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3 libri per parlare di disabilità ai bambini

Per il consueto appuntamento del venerdì del libro oggi voglio affrontare un tema difficile: quello della disabilità.

Il tutto nasce quasi per caso quando la Ninfa, bambina assai sbadata, mentre mi seguiva con il naso all’insù tra le corsie del supermercato inciampa nella ruota di una sedia a rotelle.

Dopo le dovute scuse, la pupa non riesce a trattenere la sua curiosità e con la sua vocetta squillante mi chiede per quale motivo la signora sia sulla sedia a rotelle anche se “E’ più giovane di te, mamma!” (per inciso, non era vero ma evidentemente mia figlia mi vede come una vetusta matrona, ahimè).

Per soddisfare questo desiderio di sapere, ho chiesto aiuto ai libri.

3 libri per parlare di disabilità ai bambini

Nella nostra fidata biblioteca abbiamo trovato tre proposte interessanti che voglio condividere con voi.

“Questa è Susanna” di Jeanne Willis

All’inizio questo albo mi aveva lasciato perplessa.

Il testo è praticamente un elenco: ogni pagina è dedicata ad un’attività che Susanna fa, con delle bellissime illustrazioni.

Per cui troviamo per esempio “Susanna ride”, “Susanna è stanca”, “Susanna si tuffa”.

E alla fine si svela l’arcano: Susanna è una bambina sulla sedia a rotelle, ma -guarda un po’- fa le stesse cosa che fanno i bambini che possono usare le gambe.

Con delicatezza e sensibilità, ma soprattutto con semplicità “Questa è Susanna” può essere un valido aiuto per introdurre l’argomento.

Questo è senza dubbio il libro che la Ninfa ha preferito in assoluto.

“Guarda guarda” di Chiara Bongiovanni ed Emanuela Nava

Questo invece è il libro preferito di Ringhio.

“Guarda guarda” fa parte dei silent book, libri la cui narrazione viene fatta solo attraverso le immagini.

La caratteristica principale di questi libri è l’accuratezza delle illustrazioni, curate maniacalmente fin nel minimo dettaglio.

La storia è semplice: una giraffa sta riempiendo il suo secchio di acqua quando all’improvviso nota due occhi che la guardano da dietro un cespuglio.

Acquattato tra il fogliame c’è un grosso felino.

Ma invece che balzare addosso e mangiare la povera giraffa, i due si incamminano assieme mentre il cielo si fa oscuro.

Insieme i due amici scoprono che anche la notte più buia non fa più paura.

I silent book possono essere “letti” in mille modi diversi per cui la storia può assumere ogni volta nuove sfumature e nuovi finali.

La particolarità sta nel fatto che le quattro sequenze narrative (incontro-scoperta-amicizia-meraviglia) sono narrate anche con il linguaggio dei segni della lingua italiana e con il SignWriting.

La scelta di utilizzare un silent book per affrontare il tema della sordità è a mio parere geniale.

I bambini poi rimangono naturalmente affascinati da quei segni strani. Questo è un ottimo spunto, soprattutto se vi capiterà di far loro vedere l’edizione dei telegiornali con la presentatrice “che gesticola”, come dicono i miei.

“Mia sorella è un quadrifoglio” di Beatrice Masini

Ecco, questo albo è quello che mi ha fatto sudare emotivamente sette camice.

Ho pianto. Tanto. Per fortuna lo avevo letto prima da sola per cui dopo invece che piangere a dirotto come se si fosse rotta una diga ho solo “gocciolato un po'” per usare una frase di Ringhio.

I quadrifogli sono belli perché sono speciali: hanno una foglia in più. Come i bambini affetti dalla sindrome di Down che hanno un cromosoma in più.

Ma per la famiglia di Viola, la riflessiva bambina che ci racconta la storia, non è stato per niente facile capire che la piccola sorellina Mimosa era come un quadrifoglio.

All’inizio tutti piangevano, mamma, papà e nonni.

Viola non capiva il perché. In fondo Mimosa è una bambina vivace, solare e allegra: le piace giocare e fare quello che fa lei.

Probabilmente, dice Viola, la diversità di Mimosa è un problema solo per i grandi.

Oppure no? Viola è costernata quando a scuola alcuni dei suoi compagni iniziano a scherzarla perché lei ha una sorella speciale. Forse sono solo invidiosi, perché i loro fratelli e le loro sorelle sono così normali, così banali.

Mimosa no: lei è proprio unica, con il suo modo di sorridere, il suo carattere espansivo che la porta ad abbracciare gli sconosciuti, la sua imprevedibilità che lascia sempre a bocca aperta tutti gli adulti.

E Viola, così come nel tempo la sua famiglia, sono orgogliosi di avere Mimosa al loro fianco.

Una storia profonda, delicata e meravigliosa per approcciarsi ad un tema così difficile come la sindrome di Down.

Per merito anche delle bellissime illustrazioni, la narrazione scorre senza intoppi e affascina i bambini.

Conclusione

Non so se esista un modo sbagliato o giusto per affrontare tematiche delicate come la disabilità, la morte o il sesso con i bambini.

Io, da mamma, mi sono sempre detta che avrei spiegato le cose ai miei figli rispettando i loro tempi, quando cioè avessero dimostrato un certo interesse verso quell’argomento o quando fosse diventato necessario.

Sono sicura che con i bambini si può parlare di tutto, basta trovare il modo giusto per farlo. E farsi aiutare, se possibile, dagli strumenti giusti.

Voi come vi comportate quando dovete fronteggiare con i vostri bambini argomenti molto complessi?

 

 

 

 

 

 

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