Care mamme e cari papà di bimbi in età scolare, oggi mi rivolgo espressamente a voi.

Avete mai sentito parlare di "Back to school -L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi"?

Sono sicura che, anche se non conoscete il romanzo (del resto è appena uscito, potete trovarlo facilmente su Amazon), conoscete però benissimo che compito arduo e stressante sia iscrivere i vostri figli alla scuola primaria.

Ne è ben conscia Ginevra Van Deflor, l'autrice del libro, che per aver svelato all'umanità intera i turpi segreti che si celano dietro tali pratiche, è entrata a far parte del programma testimoni.

Celando la sua identità dietro questo raffinato pseudonimo, Ginevra descrive con sfacciata ironia ogni singolo passaggio che i genitori sono costretti a compiere per l'istruzione dei loro amati figli.

Con sguardo critico Ginevra affronta la scelta della scuola, la preiscrizione, l'iscrizione, il primo giorno di scuola, i rapporti con le insegnanti...

La sua penna graffiante mette in risalto la pesantezza e la fatica con cui devono misurarsi quotidianamente i genitori durante questa critica fase di crescita, non certo aiutati dalla burocrazia e dalla tecnologia del nostro Bel Paese.

Un romanzo che sa strappare più di una risata ma al contempo rappresenta anche uno spaccato della nostra società che, in nome del progresso, rende più complicate procedure che fino a qualche tempo fa erano di gran lunga più semplici.

Se volete quindi divertirvi in modo colto (l'ironia si gioca sulla ricercatezza delle metafore e sull'impianto narrativo, non ci sono frasi scurrili o volgari) "Back to school- L'insostenibile pesantezza dell' essere genitori di allievi" è quello che fa al caso vostro.

Se siete in vena di sadismo, potete perfino tenerlo in considerazione e regalarlo a Natale a quei genitori che hanno i figli ancora alla materna.

Quindi, non sprecate le fatiche di Ginevra: leggetelo e diffondete il verbo!

Come sempre, un ringraziamento particolare va a Paola di Homemademamma, l'inventrice del #venerdìdellibro.

Attendo i vostri preziosi suggerimenti per la settimana.

Buona lettura!

 

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Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

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"Il ladro di ricordi" della giovane scrittrice napoletana Alessandra Pepino è uno delle letture estive che ho apprezzato di più.

L'autrice ci propone nel suo secondo romanzo due nuove indagini che l'ispettore Jacopo Guerra deve risolvere.

Torniamo quindi nella città di Napoli, terra affascinante e piena di contrasti.

Se da una parte la scrittrice ci descrive una città sfavillante e in festa per l'arrivo del Natale, dall'altra ci propone anche una versione più cupa e opprimente, quella dedita ai traffici loschi e ai sotterfugi.

E' sullo sfondo di vialetti caratteristici, piazze e monumenti famosi che Jacopo Guerra dovrà far luce sul mistero di Elisa, una quindicenne misteriosamente scomparsa.

Forse la sua sparizione trova un antecedente nel rapimento e omicidio di un'altra ragazza avvenuto qualche mese prima.

Un oscuro rapitore sfida apertamente il protagonista, diffondendo qua e là indizi vari e proponendo indovinelli e rompicapi che solo un vero napoletano può riuscire a comprendere.

Ma non è finita qui. Ne "Il ladro di ricordi" l'autrice infatti complica la vicenda mettendo in campo una seconda indagine.

La polizia deve scoprire la verità sull'apparente suicidio di Mario Ossorio, precipitato dalla finestra del suo ufficio.

Come accade spesso, la soluzione si trova nel passato.

Proprio questa è la sfida più grande, il guardarsi dentro e fronteggiare i propri demoni, come fa l'ispettore Jacopo Guerra.

Sulla scia del suo primo romanzo, "Cattivi presagi", Alessandra Pepino torna quindi con una doppia indagine ancora più intricata.

Lo stile fresco e attuale, gli scorci di una Napoli raccontata da chi ci vive e la ama, una caratterizzazione dei personaggi mai banale rendono questo thriller molto scorrevole e avvincente.

