Cioè, ma vogliamo parlarne?!

Ringhio a una settimana esatta - e sottolineo una- dall'inizio della materna si è beccato un'influenza o un virus o quel che è, tanto il risultato non cambia: 39°C di febbre alle nove di mattina.

La maestra che chiama i nonni per andare a recuperare il pargolo tremabondo manco la piccola fiammiferaia mentre tenta di spacciare fiammiferi girando nuda e scalza per la città gelata.

Nel frattempo la madre indefessa lavoratrice, ignara di tutto, in ufficio che traduce alacremente testi tecnici la cui utilità non è data sapere.

La summenzionata madre (vale a dire io) sbircia di nascosto il cellulare alle ore 10.00 apprendendo l'accaduto con ben un'ora di ritardo.

Rintanata sotto la scrivania (ché nel lager  luogo di lavoro non è permesso utilizzare i propri mezzi di comunicazione) viene ragguagliata sulle condizioni di salute del povero pargolo dalla zelante nonna.

La quale, a conclusione di una rassicurante conversazione alla minima intensità sonora che un orecchio umano possa udire, conclude lapidaria: "Ma com'è che tu non te ne sei accorta che c'aveva la febbre quando l'hai portato?"

Distrutta nella parte più tenera del suo cuore, quella preposta alle gioie della maternità, Priscilla passa la restante giornata del venerdì sopraffatta dai sensi di colpa.

Salvo poi venire assolta il lunedì mattina dalla maestra del pre-scuola, che quasi avvilita (lei, non la madre degenerata), ammette di non aver assolutamente notato che il piccolo era febbricitante, perché -cito testualmente- "Era tutto bello pimpante: saltellava allegro come un grillo!"

Rinfrancata dall'acuta osservazione della maestra, Priscilla è pronta per affrontare la settimana con cuore meno pesante.

Il mondo le appare d'un tratto più bello, benché ancora sfuocato a causa dei lucciconi negli occhi. Lucciconi dovuti non a lacrime di gioia - anche se il motivo ci sarebbe- ma allo stato febbrile in cui la madre versa da venerdì sera.

Sì, perché non ci si può sottrarre alla maledizione del week-end: essa è infallibile come quella legata alla "Little Bastard", inevitabile come quella di Tutankhamon e definitiva come l'avada kedavra harrypotteriano (se non sapete cosa siano è il caso che colmiate questa lacuna il prima possibile, non si possono ignorare, vi mancano le basi).

Il piccolo Ringhio ha diffuso il contagio e in un sol colpo è riuscito a infettare mamma, papà e sorella condannandoli ad un miserabile fine settimana sepolti in casa tra fazzolettini appallottolati.

Come nelle migliori tradizioni che si rispettino, all'arrivo della domenica sera la cappa pestilenziale ha lasciato la dimora familiare per dirigersi verso ignoti lidi, lasciando la madre a combattere con gli ultimi strascichi.

E' quindi con occhi lucidi, naso gocciolante e scossa da una profonda tosse catarrosa che la fu-madre degenere, dismessa la lettera scarlatta, si appresta a terminare il lunedì, sperando in futuri week-end radiosi e divertenti.

Immagine presa da Internet, usata nel blog "E poi una mattina"

3

I bambini ci stupiscono sempre.

E' la frase -se vogliamo anche scontata- che si è affacciata timidamente nella mia mente ancora ottenebrata dal sonno quando stamattina ho lascito i pupi al pre-scuola alle 7,30.

I bambini ci stupiscono con le loro azioni, i loro pensieri, i loro comportamenti che differiscono da come noi avevamo pensato che potessero agire.

Per dire, avevo pensato che Ringhio avrebbe avuto problemi con l'inserimento alla materna, invece è entusiasta di andare all'asilo e non ha versato neppure una lacrimuccia, contrariamente all'adulta grande e vaccinata che si ritrova per mamma.

Ora, subdolamente, se voglio fargli fare qualcosa lo ricatto: basta che dica "domani non vai all'asilo" che Ringhio esegue prontamente qualsiasi ordine. Sì, lo so, non è educativo, ma che ci vuoi fare. E' sopravvivenza, baby!

I bambini mi lasciano esterrefatta quando si comportano in maniera più matura di quanto sia lecito aspettarsi.

