dedita ai traffici loschi e ai sotterfugi.

E' sullo sfondo di vialetti caratteristici, piazze e monumenti famosi che Jacopo Guerra dovrà far luce sul mistero di Elisa, una quindicenne misteriosamente scomparsa.

Forse la sua sparizione trova un antecedente nel rapimento e omicidio di un'altra ragazza avvenuto qualche mese prima.

Un oscuro rapitore sfida apertamente il protagonista, diffondendo qua e là indizi vari e proponendo indovinelli e rompicapi che solo un vero napoletano può riuscire a comprendere.

Ma non è finita qui. Ne "Il ladro di ricordi" l'autrice infatti complica la vicenda mettendo in campo una seconda indagine.

La polizia deve scoprire la verità sull'apparente suicidio di Mario Ossorio, precipitato dalla finestra del suo ufficio.

Come accade spesso, la soluzione si trova nel passato.

Proprio questa è la sfida più grande, il guardarsi dentro e fronteggiare i propri demoni, come fa l'ispettore Jacopo Guerra.

Sulla scia del suo primo romanzo, "Cattivi presagi", Alessandra Pepino torna quindi con una doppia indagine ancora più intricata.

Lo stile fresco e attuale, gli scorci di una Napoli raccontata da chi ci vive e la ama, una caratterizzazione dei personaggi mai banale rendono questo thriller molto scorrevole e avvincente.

"Il ladro di ricordi" ci catapulta di già verso il periodo natalizio, con quelle sue atmosfere apparentemente festose che in realtà nascondono sempre qualcosa.

L'autrice gratta via la superficie dorata della sua città e ci sbatte in faccia a volte anche in maniera brutale tutte le cattiverie e le nefandezze del genere umano.

Allo stesso tempo, la "salvezza" ci arriva da Jacopo Guerra, un uomo come noi, non di certo un santo.

Romanzo ideale per passare le serate fresche di ottobre in buona compagnia.

Fatemi sapere se conoscete Alessandra Pepino e se avete avuto modo di leggere i suoi romanzi.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola di Homemademamma per il suo #venerdìdellibro.

 

2

Settimana impegnativa, questa che sta concludendosi.

La vita quotidiana mi ha letteralmente ingoiato e tritato, sempre di corsa tra impegni di (dubbia) importanza, tra telefonate smozzicate e visite inaspettate.

Nonostante questo, sono riuscita (quasi) a concludere la lettura di un romanzo che ritengo interessante da proporvi per il venerdì del libro .

Si tratta del primo volume scritto dall'autore americano Kent Haruf  e che fa parte di quella che viene definita la "Trilogia della Pianura".

"Canto della pianura" è il primo volume della trilogia ad essere stato scritto, ma in Italia è stato tradotto dopo, quindi risulta essere il secondo per ordine di pubblicazione.

Ma se lo leggete per primo, secondo o terzo questo in realtà poco importa,  perché, come sottolinea lo stesso Haruf, la sua è una trilogia sconnessa, nel senso che ogni romanzo può essere letto anche a sé.

"Canto della pianura" riecheggia già nel titolo una certa liricità.

Il romanziere ambienta le vicende nell'immaginaria cittadina di Holt, dove si intrecciano le vicende di vari personaggi.

Troviamo il professor Tom, padre di due bambini, la cui moglie trascorre le giornate chiusa al buio nella sua stanza.

Incontriamo Victoria, sedicenne che rimane incinta e viene buttata fuori di casa dalla madre.

La povera riceverà aiuto dalla sua insegnante, la sig.ra Jones, che le presenterà una coppia di burberi fratelli, i McPheron.

Da quel momento le vite di Victoria e dei due mandriani si intrecceranno, almeno fino al romanzo successivo.

Lo scrittore ci racconta la vita comune dei sui personaggi, tra sogni, realtà, dolori e gioie che ogni essere umano potrebbe provare.

La parte focale della narrazione gira attorno al rapporto tra la ragazza e i due vecchi fratelli, abituati a trascorrere le giornate in perfetta solitudine.

Victoria e i due fratelli impareranno giorno per giorno a conoscersi, nonostante le differenze di età e di genere, a rispettarsi e ad affezionarsi.

Nel racconto non si trovano colpi di scena o vicende epiche. Quello che ci viene presentata è proprio la vita ordinaria di uomini e donne comuni.

La forza di Haruf, quindi, non risiede in cosa racconta, ma in come lo racconta.

Grazie all'abilità della sua penna, riesce a rendere straordinario l'ordinario.

Le semplici vite di persone comuni vengono narrate con una maestria, una liricità e un pathos tali da diventare portatori di valori universali.

L'autore in questo modo mette in luce quanto di buono e positivo c'è negli esseri umani, tanto che spesso "Canto della pianura" viene definito anche canto della speranza.

L'empatia creata dal romanziere statunitense attraverso un uso sapiente delle parole, attraverso l'utilizzo di differenti stili e registri narrativi e attraverso la contaminazione dei generi, rende il "Canto della Pianura" indimenticabile.

Ora proseguirò con gli altri volumi. Vediamo se sono o meno all'altezza del primo.