"Il ladro di ricordi" ci catapulta di già verso il periodo natalizio, con quelle sue atmosfere apparentemente festose che in realtà nascondono sempre qualcosa.

L'autrice gratta via la superficie dorata della sua città e ci sbatte in faccia a volte anche in maniera brutale tutte le cattiverie e le nefandezze del genere umano.

Allo stesso tempo, la "salvezza" ci arriva da Jacopo Guerra, un uomo come noi, non di certo un santo.

Romanzo ideale per passare le serate fresche di ottobre in buona compagnia.

Fatemi sapere se conoscete Alessandra Pepino e se avete avuto modo di leggere i suoi romanzi.

Come sempre, un grande ringraziamento a Paola di Homemademamma per il suo #venerdìdellibro.

 

Una sera qualsiasi di una giornata d'autunno come tante.

Ingolfata nel traffico mentre torno a casa dal lavoro, la voglia di farmi una doccia bollente e di svenire sul divano come unica compagnia.

Si procede a passo d'uomo, prima-seconda-fermi, prima-seconda-fermi.

La coda scivola lenta giù per la valle, mentre inganno il tempo canticchiando vecchie canzoni, persa tra le note malinconiche di ciò che passano alla radio.

Prima-seconda-fermi. Ma stavolta non si riparte. Capolinea. E a me, ovviamente,  scappa la pipì - perché queste cose capitano sempre nei momenti peggiori, eh?-

Con una rapida manovra che sorprende il motociclista che stava arrivando a velocità sostenuta -per andare dove, poi, che è tutto bloccato?-, mi tolgo dalla strada e parcheggio in una piazzola con annesso bar.

Bar uguale bagno e soprattutto uguale caffè, che non fa mai male, almeno a me.

Decido di prendermela comoda, tanto la coda non sembra procedere.

Mi siedo al tavolino, pronta a godermi il mio bell'espresso.

-Ciao, posso farti compagnia?

Non ho bisogno di alzare lo sguardo per sapere chi è.

La vedo benissimo con gli occhi della mente, la testa lievemente reclinata di lato, i capelli lunghi e scuri che le ricadono sulla guancia, la bocca perfettamente truccata.

Non aspetta la mia risposta. Come allora, si siede e basta, accavallando le gambe ossute che sembra fatichino perfino a sostenere il peso delle eleganti scarpe con i tacchi.

Il suo profumo -sempre lo stesso, fondo dolce con note speziate-, la sua erre appena arrotondata, il suo tono tanto calmo e suadente.

"L'ipnotismo di un serpente", mi viene da pensare di colpo.

Le guardo le mani, l'unica cosa diversa in lei. Ora sono curate.

Ha smesso di mangiarsele fino all'osso.

"Chissà dove sfogherà tutte le sue energie negative ora".

Ma in realtà non voglio saperlo. Non mi interessa più. Ha smesso di importarmene tanto tempo fa, in effetti.

Lei nota il mio sguardo e si tira più giù le maniche del cardigan, un riflesso condizionato, quasi come se l'avessi colta in flagrante.

Non serve. Niente finzioni, niente menzogne, tra di noi.

Ambedue sappiamo benissimo cosa si nasconde là sotto, nella zona dove le commesse ti fanno provare il fondotinta.

Io c'ero e non ho dimenticato.

E' un attimo, ma basta. Mi basta.

Così con un atto di forza poco consono per me prendo le redini del discorso, prepotentemente, senza alcun tatto.

- Vedo che stai bene, ma soprattutto vedo che non sei cambiata affatto.

Lo interpreta come un complimento e la sua bocca si allarga in un sorriso, le fossette così familiari sulle guance incavate.

Prima che ricominci a parlare, la blocco decisa con un gesto perentorio.

- Ascoltami, per favore.

E' tanto che non ci sentiamo, sicuramente avrai molte cose da raccontarmi, magari le ho anche io.

Il fatto però è questo: negli anni che non ci siamo sentite, ho capito finalmente che la mia vita ha perfettamente senso anche senza di te.

Non sei come un pezzo di puzzle che completa l'immagine, non mi sei indispensabile, senza di te io sto bene.