La Ninfa l'estate scorsa ha fatto una lavanda gastrica in ospedale perché pensavamo si fosse ingoiata un paio di pasticche di Tachipirina 1000 (non era accaduto, ma nel dubbio...).

Dottoresse ed infermiere le hanno spiegato cosa dovevano fare, l'hanno mummificata con un lenzuolo per farla stare immobile e le hanno ficcato un tubicino giù nello stomaco, pompando acqua che poi aspiravano.

Insomma, rabbrividisco ancora ora che ci penso. Lei invece attenta e serafica, non si è mai lamentata, non ha mai pianto e ha perfino salutato tutti prima di andarsene.

Se penso che invece a volte mi fa certe scene per farsi mettere un cerotto...

I bambini mi lasciano sempre senza parole per l'ostinazione e la caparbietà con cui si impegnano a fare ciò che si mettono in testa di fare, che sia infilarsi le scarpe o infilare un cd nel lettore spento di papà.

Nella mia breve esperienza di madre ho imparato che i bimbi sono imprevedibili: quello che un giorno va bene, il giorno dopo no.

Sono volubili, incostanti e non lineari nel loro comportamento.

"Amore, stasera la mamma ti ha preparato la pasta al ragù"

"Non la mangio, non mi piace la pasta così!"

"Ma tesoro, ieri hai detto che la volevi!"

"Ieri mi piaceva, ma oggi non mi piace più!"

Destabilizzante, non trovate?

Ma allo stesso tempo sono esseri estremamente abitudinari, amano la loro routine.

Salvo poi reagire in modo imprevedibile e irrazionale anche nelle azioni che compiono ogni santo giorno: se la sera prima lavarsi i denti non era un problema, la sera seguente assume i toni di una catastrofe.

E noi genitori siamo lì, a spiare le loro reazioni, a tentare di prevedere come si comporteranno, come se fossero una banalissima equazione matematica da risolvere: se ieri a+b=c oggi...

Oggi no, perché "il bimbo è mobile qual piuma al vento muta d'accento e di pensiero", parafrasando il "Rigoletto".

I bambini mi stupiscono sempre perché sanno trovare mille più un motivo per ridere ogni giorno, ma anche per piangere e per arrabbiarsi.

Ma soprattutto mi sconcerta questo: se siamo tutti d'accordo che i bambini sono esseri imprevedibili anche nella loro prevedibilità, perché continuiamo a pretendere di sapere come reagiranno in una determinata situazione?

Del tipo, "Non esco la sera a mangiare con mio figlio, perché so troppa confusione lo innervosisce".

Ma lo sai perché hai provato quando aveva due mesi e pensi che valga ancora anche se ha due anni?

"Mio figlio è un tipo tranquillo, gli piace giocare con il suo pupazzo seduto sul tappeto"

"Ma....Non è lui quello che sta penzolando dal quadrato svedese a testa in giù? Sembra che si diverta un mondo!"

Dai, ragazze, ammettiamolo: pensiamo di conoscere i nostri figli mentre in realtà non li conosciamo affatto.

Quel che è certo con i bambini è che la vita è imprevedibile: da un nonnulla può nascere una catastrofe, mentre un problema si può dissolvere come una bolla di sapone.

Ed in fondo in fondo è proprio questo che rende magici i bambini agli occhi degli adulti: loro hanno il potere di stupirci ancora più degli effetti speciali o dei colpi di scena di un film.

Con loro non corriamo il rischio di annoiarci o di stufarci, semmai il contrario.

I bambini ci stupiscono e la loro imprevedibilità a volte ci fa saltare i nervi, ci fa impazzire, tira fuori il Mr. Hyde che è in noi.

Ma va bene così: non sono loro a essere "sbagliati", siamo noi adulti che come sempre pretendiamo di cucire addosso ai bambini il nostro metro di valutazione della realtà, scordandoci appunto che sono...bambini!

E se provassimo noi a cambiare il nostro punto di vista?

 

 

2

Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato l'amaro in bocca.

E' stato un fine settimana grigio e bigio, davvero tristissimo, forse per via della pioggia che ci ha proiettato in pieno clima autunnale, più probabilmente  per via di certe mie aspettative che sono state disilluse.

Sabato sera avevo in testa di uscire a festeggiare il nostro anniversario in un bel locale in cui sono mesi che progettavamo di andare.

