Care mamme e cari papà di bimbi in età scolare, oggi mi rivolgo espressamente a voi.

Avete mai sentito parlare di "Back to school -L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi"?

Sono sicura che, anche se non conoscete il romanzo (del resto è appena uscito, potete trovarlo facilmente su Amazon), conoscete però benissimo che compito arduo e stressante sia iscrivere i vostri figli alla scuola primaria.

Ne è ben conscia Ginevra Van Deflor, l'autrice del libro, che per aver svelato all'umanità intera i turpi segreti che si celano dietro tali pratiche, è entrata a far parte del programma testimoni.

Celando la sua identità dietro questo raffinato pseudonimo, Ginevra descrive con sfacciata ironia ogni singolo passaggio che i genitori sono costretti a compiere per l'istruzione dei loro amati figli.

Con sguardo critico Ginevra affronta la scelta della scuola, la preiscrizione, l'iscrizione, il primo giorno di scuola, i rapporti con le insegnanti...

La sua penna graffiante mette in risalto la pesantezza e la fatica con cui devono misurarsi quotidianamente i genitori durante questa critica fase di crescita, non certo aiutati dalla burocrazia e dalla tecnologia del nostro Bel Paese.

Un romanzo che sa strappare più di una risata ma al contempo rappresenta anche uno spaccato della nostra società che, in nome del progresso, rende più complicate procedure che fino a qualche tempo fa erano di gran lunga più semplici.

Se volete quindi divertirvi in modo colto (l'ironia si gioca sulla ricercatezza delle metafore e sull'impianto narrativo, non ci sono frasi scurrili o volgari) "Back to school- L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi" è quello che fa al caso vostro.

Se siete in vena di sadismo, potete perfino tenerlo in considerazione e regalarlo a Natale a quei genitori che hanno i figli ancora alla materna.

Quindi, non sprecate le fatiche di Ginevra: leggetelo e diffondete il verbo!

Come sempre, un ringraziamento particolare va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del #venerdìdellibro.

Attendo i vostri preziosi suggerimenti per la settimana.

Buona lettura!

 

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I bambini sono come gli uccellini: ad ogni momento aprono la bocca"

Mi ero dimenticata di questo proverbio fino a poche settimane fa, quando ho avuto l'occasione di vedere la bimba di pochi mesi di una mia amica.

La piccola apriva la sua boccuccia rosea, la punta della lingua guizzava tra le gengive ancora spoglie con un ritmo incalzante.

La notte scorsa, poi, mi sono ritrovata a pensare che esistono altre similitudini tra uccelli e bambini.

I bambini, infatti, con l'arrivo dell'autunno, migrano, proprio come fanno i volatili.

E dove se ne volano, vi starete chiedendo?

Forse  se ne vanno a svernare in qualche luogo caldo, in attesa che ritorni la primavera?

Magari fanno una capatina all'Isola Che Non C'é, seconda stella a sinistra e poi via...O era a destra?

Mannaggia, spero che abbiano più senso dell'orientamento di me.

Le migrazioni dei bambini sono molto più facili, anche se non prive di ostacoli.

Ogni bambino lo sa. Ogni bambino conosce la via che lo conduce alla sua mamma.

Ed è così che, in piena notte, sulla base di un istinto primordiale, i bambini sfidano l'incertezza del buio.

A piccoli passi, guardinghi, si fanno strada senza alcun lume per le stanze della casa.

Attraversano lunghi corridoi, schivano sedie, comodini, spigoli dei letti, si infilano con grazia felina tra le fessure delle porte socchiuse, evitano muri e giocattoli sparsi sul pavimento e giungono incolumi a destinazione.

Con un balzo lesto  atterrano sul letto, fianco a fianco alla mamma dormiente.

S'infilano sotto le lenzuola e pigolano per ottenere un abbraccio o un bacio.

Infine, con un sospiro voluttuoso, chiudono gli occhi e si riaddormentano, tranquilli e beati.

Loro.

Voi invece mentalmente tirate giù dal cielo giusto tutti i santi che conoscete, e non son pochi, visto il vostro passato (breve) da catechista.

Poi tentate di far rotolare il corpo inerme di vostro figlio - che nel frattempo avrà assunto il peso specifico del piombo- verso la schiena paterna.

Ma non appena il pupo avverte la vicinanza del padre, con uno scatto si gira e torna alla posizione di partenza.