E credo che la stessa cosa valga anche per te.

Sicuramente hai trovato altre persone più in sintonia con te, con la te stessa di adesso.

Anzi, no, con la te stessa di sempre, perché tu non sei cambiata affatto, sono io ad essere diversa adesso,nella strada che ho scelto, ma soprattutto nel mio modo di sentire e di vivere la vita.

Hai sempre detto tu per prima che i rami secchi vanno tagliati così che l'albero possa utilizzare la propria energia vitale in modo più razionale e mirato.

Ecco, è arrivato questo momento, anzi, in realtà l'abbiamo già fatto, questo è solo un istante casuale in cui ci siamo trovate nello stesso tempo ad occupare lo stesso spazio.

Io ti ho lasciato andare, anni fa, quando tu hai cominciato ad allontanarti da me.

Ed è stato proprio allora che ho smesso di essere il tuo satellite, di girarti attorno e di riflettere la tua luce.

Non è stato facile, questo no, ma ho cominciato a capire chi ero, chi potevo e volevo essere.

Ho utilizzato la mia vitalità per me, non più per te.

Ho impiegato il mio tempo per fare ciò che volevo fare realmente, non per fare ciò che poteva far star bene te.

Ho smesso di essere il tuo bilanciere, il tuo grillo parlante, la tua spalla su cui piangere.

Ho capito che tu non sei una mia responsabilità, perché l'amicizia non implica necessariamente che uno si faccia in modo automatico carico della felicità dell'altro, sempre e comunque.

Sono consapevole della contropartita: una persona con i tuoi talenti e le tue doti non l'ho più incontrata, il feeling che c'era tra di noi non l'ho più provato con nessun altro.

Ma le cose sono andate così ed io non ho rimpianti.Il gioco non valeva la candela.

Fatti un favore: lasciami andare, faccio parte del tuo passato e non hai bisogno di me né nel tuo presente né nel tuo futuro.

Sono un ramo secco oramai, da cui non puoi più attingere nulla.

Non sto dicendo di dimenticare o rinnegare quel che c'è stato anni fa, ma è ora di andare avanti.

Lasciami andare, perché stare con te non mi provoca gioia, ma neppure dolore.

Senza di te mi sento sollevata e libera, mi sento più...me stessa.

Non ho più paura del telefono che squilla a tarda notte, non ho più paura di trovarti stesa esanime sul pavimento di casa tua o di doverti raccogliere nel camerino di un negozio perché sei svenuta dalla fame mentre provavi quell'abito così carino.

Lasciami andare perché io non sono più disposta a rivivere tutto questo.

Il tuo narcisismo esasperante è una brutta bestia che si ripercuote  in centri concentrici su tutti quelli che ti stanno vicino"

Mi osserva, occhi grandi e profondi. Non c'è tristezza o disagio, non c'è rabbia o dolore, forse solo le antiche vestigia di un affetto lontano.

-Grazie! Sai che non amo fingere-

Le parole volano via leggere dalla sua bocca.

Barcollando appena sui suoi trampoli all'ultima moda, la borsa di Armani in spalla, esce da locale.

Quel che mi rimane di lei è la scia del suo profumo e il suo caffè da pagare.

Risalgo in macchina e mi rimetto in coda, paziente.

Seguo il traffico, consapevole che il momento del decluttering è stato davvero catartico.

"Does it sparks joy?"

Stare con lei, di gioia, non me ne dava più, inutile riprovarci.

Certe cose finiscono e basta.

Penso a Marie Kondo, alle sue parole: "Conservate solo ciò che vi emoziona, il resto buttatelo via senza ripensamenti".

Sono certa che non si riferisse solo alle cose, la Marie.

Ed io di ripensamenti, in questo caso, non ne ho.

Sono libera, consapevole di essermi definitivamente lasciata alle spalle un grosso peso, una parte ingombrante del mio passato.

Ma la mia vita ora può continuare e credo sarà più fulgida ed appassionante di prima.

Questo post partecipa al tema #fantasmi #decluttering proposto dagli #aedidigitali. Se vuoi saperne di più, trovi tutto qui.

