A Natale siamo tutti più buoni.

Seee, come no, e gli asini volano (sì, quello di Santa Lucia per lo meno).

I regali di Natale sono una vera spina nel fianco, fastidio secondo forse solo alle riunioni familiari a cui non ci si può sottrarre, pena la scomunica o, peggio ancora, la perdita dell'eredità.

Fare i regali a Natale dovrebbe essere messo nella lista delle dodici fatiche, che così diventerebbero tredici, con buona pace dei superstiziosi.

I più previdenti cominciano a comperare pensierini e oggettame vario ancora un anno prima, approfittando dei saldi e delle varie occasioni, ché così la spesa non si accumula ed evitano lo stress.

Poi ci sono quelli che compilano liste infinite, da una parte i nomi e dall'altra il regalo e poi procedono spediti tra i negozi e le bancarelle, senza deviare di una virgola, penna in mano per mettere un segno di spunta quando l'acquisto viene fatto.

Una considerazione speciale va a chi fa lavoro di squadra: i tuoi parenti amore li fai tu, i miei io, gli amici in comune li dividiamo in ordine alfabetico e così ce la caviamo in mezza giornata.

Non si può non considerare i generosi, che comperano qualcosa per tutti, perfino per il cognato della portinaia, perché a Natale il regalo è d'obbligo.

Ecco, forse è proprio questa la cosa fastidiosa, la nota stonata, quella contro cui vengono lanciati gli anatemi del consumismo e del buonismo a tutti i costi.

Fare regali a Natale non dovrebbe essere un obbligo, ma un piacere.

Odio le persone che mi regalano la qualsiasi solo perché così fan tutti.

In un nanosecondo capace di ritrovarmi con imbarazzanti pigiami, improponibili borsette, bigiotteria scadente, fragranze ammorbanti o inutili pseudo-complementi d'arredo.

Astenersi, prego.

Peraltro mi infastidiscono anche coloro che sono per "l'utile a tutti i costi".

Che cosa ti serve? Ma cosa vuoi che mi serva? Magari la lavatrice nuova, ma dubito che tu possa stanziare un budget così alto solo per me.

In caso contrario, parliamone.

I regali di Natale sono dei doni.

Donare: Dare ad altri liberamente e senza compenso cosa gradita.

Focalizziamoci sull'aggettivo "gradito".

Presuppone che il donatore abbia con colui che riceve il dono un qualche tipo di rapporto di conoscenza.

Se il rapporto è superficiale, prego evitare il famigerato regalo.

Se il rapporto è invece più profondo, magari amichevole o sentimentale, allora si presuppone che chi dona dovrebbe sapere almeno a larghe spanne cosa gradisce l'altro.

Magari ti metto sulla buona strada se le opzioni sono più di una.

Impossibile non avere in mente un possibile regalo di Natale.

Dei due, l'una: o non si conosce davvero la persona o si preferisce ignorare per comodità quali sono i suoi interessi.

Se si sa che i desideri sono davvero al di fuori della nostra portata, onestamente, spieghiamolo quando presentiamo il nostro regalo alternativo.

Ma vi prego, non dite alla vostra fidanzata che sapevate benissimo che preferiva un bracciale di diamanti mentre scarta una sciarpa di lana sferruzzata dalla prozia Ada.

Fatevi guidare dal cuore e dall'istinto.

Tenete ben presente che quando regalate qualcosa state trasmettendo anche un pensiero, l'idea che voi stessi avete di chi vi sta di fronte.

Con questa massima ben impressa, orsù andate e scatenatevi che il famigerato 25 Dicembre si avvicina.

E tanto a Natale basta il pensiero. Oppure no?!

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"In famiglia devono dominare l'amore e il rispetto"

Così era solita predicare mia nonna Pina -no, non quella delle tagliatelle, un'altra-

Sicuramente è questa  la base di un matrimonio durato più di cinquant' anni.

Questo e il fatto che mia nonna era una gran bigotta, per cui se le cose non fossero andate bene non avrebbe comunque contemplato l'idea del divorzio.

