Secondo giorno di vita post vacanze natalizie.

Se ieri pensavo di aver ripreso la solita vita in maniera abbastanza soft, oggi ho dovuto ricredermi.

La solita vita infatti mi ha mollato un ceffone a mano aperta in pieno viso.

Stamattina per fare emergere i bambini da sotto il piumone ci ha pensato CF, con un bieco ricatto: " Forza, se non vi alzate dal letto oggi all'asilo vi accompagno io!"

Che poi proprio non capisco, ma non dicevano che le figlie femmine hanno un rapporto particolare con il papà?

Beh, se per particolare intendono che se lo filano solo in caso di disperata necessità allora ci siamo.

I pupi si sono fiondati in bagno. La nostra casetta piccina picciò è dotata di un solo bagno.

Già da ora ogni volta è un litigio su chi deve andarci per primo.

Regola che non vale per la mamma, ché lì si sa che le sedute si svolgono a porte aperte ed ognuno è libero di entrare, uscire e sostare a proprio piacimento, gatti compresi.

Sedata la litigata su chi aveva il diritto sacrosanto di fare pipì per primo -metteremo un cartello con l'ordine di ingresso o magari adotteremo i numerini del supermercato-, tutti a vestirsi.

E qui scatta la gara, che vede contrapporsi la squadra madre-figlia e padre-figlio (non per sessismo, ma per il suddetto rapporto figlia-padre).

Ovviamente vinciamo noi, figurati se loro hanno qualche chance.

A tavola si riaccende lo spirito competitivo: chi finisce prima la colazione ha vinto.

Ma che cosa poi, un mal di stomaco?

I pupi si gettano famelici sulle tazze di latte e si ingozzano di biscotti e fette.

Io cerco di mantenere un atteggiamento zen: stamattina sicuramente non devo dir loro di mangiare in fretta.

Il mantra mattutino invece è "State attenti non fate cadere il latte, la tazza e tutto il resto", in simbiosi con le occhiate dardeggianti che scaglio a CF, mentre sulla mia fronte passa a chiare lettere la scritta: "Se succede qualcosa pulisci tu!".

Caffè, fette con marmellata e miele, spremuta d'arancia intanto che ripasso mentalmente la scaletta della giornata.

Mi chiedo se abbiamo preparato tutto, se ho concordato con CF chi deve fare cosa, se i nonni sono ok in caso di emergenza, se se se.

Perché io ve lo dico, eh, se salta un incastro qui salta tutto.

Quasi quasi mi scappa un "Sincronizziamo gli orologi!".

CF infila ai bambini giacche e scarpe, io li infilo in macchina e faccio tappa veloce alla materna.

Sono i primi, come sempre, baci bacini bacetti e la mamma con il suo bolide affronta il tragitto per il lavoro.

Radio accesa, pilota automatico inserito, mi perdo nei miei pensieri.

Ed è l'unico momento della giornata in cui faccio solo due cose contemporaneamente: guidare e pensare.

Chè già son troppe, soprattutto per una che non è un asso al volante.

In ufficio, si innesta la solita routine, con la presenza piacevole dell'amica con cui chiacchierare di quando in quando.

Il ritorno alla normalità ha sicuramente dei lati positivi: la tisana delle dieci e quella delle 16,30, le confidenze scambiate alla scrivania...

Il tempo che scorre via veloce, a volte troppo, come l'acqua dalle mani.

E la lotta contro il tempo è la costante del mio ritorno alla normalità.

In pausa pranzo volo veloce a casa, mezz'ora di macchina all'andata, mezz'ora al ritorno, quaranta minuti di sosta a disposizione.

Giusto quel che mi serve per mangiare, scambiare due parole con CF per vedere se tutto procede secondo i piani, sbrigare faccende varie e ritornare in ufficio.

Quando si torna alla normalità si viene catapultati in un mondo che viaggia a mille: niente polleggiamenti, pisolini, sieste.

E' come stare su un tapis-roulant: se ti fermi o rallenti vieni irrimediabilmente buttato giù.

E quando arrivi a sera, oh, prima di tirare il fiato ce ne vuole.

I bambini, piccoli tiranni, che pretendono -assurdo, non vi pare?- una massiccia dose di attenzioni: guarda prima me, no me, senti qua, ti racconto là, fammi una coccola, prendimi in braccio...

Cerco di godermi ogni istante della cena. Questa settimana CF è a casa, per cui mangiamo assieme, tutti quanti.