 

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Oggi sono felicissima.

Sono in questo stato di grazia da ieri sera, più precisamente da quando leggendo i vari blog che seguo mentre tentavo -invano-di far dormire i pupi, ho scoperto di essere stata nominata da Chiara, autrice del bellissimo blog Piano Terra, Lato Parco al Blogger Recognition Award.

Cioè. Io. Sono. Stata. Nominata. Al. Blogger. Recognition. Award.

Il Blogger Recognition Award (abbreviato affettuosamente in BRA) è un riconoscimento che viene conferito ai blogger da altri blogger, quando si ritiene che un blog stia svolgendo un lavoro utile e valido.

Funziona in questo modo: ogni blogger segnala ai propri lettori 15 blog degni di apprezzamento, meglio se emergenti, per farli conoscere e per aiutare la diffusione dei contenuti.

Si devono rispettare solo poche e semplici regole:

  1. Ringraziare il blogger da cui si è ricevuta la nomination linkando il suo blog;
  2. raccontare come è nato il proprio blog;
  3. dare consigli ai nuovi blogger;
  4. commentare il blog di chi ti ha nominato linkando il tuo articolo di ringraziamento;
  5. nominare infine i 15 blog per noi degni di menzione.

Per cui, diamo inizio alle danze!

Partiamo dalla cosa più importante: un pubblico e sentito ringraziamento a Piano Terra, Lato Parco, uno tra i più interessanti blog in cui mi sono imbattuta curiosando nella rete. Chiara è un'abile affabulatrice, una maestra della penna e vale la pena seguirla.

E' quindi per me un onore essere stata nominata da una blogger che stimo profondamente.

Come è nato Datemiunam? E' nato per colmare un vuoto che tanto vuoto non è.

Dopo anni passati a leggere i blog degli altri, sui più disparati argomenti, da spettatrice o da commentatrice seriale, ho deciso che anche io volevo dire la mia.

Non mi bastava più rimanere ai margini, sentivo l'esigenza di uno spazio in cui esprimere le mie idee su temi scelti da me o proposti da altri ma di cui in fondo condivido valori e principi.

La mia ambizione è quella di riuscire a realizzare assieme alle mie lettrici e ai miei lettori uno spazio per chiacchierare, condividere e scambiare opinioni sui fatti ordinari e straordinari delle nostre vite comuni.

Alla luce di tutto questo, cosa mi sento di consigliare ai nuovi blogger? Assolutamente nulla, dal momento che anche io sono sul web da un anno.

Forse una cosa sì: divertitevi, fatelo perché vi piace farlo, perché c'è un qualcosa in voi che vi spinge a scrivere, qualunque sia l'argomento di cui volete parlare.

Ed infine, eccoci giunti alle mie personali 15 nomination in ordine alfabetico:

    1. Cambio Passo
    2. Di serie zero
    3. Diario di una mamma bradipa
    4. Home made mamma
    5. Il blog dei Bonzi
    6. Impastastorie
    7. L'angolo di me stessa
    8. La libridinosa>
    9. Minimo Blog
    10. Moda per principianti
    11. Simo e la mini me
    12. The bluebird kicthen
    13. Una mamma zen
    14. Vita da Papà
    15. Zebuk

Una menzione particolare va al blog Pensieri Rorondi, la cui autrice ha scelto di non partecipare e solo per questo non figura nell'elenco.

Ora ribalto invece la cosa a voi: datemi tre suggerimenti di nuovi blog da scoprire.

 

Priscilla questo fine settimana si è trasformata nella casalinga perfetta.

Complice il famigerato Favonio, vento caldo e secco, che si dice provochi disturbi comportamentali, Priscilla è divenuta la reincarnazione della massaia ideale.

Tutto è cominciato quando ha deciso di cambiare le lenzuola, approfittando del vento che avrebbe asciugato i panni in men che non si dica.

Persone ben informate sui fatti dicono poi che la cosa deve esserle sfuggita di mano.

Nell'arco di tre ore Priscilla, in pieno mood casalingo, ha cambiato le lenzuola di tutti i letti, sfoderato il divano, lavato tende, cuscini e tappeti, il tutto in aggiunta alle lavatrici standard settimanali.