Nonostante le idee radical-cattoliche, quando penso ai miei nonni capisco che in realtà erano una coppia molto affiatata, nel senso moderno del termine.

In casa vigeva una certa divisione non scritta del lavori domestici, per cui a mio nonno spettava il compito di accendere il fuoco, arrotare coltelli, eseguire piccole riparazioni e "menare" la polenta o fare le caldarroste.

La Pina si guardava bene dal superare questi taciti confini. Dal canto suo sovrintendeva alla normale preparazione dei pasti, soprattutto dei dolci.

E della pulizia della casa, sa va sans dire, coadiuvata da uno stuolo di aiutanti, prevalentemente manodopera infantile, anche se ho visto in talune occasioni mio nonno con una ramazza in mano.

C'erano però delle faccende che i miei nonni compivano assieme e, cascasse il mondo, nessuno aveva il permesso di intromettersi, neppure io, la nipote prediletta.

Una di queste era preparare gli gnocchi.

In ogni famiglia dello stivale che si rispetti esistono ricette che si tramandano di generazione in generazione, di solito in linea matriarcale.

Ecco, la ricetta degli gnocchi non rientra tra queste.

Per meglio dire, ingredienti e procedimento sono stati messi nero su bianco su foglietti svolazzanti più e più volte e corrispondono in tutto e per tutto a quelle ricettucole che si possono reperire su un manuale di cucina qualsiasi.

Ma nessuno, quando i miei nonni hanno smesso di preparare gli gnocchi, è stato in grado di replicarli.

"Capirai che un uomo è quello giusto quando sarete capaci di  preparare assieme gli gnocchi", sentenziava la Pina tra il serio e il faceto.

Io la guardavo con gli occhi sgranati, ben lungi dal capire a cosa alludesse realmente.

Il giorno degli gnocchi era un dì di festa.

Il nonno ci mandava a prendere le patate che riposavano da mesi al buio nel sottotetto.

Del resto, si sa, per fare gli gnocchi servono patate vecchie.

Erano delle belle patatone che provenivano direttamente dal nostro orto.

Era compito di noi nipoti dissotterrarle quando era ora di raccoglierle e non ci pesava affatto, anzi.

Ce ne stavamo tutti lì, nel piccolo campicello, con i pedi nudi nella terra secca e compatta a scavare con le mani, portando alla luce quei deliziosi tuberi.

A sera eravamo in condizioni pietose: le dita scorticate con le lunette nere, le ginocchia e i piedi che recavano segni di sporcizia e il terriccio perfino nelle orecchie.

Sfatti ma felici venivamo presi in consegna da mia mamma e da mia zia che si incaricavano di ripulirci.

A questo scopo ci trascinavano al lavatoio comune (ora non se ne vedono più), in riva al fiume, e ci buttavano nella fontana sfregandoci a forza con una spazzola di saggina e un bel pezzo di sapone di Marsiglia, incuranti delle nostre proteste e dei nostri gemiti di dolore.

Ne uscivamo lindi, con la pelle arrossata e gli occhi lacrimanti.

Dicevo, quindi, le patate.

Forse gli gnocchi non sono più venuti bene proprio per via delle patate.

I nonni cominciavano in silenzio a lavare le patate sotto l'acqua corrente e poi le buttavano in un grosso pentolone a bollire.

Quando erano pronte, uno da una parte e l'altro dall'altra, sollevavano il paiolo e scolavano le patate bollite.

In religioso silenzio, le sbucciavano incuranti della temperatura che arrossava loro la pelle della mani, assottigliata dagli anni.

Il nonno, nonostante il fisico mingherlino, schiacciava ininterrottamente chili e chili di patate servendosi di un vecchio e pesante schiacciapatate, residuo prebellico.

La polpa veniva sospinta lievemente verso la Pina che, come un alchimista o una fattucchiera, gettava farina, sale e noce moscata all'interno di una grossa terrina di ceramica bianca.

Una volta rimaneggiato, l'impasto veniva steso fino a formare lunghi biscioni bianchi.

