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Era una gatta, assai trita, e non era
d'alcuno, e, vecchia, aveva un suo gattino.
Ora, una notte, (su per il camino
s'ingolfava e rombava la bufera)

trassemi all'uscio il suon d'una preghiera,
e lei vidi e il suo figlio a lei vicino.
Mi spinse ella, in un dolce atto, il meschino
tra' piedi; e sparve nella notte nera.

Che nera notte, piena di dolore!
Pianti e singulti e risa pazze e tetri
urli portava dai deserti il vento.

E la pioggia cadea, vasto fragore,
sferzando i muri e scoppiettando ai vetri.
Facea le fusa il piccolo, contento.

Giovanni Pascoli , "La gatta"

Questo è il periodo dedicato alla festa della mamma.

Che poi non si sa mai bene quando è il giorno giusto, per cui sui social compaiono frasi d'auguri, aforismi e immagini strappalacrime dal sei maggio in poi, di solito fino al quindici.

La prima a portarmi il suo regalo quest'anno è stata la gatta.

E' una micina piccola piccola che abbiamo adottato tempo fa in un gattile. La povera, assieme ai fratellini, era stata trovata al bordo di una strada, in un fossato.

La mamma non doveva essere morta da molto e, come ultimo regalo d'addio, aveva continuato a nutrire i propri figli con quel poco latte che il suo corpo ormai esangue aveva -chissà come-continuato a produrre.

E' sempre stata una gatta particolare, la Zelda. E' rimasta di forma ridotta, sembra un cucciolo. Ma ha un carattere peperino, poco obbediente.

E una memoria di elefante. Ogni piccolo affronto, ogni minima sgridata, ogni pusillanime dispetto viene immagazzinato in quella testolina matta.

E puoi stare sicuro che, alla prima occasione, si vendicherà. Sedie graffiate, tende rovinate, cuscini con la trama sfilacciata.

E se hai osato spingerti troppo in là, potrebbe considerare il tuo maglione preferito o la tua bella rivista patinata fresca di stampa alla stregua della sua lettiera.

Ma è dolce e coccolona  oltre ogni dire, la mia gatta. La sera, quando tutto è silenzioso, arriva e  pian piano infila il suo musetto nella mia mano.

Comincio ad accarezzarle il manto di velluto, cullandomi al suono delle sue fusa.

Basta perdermi nei suoi occhi, piccoli caleidoscopici globi di giada, per sentirmi subito meglio.

Fascino senza tempo

 

Con i bambini è schiva, sta sulle sue. Ha capito che è meglio rimanere lontano dalle loro manine appiccicaticce, dai loro abbracci poco delicati, perché i bambini, si sa, non sanno dosare bene le proprie forze.

Come si confà ad ogni felino che si rispetti, la Zelda ama cacciare. Poiché la casa non è un territorio dove scorazzano topi o uccellini allo stato brado, la micia esercita le proprie doti venatorie sui poveri insetti o sui piccoli rettili che ogni tanto riescono ad entrare.

La Zelda, ottima stratega, prepara con cura gli agguati. Si apposta paziente negli angoli più nascosti, balza repentina addosso all'ignara preda e in pochi attimi la battaglia è conclusa.

Ieri, tronfia e orgogliosa, ha lasciato ai miei piedi una povera cavalletta.

"Tanti auguri, mamma!" ha miagolato.

Poi, regale e sinuosa, mi ha girato la schiena e se n'è andata a riposare sui cuscini del divano.

(Questo post partecipa agli esercizi di scrittura degli Aedi digitali.)

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Ma perché nella vita le situazioni in cui ti ricordi davvero i motivi per i quali stai con qualcuno, i momenti in cui lo senti, saranno quattro o cinque in tutto, e se sei fortunato"

Oggi il post è dedicato a questo volumetto intitolato "Notti in bianco, baci a colazione" di Matteo Bussola.

Ho conosciuto l'autore attraverso le parole di un'intervista in cui mi sono imbattuta tempo fa e mi è sembrato un personaggio sopra le righe.

Matteo, come dichiara lui stesso, di professione fa il padre e il fumettista. Disegna fumetti e cresce, come meglio può, tre figlie assieme a Paola e ai loro cani.

Il libro nasce per caso: Matteo narra su Facebook degli aneddoti riguardanti la sua vita (non solo come padre, ma come uomo) e via via sempre più persone cominciano a leggerlo.

Alla fine viene notato e gli propongono l'idea di un libro con alcuni dei suoi pezzi meglio riusciti.

E' una lettura lieve, leggera e allo stesso tempo in grado di smuoverti dentro.