L'incaricato di turno ( facciamo un anno per uno ad organizzare le cose), non ha prenotato, pensando bellamente di trovare posto.

Indovinate un po'? Dopo un tragitto di quaranta minuti sotto la pioggia battente con due figli in macchina che si lamentavano per la fame-il freddo-la sete-il caldo-il sonno-la qualsivoglia siamo giunti a destinazione solo per scoprire che il locale era pienissimo.

Ovviamente improponibile aspettare, quindi siamo finiti in un locale di ripiego, bello eh, abbiamo anche mangiato bene, ma quando ti fai i tuoi progetti in testa e poi non si realizzano ti girano almeno un po'.

Senza contare che avevo proprio voglia di uscire, dopo un pomeriggio passato in casa con due creature iper-eccitate che saltellavano in giro, smaniose di andare alle giostre della sagra del paese.

Altro desiderio purtroppo non avverato, perché le suddette giostre hanno deciso (forse a causa dell'incertezza climatica) di aprire alle 19,00.

Come se non bastasse, Ringhio è stato in grado di tirarsi addosso nove piatti appena tolti dalla lavastoviglie. Il combina guai infatti voleva appurare che fossero realmente vuoti e che non contenessero qualche cosa di mangereccio che la mamma gli stava deliberatamente occultando, san Tommaso scànsate.

A parte lo sfacelo, fortunatamente ne è uscito praticamente incolume, a parte due o tre taglietti superficiali dovuti ai cocci di rimbalzo.

Io mi sono spaventata da morire, ho perso i soliti cinque anni di vita - se continuo così ai cinquanta mica ci arrivo- e ho raccattato vetri dal pavimento imprecando come uno scaricatore di porto.

E' inutile aggiungere che avevo finito di sistemare la casa poche ore prima, vero?

E non è che la domenica sia andata meglio.

I pargoli sono stati litigiosi tutto il tempo, CF sembrava una gallina che non sapeva dove andare a fare l'uovo, indeciso su tutto e petulante come una vecchia zitella.

Il pomeriggio ci siamo decisi ad andare all'Ikea con la scusa che ci servivano i piatti (siamo rimasti con quattro piatti piani e cinque fondi) solo per scoprire che il mondo al di sopra del Po aveva deciso di darsi appuntamento lì, manco ci fosse un flash movie.

Impossibile girare, troppa calca, troppo rumore. In più non ho trovato nulla che mi piacesse, per cui devo risolvere il problema piatti, ché se viene qualcuno a mangiare devo usare quelli di plastica con Tweety disegnato sopra.

La sera nuovo tentativo di uscire per andare alla famosa sagra e vedere i fuochi d'artificio, vanificato dai bambini che si sono addormentati sul divano alle 20,30.

Insomma, un week-end veramente sotto tono. Quasi quasi avevo voglia di tornare al lavoro.

Speriamo che il prossimo vada meglio...

E il vostro fine settimana è andato bene? Se avete voglia di condividerlo, qui sotto avete tutto lo spazio che vi serve.

 

6

La Ninfa ha quattro anni e mezzo e Ringhio due anni e mezzo. Per essere precisi, hanno ventitré mesi di differenza.

Il che è una fregatura.

E' una fregatura perché quando i bambini sono in questa fascia d'età capire le loro esigenze risulta difficile.

Ringhio vorrebbe fare le cose che fa sua sorella, ma a volte non può perché è ancora troppo piccolo.

La Ninfa a volte regredisce (come pare sia normale) e si mette al livello del fratellino.

Questa situazione di passaggio mi sta creando davvero un sacco di difficoltà.

A volte infatti tendo a trattare il pupo troppo da grande e la bimba troppo da piccola, anche quando apparentemente la situazione non lo richiede.

Istintivamente tendo sempre a "pareggiarli", dimenticandomi purtroppo che hanno esigenze differenti.

E non si tratta solo di bisogni, ma anche risposte alle varie situazioni che si trovano a fronteggiare.

In queste ultime settimane pare che la Ninfa sia diventata una bomba ad orologeria.

La guardo giocare e mi sembra quasi di sentirla ticchettare: tic-tac, tic-tac, tic-tac....