E anche se non sono i pasti luculliani delle feste, hanno un sapore particolare: quello della famiglia, del ritrovarsi, del raccontarsi.

E di nuovo - finalmente!- il tempo rallenta, si dilata, come quando siamo in ferie.

Ci muoviamo seguendo il ritmo indolente delle onde del mare, ci lasciamo cullare dal loro sciabordio, ognuno immerso nel proprio mondo, nei propri pensieri.

Questo è quello che il ritorno alla normalità non ci potrà mai portare via: la consapevolezza che, se anche durante il giorno possiamo sembrare schegge impazzite, la sera possiamo tornare ad essere semplicemente e pienamente noi.

E respirare, per qualche ora, un soffio di libertà.

(Questo post partecipa al tema della settimana #ritonoallanormalità proposto da Arianna, del Blog dei Bonzi).

Il periodo di Natale è uno dei periodi dell'anno che preferisco.

Oltre alla magica atmosfera, mi piace perché spesso vedo che le persone hanno dei fantastici e spontanei gesti di generosità, gratitudine e altruismo.

D'altra parte, a Natale, si sa, siamo tutti più buoni.

Se il mood natalizio rende gli adulti migliori, lo stesso non si può dire dei bambini e non sempre per colpa loro.

Purtroppo mi è capitato di assistere a scene a dir poco raccapriccianti.

Bambini che non ringraziano quando ricevono un regalo ma anzi esternano la loro frustrazione per non aver ricevuto quello che si aspettavano, bambini che danno per scontato ogni piccolo gesto di gentilezza che viene loro rivolto...

Non sto incolpando loro, sto puntando il dito contro noi genitori, i loro educatori di riferimento.

Perché evidentemente c'è una pecca e non da poco nelle cose che insegniamo loro.

Insegnare la gratitudine, il rispetto e la gentilezza ai bambini è un'impresa ardua, ma non impossibile.

Insegnare la gratitudine ai bambini

Il miglior metodo di insegnamento in qualsiasi campo è sempre l'esempio.

Se vogliamo che i nostri figli siano persone educate, gentili e grate, dobbiamo partire da noi.

Ci sono tanti spunti e tanti momenti nella vita di tutti i giorni da cui possiamo partire.

Sette modi  per insegnare la gratitudine ai bambini

Provate ad applicare questi semplici suggerimenti per un mese e vedrete che risultati sorprendenti otterrete.

  1. Diciamo "grazie" quando i bambini ci aiutano a fare qualcosa, quando anticipano le nostre richieste, quando si dimostrano attenti e premurosi verso gli altri;
  2. facciamoci sentire dai bambini quando ringraziamo gli altri per quello che fanno per noi, dal signore che ci tiene aperta la porta per farci passare, alla cassiera del supermercato che ci da il resto;
  3. facciamo capire loro che sono bambini fortunati a vivere da questa parte del mondo: possono mangiare e bere a volontà, possono studiare, possono giocare, hanno una casa e una famiglia che li ama;
  4. insegniamo loro a non sprecare: il cibo va trattato con rispetto, come gli abiti e gli oggetti che sono abituati ad usare. Mostriamogli che le cose possono avere una seconda vita, dal maglione logoro al cartoncino della carta igienica;
  5. evitiamo di assecondare sempre e subito i loro desideri. Stronchiamo sul nascere il binomio "voglio" allora "ottengo": le cose vanno meritate e a volte si ottengono con fatica e pazienza;
  6. educhiamoli a donare agli altri: un sorriso, una carezza, parte del loro tempo ma anche i loro vecchi giocattoli o i libri che non usano più;
  7. dimostriamo loro che a volte basta un gesto semplice per far felice gli altri. "Grazie tesoro perché mi hai abbracciato: ne avevo davvero bisogno e il tuo gesto mi ha reso felice".

Il gioco della gratitudine

Per rendere le cose più divertenti, possiamo insegnare la gratitudine ai nostri bambini attraverso un semplice gioco.

Prepariamo dei foglietti su cui ogni membro della famiglia a fine giornata scriverà a chi è grato e per che cosa.

Consegniamo i bigliettini della gratitudine alle persone a cui sono indirizzate ( si può valutare l'idea di spedirli, sapete che le letterine hanno sempre un gran fascino sui bambini).

Se volete, io vi propongo qui un favoloso calendario creato dalla blogger Claudia Porta: semplice, facile e intuitivo ma dal successo garantito.

Io l'ho già stampato e stasera cominciamo.

Voi cosa aspettate?

