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Carnevale è quella festa o meglio quel periodo che da piccola mi è ha sempre affascinato molto.

Ho dei ricordi fantastici di quelle cinque o sei volte che sono riuscita a celebrarlo, perché generalmente nel periodo carnevalesco ero sempre a casa malata.

Quando il Carnevale si avvicinava era abbastanza comune vedere gruppetti di bambini che giravano mascherati per le vie del paese.

I costumi erano ammessi perfino alle scuole elementari (sì, per me saranno sempre le elementari, altro che primarie).

A differenza dei giorni nostri, i bambini indossavano costumi creati dalle mamme: se quell'anno andava di moda travestirsi da fata, ogni bambina indossava un vestito da fata diverso, mica come adesso che le fate sono tutte più o meno uguali.

Certo, non dico che tutti i costumi riuscivano col buco, eh!

Alcuni erano improponibili o talmente originali da risultare imbarazzanti per chi li indossava (ho ancora alcuni amici letteralmente traumatizzati dal loro travestimento di Carnevale che stanno ancora andando in terapia).

CF ne sa qualcosa: le sue foto di quando aveva quattro anni travestito da farfalla girano ancora per il paesello...

Fortuna che nessuno lo riconosce sotto quella maschera!

Poi si cresce e si diventa mamma.

E qui le cose cambiano drasticamente.

Perché, amiche mie, vi svelo un segreto: le mamme temono il Carnevale quasi quanto le feste di compleanno.

Sotto quell'aspetto bonaccione ed allegro, il Carnevale nasconde mille insidie.

Se siete mamme e per di più lavoratrici il Carnevale vi sta già sulle balle di principio, perché ogni anno la domenica o il martedì in cui ci sono le sfilate o le feste non cade mai lo stesso giorno.

Per cui state pur certe che ve ne ricorderete solo la sera prima.

Aggiungiamo poi il fatto che la maggior parte degli asili (sì, per me è l'asilo, non la scuola dell'infanzia, massimo massimo la materna) e delle elementari chiudono il lunedì e il martedì e quindi c'è il problema ben noto di dove collocare i pupi.

Sommiamo a tutto questo il fatto che Carnevale equivale a travestirsi e quindi scatta la domanda: "Amore mio da cosa vuoi vestirti quest'anno?"

Ecco, preparatevi a una serie di risposte variabili di giorno in giorno se non di ora in ora.

Per cui il lunedì vostra figlia decide di travestirsi da Winx, il martedì opta per Lady Bug perché è la moda del momento, il mercoledì ha una botta di nostalgia e accarezza l'idea di utilizzare il costume da Elsa dello scorso anno, il giovedì vuole quello di Gufetta a tutti i costi, il venerdì diventa generalista e vi dice che va bene una principessa qualsiasi, il sabato afferma che lei non vuole più travestirsi e la domenica vi chiede dov'è il suo costume.

Nel frattempo, tra una telefonata di lavoro, una corsa in tintoria a prendere il costume di Elsa che avete fatto lavare, un ordine velocissimo sul web per il costume di Lady Bug che arriva dopo Pasqua, una toccata e fuga al supermercato locale per vedere cosa è rimasto e già che ci siamo prendo pure due cose che mi servono e mi ritrovo in fila al supermercato talmente carica con il pacchetto di frutta secca tra i denti, arrivate a domenica mattina e siete fortunate se avete a disposizione un costume da pomodoro.

E'inutile specificare che a voi non serve nessun travestimento per Carnevale: i capelli stopposi e sfibrati fanno da cornice ad un viso naturalmente emaciato, in cui dardeggiano due occhi spiritati contornati da deliziose occhiaie in mille sfumature di nero che manco la make-up artist Pat MacGraph riuscirebbe a ricreare, mentre la vostra epidermide presenta delle chiazze rosse da forte stress.

Mentre infilate vostra figlia nel suo costume da pomodoro di due taglie più piccole, vi rendete conto che solo una cosa può aiutarvi ad uscire dal tunnel: un chilo di fragranti frittelle accompagnate da una bella bottiglia di prosecco.

Prosit, care mamme, e buon Carnevale!

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La colazione, oramai si sa, è il pasto più importante della giornata.

Secondo le indicazioni dei nutrizionisti dovrebbe coprire il 20% del fabbisogno energetico giornaliero.