Mentre la Pina formava chilometrici cilindri tutti perfettamente uguali, il nonno partiva da un'estremità della lunga tavola di quercia, che poteva ospitare comodamente fino a venti commensali, e tagliava gli gnocchi con un piccolo coltello luccicante totalmente senza filo.

Infine, la Pina li agguantava uno per uno e li passava sui rebbi di una forchetta.

I nonni lavoravano così, per ore, instancabili, senza intralciarsi e senza fare un movimento di troppo, silenziosamente, in perfetta sintonia.

Sembravano due danzatori che mettevano in scena una vecchia coreografia, provata e riprovata per anni, che aveva oramai raggiunto la perfezione.

Infine gli gnocchi erano pronti. La Pina li  lanciava in larghi vassoi infarinati che giacevano lì accanto.

A questo punto, noi bambini spuntavamo quatti quatti da sotto il tavolo e allungavamo le nostre avide mani per rubare quanti più gnocchi possibile.

Il bottino spariva subito nelle nostre  bocche, sempre affamate.

Dovevamo fare attenzione alla Pina però: quella donna mite sapeva assestare violenti colpi con un vecchio mescolo di legno sulle mani dei più incauti.

Quando il nonno morì, la Pina smise semplicemente di preparare gli gnocchi.

"Non ha più senso farli" rispondeva, quasi scusandosi, quando noi le chiedevamo se poteva prepararli.

"Senza il nonno, non vengono buoni". E stirava la labbra in un  mesto sorriso, malinconico e misterioso.

Credo di avere capito cosa volesse dire realmente solo anni e anni dopo.

L'amore e il rispetto sono i pilastri della vita familiare.

Ma se non c'è sintonia tra i membri della famiglia, soprattutto tra moglie e marito, si perde il gusto delle cose e anche la pietanza più buona diventa scialba, insapore.

Ogni nucleo familiare deve trovare la ricetta magica per la propria perfetta sintonia.

Quando l'avrà trovata, i suoni della vita si accorderanno, creando una sinfonia unica e ineguagliabile.

E tale sintonia si rispecchierà in ogni gesto quotidiano, anche il più banale, il più semplice, come quello di  preparare gli gnocchi.

(Questo post partecipa al tema della settimana #sintonia, scelto da Arianna del Blog dei Bonzi per gli #aedidigitali)

Ve la ricordate quella frase con cui ci tediavano le nostre mamme quando eravamo piccole, quella che ci propinavano ogni tre per due, con voce ispirata e profetica: "Capirai quando anche tu sarai mamma"?

Ecco, ora che sono mamma posso dire che effettivamente non avevano tutti i torti.

Capirai quando anche tu sarai mamma

Capirai, con il tempo, imparerai tante cose, per esempio che una mamma può sopravvivere anche dormendo tre ore a notte.

Cambierai, a poco a poco, la percezione della realtà che ti circonda (sicuramente anche la mancanza di sonno avrà una sua piccola parte in questo).

Quando leggerai un libro o sentirai al telegiornale notizie di cronaca nera riguardanti i bambini, ti si stringerà inevitabilmente il cuore e lancerai uno sguardo ai tuoi figli, quasi come se bastasse questo tuo gesto per proteggerli da ogni male possibile.

E lo stesso avverrà anche quando per strada orecchierai distrattamente brandelli di conversazione tra una madre e una figlia.

Magari la madre dirà qualcosa riguardo ai rischi che corrono i ragazzi ad andare in motorino e la figlia sbufferà e alzerà gli occhi al cielo.

E tu, inaspettatamente, ti ritroverai a pensare che quella madre ha perfettamente ragione, che il motorino può essere davvero pericoloso, mentre invece fino a pochi anni prima avresti preso la ragazza sotto braccio e le avresti offerto da bere, piena di comprensione e simpatia.

Dare il buon esempio

A poco a poco mamma e papà si ritrovano a pensare che certi atteggiamenti, finora praticati con entusiasmo o magari tollerati, è il caso che non vengano compiuti davanti ai pargoli.