La gratitudine è non solo la più grande delle virtù, ma la madre di tutte le altre.
(Cicerone)

2

Oggi è il primo lunedì con il ritorno dell'ora solare.

Il che significa che abbiamo avuto, nella notte tra sabato e domenica, ben un'ora di sonno in più.

Quindi dovrei essere più riposata, ma scommetto che tutti noi genitori sappiamo benissimo che i nostri figli non si programmano come gli orologi.

Domenica mattina quindi bellamente si saranno svegliati prestissimo, tirandovi giù dal letto all'alba.

Nonostante la stanchezza, dovremmo ringraziare i nostri bambini che, così facendo, ci hanno permesso di sfruttare appieno la giornata.

Time is mine- La mia nuova rubrica

Siamo mamme e papà, siamo persone con tanti interessi e tante esigenze.

Non smetterò mai di ripetere quanto sia importante riuscire a ritagliarsi qualche spazio per dedicarci a ciò che ci piace fare, sia esso una seduta dall'estetista o una partita a paintball.

Da qui è nata l'idea per questa piccola rubrica dove, a fine mese, vi proporrò qualcosa di interessante che ho fatto per me, di qualsiasi genere si tratti.

Lo scopo di questo spazio, che ho chiamato "Time is mine" è quello sì di darvi dei suggerimenti, ma anche quello di dimostrarvi che nonostante la nostra condizione di genitori, essere noi stessi è ancora possibile.

Non c'è niente di peggio per me di sentire frasi del tipo "Mi sacrifico per i miei figli" che tradotto in soldoni significa "Smetto di fare qualunque cosa mi piace perché devo seguire le mie creature", il che ci porta ad avere genitori esauriti e incattiviti che in modo più o meno cosciente gettano sui propri figli le loro frustrazioni.

"Qualche cosa di troppo"- Il film

Grazie ai miei adorabili pupi, domenica sono riuscita a guardare questo film francese che avevo in programma di vedere da un po' di tempo.

"Qualche cosa di troppo" è uscito quest'anno ma non se ne è sentito parlare molto.

Secondo me è un film invece che vale la pena vedere.

La regista, nonché attrice protagonista, è Dana Audrey, che aveva diretto già il film "11 donne a Parigi".

Protagonista della storia è Jeanne, una quasi quarantenne, professione architetto, sposata con due figli.

Jeanne è l'antitesi della rampante e affascinante donna in carriera.

Sul piano professionale si fa mettere i piedi in testa dai suoi colleghi e dal suo capo, su quello personale fa come gli struzzi: finge di non vedere che il suo matrimonio sta andando a rotoli.

Insomma, la povera Jeanne è una donna con una scarsa autostima che le deriva da questo concetto inculcatole fin dall'infanzia: "se non sei un uomo non vali niente".

La situazione precipita quando il marito la lascia definitivamente e il giudice stabilisce l'affido congiunto dei figli.

Jeanne, dopo lo sfogo di rito con l'amica del cuore, va a dormire affranta e si risveglia il mattino seguente, dopo una notte tempestosa, con...qualcosa in più.

Avete già capito di cosa si tratta?

Alla protagonista durante la notte è spuntato un bel pene con tanto di attributi.

Dopo l'ovvio terrore iniziale e una visita dal ginecologo (che segnerà la prima tappa di varie sedute), Jeanne si ritroverà a dover fare buon viso a cattivo gioco.

Non tutto il male vien per nuocere: la donna riesce pian piano a dimostrare il proprio valore al lavoro, lasciando di stucco sia il capo che i colleghi.

Allo stesso tempo riesce a vendicarsi del marito fedifrago, riprende le redini della propria vita e diventa una persona pienamente soddisfatta anche in ambito familiare.

Tutto questo sullo sfondo di equivoci divertenti e scene davvero esilaranti che non scadono mai nel volgare.

La commedia riesce a divertire basandosi sullo scambio uomo-donna, ma fatto in modo intelligente e profondo.

L'intento di Dana è quello di mostrarci il mondo maschile con occhi femminili ma lasciando da parte gli stereotipi (gli uomini pensano solo al sesso, le donne sono sempre delle vittime...).

Allo stesso tempo la regista vuole sottolineare quanto purtroppo la nostra società sia ancora legata a stereotipi di genere, soprattutto in ambito lavorativo.

Nel film poi non manca la componente amorosa: Jeanne infatti si innamora, ricambiata, di un suo collega. Ma ora la domanda è: quest'uomo riuscirà ad amarla anche con...qualcosa in più?

