5

Ieri sera la Ninfa faceva i capricci perché voleva mangiare il gelato.

"Voglio il gelato, quello buono alla panna con il cono e il cioccolato sopra!"

Immaginatevi essere tallonate da una quatrenne che ripete "voglio il gelato, voglio il gelato, voglio il gelato!" come una mitraglietta, senza tirare il fiato.

Mentre cucini, attaccata alla gamba.

Mentre sei seduta, alle tue spalle.

Mentre sei in bagno, fuori dalla porta.

Martellante, instancabile, esasperante.

Ma non ho ceduto. Sono stata ferrea, irremovibile e salda nella decisione presa di comune accordo con il padre.

"Il gelato si mangia dopo cena e solo se fai la brava e la smetti subito di fracassarmi i maroni  fare i capricci!"

Ovviamente non è servito a nulla, ha proseguito imperterrita col suo mantra, lei, tanto che alla fine è riuscita a far venire voglia di gelato pure a me, che non ne vado matta.

Durante la cena non ha toccato cibo. In compenso ci ha pensato Ringhio a ripulire per bene anche il suo piatto.

Per coerenza, anche se mi è dispiaciuto, non ha avuto il gelato tanto desiderato.

Imbronciata, la piccola è andata a buttarsi sul letto.

L'ho lasciata sbollire un pò nella vaga speranza che la tempesta si placasse.

Poi ho preso Ringhio e siamo andati in cameretta per la favola della buona notte.

"....E la donna cattiva, dal cuore di pietra, non si fece commuovere dalle lacrime della fanciulla..."

"Cosa vuol dire cuore di pietra?" mi domanda la pupa, curiosa.

"Ma non hai detto che non volevi ascoltare la favola?" insinuo, con un pizzico di soddisfazione.

"Infatti non la ascolto io, la ascoltano le mie orecchie" puntualizza la Ninfa.

Sorrido nella penombra: il gelato alla panna è stato dimenticato.

"Una persona che ha un cuore di pietra vuol dire che è una persona insensibile, cattiva"

"Il contrario della mamma che ve le dà sempre tutte vinte e vi vizia" sbotta CF dalla camera adiacente.

La Ninfa salta sul letto e grida: "No, non è vero, la mamma è cattiva e ha un cuore di pietra perché non mi ha dato il gelato alla panna".

Presa in contropiede, maledico mentalmente CF per la sua tempestività.

La Ninfa è di nuovo imbronciata. Nella luce soffusa vedo il suo corpicino rannicchiato sotto il lenzuolo.

Sospiro e continuo il racconto col cuore pesante.

Ringhio si addormenta in un batter d'occhio sopra di me, con quell'abbandono tipico che solo i bambini hanno.

Con mosse degne di un contorsionista riesco a districarmi senza svegliarlo.

Getto uno sguardo sconsolato al letto della Ninfa, da cui non proviene alcun rumore.

So che è ancora sveglia, così mi avvicino per darle un bacio.

"Ehi cucciola..." sussurro.

Pian piano la sua testa fa capolino da sotto le lenzuola aggrovigliate.

Le poso un bacio lieve sulla fronte, lei mi stringe la mano e mi chiede: "Cos'è quello?"

Seguo la direzione del ditino e tento di distinguere qualcosa.

Tra i giochi d'ombra creati dalla luce del lampione che penetra tra le persiane socchiuse, scorgo una sagoma che guizza lungo il muro.

"Sarà un insetto o un ragno, amore. Starà tornando a casa per andare a dormire. Ora chiudi gli occhi e dormi anche tu".

"Ahhhh..." risponde la pupa, calma e tranquilla.

E subito dopo urla: "Papàààààà, vieni,corri veloce!"

CF allarmato si precipita in cameretta e accende la luce.

La Ninfa saltella sul letto indicando il muro.

"Guarda, c'è un insetto grande. Buttalo via, buttalo via!"

Io la guardo esterrefatta: la mia bimba non ha mai avuto paura degli insetti, anzi. Io mi preoccupo sempre per loro, più che per lei.