Quando meno te lo aspetti lei scoppia. Mi ricorda tanto "Dragonball", il cartone animato in voga tanti anni fa (Dio, se mi sento vecchia quando faccio questi ragionamenti!).

Mi sembra quasi di vederla, tutta quell'energia distruttiva riversata sul fratellino (che tanto santo e indifeso non è, solo per chiarezza!).

Un'onda d'urto travolgente, incontenibile. Proprio questo mi spaventa: il fatto che  lei stessa sembra incapace di fermarsi 

Prima la reazione ad un dispetto del fratello o un dispetto sul fratello erano sporadici e commisurati; ora invece sembra un treno che ha deragliato.

La cosa che mi preoccupa di più è che a volte ha dei gesti di "cattiveria" gratuita, va apposta a infastidire il pupo che magari si sta facendo i cavoli propri.

Ovviamente poi Ringhio, come ogni secondogenito che si rispetti, la emula in tutto e per tutto.

La situazione sta degenerando e io mi sento impotente.

Come gestisco questa catastrofe?

Quando decido di intervenire se non ho seguito la scena per par condicio sgrido tutti e due.

Se invece sono presente, mi tocca per forza il ruolo di giudice.

Anche se ho assistito alla vicenda, mi faccio sempre spiegare la faccenda (il che ha un'utilità ridotta, visto che Ringhio non sa ancora parlare).

La Ninfa, complice anche il lavoro sulle emozioni svolto alla materna, è invece molto brava a spiegarmi quello che prova.

Ma sapere che lei si sente arrabbiata e triste (come ci si sente durante un litigio), non mi aiuta più di tanto, anzi.

Finisce che mi avvilisco e mi inacidisco come uno yogurt al limone scaduto, perché da adulta non sempre riesco a mettermi bene nei panni di mia figlia.

Non riesco più a capire perché giocare con una tazzina blu sia più bello che usarne una gialla o perché quello che ha in mano l'altro sia sempre e necessariamente meglio di quello che abbiamo noi (sì, ok, questo suona un po' come l'erba del vicino è sempre più verde).

Ho tentato di spiegare alla mia bimba che non deve stuzzicare Ringhio in continuazione e poi lamentarsi se lui si arrabbia; ho perso il fiato a forza di ripetere  che picchiare non serve, se lui la infastidisce deve chiamare la mamma o il papà.

Ma se di primo acchito la sua risposta è sempre "sì, va bene" detto anche in modo partecipe, il suo agire comunica l'opposto.

So che la Ninfa, come tutti gli altri bambini, sta lottando e sperimentando la gelosia nella sua fase più acuta.

Ma io da mamma mi sento di avere le mani legate, nel senso che se c'è anche Ringhio non posso dedicarmi completamente alla pupa come lei mi chiede di fare altrimenti scatenerei la gelosia del fratello ( e Ringhio è già per sua natura più possessivo di lei!).

La strategia del tempo speciale funziona, anche se ho fatto la stronzata di includere Ringhio nel progetto piscina, ma di questo parlerò in un altro post.

Funziona nel senso che per qualche giorno tutto sembra andare a gonfie vele, con la Ninfa innamorata di Ringhio che, come detto sopra, ricambia di buon grado.

Durante queste parentesi si coccolano, giocano assieme, si aiutano, si coalizzano contro i "grandi" per ottenere quello che vogliono, dalla caramella al permesso di vedere ancora un attimo il cartone animato del momento.

Quando pensano di non essere visti, la Ninfa fa un po' la mammina o la maestrina: lo aiuta con i vestiti, lo accompagna in bagno, gli racconta le favole.

A volte li sentiamo sghignazzare e bisbigliare e vorrei sapere di cosa parlano.

Ma tengo a bada la curiosità, perché la complicità tra fratelli è roba loro, come è giusto che sia.

La sera, quando li lasciamo in cameretta, furtivamente il piccolo si intrufola nel letto della Ninfa, avvinghiato a lei come l'edera a un tronco.

Ed è bello trovarli così, la mattina, ancora sospesi tra sonno e veglia.

Questo "bipolarismo" mi scombussola non poco. Spero che sia una fase passeggera e che, con il passare del tempo, la situazione diventi più stabile (in meglio, ovviamente).

Dal canto mio, tenterò di non fare favoritismi tenendo però sempre a mente che i miei bambini hanno bisogni differenti, farò in modo di essere più zen e meno interventista.