La vicina novantenne giura e spergiura che per un attimo le sembrava di essere di nuovo nella sua amata Provenza: il vento trasportava intense zaffate di lavanda, olio essenziale con cui Priscilla suole (quando si ricorda) profumare il bucato.

Sotto l'effetto del Favonio, la nostra casalinga perfettamente allucinata ha sradicato quel che restava dei gerani estivi e piantato giovani violette declinate in tutte le cinquanta sfumature.

Si è gettata nelle faccende domestiche come se non ci fosse un domani: vetri, specchi, pavimenti, mobilia...Niente è stato risparmiato dalla sua furia cieca.

Tallonata dai suoi figli, preventivamente muniti di panni in micro fibra e pattine ai piedi, ha lucidato la sua dimora da cima a fondo, che Cenerentola, ti prego, non c'è storia.

Alcuni giurerebbero perfino di aver visto uccellini cinguettanti accompagnarla mentre cantava sguaiatamente "Andiam, andiam, andiamo a lavorar", tallonata da due nanetti,  ma forse erano allucinazioni prodotte dai fumi della lavanda.

Non paga di tutto ciò, l'invasata Priscilla ha caricato entrambi i pargoli sulla sua zucca-mobile e ha affrontato la sfida delle sfide, la battaglia più cruenta di tutte: la spesa settimanale nell'affollato ipermercato nell'ora di punta del sabato, ossia l'ora di pranzo.

Perché la spesa qui si fa in maniera intelligente, come le partenze: tutti ci vanno nella finestra temporale 11-13 pensando che troveranno meno pieno.

In realtà, nella fascia oraria summenzionata l'ipermercato ha una densità pari a quella di Shanghai o Pechino.

Priscilla, da brava mamma, lega la prole al carrello per non rischiare di perderla e si lancia a capofitto tra le corsie sovraffollate, lista della spesa nella mano destra (perchè la massaia perfetta è organizzata) e self-scanning in quella sinistra.

Riemerge dalla jungla un paio di ore dopo, stipa nell'auto tre borse cariche di derrate alimentari, prodotti per l'igiene e per la cura della casa, due pacchi di acqua, due confezioni di sabbia per le lettiere dei gatti, seguiti da mangimi per i vari pets.

Incastra alla perfezione ogni cosa, compresi i bambini. Come ci riesca, calcolando le dimensioni assai ridotte della vettura, rimane tuttora un mistero.

Una volta a casa, la perfetta casalinga sistema ogni cosa al proprio posto con una precisione certosina, senza lasciare nulla al caso (siamo sempre iper-organizzate, eh?!).

Le mensole della dispensa mostrano file ordinate di pasta, conserve, marmellate, biscotti, cereali, farine, tutto suddiviso per genere alimentare e ordinato per scadenza, dal più piccolo al più grande e se possibile cercando un'armonia d'insieme cromatica, ché anche l'occhio vuole la sua parte.

Non paga di tutto ciò, mentre i pupi collassano sul divano bello pulito e -quasi- come nuovo, Priscilla si dedica alla cucina.

La novella massaia sforna torte e biscottini, creme e budini, zuppe e vellutate e, come una vera italiana che si rispetti, ragù e pasta in casa.

Vorrebbe perfino stirare, ma non può per mancanza di mezzi. Priscilla infatti non possiede un ferro da stiro, ma questa è un'altra storia.

Quando sul far della sera CF rincasa dopo una giornata di pesca, Priscilla lo accoglie con un sorriso smagliante, la tavola imbandita, i bambini lavati e profumati.

Il pover'uomo si rende subito conto della metamorfosi subita dall'amata compagna e, cauto, vorrebbe chiamare qualcuno per esorcizzarla.

Ma non c'è tempo. Premurosa Priscilla l'ha già sospinto in bagno dove lo attendono candele profumate e una doccia calda.

CF, benché intimorito, decide di sacrificarsi e di far buon viso a cattivo gioco: per stasera si godrà quella versione strampalata di Priscilla, che durerà tanto quanto il Favonio.