Tutti, sia mamme che papà, possiamo riconoscerci nella fatica della vita quotidiana narrata però attraverso le gioie, le situazioni divertenti, comiche e tragicomiche di questa famiglia.

Proprio qui sta la chiave vincente della narrazione: Matteo non è uno che si lamenta, che vede il bicchiere mezzo vuoto.

Matteo è uno che la vita la affronta di petto, ci sguazza dentro, si vede che quel che fa (e non solo a livello lavorativo) gli piace molto, la gioia di essere padre e il riconoscere questa parte di sé impregna ogni più piccola parte del suo essere.

I rapporti con le figlie, con la compagna Paola, con le famiglie di origine, gli amici, i vicini...è descritto attraverso piccole storielle di vita vera.

Lo stile narrativo è sempre semplice, mai prolisso o pesante. Allo stesso tempo l'autore ha quest'abilità di parlare di cose complicate con una semplicità disarmante che ti tocca il cuore.

Lettura consigliata sia a chi ha figli sia a chi non ne ha, alle mamme e ai papà che sicuramente ci si ritroveranno -chi più, chi meno- e magari impareranno anche qualcosa.

Grazie alle altre amiche della blog-sfera che lo hanno recensito prima di me.

(Questo post partecipa al venerdì del libro, a cura della mitica Homemademamma).

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Ieri sera, dopo cena, i pupi mi hanno pregato di guardare un film con loro, invece di raccontare la  favola della buona notte.

Visto che ero stremata, ho colto al volo l'occasione. Hanno deciso di guardare un film per ragazzi sui dinosauri. (Sapete, Ringhio c'ha questa passione).

Il film, intitolato "Viaggio nell'isola dei dinosauri" è carino, ma nulla di particolare.

Però ai bambini piace, non fa paura e non è eccessivamente lungo.

Qui la locandina del film

 

I protagonisti sono un ragazzo, Lucas,  e una ragazza, Kate,  che, per questioni non ben precisate, si ritrovano su un'isola fuori dal tempo e dallo spazio.

Dopo varie vicissitudini, il ragazzo riuscirà a tornare a casa mentre Kate deciderà di rimanere sull'isola per approfondire la ricerca sui dinosauri, sua grande passione di sempre.

Alla fine del film si scoprirà che la ragazza è la nonna di Lucas.

"Bene, ora tutti nei vostri lettini a fare la nanna".

A quel punto, la Ninfa mi chiede: "Ma mamma, perché la signora è la nonna del bambino?"

Ed io già lì a lambiccarmi il cervello per tentare di spiegare ad una quatrenne i paradossi spazio-temporali.

Discorso già di per sé impegnativo, figuriamoci se fatto alle 10 di sera. Da una poi che di fisica non ne capisce notoriamente un'acca.

"Dunque, vedi, ci sono il passato, il presente e il futuro"- tento di spiegare, ma lei mi interrompe.

"Macché, mamma! Come fa lei che è rosa ad essere la nonna di lui che è marrone?"

Una scena del film

 

Ahhhhh, mi sento più leggera!

Essì, perché il ragazzino è di colore mentre la nonna no.

"Amore, hai visto che la mamma del bambino era anche lei marrone?"

Annuisce, ma poi esclama:"Sì, però il papà era rosa".

"Ecco, appunto, ma il bambino somigliava alla mamma. Come te che somigli al papà e alla nonna G. mentre Ringhio somiglia al nonno E. e alla nonna M."

La vedo riflettere, pensierosa, la fronte leggermente aggrottata, occhi e labbra strette, come se lo sforzo di immagazzinare quel concetto fosse quasi fisico.

Poi spara: "Ma perché se Ringhio somiglia alla nonna M. non è marrone?"

"Perché, la nonna M. è marrone?"

"Sì, io e te siamo rosa ma la nonna M. è marrone, non scura come il bambino ma marrone chiaro"

Mi affiora un sorriso, perché effettivamente mia mamma ha una bella carnagione olivastra. E' quel fototipo che, se si mette sotto il sole, dopo due minuti è già abbronzata che manco fosse stata ai Caraibi un mese.

"Anche Ringhio se sta sotto il sole diventa marroncino, come la mamma e anche tu un pò. Ma il bimbo del film è marrone scuro perché quello è il colore della sua pelle. E' nato così."

"Ahhhhh, ho capito!"esclama felice

"Anche all'asilo mio ci sono dei bambini colorati di marrone scuro, di marrone chiaro e di rosa. Però di blu no e neanche di verde" afferma, con un moto di dispiacere.