Vale a dire che la sua manina coprirà esattamente la vostra bocca e almeno il mignolino sarà conficcato in una delle vostre narici, il gomito vi premerà lo sterno ed entrambi i piedi, ghiacciati per il contatto con le piastrelle del pavimento, si saranno non si sa come infilati sotto la maglia del vostro pigiama, provocandovi brividi diffusi.

A questo punto tenterete di spostarvi, assumendo quella che i soccorritori chiamano "posizione di sicurezza", vale a dire vi metterete sul fianco.

Così vi verrete a trovare sul bordo del letto. Vostro figlio vi si accozzerà ancor di più, abbracciandovi dietro la schiena come fanno i koala.

Ogni movimento vi sarà precluso, pena il risveglio prematuro dell'infante.

E starete lì, immobili, cercando di non battere i denti perché il lenzuolo se lo sarà tenuto tutto il bimbo.

Ma sarete felici, oh sì, davvero felici, mentre ascolterete il suo respiro e la vostra felicità diventerà tutt'uno con i rivoli di sudore che scenderanno nella zona del vostro corpo a contatto con quello del vostro bimbo.

Pelle a pelle, i respiri sincronizzati, vi godrete ogni istante, mentre un insano torpore si impadronirà dapprima della vostra mano, poi risalirà lungo il braccio ed infine si propagherà ad ogni singola parte del vostro corpo.

E quello sarà l'unica cosa addormentata che avrete.

Accoglierete con mistico tripudio la sveglia delle 5.00 che trillerà come la tromba dell'angelo, vedrete le schiere dei santi fare la ola davanti ai vostri occhi pesti, mentre il vostro amato si alzerà bofonchiando qualcosa su come ha passato male la notte.

Voi vorreste lanciargli il libro che tenete sul comodino - la Bibbia, putacaso- ma non potete raggiungerlo perché il braccio non risponde più ai vostri comandi.

Vi limitate a mandargli un sommesso "May day, may day!"  in codice Morse- tre punti, tre linee, tre punti-, battendo l'indice sulla cornice di legno del letto.

Seppur a rallentatore, seguendo la bradiposofia, il vostro partner compirà il sommo gesto d'amore che stavate aspettando.

No, non mi riferisco al bacio che può risvegliare Biancaneve o la Bella Addormentata, ma allo spostamento fisico di vostro figlio che finirà nella metà (sì, ho detto proprio metà!) del letto che fino a pochi istanti prima aveva occupato il vostro eroe.

Quindi, con un enorme atto di forza, raccogliendo le poche energie rimaste, riuscirete a rimettervi supine nella vostra metà.

Intanto che un fastidioso formicolio ridesterà i vostri arti atrofizzati, godendo del tepore dato dalla riconquista di un lembo di lenzuolo, chiuderete finalmente gli occhi, pregustando la vostra meritata ora di sonno profondo.

Ed è a quel punto che vostra figlia, seguendo il primordiale istinto migratorio che accomuna bambini ed uccelli, piomberà nel lettone, accanto a voi, anzi tra voi e vostro figlio, dando inizio allo schema fin qui illustrato.

Ma, care mamme, godetevi ogni prezioso istante del co-sleeping, perché quando i vostri bambini saranno grandi lo rimpiangerete amaramente.

Vi saliranno le lacrime agli occhi, guardando la vostra progenie ormai sedicenne uscire di casa, mentre penserete con gioia maligna: "E domani è domenica, alle cinque attacco subito l'aspirapolvere!"

E attenderete con ansia quel momento magico e mistico, esattamente come Linus, che ogni anno non smette di aspettare l'arrivo del Grande Cocomero.

(Con questo articolo partecipo al tema della settimana degli #Aedidigitali, il #GrandeCocomero)

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Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

Mentre venivo al lavoro stamattina ho sentito alla radio il putiferio generato dalla Adidas, che ha scelto tra i tanti volti per la campagna #Superstar dedicata alle nuove "icone di domani" la modella svedese Arvida Bystrom.

La ragazza venticinquenne, che non è solo modella ma anche fotografa e artista, ha fatto scalpore per la sua decisione - già di qualche anno fa- di non depilarsi, rivendicando così la libera scelta di ogni donna di fare col proprio corpo ciò che vuole, sentendosi comunque femminile.