La serata della birra tra amici con protagonista il rutto libero per esempio verrà confinata al di fuori dalle mura domestiche , lontano dalle tenere orecchie delle innocenti creature.

Mangiare schifezze a tarda ora comodamente spaparanzati nel letto verrà sostituito dalla pratica comune a molti genitori di mangiare di nascosto cercando di fare meno rumore possibile -ma, statene certi, per quanto bravi possiate pensare di essere, i vostri figli vi beccheranno sempre-.

Da quando sono diventata mamma ho imparato che il miglior metodo di insegnamento che si possa adottare nei confronti dei bambini è dare il buon esempio, o per lo meno cercare di farlo per quanto possibile.

Il senso di meraviglia e stupore

Da quando sono mamma ho imparato a vedere le cose con occhi nuovi: una foglia, un bruco, una pozzanghera, una nuvola...

Qualsiasi cosa guardino i bambini diventa una cosa nuova e meravigliosa.

Basta solo avere la voglia di stare vicino a loro, di "sentire"il mondo come fanno loro, attraverso di loro, per tornare a vedere le cose meravigliose che il mondo ci offre.

La capacità organizzativa

Essere mamma, soprattutto se si è una mamma lavoratrice a tempo pieno, richiede per forza di cose sviluppate capacità organizzative.

Da quando sono mamma ho imparato che essere organizzate non è sinonimo di essere noiose o poco creative.

L'organizzazione (che va a braccetto con la collaborazione) ci consente di risparmiare tempo e preserva la nostra sanità mentale.

Le mamme imparano a incastrare eventi ed impegni e a coordinare i membri della famiglia come un perfetto generale.

La nascita di un bambino fa sì che le priorità di una coppia vengano riviste e rivalutate alla luce dei bisogni dei figli.

Da quando sono mamma ho imparato che tutti i membri della famiglia hanno la stessa importanza, nessuno deve annullarsi a favore degli altri.

Ho scelto di optare per il compromesso, non per l'annullamento.

Ognuno ha i propri bisogni e i propri ritmi e basta una buona organizzazione e un'ottima collaborazione per trovare soluzioni che soddisfino le esigenze di bambini e genitori.

Mettere i figli sempre al centro di tutto è controproducente e potenzialmente dannoso: cresceranno con la prospettiva che tutto sia loro dovuto solo per il loro essere figli.

La guerra delle mamme

Ma soprattutto ho imparato che le mamme sono le più grandi nemiche di loro stesse e delle altre mamme.

Le faide tra mamme sono all'ordine del giorno. Le casalinghe e le mamme lavoratrici, quelle a favore dell'allattamento e quelle che parteggiano per il biberon, quelle pro co-sleeping e quelle che di Estevil hanno fatto un dogma...

La pazienza della mamma

Ed infine ho imparato che la pazienza delle mamme è infinita quasi quanto il loro amore smodato e incondizionato.

La mamma è l'unico essere che alla tremiladiciottesima volta in cui viene pronunciato il suo nome nell'arco di dieci minuti riesce a rispondere con voce flautata: "Dimmi amore, sono qui!".

E proprio in quel "Dimmi amore, sono qui!" è racchiusa tutta l'essenza dell'essere mamma, tutta la profondità di un sentimento viscerale e totalizzante che non può essere spiegato se non con quella frase apparentemente stupida:

"Capirai quando sarai mamma".

"L'uomo in cucina- ricette per veri uomini": la mia nuova rubrica

"L'uomo in cucina-ricette per veri uomini" è la nuova rubrica che ho deciso di sperimentare con voi.

In questi ultimi anni si parla tanto di uguaglianza tra donne e uomini, ci si interroga sui reali e concreti passi lungo il percorso della parità dei sessi, ci si scandalizza quando si sente affermare che ci sono cose "da maschio" e cose "da femmine".

La via dell'uguaglianza passa attraverso una tappa fondamentale soprattutto per le mamme che lavorano (ma ovviamente non solo): la condivisione delle faccende domestiche e dell'educazione dei figli.