Vi suggerisco quindi di vedervi questa pellicola, rilassarvi e ridere, sole o in compagnia (ecco, se non siete pronte a intavolare discussioni complesse magari mandate i bambini a nanna).

Ora aspetto i vostri preziosi suggerimenti non solo in ambito cinematografico: cosa avete fatto per voi questo mese che volete condividere?

Potete lasciarmi i vostri pensieri anche su FB o IG usando l'hashtag #timeismine @datemiunam.

 

Bambini o animali?

In questo mondo pazzo troppo spesso gli animali vengono trattati come figli e i figli come animali.

Ieri alla radio ho sentito che l'attenzione verso gli animali domestici è salita rispetto a quella verso i bambini, tanto che sempre più spesso i supermercati espandono i reparti dedicati agli animali e riducono quelli dedicati ai neonati.

Oramai si sa che l'Italia è un Paese dove le nascite sono sempre più in calo e lo speaker ipotizzava che le coppie fossero più propense a prendere un animale da compagnia piuttosto che a fare un figlio.

Io voglio sperare che la scelta non sia un out-out: chi ha dei bambini può decidere di allargare la famiglia e prendere un animale e chi ha un animale può tranquillamente decidere di fare un figlio.

Bambini e animali

Fin da quando ero piccola ho avuto l'opportunità di vivere a stretto contatto con gli animali domestici: gatti, canarini, pappagalli, criceti, pesci, tartarughe...

Purtroppo non ho mai avuto la possibilità di tenere dei cani, perché i miei genitori hanno sempre pensato che avessero bisogno di stare in un giardino o in un cortile.

Ho rimediato ora che sono grande, "adottando" il cockerdei genitori di CF.

Le ricerche degli ultimi anni hanno dimostrato come la presenza di un animale domestico accanto ai bambini arrechi loro grandi vantaggi.

Vantaggi psicologici

Prendersi cura di un cane, un gatto, una tartaruga...aiuta i nostri figli a diventare più responsabili - mi vengono sempre in mente i telefilm americani, dove a turno ogni alunno porta a casa la mascotte della classe per accudirla.-

La convivenza con un animale aumenta l'autostima, migliora le capacità di osservazione e riduce ansia e stress, come ha ben dimostrato la pet-therapy.

Inoltre, considerando che spesso gli animali da compagnia hanno aspettative di vita differenti dalle nostre, vivere con loro insegna ai nostri figli il ciclo della vita.

Spesso infatti i nostri pets vengono presi quando sono solo dei cuccioli e restano con noi fino a che non muoiono.

Seppur triste, da quest'esperienza ogni bimbo imparerà cheogni cosa ha un inizio e una fine, compresi gli esseri viventi.

Vantaggi fisici

Vivere a stretto contatto con un animale può recare vantaggi anche a livello fisico, non solo psicologico.

Pensiamo infatti a tutti quei bambini che hanno un cane: sono più invogliati ad uscire e questo riduce la sedentarietà e combatte il sovrappeso.

Uscire inoltre significa vedere e incontrare altre persone, stimolando la socializzazione.

Da tempo è stato dimostrato che chi vive a contatto con gli animali corre meno rischi di sviluppare allergie e forme asmatiche.

Inutile sottolineare che si parla sempre di animali ben tenuti, ossia sottoposti a periodici controlli veterinari almeno una volta l'anno e a cui vengono applicate le norme igieniche basilari: pulire frequentemente le gabbiette e le lettiere, così come ceste e cucce dove dormono, non far mai mancare loro acqua fresca e nutrirli in modo adeguato.

Quale animale scegliere?

Ok, avete capito che la convivenza tra animali domestici e bambini è possibile e avete deciso di prenderne uno.

Mi auguro che la decisione sia stata attentamente ponderata e non sia stato frutto dell'impulso del momento.

Non mi stancherò mai di ripetere di non regalare animali per Natale o per compleanno se non siete sicuri che poi vengano accuditi con gioia e amore per sempre.

Gli animali non sono giocattoli e richiedono impegno e costanza, che essi ci restituiscono poi sotto forma di amore e dedizione incondizionata.

Per capire quale animale è il più adatto per la vostra famiglia, il mio consiglio è quello di documentarsi e se possibile di fare una chiacchierata con un veterinario.

Tenete ben presente che, come ogni persona, anche gli animali sono individui unici con una loro personalità: il gatto della bisnonna non si comporterà necessariamente come il gatto che prenderete voi, il cane di vostro cugino non sarà mai uguale al vostro.

