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Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

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Nell'arco delle giornata ( o della settimana o del mese, vedete un po' voi) prima o poi arriva il momento del bagnetto.

Chiamarlo in questo modo quando i tuoi figli non sono più neonati fa sorridere, ma tant'è, il concetto non cambia.

Il "children washing" come lo chiamiamo in gergo CF ed io è una pratica che si impara e perfeziona nel tempo.

Per prima cosa, il nome.

"Children washing" ad una prima occhiata può apparire desueto, ma ha una fondata base scientifica.

Le sue radici infatti si trovano nella paura, anzi nel terrore, di Ringhio per la doccia.

E' sufficiente infatti proferire ad alta voce la frase "Caro, è ora del bagnetto" oppure "Tesoro, fai fare la doccia ai bambini" per vedere il povero Ringhio impallidire e cominciare a defilarsi.

Una volta stanato, si esibirà in una serie di acuti terribili corredati da copiosi lacrimoni.

Insomma, il solito repertorio ben noto alla maggior parte dei genitori.

Per garantirci un minimo di vantaggio, quindi, abbiamo dovuto creare un termine in codice.

"Children washing" inoltre rappresenta l'essenza stessa di quello che facciamo.

Noi non laviamo i bambini, ladies and gentlemen, noi abbiamo creato la catena di lavaggio perfetta.

Vediamo più nel dettaglio in cosa consiste.

Fase uno: preparazione.

Disporre accappatoi, teli, asciugamani e tappeti al di fuori della vasca da bagno o della doccia (come nel nostro caso).

Preparare anche l'asciugacapelli.

Sul piano doccia stendere un tappetino gommoso di quelli antiscivolo e posizionare nei quattro punti cardinali un paio di giochi di gomma ( noi non usiamo della banali paperelle, noi utilizziamo miniature di dinosauri acquatici).

Cominciate a fare scorrere l'acqua e assicurarvi che non sia bollente.

A questo punto, uno dei genitori si posiziona all'esterno della doccia, il più svestito possibile per evitare di ritrovarsi infradiciato.

Questa prima fase vede di solito la mamma in deshabille con una spugna verde in mano (sì, mio figlio vuole quella verde, non un altra).

Fase due: insaponamento

A questo punto il secondo genitore (da noi il papà) correrà in bagno e vi consegnerà un piangente ed arrabbiatissimo bambino completamente nudo.

Con pazienza, la mamma tenterà di convincere il pupo ad entrare nella doccia, con qualsiasi mezzo, lecito od illecito.

A me ultimamente basta far vedere i dinosauri a Ringhio ed invitarlo ad andarli a prendere.

"Gioia della mamma, tira fuori i dinosauri dalla doccia che si stanno bagnando tutti!"

Pur di salvarli da quest'orribile fine, Ringhio lascerà da parte i suoi timori ed entrerà.

Ed è qui che dovete sfoggiare tutta la vostra perizia.

Non appena il bimbo si china per raccogliere i suoi amati giocattoli, voi prontamente armati di spugna e doccia-schiuma cominciate ad insaponarlo:  testa, schiena, fianco destro, pancia e fianco sinistro.

A questo punto avviene il passaggio del testimone: velocemente vi farete da parte per lasciare spazio al genitore numero due (nel nostro caso, sempre quel tapino di CF).

Fase tre: risciacquo

Il genitore di turno comincia a sciacquare il pupo.

Questa è la fase più rognosa (ecco perché c'è il passaggio di consegne): con tutti i giochi in mano, ricoperto di schiuma, il bambino non ha più alcun scopo per rimanere all'interno della doccia e tenterà inevitabilmente di uscire.

CF usa trucchi subdoli, del tipo: "Guarda, il tuo pterodattilo" e Ringhio alza la testa sotto il getto dell'acqua.

Oppure: "Guarda, ti è caduto un dinosauro!"

Tutto fa brodo pur di tenere il bimbo confinato all'interno dei muri di cristallo il più possibile sotto l'acqua scrosciante.

Nel frattempo, l'altro genitore si occuperà del secondo figlio.