La colazione è il mio momento sacro, nel senso che rinuncerei volentieri a pranzo e cena, ma non toccatemi la colazione!

Se organizzare un menù settimanale per tutta la famiglia è incompatibile con il nostro stile di vita, mi sono detta però che con la colazione potevo anche riuscirci.

Per cui ho studiato sette tipi di colazione da proporre ai miei bambini (Cf è escluso, lui fa colazione solo la domenica...).

Entusiasta, appendo in cucina il mio menù settimanale, vergato a mano, con i sette modelli della colazione dei campioni.

Ho cominciato lunedì e, siccome il primo giorno della settimana è già tragico, ho deciso di introdurre solo un piccolo cambiamento.

Latte e cereali, quelli con la frutta dentro, anziché fette biscottate con marmellata, con aggiunta di abbondante caffè per la mamma (che, come dice mia figlia, finché non bevo il caffè non sono umana).

La Ninfa e Ringhio hanno fatto lavoro di squadra: lei ha mangiato tutti i pezzettini di frutta, lui ha mangiato tutti i cereali.

Tempo perso impiegato: quasi quaranta minuti.

Livello di isterismo della mamma: duecento su una scala da  una a cento.

Martedì quindi gioco d'anticipo e programmo la sveglia un'ora prima.

Metto sul tavolo yogurt greco con frutta fresca e frutta secca accompagnati da una bella cucchiaiata di miele.

I bimbi, che già sanno di cosa si tratta, mangiano volentieri.

Ringhio fa il bis e poi finisce quello che la Ninfa ha avanzato.

Soddisfatta, mi do una pacca sulla spalla.

Mercoledì, cioè stamattina, decido che sono pronti per il pezzo da novanta: la colazione salata.

Sul tavolo accuratamente preparato la sera prima per risparmiare tempo (sono una mamma organizzata, io!) si trovano piccoli e morbidi panini da imbottire con ricotta e prosciutto crudo, accompagnati da mandorle e spremuta d'arancia.

La Ninfa mi guarda stranita. Lentamente afferra un panino e comincia a dissezionarlo: lo apre, toglie il prosciutto che allunga fulminea al gatto il quale, come potete immaginare, gradisce, e non poco.

Poi la pupa lecca via tutta la ricotta con una certa soddisfazione ed infine passa le due metà del pane umidicce e insalivate al fratello, che in un paio di morsi le fa sparire nel suo stomaco senza fondo.

Inutile dire che Ringhio invece mangia tutto, voracemente e a tempi di record.

In viso mi si stampa un ghigno soddisfatto, mi sento la mamma migliore del mondo.

And the winner is...

La tragedia però non tarda ad arrivare.

Ringhio osserva la tavola e cerca con lo sguardo la sua tazza di latte.

"Che cosa stai dicendo, mamma?! Mica posso cominciare la giornata senza la mia tazza di latte intero microfiltrato leggermente intiepidito con aggiunta di una punta di miele. Lo sai che poi non carburo!"

Questo in sintesi quello che mi ha comunicato con uno sguardo assassino.

Io ho nicchiato mentre sparecchiavo.

Ma Ringhio è un cane da polpaccio, metaforicamente parlando: se si fissa su qualcosa non lo distogli, inutile, proprio come quei piccoli bastardi che quando azzannano non mollano più.

Ha cominciato a ronzarmi attorno.

"Mamma, non fingere di non vedermi. Voglio il mio latte".

Io ho seguitato a far finta di niente e mi sono diretta in bagno.

Lui si è accucciato sul tappetino, mentre con una mano mi infilavo la scarpa e con l'altra tentavo di non accecarmi con lo scovolino del mascara.

Il dialogo muto prosegue, spostandosi in sala, mentre faccio i codini alla Ninfa.

"Insomma, questo latte arriva o non arriva?"

Io impassibile comincio a infilarmi la giacca e poi la infilo ai pupi.

E lì parte la sirena: lacrimoni grossi come le gocce di pioggia ad agosto, quelle dure e pesanti dei temporali estivi, singhiozzi e ansimi degni di una prefica, urla strazianti da bambino agonizzante.

Ma io non cedo, che se mollo ora son perduta.

La coerenza, si sa, per un genitore è tutto.

La Ninfa mi segue in silenzio, rassegnata, mentre carico un disperato Ringhio in macchina.

"Latte, latte, latte" Una delle poche parole che sa.