Leggendo poi qua e là, ho notato che nella testa dei più scatta subito l'associazione automatica non-depilazione = femminismo.

La cosa mi ha suscitato una serie di perplessità.

Basta decidere di tenersi i propri pelazzi su gambe, braccia, ascelle e inguine per essere definite femministe?

E al contrario, è sufficiente sottoporsi alla dolorosa pratica della depilazione o dell'epilazione per essere additate come non femministe?

Dai, ragazze, ci arriviamo tutte a capire che il ragionamento non è così semplicistico.

Non sono una masochista che ama farsi strappare la peluria, non gioisco all'idea di impiegare il mio (già poco) tempo libero nella guerra contro i peli superflui.

Ma lo faccio.

Per piacere agli altri? Sicuramente.

Per piacere a me stessa? Anche.

Sicuramente tutte noi lo facciamo per un discorso di accettazione.

Viviamo in una società in cui sia donne che uomini devono seguire determinati canoni, non solo estetici ma anche comportamentali per integrarsi ed essere accettati.

La scelta secondo me è esclusa già a priori: se vuoi far parte di questo mondo, devi accettare queste condizioni.

Se scegli di non farlo, sappi che in qualche modo di troverai ghettizzato ed emarginato.

Non sto affatto dicendo che sia giusto, sto solo sottolineando il fatto che è così, per cui non si parla più di libertà di scelta ma semplicemente di uniformità ed adeguamento.

Infatti dove sta la scelta se ti dicono o così o sei fuori?

Suvvia, suona un tantino come una presa per il culo, alla stregua del "ti faccio un'offerta che non puoi rifiutare" (se non sapete da che capolavoro è tratta la citazione, vi mancano le basi!)

"La femminilità può essere definita come l'insieme delle caratteristiche fisiche, psichiche e comportamentali giudicate da una specifica cultura come idealmente associate alla donna, e che la distinguono dall'uomo.

A differenza dal"sesso"femminile, che è una classificazione biologica e fisiologica, la "femminilità" si riferisce principalmente alle caratteristiche sessuali secondarie e ad altri comportamenti e caratteristiche, generalmente considerate proprie delle donne.

La femminilità non va confusa con il femminismo che è un movimento politico e culturale."

Questa è la definizione riportata da Wikipidia.

Quindi, alla luce di tutto ciò, una donna pelosa può essere comunque considerata femminile?

Ma soprattutto, una donna che sceglie di sottostare ai dettami estetici della società è necessariamente non femminista?

Allora non sono femministe tutte quelle donne nel campo legale che si occupano di questioni legate all'universo femminile, donne che si dedicano ogni giorno  a difendere chi ha subito violenza, solo perché indossano tacchi e hanno la piega fresca di parrucchiera.

Quindi non sono femministe tutte quelle donne manager che si impegnano ogni giorno in ruoli tradizionalmente riservati agli uomini solo perché decidono di farlo con un occhio al guardaroba e con una manicure perfetta.

Il femminismo non passa dal pelo, dal reggiseno, dal taglio di capelli.

Essere femminista (ma anche essere una persona intelligente) non è scegliere di sottostare a tutti i canoni estetici e comportamentali tipici dei giorni nostri, è capire che certe pratiche diffuse nel mondo odierno sono delle imposizioni la cui nascita si perde nei meandri dei tempi .

Una volta compreso questo, consapevolmente analizzando i pro e i contro, razionalizzando, si deve decidere come vogliamo vivere noi tali pratiche.

Ho ragione di credere che nessuna di noi voglia passare per la tipica Barbie ma neppure per la donna di Neanderthal.

Ma non perché decido di curare il mio aspetto (senza farne un'ossessione) allora mi devo sentire come una donna con idee retrograde.

Essere femministe secondo me vuol dire battersi affinché una donna riceva le stesse gratificazioni che spetterebbero a un uomo in ambito lavorativo ed economico, anche se non ha la barba.

Essere femministe vuol dire smetterla di sentirsi dire da altre donne "come sei fortunata perché tuo marito ti aiuta", ma far capire che in una famiglia aiutarsi e svolgere determinati compiti dovrebbe essere naturale.

Essere femminista è poter iscrivere mia figlia a calcio o in un istituto tecnico nonostante il novantanove per cento dei frequentanti sia di sesso maschile senza che debba essere additata come una mosca bianca.