Via quindi la figura ingombrante del padre che torna a casa dal lavoro e trova la mamma con un perfetto trucco nude, vestita in modo sobrio ma ordinato, senza un capello fuori posto pronta a porgergli le pantofole con un sorriso smagliante, mentre dentro di sé vorrebbe solo collassare sul divano.

Anche per l'uomo è arrivato il momento di fare la sua parte. Per favore smettiamola di nasconderci dietro frasi insensate tipo "Ma le cose non è capace di farle", "Le faccio meglio io" o "Tanto dopo mi tocca ripassare".

Adesso, amiche mie, vi rivelo una verità sorprendente: anche gli esemplari di sesso maschile sono cerebro-dotati.

E' innegabile che il loro percorso sinaptico sia differente rispetto a quello del genere femminile, ma credetemi anche il loro cervello funziona.

Certo, siccome nessuno "nasce imparato", che sia maschio o femmina, bisogna per forza che certe cose vengano spiegate.

Va da sé che questo richiede tempo e impegno da parte di entrambi, ma sono abbastanza sicura che basteranno un paio di dimostrazioni e perfino vostro marito imparerà come caricare la lavatrice o come svuotare la lavastoviglie.

Lo stesso ragionamento si applica anche all'accudimento dei figli, dal cambio del pannolino al bagnetto che si evolveranno, con la crescita, nella vestizione e nell'intrattenimento.

Cercate però, care mamme moderne, di togliervi dalla testa il concetto che "Non farà mai le cose bene come le faccio io".

Chiaro, chiarissimo, non le farà bene quanto noi. A volte le farà addirittura meglio.

Dopo lunghe notti insonni, dopo tanto rimuginare, ho deciso che poteva essere utile anche a voi una piccola raccolta di ricette per negati mariti fatte e provate proprio da un uomo.

In questo modo potrete mostrarle al vostro partner e dire:"Su, forza, se ce l'ha fatta lui puoi farcela anche tu!"

Con la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini" avrete contribuito anche voi all'emancipazione maschile e alla vera uguaglianza dei sessi.

ZUCCHINE RIPIENE: LA SUA RICETTA

Se mi seguite da un po' sapete già che CF ha delle sviluppate velleità culinarie.

Il suo percorso da autodidatta vanta anni di esperienza e sperimentazioni sia su esemplari canini che umani.

Nei lunghi anni di gavetta in cui per sopravvivere doveva per forza arrangiarsi da sé, alternando come ogni scapolo che si rispetti piatti già pronti e pasti consumati in ristoranti di bassa leva, il nostro prode ha deciso di iniziare a cucinare.

Il suo percorso è ancora in fieri ma può vantare già delle buone ricette che hanno superato la fase di sperimentazione e sono state bollate come "mangiabili e appetibili" dai membri della famiglia.

Quella che oggi vi propongo è una ricetta velocissima ma davvero buona.

Ingredienti per 4 persone:
  • 4 zucchine lunge
  • 1 confezione di pancetta affumicata a dadini
  • 200 grammi di scamorza affumicata a dadini
  • 150 grammi di pangrattato
  • una manciata di olive nere e verdi sminuzzate
  • 8 pomodorini pachino tagliati a pezzettini
  • aglio, prezzemolo e timo tritati
  • olio evo
  • sale
  • pepe
  • 70 grammi di mandorle a scaglie
Procedimento:

In una pentola portate a ebollizione abbondante acqua salata. Nel frattempo, tagliate le zucchine a metà e togliete i semi.

Buttatele nell'acqua per farle sbollentare per qualche minuto.

La zucchina dovrà risultare morbida ma bella compatta.

Scavate l'interno e recuperate la polpa che metterete in una ciotola assieme alle olive, ai pomodorini, all'aglio, al timo e al prezzemolo.

Condite con olio, sale e pepe.

Prendete una pirofila da forno e foderatela con un foglio di carta forno.

Adagiate le vostre zucchine e riempitele in questo modo: dadini di pancetta (che così rilasceranno un poco di grasso all'interno della zucchina), il composto preparato in precedenza, i dadini di formaggio e per finire pangrattato e mandorle.

