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Bambini curiosi e domande esistenziali: come reagire di fronte alla curiosità dei bambini

Quando si è genitori, inevitabilmente, ci si trova a fronteggiare diverse tappe nella crescita dei nostri figli: lo svezzamento, lo spannolinamento, i terrible-two

Una di queste è rappresentata dalla fase dei perché.

Chiamasi fase dei perché quel periodo di durata variabile che inizia su per giù attorno ai tre anni e non si sa quando finisce. In questa fase il bambino vi martella incessantemente con millemila domande, a volte anche imbarazzanti, a cui molto spesso non sapete -o non volete- dare una risposta per lui soddisfacente.

Secondo gli esperti di bambini -che a volte non sono comunque genitori- la fase dei perché è una tappa decisiva e positiva per la crescita del bambino stesso.

Sentirsi chiedere a manetta perchè-perchè-perché giorno e notte sarebbe infatti sinonimo di curiosità e la curiosità, signore mie, è la madre delle grandi scoperte e dell’evoluzione della specie umana.

Quindi, accogliete con gioia le domande dei vostri figli, trattenetevi dal mandarli più o meno garbatamente a quel paese, fate un respiro profondo e seguite questi pochi e saggi consigli.

Come reagire di fronte alla curiosità dei bambini

Per prima cosa, care mamme e cari papà, sappiate che la curiosità è un istinto innato. E’ proprio grazie alla curiosità infatti che impariamo a ragionare e a pensare in maniera critica.

Studi scientifici hanno dimostrato che i bambini curiosi diventano molto spesso adulti più soddisfatti e con una marcia in più, in grado di far fronte in modo più adeguato alle esigenze del mondo del lavoro e agli eventi inaspettati. Per dirla in modo più moderno, diventano adulti in grado di sviluppare il problem-solving, ossia la capacità di capire come risolvere un problema.

Proprio per questo tentare di sopprimere la curiosità nei bambini è un atteggiamento controproducente.

Da mamma, sono la prima a rendermi conto che spesso le troppe domande dei bambini possono mandarci in tilt, soprattutto se fatte in modo inaspettato o in momenti inopportuni.

Ma tant’è, le cose stanno così e dobbiamo imparare a destreggiarci come provetti funamboli.

Per aiutare chi come me si sente in difficoltà nel fronteggiare la curiosità dei bambini, ho creato un piccolo prontuario da scorrere all’occorrenza.

Come reagire di fronte alla curiosità dei bambini: consigli per genitori inesperti

La fase dei perché mette a dura prova qualsiasi adulto, sia genitore che educatore. Soddisfare la curiosità dei bambini è una fase cruciale nel loro apprendimento e farà da base anche per il loro sviluppo cognitivo nel futuro.

Proprio per evitare di andare nel panico o, peggio ancora, spegnere a poco a poco la fiamma del sapere, ecco qui una serie di utili consigli:

  • respira e stai calmo: sentirsi bersagliati da mille interrogativi metterebbe sotto pressione perfino il più dotato dei plurilaureati, figuriamoci una mamma o un papà stanchi dopo una pesante giornata lavorativa;
  • niente imbarazzo: le domande poste dai nostri bambini sono fatte in pura e totale innocenza, senza malizia o senza scopi reconditi. Ad ogni domanda, anche la più imbarazzante, cercate di rispondere in modo diretto con un linguaggio adeguato all’età del bambino;
  • niente vergogna: non abbiate paura di ammettere che non conoscete la risposta a quell’interrogativo. Dimostrerete al bambino che anche voi siete umani ed inoltre sarà l’occasione per cercare assieme la risposta;
  • fate fare esperienze ai bambini: i bambini e non solo loro imparano dalle esperienze che fanno. Fate quindi in modo che abbiano la possibilità di vivere e provare più cose possibili;
  • evitate di trasmettere le vostre paure ai bambini: da genitori ci preoccupiamo per i nostri figli e vogliamo tenerli al sicuro. Tra tenerli lontano dal pericolo e non permettere loro di fare esperienze il confine può diventare labile. Spesso ho visto genitori che, per esempio, vietavano ai loro bambini di arrampicarsi sui giochi nei parchi perché temevano che si potessero fare male. Lasciate che i bambini provino a fare le cose, con un minimo di assennatezza, ma senza tarpare loro le ali;
  • lasciate che i bambini sbaglino: il vecchi detto recita “sbagliando s’impara”. Non sostituitevi ai vostri figli nelle fasi dell’apprendimento, non fornitegli voi la soluzione. Attraverso gli errori i bambini attuano dei percorsi a livello cognitivo che li portano ad una fase successiva nell’apprendimento. E’ dimostrato che quello che si è appreso in questo modo viene conservato più a lungo nel nostro cervello;
  • imparate a stimolare la curiosità nei bambini: come dicevo prima, la quotidianità è ricca di spunti per imparare. Per potenziare e soddisfare la curiosità dei vostri figli, potete ricorrere anche a libri, giochi e altre attività divertenti da fare assieme;
  • date l’esempio: dimostrate voi per primi di avere voglia di imparare, di fare, di vivere. L’esempio vale più di mille parole, sempre e ovunque.

Questo piccolo vademecum su come far fronte alla curiosità dei bambini a me è stato molto utile. Certo, non mi ha cambiato la vita, ammetto di essere ancora in imbarazzo quando mia figlia mi chiede davanti a tutti se posso farle vedere esattamente come è uscita dalla pancia quando è nata.

Però posso rimandare la risposta a momenti in cui siamo sole. Ah, mamme e papà, un ultimo consiglio: siate pazienti. La vostra risposta ad una domanda scatenerà una reazione a catena.

Nel mio caso:

  1. Dove ero quando non c’ero?
  2. Come sono nata?
  3. Come ho fatto a uscire dalla tua pancia?
  4. Come sono entrata nella tua pancia?
  5. Chi mi ha messo nella tua pancia?
  6. Posso tornare nella tua pancia?
  7. Anche Ringhio era nella tua pancia?
  8. Come mai lui non era nella pancia con me?
  9. Perché sono nata prima io?
  10. Cosa facevo nella tua pancia tutto il giorno?
  11. Se sono nata prima, morirò anche prima?
  12. Cosa succede quando si muore?

Provate a rispondere a queste semplici domande in modo adeguato rispetto all’età del figlio in questione, per ogni risposta assegnatevi un punto e ditemi quanto avete totalizzato.

Siate onesti, non barate, eh!

E poi ditemi se non ci vuole calma e sangue freddo per reagire alla curiosità dei bambini.

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6 Comments

  • Letizia

    Anche io non ho figli ma mi è capitato molte volte che mio nipote mi facesse domande come quelle che citavi tu (ora ha 16 anni, ma qualche anno fa era tutto un chiedere). Non è sempre facile e io a volte ho deviato dicendo “Perché non lo chiediamo alla tua mamma”? 😯

    • Priscilla

      Ahahahah Letizia, bella tattica per scaricare la patata bollente! Ecco, io non ho nemmeno una zia a cui indirizzarli…Posso fare il tuo nome che tanto mi sembri abbastanza esperta?

  • Chiara

    Ciao! Io non ho figli, ma ho letto comunque l’articolo per pura curiosità e devo dire che è stato piacevolissimo. Adoro l’ironia con cui l’hai scritto ed effettivamente l’argomento si presta molto. Mi piacerebbe anche sapere come hai risposto a tutte quelle domande a tua figlia poi… potrebbe essere un’idea per un seguito a questo post 😉

    • Priscilla

      Ciao Chiara! Innanzi tutto grazie per essere passata. Effettivamente utilizzare le risposte per scrivere un altro post è una bellissima idea e mi ci metterò sicuramente.

      Sono contenta che ti sia piaciuto anche se non hai figli 😉

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