La guerra contro gli stereotipi di genere non passa solo attraverso i peli sul corpo, passa attraverso l'educazione e gli esempi che diamo ai nostri figli.

Insegniamo loro il rispetto, prima di tutto verso sé stessi, insegniamoli ad amare il loro corpo, che significa accettare i propri difetti ma anche non usare questo come scusa per non migliorarsi.

Diciamo loro che possono davvero diventare quello che vogliono, ma che farlo richiede impegno e sacrificio.

Mostriamo loro che ci sono valori in cui credere e per cui combattere, ma che spesso la vittoria passa anche attraverso i compromessi.

E se per giungere "ai posti di comando" dove davvero si possono cambiare le cose devo usare un rasoio o farmi la ceretta, pazienza.

Il mio cervello non sta nei peli delle gambe.

Non devo trasformarmi in un uomo, per far vedere al mondo che "io valgo".

Questo non è femminismo, ma l'esatto opposto.

E' voler sembrare maschio anche se non lo si è.

Va bene tenersi i peli, ma dietro a questo ci deve essere anche dell'altro.

La sfida vera è farsi accettare così come si sceglie di essere, peli o non peli, portatori di pene o di vagina.

Ahimè, se bastasse smettere di farsi una ceretta per cambiare la mentalità della nostra società malata, quanto sarebbero più semplici le cose!

 

 

 

 

 

 

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I bambini ci stupiscono sempre.

E' la frase -se vogliamo anche scontata- che si è affacciata timidamente nella mia mente ancora ottenebrata dal sonno quando stamattina ho lascito i pupi al pre-scuola alle 7,30.

I bambini ci stupiscono con le loro azioni, i loro pensieri, i loro comportamenti che differiscono da come noi avevamo pensato che potessero agire.

Per dire, avevo pensato che Ringhio avrebbe avuto problemi con l'inserimento alla materna, invece è entusiasta di andare all'asilo e non ha versato neppure una lacrimuccia, contrariamente all'adulta grande e vaccinata che si ritrova per mamma.

Ora, subdolamente, se voglio fargli fare qualcosa lo ricatto: basta che dica "domani non vai all'asilo" che Ringhio esegue prontamente qualsiasi ordine. Sì, lo so, non è educativo, ma che ci vuoi fare. E' sopravvivenza, baby!

I bambini mi lasciano esterrefatta quando si comportano in maniera più matura di quanto sia lecito aspettarsi.

La Ninfa l'estate scorsa ha fatto una lavanda gastrica in ospedale perché pensavamo si fosse ingoiata un paio di pasticche di Tachipirina 1000 (non era accaduto, ma nel dubbio...).

Dottoresse ed infermiere le hanno spiegato cosa dovevano fare, l'hanno mummificata con un lenzuolo per farla stare immobile e le hanno ficcato un tubicino giù nello stomaco, pompando acqua che poi aspiravano.

Insomma, rabbrividisco ancora ora che ci penso. Lei invece attenta e serafica, non si è mai lamentata, non ha mai pianto e ha perfino salutato tutti prima di andarsene.

Se penso che invece a volte mi fa certe scene per farsi mettere un cerotto...

I bambini mi lasciano sempre senza parole per l'ostinazione e la caparbietà con cui si impegnano a fare ciò che si mettono in testa di fare, che sia infilarsi le scarpe o infilare un cd nel lettore spento di papà.

Nella mia breve esperienza di madre ho imparato che i bimbi sono imprevedibili: quello che un giorno va bene, il giorno dopo no.

Sono volubili, incostanti e non lineari nel loro comportamento.

"Amore, stasera la mamma ti ha preparato la pasta al ragù"

"Non la mangio, non mi piace la pasta così!"

"Ma tesoro, ieri hai detto che la volevi!"

"Ieri mi piaceva, ma oggi non mi piace più!"

Destabilizzante, non trovate?

Ma allo stesso tempo sono esseri estremamente abitudinari, amano la loro routine.

Salvo poi reagire in modo imprevedibile e irrazionale anche nelle azioni che compiono ogni santo giorno: se la sera prima lavarsi i denti non era un problema, la sera seguente assume i toni di una catastrofe.

E noi genitori siamo lì, a spiare le loro reazioni, a tentare di prevedere come si comporteranno, come se fossero una banalissima equazione matematica da risolvere: se ieri a+b=c oggi...