Un bel giro d'olio evo e..via!

Infornate per 20 minuti a 200°, fino a che vedete che il pangrattato assume il caratteristico colore dorato.

Sfornate e servite.

Ok, ora non vi resta che fare la prova del nove: preparate in frigorifero tutto il necessario (per questa volta fatelo voi), stampate la ricetta e incaricate la vostra metà di prepararla per cena.

Sono sicura che il risultato sarà soddisfacente. Non dimenticatevi ovviamente di raccontarmi qui o su FB o IG come è andata.

Potete usare l'hashtag #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

Noi ci rivediamo il prossimo mese con la rubrica "L'uomo in cucina-ricette per veri uomini".

Post scriptum: purtroppo non ero presente durante le fasi di preparazione per cui non dispongo di fotografie da corredare all'articolo. Non ho avuto la prontezza di riflessi di fare uno scatto nemmeno a piatto ultimato, perché avevo troppa fame. Mi organizzerò per la volta prossima.

 

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Questa domenica abbiamo organizzato con alcuni amici una gita fuori porta: la fiera del tartufo ad Alba.

Non ero mai stata ad Alba e sono rimasta molto affascinata dalla cittadina, con i suoi vicoli e i suoi palazzi medievali.

La fiera del tartufo è un evento che richiama gente da ogni luogo. E' qui infatti che avviene la compravendita del rinomato tartufo bianco e quella dei saporitissimi tartufi neri.

La fiera del tartufo quest'anno si svolge dal 7 ottobre al 26 novembre. Il programma è molto amplio e interessante (vi lascio qui il link).

Noi abbiamo deciso di andare domenica 15 Ottobre perché era la giornata dedicata alla rievocazione storica, con giochi e scene a sfondo medievale: allestimenti, costumi, canti, intrattenimenti e spettacoli che ci riportavano indietro nel tempo.

Siamo anche stati fortunati: il clima ci ha regalato una giornata estiva, con temperature sui 28°gradi. Meno male che non ho coperto i bambini in maniera eccessiva, così ho potuto "sbucciarli" come delle cipolle a mano a mano che passavano le ore.

Passeggiare per le strade pittoresche di Alba ha richiesto una grande abilità e anche una certa dose di pazienza: alcune piazze erano davvero sovraffollate.

Bancarelle particolari, giochi "antichi" anche per i grandi, come la pesca con canne di legno e spaghi da mettere al collo delle bottiglie di vino o giochi di abilità come lo spaccanoci e un'intera area allestita per i più piccoli dove poter provare giocattoli in legno adatti ad ogni fascia d'età.

Musica, danze e spettacoli di sbandieratori, il tutto accompagnato da mele glassate e pannocchie arrostite.

Ogni piazza ha il suo buon punto di ristoro che propone menù sempre vari a prezzi popolari, corredato da lunghe tavole di legno e morbide balle di fieno per sedersi e riposare i piedi stanchi.

Noi abbiamo assaggiato una deliziosa porzione di gnocchi con fonduta di Castelmagno e scaglie di tartufo nero, annaffiato da un buon calice di Ruché.

 

Devo dire che perfino i bambini hanno gradito il piatto, nonostante il loro preferito rimanga il formaggio al tartufo che ci hanno fatto assaggiare all'interno dello stabile dove si teneva proprio il mercato mondiale del tartufo (è possibile visitarlo al prezzo di € 3,50 per gli adulti, mentre i bambini fino a 15 anni non pagano).

Nel regno di questo pregiatisssimo e costosissimo fungo ipogeo è possibile acquistare oltre ai tartufi stessi anche prodotti aromatizzati come oli, formaggi, salumi e perfino cioccolate.

Benché il tartufo la faccia giustamente da padrone, un posto non da meno viene occupato dalle nocciole, dai funghi e dalle castagne.

La fiera del tartufo è sicuramente un tripudio dei sensi, che vale la pena visitare almeno una volta.

Non paghi di ciò, siamo riusciti perfino a vedere - seppur in maniera veloce- il museo di archeologia e di storia naturale.