"Latte, latte, latte" ripete quello, tra i singhiozzi strozzati.

Arriviamo alla materna e Ringhio non si è ancora placato.

Con la sua voce trillante, garrula, la Ninfa elargisce spiegazioni non richieste alla maestra.

"Sta piangendo perché la mamma non gli ha dato il latte per colazione, poverino!"

La maestra, dal canto suo, mi guarda come solo le maestre sanno guardare.

Io mi faccio piccola piccola e con aria colpevole tento di snocciolare una spiegazione.

"Sa, la colazione di oggi non lo comprendeva, il latte. Il menù..E' mercoledì, lei capisce..."

Mi impantano miseramente. Opto per la soluzione più ovvia.

"Scappo che è tardi!" E infilo la porta con quel briciolo di  dignità che mi è rimasta.

Poco fa la nonna mi ha informata che Ringhio ha pianto un sacco.

Le maestre non sapevano come consolarlo, non ha smesso neppure quando la sua insegnante preferita l'ha preso in braccio.

Finché la bidella  l'operatrice scolastica non gli ha allungato un cracker.

"Dica alla mamma che la colazione è importante, soprattutto per i bambini. Non si può portare qui un bambino senza avergli dato qualcosa da mangiare, almeno un goccio di latte".

Ecco, appunto.

Colpita e affondata: bollata come la mamma degenere che affama i figli.

Domani col cavolo che mi alzo prima per preparare le crepes dolci!

Da domani pane e acqua, ehm, facciamo latte che è meglio!

 

 

Ieri sera sono arrivata a casa in ritardo per l'ennesimo incidente

Durante il viaggio, ho tentato di rilassarmi, anche se sapevo che la Ninfa e Ringhio mi aspettavano con ansia perché avevo promesso loro che avremmo preparato la cena assieme

Una parte di me sperava che se ne dimenticassero, vista la stanchezza.

Ma una promessa è una promessa, per cui avrei fatto in modo di onorarla.

Quando sono arrivata a casa, ho scoperto con immenso sollievo che CF aveva provveduto alla cena.

Con l'aiuto dei pupi, hanno preparato qualcosa di  veloce e a portata di bambino.

Ecco qui la ricetta del manicaretto di ieri sera, giusto in tempo per la rubrica "L'uomo in cucina- ricette per veri uomini""

FUSILLI BRESAOLA E TREVISANO

Ingredienti:

30 gr.di olio EVO

1/2 cespo di trevisano ( io uso quelli a palla che mi sembrano meno amari)

1 scalogno (ma va bene anche la cipolla)

100 gr. di bresaola

1/2 confezione di panna fresca (si trova nel banco frigo ma va bene anche quella da cucina a lunga conservazione)

mezzo bicchiere di latte

concentrato di pomodoro

sale e pepe q.b.

parmigiano grattugiato

300 gr. di fusilli

Queste sono le dosi che CF ha utilizzato per me, lui e i bambini, poi regolatevi in base a quanti siete.

Procedimento:

Mettere a bollire l'acqua per la pasta (per velocizzare l'ho fatela scendere già calda, mettete un bel coperchio e salatela dolo quando sta già bollendo).

Fate buttare la pasta ai bambini quando l'acqua bolle e abbassate la fiamma.

Nel frattempo, prendere una pentola antiaderente (noi usiamo il wok che ci piace di più) e aggiungere l'olio.

Mentre il papà affettava lo scalogno, la Ninfa e Ringhio hanno spezzettato con le mani il trevisano e la bresaola.

Hanno fatto soffriggere piano lo scalogno e aggiunto il trevisano.

Dopo pochi minuti, quando era bello appassito, la Ninfa ha versato piano il latte e la panna e Ringhio ha aggiunto un cucchiaino scarso di concentrato di pomodoro (serve solo per colorare).

Regolate di sale e pepe e fate aggiungere ai bambini aggiunto la bresaola.

Dopo circa cinque minuti unite il parmigiano e  mischiate per amalgamare il tutto.

Infine scolate la pasta e fatela saltare nel wok.

Poi...tutti a tavola!!

E' inutile sottolineare che i bambini non vanno mai lasciati soli ai fornelli.

Fate anche attenzione ai coltelli (quando cucino solo con la Ninfa lei ha il suo, un vecchio coltello spuntato e non molto affilato ma che per quello che le dico di fare funziona benissimo).