Anzi, speriamo...

Questo libro è per chi ama spostarsi solo con il pensiero, meglio se in poltrona e sotto una coperta a scacchi rossi e blu, per chi riesce a sentirsi a casa anche solo con una finestra aperta sul cielo, per chi cerca su google maps i luoghi dei libri, meglio se immaginari, e per chi ha deciso di affidarsi al tempo, nella convinzione che lo spazio possa sempre tradirlo.

 

2

Oggi è una giornata un po' così, di quelle che ti lasciano una sensazione di sospensione e di irrequietezza, di non definito.

Sarà il tempo ballerino o forse quel senso di struggimento e di vuoto che mi colpisce sempre quando finisco un libro.

I personaggi che non vogliono andarsene dalla testa, le emozioni suscitate che ti rimescolano le viscere, mentre guardi sconsolata gli altri libri pensando che nessuno sarà all'altezza di quello appena finito.

Poi passa eh....

Quello che oggi voglio presentarvi è un romanzo di quelli che ti scavano dentro: "Le otto montagne" di Paolo Cognetti.

 

E' uno di quei libri che non si possono raccontare, ma che devono essere letti.

Ho cominciato a leggere "Le otto montagne" con il pregiudizio che non mi piacesse, dando per scontato che fosse qualcosa di trito e ritrito.

Ho erroneamente creduto che il libro fosse un'esaltazione della montagna, scritto da un appassionato di trekking che, appunto, scala otto montagne.

Niente di più sbagliato e fuorviante!

Mi sono dovuta ricredere già dopo l'incipit.

«Mio padre aveva il suo modo di andare in montagna. Poco incline alla meditazione, tutto caparbietà e spavalderia»

Quindi niente pensieri new-age, niente filosofia in senso puro, niente "ma quanto è bello vivere a contatto con la natura".

Ho detto prima che "Le otto montagne" è uno di quei libri che sono difficili da spiegare, perché vanno "sentiti" più che letti.

La difficoltà non è data dalla trama complicata, anzi, semmai proprio il contrario: la  vicenda in sé è riduttiva e non metterebbe nella giusta prospettiva la profondità e l'aura di sacralità che permea le pagine del romanzo.

Il racconto è semplice: Pietro è un ragazzino milanese che passa le ferie estive in montagna, vicino al Monte Rosa. I genitori infatti sono appassionati escursionisti, anche se vivono i monti in modo diverso.

Durante una vacanza, Pietro conosce Bruno, un coetaneo con una vita familiare travagliata, che vive a Grana in pianta stabile.

Lo scrittore narra di come l'amicizia tra i due cresca e si sviluppi negli anni, di pari passo con l'età anagrafica.

Vedete come suona banale? In realtà non lo è affatto.

Nelle parole de "Le otto montagne" si avverte tutto l'amore e il rispetto dell'uomo verso la montagna, intesa sia in senso materiale che in senso spirituale.

"Le otto montagne" affronta il complesso rapporto tra padri e figli, tra ragazzo di città e ragazzo di montagna, tra universo maschile e universo femminile.

Il gioco su cui si basa  è il detto-non detto che permea ogni relazione.

Le donne sono le portatrici della parola, a loro il compito di rendere udibile e in un certo senso tangibile la complessità dei sentimenti.

Agli uomini invece è associato il silenzio, quello che "da voce" al mondo interiore, quello carico di significati profondi e universali, rappresentato dalla montagna stessa.

Ma il silenzio non è necessariamente sinonimo di meditazione, appunto, ma racchiude in sé significati differenti per ciascuno dei personaggi.

A mio parere è uno di quei libri che vanno conservati e che risultano carichi di significato anche letti ad anni di distanza.

 Chi impara di più?, colui che fa il giro delle otto montagne o chi arriva in cima al monte Sumeru? Bruno la prende a modo suo, personalizza: io sarei quello che ha scalato il monte, chiede, e tu quello che ha fatto il giro? «Pare proprio di sì», risponde Pietro.

Ecco il nocciolo della questione: alla fine chi è che impara di più?

Ultima considerazione: non vi ricorda un po' l'interrogativo del romanzo "Lamica geniale"?: quale delle due è l'amica geniale?

Come sempre, grazie a Paolo di Homemademamma, ideatrice del venerdì del libro.

 

 

Buon venerdì del libro a tutte, ragazze!

Oggi voglio rallegrarvi la giornata parlando di un romanzo che si legge tutto d'un fiato: "Il club delle seconde occasioni" di Dana Reinhardt.

"Il club delle seconde occasioni" in realtà ha come target la fascia che viene comunemente definita young adult, ossia la fascia degli adolescenti.

E proprio di loro parla questo libro. Il protagonista è River, un diciottenne un po'particolare: non ha la patente, è sveglio ma non ha alcuna ambizione, semplicemente lascia che la vita gli scorra davanti.

Il suo unico scopo pare sia quello di rendere felice la sua fidanzata Penny che dall'oggi al domani lo lascia.

La cosa coglie River del tutto impreparato.