Ricordatevi che, qualunque sia la scelta che farete, un animale è come un diamante: per sempre.

Valutate quindi attentamente:

  • quanto tempo siete disposti a dedicargli: pulire la boccia dei pesci è meno impegnativo che badare ad un cane, per esempio;
  • quanto spazio avete: tenere un alano in un appartamento di 75 mq. a mio avviso non è una scelta, è un suicidio;
  • quali sono le vostre possibilità economiche: gli animali hanno un costo: controlli periodici dal veterinario, cibo e un minimo di attrezzatura. Il costo di mantenimento di un cavallo non sarà paragonabili a quello di un canarino.

L'ultimo consiglio importante che voglio lasciarvi è questo: se optate per animali che non stanno in gabbia, abbiate l'accortezza di non lasciarli mai incustoditi con i vostri bambini, soprattutto se molto piccoli.

Detto questo, concludo augurandovi una felice e serena convivenza!

 

 

Care mamme e cari papà di bimbi in età scolare, oggi mi rivolgo espressamente a voi.

Avete mai sentito parlare di "Back to school -L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi"?

Sono sicura che, anche se non conoscete il romanzo (del resto è appena uscito, potete trovarlo facilmente su Amazon), conoscete però benissimo che compito arduo e stressante sia iscrivere i vostri figli alla scuola primaria.

Ne è ben conscia Ginevra Van Deflor, l'autrice del libro, che per aver svelato all'umanità intera i turpi segreti che si celano dietro tali pratiche, è entrata a far parte del programma testimoni.

Celando la sua identità dietro questo raffinato pseudonimo, Ginevra descrive con sfacciata ironia ogni singolo passaggio che i genitori sono costretti a compiere per l'istruzione dei loro amati figli.

Con sguardo critico Ginevra affronta la scelta della scuola, la preiscrizione, l'iscrizione, il primo giorno di scuola, i rapporti con le insegnanti...

La sua penna graffiante mette in risalto la pesantezza e la fatica con cui devono misurarsi quotidianamente i genitori durante questa critica fase di crescita, non certo aiutati dalla burocrazia e dalla tecnologia del nostro Bel Paese.

Un romanzo che sa strappare più di una risata ma al contempo rappresenta anche uno spaccato della nostra società che, in nome del progresso, rende più complicate procedure che fino a qualche tempo fa erano di gran lunga più semplici.

Se volete quindi divertirvi in modo colto (l'ironia si gioca sulla ricercatezza delle metafore e sull'impianto narrativo, non ci sono frasi scurrili o volgari) "Back to school- L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi" è quello che fa al caso vostro.

Se siete in vena di sadismo, potete perfino tenerlo in considerazione e regalarlo a Natale a quei genitori che hanno i figli ancora alla materna.

Quindi, non sprecate le fatiche di Ginevra: leggetelo e diffondete il verbo!

Come sempre, un ringraziamento particolare va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del #venerdìdellibro.

Attendo i vostri preziosi suggerimenti per la settimana.

Buona lettura!

 

4

I bambini sono come gli uccellini: ad ogni momento aprono la bocca"

Mi ero dimenticata di questo proverbio fino a poche settimane fa, quando ho avuto l'occasione di vedere la bimba di pochi mesi di una mia amica.

La piccola apriva la sua boccuccia rosea, la punta della lingua guizzava tra le gengive ancora spoglie con un ritmo incalzante.

La notte scorsa, poi, mi sono ritrovata a pensare che esistono altre similitudini tra uccelli e bambini.

I bambini, infatti, con l'arrivo dell'autunno, migrano, proprio come fanno i volatili.

E dove se ne volano, vi starete chiedendo?

Forse  se ne vanno a svernare in qualche luogo caldo, in attesa che ritorni la primavera?

Magari fanno una capatina all'Isola Che Non C'é, seconda stella a sinistra e poi via...O era a destra?

Mannaggia, spero che abbiano più senso dell'orientamento di me.

Le migrazioni dei bambini sono molto più facili, anche se non prive di ostacoli.

Ogni bambino lo sa. Ogni bambino conosce la via che lo conduce alla sua mamma.

Ed è così che, in piena notte, sulla base di un istinto primordiale, i bambini sfidano l'incertezza del buio.

A piccoli passi, guardinghi, si fanno strada senza alcun lume per le stanze della casa.

Attraversano lunghi corridoi, schivano sedie, comodini, spigoli dei letti, si infilano con grazia felina tra le fessure delle porte socchiuse, evitano muri e giocattoli sparsi sul pavimento e giungono incolumi a destinazione.