Oggi no, perché "il bimbo è mobile qual piuma al vento muta d'accento e di pensiero", parafrasando il "Rigoletto".

I bambini mi stupiscono sempre perché sanno trovare mille più un motivo per ridere ogni giorno, ma anche per piangere e per arrabbiarsi.

Ma soprattutto mi sconcerta questo: se siamo tutti d'accordo che i bambini sono esseri imprevedibili anche nella loro prevedibilità, perché continuiamo a pretendere di sapere come reagiranno in una determinata situazione?

Del tipo, "Non esco la sera a mangiare con mio figlio, perché so troppa confusione lo innervosisce".

Ma lo sai perché hai provato quando aveva due mesi e pensi che valga ancora anche se ha due anni?

"Mio figlio è un tipo tranquillo, gli piace giocare con il suo pupazzo seduto sul tappeto"

"Ma....Non è lui quello che sta penzolando dal quadrato svedese a testa in giù? Sembra che si diverta un mondo!"

Dai, ragazze, ammettiamolo: pensiamo di conoscere i nostri figli mentre in realtà non li conosciamo affatto.

Quel che è certo con i bambini è che la vita è imprevedibile: da un nonnulla può nascere una catastrofe, mentre un problema si può dissolvere come una bolla di sapone.

Ed in fondo in fondo è proprio questo che rende magici i bambini agli occhi degli adulti: loro hanno il potere di stupirci ancora più degli effetti speciali o dei colpi di scena di un film.

Con loro non corriamo il rischio di annoiarci o di stufarci, semmai il contrario.

I bambini ci stupiscono e la loro imprevedibilità a volte ci fa saltare i nervi, ci fa impazzire, tira fuori il Mr. Hyde che è in noi.

Ma va bene così: non sono loro a essere "sbagliati", siamo noi adulti che come sempre pretendiamo di cucire addosso ai bambini il nostro metro di valutazione della realtà, scordandoci appunto che sono...bambini!

E se provassimo noi a cambiare il nostro punto di vista?

 

 

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Sono stata nominata da Maddalena del blog Pensieri Rotondiper questa sfida: scegliere una ricetta, una canzone, un libro rappresentativi della mia estate.

Mi sono buttata.... Cosa ne pensate?

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L'afa del mattino mi cuce addosso un senso di fiacchezza fin dalle prime ore. Sospiro, i piedi che lasciano impronte sul pavimento lavato il giorno prima.

Mi manca l'aria fresca, quel sospiro che soffia lieve sui monti della Slovenia e dell'Austria.

Io e CF siamo tornati da due giorni da una piccola parentesi fuori programma, tempo per noi, per ri-allineare corpi, mente e anima.

La vita mi è balzata addosso non appena varcata la porta di casa, le incombenze quotidiane, gli impegni già fissati, quelle mille stupide ma indispensabili cose che mi prosciugano tempo e a volte anche gioia.

I bambini sono già attivi, corrono in giro incuranti del caldo. Beati loro, ma dove la trovano tutta questa energia?

CF non c'è. Stamattina è partito presto, carico di joie de vivre, lasciandomi qui a languire, con i miei pensieri in testa.

Sbrigo in fretta quel che c'è da fare -tazze della colazione, letti, bagno, gatti, cane, criceto -ultima sopravvissuta della coppia, ci scambiamo uno sguardo d'intesa. Alla fine ne resterà soltanto uno, ma perché devo sempre essere io quella che resta?-

Crollo sfranta sul divano. La mia positività si è data alla macchia. Si sarà rintanata in un anfratto, al fresco, beata lei.

Afferro con rabbia l'ultimo libro di Loredana Limone (che già col nome richiama l'estate, giallo brillante come quelli che crescono sulle rive del Garda).

"La felicità vuole essere vissuta", quarto libro iniziato con "Borgo Propizio".

Mi piacciono le saghe familiari, soprattutto quelle con donne protagoniste. L'immedesimazione viene quasi naturale, mi riconosco un po' in ciascun personaggio.

La Ninfa e Ringhio mi concedono una ventina di minuti di evasione e poi mi riportano alla realtà. Si azzuffano davanti a me, causa ignota ma sviluppo già visto e rivisto.