E li ricoprirò di affetto e attenzioni illimitati, cercando di mettermi di più al loro livello, tornando a "sentire" certi aspetti della realtà come se fossi bambina anch'io.

E voi, bismamme o trismamme o plurimamme, come gestite la gelosia tra i vostri figli? Mi date delle dritte?

 

 

5

Ieri sera la Ninfa faceva i capricci perché voleva mangiare il gelato.

"Voglio il gelato, quello buono alla panna con il cono e il cioccolato sopra!"

Immaginatevi essere tallonate da una quatrenne che ripete "voglio il gelato, voglio il gelato, voglio il gelato!" come una mitraglietta, senza tirare il fiato.

Mentre cucini, attaccata alla gamba.

Mentre sei seduta, alle tue spalle.

Mentre sei in bagno, fuori dalla porta.

Martellante, instancabile, esasperante.

Ma non ho ceduto. Sono stata ferrea, irremovibile e salda nella decisione presa di comune accordo con il padre.

"Il gelato si mangia dopo cena e solo se fai la brava e la smetti subito di fracassarmi i maroni  fare i capricci!"

Ovviamente non è servito a nulla, ha proseguito imperterrita col suo mantra, lei, tanto che alla fine è riuscita a far venire voglia di gelato pure a me, che non ne vado matta.

Durante la cena non ha toccato cibo. In compenso ci ha pensato Ringhio a ripulire per bene anche il suo piatto.

Per coerenza, anche se mi è dispiaciuto, non ha avuto il gelato tanto desiderato.

Imbronciata, la piccola è andata a buttarsi sul letto.

L'ho lasciata sbollire un pò nella vaga speranza che la tempesta si placasse.

Poi ho preso Ringhio e siamo andati in cameretta per la favola della buona notte.

"....E la donna cattiva, dal cuore di pietra, non si fece commuovere dalle lacrime della fanciulla..."

"Cosa vuol dire cuore di pietra?" mi domanda la pupa, curiosa.

"Ma non hai detto che non volevi ascoltare la favola?" insinuo, con un pizzico di soddisfazione.

"Infatti non la ascolto io, la ascoltano le mie orecchie" puntualizza la Ninfa.

Sorrido nella penombra: il gelato alla panna è stato dimenticato.

"Una persona che ha un cuore di pietra vuol dire che è una persona insensibile, cattiva"

"Il contrario della mamma che ve le dà sempre tutte vinte e vi vizia" sbotta CF dalla camera adiacente.

La Ninfa salta sul letto e grida: "No, non è vero, la mamma è cattiva e ha un cuore di pietra perché non mi ha dato il gelato alla panna".

Presa in contropiede, maledico mentalmente CF per la sua tempestività.

La Ninfa è di nuovo imbronciata. Nella luce soffusa vedo il suo corpicino rannicchiato sotto il lenzuolo.

Sospiro e continuo il racconto col cuore pesante.

Ringhio si addormenta in un batter d'occhio sopra di me, con quell'abbandono tipico che solo i bambini hanno.

Con mosse degne di un contorsionista riesco a districarmi senza svegliarlo.

Getto uno sguardo sconsolato al letto della Ninfa, da cui non proviene alcun rumore.

So che è ancora sveglia, così mi avvicino per darle un bacio.

"Ehi cucciola..." sussurro.

Pian piano la sua testa fa capolino da sotto le lenzuola aggrovigliate.

Le poso un bacio lieve sulla fronte, lei mi stringe la mano e mi chiede: "Cos'è quello?"

Seguo la direzione del ditino e tento di distinguere qualcosa.

Tra i giochi d'ombra creati dalla luce del lampione che penetra tra le persiane socchiuse, scorgo una sagoma che guizza lungo il muro.

"Sarà un insetto o un ragno, amore. Starà tornando a casa per andare a dormire. Ora chiudi gli occhi e dormi anche tu".

"Ahhhh..." risponde la pupa, calma e tranquilla.

E subito dopo urla: "Papàààààà, vieni,corri veloce!"

CF allarmato si precipita in cameretta e accende la luce.

La Ninfa saltella sul letto indicando il muro.

"Guarda, c'è un insetto grande. Buttalo via, buttalo via!"