Con un balzo lesto  atterrano sul letto, fianco a fianco alla mamma dormiente.

S'infilano sotto le lenzuola e pigolano per ottenere un abbraccio o un bacio.

Infine, con un sospiro voluttuoso, chiudono gli occhi e si riaddormentano, tranquilli e beati.

Loro.

Voi invece mentalmente tirate giù dal cielo giusto tutti i santi che conoscete, e non son pochi, visto il vostro passato (breve) da catechista.

Poi tentate di far rotolare il corpo inerme di vostro figlio - che nel frattempo avrà assunto il peso specifico del piombo- verso la schiena paterna.

Ma non appena il pupo avverte la vicinanza del padre, con uno scatto si gira e torna alla posizione di partenza.

Vale a dire che la sua manina coprirà esattamente la vostra bocca e almeno il mignolino sarà conficcato in una delle vostre narici, il gomito vi premerà lo sterno ed entrambi i piedi, ghiacciati per il contatto con le piastrelle del pavimento, si saranno non si sa come infilati sotto la maglia del vostro pigiama, provocandovi brividi diffusi.

A questo punto tenterete di spostarvi, assumendo quella che i soccorritori chiamano "posizione di sicurezza", vale a dire vi metterete sul fianco.

Così vi verrete a trovare sul bordo del letto. Vostro figlio vi si accozzerà ancor di più, abbracciandovi dietro la schiena come fanno i koala.

Ogni movimento vi sarà precluso, pena il risveglio prematuro dell'infante.

E starete lì, immobili, cercando di non battere i denti perché il lenzuolo se lo sarà tenuto tutto il bimbo.

Ma sarete felici, oh sì, davvero felici, mentre ascolterete il suo respiro e la vostra felicità diventerà tutt'uno con i rivoli di sudore che scenderanno nella zona del vostro corpo a contatto con quello del vostro bimbo.

Pelle a pelle, i respiri sincronizzati, vi godrete ogni istante, mentre un insano torpore si impadronirà dapprima della vostra mano, poi risalirà lungo il braccio ed infine si propagherà ad ogni singola parte del vostro corpo.

E quello sarà l'unica cosa addormentata che avrete.

Accoglierete con mistico tripudio la sveglia delle 5.00 che trillerà come la tromba dell'angelo, vedrete le schiere dei santi fare la ola davanti ai vostri occhi pesti, mentre il vostro amato si alzerà bofonchiando qualcosa su come ha passato male la notte.

Voi vorreste lanciargli il libro che tenete sul comodino - la Bibbia, putacaso- ma non potete raggiungerlo perché il braccio non risponde più ai vostri comandi.

Vi limitate a mandargli un sommesso "May day, may day!"  in codice Morse- tre punti, tre linee, tre punti-, battendo l'indice sulla cornice di legno del letto.

Seppur a rallentatore, seguendo la bradiposofia, il vostro partner compirà il sommo gesto d'amore che stavate aspettando.

No, non mi riferisco al bacio che può risvegliare Biancaneve o la Bella Addormentata, ma allo spostamento fisico di vostro figlio che finirà nella metà (sì, ho detto proprio metà!) del letto che fino a pochi istanti prima aveva occupato il vostro eroe.

Quindi, con un enorme atto di forza, raccogliendo le poche energie rimaste, riuscirete a rimettervi supine nella vostra metà.

Intanto che un fastidioso formicolio ridesterà i vostri arti atrofizzati, godendo del tepore dato dalla riconquista di un lembo di lenzuolo, chiuderete finalmente gli occhi, pregustando la vostra meritata ora di sonno profondo.

Ed è a quel punto che vostra figlia, seguendo il primordiale istinto migratorio che accomuna bambini ed uccelli, piomberà nel lettone, accanto a voi, anzi tra voi e vostro figlio, dando inizio allo schema fin qui illustrato.

Ma, care mamme, godetevi ogni prezioso istante del co-sleeping, perché quando i vostri bambini saranno grandi lo rimpiangerete amaramente.

Vi saliranno le lacrime agli occhi, guardando la vostra progenie ormai sedicenne uscire di casa, mentre penserete con gioia maligna: "E domani è domenica, alle cinque attacco subito l'aspirapolvere!"

E attenderete con ansia quel momento magico e mistico, esattamente come Linus, che ogni anno non smette di aspettare l'arrivo del Grande Cocomero.

(Con questo articolo partecipo al tema della settimana degli #Aedidigitali, il #GrandeCocomero)