Da piccola si è inghiottita un bel pò di formiche e non erano neppure quelle Bon-bon!

"Amore, bastava dirlo alla mamma...."

"No, no! Io voglio solo il mio papà che butta via le creature cattive"

CF pare rifulgere di luce propria.

Investito da cotanto onore, nei panni dell'eroe salvifico, acchiappa il malcapitato mostro e lo schiaffa nel water, giù per il tubo, senza alcuna pietà.

I bambini saltellano in giro per la stanza, eccitati, in una strana danza tribale.

"Bravo papà, bravo papà!" E battono le mani.

Lui si gode il suo momento di gloria. La Ninfa, appesa al suo collo, gli schiocca un bacio rumoroso e umidiccio sulla guancia.

CF è letteralmente in brodo di giuggiole.

"Papà, il mio pancino ha fame ora. Visto che siamo svegli, posso avere il gelato col cono e la panna?" miagola lei, con uno sguardo che non ha nulla da invidiare al Gatto con gli Stivali di Shrek.

"Ehi!" tento di oppormi.

Ma CF non mi guarda neppure. Si dirige in cucina con la bimba in braccio e Ringhio che gli trotterella dietro.

"E poi chi è che li vizia?" salto su fingendomi indignata.

"Sei stata tu a dire che non poteva mangiare il gelato, non io!" ribatte il padre dei miei figli, con una faccia da schiaffi.

"Sì, sì" sottolineano loro.

"Il mio papà è il più coraggioso del mondo. Ed è buono buono come questo gelato. Ha proprio...un cuore di panna!"esclama la Ninfa.

Guardo mia figlia leccare il gelato, completamente appagata.

Osservo il mio compagno che sorride trasognato: una volta tanto è lui al centro dei pensieri della sua bambina.

Sbircio Ringhio, a cui basta mangiare qualcosa per essere contento.

Sospiro e sgranocchio la cialda del gelato. E' davvero buono!

"E vissero tutti felici e contenti", concludo mentalmente.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali)

Le ciliegie sono uno dei frutti che preferisco.

All'arrivo della bella stagione,  comincio a spiare le piante di ciliegio per vedere a che punto è la maturazione dei frutti.

Quando ero piccola andavo a raccoglierle con mio nonno o con mio papà nei prati del circondario, che allora non erano cintati.

Si chiedeva ovviamente il consenso ai proprietari del terreno e poi si andava all'attacco.

Spesso la raccolta coinvolgeva anche altre famiglie, per cui non era inconsueto vedere adulti e bambini appesi ai rami degli alberi in pose assurde per raggiungere le ciliegie.

Le più buone scorpacciate le ho proprio fatte a cavallo di una ramo (e anche le più grandi indigestioni, perché già lo sapete che una ciliegia tira l'altra).

Il raccolto - o quel che rimaneva- veniva portato a casa per essere trasformato in marmellate e confetture dalle mani abili di mamme e nonne.

Una primavera alle ciliegie raccolte da noi si erano aggiunte anche quelle regalateci da uno zio che abitava in Trentino.

Una buona parte finì nelle pance di noi bambini ( non serviva dirlo, eh?) e una parte fu destinata ai vasetti.

Al momento di fare la marmellata però mia nonna si accorse di aver finito i vasi.

Che fare allora con quelle belle ciliegie già denocciolate?

Decise di farci una bella torta. Il dolce alle ciliegie riuscì talmente bene da entrare a far parte di quella rosa di ricette tramandate di generazione in generazione.

Poiché era una torta davvero ottima, le fu affibbiato il nome di "Torta Ciliegiotta", ossia torta ghiotta alle ciliegie.

Domenica dal lago di Garda mi sono  arrivate tantissime ciliegie.

Siccome una volta raccolte deperiscono piuttosto in fretta, dopo la consueta abbuffata, sono riuscita a fare un paio di vasetti di confettura.

Ma me ne sono riservata mezzo chilo per fare la Ciliegiotta assieme ai bambini.

Infatti, oltre ad essere buona, è una torta facilissima da preparare.