"Back to life, back to reality
Back to life, back to reality
Back to life, back to reality
Back to the here and now, yeah"

Il ritornello mi risuona nella testa. Canzone vecchia, non so neppure di che anno, ma da quando l'ho risentita durante il viaggio di ritorno dall'Isola d'Elba mi sta scavando dentro, come le gocce  sulle rocce.

Magari a lungo andare ne viene qualcosa di buono, in fondo non sono proprio loro, quelle piccole minuscole goccioline, le responsabili delle meraviglie che si possono ammirare nelle grotte di Postumia?

Lascio che si menino quel tanto che basta e poi intervengo: decisa, aggressiva, sopra le righe.

Le parole escono come lava arroventata e si sommano al caldo soffocante. Se ci fosse un termometro, sono sicura che segnerebbe almeno almeno una cinquantina di gradi.

Mi sento svuotata, moscia, come un palloncino sgonfio.

Ma loro si sono placati, mi vengono vicino, tutti sorrisi, baci e abbracci appiccicaticci, con quell'atteggiamento tra il sornione e il pentito che solo i bambini riescono a fare.

"Mamma, possiamo pitturare? Fuori fa caldo, non vogliamo uscire".

In un attimo la sala diventa il nostro atelier: fogli, tempere, acquarelli, pennelli e tavolozze.

Con lo spago da cucina tiro un filo, da un capo all'altro della stanza, dove appendiamo ad asciugare i nostri disegni con le mollette di legno.

Il giorno passa, scandito dai ritmi dei bambini, dalle loro proposte.

Dai leggiamo, dai giochiamo, dai balliamo...Dai, dai ,dai...

Finalmente, stremati, crollano sul pavimento sotto il tavolo, nella tenda degli indiani improvvisata con la tovaglia arancione.

Li lascio lì, sicuramente le piastrelle sono più fresche del letto o del divano.

L'orologio digitale del forno a micro onde mi comunica che sono le 18,30.

Ora di pensare alla cena, magari qualcosa di sostanzioso visto che a pranzo abbiamo mangiato uno yogurt. Ma col caldo pure la fame se ne va.

Ho una melanzana triste e sola che mi implora di essere usata.

La taglio a dadini, la metto a perdere l'amaro in un colino e aspetto.

Di preciso non so nemmeno io cosa. Forse che si cucini da sola?

Vedo dalla finestra il vicino che lava la macchina in giardino.

"Siamo l'esercito del selfie, di chi si abbronza con l'iPhone
Ma non abbiamo più contatti, soltanto Like a un altro post

Mmh, ma tu mi manchi, mi manchi, mi manchi
Mi manchi in carne ed ossa
Mi manchi nella lista
Delle cose che non ho, che non ho, che non ho"

Risuona uno dei tormentoni del momento, forse l'unico che sono riuscita ad apprezzare, quel "mi manchi in carne e ossa" racchiude tutto. O niente.

Per fortuna i miei pupi non si svegliano neanche con le cannonate.

Riprendo in mano il libro, per la cena c'è tempo, siamo in estate, tecnicamente sono in ferie. E allora godiamocele un po', ste maledette e sospirate vacanze!

La vita a Borgo Propizio procede tra alti e bassi, come la vita di ognuno di noi.

Siamo proprio noi a fare la differenza, a decidere ciò per cui vale la pena di vivere, ciò per cui gioire o piangere.

La melanzana alla fine l'ho fritta in e l'ho aggiunta ad un trancio di salmone (l'ideale sarebbe stato pesce spada, ma mi mancava), dorato in padella con aglio, pomodorini pachino e menta fresca. Ci ho condito i paccheri e ho apparecchiato la tavola assieme ai bambini.

La tovaglia arancione ha accolto CF, stanco ma soddisfatto della discesa dal Baldo in bicicletta. Un bicchiere di prosecco alla giusta temperatura, i bambini che gli mostrano i loro capolavori, orgogliosi, un bacio, un abbraccio.

La felicità in pochi semplici gesti, a portata di mano.

Il tempo non va sprecato, va goduto. La gioia si può trovare anche nella vita  quotidiana senza cercare sempre cose fuori dall'ordinario.

E' più facile essere felici in occasioni speciali, la vera sfida è saperlo essere ogni giorno, almeno un po'.

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Per sapere a chi ho passato la palla, guarda la mia pagina Facebook!

E intanto un grazie ad Elisabetta  per l'iniziativa!