"Perché blu e verde no, mamma?"

Oddio, dalla fisica alla biologia genetica no, non ce la posso fare.

Mi sto ancora lambiccando il cervello farfugliando qualcosa che lei rapida cambia discorso: "Mi piacciono i bambini marroni scuro e anche quelli marroni chiaro. Anche quelli rosa. Mi piacciono di tutti i colori dell'arcobaleno."

"Bene, infatti i bambini sono sempre bambini anche se hanno un colore diverso dal tuo e tanto giocate assieme ugualmente."

La Ninfa annuisce, poi continua: "Ma quelli marroni, i maschi ma anche le femmine, c'hanno i ricci e allora mi piacciono di più!"

 

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  • "Ogni scarrafone è bell'a mamma soja", ossia ogni bambino è bello per la sua mamma. E il suo papà. E la sua nonna.

Le nonne (che se le scomponiamo non sono altro che  mamme all'ennesima potenza), portano avanti una loro personale crociata: dimostrare al mondo, in particolare alle altre nonne, che i loro nipotini sono "i più".

I più cosa? I più belli, bravi, intelligenti, furbi, straordinari, magnifici, obbedienti, perfetti bambini sulla faccia della terra.

Ho visto cose che voi mortali....

Nonna 1: "Pensa, il mio nipotino di nove mesi sta già imparando ad andare in bicicletta".

Frase pronunciata mentre il pupo tenta di mantenersi in precario equilibrio posando una mano sulla catena lorda di grasso e l'altra sul pedale infangato della vecchia Legnano del nonno.

Nonna 2:" Ah, ma guarda, non per fare paragoni, neh, ma il mio a soli 13 mesi fa discorsi da adulti".

Il tutto proferito con convinzione mentre il rampollo biascica "Aoao nga" sputacchiano qua e là, nel tentativo ben riuscito di imitare il nonno quando cerca di dire qualcosa senza la dentiera.

Nonna 3: "Ma pensa, il mio bambino è sveglissimo, sa già fare la pipì fuori dal pannolino", mentre il nipotino, sfilatosi il pannolino con una mossa alla Houdini, annaffia giovialmente il piede calzato in una comoda Valleverde della Nonna 1.

Pare che la vecchiaia non abbia minimamente scalfito la corazza delle fu-mamme, ma in qualche modo l'abbia resa addirittura più dura.

Se già la guerra fra mamme è estenuante, immaginatevi che grossi guai può fare quella tra nonne!

Nonna A alla figlia: "Dovresti prendere in considerazione l'idea di un soggiorno all'estero per tuo figlio. Le lingue, si sa, sono importanti"

"Ma mamma, non ti pare un pò presto? Ha solo due anni, magari quando sarà più grandicello..."

"Ma guarda che la nipotina dell'Adalgisa, che è coscritta del tuo, sa già parlare il francese"

"Sì, mamma, ma la sua mamma è Belga"

Nonna B alla nuora: "Lo so che non dovrei intromettermi, che la figlia è vostra, ma è questo il momento giusto per iscriverla a danza. A quest'età sono così flessibili e hanno già il senso del ritmo", mentre guarda con occhi sbarluccicosi la nipotina di sette mesi portarsi elegantemente il piedino sulla fronte.

E via, novella Giovanna d'Arco, la nonna passerà il suo tempo a difendere a spada tratta la sua progenie, sbandierando ai quattro venti i progressi (tali o presunti) dei nipotini come se non ci fosse un domani.

Salvo poi che il domani arriva e anche i bimbi crescono e da innocenti creature si trasformano nei figli di Satana.

Nonna 1 "Ah, mio nipote ci sta facendo tribolare! Ha compiuto 15 anni e pretende di uscire il sabato sera e di rientrare a mezzanotte"

Nonna 2 " Pensa invece che mia nipote, te la ricordi quella tutta coi boccoli biondi che sembrava un angioletto, si è rasata  e va in giro con lo smalto nero sulle unghie"

Nonna 3" Ah, dove andremo a finire! Avete saputo della nipote dell'Adalgisa? Adesso l'è andata in Francia a fare uno "stage" e sta via per un anno"

Nonna A: "Sì, però, ghe l'aveo detto all'Adalgisa: "mogli e buoi dei paesi tuoi", altro che Belga!

 

 

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La sera scorsa sono riuscita ad intrufolarmi in bagno di soppiatto.

Mentre ero chiusa là dentro, con le luci spente per non farmi individuare, ho sentito che CF e la Ninfa parlottavano tra di loro.

Il discorso era dei più seri, con risvolti filosofici e metafisici.