Mentre il primo si sta togliendo la schiuma di dosso, l'altro viene spogliato.

Fase quattro: asciugatura e vestizione

Altro passaggio di testimone (perché il mio pupo vuole solo la mamma): Ringhio esce dalla doccia e viene infilato nell'accappatoio dalle amorevoli mani della madre, che si incarica anche di asciugare singolarmente ogni rettile.

Ma non è finita: quando Ringhio è asciutto bisogna convincerlo a togliersi l'accappatoio e a rivestirsi. Il pupo sui generis adora gli accappatoi e soprattutto i loro cappucci.

Qui entra in gioco l'astuzia dei genitori e la loro lungimiranza: abbiate cura di comperare capi di abbigliamento in tema giurassico per tempo. In questo modo a noi basta mostrate a Ringhio una bella canottiera con un dinosauro e il gioco è fatto!

Infilategli i vestiti e, mentre si contempla allo specchio, fonategli la zazzera.

Nel frattempo, il secondo figlio (nel mio caso la Ninfa) sarà già sotto la doccia, armata di spugna rigorosamente fuxial ( non è un errore ortografico, quella della Ninfa non è di un comune fuxia, bensì di una sfumatura cromatica particolare che le dà quel tocco in più, caratterizzato dalla consonante finale).

Essendo la pupa autonoma e indipendente, non ha bisogno di qualcuno che la insaponi o le lavi la testa.

Ma poiché lei è femmina dentro e fuori, ha bisogno di qualcuno che le centellini il doccia-schiuma, lo shampoo e qualsiasi altra cosa finalizzata alla cura della persona.

Lasciate la Ninfa da sola in doccia con un flacone formato famiglia di doccia-schiuma e dopo una decina di minuti avrete, nell'ordine: una bambina perfettamente pulita, una doccia assolutamente linda e un flacone completamente vuoto.

Se vi va bene, dopo un quarto d'ora vostra figlia sarà pronta per uscire. Lei ovviamente non vorrà e allora voi tirerete fuori l'arma segreta: la vostra crema corpo, promettendole di fargliela mettere da sola.

In un attimo la bambina sarà già infilata nell'accappatoio e asciutta, pronta per utilizzare quel fluido miracoloso.

Intanto che uno dei genitori (vi lascio indovinare quale) si occuperà di prosciugare le pozze d'acqua sul pavimento, l'altro asciugherà i capelli della figlioletta che passerà poi un'ora buona a spazzolarsi davanti allo specchio.

All'occorrenza - e questo non è il nostro caso- proseguite fino ad esaurimento figli.

Dopodiché, se avrete energie residue, vi consiglio di farvi un bel bagno. O magari una bella doccia rilassante.

 

Cioè, ma vogliamo parlarne?!

Ringhio a una settimana esatta - e sottolineo una- dall'inizio della materna si è beccato un'influenza o un virus o quel che è, tanto il risultato non cambia: 39°C di febbre alle nove di mattina.

La maestra che chiama i nonni per andare a recuperare il pargolo tremabondo manco la piccola fiammiferaia mentre tenta di spacciare fiammiferi girando nuda e scalza per la città gelata.

Nel frattempo la madre indefessa lavoratrice, ignara di tutto, in ufficio che traduce alacremente testi tecnici la cui utilità non è data sapere.

La summenzionata madre (vale a dire io) sbircia di nascosto il cellulare alle ore 10.00 apprendendo l'accaduto con ben un'ora di ritardo.

Rintanata sotto la scrivania (ché nel lager  luogo di lavoro non è permesso utilizzare i propri mezzi di comunicazione) viene ragguagliata sulle condizioni di salute del povero pargolo dalla zelante nonna.

La quale, a conclusione di una rassicurante conversazione alla minima intensità sonora che un orecchio umano possa udire, conclude lapidaria: "Ma com'è che tu non te ne sei accorta che c'aveva la febbre quando l'hai portato?"

Distrutta nella parte più tenera del suo cuore, quella preposta alle gioie della maternità, Priscilla passa la restante giornata del venerdì sopraffatta dai sensi di colpa.