Io la guardo esterrefatta: la mia bimba non ha mai avuto paura degli insetti, anzi. Io mi preoccupo sempre per loro, più che per lei.

Da piccola si è inghiottita un bel pò di formiche e non erano neppure quelle Bon-bon!

"Amore, bastava dirlo alla mamma...."

"No, no! Io voglio solo il mio papà che butta via le creature cattive"

CF pare rifulgere di luce propria.

Investito da cotanto onore, nei panni dell'eroe salvifico, acchiappa il malcapitato mostro e lo schiaffa nel water, giù per il tubo, senza alcuna pietà.

I bambini saltellano in giro per la stanza, eccitati, in una strana danza tribale.

"Bravo papà, bravo papà!" E battono le mani.

Lui si gode il suo momento di gloria. La Ninfa, appesa al suo collo, gli schiocca un bacio rumoroso e umidiccio sulla guancia.

CF è letteralmente in brodo di giuggiole.

"Papà, il mio pancino ha fame ora. Visto che siamo svegli, posso avere il gelato col cono e la panna?" miagola lei, con uno sguardo che non ha nulla da invidiare al Gatto con gli Stivali di Shrek.

"Ehi!" tento di oppormi.

Ma CF non mi guarda neppure. Si dirige in cucina con la bimba in braccio e Ringhio che gli trotterella dietro.

"E poi chi è che li vizia?" salto su fingendomi indignata.

"Sei stata tu a dire che non poteva mangiare il gelato, non io!" ribatte il padre dei miei figli, con una faccia da schiaffi.

"Sì, sì" sottolineano loro.

"Il mio papà è il più coraggioso del mondo. Ed è buono buono come questo gelato. Ha proprio...un cuore di panna!"esclama la Ninfa.

Guardo mia figlia leccare il gelato, completamente appagata.

Osservo il mio compagno che sorride trasognato: una volta tanto è lui al centro dei pensieri della sua bambina.

Sbircio Ringhio, a cui basta mangiare qualcosa per essere contento.

Sospiro e sgranocchio la cialda del gelato. E' davvero buono!

"E vissero tutti felici e contenti", concludo mentalmente.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali)

Le ciliegie sono uno dei frutti che preferisco.

All'arrivo della bella stagione,  comincio a spiare le piante di ciliegio per vedere a che punto è la maturazione dei frutti.

Quando ero piccola andavo a raccoglierle con mio nonno o con mio papà nei prati del circondario, che allora non erano cintati.

Si chiedeva ovviamente il consenso ai proprietari del terreno e poi si andava all'attacco.

Spesso la raccolta coinvolgeva anche altre famiglie, per cui non era inconsueto vedere adulti e bambini appesi ai rami degli alberi in pose assurde per raggiungere le ciliegie.

Le più buone scorpacciate le ho proprio fatte a cavallo di una ramo (e anche le più grandi indigestioni, perché già lo sapete che una ciliegia tira l'altra).

Il raccolto - o quel che rimaneva- veniva portato a casa per essere trasformato in marmellate e confetture dalle mani abili di mamme e nonne.

Una primavera alle ciliegie raccolte da noi si erano aggiunte anche quelle regalateci da uno zio che abitava in Trentino.

Una buona parte finì nelle pance di noi bambini ( non serviva dirlo, eh?) e una parte fu destinata ai vasetti.

Al momento di fare la marmellata però mia nonna si accorse di aver finito i vasi.

Che fare allora con quelle belle ciliegie già denocciolate?

Decise di farci una bella torta. Il dolce alle ciliegie riuscì talmente bene da entrare a far parte di quella rosa di ricette tramandate di generazione in generazione.

Poiché era una torta davvero ottima, le fu affibbiato il nome di "Torta Ciliegiotta", ossia torta ghiotta alle ciliegie.

Domenica dal lago di Garda mi sono  arrivate tantissime ciliegie.

Siccome una volta raccolte deperiscono piuttosto in fretta, dopo la consueta abbuffata, sono riuscita a fare un paio di vasetti di confettura.

Ma me ne sono riservata mezzo chilo per fare la Ciliegiotta assieme ai bambini.

Infatti, oltre ad essere buona, è una torta facilissima da preparare.

Ecco qui la ricetta, come l'aveva fatta mia nonna.

