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vita di coppia

Bambini arcobaleno-Giornata mondiale della consapevolezza del lutto perinatale

Se fosse stata una bambina si sarebbe chiamata Sofia.

Se fosse stato un maschietto, non so, non avevamo ancora deciso.

Tanto non avrebbe fatto alcuna differenza.

Nel 2011 sono stata mamma per dieci settimane.

Ho toccato il cielo con un dito, fatto castelli in aria, sognato vestitini di tulle e abiti sportivi.

Ho deciso la meta della nostra prima passeggiata, ho raccontato fiabe a fior di labbra sfiorandomi la pancia con le dita sotto le coperte ogni sera per quelle meravigliose dieci settimane.

Poi le perdite di sangue, la corsa in ospedale, la straziante attesa e l’ecografia.

“Non c’è il battito, signora”

La sentenza lapidaria, definitiva, che ha abbattuto brutalmente ogni speranza.

Cosa rimane dopo?

Un ventre vuoto, ripulito, un cuore lacerato, un dolore sordo e cupo che appesta l’aria.

Giornate che si trascinano prive di senso, intanto che si aspetta di ricomporre i pezzi della nostra anima andata in frantumi, come le vetrate colorate di una chiesa quando scoppia una granata.

Solo che le vetrate delle chiese non si riparano con l’Attack e neppure le anime delle mamme e dei papà.

Cosa rimane dopo?

Una cartelletta bianca, con il nome e il logo dell’ospedale, e quell’ecografia, l’unica immagine che ho di te.

Sono stata mamma per la prima volta nel 2011.

E lo sono tutt’ora, mamma di tre, non di due.

Perché non voglio far finta di niente, non voglio dimenticarti.

L’ho saputo solo oggi che i bambini nati da una coppia dopo la terribile esperienza di una morte perinatale vengono chiamati “rainbow children”.

Una definizione allegra, mi fa venire in mente fiotti di bambini di ogni colore che scivolano giù giù fino ad arrivare nella pancia di una mamma.

Anche i miei figli sono “bambini arcobaleno”.

Sì, perché anche noi, come moltissimi altri, abbiamo provato sulla nostra pelle cosa vuol dire perdere un bambino prima della nascita.

Che sia un caso o meno, a me è capitato proprio nel mese di ottobre, per la precisione il 24 ottobre del 2011.

Forse avrei trovato il coraggio di parlarne qui sul blog, o forse no.

Ho colto l’occasione di farlo oggi, nella giornata mondiale della CONSAPEVOLEZZA del lutto perinatale, spinta da tante di voi che hanno trovato la forza di aprirsi e di farlo a loro modo, chi su facebook, chi su instagram.

Perché il mio dolore è quello di tante mamme e di tanti papà, perché non se ne parla, o se lo si fa è più un accenno che un discorso.

I medici catalogano la morte perinatale come un fatto naturale.

Ma del resto la morte è di per sé un fatto naturale.

E’ strano però che, se tutti hanno un atteggiamento più che comprensivo quando muore una persona cara, quando accade di perdere un figlio prima che nasca l’unica cosa che ti sanno dire è: “Sei giovane, vedrai che ne arriverà un altro”

Nella maggior parte dei casi è vero. Ma questo non lenisce in alcun modo il dolore di chi ha subito di fatto una perdita.

Non esiste la ricetta magica per sistemare tutto, ma sono sicura che basterebbe un minimo di empatia e di informazione in più per sensibilizzare la gente.

Parlarne aiuta, ma per farlo bisogna sentirsi “accolti”.

E se si continua a sminuire o a far passare sotto silenzio un’esperienza di tale entità ogni mamma che perderà un figlio continuerà a sanguinare dentro, a sentirsi sbagliata, diversa, umiliata.

Il dolore rimarrà lo stesso, forse, ma la forza con cui si affronterà sarà diversa.

Solo per questo oggi ho deciso di parlarne. Tante mamme che conosco ci sono passate, tante ci passeranno.

Ma nessuna di loro sarà più sola, costretta a soffrire dentro con uno stupido sorriso vuoto sulle labbra.

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10 Comments

  • Jessica

    Mi dispiace, davvero. Posso solo immaginare l’immenso dolore di una tale perdita…
    Hai perfettamente ragione nel dire che ci vorrebbe più informazione, per sensibilizzare coloro che pensano sia una cosa da nulla, o comunque superabile in tempi brevi. Non è così… Un figlio è tale dal momento in cui vieni a sapere che esiste…
    Sono felice tu sia riuscita a parlarne, è un coraggioso passo in avanti.
    Un abbraccio.