Salvo poi venire assolta il lunedì mattina dalla maestra del pre-scuola, che quasi avvilita (lei, non la madre degenerata), ammette di non aver assolutamente notato che il piccolo era febbricitante, perché -cito testualmente- "Era tutto bello pimpante: saltellava allegro come un grillo!"

Rinfrancata dall'acuta osservazione della maestra, Priscilla è pronta per affrontare la settimana con cuore meno pesante.

Il mondo le appare d'un tratto più bello, benché ancora sfuocato a causa dei lucciconi negli occhi. Lucciconi dovuti non a lacrime di gioia - anche se il motivo ci sarebbe- ma allo stato febbrile in cui la madre versa da venerdì sera.

Sì, perché non ci si può sottrarre alla maledizione del week-end: essa è infallibile come quella legata alla "Little Bastard", inevitabile come quella di Tutankhamon e definitiva come l'avada kedavra harrypotteriano (se non sapete cosa siano è il caso che colmiate questa lacuna il prima possibile, non si possono ignorare, vi mancano le basi).

Il piccolo Ringhio ha diffuso il contagio e in un sol colpo è riuscito a infettare mamma, papà e sorella condannandoli ad un miserabile fine settimana sepolti in casa tra fazzolettini appallottolati.

Come nelle migliori tradizioni che si rispettino, all'arrivo della domenica sera la cappa pestilenziale ha lasciato la dimora familiare per dirigersi verso ignoti lidi, lasciando la madre a combattere con gli ultimi strascichi.

E' quindi con occhi lucidi, naso gocciolante e scossa da una profonda tosse catarrosa che la fu-madre degenere, dismessa la lettera scarlatta, si appresta a terminare il lunedì, sperando in futuri week-end radiosi e divertenti.

Immagine presa da Internet, usata nel blog "E poi una mattina"

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I bambini ci stupiscono sempre.

E' la frase -se vogliamo anche scontata- che si è affacciata timidamente nella mia mente ancora ottenebrata dal sonno quando stamattina ho lascito i pupi al pre-scuola alle 7,30.

I bambini ci stupiscono con le loro azioni, i loro pensieri, i loro comportamenti che differiscono da come noi avevamo pensato che potessero agire.

Per dire, avevo pensato che Ringhio avrebbe avuto problemi con l'inserimento alla materna, invece è entusiasta di andare all'asilo e non ha versato neppure una lacrimuccia, contrariamente all'adulta grande e vaccinata che si ritrova per mamma.

Ora, subdolamente, se voglio fargli fare qualcosa lo ricatto: basta che dica "domani non vai all'asilo" che Ringhio esegue prontamente qualsiasi ordine. Sì, lo so, non è educativo, ma che ci vuoi fare. E' sopravvivenza, baby!

I bambini mi lasciano esterrefatta quando si comportano in maniera più matura di quanto sia lecito aspettarsi.

La Ninfa l'estate scorsa ha fatto una lavanda gastrica in ospedale perché pensavamo si fosse ingoiata un paio di pasticche di Tachipirina 1000 (non era accaduto, ma nel dubbio...).

Dottoresse ed infermiere le hanno spiegato cosa dovevano fare, l'hanno mummificata con un lenzuolo per farla stare immobile e le hanno ficcato un tubicino giù nello stomaco, pompando acqua che poi aspiravano.

Insomma, rabbrividisco ancora ora che ci penso. Lei invece attenta e serafica, non si è mai lamentata, non ha mai pianto e ha perfino salutato tutti prima di andarsene.

Se penso che invece a volte mi fa certe scene per farsi mettere un cerotto...

I bambini mi lasciano sempre senza parole per l'ostinazione e la caparbietà con cui si impegnano a fare ciò che si mettono in testa di fare, che sia infilarsi le scarpe o infilare un cd nel lettore spento di papà.

Nella mia breve esperienza di madre ho imparato che i bimbi sono imprevedibili: quello che un giorno va bene, il giorno dopo no.