Buon appetito!

Cosa ha cucinato la vostra dolce metà nell'ultimo mese? Avete voglia di raccontarmelo?

Se avete un blog, potete scrivere un post linkando il mio sito oppure potete fotografare i manicaretti preparati dalla vostra dolce metà e pubblicarli su IG o FB con i seguenti hashtag:  #luomoincucina #ricetteperveriuomini  @datemiunam.

 

 

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Il primo mese dell'anno è sempre quello più faticoso.

Si chiude il bilancio dell'anno precedente, si programmano i mesi futuri, si sogna, si fa progetti...

Tutto appare in salita, faticoso e pesante.

Assieme ai miei obiettivi (preferisco usare questo termine anziché propositi), quest'anno ho scelto una parola chiave.

Una parola chiave è un termine scelto e selezionato con accuratezza che ci serve per focalizzare e incanalare tutti i nostri sforzi e ci aiuta nel raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati.

La parola chiave illumina il nostro cammino e da coesione ai nostri obiettivi che non sono più solo fini a se stessi.

"Crescita" è la mia parola chiave per il 2018.

Crescita per me non è sinonimo di invecchiare, ma di imparare.

Si parla di crescita professionale, perché quando si lavora anche se non ci sono possibilità di carriera qualcosa di nuovo si può sempre imparare.

Ma soprattutto si parla di crescita personale.

Per crescere a livello personale bisogna essere attivi e dedicarsi ai propri interessi, magari provando anche qualcosa di nuovo.

Per cui via a letture di qualsiasi genere, magari ogni tanto anche qualche saggio o qualche manuale di SEO e di blogging, servendomi dei canali tradizionali ma anche di quelli social.

Ho tanti film e tante serie che vorrei riuscire a vedere, alcune più leggere ed altre più impegnative.

La mia crescita personale passa sicuramente attraverso i viaggi.

Anche se non andrò in Tibet o in Madagascar nel mio piccolo cercherò di visitare posti nuovi o di vedere con nuovi occhi quello che ho già visto.

Crescita significa anche continuare il percorso da mamma, che qui nessuno ti può insegnare, per imparare bisogna lavorare sul campo, imparare a conoscere i propri figli, attraverso l'ascolto e il dialogo.

Crescere significa lavorare sodo su se stessi, perché imparare a volte è faticoso.

Certe lezioni purtroppo le impariamo nel modo più doloroso sulla nostra pelle.

Ma io sono ottimista. So di essere fortunataper tante cose, primo fra tutti perché posso contare sul sostegno delle persone che mi circondano e mi vogliono bene.

Sono sicura che ci saranno momenti brutti, magari difficili, spero non tragici.

L'importante è non lasciarsi abbattere, ma continuare con tenacia e costanza, senza demordere.

E voi, amiche e amici, avete scelto la vostra parola-guida per quest'anno?

Secondo giorno di vita post vacanze natalizie.

Se ieri pensavo di aver ripreso la solita vita in maniera abbastanza soft, oggi ho dovuto ricredermi.

La solita vita infatti mi ha mollato un ceffone a mano aperta in pieno viso.

Stamattina per fare emergere i bambini da sotto il piumone ci ha pensato CF, con un bieco ricatto: " Forza, se non vi alzate dal letto oggi all'asilo vi accompagno io!"

Che poi proprio non capisco, ma non dicevano che le figlie femmine hanno un rapporto particolare con il papà?

Beh, se per particolare intendono che se lo filano solo in caso di disperata necessità allora ci siamo.

I pupi si sono fiondati in bagno. La nostra casetta piccina picciò è dotata di un solo bagno.

Già da ora ogni volta è un litigio su chi deve andarci per primo.

Regola che non vale per la mamma, ché lì si sa che le sedute si svolgono a porte aperte ed ognuno è libero di entrare, uscire e sostare a proprio piacimento, gatti compresi.

Sedata la litigata su chi aveva il diritto sacrosanto di fare pipì per primo -metteremo un cartello con l'ordine di ingresso o magari adotteremo i numerini del supermercato-, tutti a vestirsi.

E qui scatta la gara, che vede contrapporsi la squadra madre-figlia e padre-figlio (non per sessismo, ma per il suddetto rapporto figlia-padre).

Ovviamente vinciamo noi, figurati se loro hanno qualche chance.