Ecco qui la ricetta, come l'aveva fatta mia nonna.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm.:

  • 500 gr. di ciliegie denocciolate
  • 200 gr. di farina 00
  • 170 gr.di zucchero (io ho utilizzato quello di canna super fine)
  • 150 gr.di burro
  • 3 uova
  • una bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • la buccia grattugiata di un limone

Procedimento:

Lavate le ciliegie e fatele denocciolare ai vostri bambini. Non servono strumenti particolari, bastano le mani.

Vi consiglio però di farglielo fare lontano dai muri e sopra una ciotola capiente; le ciliegie mature sono molto succose e questa operazione farà inevitabilmente schizzare il succo in giro per cui regolatevi a meno ché non vi piacciono i muri tappezzati di gocce rossastre, ovviamente.

Nel frattempo preriscaldate il forno statico a 200 gradi e togliete il burro dal frigo, in modo tale da farlo ammorbidire.

Una volta preparate le ciliegie, fate sciacquare le mani ai pargoli e chiedete loro di imburrare la tortiera (anche questa operazione riscuoterà  grande successo).

Dopo un altro giro sotto il rubinetto, i vostri bimbi setacceranno la farina assieme al lievito in una terrina dai bordi alti.

A questo punto, dite loro di lavare e asciugare il limone e di grattugiarne la buccia (fate attenzione alla parte bianca che non va grattugiata perché amara).

Fate poi mischiare la buccia grattugiata alla farina, aggiungete anche lo zucchero, il pizzico di sale ed infine il burro ammorbidito tagliato a pezzettini e le uova (sì, i pupi possono rompere le uova, magari in una tazza separata da cui pescherete eventuali frammenti di guscio. Vi assicuro che già dopo la seconda volta saranno più abili di voi a farlo).

Se siete sadiche, potete far lavorare l'impasto a mano con un cucchiaio di legno. Siccome però è faticoso, io preferisco far utilizzare ai pupi uno sbattitore elettrico: è più veloce e loro si sentono "grandi" ad utilizzarlo.

Anche qui, vale il consiglio dato in precedenza: lontano dai muri. Io per sicurezza metto la terrina all'interno del lavandino, così eventuali schizzi non mi sporcano il resto della stanza.

Non devo dirvelo, vero, che i pupi possono stare su una sedia o uno sgabello se non ci arrivano?

Si parte dalla velocità più bassa e man mano si sale: dovete sbattere alla massima velocità per tre minuti.

Infine ponete l'impasto cremoso nella tortiera e livellatelo con un cucchiaio.

Ecco l'ultimo passaggio: ricoprite la superficie della torta con le ciliegie.

Mettete la vostra creazione nel forno (io questo non lo faccio fare ai bambini), abbassate la temperatura a 180° C e fate cuocere per trentacinque minuti (come sempre i tempi di cottura variano da forno a forno, per cui fate la prova stecchino).

I vostri bambini si sistemeranno davanti al forno e ogni cinque minuti vi informeranno dettagliatamente sui progressi della torta ("Mamma, sta diventando grande!", "Mamma, comincia a sentirsi l'odore", "Mamma, ma le ciliegie sono annegate!")

Una volta pronta, togliete il dolce dal forno. Vedrete che le ciliegie, come già vi avranno fatto notare i pargoli,  sono affondate nell'impasto ma il bello della torta Ciliegiotta è proprio questo.

Fatela intiepidire per dieci minuti, poi capovolgetela: il sotto pieno di ciliegie diventerà il sopra.

Ponete la torta Ciliegiotta a raffreddare su una gratella e, al momento di servirla, guarnirla con ciliegie fresche, oppure fare come noi: una bella spolverata di zucchero a velo e, a parte, una cucchiaiata di ciliegie poste in un pentolino con un pochino di zucchero a caramellare per due-tre minuti (occhio a temperatura e tempo, non si deve sentire odore di bruciato, per cui dovete andare a naso).

E' davvero irresistibile, ideale per iniziare la giornata con sprint!