Sono volubili, incostanti e non lineari nel loro comportamento.

"Amore, stasera la mamma ti ha preparato la pasta al ragù"

"Non la mangio, non mi piace la pasta così!"

"Ma tesoro, ieri hai detto che la volevi!"

"Ieri mi piaceva, ma oggi non mi piace più!"

Destabilizzante, non trovate?

Ma allo stesso tempo sono esseri estremamente abitudinari, amano la loro routine.

Salvo poi reagire in modo imprevedibile e irrazionale anche nelle azioni che compiono ogni santo giorno: se la sera prima lavarsi i denti non era un problema, la sera seguente assume i toni di una catastrofe.

E noi genitori siamo lì, a spiare le loro reazioni, a tentare di prevedere come si comporteranno, come se fossero una banalissima equazione matematica da risolvere: se ieri a+b=c oggi...

Oggi no, perché "il bimbo è mobile qual piuma al vento muta d'accento e di pensiero", parafrasando il "Rigoletto".

I bambini mi stupiscono sempre perché sanno trovare mille più un motivo per ridere ogni giorno, ma anche per piangere e per arrabbiarsi.

Ma soprattutto mi sconcerta questo: se siamo tutti d'accordo che i bambini sono esseri imprevedibili anche nella loro prevedibilità, perché continuiamo a pretendere di sapere come reagiranno in una determinata situazione?

Del tipo, "Non esco la sera a mangiare con mio figlio, perché so troppa confusione lo innervosisce".

Ma lo sai perché hai provato quando aveva due mesi e pensi che valga ancora anche se ha due anni?

"Mio figlio è un tipo tranquillo, gli piace giocare con il suo pupazzo seduto sul tappeto"

"Ma....Non è lui quello che sta penzolando dal quadrato svedese a testa in giù? Sembra che si diverta un mondo!"

Dai, ragazze, ammettiamolo: pensiamo di conoscere i nostri figli mentre in realtà non li conosciamo affatto.

Quel che è certo con i bambini è che la vita è imprevedibile: da un nonnulla può nascere una catastrofe, mentre un problema si può dissolvere come una bolla di sapone.

Ed in fondo in fondo è proprio questo che rende magici i bambini agli occhi degli adulti: loro hanno il potere di stupirci ancora più degli effetti speciali o dei colpi di scena di un film.

Con loro non corriamo il rischio di annoiarci o di stufarci, semmai il contrario.

I bambini ci stupiscono e la loro imprevedibilità a volte ci fa saltare i nervi, ci fa impazzire, tira fuori il Mr. Hyde che è in noi.

Ma va bene così: non sono loro a essere "sbagliati", siamo noi adulti che come sempre pretendiamo di cucire addosso ai bambini il nostro metro di valutazione della realtà, scordandoci appunto che sono...bambini!

E se provassimo noi a cambiare il nostro punto di vista?

 

 

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Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato l'amaro in bocca.

E' stato un fine settimana grigio e bigio, davvero tristissimo, forse per via della pioggia che ci ha proiettato in pieno clima autunnale, più probabilmente  per via di certe mie aspettative che sono state disilluse.

Sabato sera avevo in testa di uscire a festeggiare il nostro anniversario in un bel locale in cui sono mesi che progettavamo di andare.

L'incaricato di turno ( facciamo un anno per uno ad organizzare le cose), non ha prenotato, pensando bellamente di trovare posto.

Indovinate un po'? Dopo un tragitto di quaranta minuti sotto la pioggia battente con due figli in macchina che si lamentavano per la fame-il freddo-la sete-il caldo-il sonno-la qualsivoglia siamo giunti a destinazione solo per scoprire che il locale era pienissimo.

Ovviamente improponibile aspettare, quindi siamo finiti in un locale di ripiego, bello eh, abbiamo anche mangiato bene, ma quando ti fai i tuoi progetti in testa e poi non si realizzano ti girano almeno un po'.

Senza contare che avevo proprio voglia di uscire, dopo un pomeriggio passato in casa con due creature iper-eccitate che saltellavano in giro, smaniose di andare alle giostre della sagra del paese.