Il giorno stesso in cui viene lasciato, girovagando a casaccio, il diciottenne si imbatte in un'insegna, quella del "Club delle seconde occasioni", che offre un'opportunità di riscatto a chi ne ha bisogno.

Il "club delle seconde occasioni" è un gruppo d'ascolto indirizzato a persone che hanno una dipendenza da alcol, droga, gioco o che soffrono di disturbi comportamentali come cleptomania, bulimia o anoressia.

River sboccia letteralmente frequentando il gruppo.

Il problema è che la sua dipendenza è...da Penny.

Tra equivoci esilaranti, nuove amicizie e avventure rocambolesche, il giovane acquista consapevolezza di sé e passa dall'essere il ragazzo-zerbino di Penny ad essere finalmente se stesso.

Il romanzo affronta con toni leggeri ed ironici grandi temi adolescenziali, come il rapporto con il padre che lo ha abbandonato da piccolo, il legame con il padre acquisito, con la madre e con gli amici.

Il punto di vista è quello di River e noi viviamo le sue avventure anche attraverso i suoi pensieri e i suoi monologhi (davvero interessante essere nella testa di un adolescente!).

E' un libro che consiglio per lo spirito apparentemente frivolo con cui l'autrice ci presenta il mondo degli adolescenti di oggi.

Lontano da qualsiasi genere di stereotipo, i ragazzi presentati che ad una prima occhiata sembrano superficiali in realtà sono complessi, profondi e complicati.

Come in un perfetto romanzo per young adult che si rispetti, River trova di nuovo l'amore.

Non voglio svelarvi di più.

Lettura perfetta per chi ha voglia di ritornare giovane, di fare quattro risate ma anche di riflettere un po'.

Buon fine settimana e aspetto i vostri consigli di lettura.

Come sempre, un ringraziamento a Paola di Homemademamma.

La perfezione non esiste, River. Non permettere che diventi un ostacolo alla felicità"

 

 

 

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Dopo la pioggia scrosciante di ieri, stamattina mi sono svegliata con un bel cielo sereno e...un bel raffreddore!

Nonostante mi senta super-intasata (ma stasera metterò in atto rimedi segreti), non vi lascio senza i consigli di lettura della settimana.

Per cui oggi parliamo della scrittrice milanese (ma che risiede in provincia di Torino) Alice Basso e della sua trilogia che ha per protagonista Vani Sarca.

Alice Basso esordisce nel 2015 con il romanzo "L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome" a cui fanno seguito "Scrivere è un mestiere pericoloso" pubblicato nel 2016 e il recente "Non ditelo allo scrittore".

Protagonista della saga è Silvana Sarca, conosciuta col nome di Vani, professione gosthwriter.

Particolarmente abile nel capire le persone e mettersi nella pelle degli altri, acuta osservatrice e fine deduttrice, Vani ha una personalità eclettica.

Misantropa, asociale, disinteressata quasi al genere umano, con un look molto aggressivo portato in voga dal personaggio di Lisbeth Salander della saga "Milleniunm", Vani di primo acchito potrebbe perfino risultare antipatica.

In realtà serve davvero poco a riabilitarla agli occhi dello scrittore, perché di fondo Vani ha un gran cuore.

Nel primo libro la gosthwriter si trova suo malgrado coinvolta in un caso misterioso: la sparizione di una scrittrice per cui sta scrivendo un libro.

Grazie ai suoi colpi di genio e al suo formidabile intuito, la ragazza aiuterà l'aitante e burbero commissario Romeo Berganza a risolvere il caso.

La stima e l'amicizia che lega il commissario a Vani farà sì che Berganza la "arruoli" tra le sue fila in veste di consulente.

Tra colpi di scena, personaggi disparati ma molto credibili, love stories e intrighi, Vani ci conduce all'interno dell'animo umano dominato da pulsioni primarie e desideri inespressi.

Una serie coinvolgente, a tratti dissacrante: inevitabilmente ci si affeziona a Vani così come alla piccola Morgana o alla ottuagenaria Irma.

Lo stile è semplice, quasi colloquiale e la penna di Alice Basso si contraddistingue per il suo sarcasmo graffiante.

Personaggi e luoghi sono ben descritti attraverso gli occhi di Vani, senza pedanteria o inutili lungaggini.

Le trame sono coinvolgenti, mai scontate, le soluzioni si basano su indizi diffusi durante il percorso a cui Vani arriva per deduzione, come un novello Sherlock Holmes.

Anche se la gosthwriter ricorda la protagonista della trilogia "Millenium", scordatevi di trovare dettagli splatter o scene raccapriccianti.

Qui tutto è impostato come in un giallo alla Agatha Christie , in modo elegante.

La storia d'amore di sottofondo farà struggere la parte romantica che c'è in voi ( perché in fondo in fondo tutti ne abbiamo una).

Forse è proprio la parte amorosa quella che risulta più scontata, ma va bene così, Alice Basso non scrive romanzi d'amore, scrive thriller.

Adesso non vi resta altro da fare che leggerli e farmi sapere che cosa ne pensate!

Come sempre, un doveroso ringraziamento a Paola di Homemademamma per aver inventato il venerdì del libro.