PS: se volete sveltire il procedimento e avete il Bimby, ponete tutti gli ingredienti nel boccale (prima le polveri setacciate e poi il resto) vel. 5/6 per tre minuti. Però i vostri bambini non si divertiranno così tanto.

Provatela anche con altra frutta, magari fragole o frutti di bosco e fatemi sapere cosa ne pensate.

2

"Cose che capitano, su!"

Mi dice CF, nel vano tentativo di consolarmi.

"Dai, non prendertela! Poteva capitare a chiunque" mi rassicura mia mamma, mentre mio papà tenta di nascondere un sorrisetto divertito sotto i baffi.

"Su, su, non prendertela! Vedrai che poi tornerà come prima", sostiene mio fratello, allungandomi una pacca cameratesca sulla spalla.

Ogni persona che è transitata fortuitamente da casa nostra questo week-end si è sentita moralmente obbligata a rincuorarmi.

Tutti tranne mia suocera. Lei si è limitata ad alzare gli occhi al cielo, stirare le labbra sottili in una smorfia di biasimo ed emettere un neppur troppo lieve sospiro sconfortato.

Sicuramente si sarà chiesta- per la centesima volta- dove il suo figliolo mi avesse scovata.

E ha allungato la lista dei miei difetti aggiungendo una qualche forma di daltonismo per cui geneticamente non sono in grado di discernere tra le varie sfumature di colore.

Tutto questo a causa di Ringhio e delle sue manie di lasciare graffiti e murales sulle più svariate superfici della casa, gatto compreso.

Alcuni mesi fa il diabolico graffittaro, approfittando di un momento di distrazione genitoriale, aveva imbrattato il divano color panna.

Le mefistofeliche rigate inflitte a suon di evidenziatore rosa fosforescente, dopo innumerevoli trattamenti, sono diventate pallide cicatrici rosate.

La stessa sorte è toccata alle pareti di casa. Scarabocchi dei più svariati colori sono comparsi improvvisamente qua e là, scombussolando l'ordine prestabilito.

Proprio per ripristinare l'ordine- o una parvenza di esso- venerdì sera mi sono armata di pennello e tempera per interni.

Ho pulito le pareti bianche per togliere i segnacci dei pennarelli lavabili ( non ho capito perché li definiscono così, visto che dai vestiti non scompaiono mai del tutto e nemmeno dalle mani dei bambini, figuriamoci dai muri di casa).

Ho ridato il colore bianco nella sfumatura prescelta identificata chiaramente con un codice a sei cifre sul barattolo stesso e tutto è tornato come prima.

Galeotto invece fu il colore.

Perché eliminare le tracce da una parete colorata di arancio è cosa complicata. Sotto la pittura il segno torna a vedersi, se gratti togli il colore e quando metti quello nuovo la differenza si nota.

Quindi? Quindi ho tentato di eliminare gli scarabocchi utilizzando la gomma pane, poi la spugna magica, poi spugnetta e sgrassatore, poi nonmiricordopiù.

Alla fine, quando non è rimasta neanche l'ombra delle opere di Ringhio, ho applicato il colore.

Pennello alla mano, fischiettando la sigla di "Topo TIP", ho colorato i pezzi della parete che avevo ripulito.

Al compimento dell'opera, ho guardato la parete su cui campeggiavano macchie arancione scuro, come toppe colorate sugli abiti dei clown.

CF, che rincasava in quel momento dal lavoro, mi chiede se avevo utilizzato la tempera della sfumatura giusta.

"Perché, quante latte abbiamo? Io ho trovato solo questa, per cui è quella giusta per forza. Sarà così perché si deve asciugare", affermo vantando una certa sicurezza.

La mattina dopo CF mi trova impietrita davanti a quello che viene soprannominato il Muro del Pianto. Le toppe colorate, lungi dall'uniformarsi al colore della parete, fanno bella mostra di sé.

L'impatto è quello che di solito si ha quando si vedono i provini dei pittori sulle pareti, fatti per scegliere il colore definitivo da applicare.

CF, dopo essere scoppiato in una fragorosa risata, va a prendere la latta e confronta il codice con quello riportato sulle palette dei colori che avevamo utilizzato per scegliere quella sfumatura tanto discreta che ci piaceva tanto.