A tavola si riaccende lo spirito competitivo: chi finisce prima la colazione ha vinto.

Ma che cosa poi, un mal di stomaco?

I pupi si gettano famelici sulle tazze di latte e si ingozzano di biscotti e fette.

Io cerco di mantenere un atteggiamento zen: stamattina sicuramente non devo dir loro di mangiare in fretta.

Il mantra mattutino invece è "State attenti non fate cadere il latte, la tazza e tutto il resto", in simbiosi con le occhiate dardeggianti che scaglio a CF, mentre sulla mia fronte passa a chiare lettere la scritta: "Se succede qualcosa pulisci tu!".

Caffè, fette con marmellata e miele, spremuta d'arancia intanto che ripasso mentalmente la scaletta della giornata.

Mi chiedo se abbiamo preparato tutto, se ho concordato con CF chi deve fare cosa, se i nonni sono ok in caso di emergenza, se se se.

Perché io ve lo dico, eh, se salta un incastro qui salta tutto.

Quasi quasi mi scappa un "Sincronizziamo gli orologi!".

CF infila ai bambini giacche e scarpe, io li infilo in macchina e faccio tappa veloce alla materna.

Sono i primi, come sempre, baci bacini bacetti e la mamma con il suo bolide affronta il tragitto per il lavoro.

Radio accesa, pilota automatico inserito, mi perdo nei miei pensieri.

Ed è l'unico momento della giornata in cui faccio solo due cose contemporaneamente: guidare e pensare.

Chè già son troppe, soprattutto per una che non è un asso al volante.

In ufficio, si innesta la solita routine, con la presenza piacevole dell'amica con cui chiacchierare di quando in quando.

Il ritorno alla normalità ha sicuramente dei lati positivi: la tisana delle dieci e quella delle 16,30, le confidenze scambiate alla scrivania...

Il tempo che scorre via veloce, a volte troppo, come l'acqua dalle mani.

E la lotta contro il tempo è la costante del mio ritorno alla normalità.

In pausa pranzo volo veloce a casa, mezz'ora di macchina all'andata, mezz'ora al ritorno, quaranta minuti di sosta a disposizione.

Giusto quel che mi serve per mangiare, scambiare due parole con CF per vedere se tutto procede secondo i piani, sbrigare faccende varie e ritornare in ufficio.

Quando si torna alla normalità si viene catapultati in un mondo che viaggia a mille: niente polleggiamenti, pisolini, sieste.

E' come stare su un tapis-roulant: se ti fermi o rallenti vieni irrimediabilmente buttato giù.

E quando arrivi a sera, oh, prima di tirare il fiato ce ne vuole.

I bambini, piccoli tiranni, che pretendono -assurdo, non vi pare?- una massiccia dose di attenzioni: guarda prima me, no me, senti qua, ti racconto là, fammi una coccola, prendimi in braccio...

Cerco di godermi ogni istante della cena. Questa settimana CF è a casa, per cui mangiamo assieme, tutti quanti.

E anche se non sono i pasti luculliani delle feste, hanno un sapore particolare: quello della famiglia, del ritrovarsi, del raccontarsi.

E di nuovo - finalmente!- il tempo rallenta, si dilata, come quando siamo in ferie.

Ci muoviamo seguendo il ritmo indolente delle onde del mare, ci lasciamo cullare dal loro sciabordio, ognuno immerso nel proprio mondo, nei propri pensieri.

Questo è quello che il ritorno alla normalità non ci potrà mai portare via: la consapevolezza che, se anche durante il giorno possiamo sembrare schegge impazzite, la sera possiamo tornare ad essere semplicemente e pienamente noi.

E respirare, per qualche ora, un soffio di libertà.

(Questo post partecipa al tema della settimana #ritonoallanormalità proposto da Arianna, del Blog dei Bonzi).

Primo giorno di ritorno alla vita normale, alla solita vita, alla solita routine.

Il periodo delle ferie natalizie è stata una piacevole parentesi, tanto attesa e desiderata.

Non avere l'obbligo di alzarsi al suono della sveglia, vivere la giornata in modo più lento senza continuare a guardare l'orologio, godere della possibilità di rilassarsi e dedicare a tutti -chi più, chi meno, lo ammetto- le attenzioni che si meritano sono le cose che ho apprezzato di più, quelle di cui durante la solita vita sento maggiormente la mancanza.