"Papà, sai che la nonna G. mi ha detto che quando lei va in cielo mi lascia tutte le sue collane e tutti i suoi anelli? E anche il suo profumo alla violetta di Palma"

"Davvero? Ma per fortuna la nonna G. non andrà in cielo ancora per molto tempo"

"Sì, lo so. Però intanto è vecchia"

"E io, come sono, giovane o vecchio?"

Silenzio per mezzo secondo.

"Tu sei vecchio, papà! Non vedi quanti capelli grigi che hai?"

Ho sentito la classica tegola che si infrangeva sulla testa di CF, assieme al suo maschio orgoglio.

"E la mamma, lei com'è?"

"Ma la mamma è giovane, giovanissima!"

Ok, domani le compero un bel pacchetto di orsetti gommosi tutto per lei.

"Ehhh, ma la mamma non è mica tanto giovane. Tu non vedi i capelli grigi solo perché si fa la tinta"

"Macchè, papà! La mamma si pittura i capelli perché il suo colore non le piace. Ma non ce li ha mica i capelli grigi. Tu sì, perché sei vecchio"

CF sbuffa e mugugna.

"Ma tu vuoi bene al papà anche se non è tanto giovane?"

"Sì, a volte sì, a volte no perché mi fai arrabbiare."

"E la mamma ti fa arrabbiare?"

"Sì, ma alla mamma voglio bene sempre."

"Perché?"

"Perché è la mamma, no?"

"E alla nonna?"

"Sì, perché quando va in cielo mi lascia le sue cose. E ha detto che quando è in cielo lei non fa niente e si riposa e guarda cosa facciamo io e Ringhio"

"Ma la nonna a me cosa lascia quando va in cielo?"

Silenzio.

"Niente"

"Perché?!"

"Perché anche tu vai in cielo con lei. Non si può mica lasciare la nonna da sola. Con chi parla sennò? Devi andare a fargli compagnia, poverina!"

"Ma come fate tu e Ringhio senza il papà?"

"Tanto c'è la mamma, mica siamo soli. Vai pure papà, così poi anche tu ci guardi dal cielo assieme alla nonna e siamo tutti felici e contenti".

Tutti, forse, tranne il povero CF.

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Sì, praticamente sono stata io a trovare il corpo della donna nel fosso e a chiamare i carabinieri col cellulare senza pensarci due volte. Che fai, te ne torni a casa bella tranquilla, ti fai un caffè e non ci pensi più, non hai visto niente, non sono affari tuoi, la puttana la troverà qualcun altro?

Questa settimana vi lascio la recensione di un libro giallo, scritto da Carlo Fruttero, scomparso alcuni anni fa.

Non avevo mai letto nulla di quest'autore che mi è stato consigliato da un collega, che peraltro in seguito ha ammesso di non aver mai letto il romanzo in questione (della serie: tiri il sasso e nascondi la mano, eh?)

"Donne informate sui fatti" è un thriller ambientato a Torino e nelle zone limitrofe.

La trama è semplice: Milena, una ragazza giovane e molto bella, viene ritrovata morta in un fosso da una vecchia bidella e da una giovane barista.

Partono subito le indagini e si scopre che la ragazza era la moglie di un ricco banchiere torinese rimasto vedovo da poco.

I due si erano conosciuti perché Milena, come molte ragazze dell'Est, lavorava come baby-sitter presso la figlia divorziata del banchiere.

I carabinieri portano a galla il tormentato passato della ragazza, che prima di lavorare con i bambini faceva "la vita".

Era riuscita ad affrancarsi grazie all'aiuto di un'associazione cattolica che riabilitava le prostitute.

Ma Milena aveva davvero chiuso col suo passato? Il suo cadavere era vestito con un abbigliamento tipico del mestiere.

Si tratta allora della vendetta dei suoi protettori? O il movente è un altro?

La storia in sé a mio parere è abbastanza banale, perché già da metà romanzo si intuisce chi è il colpevole.

Il pregio non da poco di questo libro sta tutto nella narrazione.

Fruttero decide di raccontare la vicenda attraverso otto personaggi, tutti femminili.

Le otto donne vengono descritte attraverso piccoli tratti che il lettore apprende strada facendo.

Eventi passati, ricordi, pensieri, tic e idiosincrasie disegnano otto donne, tutte molto diverse, eppure sotto sotto tutte accomunate da un unico fattore: la solitudine.

E' una lettura poco impegnativa, piacevole, da fare magari sul divano intanto che fuori piove.

Questo post partecipa al venerdì del libro.

E voi, cosa avete da suggerire questa settimana?

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