Ingredienti per una tortiera da 24 cm.:

  • 500 gr. di ciliegie denocciolate
  • 200 gr. di farina 00
  • 170 gr.di zucchero (io ho utilizzato quello di canna super fine)
  • 150 gr.di burro
  • 3 uova
  • una bustina di lievito per dolci
  • un pizzico di sale
  • la buccia grattugiata di un limone

Procedimento:

Lavate le ciliegie e fatele denocciolare ai vostri bambini. Non servono strumenti particolari, bastano le mani.

Vi consiglio però di farglielo fare lontano dai muri e sopra una ciotola capiente; le ciliegie mature sono molto succose e questa operazione farà inevitabilmente schizzare il succo in giro per cui regolatevi a meno ché non vi piacciono i muri tappezzati di gocce rossastre, ovviamente.

Nel frattempo preriscaldate il forno statico a 200 gradi e togliete il burro dal frigo, in modo tale da farlo ammorbidire.

Una volta preparate le ciliegie, fate sciacquare le mani ai pargoli e chiedete loro di imburrare la tortiera (anche questa operazione riscuoterà  grande successo).

Dopo un altro giro sotto il rubinetto, i vostri bimbi setacceranno la farina assieme al lievito in una terrina dai bordi alti.

A questo punto, dite loro di lavare e asciugare il limone e di grattugiarne la buccia (fate attenzione alla parte bianca che non va grattugiata perché amara).

Fate poi mischiare la buccia grattugiata alla farina, aggiungete anche lo zucchero, il pizzico di sale ed infine il burro ammorbidito tagliato a pezzettini e le uova (sì, i pupi possono rompere le uova, magari in una tazza separata da cui pescherete eventuali frammenti di guscio. Vi assicuro che già dopo la seconda volta saranno più abili di voi a farlo).

Se siete sadiche, potete far lavorare l'impasto a mano con un cucchiaio di legno. Siccome però è faticoso, io preferisco far utilizzare ai pupi uno sbattitore elettrico: è più veloce e loro si sentono "grandi" ad utilizzarlo.

Anche qui, vale il consiglio dato in precedenza: lontano dai muri. Io per sicurezza metto la terrina all'interno del lavandino, così eventuali schizzi non mi sporcano il resto della stanza.

Non devo dirvelo, vero, che i pupi possono stare su una sedia o uno sgabello se non ci arrivano?

Si parte dalla velocità più bassa e man mano si sale: dovete sbattere alla massima velocità per tre minuti.

Infine ponete l'impasto cremoso nella tortiera e livellatelo con un cucchiaio.

Ecco l'ultimo passaggio: ricoprite la superficie della torta con le ciliegie.

Mettete la vostra creazione nel forno (io questo non lo faccio fare ai bambini), abbassate la temperatura a 180° C e fate cuocere per trentacinque minuti (come sempre i tempi di cottura variano da forno a forno, per cui fate la prova stecchino).

I vostri bambini si sistemeranno davanti al forno e ogni cinque minuti vi informeranno dettagliatamente sui progressi della torta ("Mamma, sta diventando grande!", "Mamma, comincia a sentirsi l'odore", "Mamma, ma le ciliegie sono annegate!")

Una volta pronta, togliete il dolce dal forno. Vedrete che le ciliegie, come già vi avranno fatto notare i pargoli,  sono affondate nell'impasto ma il bello della torta Ciliegiotta è proprio questo.

Fatela intiepidire per dieci minuti, poi capovolgetela: il sotto pieno di ciliegie diventerà il sopra.

Ponete la torta Ciliegiotta a raffreddare su una gratella e, al momento di servirla, guarnirla con ciliegie fresche, oppure fare come noi: una bella spolverata di zucchero a velo e, a parte, una cucchiaiata di ciliegie poste in un pentolino con un pochino di zucchero a caramellare per due-tre minuti (occhio a temperatura e tempo, non si deve sentire odore di bruciato, per cui dovete andare a naso).

E' davvero irresistibile, ideale per iniziare la giornata con sprint!

PS: se volete sveltire il procedimento e avete il Bimby, ponete tutti gli ingredienti nel boccale (prima le polveri setacciate e poi il resto) vel. 5/6 per tre minuti. Però i vostri bambini non si divertiranno così tanto.

Provatela anche con altra frutta, magari fragole o frutti di bosco e fatemi sapere cosa ne pensate.