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5 libri utili per spiegare la morte ai bambini

Si avvicina novembre e con questo mese si presenta puntuale anche la commemorazione dei morti.

Oramai i miei bambini stanno crescendo ed è sempre più frequente che, soprattutto la Ninfa, mi chieda: “cos’è la morte?” , “Perché si muore?”, “Dove si va quando si muore?”, “Anche tu mamma morirai?”.

Parlare di un tema così complesso con i bambini può metterci in difficoltà.

Del resto ignorare le loro domande e liquidarle con un “Ne riparleremo quando sarai più grande” è una strategia da non prendere nemmeno in considerazione.

Tempo fa la Ninfa e gli altri bambini della loro scuola materna si sono trovati a fronteggiare la morte di una loro compagna di classe.

Ho apprezzato molto il tatto con cui le insegnanti hanno affrontato la questione, facendo sentire i bambini accolti, ascoltandoli e spiegando loro cosa era accaduto con termini chiari e rapportati alla loro età.

Da loro ho imparato che esistono alcune “strategie” per parlare della morte ai bimbi.

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere. Uso il condizionale perché mi rendo conto che quando capita di affrontare un lutto anche noi genitori, spesso, ne siamo colpiti in prima persona.

Per esempio, quando muore il nonno o anche il cane di famiglia, a risentirne per primi siamo noi stessi ed è comprensibile che ci lasciamo trasportare dai sentimenti piuttosto che dalla ragione.

Come affrontare il discorso della morte con i bambini

Questi sono i passi che sarebbe opportuno compiere quando dobbiamo comunicare ai nostri figli che è mancato qualcuno.

  • Non raccontiamo bugie

Come accennavo sopra, deviare le domande dei bambini o, peggio ancora, raccontare bugie allo scopo di proteggerli dal dolore può provocare più danno che giovamento.

I bimbi, anche se piccoli, sono già in grado di capire che qualcosa non va e si interrogano su quello che capita attorno a loro.

Raccontare loro bugie o mezze verità può minare il rapporto di fiducia e creare confusione: ” la mamma mi dice che va tutto bene, ma la vedo triste e preoccupata”.

I bambini sono empatici e intelligenti: spiegare loro cosa è accaduto con parole semplici e chiare, adatte alla loro età, è la soluzione più corretta.

  • Chiediamo aiuto alla narrazione

Quando una perdita ci tocca da vicino, spesso ci mancano proprio le parole per spiegarlo.

Lasciamo allora che a parlare per noi lo facciano i racconti: scegliamone uno adatto all’età del nostro bambino, leggiamolo assieme e condividiamo i nostri sentimenti.

  • Non nascondiamo il nostro dolore

I bambini sono empatici, riescono meglio di noi adulti a capire e leggere i vari stati d’animo e i vari sentimenti. Del resto l’educazione emotiva è una delle pietre miliari nel percorso educativo del bambino.

Evitiamo allora di dire ai nostri figli che le cose vanno bene quando invece non è così: riconosciamo il nostro dolore e parliamone con loro.

In questo modo anche i piccoli si sentiranno “autorizzati” ad esternare i loro sentimenti, si sentiranno accolti e compresi.

  • Rispettiamo i tempi dei bambini

Per elaborare un lutto ci vuole spesso molto tempo. Magari per noi grandi, che ci siamo già passati, questo può essere scontato.

Per un bambino che si trova ad affrontare una perdita affettiva, forse per la prima volta, i tempi possono essere più lunghi.

Non mettiamo loro fretta, ma impariamo ad aspettare e ad ascoltare quello che ci comunicano, non solo con le parole.

Rispettiamo le loro emozioni e aiutiamoli ad elaborare la perdita.

5 libri utili per spiegare la morte ai bambini da tre a sei anni

In occasione dell’avvicinarsi della Commemorazione dei Defunti,  vi lascio 5 suggerimenti di lettura per affrontare il tema della morte adatti a bambini dai tre ai sei anni.

Sono racconti brevi, scritti in modo delicato e chiaro, accompagnati da bellissime illustrazioni.

  • “Il cerchio della vita” di K.Meinderts

Ambientato nella savana, questo coloratissimo libro illustra come la morte sia l’inevitabile destino di ogni creatura. Che pasticci potrebbero accadere se ognuno di noi vivesse per sempre?

In sole 32 pagine l’autore con spiazzante ironia presenta la morte non più come una nemica, ma come un personaggio positivo e gradevole.

  • “Un paradiso per il piccolo orso” di W. Erlbruch

Stessa lunghezza dell’albo precedente e stessa leggerezza nell’affrontare il tema del lutto. Il bimbo segue le avventure di un piccolo orso che sta cercando di raggiungere il paradiso per ritrovare i genitori morti.

  • “Perché non c’è più?” di L.Mundy

Questo piccolo libro si pone dal punto di vista dei bambini e degli  interrogativi che si pongono quando muore una persona cara.

Grazie anche alle immagini, è un valido aiuto per far capire ai piccoli che, anche se stanno vivendo un momento molto doloroso, prima o poi torneranno di nuovo a sorridere e a essere felici.

  • “Gina e il pesciolino rosso” di J. Koppens

Personalmente è il libro che i miei bimbi preferiscono.

Gina ha un pesciolino rosso. Un giorno però il pesce muore. Gina e i suoi amichetti pensano che stia solo dormendo. Uno di loro, però, spiega ciò che è accaduto in realtà.

I bimbi sono addolorati, ma il saggio amico suggerisce di seppellire il pesciolino in un bel posto. In questo modo Gina potrà andarlo a trovare tutte le volte che vorrà.

La bimba va ogni giorno a trovare il suo amico e gli porta dell’acqua fresca, finché un bel giorno, come per magia, sulla tomba del pesce nasce un fiorellino del suo stesso colore.

  • “La nonna in cielo” di A. Lavatelli

Questo albo racchiude tutta la tenerezza del rapporto magico tra Emma e la sua nonna che muore e va in cielo.

Emma, da quando la mamma le ha spiegato questo, trascorre il suo tempo in giardino, con il naso all’insù, aspettando di vedere la nonna adorata far capolino tra le nuvole.

Nel frattempo ripensa a tutte le cose belle che ha fatto assieme alla nonna quando era ancora viva.

Con chiarezza e semplicità questo libro mostra come il legame speciale che si ha con una persona cara è indissolubile nonostante la morte.

Conclusione

Spero che questo post vi possa essere utile. Affrontare una perdita è una prova difficile per un adulto, figuriamoci per un bambino.

Quando ci si trova in queste situazioni, le parole possono mancare. Perché allora non usare quelle degli altri?

 

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