Ovviamente non era la stessa nuance.

"Ma come è potuto accadere?!" continuo ad esclamare.

Ho dovuto aspettare che riaprisse il colorificio questa mattina per acquistare la tinta giusta.

E sottopormi al vilipendio collettivo, perché casa nostra si è trasformata nella nuova Mecca proprio questo fine settimana.

Sono cose che capitano, sì, vorrei sapere a chi oltre a me, però!

 

2

Arrivata alla mia età, è ora di fare outing: anche se mi applico, ho l'agilità e la velocità di un vecchio bradipo ubriaco.

Più che una questione di fisico è una questione di mente, legata all'immagine che di me stessa che mi sono creata negli anni (non senza una ragione, ovviamente).

Mi ricordo che quando ero bambina non me ne importava nulla di quello che mi dicevano gli altri e mi divertivo a correre, a sfrecciare sulla vecchia bici di mio nonno (una Bianchi da uomo nera, per pedalare dovevo stare in piedi e la mia Gigia  le mie zone intime ricordano ogni singola botta presa sulla canna quando mi sfuggivano le pedaline), a fare esibizioni sui pattini a rotelle con gli altri bambini.

La cosa più bella era quell'assoluto senso di libertà e di potere che provavo stando in sella o sulle rotelle.

Quindi ho subito assecondato il desiderio della Ninfa quando ha chiesto di poter avere un monopattino.

CF, a cui piace essere sempre informato, ha preso in mano il suo tablet e ha fatto una semplicissima ricerca in Internet.

I monopattini, come tutti i giochi dotati di rotelle,  rafforzano l’attenzione, l’orientamento spaziale e spingono i pargoli a svolgere attività fisica e mentale.

Usando tricicli, monopattini, macchine a pedali, biciclette  il bimbo perfeziona l’orientamento spaziale e la coordinazione corporea, rafforza  il senso dell’equilibrio e impara a muoversi più agilmente.

In questo modo, oltre al divertimento garantito, rafforziamo il loro sviluppo psico-motorio.

Bene, quindi via di corsa a comperare il tanto ambito giocattolo!

Siamo andati da Decathlon, vicino a casa.

Portare la Ninfa e Ringhio in questo posto equivale a portarli al parco-giochi.

A parte lanciarsi in folli gare di velocità lungo le corsie ( ma lo fanno anche i vostri?), non esitano a provare qualsiasi cosa ( su Instagram potete vedere la Ninfa che si cimenta con attrezzi da palestra vari), e da veri paraculi si accaparrano pure un sacco di complimenti.

Decathlon ha creato un piccolo spazio dove si possono provare anche i monopattini.

"Sì, mi sembra che vada bene. Papà, paghi tu, vero?"

Inutile precisare che siamo stati lì solo una buona mezz'ora prima di convincere la prole in piena iperattività che li avevamo comperati e potevamo andare a provarli a casa.

Il monopattino Oxelo B1 è studiato apposta per bambini da 2 a 4 anni.

Ecco qui il monopattino che potete trovare da Decathlon con le scocche colorate per personalizzarlo

Si compera la struttura del monopattino e a parte la scocca ( che è la base per appoggiare i piedi). Questa può essere scelta in vari colori: rosa, rosso, giallo,verde...

L'assemblaggio è semplicissimo: con le chiavi e le viti che si trovano in dotazione si monta in un attimo.

Il prezzo è davvero alla portata di tutti: con 20 Euro ci si porta a casa il monopattino completo.

Ringhio ha aiutato CF a montare entrambi i monopattini passandogli con attenzione le viti.

Il monopattino è molto stabile perché ha due ruote davanti e una dietro.

Si può richiudere per essere trasportato meglio e anche per riporlo in caso di spazi ridotti (come casa nostra),

La cosa bella è che il manubrio si può regolare a tre altezze diverse e si può anche frenare!

In più, per evitare che il pupo si possa spaventare, il monopattino non raggiunge  velocità molto elevate, grazie ai suoi particolari cuscinetti.