Altro desiderio purtroppo non avverato, perché le suddette giostre hanno deciso (forse a causa dell'incertezza climatica) di aprire alle 19,00.

Come se non bastasse, Ringhio è stato in grado di tirarsi addosso nove piatti appena tolti dalla lavastoviglie. Il combina guai infatti voleva appurare che fossero realmente vuoti e che non contenessero qualche cosa di mangereccio che la mamma gli stava deliberatamente occultando, san Tommaso scànsate.

A parte lo sfacelo, fortunatamente ne è uscito praticamente incolume, a parte due o tre taglietti superficiali dovuti ai cocci di rimbalzo.

Io mi sono spaventata da morire, ho perso i soliti cinque anni di vita - se continuo così ai cinquanta mica ci arrivo- e ho raccattato vetri dal pavimento imprecando come uno scaricatore di porto.

E' inutile aggiungere che avevo finito di sistemare la casa poche ore prima, vero?

E non è che la domenica sia andata meglio.

I pargoli sono stati litigiosi tutto il tempo, CF sembrava una gallina che non sapeva dove andare a fare l'uovo, indeciso su tutto e petulante come una vecchia zitella.

Il pomeriggio ci siamo decisi ad andare all'Ikea con la scusa che ci servivano i piatti (siamo rimasti con quattro piatti piani e cinque fondi) solo per scoprire che il mondo al di sopra del Po aveva deciso di darsi appuntamento lì, manco ci fosse un flash movie.

Impossibile girare, troppa calca, troppo rumore. In più non ho trovato nulla che mi piacesse, per cui devo risolvere il problema piatti, ché se viene qualcuno a mangiare devo usare quelli di plastica con Tweety disegnato sopra.

La sera nuovo tentativo di uscire per andare alla famosa sagra e vedere i fuochi d'artificio, vanificato dai bambini che si sono addormentati sul divano alle 20,30.

Insomma, un week-end veramente sotto tono. Quasi quasi avevo voglia di tornare al lavoro.

Speriamo che il prossimo vada meglio...

E il vostro fine settimana è andato bene? Se avete voglia di condividerlo, qui sotto avete tutto lo spazio che vi serve.

 

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La Ninfa ha quattro anni e mezzo e Ringhio due anni e mezzo. Per essere precisi, hanno ventitré mesi di differenza.

Il che è una fregatura.

E' una fregatura perché quando i bambini sono in questa fascia d'età capire le loro esigenze risulta difficile.

Ringhio vorrebbe fare le cose che fa sua sorella, ma a volte non può perché è ancora troppo piccolo.

La Ninfa a volte regredisce (come pare sia normale) e si mette al livello del fratellino.

Questa situazione di passaggio mi sta creando davvero un sacco di difficoltà.

A volte infatti tendo a trattare il pupo troppo da grande e la bimba troppo da piccola, anche quando apparentemente la situazione non lo richiede.

Istintivamente tendo sempre a "pareggiarli", dimenticandomi purtroppo che hanno esigenze differenti.

E non si tratta solo di bisogni, ma anche risposte alle varie situazioni che si trovano a fronteggiare.

In queste ultime settimane pare che la Ninfa sia diventata una bomba ad orologeria.

La guardo giocare e mi sembra quasi di sentirla ticchettare: tic-tac, tic-tac, tic-tac....

Quando meno te lo aspetti lei scoppia. Mi ricorda tanto "Dragonball", il cartone animato in voga tanti anni fa (Dio, se mi sento vecchia quando faccio questi ragionamenti!).

Mi sembra quasi di vederla, tutta quell'energia distruttiva riversata sul fratellino (che tanto santo e indifeso non è, solo per chiarezza!).

Un'onda d'urto travolgente, incontenibile. Proprio questo mi spaventa: il fatto che  lei stessa sembra incapace di fermarsi 

Prima la reazione ad un dispetto del fratello o un dispetto sul fratello erano sporadici e commisurati; ora invece sembra un treno che ha deragliato.