Questi quindici giorni sono volati ma al tempo stesso ho avuto l'impressione che le giornate fossero interminabili.

Non so se capita anche a voi, quella strana sensazione di dilatazione temporale che vi fa credere che ogni singolo giorno di vacanza duri quanto una settimana della solita vita.

E non sto parlando della noia, ma proprio dell'intensità e della piacevolezza con cui queste singole giornate vengono vissute, quasi fossero davvero un dono dal cielo.

Con mio grande rammarico questa volta non sono riuscita a festeggiare la vigilia di Natale, come avrei voluto.

Per questione di compatibilità di orari dei vari familiari i festeggiamenti sono ritornati al pranzo del 25 Dicembre.

Abbiamo accolto i parenti nella nostra casetta con un pranzo davvero luculliano, cucinato da me il giorno della vigilia.

Astutamente, infatti, calcolando la presenza dei bambini e l'ansia da prestazione, ho scelto un menù che poteva essere preparato in precedenza.

Ho cucinato per l'intero pomeriggio, poi il progetto prevedeva di andare al cinema con i bambini (tradizione ereditata da quando ero piccola) e tornare per la messa di Natale (anche se non sono religiosa, ho sempre amato la messa di mezzanotte, la trovo particolarmente suggestiva).

Invece i pupi si sono addormentati verso le 20 e né io né CF abbiamo avuto cuore di svegliarli.

Il giorno di Natale abbiamo riabbracciato i nonni materni, arrivati dalla Spagna, mio fratello con il mio nipotino e i nonni paterni.

Qui da noi non c'è la tradizione dello scambio dei doni a Natale. I bambini infatti ricevono giochi e dolci il giorno di Santa Lucia e dei grandi a quanto pare non frega molto a nessuno.

Però nella mia famiglia i regali di Natalesono sempre stati un must e CF ha accolto con piacere questa usanza.

Per quest'anno mi sono orientata verso i libri, per cui ho donato un rene ad un paio di librerie, ma ognuno dei miei familiari ha ricevuto un libro pensato e ragionato.

Ovviamente anche la Ninfa e Ringhio hanno avuto il loro regalo. Santa Lucia infatti lascia i giochi e i dolci, ma tutto il resto a casa nostra lo porta Babbo Natale e qualcosa pure la Befana.

E' stata una giornata molto piacevole, senza incidenti diplomatici o capricci estenuanti.

Santo Stefano mi ha portato una gradita sorpresa: un viaggio di tre giorni con CF in Francia, che merita sicuramente un post a parte.

Capodanno ci ha trovato di nuovo nel nostro rifugio in compagnia di una coppia di amici storica, che risale ai tempi dell'università.

Sono arrivati carichi di ogni ben di Dio e accompagnati dal loro cucciolo di Pastore Tedescoche ha fatto la felicità dei bambini.

Il primo dell'anno ha bussato alla nostra porta e ha trovato i bimbi con l'influenza.

Niente di sorprendente, sapevo che sarebbe successo: questa volta il contagio è partito dal mio nipotino e si è esteso a tutti i membri della famiglia tranne la sottoscritta.

Gli altri giorni quindi ho soddisfatto il mio lato da crocerossina barcamenandomi tra bambini, nonni (sì, tutti e quattro) e CF, il quale oltre all'influenza è rimasto bloccato con la gamba per un'infiammazione al nervo sciatico che stiamo curando con simpatiche punture di cortisone.

La Befana è passata quasi in sordina, riempiendo tutte le calze con dolciumi e lasciando ai bimbi un album da colorare.

E ora siamo qua, il primo giorno della solita vita.

Alzati all'alba, colazionetranquilla perché ogni cosa era stata accuratamente preparata ieri: i bambini hanno scelto i loro vestiti e si sono preparati lo zainetto della materna, la previdente mamma ha caricato tutto in auto ieri sera così stamattina la ripresa è stato più delicata.

Tornare in ufficio dopo quindici giorni di assenza è sempre una botta, ma dopo un paio di ore ci si è già riabituati.

Il bello della solita vita è che è uguale solo in apparenza: le esperienze che abbiamo vissuto, la gente che abbiamo incontrato, quello che abbiamo letto, imparato, scambiato alla fine da a tutto un nuovo sapore.

Anche al primo lunedì lavorativo del nuovo anno.