La Ninfa è rimasta affascinata dagli scheletri  e dalle tombe (i bambini si sa hanno uno sviluppato senso del macabro), a Ringhio invece sono piaciute le farfalle (vi prego, evitate ogni possibile battuta a doppio senso).

E' stata davvero una domenica piacevole, a parte la coda in autostrada durante il viaggio di ritorno.

Ma anche qui siamo stati graziati, perché i pupi hanno dormito ininterrottamente per le tre ore circa del viaggio.

Ora ditemi voi: è stata una domenica fortunata anche la vostra? Avete altre fiere e sagre facilmente raggiungibili da propormi?

 

2

Il fine settimana appena trascorso mi ha lasciato l'amaro in bocca.

E' stato un fine settimana grigio e bigio, davvero tristissimo, forse per via della pioggia che ci ha proiettato in pieno clima autunnale, più probabilmente  per via di certe mie aspettative che sono state disilluse.

Sabato sera avevo in testa di uscire a festeggiare il nostro anniversario in un bel locale in cui sono mesi che progettavamo di andare.

L'incaricato di turno ( facciamo un anno per uno ad organizzare le cose), non ha prenotato, pensando bellamente di trovare posto.

Indovinate un po'? Dopo un tragitto di quaranta minuti sotto la pioggia battente con due figli in macchina che si lamentavano per la fame-il freddo-la sete-il caldo-il sonno-la qualsivoglia siamo giunti a destinazione solo per scoprire che il locale era pienissimo.

Ovviamente improponibile aspettare, quindi siamo finiti in un locale di ripiego, bello eh, abbiamo anche mangiato bene, ma quando ti fai i tuoi progetti in testa e poi non si realizzano ti girano almeno un po'.

Senza contare che avevo proprio voglia di uscire, dopo un pomeriggio passato in casa con due creature iper-eccitate che saltellavano in giro, smaniose di andare alle giostre della sagra del paese.

Altro desiderio purtroppo non avverato, perché le suddette giostre hanno deciso (forse a causa dell'incertezza climatica) di aprire alle 19,00.

Come se non bastasse, Ringhio è stato in grado di tirarsi addosso nove piatti appena tolti dalla lavastoviglie. Il combina guai infatti voleva appurare che fossero realmente vuoti e che non contenessero qualche cosa di mangereccio che la mamma gli stava deliberatamente occultando, san Tommaso scànsate.

A parte lo sfacelo, fortunatamente ne è uscito praticamente incolume, a parte due o tre taglietti superficiali dovuti ai cocci di rimbalzo.

Io mi sono spaventata da morire, ho perso i soliti cinque anni di vita - se continuo così ai cinquanta mica ci arrivo- e ho raccattato vetri dal pavimento imprecando come uno scaricatore di porto.

E' inutile aggiungere che avevo finito di sistemare la casa poche ore prima, vero?

E non è che la domenica sia andata meglio.

I pargoli sono stati litigiosi tutto il tempo, CF sembrava una gallina che non sapeva dove andare a fare l'uovo, indeciso su tutto e petulante come una vecchia zitella.

Il pomeriggio ci siamo decisi ad andare all'Ikea con la scusa che ci servivano i piatti (siamo rimasti con quattro piatti piani e cinque fondi) solo per scoprire che il mondo al di sopra del Po aveva deciso di darsi appuntamento lì, manco ci fosse un flash movie.

Impossibile girare, troppa calca, troppo rumore. In più non ho trovato nulla che mi piacesse, per cui devo risolvere il problema piatti, ché se viene qualcuno a mangiare devo usare quelli di plastica con Tweety disegnato sopra.

La sera nuovo tentativo di uscire per andare alla famosa sagra e vedere i fuochi d'artificio, vanificato dai bambini che si sono addormentati sul divano alle 20,30.

Insomma, un week-end veramente sotto tono. Quasi quasi avevo voglia di tornare al lavoro.

Speriamo che il prossimo vada meglio...

E il vostro fine settimana è andato bene? Se avete voglia di condividerlo, qui sotto avete tutto lo spazio che vi serve.