  • L'angolo di me stessa

    Io allora sono mamma di 5 bimbi e il mio terzo bimbo è un doppio arcobaleno! Ho avuto un aborto prima di avere la Belva a 8 settimane, tra l’altro una cosa piuttosto complicata che mi ha tenuto incollata ai medici e alle analisi per mesi, e uno tra il Vitellino e il Francese a 12 settimane suonate, quando ormai lo sentivo muovere. Anzi LA perché sono abbastanza sicura che fosse una femmina.
    Il dolore che ho provato è uno dei motivi per cui non so se vorrei provare ad avere ancora figli, se mi succedesse un’altra volta non so se riuscirei ancora ad andare oltre.

    • Priscilla

      Mi spiace immensamente, più vado avanti più scopro che tante, troppe mamme sono passate attraverso questa terribile prova e la maggior parte ha tentato di far fronte a questo lutto da sola.
      Mi auguro che in futuro si prendano provvedimenti perché alle mamme e anche ai papà che si trovano in questa situazione venga riservato lo stesso trattamento di un lutto “normale”, anche perché secondo me lo strascico che si crea a livello emotivo, soprattutto in casi reiterati come il tuo, è abbastanza importante.
      Un abbraccio grande grande e grazie per aver condiviso la tua esperienza con noi.

  • Lucy the Wombat

    Grazie tantissimo per averne parlato, e anche per il bel modo in cui l’hai fatto. A quanto pare sono stata una bambina arcobaleno. Questo tipo di lutto è una cosa subdola, soprattutto se non ti resta un corpo da piangere, se la morte è avvenuta dentro di te, se ti fanno tornare a casa come se niente fosse… È una cosa inimmaginabile per chi non l’ha vissuta ed è impensabile fare finta di niente, fingere che tutto sia come prima. Ci dovrebbe essere come minimo un supporto psicologico previsto per le persone a cui succede questo. Comunque oltre a ringraziarti per il tuo coraggio nel parlarne ti dico anche che secondo me hai fatto un passo importante proprio nell’elaborazione di questo lutto. (Personalmente, ultimamente sono riuscita a parlare della mia depressione, anch’io per un’iniziativa simile, ed è stata una tappa importante. Senza paragonare le due cose naturalmente). Ti abbraccio ❤️

    • Priscilla

      Grazie mille per le tue parole. In realtà riesco a scriverne ma faccio ancora fatica a parlarne in maniera disinvolta, ma credo che col tempo smetteranno di venirmi i lucciconi agli occhi e il nodo alla gola.
      Anche la depressione è terribile e miete molte più vittime di quanto si pensi.
      Sono contenta che anche tu sia riuscita a parlare di questo problema e spero che il percorso proceda nel migliore dei modi.
      Ricambio l’abbraccio con affetto e grazie per il tempo che mi hai dedicato

  • Mamma Avvocato

    Non so che dirti, se non che.mi dispiace. È un lutto vero e come tale andrebbe capito, hai ragione. Il fatto che capiti a tante, non significa che sia meno doloroso o si possa tacerlo. Grazie della tua testimonianza, di aver avuto il coraggio di parlarne.

  • Giordana

    Mi hai fatto commuovere, l’ho vissuto anche io alla nona settimana. E’ un dolore che ti lacera che ti svuota.
    Il rumore delle parole ti ferisce, hai solo bisogno di silenzio, quel silenzio che dentro di te urla. Ma la vita si sa.. va avanti, devi reagire e ricominciare tutto da capo, incominciando ad incollare i pezzi di quel che rimane del tuo cuore spezzato. Anche io sono madre di due figli arcobaleno e madre di un angioletto che porterò per sempre nel mio cuore.

    • Priscilla

      Cara Giordana, che dire, sì, la vita va avanti ed è giusto che sia così. Ma penso che far finta di niente sia oltraggioso e che alla lunga faccia più male che bene.
      Non voglio di sicuro che questo lutto si tramuti in qualcosa di morboso e opprimente, ma mi sembra corretto parlarne anche con chi ci sta attorno.
      Ti sono vicina anche io e ti mando un abbraccio virtuale 😉

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