Il gentilissimo ragazzo del negozio ci ha spiegato che a differenza di altri prodotti sul mercato, il loro monopattino è stato brevettato in modo tale da consentire un perfetto bilanciamento in curva e questo fa sì che il pupo non perda l'equilibrio.

Ecco i pupi che si apprestano alla prova pratica

E ovviamente per noi genitori (soprattutto per CF) è essenziale che la prole si diverta senza sfracellarsi contro un muro o spalmarsi sull'asfalto.

Come indicato, ricordatevi di far indossare le protezioni, per lo meno i caschetti (noi utilizziamo quelli della bici).

E ora ditemi: ma da piccole ce l'avevate voi un monopattino?

 

Una delle fiere più belle a cui partecipare quando arriva la primavera è Travagliatocavalli, a Travagliato, un paese in provincia di Brescia.

Quest'anno la 38^ edizione si è tenuta dal 28 Aprile al 1 Maggio.

L'ingresso è gratuito per bambini fino ai 6 anni, hanno diritto alla riduzione bambini dai 7 ai 14 anni e coloro gli over-65.

Il programma che offre la fiera è vastissimo e comprende mostre, esibizioni, tornei e intrattenimento per grandi e piccini.

E' possibile anche fare shopping: si possono trovare articoli che hanno a che fare con il mondo equestre ma anche prodotti dedicati agli animali in generale, al giardinaggio, abbigliamento sportivo, prodotti alimentari...

Noi ci siamo andati domenica 30 aprile, approfittando della clemenza del tempo.

Siamo degli affezionati, oramai è tanti anni che la frequentiamo.

Quest'anno sono state introdotte alcune novità: è arrivato Travallino, la nuova mascotte di Travagliatocavalli, un simpatico sceriffo che coinvolge i bambini e movimenta la giornata.

Ecco qui la locandina ufficiale con il mitico Travallino!

Per la prima volta Travagliatocavalli ha ospitato la Horse-Ball Champion Tour: gli spettatori hanno potuto godersi la partita di Horse-Ball, uno sport equestre di squadra ancora poco conosciuto.

La cosa fantastica è che anche i bambini potevano provarlo in groppa a dei magnifici pony!

Siamo riusciti ad assistere ad una partita di Polocrosse (che come dice il nome stesso è un incrocio tra Polo e Lacrosse), alla mostra dei cavalli Maremmani che da tanto mancavano alla fiera e a qualche evento più "scontato", come il Circuito Ippico Percorso Classico.

La Ninfa che cavalca il suo cavallo immaginario

Affascinante lo spettacolo dei cavalli spagnoli, con cavalieri e cavallerizze abbigliate con abiti molto scenografici.

Interessante anche lo show di Marco Vignali, che, è proprio il caso di dirlo, sussurra veramente ai cavalli.

Ma Travagliatocavalli non è solo una dedicata al mondo equestre. Co-partecipanti sono anche i cani.

Si trovano cani di ogni razza in giro con i propri compagni a due zampe, dagli eleganti levrieri ai soffici barboncini, agli stupendi meticci.

E proprio loro sono i protagonisti di diverse manifestazioni, come quella a cui abbiamo assistito sui cani da soccorso.

Una delle scene dell'addestramento dei nostri amici a quattro zampe

Letto così, potreste pensare che la fiera non è a misura di bambino. Niente di più sbagliato: Travagliatocavalli offre sempre mille opportunità a piccini e meno piccini.

Si parte dal Battesimo della Sella, sempre gettonatissimo, per passare al Horse-Ball (a partire dai 5 anni).

Ma l'attrazione principale per i bambini rimangono loro, gli asinelli.

C'è tutto un programma speciale dedicati ai "cugini" dei cavalli: Mondo Asino.

I pupi possono cavalcare gli asinelli, spazzolarli, abbracciarli, sfamarli...La Ninfa e Ringhio hanno passato nel loro recinto almeno due ore buone.

Sono adorabili, non trovate?

Quest'anno la fiera ospitava anche Brent Trout, un trainer canadese di fama internazionale che si occupa di addestramento etologico.