La cosa che mi preoccupa di più è che a volte ha dei gesti di "cattiveria" gratuita, va apposta a infastidire il pupo che magari si sta facendo i cavoli propri.

Ovviamente poi Ringhio, come ogni secondogenito che si rispetti, la emula in tutto e per tutto.

La situazione sta degenerando e io mi sento impotente.

Come gestisco questa catastrofe?

Quando decido di intervenire se non ho seguito la scena per par condicio sgrido tutti e due.

Se invece sono presente, mi tocca per forza il ruolo di giudice.

Anche se ho assistito alla vicenda, mi faccio sempre spiegare la faccenda (il che ha un'utilità ridotta, visto che Ringhio non sa ancora parlare).

La Ninfa, complice anche il lavoro sulle emozioni svolto alla materna, è invece molto brava a spiegarmi quello che prova.

Ma sapere che lei si sente arrabbiata e triste (come ci si sente durante un litigio), non mi aiuta più di tanto, anzi.

Finisce che mi avvilisco e mi inacidisco come uno yogurt al limone scaduto, perché da adulta non sempre riesco a mettermi bene nei panni di mia figlia.

Non riesco più a capire perché giocare con una tazzina blu sia più bello che usarne una gialla o perché quello che ha in mano l'altro sia sempre e necessariamente meglio di quello che abbiamo noi (sì, ok, questo suona un po' come l'erba del vicino è sempre più verde).

Ho tentato di spiegare alla mia bimba che non deve stuzzicare Ringhio in continuazione e poi lamentarsi se lui si arrabbia; ho perso il fiato a forza di ripetere  che picchiare non serve, se lui la infastidisce deve chiamare la mamma o il papà.

Ma se di primo acchito la sua risposta è sempre "sì, va bene" detto anche in modo partecipe, il suo agire comunica l'opposto.

So che la Ninfa, come tutti gli altri bambini, sta lottando e sperimentando la gelosia nella sua fase più acuta.

Ma io da mamma mi sento di avere le mani legate, nel senso che se c'è anche Ringhio non posso dedicarmi completamente alla pupa come lei mi chiede di fare altrimenti scatenerei la gelosia del fratello ( e Ringhio è già per sua natura più possessivo di lei!).

La strategia del tempo speciale funziona, anche se ho fatto la stronzata di includere Ringhio nel progetto piscina, ma di questo parlerò in un altro post.

Funziona nel senso che per qualche giorno tutto sembra andare a gonfie vele, con la Ninfa innamorata di Ringhio che, come detto sopra, ricambia di buon grado.

Durante queste parentesi si coccolano, giocano assieme, si aiutano, si coalizzano contro i "grandi" per ottenere quello che vogliono, dalla caramella al permesso di vedere ancora un attimo il cartone animato del momento.

Quando pensano di non essere visti, la Ninfa fa un po' la mammina o la maestrina: lo aiuta con i vestiti, lo accompagna in bagno, gli racconta le favole.

A volte li sentiamo sghignazzare e bisbigliare e vorrei sapere di cosa parlano.

Ma tengo a bada la curiosità, perché la complicità tra fratelli è roba loro, come è giusto che sia.

La sera, quando li lasciamo in cameretta, furtivamente il piccolo si intrufola nel letto della Ninfa, avvinghiato a lei come l'edera a un tronco.

Ed è bello trovarli così, la mattina, ancora sospesi tra sonno e veglia.

Questo "bipolarismo" mi scombussola non poco. Spero che sia una fase passeggera e che, con il passare del tempo, la situazione diventi più stabile (in meglio, ovviamente).

Dal canto mio, tenterò di non fare favoritismi tenendo però sempre a mente che i miei bambini hanno bisogni differenti, farò in modo di essere più zen e meno interventista.

E li ricoprirò di affetto e attenzioni illimitati, cercando di mettermi di più al loro livello, tornando a "sentire" certi aspetti della realtà come se fossi bambina anch'io.

E voi, bismamme o trismamme o plurimamme, come gestite la gelosia tra i vostri figli? Mi date delle dritte?