Inoltre Travagliatocavalli offre anche l'opportunità di provare a fare il cow-boy o il gaucho.

....Perché noi, veri cow-boy, il cappello lo portiamo così, calato sugli occhi

Come se ciò non bastasse, c'è una luogo chiamato la Collinetta dove si possono trovare tappeti elastici, gonfiabili e altri giochi (attenzione: questi sono a pagamento e, secondo me, costano un pò troppo!).

Ma i pargoli hanno anche la possibilità di divertirsi in un attrezzatissimo parco-giochi (noi abbiamo accuratamente evitato di farlo vedere a Ringhio e alla Ninfa, altrimenti non si sarebbero più schiodati da lì).

E se vi viene fame? Ci sono infiniti stand gastronomici, che offrono cucina internazionale,  compreso tex-mex e sud-americana.

E intanto che mangiate potete ascoltare musica-country e, per smaltire, perché non cimentarsi nella country-dance o nella line-dance?

Questo è grosso modo quello che abbiamo fatto noi in una giornata, considerando che verso le 17 siamo tornati a casa. Ma il programma è più ricco e ci sono dei bellissimi spettacoli di gala nelle ore serali.

La Ninfa e Ringhio si sono divertiti molto, sia a vedere le esibizioni dei cavalli, sia a "provarli" e hanno amato ogni istante passato in compagnia degli asinelli.

"Amore, apri la bocca che ti ho portato la pappa!"

Il livello di pulizia è altissimo: quando un cavallo sporca la strada viene immediatamente pulita, niente cartacce o plastiche in giro.

Bello poi vedere i calessi e le carrozze passare lungo le vie mentre si mangia un gelato o l'immancabile zucchero filato.

Non mancano poi palloncini e gadgets vari.

Purtroppo non siamo riusciti a fare la foto con Travallino, ma rimedieremo il prossimo anno.

Travallino con le autorità

 

2

La Ninfa e Ringhio sono ancora piccoli e non sanno leggere.

Nonostante ciò, cominciano ad apprezzare i libri. Sempre più spesso li trovo nella loro cameretta intenti a sfogliare i loro piccoli volumi pieni di immagini colorate.

A volte la Ninfa finge di leggere le favole a suo fratello, a volte Ringhio per imitazione le legge a lei.

Come ieri sera che la piccola ha deciso di raccontarci la favola della Nuvola Olga.

La Nuvola Olga nasce dalla penna di Nicoletta Costa, creatrice anche di Giulio Coniglio e della Maestra Margherita.

Come ormai sa chi mi segue, i libri a casa nostra approdano principalmente grazie ad una cara amica.

Anche "La Nuvola Olga fa il bucato" è stato un regalo per la Ninfa che ne è stata subito conquistata.

Anche se oramai ha quattro anni, rimane uno dei suoi racconti preferiti.

I disegni sono semplici e accattivanti e la storia è a misura di bambino.

La signora Rosa, con il fedele gatto, sta stendendo il bucato in giardino.

Ma due uccellini dispettosi passando in volo sopra il giardino sporcano le cose stese.

Per dirla come lo racconta la Ninfa: "Due uccellini maleducati fanno apposta la cacchina sulle lenzuola della nostra amica signorina Rosa". E questo provoca sempre delle grosse belle risate.

A quest'età basta dire la parola "cacchina" per farlo ridere!

La povera signorina Rosa piange disperata. L'uccellino Ugo, commosso, chiede alla nuvola Olga se può fare qualcosa.

E la nuvoletta fa tanta bella pioggia e lava via le macchie sul bucato.

Così tutti tornano felici e contenti.

Come vedete, la storia è proprio breve ma allo stesso tempo completa e comprensibile.

Ci piace questo libro perché da valore all'amicizia e alla solidarietà, mostra come certi comportamenti possano ferire gli altri, parla di sentimenti in modo leggero e...."fa vedere che gli uccellini fanno la cacca".

Molto consigliato a chi ha bambini piccoli, soprattutto come fiaba della buona notte se siete stanchissime e non vi reggete più in piedi.